16 ottobre 2009

L’INTERRUZIONE COME STRUMENTO

Penso che dopo “Anno zero” di ieri, 15 Ottobre, non vedrò nessun altro talk-.show. Non per colpa dei conduttori, ma per quelli che impropriamente sono chiamati “ospiti”: sono i politici, sono i giornalisti, sono i rappresentanti delle varie categorie sociali…i più agguerriti, ma anche i più maleducati. Trasformano gli studi televisivi in un mercato del pesce, con una differenza di non poco conto: al mercato si vende il pesce, in studio si vende il fumo e per di più non aromatizzato.
L’intervento del primo ospite, ormai è acclarato, è di aspra critica all’introduzione della trasmissione, mentre nel corso della stessa il conduttore viene tacciato di essere di parte.
Ciò, al di la del rispetto verso il conduttore, potrebbe essere accettabile, è pur sempre un’opinione. È quello che succede nel corso della trasmissione che non è più sopportabile. Offese, interruzioni, sorriseti di compatimento, sberleffi, doppi sensi, accuse gratuite, sottintesi…una manifesta maleducazione che dalla scatoletta televisiva (non viceversa, si badi) si trasmette nella società dove l’avversario politico si trasforma in un nemico da zittire a tutti i costi e il confronto in tifo, proprio come vogliono i politici: più alta è la ressa più i problemi si dissolvono.
Un’evidente mortificazione della dignità umana!
In questa trasposizione, diventa, normale offendere e denigrare, come in diretta tivù, gridare e coprire le ragioni del “nemico”.
Tra le “buone maniere”, l’interruzione è lo strumento che si mente in atto sempre e ciò per coprire le ragioni dell’altro o per sviare il discorso verso altri argomenti, in un incedere continuo che trasforma lo studio in uno stadio, nel quale l’importante non è assistere ad una bella partita ma vincere…anche giocando male. Essere fazioso, coprire l’avversario d’insulti e di ridicolo significa acquistare meriti di fronte al “capo” e forse… prebende.
In questo confronto d’inciviltà e di mancanza di rispetto verso il telespettatore, cioè il cittadino, di destra o di sinistra non importa, sono in tanti partecipare, ma a distinguersi di più, ad onor del vero, sono politici e giornalisti di testate vicine al governo.
Potrei fare i nomi, è facilissimo, ma non è questo il punto.
La verità è che siamo insofferenti, non sappiamo (o non vogliamo) ascoltare le opinioni degli altri, nemmeno le più accettabili: è la manifestazione della paura che il cittadino possa capire, possa iniziare a discernere e giudicare sulla base d’informazioni corrette e di atteggiamenti leali.
Talk-show è uno spettacolo, in questo caso, televisivo in cui un conduttore conversa con politici o…. Sarebbe follia chiedere di tornare a discutere invece di abbaiare? Sarebbe follia eliminare la cosiddetta claque che i politici, in rapporto al peso politico, si portano dietro, che applaude alla fine di ogni intervento, insensato o offensivo che sia?
Se tutto è spettacolo, allora ritorniamo a un confronto politico con la presenza di un moderatore munito di cronometro per il recupero del tempo e posto in condizione di chiudere il microfono di chi sovrappone la sua voce a quella dell’avversario.
Dove non arriva la civiltà…cerchiamo di arrivare con norme chiare e subito applicabili.

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