04 aprile 2008

I SINDACATI CAUSA DEL FALLIMENTO

La vicenda Alitalia, ma come questa tante altre, ha dimostrato la pochezza del movimento sindacale italiano che, come ho scritto nel mio post del primo d’Aprile, “vivono in una torre d’avorio, lontani dall’Europa e dal resto del mondo…aggrappati ai loro privilegi e interessi …non difendono più né i salari né la dignità dei lavoratori”.
Nove sigle sindacali per ventimila dipendenti, ognuna chiusa alle altre a difesa del proprio recinto.
Hanno voluto tirare troppo una corda molto sfilacciata, pensando di trattare con il governo di turno pronto a cedere per ovvie ragioni clientelari, e la corda si è rotta. All’ennesima richiesta monsieur Spinetta ha tolto…la spina, lasciando i signori sindacalisti col moccolo e con la grave responsabilità di un futuro segnato dal fallimento dell’azienda, con l’inevitabile perdita di un numero elevato di posti di lavoro.
Invece di trattare per il bene dell’azienda, mettendo sul piatto anche l’eventualità dolorosa dei licenziamenti hanno rilanciato, costringendo Air France a troncare la trattativa.
Si parla, ora, di retromarcia dei sindacati. Ritornare sui propri passi è indice di maturità e di ragionevolezza, ma non per “questi” sindacati che hanno cambiato atteggiamento sia a causa della sempre più forte pressione della base, che, prevedendo ancora più gravi conseguenze occupazionali, non vuole il commissariamento dell’azienda, sia per la mancanza della famigerata “cordata” d’imprenditori italiani, sicuramente pronti, come sempre, a partecipare ad un’azione di sciacallaggio non di salvataggio mettendo a rischio i “sudati” soldi.
Il leader del Pdl, che tanto si è prodigato per far fallire la trattativa (italianità dell’azienda, cordata, umilianti condizioni poste da Air France, Malpensa…), sembra scomparso, così come i suoi numerosi e saputelli epigoni.
Il titolo in borsa, tra alti bassi, è stato bloccato fino a martedì, il presidente dell’Alitalia si è dimesso, le prenotazioni sembra siano crollate del 40%, e il candidato premier, come il solito, la fa franca perché le istituzioni preposte non trovano il tempo di intervenire nei suoi confronti, accusandolo magari di turbativa …ma siamo in Italia dove la legge non è uguale per tutti. O forse il suo viene considerato ancora il carro del vincitore!
P.S.: Stralcio dell’intervista al segretario dell’UIL, Angeletti (la Repubblica del 4/4/08):
- …mi sono accorto che invece di trattare i miei colleghi rilanciavano da matti.
- Alla fine della fiera è spuntata la proposta. L’Italia mette i soldi che servono e tu compri Alitalia che però resta com’é.
- …Alitalia ha tanti piloti che potrebbe permettersi il triplo di aerei…impiegati amministrativi in numero sufficiente a coprire le esigenze di dici aziende,un call center che costa due, tre volte di più di quelli equivalenti…
- …se domani si facesse un referendum tra i dipendenti Alitalia la maggioranza assoluta sarebbe favorevole al piano Air France.
Chi vuol capire capisca!

01 aprile 2008

ASTENSIONISMO O SCHEDA BIANCA

Tra dieci giorni gli Italiani si recheranno alle urne e sceglieranno il nuovo parlamento e, possibilmente, chi ci governerà. E’certo che ci sarà un nuovo parlamento, un po’ meno un nuovo governo. Grazie alla legge porcellum, infatti, è possibile un pareggio: la camera al Pdl e i suoi alleati, il senato al Pd e i suoi alleati.
A mio parere il pareggio sarebbe un risultato equo e grave: equo, in quanto nessuno dei due schieramenti che si fronteggiano per guidare il Paese godrebbe dell’approvazione degli Italiani, grave, perché, nonostante la campagna mediatica (TV e Stampa) che ha oscurato le altre forze politiche, in ciò Pdl e Pd si equivalgono, abbiamo avuto, ancora una volta, la dimostrazione che la “casta”, almeno la parte più corposa di essa, non ammette contrapposizione, mortificando il dibattito e la democrazia. Per la verità anche l’informazione continua a fare la sua parte di fiancheggiamento.
Il risultato è una democrazia drogata, una falsa democrazia, i cui pilastri, la politica e l’informazione, sembrano essersi alleati, mentre i cittadini, non sono considerati soltanto sudditi, ma, come ebbe a dire Berlusconi nella precedente campagna elettorale, “coglioni”.
Non parliamo, per carità di patria, delle altre istituzioni come l’imprenditoria e il sindacalismo.
Per questi la società non cammina. Vivono in una torre d’avorio, lontani dall’Europa e dal resto del mondo…che corre. I primi aspettano gli aiuti di stato, i secondi, aggrappati ai loro privilegi e interessi, non difendono più né i salari né la dignità dei lavoratori. Questa è un’altra storia!
La speranza è, dunque, che, toccato il fondo, questi sciacalli famelici si ridimensionino, dandoci almeno una legge elettorale più decente, che restituisca al popolo la “sovranità”, permettendogli di scegliere non solo il partito ma anche il parlamentare.
Il pareggio avvierebbe un processo catartico di portata eccezionale, al quale né la politica, né l’informazione potrebbero sottrarsi.
Certo, con una simile classe politica, c’è poco da sperare.
Al di là del voto utile, o del voto disgiunto, o dell’astensione, credo sia importante andare a votare, anche scheda bianca. Questo rappresenta più che l’astensionismo il vero segnale da dare a una classe politica imbelle e mediocre che sta conducendo il Paese al disastro.

22 marzo 2008

buone feste

La libertà
per noi, per loro,
per tutti un dono.
La virtù dei forti,
Il pane dei deboli,
la bandiera dell’animo,
la libertà,
di una vita dignitosa,
di un lavoro giocondo.
Una bandiera per mille
la libertà,
una catena spezzata,
una vita salvata,
il sorriso di un bambino,
l’abbraccio di un amico. (G.G.)


Non scorra il sangue
tra le macerie del villaggio.
Negli occhi degli orfani
non si nascondano le bombe.
Le mani non cerchino aiuto
si stringano nell’amore.
I carnefici non immolino
l’innocenza e il sorriso.
Si ribellino ai padroni
avidi di sangue e di potere.
Si liberino dal giogo del denaro
distribuiscano sorrisi.
Prendano per mano i fratelli.
Li portino nelle proprie case
che siano anche le loro. (G.G.)

21 marzo 2008

W W IL PAPA-RE, W W MONSIGNOR BETORI, W W LA NUOVA TEOCRAZIA

Finalmente papa Ratzinger ha parlato del Tibet. Dall’alto del suo prestigio, tutto italiano, ci ha fatto sapere di seguire “con grande trepidazione le notizie che in questi giorni giungono dal Tibet. Il mio cuore di Padre sente tristezza e dolore…Vi invito a unirvi a me nella preghiera. Chiediamo a Dio onnipotente…”.
Il ritardo è giustificato a causa dei tanti e importanti avvenimenti che incalzano la Santa Sede: le elezioni italiane con i defatiganti controlli sulle liste e sui programmi, nonché gli imperativi inviti sulle priorità del prossimo governo, la via crucis mediatica e spettacolare, la pasqua….Ma questi tibetani non potevano scegliere un periodo migliore, diciamo luglio o agosto, quando ormai l’Italia avrà avuto il suo governo e le feste cristiane concluso il ciclo?
“Ah, intendo: il suo cervel, Dio lo riposi, in tutt’altre faccende affaccendato, a questa roba è morto e sotterrato” (G.Giusti, Sant’Ambrogio).
Inviti, richiami, preghiere, speranze che…parole, solo parole. Nessuna presa di posizione, nessun richiamo ai potenti della terra…meglio stare sul generale…
In Italia usiamo pure la spada, come sempre, gli accattoni di sacrestia ci ascoltano, ci temono!
Monsignor Betori, l’ultimo prelato in ordine di tempo a …pontificare, oltre a sottolineare la “povertà di contenuti e la scarsa attenzione sulla scuola e sulla formazione dei giovani” dei programmi dei partiti, informa (minaccia?) che vigileranno “attentamente sulla coerenza dei politici cattolici”, candidati prima ed eletti dopo, nei riguardi di quei “valori non negoziabili” che rappresentano una serie di “no” intollerabili in uno stato laico: “no all’aborto, no all’eutanasia, difesa della vita fin dal primo concepimento, famiglia basata sul matrimonio tra un uomo e una donna”.
Se questa non è ingerenza…ditemi voi cos’è…
Perché non si dica che qualche argomento, oggetto della campagna elettorale, venga dimenticato, ecco che il monsignore vede la necessità (“il primo dovere”) di cambiare l’attuale legge elettorale “per ridare ai cittadini un reale potere di scelta”.
Ma non è finita qui. “Famiglia Cristiana” incalza. Critica sia Berlusconi sia Veltroni (par condicio) e parla di una “classe politica impreparata e rissosa”, sottolinea, infine, che “con questa classe politica sarà difficile dare una risposta alle famiglie e ad un’Italia sempre più povera”.
Penso che sono tanti gli Italiani che la pensano allo stesso modo, ma questi sono affari interni allo Stato, non deve essere certo la Chiesa a parlare come un partito politico, a dettare l’agenda: questa è pura ingerenza.
Una classe politica con un po’ d’orgoglio e di consapevolezza istituzionale avrebbe già reagito in maniera forte, ma la sacrestia ha un certo fascino e un posto in parlamento “val bene una messa”.
Avevo scritto che “la chiesa sarà la vera protagonista della campagna elettorale”.
Mi sono sbagliato e mi sento di sostituire il futuro “sarà” con il presente “è”.

20 marzo 2008

ALITALIA E IL CONFLITTO D’INTERESSE

La proposta di Air France non è stata accettata dai sindacati per gli eccessivi tagli, 2100 esuberi, di posti di lavoro. Stando alle dichiarazioni di Spinetta, il presidente di Air France, i limiti di trattativa sono inesistenti o molto limitati.
I lavoratori sono esuberi, in altre parole rami da tagliare per una buona produttività. La società dei consumi…consuma anche la dignità dell’uomo considerato una macchina produttiva: quando esaurisce il ciclo si rottama. Questo è inaccettabile!
In un momento così delicato della politica italiana, nessun partito, nessun candidato leader parla dell’uomo come fulcro del progresso della società, al centro e non ai margini della speculazione politica, come soggetto attivo, faber, Anzi c’è un tentativo, finora riuscito, di emarginarlo, di privarlo del suo diritto fondamentale di scelta responsabile dei suoi rappresentanti. Ma, questa è un’altra cosa! Sicuramente la cosa più importante! E’ la struttura della stessa società che va ripensata, il rapporto tra imprenditore e lavoratore, il criterio di solidarietà e del giusto guadagno.
Ritorniamo alla vendita dell’Alitalia, la compagnia di bandiera, ma sarebbe più logico chiamarla compagnia delle bandiere, giacché è stata da sempre considerata dai partiti delle tante bandiere un contenitore elettorale da riempire…per non parlare dei suoi…capaci manager che hanno dilapidato una ricchezza.
Accertato che nessun partito può tirarsi fuori del disastro, ci si augurerebbe che, almeno in questa fase, tutti partecipassero alla salvezza dell’azienda, mettendo da parte interessi di parte o personali.
Ma non è così perché il caimano è entrato con durezza nell’affaire: “Spinetta col mio veto dovrà rinunciare e su Alitalia possono intervenire Air-One con Banca intesa e nella cordata altri imprenditori italiani tra cui i miei figli”.
E’ impossibile non pensare al “conflitto d’interesse”…anche se i figli sono pezze e core. I nodi, esimi signori Veltroni e D’Alema, vengono sempre al pettine, salvo che questo non sia, sdentato. E il pettine della politica è molto sdentato.
Una considerazione riguarda Banca Intesa, ma potrebbe essere lo stesso per qualsiasi altra banca.
Secondo il mio modesto modo di intendere l’organizzazione della società, le banche dovrebbero svolgere il compito proprio per cui sono nate. Non possono intervenire in prima persona nell’acquisto o nel salvataggio delle aziende, coinvolgendo, come, di fatto, accade, i risparmiatori. Non possono diventare proprietari e condizionarne la ristrutturazione e, quindi, la gestione.
Il paradosso è evidente: le banche diventerebbero i veri proprietari delle aziende produttive e avrebbero diritto di vita o di morte sui lavoratori.
I partiti politici, invece di litigare su Malpensa o sull’incapacità reciproca di risolver un annoso problema, dovrebbero esprimersi, almeno per ora, su queste cose fondamentali: il ruolo delle banche sull’economia imprenditoriale e il conflitto d’interesse.

16 marzo 2008

IL TIBET INSANGUINATO

Gli scontri a Lhasa tra i dimostranti tibetani, tra cui numerosissimi e pacifici monaci, e le forze di sicurezza cinesi, hanno causato almeno una cinquantina di morti tra i manifestanti.
Sono mortificato, innanzi tutto come uomo e poi come cittadino occidentale, per una così feroce violenza verso un Paese, colpevole solo di rivendicare la sua libertà.
Non dimentichiamo che la Cina ha invaso il Tibet, uno Stato libero e sovrano, nel 1949, completando l’operazione militare nel 1950.
E l’Occidente? Allora, come adesso, si limita alla protesta… Gli interessi economici occidentali in Cina sono sacri.
Gli Stati Uniti, solo alcuni giorni fa, hanno depennato la Cina dalla “lista nera” dei Paesi responsabili del maggior numero dei diritti umani (Rapporto Annuale del Dipartimento di Stato), anche se continua a negare alla sua popolazione diritti umani e libertà di base.
Ma il Tibet è forse una colonia, come la Cecenia o il Sudan…meglio, allora, non disturbare il manovratore.
Ma il governo cinese ha dimostrato una discreta disponibilità al confronto. Ha …concesso un ultimatum: o vi consegnate spontaneamente, entro Lunedì (il tempo che una colonna, si dice, di 200 automezzi blindati raggiunga Lhasa), o sarete puniti “severamente”.
E le stelle, pardon, i potenti e meno potenti della Terra stanno a guardare!
Oggi, all’Angelus, il nostro beneamato Benedetto XVI avrà parole di solidarietà per i morti e un formale richiamo a questi benedetti cinesi che osano disturbare le elezioni in questo santo Paese.
L’Occidente deve svegliarsi dal torpore in cui è precipitato e prendere dei provvedimenti unitari e gravi nei confronti di un Paese che non ha nemmeno l’accortezza dell’ipocrisia. Tra alcuni mesi avranno inizio le Olimpiadi, assegnate alla Cina per avvicinarla al novero delle nazioni civili. Ebbene, bisogna disertarle, senza se e senza ma.
Tutti i Paesi Occidentali, dall’Unione Europea agli USA!
Perfino il falco Richard Pele, ex sottosegretario alla difesa statunitense sostiene la necessità di disertare le Olimpiadi.
Se fu possibile bombardare l’Iraq, perso che sarebbe, non solo possibile, ma necessario boicottare le Olimpiadi e sospendere gli “affari” con la Cina, che le armi di distruzione di massa li ha per davvero.
Ma l’ipocrisia occidentale non ha limiti: basta pensare alla recente visita del Dalai Lama in Italia quando, né le autorità politiche né il portatore di pace, Sua Santità Ratzinger, lo hanno ricevuto.

13 marzo 2008

LA CHIESA IMPERVERSA, VELTRONI…BEATO S’ACCONTENTA

Avevo scritto il 13 Febbraio e ribadito il 29, che “la Chiesa sarà la vera protagonista della campagna elettorale”.
Quanto emerge dalle dichiarazioni di Veltroni e del suo entourage, e quanto si legge in “la Repubblica” dell’11 Marzo, non fanno che confermare i timori di un attivismo clericale senza precedenti che dimostra se ce ne fosse bisogno l’ingerenza della Chiesa nella politica italiana e la prostrazione servile di una classe politica parassitaria e senza idee che, invece di conquistare l’elettorato con le cose da fare legate ai problemi contingenti delle famiglie, si preoccupano di ingraziarsi le fameliche gerarchie del Vaticano che hanno come unico obiettivo di riportare l’Italia all’epoca del papa-re.
L’agenda elettorale, i tempi e i contenuti sono dettati dal Vaticano. Così i partiti, se escludiamo il Partito Socialista, fanno a gara a chi darà di più, a chi meglio si prostituisce. Il primo…comandamento degli accattoni di sacrestia è non urtare la suscettibilità della CEI, di Ruini, di Betoni o di Bagnasco….
I temi sgraditi alla Chiesa sono diventati tabù. Guai a parlare dei cosiddetti DICO o della 194 come legge di civiltà, o della scuola da valorizzare. Guai, insomma, a parlare dell’affermazione dei diritti legati alla laicità dello Stato.
Ai toni intimidatori di Bertoni, Veltroni con orgogliosa dignità risponde con una telefonata giustificativa e, alfine, può dichiarare: “Io avevo già ricevuto assicurazioni dal Cardinal Bertoni” che la Conferenza dei vescovi sarebbe stata neutrale rispetto agli schieramenti.
Veltroni, quindi, si accontenta della prolusione di Bagnasco che conferma “la linea di non coinvolgimento…in una scelta di schieramento politico o di partito”, ma…c’è un ma, pregno, come li chiama Veltroni, di “sollecitazioni”.
L’aumento dei salari minimi, la difesa del potere d’acquisto delle pensioni, le iniziative per le case, la maternità, la sicurezza del posto di lavoro, sono nei programmi dei partiti e, quindi, potremmo considerarle, anche se con tanta buona volontà, come sollecitazioni.
Ma non si può accettare come sollecitazione la raccomandazione ai cattolici di “fronteggiare con determinazione il rischio di scelte politiche e legislative” in contrasto con i fondamentali principi antropologici ed etici, con particolare riguardo alla tutela della vita umana, alla tutela della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna con l’esclusione di forme d’unione diverse.
Né è meno invasivo il richiamo ad una scienza priva di limiti etici: “Quando essere umani, nello stato più debole e indifeso della loro esistenza, sono selezionati, abbandonati, uccisi o utilizzati come puro materiale biologico”.
Tutto ciò, democratico Veltroni, è inaccettabile, perché non ammette confronto dialettico, è il dictat di un’autorità oscurantista che nei secoli si è macchiata di colpe molto gravi, fino al genocidio e che oggi, solo una classe politica asservita e pavida sta facendo resuscitare.
Povera Italia! Se i padri del Risorgimento ritornassero, solo per un attimo, si pentirebbero della loro opera e ritornerebbero di corsa nelle loro tombe, delusi e mortificati.

11 marzo 2008

LA CHIESA ALL’ATTACCO, LA POITICA ARRETRA

Il cardinale Bertone, mentre si apprestava a ritornare in Italia, ancora a Baku, è entrato a gamba tesa nella politica italiana, con toni a dir poco intimidatori (con questi politici si può permettere di tutto e di più!): “Ritornando mi tufferò di nuovo anche nei problemi italiani e vedrò se i cattolici stanno emergendo a sinistra, al centro, a destra. E se i valori cristiani sono veramente supportati da un vero impegno”.
Verficherà, quindi, se “i leader dei vari schieramenti mettono in atto il rispetto promesso ai valori cristiani”.
Nessun politico, di nessuno schieramento, ha reagito ad un atto d’intromissione e d’arroganza.
Nonostante la gerarchia ecclesiastica si sia schierata apertamente con l’UDC di Casini, defensor fidei e sostenitore della famiglia (anzi, delle famiglie), gli accattoni di sacrestia hanno permesso (o hanno preteso che…) a Ruini di spalmare un pò di candidati sicuri nelle liste del PD e del PDL.
Ciò, ovviamente, permetterà una forte presenza trasversale cattolica nel parlamento, idonea a portare avanti o a fermare qualsiasi proposta riguardante i principi irrinunciabili ma oscurantisti di una chiesa tanto arrogante e chiusa quanto inetti e imbelli sono i politici nostrani, pagati profumatamente, tra l’altro, da tutti i cittadini italiani, anche da quelli che hanno bisogno di vedere regolate le loro attese in merito ai cosiddetti problemi eticamente sensibili.
Così la CEI, per bocca del suo presidente Bagnasco, ipocritamente dichiara il non coinvolgimento; ma poi, sempre con riferimento alla sua dottrina, si augura che le elezioni siano “un’occasione di crescita morale e civile”. Infine, prima di indicare le priorità del nuovo parlamento, come un vero e proprio partito politico, ricorda ai cattolici che è loro compito opporsi “al rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi, antropologici ed etici, radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo ala tutela della vita umana in tutte le su fasi”.
Non sollecitazioni, democratico Veltroni, ma pura e semplice ingerenza; non un discorso di costruttivo, vista la presenza, voglia o no, di uno stato laico, ma imperativi (comandamenti?) forti e chiari, quasi sovversivi.
Per concludere: Zapatero, democratico Veltroni, ha vinto perché, oltre alla coerenza dimostrata nel mantenere le promesse, ha avuto il coraggio di dividere la politica dall’acqua santa.
Zapatero ha dimostrato con la sua intransigenza nel difendere la laicità dello stato e il suo diritto a legiferare come stato laico, che nella cattolica Spagna, quella della “santa inquisizione”, si può fare a meno, della gerarchia ecclesiastica e che gli spagnoli sanno distinguere e scegliere per il bene dei figli.
Anche in Italia ciò sarebbe possibile, perché, ne sono convinto, gli italiani sono molto più avanti dei politici nostrani, pronti a genuflettersi per un pugno di voti, permettendo allo Stato più reazionario della Terra profonda ingerenza nella vita d’ogni cittadino.

09 marzo 2008

BOSELLI INVITA MASTELLA, UNA VERGOGNA

“Ringrazio Boselli per la sua offerta, ma non mi candido”. Una risposta che riscatta, in un certo senso, Mastella, ma non salva Boselli da una proposta improvvida e indecente.
Boselli non ha atteso nemmeno la risposta del gip alla proposta d’archiviazione di Why not della procura di Catanzaro e, ribadendo che i socialisti sono garantisti, gli offre “di essere capolista (del Partito Socialista) completamente indipendente del Senato in Campania”.
Sono grandissimamente indignato. Pur di raccogliere voti che nessuno ha accettato, né a destra né a sinistra, Boselli non ha esitato all’avance, mettendo in difficoltà quei compagni che fino ad oggi hanno giustificato tutte le sue cervellotiche scelte continuando a votare socialista.
Se prima, accettando la massima latina “primum vivere deinde philosofhare”, abbiamo ingoiato qualsiasi rospo (Dini, per restare in zoologia…), oggi è molto meglio assai (concedetemi lo strafalcione letterario) philosophare per ricostruire, dando coraggio a quei pochi giovani che ancora ci seguono, nonostante cotanta guida (o guide).
Quel poco di dignità rimastaci è andata in fumo.
Arrivato a casa da un incontro di socialisti, mia moglie e i miei figli, che avevano appena ascoltato il TG, mi hanno duramente rimproverato, non di essere socialista, ma di seguire una ciurma di sepolcri imbiancati che ad oggi non hanno fatto altro che svendere e umiliare quei valori ancora validi per i quali in tanti hanno sacrificato la loro vita.
Domenica scorsa sono stato assieme a mia moglie a Genova. C’erano altri compagni di Milano e tra questi dei giovani. Tutti siamo rimasti delusi da un leader che non solo non sa tirare la volata, ma nemmeno correre (forse aspettava l’ultima chiamata da Veltroni).
Ma come si fa a proporre la candidatura, addirittura capolista, a Mastella, il ministro dell’indulto, l’inaffidabile, il clericale dichiarato contro i Dico e schiacciato sulle posizioni ruiniane, pronto a cambiare la 194, il boss di Ceppaloni? Come si fa a svendere i valori del socialismo per una possibilità assai remota di raggiungere l’8% al Senato?
Anche se Mastella ha rifiutato, resta il fatto in sé, il disprezzo verso tutti gli iscritti che hanno creduto nella “Costituente” e che oggi sono rimasti orfani di un’idea.

08 marzo 2008

DOVE TROVARE LE RISORSE

I politici italiani, giovani e meno giovani, ingolfano la campagna elettorale di riforme irrealizzabili e di numeri, che non sono altro che i costi delle stesse.
Qualche giornalista poco esperto ha cercato di capire dove avrebbero trovato le risorse.
Ancora attende, come noi, non la risposta, ma una risposta sufficientemente soddisfacente.
Non voglio sostituirmi a lor signori, ma nella mia ingenuità e scarsa frequentazione degli economisti del “Palazzo” mi sono chiesto:
- Se la Chiesa, che possiede circa il 20% del patrimonio immobiliare, pagasse, come tutti i cittadini, l’ICI, i Comuni non avrebbero forse più risorse e lo Stato, non intervenendo per ripianare i bilanci, non avrebbe a disposizione più denaro per interventi finalizzati o per diminuire le tasse?
Sarebbe un provvedimento d’equità sociale e di recupero di risorse…miracoloso.
Ma gli “accattoni di sacrestia” faranno mai una simile dichiarazione, avrebbero mai il coraggio o la capacità di affermare con la giusta energia la laicità dello Stato?
Altre fonti di recupero delle risorse:
- Eliminazione d’ogni forma di finanziamento alla stampa che in un paese liberista le risorse deve trovarle da sé, confezionando, come ogni altra merce, un prodotto soddisfacente per i lettori. Forse, così facendo, avremmo un’informazione libera e non aggiogata ai gruppi di potere politici. (Non vi sembra scandaloso che un qualsiasi direttore di un quotidiano non molto diffuso possa percepire uno stipendio di 15.000 € e pontificare dalle colonne del suo giornale e dalle TV?).
- Revisione della legge, perché di legge si tratta, di finanziamento ai Partiti. I politici hanno sostituito la parola “finanziamento” con “rimborso”, fregandosene del risultato referendario. Anzi l’attuale legge elargisce più soldi di prima. La casta, per queste cose, ha le mani lunghe e il cervello fino.
- Revisione verso il basso degli emolumenti spettanti ai parlamentari con l’eliminazione di privilegi, anche pensionistici, non previsti per nessun altro cittadino e che sono un’offesa per i molti che vivono in condizione d’indigenza, allineandoli alla media europea.
- Considerevole ritocco dei compensi dei manager pubblici, legati ai risultati conseguiti, eliminando le scandalose buonuscite, che somigliano più ad un premio che ad un risultato gestionale negativo.
- Tassazione delle rendite finanziarie come avviene in Europa, evitando sterili discussioni sui risparmi degli italiani con l’introduzione di un ragionevole tetto o una tassa progressiva.
Come ho detto prima, non ho la presunzione d’insegnare il mestiere ad illustri economisti, ma queste proposte non sono solo mie e molti cittadini aspettano delle risposte.