18 marzo 2010

IL PARTITO DELL’AMORE E LE AUTENTICHE INTERPRETAZIONI

L’altra sera, facendo zapping, sono capitato su “La sette, mentre andava in onda “otto e mezzo”, il programma condotto dalla Gruber.
L’europarlamentare De Magistris stava rispondendo molto compostamente alla domanda posta dalla giornalista, quando irrompe, prima, la voce alterata del ministro Bondi, nonché membro della triade dei coordinatori del Pdl (non so se Verdini dopo lo scandalo degli appalti si sia dimesso…ma non importa) e, poi, il suo viso paonazzo e sofferente, forse ricordando il suo passato di sindaco comunista, convertito nella strada di Arcore.
“Vergogna, vergogna, vergogna...“, gridava, cercando di coprire la voce di De Magistris, mentre la Gruber tentava di fermarlo.
Ritornata la calma, il ministro, ormai visibilmente soddisfatto dell’exploit, si ricompone, ma poi esplode alle…provocazioni(si fa per dire) di De Magistris, urlando le sue ragioni (si fa per dire): “E’ un ignorante sia giuridicamente che politicamente”.
Devo dire che mi sono vergognato per l’on. Bondi, mortificato dal livore e dalla cattiveria espressi e teletrasmessi ad alcuni milioni di telespettatori da un ministro della Repubblica, addirittura dal ministro della cultura, dal ministro poeta (che c’entra…anche Verlaine…).
E l’amore?
Quale amore! Il ministro non è nuovo a tali miserevoli comportamenti. Sicuramente non ha cancellato del tutto il suo passato comunista che, nonostante gli sforzi e il sorriso accattivante, ritorna prepotentemente e così l’avversario politico diventa nemico e il Gulag nei ricordi nascosto ritorna. È un lampo…poi l’affabile Bondi ritorna all’Amore…di Silvio.
- È un caso isolato, interviene il mio amico.
- Si! Bondi la mente e il collega La Russa il braccio. In fondo, ma molto in fondo, sempre amore è. Per il loro capo…s’intende. Ma, dico, cosa ci faceva un disturbatore tra i giornalisti durante la conferenza stampa del premier? E se tale personaggio, avesse avuto intenzioni violente verso Silvio? La scorta era lontana…meglio prendere l’iniziativa e così il ministro della difesa, a spintoni e manate, ha provveduto ad allontanare il non gradito ospite (che soddisfazione rivedersi ancora giovane e aitante…chissà quanti bei ricordi di un tempo lontano, che spesso ritorna).
E l’amore?
Il Pdl ce la mette tutta, fa il possibile per farsi amare, ma lotta contro un muro di odio. Non può fare miracoli…almeno per ora, visto che in Campania la spazzatura, nonostante Bertolaso, sta ri-invadendo le strade. Ma sarà un complotto contro Berlusconi messo in atto dagli operatori ecologici senza stipendio e dall’incerto futuro.
E dove lo mettiamo il complotto delle liste elettorali (di chi?...ma dei giudici comunisti!). Meno male che il governo del fare ha immediatamente emanato il Decreto di interpretazione autentica di una legge… collaudata da decenni. Tutti i gradi della magistratura laziale hanno bocciato i ricorsi del Pdl e la sua lista non è stata riammessa. Ma la colpa è dei radicali che hanno partecipato al complotto della sinistra che sta diventando troppo invasiva.
Con tutti i complotti che si registrano, la Procura di Trani ha il coraggio d’indagare Berlusconi, l’inventore, il portatore dell’Amore, per alcune telefonate fatte a Minzolini, direttore del Tg1, e a Innocenzi, commissario dell’Agcom.
Ma dove viviamo! Il presidente che non può telefonare, che non può esprimere giudizi e preferenze sulle trasmissioni della Rai…che, in un momento d’ira, non può esprimere il desiderio che alcune di queste vengano chiuse. Siamo alla paranoia, alla pazzia!
Ma se siamo i primi noi ad esprimere giudizi, spesso poco lusinghieri, sulle stesse trasmissioni!
Ma va là! Viviamo, diciamolo pure, in un mondo alla rovescia…
- Ma le regole…
- Ma quali regole! Se queste sono vetuste e contrastano con la normale visione della maggioranza degli elettori, è giusto che vengano cambiate…anche in corsa…per renderla più spedita e arrivare prima al traguardo.
- Ma il Parlamento…
- Ma quale Parlamento! Sono state le segreterie dei partiti a comporre le liste e i parlamentari devono rispondere. solo ai loro leaders.
- Allora gli onorevoli non sono degli eletti ma dei nominati.
- È così! Ciò dà una maggiore garanzia di tenuta della maggioranza
- Allora perché il governo pone spesso la fiducia, pur potendo contare su una schiacciante maggioranza?
- Per controllare che questa non si sfaldi e per individuare colui che poi sarà per sempre il “traditore” e non più candidato e in ultima analisi per imporre l’amore per il leader...
- Ma l’amore non s’impone. È un sentimento spontaneo…
- Ma va là! All’amore si viene educati e gli Italiani ne sanno qualcosa.
Il poeta Quoist afferma, ma apparteneva ad un altro pianeta:
”L’amore non è un vestito già confezionato, una stoffa da tagliare, preparare e cucire. Non è un appartamento chiavi in mano, ma una casa da concepire, costruire, conservare e, spesso, riparare”.

11 marzo 2010

"Premier denigra, a rischio democrazia"

A larghissima maggioranza ("no" dei laici del Pdl) approvato il documento che accusa il presidente del Consiglio
"Attacchi inaccettabili che delegittimano le istituzioni. Il premier non può insultare e intimidire"


ROMA - A larghissima maggioranza, con il solo scontato "no" dei laici del Pdl, il plenum del Csm ha approvato il documento che accusa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di aver denigrato e delegittimato la magistratura.

Tra i favorevoli alla delibera, il vice presidente del Csm Nicola Mancino. Che fa sentire la sua voce: "Il presidente del Consiglio è un organo istituzionale, ha responsabilità politica, non può usare un linguaggio di insulti e talvolta di intimidazioni nei confronti del libero esercizio dell'attività giudiziaria".

Il documento approvato è la conseguenza dei frequenti attacchi del premier verso le toghe. Un fascicolo che è andato via via ingrossandosi. Attacchi con un unico filo conduttore. Nel mirino del premier erano finiti tra gli altri i magistrati "comunisti" del processo Mills, i pm che hanno riaperto le indagini sulle stragi mafiose (accusati da Berlusconi di cospirare contro di lui), le toghe di Firenze che hanno messo sotto inchiesta Guido Bertolaso ("si vergognino"), la Corte Costituzionale e da ultimo le "bande" dei pm "talebani" "che perseguono fini eversivi". All'opposto il Csm elogia "la compostezza" e il "silenzio" opposto ad accuse "generiche e ingiuste" da questi magistrati.

Nei confronti del premier i consiglieri non usano giri di parole: l'assunto di una magistratura che vuole "sovvertire l'assetto istituzionale" è "la più grave delle accuse" e "una obiettiva delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati". E il pericolo per l'equilibrio tra poteri dello Stato, che è il fondamento della democrazia, è legato proprio al fatto che queste affermazioni ("inaccettabili") provengano "dal massimo rappresentante del potere esecutivo". Perché "non è ammissibile una delegittimazione di un'istituzione nei confronti dell'altra, pena la caduta di credibilità dell'intero assetto costituzionale".

I consiglieri si appellano a tutte le istituzioni "perché, sia ristabilito un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura, condizione imprescindibile di un'ordinata vita democratica". Un passo indispensabile anche per poter affrontare "serenamente le auspicate riforme in materia di giustizia".

10 marzo 2010
da: Repubblica. it

09 marzo 2010

Il Csm: "Il premier denigra la magistratura

Lo afferma un documento, votato all'unanimità, della Prima Commissione
del Consiglio Superiore della Magistratura che dovrà essere ratificato dal plenum

ROMA - Il Csm reagisce ai ripeturi pronunciamenti di discredito, da parte di Silvio Berlusconi, nei confronti dei giudici e dice: "Episodi di denigrazione e di condizionamento della magistratura e di singoli magistrati" sono "del tutto inaccettabili" perchè cosi si mette "a rischio l'equilibrio stesso tra poteri e ordini dello Stato, sul quale è fondato l'ordinamento democratico di questo Paese". E' quanto scrive la Prima Commissione del Csm nella pratica a tutela di diversi magistrati accusati da Silvio Berlusconi di agire per finalità politiche.

Il giudizio unanime. Il documento, approvato all'unanimità e che sarà discusso domani pomeriggio dal plenum, contiene anche un "un pressante appello a tutte le Istituzioni perché, sia ristabilito un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura, che è condizione imprescindibile di un'ordinata vita democratica". La pratica aperta in Commissione si è arricchita di mese in mese dei vari attacchi del premier alle varie toghe, da quelle del processo Mills a quelle di Napoli e Milano.

Delegittimati. "L'assunto di una magistratura requirente e giudicante che persegue finalità diverse da quelle sue proprie e, per di più, volte a sovvertire l'assetto istituzionale democraticamente voluto dai cittadini costituisce la più grave delle accuse - scrive la Commissione - ed integra, anche per il livello istituzionale da cui tali affermazioni provengono, una obiettiva e incisiva delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati".

Rispetto tra organi istituzionali. E il "discredito" gettato "sulla funzione giudiziaria nel suo complesso e sui singoli magistrati", può produrre, "oggettivamente, nell'opinione pubblica la convinzione che la magistratura non svolga la funzione di garanzia che le è propria, così determinando una grave lesione del prestigio e dell'indipendente esercizio della giurisdizione". Facendo proprie le preoccupazioni espresse in più occasioni dal Capo dello Stato, da ultimo nella sua lettera al vice presidente del Csm, i consiglieri affermano che per affrontare "serenamente le auspicate riforme in tema di giustizia è necessario il rispetto tra gli organi Istituzionali, che devono contribuire a garantire un clima sereno e costruttivo".


Episodi che non devono ripetersi. "Non è ammissibile una delegittimazione di una Istituzione nei confronti dell'altra, pena - avverte la Commissione - la caduta di credibilità dell'intero assetto costituzionale". Ed "è indispensabile che non si ripetano episodi di denigrazione e di condizionamento della magistratura e di singoli magistrati", perché "lo spirito di leale collaborazione Istituzionale - implica necessariamente che nessun organo Istituzionale denigri liberamente altra funzione di rilevanza costituzionale".

Il silenzio dei "Pm comunisti". Le toghe accusate da Berlusconi hanno dimostrato "la compostezza del corpo giudiziario, in generale, e dei singoli magistrati. Giudici che hanno continuato a svolgere in silenzio il proprio dovere, senza replicare alle generiche ed ingiuste accuse", nei loro confronti. In particolare, i consiglieri si riferiscono ad accuse precise: quella di "pm comunisti" fatta dal premier durante la trasmissione Ballarò o quella di "Pm talebani" fatta all'indomani della pronuncia della Cassazione sul caso Mills. E tra le altre, le accuse formulate in occasione del congresso del Partito Popolare europeo di Bonn, quando il premier parlò di un partito dei giudici nella sinistra, attaccando la Corte costituzionale. E ancora la definizione di "plotone di esecuzione" destinata ai giudici di Milano.



(09 marzo 2010) da Repubblica.it

06 marzo 2010

UN’AGONIA LENTA E COSTANTE

Ora abbiamo, finalmente, il primo Decreto Legge interpretativo condiviso, scritto e approvato dal Consiglio dei ministri e sottoscritto dal Presidente della Repubblica: un atto dovuto viste le strette e continue consultazioni tra Palazzo Chigi e il Quirinale.
A questo decreto ne seguiranno altri, per interpretare correttamente le leggi che cittadini e magistratura finora hanno disatteso o misconosciuto nella loro sostanza ideale, anche se non scritta.
Grazie, signor Presidente della Repubblica Interpretativa per aver firmato (ma come poteva non farlo!) il decreto salvavita. Grazie per avere dato un vero esempio di collaborazione tra le istituzioni. Grazie per tutti i suoi consigli e i suoi interventi nell’agone politico che molto spesso sono stati fraintesi. Grazie, signor Presidente, perché, nel suo ruolo di super partes e di rappresentanza di tutti gli Italiani, quasi giornalmente ci indica la strada da seguire.
Da un sottobosco (o bosco?) politico litigioso, fatto di comunisti e sfascisti, è emerso chiaramente chi vuole bene veramente l’Italia, l’Italia delle regole da interpretare dopo averle scritte e averle per anni rispettate, l’Italia del fare ma anche del disfare, l’Italia dei tanti scudi non solo fiscali, l’Italia del dissesto idrogeologico e del ponte di Messina, l’Italia delle toghe rosse e della Corte Costituzionale che in un delirio di onnipotenza sentenzia sul lodo Alfano senza considerare l’esigente di governo del Presidente del Consiglio, l’Italia delle morti bianche causate dalle distrazioni dei lavoratori, l’Italia, l’Italia dei processi infiniti e dalle prescrizioni brevi, l’Italia delle assoluzioni scambiate per prescrizioni, l’Italia della par condicio subita, ancora oggi, dal partito di maggioranza relativa che avrebbe senz’altro diritto a uno spazio proporzionale ai voti presi, l’Italia delle tangenti scambiate per tangenziali, l’Italia senza disoccupati e con la cassa integrazione ai minimi storici, l’Italia, l’Italia dei “coglioni” e dei “fannulloni”.
Viva l’Italia! Viva l’Italia! Viva l’Italia!
Non voglio parlare dei contenuti del Decreto condiviso dai “2 Presidenti 2“. Voglio dire, innanzitutto, che non spetta al potere esecutivo dare la giusta interpretazione delle leggi dopo anni di univoca interpretazione e per di più in un’occasione che dimostra la partigianeria dell’Esecutivo (ripescaggio di liste e candidati del Pdl).
La firma del Decreto ha “decretato”, con un atto bilaterale e senza il concorso dell’opposizione (meno male), che pur rappresenta una parte consistente del Paese, la fine dello Stato di Diritto.
Le tante picconate, magistratura, informazione, diritti costituzionali non riconosciuti, intercettazioni da eliminare, leggi ad personam…, sono stati interventi soft per nascondere il regime che oggi viene fuori.
Gli inciuci dentro e fuori dei palazzi delle istituzioni, come i continui ricatti, hanno sicuramente avuto un peso determinante, hanno tracciato la via.
Siamo caduti in un pantano che ancora non si è trasformato in sabbie mobili, ma, attenti, basta una semplice pioggia….
È giunto il momento che l’opposizione unita faccia sentire con forza tutto il suo dissenso, con tutti gli strumenti che la democrazia legittimamente e mette loro a disposizione per salvare le istituzioni dal degrado in cui stanno precipitando. Devono farlo per dare un futuro di speranza ai nostri figli.

23 gennaio 2010

CHI NON VUOLE IL “PROCESSO BREVE”?

Io penso che tutti in Italia vogliano il processo breve. Tutti desiderano che il processo si concluda con una sentenza che stabilisca la colpevolezza o l’assoluzione dell’imputato e che la certezza della pena investa il cittadino qualsiasi e il potente, realizzando la famosa formula costituzionale secondo la quale “la legge è uguale per tutti”.
Il contrario è una mistificazione, che serve a nascondere che la legge non è uguale per tutti.
Stabilita, quindi, la legittimità di una giustizia rapida, quanto basta, comunque, per accertare i fatti e non lasciare impuniti i reati, è necessario che l’imputato, fino a sentenza definitiva presunto innocente, accetti di essere giudicato secondo la legge, dimostrando la sua innocenza, senza cercare cavilli e strumentalizzazioni perché la delegittimazione è come le ciliegie, una tira l’altra e poi arriva…il mal di pancia.
Dove sta, allora, il quid? Cosa c’è che non va?
La risposta è semplice: non va la “norma transitoria”, che rende alcuni imputati, più uguali di altri e, stabilendo una data retroattiva per l’applicazione della legge, estingue reati gravissimi e mortifica l’attesa di giustizia di quanti li hanno subiti.
È sulla norma transitoria che si dovrebbe incentrare il dibattito, cari Bersani e Casini!
I cittadini coinvolti in processi come quello della Parmalat o della Thyssen o relative alle tante morti sul lavoro devono essere informati, devono sapere chi è, anzi, chi sono i responsabili di una giustizia estinta dopo anni di attesa.
Le opposizioni hanno il compito, direi la responsabilità, di informare, di usare tutti i mezzi leciti per informare i cittadini.
La norma transitoria recita che il giudice dichiara il “non doversi procedere per estinzione” del processo se sono decorsi due anni da quando il pm ha avviato l’azione penale e se non è stato ancora definito il primo grado di giudizio. Tutti i processi per i reati commessi prima del 2 Maggio 2006 e puniti con pena pecuniaria o fino a dieci anni di reclusione che non siano arrivati a conclusione, saranno chiusi, rimarranno, insomma, senza sentenza, perché la norma sarà retroattiva.
Il processo sui diritti tv Mediaset che nasce da una richiesta del 22 Aprile 2005 e il processo Mills da una del 10 Marzo 2006 saranno estinti, come se non fossero stati mai iniziati e così il premier Berlusconi non sarà più processabile, i reati mai commessi.
La conseguenza più grave è che per salvare Berlusconi dai processi, come dice Saviano “i criminali se la caveranno e a pagare saranno chi aspetta giustizia Un Parlamento dignitoso e rispettoso dei cittadini e delle regole costituzionali Dovrebbe dire: “ ecco questa legge”, con tutti i suoi limiti ma fatta nell’interesse dei cittadini e per evitare ogni dubbio, “entrerà in vigore da domani a partire dai nuovi processi, non ha valore retroattivo”.
Purtroppo, non è così! Avrà valore retroattivo e devastante per l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e per la stessa democrazia se passerà la “norma” secondo la quale ogni governo agirà come una oligarchia. E sempre pro domo sua.
L’opposizione deve fare emergere questa verità, se no sarà essa stessa complice di Berlusconi e della sciagurata maggioranza che guida il nostro Paese. Ci riuscirà o sarà il dalemiano inciucio, fondato sulla balla della differenza di seggi in parlamento? Le forme di lotta civile sono tante: per esempio, una grande manifestazione davanti Montecitorio con la presenza di tutti gli eletti dell’opposizione e di tutti i cittadini che, a causa della norma transitoria retroattiva, non avranno giustizia.
Il presidente della Camera Fini, diventato il paladino dell’opposizione, sembra essersi riallineato. Lo fa sempre con tempistica cronometrica. È sempre il cofondatore del Pdl, con la libertà di esternare ma col dovere di ubbidire alle ragioni del capo.
Ha dichiarato che il senato ha modificato in meglio il testo della legge e la finanziaria ha previsto lo stanziamento necessario alla sua operatività. Considerando che “anche la Camera potrebbe apportare altre modifiche” consiglia di “dare il giudizio solo alla fine dell’iter parlamentare”.
Chi ha orecchie da intendere, intenda!
L’opposizione deve fare da sola, senza inciuci, nella chiarezza più assoluta e nel rispetto dei suoi elettori, ma anche degli elettori di centro destra che saranno ingannati dalla pubblicità mediatica.

21 gennaio 2010

CRAXI, ALCUNE CONSIDERAZIONI

Sono stato un convinto militante socialista, ricoprendo incarichi di dirigenza. Lo sono ancora e, anche se non più militante, credo ancora nella necessità che la nostra società, oggi più di ieri, abbia bisogno di “socialismo”, di quel socialismo di Turati, di Kuliscioff, di Brodolini, di Giugni, di Nenni, di Pertini… di Craxi…si, del Craxi che parlava di vecchie e “nuove povertà”. L’altro Craxi, quello che ha normalizzato il partito, tacitando le correnti o il “dissenso” interno in nome della governabilità, che permise a molti opportunisti di salire sul carro, allora, del vincitore, che da Presidente del Consiglio dimenticò le “grandi riforme”, che, infine, confessò in parlamento le tangenti prese chiamando a correi gli altri partiti, per la verità non immuni, forse ingannato dalla convinzione “tutti colpevoli nessun colpevole”, rappresenta la linea di demarcazione oltre la quale in Italia il socialismo spense la sua forza riformatrice, finì di esistere.
Piange il cuore costatare come del gran partito ideologico, intendo un partito portatore d’ideologie che avevano avuto al centro l’uomo come soggetto attivo e che aveva prodotto grandi riforme (la sanità pubblica o la riforma scolastica) e lo “Statuto dei Lavoratori”, sia rimasta la cenere… non si sia salvato nulla. Il partito delle tangenti, come abbiamo visto dichiarate in Parlamento, ecco il paradosso, è stato sciolto per fallimento!
Distrutto il tempio arriva la diaspora e, quindi, i vari tentativi di rinascita, inventando le collocazioni più disparate, forse più rivolte a segnare un orticello personale che ad indicare grandi strade. “Primum vivere deinde philosofari” è stato il motto degli “onorevoli” socialisti: alcuni hanno cambiato casacca indipendentemente dalle affinità ideologiche, pur se ancor sostengono si essere rimasti socialisti … nel cuore, altri hanno fondato mini partiti vittime di scissioni. Il caso più emblematico riguarda il “Nuovo Psi” fedele alleato del Pdl e della Lega, che, da uno (meno dell’uno per cento dei voti), è riuscito a dividersi in tre.
Quello che più mortifica è la rilevante presenza di vecchi big nel Pdl con alti incarichi dirigenziali e ministeriali. Per l’amor di Dio, ognuno è libero di scegliere come realizzarsi…una, due volte, tre…che importa … primum esistere…la verità è che del philosophari è rimasta solo la speculazione domestica.
Volevo parlare del tentativo di riabilitazione di Craxi. Non si parla e non si scrive d’altro: giornali, interviste, editoriali, talk-show riempiono tutti i contenitori dell’informazione. Tutto è passato, ad arte, sotto silenzio, come se le leggi ad personam, processo breve e legittimo impedimento, siano una normale routine e non una picconata alle istituzioni (dove sei Bersani? Devi scendere in piazza, quando il parlamento non è più un luogo di confronto corretto, parlare ai cittadini…non preparare l’inciucio sotto…mentite spoglie).
È morto da latitante o da esiliato; ha subito l’ingiustizia di giudici complottisti o ha commesso realmente i reati per cui è stato condannato anche in appello; è stato un grande statista o un normale politico di tradizione italiana che, arrivato al potere, ha dimenticato le grandi riforme, oltre alla cancellazione della scala mobile, al voto palese in parlamento, al nuovo concordato o a Sigonella (lasciamo stare come fu usata dagli americani la stessa base alcuni mesi dopo)?
Certo, non è facile, oggi dare risposte soddisfacenti o per innalzarlo ad eroe e vittima o per definirlo tout court un delinquente. Sarà la storia, quella vera, a dare un responso e, come sappiamo, la storia ha un cammino molto lento come riconobbe il nostro Manzoni che a proposito di Napoleone ebbe a scrivere: “Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza”.
Veniamo ad alcune considerazioni che giudico legittime:
- Il Pdl, il partito con la presenza più consistente di ex socialisti, come ben sappiamo ha un pantheon di padri illustri vuoto, senza riferimenti culturali. I diversi tentativi di colmare la vistosa lacuna non hanno portato a nulla: una volta De Gasperi, un’altra Calamandrei, ora Craxi, valorizzato molto più come vittima dei giudici che come politico, tanto che la figlia Stefania, vice ministro degli esteri dell’attuale governo, ha dichiarato, dando legittimità ad entrambi che la politica del padre è continuata da Berlusconi che, come è facile intuire, siederà alla destra, come padre fondatore.
- Non è strano che la famiglia, in primis, voglia riabilitarne la memoria. Quale figlio, o figlia o moglie non farebbe un tale percorso? L’amore dei familiari va al di là di ogni giudizio “di parte”, è il giudizio del cuore. Stefania, Bobo, la signora Anna, hanno il diritto, anzi, credo, il dovere di percorrere tutte le strade, che un cittadino che ha vissuto nello stesso periodo storico e che ha respiratolo stesso clima politico non può, per ovvi motivi legati all’appartenenza politica o di “casta”, ma sempre di parte.
- Un leader della levatura di Craxi, anche nel suo periodo di massima popolarità, ha suscitato almeno due sentimenti opposti: uno di grande solidarietà e l’altro di grande opposizione, anche di barbarie se si pensa alle monetine che gli vennero lanciate. Due sentimenti e due conseguenze che non troveranno mai un punto di contatto, specie se a rinfocolare il primo sarà la nostalgia e il secondo il rancore. Anche in questo caso è giusto ricordare che il giudizio storico non ammette il sentimento come unità di misura. Rimane, comunque, giustificato il sentimento di solidarietà che spinge coloro che si definiscono “craxiani di ferro” a cercarne la rivalutazione.
- Anche l’informazione, come si nota, ha espresso due posizioni, in relazioni ai suoi riferimenti politici o alle documentazioni di cui è in possesso o, in alcuni casi, in base a preconcetti personali del giornalista o dell’editore. Sappiamo come in Italia è ridotta l’informazione e come viene usata.
Le posizione espresse, anche se non condivisibili, sono legittime. Perdono però la loro legittimità quando, per difendere qualcuno si attaccano, delegittimandole, le istituzioni statuali, quando si sottolineano le positività, nascondendo le negatività (le luci ed ombre di cui parla il presidente Napolitano), quando si strumentalizzano le situazioni perché un terzo ne tragga un vantaggio.
La storia, forse per alcune categorie lenta, deve avere tutto il tempo necessario per dare la sua risposta, non deve lasciarsi vincere dalla premura.

20 gennaio 2010

Schifaxi

di Marco Travaglio
Ieri abbiamo provato un sincero moto di
solidarietà per Cesare Previti e per la buonanima
di Bottino Craxi. Del primo, che tanto ha fatto per
la causa berlusconiana comprando giudici,
affrontando processi, subendo condanne, subendo
l’onta del carcere e dei domiciliari senza neppure
fuggire all’estero come i veri statisti, nessuno si ricorda
più. Nemmeno una fugace riabilitazione, un vicoletto
alla Magliana, un messaggino del capo dello Stato. Anzi,
una mazzata della Corte europea che ha giudicato
“eque” le sue condanne, inflitte dallo stesso Tribunale
di Milano che, secondo il capo dello Stato, riservò a
Craxi un processo iniquo. Quanto a Bottino, si può anzi
si deve pensarne tutto il male possibile. Ma non che
meriti di esser commemorato da Schifani: questo no,
questo è troppo anche per lui. Farlo ricordare da un ex
autista, già principe del foro del recupero crediti, per
giunta alla presenza di Del Turco e Sgarbi, denota un
accanimento inaccettabile, anzi – come direbbe
qualcuno – “una durezza senza eguali”. Un estremo
oltraggio che non auguriamo nemmeno al nostro
peggior nemico. Del resto di estremi oltraggi il povero
Bottino ne sta subendo parecchi: se l’altro giorno
avesse potuto balzare fuori dalla tomba di Hammamet,
non osiamo immaginare che ne sarebbe stato di
Fabrizio Cicchitto, proteso verso il tumulo a
pontificare nella certezza che l’illustre inquilino non
potesse più parlare. L’incappucciato piduista,
ultimamente in borghese, ha poi traslocato dal
cimitero tunisino a quello di Vespa. E lì s’è ritrovato di
fronte, sia pure in un’intervista registrata 14 anni fa con
Vespa, il Craxi autentico, che parlava con la massima
naturalezza dei conti esteri del Psi e non solo. Era un
Vespa inedito, quello modello 1996: un insetto
superaccessoriato, con molti più nei e molte più
domande di oggi. Pareva quasi un giornalista. Mostrava
financo di conoscere qualche fatto. E chiedeva conto
dei conti, dei prestanomi personali Tradati e Raggio del
tutto estranei al partito, delle ruberie, degli
arricchimenti. Parlava di Tangentopoli citando le
tangenti: roba da matti, oggi infatti ha smesso. Craxi
provava a giustificarsi con la scusa dei “costi esorbitanti
dei partiti” e della “legge ipocrita sul finanziamento
p u bbl i c o ” e l’insetto l’incalzava: “Perché non l’ave t e
cambiata? Che dovevano fare i giudici, visto che
violavate le vostre leggi? Possibile che decine di giudici
si siano messi d’accordo per perseguitarla”. In studio,
sconvolto, Cicchitto rinunciava alla litania sulla
persecuzione dell’innocente, visto che l’innocente
aveva appena confessato tutto. E, uscito fuori copione,
delirava: “Perché Craxi è stato condannato e Occhetto
e Scalfaro no?”. L’idea che Occhetto e Scalfaro non
rubassero, non si facessero portare le mazzette sul
letto, non avessero conti personali in Svizzera per
comprarsi case e aerei privati o regalare ville e alberghi
al fratello e all’amante, non lo sfiora. Per lui, vero
garantista, la giustizia giusta deve condannare tutti i
politici a prescindere dai reati e dalle prove, oppure
assolverli tutti. C’era anche il piccolo Bobo, ma quando
il dipietrista Donadi gli ha ricordato i versamenti che
papà faceva per lui dai conti delle tangenti (80 milioni
per affittargli un villino a Saint Tropez) è letteralmente
evaporato. E c’era pure Nick Latorre che, nonostante la
faccia e le intercettazioni Unipol, i vertici del Pd
continuano a mandare in tv per perdere qualche altro
voto. Pure lui, come tutti i politici della casta che
partecipano alla beatificazione di San Bottino,
lacrimava sincera sofferenza per la grave ingiustizia
subìta da Craxi visto che rubavano tutti. Questa gente
non si rende nemmeno conto del danno che fa
innanzitutto a se stessa. Vedendo un politico che
piange per le condanne di un ladro reo confesso e dice
che erano tutti come lui, qualcuno potrebbe porsi una
domanda semplice semplice: scusa, tesoro, ma hai
rubato anche tu?

tratto da Il fatto del 20/01/2010

L'ombra dell'incostituzionalità sull'euforia del Pdl

Berlusconi vuole la legge sul processo breve a febbraio
"Napolitano me la firmerà di certo". Ma i finiani frenano

di LIANA MILELLA

Gasati. Convinti di farcela. Incuranti delle avvisaglie e degli ostacoli. Sicuri di loro stessi. Dal grande capo, ai luogotenenti. Berlusconi si vanta: "Napolitano? Tranquilli. So per certo che il processo breve me lo firma". Ma dai finiani e dal Quirinale spira già il forte vento dell'incostituzionalità. Volutamente inascoltato nel giorno del successo al Senato, messo accuratamente da parte. Per 48 ore meglio illudersi che tutto filerà liscio. Ecco che Giacomo Caliendo, l'ex toga di Unicost passata con il Cavaliere e sottosegretario super attivo alla Giustizia, alle due esce dall'aula di palazzo Madama e sornione prevede: "'Sto processo breve, a metà febbraio, possiamo averlo approvato alla Camera". Esattamente la stessa affermazione fatta dal capo del governo con i suoi collaboratori coi quali s'è detto convinto che il processo breve può essere legge per la metà del prossimo mese. Due stanze più in là il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello dice soddisfatto: "Tutto ci favorisce: Napolitano su Craxi, il Pd che vira sull'immunità ed era favorevole pure al decreto-Consulta, i voti segreti in aula convergenti con noi, siamo sulla strada giusta".

Alla Camera i berluscones già si apprestano a gestire, fatto mai visto, ben due leggi ad personam contemporaneamente, il legittimo impedimento e il processo breve, con l'intento di "regalare" al premier la sorpresa della corsa tranquilla verso le regionali.
Ma la brutta sorpresa è già dietro l'angolo. Ben materializzata. E potente nei suoi effetti. Il processo breve, nella nuova versione tutta decisa ad Arcore, non piace per niente ai finiani. E così com'è stato votato ieri al Senato, quel disegno di legge è indigesto anche per il Quirinale. Ufficialmente, non trapela un fiato. L'unica ammissione è questa: "Come sempre, i tecnici stanno studiando". Ma i dubbi degli esperti giuridici del Colle e quelli dei finiani ancora una volta, com'è avvenuto per le intercettazioni e per la norma blocca processi, convergono. Tre capitoli da declinare: le disposizioni transitorie che salvano Berlusconi da Mills e Mediaset, ma affondano altre migliaia di dibattimenti, il processo corto per la Corte dei conti e per le persone giuridiche.

I finiani ne fanno questione sia politica sia tecnica. Loro avevano esaminato un ddl differente, su cui già avevano espresso dei dubbi. Poi tutto è cambiato. E Fini non è stato avvisato per tempo. A casa del premier ne hanno discusso Niccolò Ghedini, Angelino Alfano, il relatore Giuseppe Valentino, il leghista Roberto Castelli. Pronti a dire che Valentino è uomo di Fini. Ma se così era in passato, oggi non è più. Tant'è che il presidente della Camera si è lamentato perfino con lo stesso Berlusconi nell'ultimo incontro. "Silvio, quel testo è incostituzionale" gli ha detto. Ma lui non gli ha dato peso.

Il premier ha volutamente ignorato l'avvertimento di Fini e i boatos che nel frattempo gli sono giunti dal Colle. Al punto che ancora ieri, a chi gli metteva sotto gli occhi il rischio di una bocciatura dall'alto, lui rispondeva con noncuranza con quel "state tranquilli". E invece tutto lascia intendere che il cammino futuro del processo breve è irto di trappole. Se ai finiani non piace affatto un rito corto allargato anche ai reati erariali, in quanto non se ne vede affatto il bisogno e c'è il rischio che lo Stato arrechi un danno a se stesso, e il risvolto penale sulle persone giuridiche, il Colle si concentra soprattutto sulle conseguenze della norma transitoria. La contraddizione che sconfina nell'incostituzionalità è evidente: fulminare i processi per reati commessi prima del maggio 2006, già coperti dall'indulto, equivale di fatto a un'amnistia, che però non sarà votata in Parlamento con i due terzi.

Ma il Cavaliere pensa ad altro. Con Ghedini e Alfano lavora per incassare subito il legittimo impedimento e costruire al più presto, per questa legge ponte, il necessario approdo costituzionale. Qui entra in scena il Pd e il tam tam dell'immunità. Spiegano gli uomini del premier: "Stiamo aprendo dei varchi al loro interno. Sono divisi, molti sono favorevoli allo scudo per tutti. Alla fine però, proprio per non spaccarsi, per uscirne uniti, ripiegheranno su un nuovo lodo costituzionale per le alte cariche. E noi, in un anno, avremo definitivamente risolto il problema non solo per gli attuali, ma anche per gli eventuali processi a venire".

da Repubblica.it del 20/01/2010

19 gennaio 2010

Una legge ad personam anche per me

di Totò Riina*

Egregio dottor Massimo Fini, le chiedo scusa se mi permetto di rivolgermi a Lei, ma, benché io sia notoriamente religioso e credente, non so più a che santo votarmi. Da anni, anzi da decenni, sono vittima di un "racket dell’odio" che vede uniti certi settori di una magistratura deviata e si può dire l’intera stampa nazionale. Sono oggetto di un "accanimento giudiziario" che non ha precedenti né paralleli nella storia del nostro paese: centinaia di perquisizioni, anche nelle abitazioni dei miei familiari, decine di rinvii a giudizio, di processi, di sentenze senza che potessi beneficiare, almeno una volta, di quella prescrizione che, come Lei certamente sa, oggi non si nega a nessuno.

I magistrati, che quando non sono corrotti sono "antropologicamente dei pazzi" (solo a un individuo che ha delle turbe, probabilmente di origine sessuale, può venire in mente di fare un mestiere che consiste nell’andare a ficcare il naso nei fatti altrui) e i media non hanno avuto riguardo nemmeno per mio figlio, Salvatore, che è un bravissimo ragazzo, che ha fatto studi regolari e si è laureato brillantemente.

Non pretendo che sia nominato sottosegretario agli Esteri, come è accaduto a rampolli di personaggi che più o meno si trovano penalmente nella mia situazione e che oggi vengono doverosamente onorati, ma perlomeno che sia lasciato in pace.

Non intendo, egregio dottor Fini, a differenza di altri, occultare le mie responsabilità. Qui, dalle mie parti, quando ero una persona stimata, rispettata e, diciamolo pure, temuta da tutti (del resto sono convinto che col tempo, che è galantuomo, sarò ricordato dagli amici, e forse anche dai nemici, come un uomo buono) ho chiesto a imprenditori e commercianti quello che da noi si chiama "il pizzo" e al nord "tangente".

Per la verità non l’ho mai fatto direttamente, alla bisogna provvedevano i miei amici. Potrei quindi anch’io trincerarmi dietro l’argomento che il "non poteva non sapere" è un teorema indegno di uno Stato di diritto. Ma non intendo spingermi fino a questo punto, sarebbe contrario alla mia coscienza morale e al patto di fedeltà che mi lega agli amici. Sapevo, dunque. Ma quanti importanti uomini politici del nord che riscuotevano il "pizzo", pardon la tangente, si sono salvati mentendo, affermando che non sapevano nulla di quanto accadeva all’interno della loro organizzazione? Che il loro errore era stato solo quello di fidarsi di persone sbagliate? Per me invece questa giustificazione non è stata mai ritenuta valida.

La solita discriminazione ai danni del Mezzogiorno. Aggiungo che non ho cercato di corrompere testimoni in giudizio, che non ho reso falsa testimonianza , che non sono mai stato iscritto alla P2, un’organizzazione peraltro di ciarlatani e di carrieristi ben lontana, mi consenta di dirlo, dal rigore e dalla serietà della mia. Per me sarebbe stata una retrocessione. Infine, benché inseguito da infiniti mandati di cattura, non sono mai scappato dal mio paese. Lo amo troppo, per quanto si sia dimostrato così ingiusto con me.

Lei dice: e gli assassinii? Eh no, io qui mi indigno, mi indigno veramente, sono cose di cui non voglio più nemmeno sentir parlare. Accuse fondate sul niente se non su pregiudizi nei miei confronti, senza lo straccio di una prova che non siano le parole di "pentiti", di infami, di assassini pronti a tutto pur di sfuggire alla galera. I veri "uomini d’onore", quelli che, come me, hanno una parola sola, non mi hanno mai accusato di nulla del genere. Hanno tenuto la bocca chiusa.

Il "racket dell’odio" mi accusa anche di aver accumulato enormi ricchezze. Ma tutti hanno potuto vedere in che razza di fetido tugurio, privo di qualsiasi comodità, vivevo quando sono stato ingiustamente arrestato.

Egregio dottor Fini sono vissuto povero e morirò povero. I miei soldi li ho sempre versati all’organizzazione. Dalla mia attività non ho mai tratto guadagni personali. Non ho mai avuto case a New York. Non pretendo per questo che ministri della Repubblica vengano a rendere omaggio alla mia tomba quando sarò morto. Ma che sia riconosciuta la mia onestà personale, questo sì. È un mio diritto.

Le porgo i miei più deferenti saluti.

*testo di fantasia ma verosimile di Massimo Fini

Da Il Fatto Quotidiano del 19 gen

12 gennaio 2010

DAL Pdl AL PdApL, una gestazione lunga meno di un mese

Dalle prime dichiarazioni di Berlusconi e dei suoi più stretti collaboratori, dopo il rientro dalle vacanze di Natale, è evidente che il Partito dell’Amore, già Pdl, invece di espandersi all’esterno, si è rigirato su se stesso, divenendo il PdApL (Partito dell’Amore per Lui).
E lui, l’oggetto (ma anche soggetto) di tanto amore sembra diventato più altruista.
Le leggi sulla giustizia che lo riguardano, per carità riguardano anche migliaia di cittadini (se ciò non è altruismo e solidarietà…dite voi cos’è?), non saranno più leggi ad personam, ma leggi ad libertatem…
- Sicuramente la sua “libertatem”, interviene il mio vecchio amico.
- Che dici! Può darsi che maliziosi e comunisti, vedano in queste priorità di governo uno strumento per salvaguardare la sua libertà di non comparire in un tribunale…ma non è così. Seguimi! Il suo illuminato avvocato e onorevole Ghedini, infatti, estende il “processo breve” alle persone giuridiche. Così, anche il decreto 231 che regola le responsabilità amministrative delle società ricadrà nell’ambito del processo breve.
- Ecco il trucco, s’intromette il mio amico. Le società che fanno capo a Berlusconi, quindi, godranno…
- È solo un caso. Sei tu che non capisci. Lasciami dire. Dalla borsa dell’avvocato Ghedini uscirà un Decreto di sospensione di tre mesi dei processi a carico del premier (Mills, Mediaset), sfruttando la sentenza 333 della Consulta che considera una lesione del diritto alla difesa non aver dato all’imputato che, a dibattito aperto, abbia subito delle nuove contestazioni, la possibilità di scegliere il rito abbreviato.
- Sembra inverosimile, rimarca il mio amico, che un giudice, Giuseppe Frigo, fresco di nomina alla Consulta per conto del centro destra, abbia scritto tale sentenza, solo il 14 dicembre 2009, dando la possibilità al premier di poterne usufruire. Io sono sicuro che il giudice non abbia tenuto nell’ambito della sua funzione del fatto d’essere stato nominato dalla maggioranza di centro destra. La stessa cosa non è successa per la bocciatura del lodo Alfano. Due pesi e due misure?
- Tu sei un malpensante. Berlusconi è un cittadino come tutti e ha il diritto di usufruire delle norme di legge che, mettitelo bene in testa, è “uguale per tutti”. Il Presidente della Repubblica ne verificherà i criteri di necessità e urgenza e lo firmerà. Non può non tener conto di una sentenza della Corte Costituzionale! A Marzo, poi, ci saranno le elezioni regionali e il premier deve essere libero di poter partecipare di persona alla campagna elettorale.
- È chiaro che sei di parte. Io credo giusto che il premier faccia campagna elettorale, che sponsorizzi la proposta della riforma fiscale con relativa riduzione a due aliquote fiscale al 23 e al 33.
- Ma è dal 1994 che ne parla e mai l’ha realizzata. Come farà a realizzarla entro quest’anno se abbiamo un deficit di bilancio di 1.800 miliardi? È, come sempre, il solito specchietto delle allodole onde attirare gli elettori. Il dibattito che si aprirà, farà passare sotto silenzio la grave situazione economica in cui versa l’Italia, col potere d’acquisto degli stipendi che è calato dell’1,6 % e che per i pensionati al minimo e per le famiglie a rischio di povertà relativa, supera il 3 %.
- Troppo pessimismo, caro amico, dobbiamo abituarci a guardare il futuro con ottimismo…
- …mentre la disoccupazione aumenta e la libertà di restringe.
- Tutto parto di una mente malata come la tua.
Rosario, gli immigrati, il tessuto sociale dilatato, quasi a pezzi, la fiducia nelle istituzioni ridotta al minimo, la xenofobia sempre più alimentata da dichiarazioni di politici irresponsabili, lo sfruttamento dei lavoratori ridotti a schiavi, le cosiddette morti bianche… ma la priorità è il processo breve, il lodo-ter costituzionale… la serenità per il premier e poi tutto scorrerà liscio verso il buon governo.
Staremmo tutti meglio… specialmente se qualcuno penserà per noi, se mangerà per noi, se ci dirà come vestirci, quali libri leggere e quali giornali… per la Tv basta oscurare Rai 3.