11 marzo 2008

LA CHIESA ALL’ATTACCO, LA POITICA ARRETRA

Il cardinale Bertone, mentre si apprestava a ritornare in Italia, ancora a Baku, è entrato a gamba tesa nella politica italiana, con toni a dir poco intimidatori (con questi politici si può permettere di tutto e di più!): “Ritornando mi tufferò di nuovo anche nei problemi italiani e vedrò se i cattolici stanno emergendo a sinistra, al centro, a destra. E se i valori cristiani sono veramente supportati da un vero impegno”.
Verficherà, quindi, se “i leader dei vari schieramenti mettono in atto il rispetto promesso ai valori cristiani”.
Nessun politico, di nessuno schieramento, ha reagito ad un atto d’intromissione e d’arroganza.
Nonostante la gerarchia ecclesiastica si sia schierata apertamente con l’UDC di Casini, defensor fidei e sostenitore della famiglia (anzi, delle famiglie), gli accattoni di sacrestia hanno permesso (o hanno preteso che…) a Ruini di spalmare un pò di candidati sicuri nelle liste del PD e del PDL.
Ciò, ovviamente, permetterà una forte presenza trasversale cattolica nel parlamento, idonea a portare avanti o a fermare qualsiasi proposta riguardante i principi irrinunciabili ma oscurantisti di una chiesa tanto arrogante e chiusa quanto inetti e imbelli sono i politici nostrani, pagati profumatamente, tra l’altro, da tutti i cittadini italiani, anche da quelli che hanno bisogno di vedere regolate le loro attese in merito ai cosiddetti problemi eticamente sensibili.
Così la CEI, per bocca del suo presidente Bagnasco, ipocritamente dichiara il non coinvolgimento; ma poi, sempre con riferimento alla sua dottrina, si augura che le elezioni siano “un’occasione di crescita morale e civile”. Infine, prima di indicare le priorità del nuovo parlamento, come un vero e proprio partito politico, ricorda ai cattolici che è loro compito opporsi “al rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi, antropologici ed etici, radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo ala tutela della vita umana in tutte le su fasi”.
Non sollecitazioni, democratico Veltroni, ma pura e semplice ingerenza; non un discorso di costruttivo, vista la presenza, voglia o no, di uno stato laico, ma imperativi (comandamenti?) forti e chiari, quasi sovversivi.
Per concludere: Zapatero, democratico Veltroni, ha vinto perché, oltre alla coerenza dimostrata nel mantenere le promesse, ha avuto il coraggio di dividere la politica dall’acqua santa.
Zapatero ha dimostrato con la sua intransigenza nel difendere la laicità dello stato e il suo diritto a legiferare come stato laico, che nella cattolica Spagna, quella della “santa inquisizione”, si può fare a meno, della gerarchia ecclesiastica e che gli spagnoli sanno distinguere e scegliere per il bene dei figli.
Anche in Italia ciò sarebbe possibile, perché, ne sono convinto, gli italiani sono molto più avanti dei politici nostrani, pronti a genuflettersi per un pugno di voti, permettendo allo Stato più reazionario della Terra profonda ingerenza nella vita d’ogni cittadino.

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