04 agosto 2006

STRAGI SENZA FINE

I padri, i figli ricorderanno per sempre chi ha lanciato quel missile maledetto portatore di morte e alimentatore Le stragi dei civili non servono ad Israele, specie quando coinvolgono i bambini.
di odio e di vendetta.
Così agli Hezbollah del Libano, seppure saranno sconfitti, altri si sostituiranno, senza che il problema di fondo venga risolto.
La politica delle armi (della supposta superiorità militare) non paga. L’Afghanistan e l’Iraq ne sono un emblematico esempio.
In Afghanistan infuria la guerriglia, ma di Bin Laden nemmeno l’ombra. Che fine ha fatto? E’ possibile che il primo paese al mondo nel campo tecnico non riesca a trovare il suo nemico numero uno, quando ci sono strumenti così sofisticati che riescono o trovare perfino uno spillo? O forse è vero l’assunto che un integralismo esiste solo se esiste un altro integralismo? In Iraq è strage continua: ogni giorno decine di vite vengono immolate. Per quale giusta causa? Il Presidente Bush, che è riuscito a trasformare l’iraq in un campo di terroristi, parla da tempo di soluzione (quale?) vicina, ma la realtà ci dice un’altra cosa: il territorio iracheno continua ad essere irrigato di sangue e non si vede come la guerra in corso possa finire e come l’Iraq possa diventare un paese democratico e tranquillo.
Ciò che nella striscia di Gaza non fa più notizia. Sulla guerra in Libano si sviluppa un dibattito ipocrita e senza logica se la tregua della seguire (?) la pace o viceversa. E intanto il Paese viene distrutto e le vittime dei bombardamenti aumentano. Forse per dare ad Israele il tempo di concludere….
Si uccidono giovani vite, vengono distrutte strutture e infrastrutture diffondendo dolore e morte e odio….tanto odio.
Riflessioni scomposte di chi pensa che pochi uomini, anche se potentissimi, non possono arrogarsi il diritto di decidere il futuro di misera e di sofferenza di milioni di uomini, così come molti commentatori e opinionisti politici, tranquillamente seduti su comode poltrone di eleganti studi televisivi non possono pontificare sulla giustizia della guerra, sul diritto della forza (prof. Parsi), sul diritto all’esistenza o alla difesa d’Israele, attingendo notizie qua e là senza che mai abbiano messo piede in quei tormentati territori.
Perché prima, come tirocinio, non vanno a visitare i campi profughi, o perché non trascorrono qualche settimana a Gaza o nell’odierna Beirut? Perché non provano ad essere i padri di quei poveri corpicini straziati?
Eppure tutti, politici e opinionisti, sanno che l’inizio di un cammino sicuro anche se faticoso verso la pace parte dalla soluzione del problema palestinese.
Borgetto 03,07,06

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