25 maggio 2007

IL MINISTRO AMATO UNA NE DICE…CENTO NE SBAGLIA

Il ministro dell’interno Amato è stato sempre un uomo di cultura e sa ben confondere i suoi interlocutori. Ma ha dimenticato, andando in confusione, che di stilemi il “suo” mondo politico è pieno e hanno creato e continuano a creare molti conflitti tra il “palazzo” e i cittadini.
Dal dizionario Garzanti, stilemi: …procedimento stilistico caratteristico di un autore, di una scuola, di un periodo storico.

Da un ministro dalla condotta integerrima, che ha attraversato indenne tangentopoli e dintorni, abituato al potere da così tanto tempo da conoscerne pregi e difetti, mi sarei aspettato un comportamento di comprensione e di apprezzamento del coraggio di Francesco Cipriano che nel suo intervento ha parlato non solo dei 25 condannati che siedono in parlamento ma anche del presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, mostrando così di conoscere bene le istituzioni locali.
In maniera sprezzante, il già presidente del consiglio e attuale ministro degli interni cui compete anche la Sicilia (è bene ricordarglielo), risponde che “non puoi dire a me e al governo - quando torna a Roma dica che qui c’e la mafia. Noi lo sappiamo bene…ricordalo a quelli di Palermo…anche tu hai qui delle istituzioni.”
Una risposta chiara di un ministro che, non sapendo cosa e come rispondere o non avendo il coraggio di rispondere, redarguisce ex cathedra lo studente. Avvilente!
Poi, lo accusa di “non lasciare spazio per l’interlocutore” come “un capo populista”. Siamo alla farsa, in quanto, caro mio ex compagno di partito, la tua replica è stata assoluta, non ha dato vita a un confronto democratico e sereno, specie da parte tua. Un ministro ha l’obbligo di ascoltare e di replicare con serenità e argomentazioni convincenti, non si può vestire di arroganza e supponenza , accusando l’interlocutore di populismo.
Ma la perla arriva quando afferma , dall’alto della sua esperienza che “ho il coraggio di risponderti che devo distinguere tra condanne e condanne (Totò avrebbe risposto: “Ma mi faccia il piacere!”), ci possono essere reati minori (chi dei 25 ha rubato una mela o qualcosa di simile?) che permettono, una volta scontata la pena, la piena riabilitazione (Signor ministro le risulta che il già ministro Previti abbia scontato la pena? Non l’ha scontata, eppure è ancora in Parlamento)”.
E finisce con un’accusa, stantia e alquanto meschina: “Se non fai questa distinzione, diventi un giustizialista ingiusto”.
Mi sono sforzato, senza riuscirci, di capire il significato della locuzione “giustizialista ingiusto”, ricorrendo anche all’aiuto del dizionario. Ho concluso che anche gli uomini di cultura vanno in tilt…se incalzati. E il ministro Amato ci va spesso. Nel suo rapporto coi cittadini faccia ricorso ad un pizzico di umiltà e di rispetto…non costa nulla
P.S.:
Giustizialismo (dal Garzanti): l’utilizzazione della magistratura come strumento di lotta politica. Ingiusto (dal Garzanti): che non si attiene alla giustizia, che agisce e giudica senza rispettare i principi della giustizia e dell’equità.

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