29 aprile 2009

La moglie del premier attacca dopo l'articolo su "Fare Futuro"
"Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione"
Veronica Lario: "Le veline candidate?
"Ciarpame senza pudore per il potere"
Difende il ruolo delle donne nella politica "da Nilde Jotti alla Prestigiacomo"
"Ma qui emerge la sfrontatezza e la mancanza di pudore"



Veronica Lario con Silvio Berlusconi
• MULTIMEDIA
• LE POSSIBILI CANDIDATE
ROMA - "Ciarpame senza pudore". Il vaso si è colmato di nuovo e Veronica Lario esplode come già fece alla fine di gennaio di due anni fa con la famosa lettera a Repubblica. Questa volta, la moglie del premier attacca sull'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee.

Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande poste dall'Ansa sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".

Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: "Per fortuna da tempo c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile".

"In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".


"Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere".

La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: "Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".

Berlusconi: "Candidature inventate". E proprio poche ore prima, lo stesso premier era intervenuto da Varsavia sul tema sollevato da "Fare Futuro". Berlusconi definisce "deludenti" le polemiche sulle "soubrette" nelle liste del Pdl: "Le candidature che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate. E' veramente assurdo - continua - che se una persona ha una o due lauree e conosce due o tre lingue, per il solo motivo che sia stato in tv o abbia fatto cose nell'informazione o nello spettacolo sia da considerarsi preclusa per quanto riguarda la politica".

Il premier si lamenta delle critiche: "Si dice sempre che si vuole il 50 per cento di donne. Poi quando vai a prendere candidate, che non ho scelto io, e che vengono a fare un corso, per il semplice motivo che hanno un aspetto gradevole si polemizza. È Una delusione totale. Escludo comunque che ci sia qualche candidata che non sia stata attiva in An o in Forza Italia". Berlusconi 'sponsorizza' però uno dei nomi usciti sulla stampa. "Sono supporter di Lara Comi, è bravissima".

Non sapeva ancora che Veronica Lario era pronta a lanciare il suo secondo grande attacco.

(28 aprile 2009) Tutti gli articoli di politica

21 aprile 2009

IL 25 APRILE

Il 25 Aprile non rappresenta tanto la liberazione dall’esercito tedesco, ma la festa della libertà, della libertà riconquistata, dopo un ventennio di olio di ricino, di tribunali speciali, di esili comminati e di guerre d’ogni genere.
Rappresenta la riappacificazione nazionale, il ritorno al rispetto dell’”altro” come persona e non come criminale, senza fughe in avanti come oggi alcuni revisionisti dell’ultima ora vogliono lasciare intendere. Il pericolo stalinista in Italia, il passaggio da un regime nero a uno rosso, forse per la forte presenza partigiana tra la nuova classe dirigente, non solo quella di maggioranza, non c’è stato.
Oggi, però, esponenti di rango della maggioranza rilasciano dichiarazioni e atteggiano prese di posizioni, sostenuti da certa stampa schierata, che non danno il giusto rilievo storico alla Resistenza, che non fu solo italiana, e cercano di avviare un processo di revisione storico poco consono e strumentale.
Una cosa è accettare di rispettare i combattenti di Salo in quanto credevano in ciò che facevano e un’altra cosa è equipararli ai partigiani. Questi ultimi hanno contribuito alla liberazione dell’Italia dall’esercito tedesco (un tedesco morto valeva dieci italiani…fosse ardeatine…), i repubblichini combattevano per il fascismo (mi sembra rinnegato anche dall’on. Fini, o sbaglio?), contro il cambiamento nella libertà. È una bella differenza!
Si prova una strana sensazione leggere su “Il Giornale” la giusta indignazione per le frasi di Ahmadinejad contro il popolo israeliano, accanto alle dichiarazioni del ministro La Russa e ai dubbi sulla partecipazione espresse dal sindaco Moratti e del presidente Formigoni per i possibili fischi della piazza (ma i fischi non fanno parte della democrazia, non rappresentano un’opinione che va compresa?).
È giusto che tutti esprimano la propria opinione, com’è giusto che si possa dissentire. L’articolista, Sabrina Cottone, non esprime giudizio alcuno, ma vista la linea della direzione piuttosto critica su ciò che in genere non condivide, è possibile pensare che condivida, in parte o in toto, le dichiarazioni e gli atteggiamenti evidenziati da autorevoli personalità istituzionali che di seguito riporto.
La Russa: “Berlusconi deve celebrare il 25 Aprile (nda; dopo 15 anni sarebbe la prima volta!) ma non in mezzo alle bandiere rosse…”. E poi: “Meritano rispetto ma non di essere celebrati i partigiani rossi (nda: considera i repubblichini partigiani per la libertà?) che combattevano perché volevano un’Italia stalinista”. L’articolista continua e scrive che, secondo La Russa “la pacificazione non è parificazione (parificazione di cosa?)”.
Così si conclude l’articolo: - Mentre l’Anpi (nda: Associazione nazionale partigiani d’Italia) mobilita i suoi per il corteo, non dimentica la polemica per il disegno di legge (come potrebbe?) presentato alla Camera da un gruppo di deputati (tra cui il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato) che chiede d’istituire l’Ordine del Tricolore, un’onorificenza che riconosce “la pari dignità” nella partecipazione al conflitto a tutti i combattenti della seconda guerra mondiale, da attribuire a “tutti coloro che, oltre sessant’anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della bontà della loro lotta per la rinascita della Patria (nda: chi portò la Patria alla distruzione tanto da pensare ad una rinascita?)”.
Letizia Moratti, sindaco di Milano: “Non ho ancora deciso, deciderò nei prossimi giorni e certamente mi sentirò anche con il presidente Berlusconi”.
Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia: “Mi consulterò col presidente Berlusconi e valuterò assieme a lui se andare in piazza…”.
Dichiarazioni piuttosto chiare che non hanno bisogno di commento.
Voglio terminare, però con una domanda: Ahmadinejad, il presidente eletto dell’Iran, ha fatto delle dichiarazioni, e non da ora, non condivisibili e indegne, mantenendo il popolo nel terrore. È giusto equiparare il suo esercito di fedelissimi che pure sono convinti della bontà della loro scelta, a quanti li hanno combattuti e tuttora li combattono in nome della libertà?

20 aprile 2009

I SOCIALISTI A COLOGNO: LA DIASPORA CONTINUA

Non c’è pace per i vecchi socialisti di Cologno Monzese. L’aggettivo “vecchi” sta a sottolineare come nella sua entità storica il socialismo a Cologno si sia fermato anagraficamente a tangentopoli. I giovani, pertanto, sono merce rara se non inesistente…qualche figlio, cugino o nipote di autorevoli personalità locali, nei cui cuori, non si può fare l’esame del sangue, permane l’ideale socialista, specialmente tra quelli che hanno trovato ristoro nelle file del Pdl. Colucciani doc, craxiani polifunzionali, riformisti senza casa permanente, insaporano col loro acume politico e col loro esempio diverse minestre (partiti) politiche.
La diaspora non si ricompone o, come sembra, non si cercano le condizioni per farlo, nonostante qualche tentativo strumentale e contingente.
A oggi, si vedono due manifesti, uno è del Nuovo (si fa per dire) Psi, l’altro dei Socialisti riformisti, una sigla nuov…issima, che risulta essere una lista civica, formata dalla vecchia lista Cantalupo rinforzata dal new entry Volpe, proveniente dal Nuovo Psi, poi “I socialisti” (o il contrario?) e prima ancora dallo Sdi. Ma lasciamo stare. L’importante è appartenere a un’area, non importa se così confusa e piena di enclave.
Se, poi, i vecchi socialisti di Cologno, cioè il Nuovo Psi e i Riformisti della lista civica, si collocano in coalizioni opposte, i primi con il Pdl e i secondi col Pd, la colpa, dicono, va ricercata nella politica locale, nel governo del territorio (area Torriani o Brico in costruzione o cementificazione verso l’alto, badiamo bene). Noi cittadini, magari socialisti, aspettiamo di conoscere ambedue le proposte per dare un giudizio di merito.
Una cosa è certa: i socialisti di Cologno hanno lasciato passare l’ultimo treno per presentarsi tutti assieme, uniti da un unico simbolo, quello del Partito socialista nato dalla Costituente, soggetto unitario della diaspora.
Sarebbe stata una scommessa motivata, che a Cologno avrebbe potuto essere vincente. Allora, come mai la diaspora continua? Perché non si è voluto presentare il simbolo con una lista di “autorevoli” compagni che troveranno, invece, sistemazione altrove?
Sicuramente, la ragione non è ideologica se guardiamo al fluido passato…e allora?
Non sta a me rispondere. Io, come tanti altri socialisti, resto in attesa di risposte esaurienti, anche se sono convinto che il simbolo del Partito socialista nato dalla Costituente si potesse e si dovesse presentare, dopo avere avviato tutti i procedimenti democratici previsti nella vita interna di qualsiasi vero partito che portano a una scelta, non tanto condivisa, quanto discussa e accettata.

17 aprile 2009

IPOCRISIA “PERFETTA”

Il nostro è un Paese ricco di emergenze varie vestite da un’ipocrisia “perfetta”.
È vero, in momenti di gravi disastri, come il recente terremoto in Abruzzo, riusciamo a essere generosi e ci commoviamo pure, anche fino alle lacrime. Ma molte sono lacrime di coccodrillo (esso non piange per pentimento ma per i dolori della digestione) che presto si asciugheranno al vento degli affari, dei soliti affari, della solita indignazione, delle solite grida di manzoniana memoria urlate dai soliti araldi mediatici, della solita falsa ricerca delle responsabilità da punire esemplarmente, del solito rimbalzo di colpe, dei soliti appalti al ribasso che poi costeranno dieci venti trenta… volte di più di quanto preventivati, la solita lenta e impotente giustizia, la nuova Irpinia, uno sciacallaggio politico da sopportare almeno fino alle elezioni europee…poi si vedrà.
Tutti i ministri si sono recati in Abruzzo, macerie tra le macerie. Il presidente Napolitano, il presidente Berlusconi, i vari ministri…il primo di maggio vedremo anche Ratzinger con l’elmetto in testa a parlare dell’imperscrutabile disegno divino mentre le mamme e i padri piangono i loro figli, a chiedere di ricostruire le chiese, come luoghi di preghiera e di consolazione dove un Dio misericordioso e buono accarezzerà i volti lacrimati di uomini e donne messi alla prova…si griderà al miracolo per i sopravvissuti senza dire il perché di quei morti, di quelle case distrutte, di quelle famiglie spezzate… chiederà di liberarci della corruzione e di punire i colpevoli…
A Roma, intanto, fuori dalle passerelle mediatiche, si fa “politica” con la “p” più piccola della minuscola, quasi a vergognarsi, la “p”.
Il Consiglio dei ministri, i leader della maggioranza, i sempre video-presenti, cercano i soldi della ricostruzione, con lena e fantasia: una tantum, accise sulla benzina (un classico), il 5 per mille, l’8 per mille...in attesa del re della finanza creativa che ancora non si è espresso.
L’election day, l’accorpamento del referendum con le elezioni europee, il rinvio della costruzione del ponte sullo stretto, per esempio, si possono realizzare con un risparmio nell’immediato di più di un miliardo di euro…per non parlare delle spese di gestione dei vari ministeri, del G8 o dei giochi del Mediterraneo.
In un Paese che non è il nostro, anche in conseguenza della crisi economica globale, i nostri dipendenti avrebbero avuto il dovere morale di rinunciare a una parte del loro lauto “stipendio” e dei loro ricchi benefit. Non avrebbero risolto il problema, ma avrebbero dato un’immagine di sé più umile e più altruista.
Ma siamo in Italia e l’ipocrisia è il vestito usuale!
Non voglio fare retorica ma un esempio concreto del ricavato mensile della riduzione di tre mila euro dello stipendio dei mille parlamentari:
1000 (parlamentari) x 3000 (riduzione stipendio mensile) = 3.000.000 (tre milioni) €.
3.000.000 x 12 (mesi) = 36.000.000 € non è poca cosa.
Meditate gente, meditate.

06 aprile 2009

“QUI COLOGNO” E LA CAMPAGNA ELETTORALE

In questi ultimi mesi a Cologno fioriscono le testate d’informazione politica che raggiungono la maturità e la morte per asfissia (mancanza di alimentazione) nel breve svolgersi della campagna elettorale.
Tutto legittimo, tutto nella norma!
I cittadini hanno il diritto di organizzarsi in gruppi per proporsi alla guida della città e utilizzare gli strumenti di propaganda che ritengono più idonei.
Anche gli amministratori uscenti godono dello stesso diritto e così il cittadino, abituato a pensar male da anni di uso sconsiderato delle risorse pubbliche, crede che “Qui Cologno” di marzo, il periodico dell’Amministrazione Comunale, sia un tale strumento.
Ovviamente, sbaglia!
Trovo giusto che il cittadino venga informato dell’attività svolta dal Sindaco e dalla Giunta e dei progetti in cantiere per “rendere più bella e vivibile la città”, senza declamazioni o facili esaltazioni individuali, ma solo scrivendo in grassetto il nome degli artefici, sindaco e assessori di competenza, delle opere realizzate, perché il cittadino sappia.
D’altronde, i partiti dell’opposizione, ma anche quelli di maggioranza, possono esprimere le loro opinioni nell’ultima parte del periodico comunale: ventidue pagine del periodico sono riservate al sindaco e agli assessori, cinque ai partiti compresi quelli di maggioranza, ZERO ai cittadini che pure lo finanziano.
Mi sono sempre chiesto come mai il cittadino non trovi nel suo periodico uno spazio, seppur piccolo, per esprimere il suo parere su opere e progetti. Ciò potrebbe risultare uno stimolo positivo per gli “addetti ai lavori” e le risorse potrebbero trovare un utilizzo più “partecipato” o, se preferite, condiviso.
Non mi pare che una simile iniziativa sia prevista tra le cose da fare. Dare voce ai cittadini genera sempre confusione e imprevedibilità e, poi, chi deciderà quali articoli pubblicare, quali cittadini privilegiare…?
Quello che ho trovato eccezionale è l’allegato “Il tuo domani adesso”…
Ma lo fanno tutti, il presidente del consiglio, il presidente della regione, il presidente della provincia!
È vero! Se per loro non è uno strumento di campagna elettorale, perché lo deve essere per il Sindaco e la Giunta?
I cittadini, in fondo, leggendo l’allegato potranno anche non essere d’accordo o trovare delle discordanze con la realtà.
Ho sfogliato diverse volte l’allegato, di sicuro mi sarà sfuggito, ma non ho trovato notizia di un altro fiore all’occhiello della giunta uscente, la sistemazione dell’area dell’ex Torriani. Come mai?
Alla prossima puntata.
Giuseppe Governanti