13 novembre 2010

UNA POLITICA PICCOLA PICCOLA n° 7

L’ancienne regime e la Rivoluzione
“Una politica piccola piccola” non basta più a identificare questa fase storica in cui la politica ormai non esiste, le regole sono scritte ma non vengono rispettate e i “politici” si comportano come se si stessero movendo dentro una farsa teatrale, dimenticando che il Paese è precipitato nel dramma assoluto.
Il governo col suo Presidente è latitante. Non c’è famiglia che non sia toccata dalla crisi economica e sociale; non c’è istituzione che non sia toccata dalla crisi morale.
Mi chiedo come sia possibile superare una crisi economica gravissima, se questa è sovrastata da una crisi morale devastante, che investe tutti gangli del potere. Dalla prima si può uscire, dalla seconda, considerando gli attori, è molto difficile, quasi – un “quasi” di ottimismo - non c’è speranza.
Mi sembra di essere nella Francia di Luigi XVI e di Maria Antonietta. Il popolo moriva letteralmente di fame e la regina indicava nelle brioss la soluzione; il popolo protestava i propri diritti e veniva aggredito dall’esercito; i cittadini più illuminati raccoglievano le rivendicazioni nei cahier des doleances e a Versailles ci si divertiva in feste sfarzose; l’ancienne regime era alla fine e nei palazzi del potere le giornate passavano tra luci e musica.
Potevano evitare la rivoluzione? Forse sì. Ma il re e la corte ormai vivevano lontani dai problemi, la casta a Versailles non sentiva il dolore, non conosceva i problemi in cui si dibatteva la popolazione, non capiva perché ormai anche quel sottile filo di moralità che portava al rispetto dell’altro era reciso.
Le tasse erano i pochi a pagarle – la Chiesa e la nobiltà erano esenti e non solo –, gli appalti erano gestiti allegramente; la delinquenza dilagava; i ricchi divenivano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, se alla povertà è possibile dare un segno più.
Nei nostri palazzi sembra andare in scena l’ancienne regime. Gli attori con i loro vizi ci sono tutti, appalti gonfiati, furti legalizzati, combriccole, lobby, affaristi, crimine …
Cosa ci manca per sentirci nella Francia della vigilia della Rivoluzione?
Forse niente, forse poco … chissà! Un fatto, però, è certo: da noi la classe politica sta andando verso il suicidio senza accorgersi, ammantata in quella furbizia bizantina che pensano li metta al riparo dalle brutte sorprese. Si credono immortali e sono con la bava alla bocca.
Un’aggravante hanno i nostri politici. Sono cattolici professanti e perciò conoscono la frase pronunciata da Sansone: “Muore Sansone con tutti i Filistei”.
La paura oggi è che i nostri grandi statisti pur di non lasciare il potere commetta una serie di azioni strampalate e poi non riescano a fermarne la deriva, buttando il paese nel caos politico e istituzionale, verso soluzioni violente di regime.
Basta guardare alle due mozioni presentare in Parlamento: una di sfiducie del Pd e IdV alla Camera e l’altra di fiducia del Pdl al Senato. Il tutto per rendere ingovernabile la crisi che già c’è ed è abbastanza grave.
La Rivoluzione Francese ha avuto una sua grandezza …

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