07 gennaio 2008

IL CAROPETROLIO E L’ITALIA

Dovremmo essere molto soddisfatti poiché un altro record è stato superato: il barile è oltre i cento dollari e, come afferma Chakib Khelil, presidente dell’OPEC, il prezzo del greggio rimarrà alto per i prossimi tre mesi.
I petrolieri nostrani gongolano, il governo si sfrega le mani, i commercianti ringraziano…i comuni mortali, cittadini a stipendio fisso e pensionati, si apprestano a fare un altro buco alla cintura, ovviamente per stringerla ancora.
Il nostro Presidente del Consiglio afferma che “dobbiamo capire che dobbiamo alleviare il peso per il consumatore”; ma subito dopo aggiunge che “non è con una politica fiscale sul singolo prodotto che lo si può fare, perché dobbiamo avere una politica di serio risparmio dell’energia”; e, infine, coinvolge l’Europa affermando che “dobbiamo avere finalmente una politica europea in questo campo”.
Si capisce, quindi, che le accise non diminuiranno, i petrolieri continueranno ad aumentare i prezzi e i profitti, seguiti a ruota dai “padroncini”, dai gestori della catena alimentare, dai commercianti. Insomma da tutte le categorie produttive e commerciali, sempre pronte ad approfittare anche di un leggero piovasco, figuriamoci quando c’è di mezzo il petrolio. Anche Prodi n’approfitta per incamerare un altro…tesoretto.
Non si capisce perché non si può alleviare” il peso per il consumatore” intervenendo su un singolo prodotto, quando sono stati tanti i singoli prodotti il cui incremento di prezzo è stato giustificato con l’allineamento all’Europa. E’ un mistero
Mistero è anche “la politica di serio risparmio energetico” che bisogna avere. Giusto, da applauso. Ma dov’è? Oltre ai gassificatori, a Putin piacendo, c’è solo il buio.
Anche l’Europa brancola nel buio ed è giusto un suo coinvolgimento. Ma oggi il richiamo ad una politica energetica europea suona più come un calcio al nostro problema che una chiara volontà di affrontarlo.
Nel 2004, non un decennio fa, il barile costava 50 dollari. Da allora, cause spesso momentanee, una possibile guerra, una rivolta destabilizzante o un guasto ad un pozzo, portavano ad un aumento, poi definitivo non tanto e non sempre del barile, quanto del prodotto finito.
I consumatori su questo fenomeno non hanno mai avuto una risposta chiara: i governi di centro destra o di centro sinistra non hanno mai avuto il coraggio d’intervenire. Solo grida manzoniane.
Quest’ultimo rincaro del barile viene spiegato con le tensioni politiche in Pakistan, la violenza in Nigeria, le intoccabili riserve USA, la forte domanda di India e di Cina e perfino la chiusura dei porti messicani per il cattivo tempo. E Prodi, quando parla di speculazioni ha verosimilmente ragione.
Ma le colpe dell’Europa e dell’Italia in particolare sono molto gravi in quanto non hanno approfondito lo sfruttamento di altre fonti di energia, specie nel campo dei trasporti, considerando l’alto numero di auto in circolazione e che gli scambi commerciali avvengono in massima parte su gomma.
E’ vero, altresì, che le compagnie più potenti al mondo, quelle con bilanci tali che possono determinare la politica di tanti stati, compresi gli USA, sono americane e non hanno mai gradito nessuno sviluppo positivo nel campo dell’energia. Monopolio assoluto e…guai ai vinti!
Per non parlare poi, ma è solo l’opinione di uno a digiuno di politica economica, della convenienza per gli USA, vista la differenza del cambio dollaro euro, che il prezzo del barile salga sempre di più..
Il momento dell’attesa è ormai finito, bisogna dare soluzione al problema, non dimenticarlo e farsi ritrovare ancora una volta impreparati. Se ciò accadesse, se i politici….sarebbe un miracolo!

04 gennaio 2008

LA “MONNEZZA”…e le stelle stanno a guardare

Il titolo del celebre romanzo di Cronin mal si adatta al dramma ecologico della Regione Campania. Non si può parlare di stelle, men che meno splendenti, ma almeno il numero dei protagonisti, quelli che oggi si distinguono per la loquacità eccessiva, è identico: tre protagonisti tre, il sindaco di Napoli (dal 2001, al secondo mandato) Rosa Russo Jervolino, il presidente della Regione Campania (dal 2000 e al secondo mandato, già sindaco di Napoli dal 1993 al 2000, già commissario straordinario dal 2000 al 2004) Antonio Bassolino e il Prefetto di Napoli Alessandro Pansa il quale dal 7 Luglio al 31 Dicembre 2007 ha svolto la funzione di commissario per l’emergenza rifiuti.
Ognuno esprime alla stampa le proprie certezze lasciando ad altri (a chi?) le responsabilità. Loro che hanno ricoperto e ricoprono i più alti incarichi istituzionali locali. Mostrano per intero la loro incapacità ad agire e a governare poiché ancora non hanno capito che è giunto il tempo di decidere, è improcrastinabile: la Campania è come un malato terminale che spera nel miracolo della scienza ma bisogna fare in fretta.
Le dichiarazioni dimostrano che la malattia sarà lunga e i medici saranno sempre gli stessi.
Alessandro Pansa: “Abbiamo riaperto Pianura senza incidenti anche se alcuni avrebbero voluto o scontro (…) C’è mancanza di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, a causa di anni d’inganni, soprusi e insoddisfazioni. Quando non funziona la mediazione politica, le difficoltà aumentano”.
Rosa Russo Jervolino: “Sono preoccupata. Non è giusto che continuino a pagare i più deboli. Hanno avuto la discarica lì per 40 anni (…). Sono stati spesi due miliardi, ma chi li ha visti? La responsabilità degli sprechi è dei vari commissari che si sono succeduti in questi anni. Pansa ha avuto da noi, tutti gli aiuti possibili (…). Ma ora si torna ad infierire su una zona che ha già sofferto. Resto contraria a questa scelta. Ma il Consiglio comunale è un pezzo di Stato e io non organizzo la rivoluzione. Però ho sentito da Pansa dichiarazioni incomprensibili sul fatto che qualcuno si sarebbe augurato degli scontri a Pianura. Come si permette di dirlo? (…) Sono dichiarazioni da fine del mondo per un prefetto della Repubblica… La discarica è aperta? Bene, voglio sapere come la si utilizza, per quanto tempo, con quali garanzie per la popolazione”.
Antonio Bassolino: “ La nuova fase di crisi, scriveva qualche giorno addietro, è il risultato del perdurare dei particolarismi. (…) come Regione lavoriamo al fianco del commissariato”, e giudichiamo la riapertura della discarica di Pianura, “un passo fondamentale, anche se doloroso”.
Ognuno tragga le conclusioni che ritiene opportune. Ma il decadimento culturale e politico è chiaro.
Sembrava che le tre scimmiotte fossero prerogative siciliane, ma tutto il mondo è paese e i nostri politici fanno presto a adeguarsi.
E’ facile chiedere le dimissioni, è più difficile chiedere conto e ragione del crimine ambientale.

03 gennaio 2008

LA “MONNEZZA”IN CAMPANIA, UNA EMERGENZA INFINITA

I rifiuti in Campania ormai fanno parte del paesaggio, anzi sono il paesaggio, altro che Vesuvio.
L’inizio della storia si perde nel sonno della Repubblica. E’ stato il Presidente del Consiglio Ciampi a nominare il prefetto di Napoli (ordinanza dell’11 Febbraio 1994), primo commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania. Da allora niente sembra sia cambiato, nonostante siano stati sprecati, come ci dice Sergio Rizzo, ben 2 miliardi di euro. L’emergenza è diventata fisiologica e i rischi per la salute sono elevatissimi dato l’odierno disastro ambientale (la diossina è ormai entrata nella catena alimentare). Di termovalorizzatori o d’impianti di smaltimento moderni e innocui per l’ambiente nemmeno l’ombra.
Ma di chi è la colpa di tale disastro? Come al solito è difficile provare
Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli dal 2001, dopo aver considerata chiusa l’emergenza a Napoli (20 Maggio 2007), inaugura così l’anno: “Sull’emergenza il Comuine di Napoli non ha alcuna responsabilità e nessuna competenza. Spetta al commissario di governo trovare le soluzioni”.
Antonio Bassolino (presidente della Regione Campania dal 2000, sindaco di Napoli dal 1993 al 2000, commissario straordinario emergenza rifiuti dal 2000 al 2004) nel 2005 dichiara: “Quando sono arrivato in Regione il piano rifiuti c’era già. A decidere non sono stato io (ma, allora, perché era stato nominato commissario, meglio, perché ha accettato l’incarico?). Tutte le scelte più importanti erano state già fatte”. Oggi, è stato rinviato a giudizio perché, afferma il procuratore Giovandomenico Lepore, “se fosse intervenuto quando doveva farlo, l’emergenza rifiuti non sarebbe arrivata al punto in cui è ora”. Sono indagati anche i dirigenti della Impresilo, Piergiorgio e Paolo Romiti, il vicecommissario Raffaele Vanoli e il subcommissario Giulio Facchi.
In Italia nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, ma la giustizia è così lenta che i processi verso i presunti colpevoli difficilmente si concludono o si protraggono fino alle calende greche.
Ah, se il signor Ministro della Giustizia, abbreviasse i tempi di giudizio con un’adeguata riforma!
La cosa strana e per qualche verso paradossale (l’attuale prefetto di Napoli è stato commissario straordinario) è che è iniziato il solito gioco a nascondino: ognuno nasconde le proprie responsabilità e le passa ad altri. Hanno giocato con la salute dei cittadini, compromettendo l’ambiente e macchiandosi del delitto più efferato perché colpisce in maniera indiscriminata tutti e in maniera subdola.

Camorra, politica, finanza…il solito triangolo o cerchio che sia.
E’ possibile che non si riesce a conoscere i colpevoli? Ma se nessuno è colpevole, come sono stati utilizzati i due miliardi? Se i commissari che si sono avvicendati hanno agito secondo legge e secondo coscienza, la colpa, allora, è dei campani che li hanno boicottati…che provano piacere a farsi del male…che godono a stare in mezzo alla “mondezza”…
Se ogni effetto dipende da una causa, e il disastro ambientale (effetto) è davanti agli occhi di noi tutti, la causa dovrebbe essere chiara anch’essa, o no?
A queste domande il cittadino vorrebbe risposte certe e immediate…cari politici.

26 dicembre 2007

SI HA NOTIZIA CHE…

Si ha notizia che i manager pubblici devolveranno in beneficenza la parte del loro compenso eccedente il tetto, previsto nella legge finanziaria prima che fosse tagliata dalla Camera.
Si costruiranno scuole nei Paesi poveri dell’Africa.
Le aziende con fondi neri nei paradisi fiscali, poiché a Natale siamo tutti più buoni e consapevoli, creeranno con gli stessi un Fondo Monetario Internazionale, in alternativa a quello esistente, e presteranno capitali a interessi zero ai Paesi del Terzo mondo.
La Chiesa, per l’amore e la solidarietà insite nella sua predicazione, il suo farsi prossimo, a partire da subito, rinuncerà all’otto per mille investendo in ospedali e in ricerca nei paesi più poveri della Terra, mandando preti e vescovi, poveri tra i poveri, ad alleviare sofferenze e disagi.
I politici, oltre ai numerosi privilegi, taglieranno le spese clientelari e andranno in giro senza scorta, restituendo al loro ruolo originario il personale, e rinunceranno definitivamente al 50% dei loro emolumenti che saranno utilizzati per la riduzione del debito pubblico che hanno contribuito a determianre sfatando così il mito della “casta”.
“Non ci posso credere”, pensavo tra me. Eppure il TG ne sta illustrando i dettagli.
Non posso credere alle mie orecchie…alle pareole si sovrappone una musica lontana sempre più invadente e vicina…
La radiosveglia mi porta alla realtà di ogni giorno…ma il sogno è stato bellissimo…grazie.

25 dicembre 2007

PAROLE AL VENTO DI UN PAROLAIO

Il parolaio rosso, come lo chiama Pansa, nella conferenza di fine anno, sputa sentenze e proposte pregne di qualunquismo e di demagogia e lancia un duro monito sulle intercettazioni.
Non vanno rese pubbliche perché “è una violazione dei diritti (perfetta sintonia col Cavaliere che li definisce un crimine) individuali del cittadino e della persona (appassionata difesa della “casta” e commovente solidarietà). Sono tutte cattive (se tutti siamo corruttori, nessuno va in galera). Ciò che emerge …non deve essere usato per colpire qualcuno (giusto! Specialmente se cittadini di comprovata moralità, assolti per decorrenza dei termini…), e guai al loro uso politico che va bandito (la ciliegina sulla torta! I politici, nell’esercizio delle proprie funzioni, sempre più allargate e improprie, devono essere intoccabili…non censurabili)”.
Quando il politico, di qualunque colore, finisce sui giornali che rendono note le sue malefatte attraverso pubblicazioni integrali delle sue telefonate, tutti fanno quadrato (domani potrebbe toccare a loro…Dio salvi il re!) e Bertinotti, la terza carica dello Stato, con le mirate esternazioni rappresenta uno dei lati forti.
E’, comunque, paradossale parlare dei diritti individuali del cittadino, quando gli stessi parlamentari continuamente li calpestano, dimostrando che contano solo i loro diritti, consolidati da apposite leggi che loro stessi votano. Ma parlare e ancora parlare, fa chic!
E ammette che dalla vicenda BER – RAI , emergono (bontà sua!) “forti elementi di degrado del costume (affermazione assai generica, considerando che esistono nomi e cognomi…un colpo alla botte e una al cerchio!)”. Siamo fatti proprio così perché “il trasformismo è parte della storia italiana (come dire:siamo figli dei nostri cattivi padri, non abbiamo colpa alcuna)… interrotto dalla nascita dei partiti di massa (se l’equazione fosse vera la nascitra di F.I. avrebbe dovuto portare una maggiore etica nella politica italiansa, ma così non è stato. Inoltre, siccome Rifondazione non è un grande partito di massa, Bertinotti dovrebbe agire di conseguenza).
Sinceramente, dal presidente Bertinotti mi aspettavo di più e meglio, ma si vede che il suo più grande pregio è quello di saper usare la bocca, salvo quando attacca, nonostante il ruolo super partes fortemente voluto, il governo di cui il suo partito è parte integrante.
Forse non riesce a dividere il ruolo istituzionale dal malcelato leaderismo di uomo di parte. Forse non si rende conto che se tutti tirano la corda questa prima o dopo si spezza e le parole poi serviranno a poco. Forse, nonostante la sua cultura profonda e salottiera e il suo passato di sindacalista, non è in grado di capire dove sta andando il Paese.
L’onorevole Bertinotti deve scegliere tra lo stare al governo e avere le mani legate perché parte di una coalizione o lasciare il governo e avere le mani libere e lavorare per l’orticello di Rifondazione. Ma prima deve verificare ciò che è bene oggi per il Paese che, per quanto afferma, mostra di conoscere: “non si può negare che c’è una crisi paralizante che riguarda l’intero sistema politico istituzionale” e “se non si fanno le riforme rischiamo una deriva drammatica in cui non si salva nessuno”e, cosa grave, “ senza riforme si limita la maggioranza e si penalizza l’opposizione”.
Tutto vero. E allora? Interrompa il flert con le parole e faccia parlare i fatti con proposte vere, semplici e incisive. Non la luna, ma la semplicità del contadino che della sua terra conosce tutto.

22 dicembre 2007

INTERCCETTAZIONI E PRIVACY: UN IMBROGLIO

Non si parla d’altro che delle intercettazioni Saccà – Berlusconi. Come da copione, in un’Italia da farsa, i politici, l’informazione si schierano, ognuno a fianco della propria parte, si tifa e la confusione, appositamente voluta, regna sovrana.
La parola d’ordine di padroni e servi è una sola, usata e abusata, privacy (dal dizionario Garzanti: nella vita di una persona, la dimensione più privata, che essa ha diritto di salvaguardare…intimità).
A me viene difficile, nonostante la definizione, vedere un minimo di privacy da salvaguardare nella conversazione telefonica tra il capo e il suo cortigiano.
Quello che emerge è l’arrogante uso privatistico delle istituzioni in barba a qualsiasi norma di convivenza civile e democratica. Nella fattispecie ricordiamo le raccomandazioni e la caduta del governo a queste legata: poca cosa per un leader che ha dato sempre l’impressione di considerare l’”azienda Italia”, come la chiamava, la sua azienda, il conflitto d’interesse inesistente, inventato dall’invidia della sinistra e il parlamento un supermercato dove fare acquisti.
La reazione dell’onorevole è stata violenta, incontrollata (“quello che sta succedendo ha mille risvolti che fanno a pugni con la libertà, la democrazia e il buon gusto” – senti chi parla!) e astiosa (“Se vogliomo incomincio a tira fuori gli elenchi”)
Non mi soffermo sulle espressioni colorite (“…in Rai si lavora soltanto se ti prostituisci oppure se sei di sinistra”, “non c’è nessuno che non sia raccomandato…”) su un mondo che egli stesso ha contribuito a creare, che si è diffuso nelle istituzioni con le famose leggi “vergogna” .
Ma l’espressione più singolare e patetica assieme riguarda l’appello al popolo : “Mi rivolgo ai cittadini italiani. Se… non ne potete più… di certo sostegno che la magistratura dà a questo governo, entrando con violenza nella vita dei cittadini…votare tutti per chi difende la libertà da sempre”.
Nella richiesta d’aiuto ai cittadini, ancora una volta come perseguitato, emerge la sua concezione populista della politica, che non si fa problema di delegittimare un’istituzione fondamentale dello stato democratico che è la magistratura, tanto da affermare che la sua prima legge s’interesserà delle intercettazioni “con la possibilità per questi signori della pubblica accusa di intervenire soltanto per quei reati gravi, con una pena che parta dai 15 anni in su”.
Bene, una istigazione a delinguere bella e buona, che nessun parlamentare e nessun organo di stampa ha stigmatizzato, forse per paura che il dialogo aperto sulla legge elettorale si possa interrompere, o forse è proprio vero che le intercettazioni danno fastidio a molti e bisogna intervenire presto, anche con un Decreto Legge, in nome della salvaguardia della privacy.
I politici non sono semplici cittadini, sono i rappresentanti delle istituzioni, votati dai cittadini e, come tali, non devono nascondere i loro comportamenti né sfuggire alle proprie responsabilità. Hanno, come personaggi pubblici, dei doveri verso gli elettori e sono doveri di lealtà, di onestà e di trasparenza. D’altro canto possono dimettersi dal mandato quando vogliono e se lo vogliono, se si sentono limitati e controllati.
La privacy non deve essere usata come un alibi o giustificazione impedendo ai cittadini, a quelli che ancora credono nelle istituzioni e nell’onestà di chi li rappresenta (indipendentemente dal voto espresso), di poterne prendere le distanze, insomma, di non votarli più.
Ma, in fin dei conti, è giusto invocare la privacy, per comportamenti scorretti verso la comunità?
E’ giusto che la pricacy diventi uno strumento a garanzia della “casta”?
La omogeneità di vedute sulla necessità di una legge che metta freno alle intercettazioni, ci dà facili risposte e rende vana la speranza che i politici possano cambire l’attuale etica politica.

21 dicembre 2007

IL CATECHISMO E LA PENA DI MORTE

Cesare Beccaria , a proposito della pena di morte, nel pamphlet "Dei delitti e delle pene" nel 1764 scriveva: "Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscano l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordini un pubblico assassinio".
Il Granducato di Toscana nel 1786 fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte.
Su iniziativa dell'Italia, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 18 Dicembre2007, ha approvato la risoluzione per la moratoria universale contro la pena di morte nel mondo.
Ma il punto 2267 de "Il nuovo catechismo della Chiesa cattolica" (1992, rivisto nel 1999) così recita: "L'insegnamento tradizinale della Chiesa non esclude (...) il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani. (...).
Oggi (...) i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti (quest'ultimo paragrafo, aggiunto successivamente, proviene dall'enciclica di Giovanni Paolo II "Evangelium vitae" del 1995)".
Ecco l'assurdo! La Chiesa nella sua dottrina fondamentale, il catechismmo, mantiene ancora la pena di morte anche se edulcorata dall'aggiunta di un paragrafetto dell'enciclica sopradetta. Le lancette del tempo sembrano essersi fermate, meno male che la ...Santa Inquisizione è lontana!
Eppure nel Nuovo testamento Gesù invoca il perdono nell'episodio della lapidazione della donna adultera: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei (Giovanni 1 cap 8, 7)".
E Giovanni Paolo II dichiara durante la visita negli USA che la Chiesa è "incondizionatamente a favore della vita" e che, essendo la nostra società "in possesso dei mezzi per proteggersi (...) la pena si morte è crudele e non necessaria".
Insomma sembra l'applicazione completa del V comandamento: non uccidere. Ma non è così. Infatti, quando si afferma che sono rari i casi "di assoluta necessità di soppressione del reo", si ammette che in qualche caso la pena di morte è ammessa.
Qualcuno scrive che questo vale per la legittima difesa (punto 2266). Ma quanti innocenti, nel Far West del mondo civilizzato, furono uccisi in nome della legittima difesa? Quando, allora, si può parlare di legittima difesa, ovvero quale tipo di reato autorizza alla pena capitale?
E se "la pena di morte è crudele e non necessaria" perché viene ancora mantenuto nel catechismo il punto 2267, che rappresenta un affronto all'etica del perdono e della misericordia e lascia l'impressione che si possa, in qualche caso, utilizzarlo?
I cittadini italiani, fedeli e non, considerando la presenza invasiva della Chiesa nella vita pubblica e privata e l'affermazione di Giovanni Paolo II, secondo cui il diritto alla vita è il fondamento di ogni altro diritto, vogliono che Essa intervenga anche in maniera formale cancellando dal catechismo il punto 2267, sgombrando così il campo da ogni malcelato dubbio di opportunismo.

20 dicembre 2007

QUOUSQUE TANDEM CATILINA ABUTERIS?

La Legge finanziaria, approvata alla Camera con ben tre voti di fiducia, ha tagliato i tagli che il Senato, con un altro voto di fiducia, aveva approvato.
I tagli in questione riguardano il tetto dei manager pubblici che, stando all'ingaggio (proprio come i migliori calciatori) e alle liquidazioni percepite, sarebbero i migliori d'Europa. Sarebbero, ma non sono perché basta guardare il bilancio del loro operato per chiederci ancora una volta, quali sono i criteri che guidano (e hanno giudato) le loro nomine e determinano i loro ingaggi.
Così, noi, per non farli scappare via (magari! affermano gli economisti più onesti) i nostri bravi parlamentari aumentano, anzi liberalizzano i tetti d'ingaggio...tanto su di loro non piove mai. E se piove...piovono soldi!
I manager delle aziende private, forse hanno un tetto d'ingaggio più alto, ma a fine contratto devono dimostrare di avere operato, procurando un vantaggio all'azienda. In caso contrario il contratto viene scisso, la liquidazione subisce le penali previste e i manager si rimettono sul mercato, cercando un nuovo ingaggio, se trovano aqualche azienda disposta ad assumerli, visti i risultati.
Tutto ciò non vale per le aziende di stato, dove manager strapagati e meglio liquidati, a fine incarico vengono trasferiti...con tutte le competenze acquisite, ad altra azienda pubblica con un ingaggio più alto e una liquidazione più sostanziosa.
E i risultati? A quanto pare nessuno chiede loro conto e ragione del loro passato fallimentare...tanto paga il cittadino, quello della busta paga.
Ma ciò che più mortifica il cittadino è l'arroganza, non tanto dei manager che sono quel che sono, ma dei soliti politici che prima sbandierano ai quattro venti i tagli, intesi come l'inizio di un rinnovamento etico della politica, e poi nel chiuso dei palazzi del potere, ritornano al solito deja vu.
Non so se ciò finirà e quando finirà, ma sarà sempre tardi. E oggi non rimane nemmeno la speranza, l'ultima dea dei Romani.
L'implosione...ma quale implosione! Nuove elezioni e nuovo governo....ma quali elezioni, ma quale nuovo governo!
Nessuno ha più niente da proporre, ormai; il cittadino, impotente, non reagisce più...tanto...
L'Italia è come una bellissima auto alla quale in discesa si sono rotti i freni e l'autista continua ad accelerare...tanto poi la discesa finirà, mentre il baratro è lì, oltre la curva.

LA LEGGE ELETTORALE CHE VERRA’: UNA FURBATA

Vassallum o bozza Bianco…o referendum: interviste, dichiarazioni, esternazioni riempiono pagine di giornali e talk show. La politica sembra riappropriarsi del suo spazio.
Ma è il solito specchietto per le allodole, un’ulteriore disunione per noi cittadini. I politici e i politologi (schiere di cortigiani con qualche eccezione) discutono non per dare all’Italia una legge adeguata ad una grande democrazia moderna rispettosa della Costituzione, ma per se stessi, per mantenere spazi e prebende.
Tutti i piccoli partiti fanno la voce…grossa; nessuno vuole essere tagliato fuori, ognuno reclama il proprio orticello: meglio generale di un drappello che soldato tra soldati.
E nel reclamare il proprio spazio usano il ricatto, la sola arma, per la verità molto potente, di cui attualmente dispongono e qualcuno, mi sembra Mastella, minaccia addirittura di non votare la finanziaria o di allocarsi altrove.
Legittime e nobili pretese, come si vede, di partiti familiari o locali che dimenticano, come i grandi, che la sovranità (comma 2, articolo 1 della Costituzione) appartiene al popolo e non ai capipartito.
La nuova legge elettorale si rende necessaria per la governabilità. Bene, giusto. Ma allora perché non spiegano ai cittadini come mai sia il vassallum, sia la bozza Bianco, sia il referendum non prevedono il voto di preferenza ma le liste bloccate?
In democrazia è fondamentale che l’elettore scelga il candidato di sua fiducia non quello (collegi uninominali) o quelli (liste bloccate) che il partito gli impone in ordine di eleggibilità.
Ma ad oggi nessun partito, sottolineo nessuno, si espresso sulla reintroduzione del voto di preferenza, in quanto le liste bloccate rappresentano il paradiso dei familiari o degli impresentabili o dei trasformisti o, comunque, dei privi di preferenza e rimarcano l’invadenza dei partiti.
Io voglio che mi sia ridato il voto di preferenza di cui sono stato espropriato.
Desidero, altresì, la scomparsa di tutti i cespugli che inselvatichiscono la politica, immiserendola e rendendola vittima di ogni ricatto.

08 dicembre 2007

L’OMOSESSUALITA’ : A RISCHIO IL GOVERNO

Mercoledì scorso in Iran è stato giustiziato per impiccagione Makwan, un ragazzo di vent’anni accusato di essere gay. Il presidente Ahmadinejad afferma che i gay in Iran non esistono, piuttosto è la sodomia è il reato che porta alla morte (la sharia condanna l’omosessualità…). Meglio negarne l’esistenza e girarci attorno che giustificare un crimine commesso dall’istituzione.
Giovedì scorso la senatrice Binetti non vota la fiducia al governo per un emendamento a tutela delle diverse tendenze sessuali. La teodem del PD, già Margherita, quella del cilicio, pensava forse di essere in Iran in compagnia di ligi seguaci di San Paolo quali Andreotti, Buttiglione, Mastella (minaccia di non votare…), Mantovani …
L’emendamento incriminato rialza le pene (abbassate dal governo precedente) previste in applicazione dell’articolo 13 del Trattato di Amsterdam, che così recita: il Consiglio “può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, l’età o le tendenze sessuali”. Anche da noi è meglio negare l’evidenza della discriminazione: si evitano rompicapi e anatemi… dalle alte sfere.
Buttiglione chiede se la sinistra “vuole mandare in galera San Paolo” per quanto affermò sull’omosessualità.
Certo da un europarlamentare, già ministro e filosofo in carica, ci si aspetta qualcosa di meglio e un’argomentazione più consistente.
Ricordo che Gesù nei vangeli non parla mai di omosessualità. E San Paolo, il fondatore della dottrina cella Chiesa, afferma: “Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni verso gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che si addiceva al loro traviamento (Rm 1, 26-27) ”.
Mentre Joseph Ratzinger, in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede scrive (Homosexualitatis Problema, 1986): “Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo da punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa deve essere considerata come oggettivamente disordinata”.
Non meritano commento le dichiarazioni dell’on. Mantovani (“…prevedere pene fino a tre anni per i cattolici che diffondono il pensiero del Papa”.), e della Lega che col solito colorito linguaggio vede nel provvedimento “una pistola puntata e un ricatto contro la Chiesa”.
Sono strumentali, distolgono dal vero significato dell’emendamento e lasciano intendere che il Papa la pensa come la Binetti. Fare quadrato contro un atto di civiltà non è certamente meritorio.