27 ottobre 2008

PILLOLE

Non votare e uscire dall’aula
L’affermata ditta B&G (Berlusconi Gelmini) ha confermato che mercoledì il senato voterà il Decreto sulla riforma scolastica.
Nonostante i falsi inviti al dialogo rivolti all’opposizione, nonostante la farsa del ricevimento degli studenti, solo uno spot pubblicitario, la Gelmini andrà avanti. Solo qualche migliaio di studenti, afferma, non può fermare una riforma giusta che elimina gli sprechi.
Appare avvio che la ministra, come gli alti esponenti del Pdl, non sa contare, visto che le proteste in tutte le principali città hanno coinvolto molte migliaia di studenti, cui si aggiungono docenti e genitori (il Pdl oggi ha coinvolto “gli studenti della libertà”, per la verità pochi unità in doppiopetto che rivendicavano il loro diritto allo studio, quando il diritto allo studio sta subendo un attacco frontale). Anche le presenze alla manifestazione del PD sono state quantificate in 200, al massimo 300 mila, mentre tutti i telespettatori hanno visivamente potuto constatare che la piazza traboccava.
Se B&G mercoledì manterranno la minaccia e si presenteranno per votare il Decreto, l’opposizione avrà un solo strumento a sua disposizione: uscire dall’aula e andare ad assistere ad una lezione in piazza, motivando l’uscita non come abbandono di un dovere istituzionale, ma come solidarietà agli studenti che vedono nel decreto un colpo al loro futuro e come protesta all’arroganza di una maggioranza che impone invece di discutere.

Riduzione di stipendio
Se in un così tragico momento di crisi finanziaria e di grave recessione i nostri dipendenti parlamentari decidessero di autoridursi lo stipendio con annessi e connessi del 50%, se i manager pubblici lasciassero almeno i 2/3 delle loro competenze alle aziende, sei manager delle banche si vestissero d’umiltà e rivedessero i loro compensi a livello umano, gli Italiani apprezzerebbero e affronterebbero il previsto periodo di sacrifici con più serenità.
Ma nessun politico, nessun manager pubblico o privato hanno dichiarato la volontà di fare un simile atto di rispetto verso chi fornisce loro il benessere di cui godono…compresi i privilegi.

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Perché Ratzinger e la gerarchia vaticana non hanno appoggiato le sacrosante ragioni di studenti, docenti, personale Ata e genitori riguardo ai tagli alla scuola per complessivi 9,5 miliardi di euro?
Forse perché lo sfascio della scuola pubblica è visto come la panacea della “loro” scuola?
Perché hanno ritenuto d’intervenire sugli esuberi Alitalia e non intervengono su più di 130.000 lavoratori della scuola che perderanno nel volger di un triennio il loro posto di lavoro?

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