23 luglio 2006

MEOCCI E LA MULTA DI 14,3 MILIONI. CHI PAGA?

L’Autorità per le comunicazioni aveva sanzionato (27 Aprile 2006) Mocci, l’ex direttore della RAI di 373 mila euro e la RAI di 14;3 milioni di euro..
Il TAR cui era stato fatto ricorso, si è espresso negli stessi termini.
Meocci, infatti, ha ricoperto la carica di direttore generale della RAI per nove mesi in maniera illegittima, perché aveva lavorato presso l’Autorità come garante TV (all’epoca dei fatti i giornali hanno parlato abbondantemente della questione, sottolineando i motivi dell’incompatibilità.) e, quindi, a norma di legge vigente, il suo incarico risultava incompatibile.
Penso che Mocci per gli incarichi ricoperti conoscesse la normativa e forse la convinzione che la stessa si potesse impunemente violare (parodiando, così fan tutti…) o qualche velata rassicurazione avuta, l’abbiano convinto ad accettare, considerando il rischio di una tale multa. Ognuno, poi, è artefice delle proprie azioni è giusto assumersi le responsabilità delle scelte, tutte.
La multa inflitta alla RAI, cioè agli utenti, quelli che pagano il canone, è un’enormità.
E allora si pone il problema della responsabilità della nomina, operata nonostante si sapesse palesemente dell’incompatibilità dell’incarico che Meocci sarebbe andato a ricoprire.
E’ il responsabile (i responsabili, se più d’uno) del pastrocchio, pertanto, che deve pagare, avendo l’azienda subito un danno, già evidente all’epoca della nomina.
La responsabilità prima, immediata, è del Consiglio di amministrazione della RAI e più specificamente dei consiglieri di maggioranza (centro destra) che hanno accettato di votare Mocci come caldeggiava il Ministero dell’economia del Governo Berlusconi il quale non poteva non sapere…come capitava per le altre nomine.
E’ facile, quindi, trovare le responsabilità. Si conoscono nomi e cognomi. Non possono nascondersi dietro a nessuna giustificazione.
Sono stati cattivi amministratori (politici, aziendali) è hanno procurato coi loro comportamenti irresponsabili, forse dolosi, un danno di grosse proporzioni all’azienda RAI che, anche in regime di duopolio, non può sottrarre risorse al settore della concorrenza.
Il problema non si pone solo per l’affare Meocci, ma si pone nella sua oggettività e investe i vari livelli delle istituzioni. Mai un responsabile individuato che ripari il danno procurato!
E’ sempre il cittadino a pagare le colpe di altri e ben individuati soggetti colpevoli nel loro operato, in quanto sono tenuti a conoscere le leggi relative al proprio ambito di lavoro.
Occorre una legge di un solo articolo: “Chi, politici di ogni livello istituzionale, amministratori nominati o funzionari, con comportamenti dolosi, procurano un danno all’Amministrazione dello Stato, alle aziende e agli di stato, deve rifondere il danno.”
Una tale legge, chiara nella sua semplicità, andrebbe a colpire comportamenti illegittimi e illeciti che colpiscono l’amministrazione pubblica.
Borgetto 21,07,06

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