27 novembre 2006

IL CANONE TV

Si avvicina la fine dell’anno e tra le tante scadenze incombe il rinnovo dell’abbonamento TV.
Bisogna pagare il canone, non c’è via d’uscita.
Vuoi vedere “Porta a porta” o l’”Isola dei famosi”? Paga.
Vuoi vedere una passerella di politici per di più mediocri? Paga.
Vuoi vedere il pranzo o il treno della Clerici? Paga.
Vuoi divertirti con le distorsioni linguistiche di Giurato? Paga.
Vuoi vedere “Affari tuoi” o “Ballando con le stelle? Paga.
Vuoi vedere sceneggiati ricchi di amori impossibile e di tradimenti o telefilm stantii? Paga.
- Ma se non volessi vedere niente di tutto questo?
- Paghi lo stesso.
- Anche se non avrò l’opportunità di vedere in prima serata una rappresentazione teatrale?
- Ebbene si.
- Ma se tutti paghiamo il canone e la RAI è un’azienda pubblica, abbiamo tutti il diritto di vedere almeno un programma di nostro gradimento?
- Ma dove sta scritto? E poi, dobbiamo tener conto dell’audience.
- Se è così, perché non si esonera dal pagamento del canone chi non guarda la RAI?
- Non si può. E poi nelle ore notturne qualcosa d’interessante c’è?
- Ma la notte non si riposa perché al mattino si va a lavorare?
- Ma dai, organizzati!
- Ma posso non pagare il canone.
- Furbo,così poi arriva la finanza.
- Ma se invio regolare disdetta con lettera sottoscritta e con firma autenticata dal notaio con la quale mi impegno a non sintonizzarmi sui canali della RAI?
- Ci è impossibile intervenire.
- Ma, insomma, io non voglio più vedere i programmi della RAI.
- Allora ti mandiamo la finanza che piomba il televisore…
- Finalmente ce l’ho fatta!
- …così non potrai più vedere nessuna trasmissione…di nessuna rete.
- Ma…
- Nessun ma, punto!
Perché devo pagare un servizio che non voglio perché non è di mio gradimento? Perché nel definire il palinsesto non si tiene conto delle varie categorie di utenti?
La TV non è solo intrattenimento o reality o sceneggiati belli o brutti o film di terza o infima categoria o festival vari di lunghezza esagerata.
La TV deve soddisfare anche altre esigenze culturali, deve essere un’opportunità.
Ritengo che non si può costringere il cittadino a pagare un servizio dimezzato, di dubbia qualità culturale e che non appaga le sue esigenze.
Il mio amico, come al solito interviene con sagacia e mi dice che sono io che non apprezzo perché, in fondo, che altro è la nostra televisione durante i telegiornali se non il teatrino della politica?

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