12 ottobre 2008

GLI ESUBERI DELLA SCUOLA

Alitalia-Cai circa 2.000 esuberi = Scuola circa 150.000 esuberi in 3 anni.
Per i politici e i sindacalisti nostrani è un’equazione apparente, non esiste, sono due aspetti della realtà inconciliabili: il trasporto aereo e l’improduttività della scuola. Non si sono posti nemmeno il problema.
Il paradosso matematico-politico sta proprio nel considerare i due aspetti della realtà separati e diversi. E’ la solita politica del carciofo che ha prodotto uno stato frazionato in corporazioni che hanno alimentato il clientelismo e le conflittualità tra i lavoratori, una guerra, insomma, tra poveri.
Se quest’ultima proposizione non fosse vera, allora il problema sarebbe ancora più grave, sarebbe la conferma di essere governati da una classe politico-sindacale inetta che naviga a vista, priva d’ogni pur minima progettualità.
Se così non è, allora dovrebbero spiegarci perché è possibile tagliare circa 150.000 posti di lavoro in un settore vitale per il progresso culturale ed economico del nostro Paese, quando, si sa che una scuola efficiente favorisce non solo la ricerca e l’innovazione tecnologia, ma alla formazione di una società consapevole e tollerante.
La scuola non produce beni di’immediato consumo, è evidente, ma rappresenta un investimento sicuro sul futuro dei nostri figli. Come si può dedurre dall’osservazione dei dati OCSE, c’è un rapporto direttamente proporzionale tra gli investimenti nella scuola e nella ricerca e lo sviluppo economico.
La scuola è, quindi, un settore nevralgico della società cui non vanno sottratte risorse, ma riorganizzato col concorso di tutti (politici, parti sociali e, soprattutto operatori del settore), tagliando gli sprechi o ridistribuendo le risorse in maniera ottimale.
Per di più, se il licenziamento di 2.000 lavoratori dell’Alitalia avesse portato alla povertà 2.000 famiglie e creato gravi conflitti sociali, cosa potrà comportare il licenziamento di 150.000 lavoratori del settore scolastico?
I sindacati dovrebbero porsi il problema perché anche gli insegnanti e gli ausiliari sono dei lavoratori e anche loro hanno famiglia, figli e mutui da onorare.
Non si possono usare misure e pesi diversi, poiché i lavoratori sottopagati della scuola italiana non sono figli di un dio minore e non è vero che sono troppi rispetto ai Paesi europei in quanto in quei Paesi alcuni servizi sono erogati da altri compartimenti statali, come succede in Germania per il personale destinato ai diversamente abili.
Sarebbe opportuno e cosa giusta che lo Stato tagliasse nei settori improduttivi: numero dei parlamentari e loro emolumenti, eliminazioni degli enti inutili quali le province, elevate retribuzioni dei manager pubblici, solo per citarne alcuni.

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