18 marzo 2009

IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Il 5 marzo scorso il Cipe ha approvato il “pacchetto infrastrutture” che prevede la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, per il quale sono stati stanziati 1,3 miliardi di euro.
Nella solita passerella Tv, i soliti ministri e i soliti portavoce hanno emesso grida di giubilo.
O proclami di giubilo? Si vedrà, poiché non è questo il punto.
Non voglio, infatti, dissertare se era questo il momento di “buttare “ nel pozzo di san patrizio del ponte una cifra così consistente che, in un momento di profonda crisi economica e con un Pil in caduta libera, poteva essere “distratta” per risolvere altri e più immediati problemi.
Non spetta a me, semplice cittadino, la responsabilità della decisione. Ho però, visto che i soldi sono dei cittadini, il diritto di esprimere la mia opinione.
Di là dal momento contingente e della presenza di problemi molto più urgenti (edilizia scolastica, mancanza di risorse per la polizia e la giustizia, le numerose piccole e medie imprese che stanno chiudendo, il grave problema energetico, la caduta libera dei consumi….), il ponte sarà una delle tante cattedrali nel deserto (mare, nel caso), che non risolverà alcun problema relativo al rilancio dell’economia della Sicilia o della Calabria.
Questo lo sa bene il governatore “per l’autonomia” (mi vien da ridere, ma il problema è tragico!), onorevole Lombardo che, pur di arraffare qualche contributo che eviti il fallimento per bancarotta di città come Catania o Palermo, fa proprie tutte e tre le posizioni delle famose scimmiette (quando sostituiranno l’attuale logo nella bandiera siciliana?).
Il governatore fa finta di non vedere né sentire e, quindi non parla.
Io non so se 1,300miliardi di euro sarebbero sufficienti a raddoppiare la linea ferrata che da Palermo porta a Messina e viceversa, ma potrebbero essere utilizzate per rendere attuale una rete ferroviaria siciliana che dire del terzo mondo non ha più senso.
La Palermo – Messina, anche se elettrificata, è a binario unico; i treni che arrivano dal “continente” (o vanno al…) si trasformano in locali e sono soggetti alle famose coincidenze, cioè a lunghe attese nelle stazioni che dovrebbero essere solo di passaggio. È come se la tratta di 230 chilometri si allungasse del doppio. Il passeggero che sale a Messina sa quando sale, ma non sa quando scenderà.
La Palermo- Trapani è da incubo. Su questa linea, non elettrificata, operano ancora le “littorine”, un reperto di archeologia industriale che risalgono, il nome stesso lo ricorda (fasci littori), al ventennio (allora, per onor del vero, fiore all’occhiello del regime). La distanza di appena 105 chilometri si percorre da ore 2,30 a ore 3,50 (da orario di Trenitalia) salvo imprevisti. È, senza dubbio, una linea storica e allora usiamola come tale, come i trenini svizzeri che si arrampicano sul Bernina.
La Palermo-Agrigento, la Catania-Agrigento, la Catania-Gela ricordano i pionieri, ma con una differenza: loro correvano verso il futuro e lo realizzavano.
La Castelvetrano-Porto Empedoche è stata chiusa e periodicamente dicono che sarà riaperta. Promesse, senza la lungimiranza che una riapertura aggiornata potrebbe favorire il turismo in una zona ricca di testimonianze storiche rilevanti. Basta pensare a Selinunte.
I Cuffaro e i suoi predecessori, Lombardo, il governatore autonomista, “a tutt’altre faccende affaccendati a queste cose sono morti e sotterrati”, come dice il poeta.
Dovrebbero scendere in strada e dire un chiarissimo NO al ponte, almeno fino a quando i collegamenti tra le province non saranno realizzati come in ogni paese avanzato.
Che senso ha avere il ponte se i principali collegamenti tra le varie località turistiche sono da terzo mondo? Cosa volete che serva al turista attraversare lo stretto, risparmiando un’ora di tempo, se poi non trova adeguate infrastrutture?
Non è un problema d’impatto ambientale, ma un problema d’impatto mentale di una classe politica al tramonto che manca di un progetto di progresso, che sperpera il denaro pubblico impunemente e che non ha, quindi, il minimo rispetto del cittadino.
Non sarebbe più corretto chiedere ai siciliani, i referendum conoscitivi esistono, cosa ne pensano o avete paura del risultato, nascondendo l’arroganza dietro la giustificazione che siete stati eletti per governare?

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