04 ottobre 2008

DECRETI E VOTI DI FIFUCIA

Il “decreto” è un intervento urgente usato per risolvere nell’immediato un problema immanente e d’estrema importanza e necessità. A lui, quindi, si ricorre o si dovrebbe ricorrere, quando incombe l’urgenza e l’improcrastinabilità.
I governi italiani, di destra o di sinistra, negli ultimi anni hanno fatto ricorso spesso…e volentieri a quest’estremo strumento che, quando diventa abuso, sminuisce il ruolo del Parlamento.
Il guaio è che i nostri governanti, finite le elezioni, dimenticano che l’Italia è una Repubblica parlamentare. La qual cosa significa che il vero motore dello Stato è il Parlamento che, nella sua totalità, rappresenta il popolo. Così, non si può far finta che l’opposizione, parte integrante del Parlamento, non esista, né che, essendo minoranza, non abbia ruolo attivo.
A tal proposito, l’attuale governo pensa che il voto abbia cambiato la costituzione e che l’Italia sia diventata una monarchia, col suo re illuminato e i suoi cortigiani, ministri e parlamentari, sempre pronti alla prostrazione.
Berlusconi, allora, constatata la…lentezza del parlamento nell’approvazione delle leggi, dichiara che “cercherò di usare al massimo questi strumenti per interventi decisivi e immediati”.
Sarebbe opportuno che il consigliere Gianni Letta spiegasse al deus che la lentezza è dovuta soprattutto all’esame e discussione approfondita delle proposte di legge presentare, insomma, al confronto tra le parti, necessario per avere una buona legge.
Bene ha fatto Fini a difendere il ruolo del Parlamento e a dire che “un eventuale abuso della decretazione d’urgenza” porterà il parlamento a “far sentire la sua voce”.
La democrazia parlamentare difesa da Fini…impensabile alcuni anni fa…paradossale, ma vero.
Un altro strumento cui il governo ha fatto ricorso, nonostante la maggioranza bulgara che lo sostiene, è stato e, come si evince dalle parole del capo, il voto di fiducia, ”un atto di coraggio e responsabilità, perché se il governo non la ottiene se ne va a casa”.
Non venga a dirci che teme che qualcuno dei suoi potrebbe sfuggire al suo controllo e votare o pensare diversamente. Non posso crederci. Il Cavaliere che non si fida somiglia ad un capo che si va indebolendo ed ha bisogno di una verifica continua dei sottoposti.
Il voto di fiducia è chiesto all’atto dell’insediamento del governo e poi quando viene a mancare il rapporto di fiducia tra il premier e la sua maggioranza. Spesso è usato in maniera impropria per far passare senza discussioni le proposte governative…viva la democrazia!
In uno scatto di sincerità, l’offeso per eccellenza, indica nel Parlamento “un popolo di persone depresse”. L’unto, l’uomo della Provvidenza, per ricorrere ad un tale linguaggio, vuol dire che non ne può più e sente il bisogno di sfogarsi, di esprimere tutto il suo disappunto verso le lungaggini e gli ostacoli che la democrazia frappone al suo governo illuminato (non parliamo di Catania, lasciata al buio dai comunisti* dell’ENEL).
- L’Italia non è un’azienda, il Parlamento non è un Consiglio d’Amministrazione e il "divino”, come tu lo chiami, non svolge la stessa funzione dell’Amministratore delegato o del socio di maggioranza”, mi fa notare il mio amico che credevo ormai avesse perso la voglia di protestare.
- Forse per te e per gli idealisti come te, rispondo piccato.
Però, l’Altissimo, consapevole, nonostante quello che noi possiamo pensare, che la sopportazione ha un limite, ha avuto pietà degli italiani, soprattutto di quelli che non lo hanno votato e ha decretato che “mai più esponenti della maggioranza andranno in TV per farsi insultare…nel caso di trasmissioni condotte in maniera faziosa”.
Così continua: “Così la maggioranza potrà riacquistare dignità”.
E’ interessante notare l’uso del verbo “riacquistare”. Ci permette di pensare che forse un po’ di dignità l’hanno pur persa.
- Ma non capisci, incalza il mio amico, che il capo del governo e i suoi subiscono, persone decenti, di continuo gli attacchi indecenti di stampa e conduttori di talk show e direttori di TG e che è giusto, quindi, ritirarsi sull’Aventino.
Non oso ribattere. Penso a Ferrara, Mentana, Feltri, Rosella…Fede e alla …Media-Rai e mi viene la nausea.
Al di là dell’ironia, non si è mai visto nella storia della Repubblica una tale arroganza e protervia e un tale disprezzo per il Parlamento, almeno per quella parte dell’opposizione, vista come ostacolo, non come necessaria per un confronto migliorativo, poiché le leggi approvate non valgono solo per una parte, ma per tutti i cittadini, anche per quelli che non sono omologati al pensiero dominante.

*Col termine “comunisti” vengono indicati non i veri o ex comunisti, ma tutti coloro che si oppongono al modo di fare politica del “divino”.

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