23 gennaio 2010

CHI NON VUOLE IL “PROCESSO BREVE”?

Io penso che tutti in Italia vogliano il processo breve. Tutti desiderano che il processo si concluda con una sentenza che stabilisca la colpevolezza o l’assoluzione dell’imputato e che la certezza della pena investa il cittadino qualsiasi e il potente, realizzando la famosa formula costituzionale secondo la quale “la legge è uguale per tutti”.
Il contrario è una mistificazione, che serve a nascondere che la legge non è uguale per tutti.
Stabilita, quindi, la legittimità di una giustizia rapida, quanto basta, comunque, per accertare i fatti e non lasciare impuniti i reati, è necessario che l’imputato, fino a sentenza definitiva presunto innocente, accetti di essere giudicato secondo la legge, dimostrando la sua innocenza, senza cercare cavilli e strumentalizzazioni perché la delegittimazione è come le ciliegie, una tira l’altra e poi arriva…il mal di pancia.
Dove sta, allora, il quid? Cosa c’è che non va?
La risposta è semplice: non va la “norma transitoria”, che rende alcuni imputati, più uguali di altri e, stabilendo una data retroattiva per l’applicazione della legge, estingue reati gravissimi e mortifica l’attesa di giustizia di quanti li hanno subiti.
È sulla norma transitoria che si dovrebbe incentrare il dibattito, cari Bersani e Casini!
I cittadini coinvolti in processi come quello della Parmalat o della Thyssen o relative alle tante morti sul lavoro devono essere informati, devono sapere chi è, anzi, chi sono i responsabili di una giustizia estinta dopo anni di attesa.
Le opposizioni hanno il compito, direi la responsabilità, di informare, di usare tutti i mezzi leciti per informare i cittadini.
La norma transitoria recita che il giudice dichiara il “non doversi procedere per estinzione” del processo se sono decorsi due anni da quando il pm ha avviato l’azione penale e se non è stato ancora definito il primo grado di giudizio. Tutti i processi per i reati commessi prima del 2 Maggio 2006 e puniti con pena pecuniaria o fino a dieci anni di reclusione che non siano arrivati a conclusione, saranno chiusi, rimarranno, insomma, senza sentenza, perché la norma sarà retroattiva.
Il processo sui diritti tv Mediaset che nasce da una richiesta del 22 Aprile 2005 e il processo Mills da una del 10 Marzo 2006 saranno estinti, come se non fossero stati mai iniziati e così il premier Berlusconi non sarà più processabile, i reati mai commessi.
La conseguenza più grave è che per salvare Berlusconi dai processi, come dice Saviano “i criminali se la caveranno e a pagare saranno chi aspetta giustizia Un Parlamento dignitoso e rispettoso dei cittadini e delle regole costituzionali Dovrebbe dire: “ ecco questa legge”, con tutti i suoi limiti ma fatta nell’interesse dei cittadini e per evitare ogni dubbio, “entrerà in vigore da domani a partire dai nuovi processi, non ha valore retroattivo”.
Purtroppo, non è così! Avrà valore retroattivo e devastante per l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e per la stessa democrazia se passerà la “norma” secondo la quale ogni governo agirà come una oligarchia. E sempre pro domo sua.
L’opposizione deve fare emergere questa verità, se no sarà essa stessa complice di Berlusconi e della sciagurata maggioranza che guida il nostro Paese. Ci riuscirà o sarà il dalemiano inciucio, fondato sulla balla della differenza di seggi in parlamento? Le forme di lotta civile sono tante: per esempio, una grande manifestazione davanti Montecitorio con la presenza di tutti gli eletti dell’opposizione e di tutti i cittadini che, a causa della norma transitoria retroattiva, non avranno giustizia.
Il presidente della Camera Fini, diventato il paladino dell’opposizione, sembra essersi riallineato. Lo fa sempre con tempistica cronometrica. È sempre il cofondatore del Pdl, con la libertà di esternare ma col dovere di ubbidire alle ragioni del capo.
Ha dichiarato che il senato ha modificato in meglio il testo della legge e la finanziaria ha previsto lo stanziamento necessario alla sua operatività. Considerando che “anche la Camera potrebbe apportare altre modifiche” consiglia di “dare il giudizio solo alla fine dell’iter parlamentare”.
Chi ha orecchie da intendere, intenda!
L’opposizione deve fare da sola, senza inciuci, nella chiarezza più assoluta e nel rispetto dei suoi elettori, ma anche degli elettori di centro destra che saranno ingannati dalla pubblicità mediatica.

Nessun commento: