21 gennaio 2010

CRAXI, ALCUNE CONSIDERAZIONI

Sono stato un convinto militante socialista, ricoprendo incarichi di dirigenza. Lo sono ancora e, anche se non più militante, credo ancora nella necessità che la nostra società, oggi più di ieri, abbia bisogno di “socialismo”, di quel socialismo di Turati, di Kuliscioff, di Brodolini, di Giugni, di Nenni, di Pertini… di Craxi…si, del Craxi che parlava di vecchie e “nuove povertà”. L’altro Craxi, quello che ha normalizzato il partito, tacitando le correnti o il “dissenso” interno in nome della governabilità, che permise a molti opportunisti di salire sul carro, allora, del vincitore, che da Presidente del Consiglio dimenticò le “grandi riforme”, che, infine, confessò in parlamento le tangenti prese chiamando a correi gli altri partiti, per la verità non immuni, forse ingannato dalla convinzione “tutti colpevoli nessun colpevole”, rappresenta la linea di demarcazione oltre la quale in Italia il socialismo spense la sua forza riformatrice, finì di esistere.
Piange il cuore costatare come del gran partito ideologico, intendo un partito portatore d’ideologie che avevano avuto al centro l’uomo come soggetto attivo e che aveva prodotto grandi riforme (la sanità pubblica o la riforma scolastica) e lo “Statuto dei Lavoratori”, sia rimasta la cenere… non si sia salvato nulla. Il partito delle tangenti, come abbiamo visto dichiarate in Parlamento, ecco il paradosso, è stato sciolto per fallimento!
Distrutto il tempio arriva la diaspora e, quindi, i vari tentativi di rinascita, inventando le collocazioni più disparate, forse più rivolte a segnare un orticello personale che ad indicare grandi strade. “Primum vivere deinde philosofari” è stato il motto degli “onorevoli” socialisti: alcuni hanno cambiato casacca indipendentemente dalle affinità ideologiche, pur se ancor sostengono si essere rimasti socialisti … nel cuore, altri hanno fondato mini partiti vittime di scissioni. Il caso più emblematico riguarda il “Nuovo Psi” fedele alleato del Pdl e della Lega, che, da uno (meno dell’uno per cento dei voti), è riuscito a dividersi in tre.
Quello che più mortifica è la rilevante presenza di vecchi big nel Pdl con alti incarichi dirigenziali e ministeriali. Per l’amor di Dio, ognuno è libero di scegliere come realizzarsi…una, due volte, tre…che importa … primum esistere…la verità è che del philosophari è rimasta solo la speculazione domestica.
Volevo parlare del tentativo di riabilitazione di Craxi. Non si parla e non si scrive d’altro: giornali, interviste, editoriali, talk-show riempiono tutti i contenitori dell’informazione. Tutto è passato, ad arte, sotto silenzio, come se le leggi ad personam, processo breve e legittimo impedimento, siano una normale routine e non una picconata alle istituzioni (dove sei Bersani? Devi scendere in piazza, quando il parlamento non è più un luogo di confronto corretto, parlare ai cittadini…non preparare l’inciucio sotto…mentite spoglie).
È morto da latitante o da esiliato; ha subito l’ingiustizia di giudici complottisti o ha commesso realmente i reati per cui è stato condannato anche in appello; è stato un grande statista o un normale politico di tradizione italiana che, arrivato al potere, ha dimenticato le grandi riforme, oltre alla cancellazione della scala mobile, al voto palese in parlamento, al nuovo concordato o a Sigonella (lasciamo stare come fu usata dagli americani la stessa base alcuni mesi dopo)?
Certo, non è facile, oggi dare risposte soddisfacenti o per innalzarlo ad eroe e vittima o per definirlo tout court un delinquente. Sarà la storia, quella vera, a dare un responso e, come sappiamo, la storia ha un cammino molto lento come riconobbe il nostro Manzoni che a proposito di Napoleone ebbe a scrivere: “Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza”.
Veniamo ad alcune considerazioni che giudico legittime:
- Il Pdl, il partito con la presenza più consistente di ex socialisti, come ben sappiamo ha un pantheon di padri illustri vuoto, senza riferimenti culturali. I diversi tentativi di colmare la vistosa lacuna non hanno portato a nulla: una volta De Gasperi, un’altra Calamandrei, ora Craxi, valorizzato molto più come vittima dei giudici che come politico, tanto che la figlia Stefania, vice ministro degli esteri dell’attuale governo, ha dichiarato, dando legittimità ad entrambi che la politica del padre è continuata da Berlusconi che, come è facile intuire, siederà alla destra, come padre fondatore.
- Non è strano che la famiglia, in primis, voglia riabilitarne la memoria. Quale figlio, o figlia o moglie non farebbe un tale percorso? L’amore dei familiari va al di là di ogni giudizio “di parte”, è il giudizio del cuore. Stefania, Bobo, la signora Anna, hanno il diritto, anzi, credo, il dovere di percorrere tutte le strade, che un cittadino che ha vissuto nello stesso periodo storico e che ha respiratolo stesso clima politico non può, per ovvi motivi legati all’appartenenza politica o di “casta”, ma sempre di parte.
- Un leader della levatura di Craxi, anche nel suo periodo di massima popolarità, ha suscitato almeno due sentimenti opposti: uno di grande solidarietà e l’altro di grande opposizione, anche di barbarie se si pensa alle monetine che gli vennero lanciate. Due sentimenti e due conseguenze che non troveranno mai un punto di contatto, specie se a rinfocolare il primo sarà la nostalgia e il secondo il rancore. Anche in questo caso è giusto ricordare che il giudizio storico non ammette il sentimento come unità di misura. Rimane, comunque, giustificato il sentimento di solidarietà che spinge coloro che si definiscono “craxiani di ferro” a cercarne la rivalutazione.
- Anche l’informazione, come si nota, ha espresso due posizioni, in relazioni ai suoi riferimenti politici o alle documentazioni di cui è in possesso o, in alcuni casi, in base a preconcetti personali del giornalista o dell’editore. Sappiamo come in Italia è ridotta l’informazione e come viene usata.
Le posizione espresse, anche se non condivisibili, sono legittime. Perdono però la loro legittimità quando, per difendere qualcuno si attaccano, delegittimandole, le istituzioni statuali, quando si sottolineano le positività, nascondendo le negatività (le luci ed ombre di cui parla il presidente Napolitano), quando si strumentalizzano le situazioni perché un terzo ne tragga un vantaggio.
La storia, forse per alcune categorie lenta, deve avere tutto il tempo necessario per dare la sua risposta, non deve lasciarsi vincere dalla premura.

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