12 dicembre 2006

I BROGLI ELETTORALI

“Noi abbiamo il convincimento che abbiamo vinto noi: quindi bisogna ricontare tutte le schede, perché non si può in una democrazia assegnare una maggioranzxa per 24 mila schede che sono lo 0,6 per mille”.
Sono le parole del capo dell’opposizione ed ex presidente del consiglio che ancora non ha assorbito la sconfitta elettorale che, seppure col minimo scarto, sempre una sconfitta è stata.
E’ la regola della democrazia, non solo id quella italiana: chi ha un vot in più governa e gli sconfitti accettano (potevano risultare loro i vincitori) senza paventare brogli o colpi di statoin virtù sia di una maturità democratica consolidata sia di un rispetto assoluto delle istituzioni.
Legittimare la vittoria dell’avversario politico significa legittimare il ruolo istituzionale dell’opposoizione che non è solo contrapposizione strumentale ma costruzione di un possibile futuro governo.
Compito di uno statista non è far emergere dubbi ma produrre certezze, nel rispetto degli avversari e dei cittadini che li hanno votati. D’altro canto “il convincimento di aver vinto” non significa avere la certezza che deriva dalle prove; né lo 0,6 per mille è un limite troppo esiguo per poter parlare di democrazia.
Se queste regole non vanno bene, possiamo sempre modificarle, tanto è già successo: quando continua a persistere a distanza di mesi un convincimento si ricontano tutte le schede e il governo uscente, democraticamente eletto, rimane, a garanzia dello spoglio, fino alla certezza del risultato o quando la differenza di voti tra le due coalizioni è inferiore o uquale all’1 per mille, si ritorna a votare finché non si supererà il limite stabilito.
In tal modo adatteremmo il concetto di democrazia attualizzandolo: due piccioni con una fava.
I giornalisti Deaglio e Cremagnani, autori del film-inchiesta “Uccidete la democrazia”, vengono ingagati per “aver diffuso notizie false, esagerate e tendenziose, finalizzate a turbare l’ordine pubblico”.
Al di là delle buone ragioni dei pm Vitello e Loy, sarebbe stato doveroso, prima di iscrivere nel libro degli indagati i due giornalis, di procedere ad una verifica approfondita delle affermazioni contenute nel film, per non dare la sensazione di aver usato due pesi e due misure diversi.
Mi chiedo, infatti, come mai il presidente Berlusconi, che parla senza soluzione di continuità di brogli da Aprile (era ancora presidente del consiglio), non sia stato almeno sentito dalla Procura per una denuncia così grave divulgata a chiari e ripetuti titoli da tutti i mezzi di comunicazione, non per indagarlo ma per non lasciar cadere nel nulla il convincimento del presidente.
Credo che l’accusa rivolta ai due giornalisti sarebbe molto più grave se fosse estesa a Berlusconi che era ancora il presidente del consiglio ed oggi leader indiscussi dell’opposizione e capace, come si è visto, di portare 2 milioni di cittadini in piazza, con la possibilità di “turbare l’ordine pubblico” molto meno remota di quanto possano fare i due giornalisti.
E’ ovvio che il presidente Berlusconi non ha mai pensato di turbare la piazza perché è un democratico convitnto ma, in quanto presidente del consiglio uscemnte, non avrebbe dovuto fare quelle dichiarazioni, dovute certamente ad un momento di stanchezza.
Ma, associandomi all’onorevole Bonaiuti: “non poteva finire altrimenti”.

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