01 maggio 2007

LA COSTITUENTE SOCIALISTA: L’ULTIMA OCCASIONE

La Costituente è l’ultima occasione che i socialisti hanno per riunirsi, per dare al Paese un vero partito riformista e laico, lontano, oggi, da compromissioni e commistioni varie e perciò pulito.
Se non riusciremo a cogliere l’occasione non ci resterà che piangere, continuando ad intristirci in “forum” fine a sé stessi, autoesaltanti e pieni di polemiche, qualche volta di astio, che creano steccati invece di eliminarli.
Bruno Rubes, un caro compagno con cui ho percorso un cammino difficile, ero commissario della provincia di Milano, ma gratificante ( abbiamo voluto partecipare con altri valorosi compagni alle regionali della Lombardia da protagonisti, senza big di partito ma con tanto entusiasmo, raccogliendo un insperato 0,8 % e non più raggiunto), nel suo intervento del 26 scorso mostra di non essere cambiato: grande entusiasmo, grande senso di appartenenza e, da ingegnere, grande senso dell’ordine e della perfezione.
Bruno dice: prima lo SDI si liberi di alcuni lacci (l’attuale collocazione, la posizione sul sistema elettorale, l’attuale alleanza) e “poi possiamo parlare di costituente”.
Questa è una posizione chiara e assoluta, ma che non porta a nessun PSI.
Occorre aprirsi al dialogo, partendo dagli obiettivi comuni, quelli determinanti; in questo caso la creazione di un forte partito socialista riformista e autonomista, laico e liberale, che supererebbe l’attuale sistema bipolare perché si porrebbe come terza forza, capace di dare equilibrio alla stanca e asfittica politica italiana.
Ma il “prima “ e il “dopo” non può essere anche chiesto dallo SDI al NPSI? E che ne facciamo dei “Socialisti di Bobo Craxi? E dei tanti movimenti e circoli socialisti sparsi per l’Italia?
Veti incrociati che hanno fatto la rovina del socialismo, che non vanno più riproposti in tali termini assoluti. Per cento anni abbiamo avuto un partito diviso in correnti di pensiero (ti ricordi degli aniasiani, dei colucciani, , dei craxiani, dei lombardiani, per restare a Milano?) e abbiamo convissuto nella casa comune senza drammi ma convincendoci che ciò fosse una ricchezza.
E’ ragionevole la posizione di Gianni, con cui , come ben sai, mi sono trovato spesso in disaccordo.
Le sue tre condizioni mi sembrano una buona base di partenza. Le prime due (avere una identità politica programmatica molto forte e rendere evidente che il ritorno dei socialisti è un momento di rottura con l’attuale bipolarismo) sono assolutamente determinanti e su queste bisogna aprire il vero dibattito. All’ovvietà, come afferma, che i socialisti sono una forza di sinistra, aggiungerei che la collocazione politica non significa appartenenza al variegato mondo della sinistra italiana ma significa avere una identità che è fatta di continuità con la storia del movimento riformista e autonomista, vicino ai deboli per “superare le vecchie nuove povertà”, come affermava Bettino.
Certo “portare al centro della politica un partito che raccolga molti voti” non è un’impresa facile, ci vuole molta umiltà e moltissimo olio di gomito.
Con il coinvolgimento responsabile dei tanti circoli e movimenti, con la grande forza che deriva loro dalla presenza sul territorio,con un progetto politico di rottura che parta dalle esigenze della gente (vedremo quali), con comportamenti coerenti di dirigenti radicati nel territorio, possiamo partire con ottimismo perché oggi gli italiani sono stanchi del triste spettacolo della politica.
Un caro abbraccio a Bruno e a tutti i socialisti.
Giuseppe Governanti ( Coordinatore Italia Socialista, www.italiasocialista.net).

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