15 aprile 2011

BERLUSCONI RINUNCI ALLA PRESCRIZIONE BREVE

L’art. 3 della Costituzione, comma primo, così recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
La Camera mercoledì scorso ha approvato la legge della prescrizione breve, calpestando, a mio vedere, l’articolo citato.
Anche il vice direttore del “Giornale”, quotidiano della famiglia Berlusconi, Porro ha ammesso che si tratta di una legge ad personam, anche se ha addotto le solite osservazioni sui magistrati e la solita azione di difesa del Presidente del Consiglio (pdc).
I parlamentari e molti sodali del pdc giustificano la legge, considerandola la legittima reazione agli attacchi di una parte della magistratura, come un “diritto di difesa”.
La legge prevede per gli “incensurati” un accorciamento della prescrizione. In pratica, un incensurato, che commette lo stesso reato, nelle stesse condizioni e con lo stesso risultato di un recidivo, sarà premiato accorciando i tempi della prescrizione: un incoraggiamento a delinquere!
Berlusconi usufruirà della prescrizione ri-accorciata per il processo Mills che pur prescritto in cassazione, era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per essere stato corrotto, guarda caso, da Berlusconi.
A giustificazione di ciò ministri, sottosegretari e avvocati onorevoli, sostengono che il processo sarebbe stato lo stesso prescritto e farlo prima non cambia la sostanza delle cose. Non sono d’accordo. Intanto, come non si toglie la spina a un malato terminale prima che la morte non sopraggiunga naturalmente, allo stesso modo non si sancisce la morte di un processo per sopravvenuta prescrizione breve. Tra l’altro il processo, senza l’accorciamento dei tempi della prescrizione, arriverebbe almeno alla sentenza di primo grado che potrebbe liberare di ogni accusa il pdc, dando ai cittadini l’immagine di un pdc libero da colpe e vittima della magistratura rossa di Milano.
Il governo e la maggioranza che lo sostiene con l’approvazione di questa legge saranno responsabili della morte di migliaia di processi e le famiglie non avranno giustizia. È il caso della Clinica Santa Rita di Milano, del processo Cirio, del processo Fincantieri di Palermo, del processo Eternit, del processo Ilva di Taranto, del Rogo Thyssenkrupp di Torino, del crollo della Casa dello studente de L’Aquila, della strage di Viareggio o delle numerose morti sul lavoro …
Bravi, bravi per davvero! Per salvarne uno ‘ più eguale degli altri, non si dà giustizia ai cittadini con una legge che è con tutta evidenza anticostituzionale.
Per non parlare del comizio del pdc all’uscita dal Tribunale davanti al suo popolo. Un discorso che ha messo in tutta evidenza il conflitto tra le istituzioni, o per essere precisi il conflitto che il pdc ha scatenato contro la Magistratura. È stato un discorso eversivo o, se non lo è stato, che cos’è stato?
Un Paese democratico si fonda su regole certe (la Costituzione) e quello che si chiede ai politici è rispettarle per evitare l’anarchia e la decadenza istituzionale, tenendo presente che precipitare è sempre più facile che risalire.
Fare il presidente del consiglio è stata una scelta di Berlusconi, nessuno gliel’ha imposta e adeguarsi alle regole è la normalità del vivere politico, in quanto i politici, tutti in politici, devono avere un comportamento irreprensibile e servire da esempio. Io, convinto che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, sarei soddisfatto e capirei la buona fede di Berlusconi, qualora approvata definitivamente la legge, rinunciasse della prescrizione breve.
Perché non lo fa, attraverso una pubblica dichiarazione e reti riunite?
Strage breve (dal blog di : L. Telese, ilfattoquotidiano.it del 15/04/2011)
Ora anche il tempo delle stragi si è fatto breve. Da ieri, malgrado i giochi con calcolatrice del ministro Alfano, anche i cavilli di un processo con 32 vittime sono appesi ai destini del premier e alle sue strategie difensive. Che strano rito obliquo che si celebra in Parlamento: il tempo delle vite di tanti, contro il tempo dell’impunità di uno solo.

Che scambio feroce, ingiusto, inaccettabile. Ora ci sono storie che bisogna rincorrere tra il passato di una catastrofe ferroviaria e l’aula di un tribunale. Ora c’è la memoria della Strage di Viareggio che va recuperata perché quelle vittime non finiscano bruciate per la seconda volta, in un rogo di amnesia giudiziaria. Ora, davvero, c’è la voce ferma di Daniela Rombi, madre di Emanuela, che dice con un suono di piombo: “Non mi interessa nulla dei guai giudiziari di Berlusconi. Lo so che non siamo potenti. So che siamo gente semplice, stipendi da mille e cinquecento euro al mese, quelli che fanno fatica ad arrivare al 27. Eppure la mia vita, quella di mio marito, quella di venti famiglie sono state spente da una vampata, in una sera di giugno, due anni fa. A noi nessuno può insegnare niente. Nessuno può permettersi di dare rassicurazioni. Ci hanno tolto 32 vite, non possono toglierci il diritto a questo processo”.

Ora bisogna riavvolgere la bobina, solo per un attimo. ll 29 aprile del 2009 Sara Orsi e Emanuela Menichetti, giovanissime e temerarie, avevano fondato una agenzia immobiliare. C’erano l’università, i sogni e mille progetti di una ragazza di 24 anni e di una di 21, in quell’impresa. Mamma Daniela che gridava, divertita e preoccupata: “Ma che vi mettete a fare!?”. E il sorriso di due ragazze: “Se non ci proviamo a vent’anni, quando?’”. C’era il tempo che correva. E anche la morte, già in viaggio sui binari: un piccolo incidente di cui nessuno si era accorto tra Prato e Baiano: finché non c’è un cadavere, in questo paese, è sempre manutenzione ordinaria. La sera del 29 giugno Emanuela esce: “Vado da Sara!”. Serata calda, sedute sul letto a giocare a carte. A divertirsi e a fantasticare: studentesse-impresarie, sogni che corrono, affacciate su una ferrovia.

La telefonata arriva dall’ospedale, a notte fonda. “Signora, c’è stato un incidente. Sua figlia le vuole parlare”. Daniela rimane di pietra, ma la voce di Sara le attenua l’angoscia. Se la ricorda un po’ agitata, ma cristallina e squillante: “Mamma, c’è stato in incidente!!”. Non hai tempo di chiedere, dove: “Non ti preoccupare - aggiunge – non mi sono fatta nulla”. L’inganno di una voce cristallina in un corpo già carbonizzato. Ora Daniela sa che quelle sono state le ultime parole di sua figlia. Anche quella telefonata è diventata troppo breve, nel ricordo, come se una raffica di frasi concitate avesse tagliato la possibilità di un congedo. I genitori di Emanuela arrivarono al centro grandi traumi alle 4 del mattino, lei era già imbottita di morfina. Il suo corpo avrebbe resistito 42 giorni, 90 per cento di ustioni sul corpo. Sopravvissuta a due operazioni. A tre “bagni”. La voce di Daniela torna di piombo, in questa giornata con l’orecchio teso ai giochi aritmetici di Alfano: “Sa cosa vuol dire bagno? E’ come essere spellata viva”. Per salvare Emanuela, e le altre sei persone rimaste nel limbo del centro ustionati le hanno provate tutte. Coltivavano la pelle, ipotizzavano trapianti. L’ultima ad andarsene è stata Elisabeth Guadalupe Silva. Nelle foto è bellissima: una madre che lavora in Italia per mantenere le figlie in Equador. Anche sei mesi sono un tempo infinito, nell’agonia di un letto di ospedale. Anche sei mesi sono un battito d’ali, quando è tua madre che se ne va. Roberta Calzoni, invece, non ha fatto in tempo a sapere nulla di sua figlia. Le è sopravvissuta, grazie a un innesto cutaneo. Ma poi è morta nello stesso reparto. Ibitissam Ayad, 21 anni, ha perso il padre, la sorellina e il fratello. Che ha fatto in tempo a salvarsi, e a scegliere di tornare indietro, per provare a salvare la bimba, di 4 anni. Che gioco feroce, l’incastro di questi destini.

Per la maggior parte delle vittime della strage, il rito di commiato è stato brevissimo: tutti deceduti sotto le macerie delle palazzine di via Ponchielli, folgorate dalle fiamme come un mazzo di carte. Il Gpl non perdona: quando i superstiti entrarono nelle case, trovarono mura mangiate fino all’intonaco. C’erano ragazze, anziani, italiani, ecuadoregni, romeni, marocchini. Vite belle e pulite, vite di periferia, sogni coltivati la sera, addormentandosi con il metronomo sferragliante dei treni sulle rotaie. Non c’erano vip, o potenti, in quelle case lungo la ferrovia. Ora al banco degli imputati ci sono otto diverse società, una legione straniera di subappalti intricata come una foresta. C’erano Le ferrovie di Moretti, certo. Ma anche la ditta polacca che aveva costruito i vagoni, la Pkp la ditta milanese che aveva revisionato il primo vagone, quella tedesca che si era occupata degli altri dodici. Le cisterne del convoglio, tra cui quella da cui è fuggito il gas che ha innescato l’incendio, appartenevano alla multinazionale americana Gatx (ma recano l’insegna Kvg, una controllata austriaca). Sulla stessa tratta, a dicembre dello stesso anno, un automobilista vide prendere fuoco lo stesso treno: in questo paese il sangue non insegna davvero nulla. Ibitissam però ha avuto un figlio. Lo ha chiamato Mohamed Hamza. Come il padre, come il fratello. Ecco perchè Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana non vuole scherzare: “Siamo andati davanti a Montecitorio per protestare. Per dire che se vogliono evitare ogni rischio basta che introducano il nostro emendamento. Quello che esclude le stragi dalla prescrizione breve. No dovrebbe essere difficile, no?”. Daniela Rombi prende un solo respiro: “Ci hanno tolto tutto il tempo di 32 vite. A questo processo non possono togliere un solo secondo”. L’hanno fatto.

09 aprile 2011

Premier senza freni

di CONCETTO VECCHIO (da Repubblica.it del 9/4/2011)
Quando mancano quattro giorni al sì della Camera alla prescrizione breve - che ammazza 15mila processi solo per evitare al premier una condanna nel dibattimento Mills - Berlusconi sferra un attacco durissimo al giudice Mesiano, che nella causa Cir-Fininvest sul lodo Mondadori ha condannato la Fininvest a pagare un indennizzo di 750milioni. "Sono vittima di una rapina a mano armata", è stata la frase choc pronunciata dal presidente del consiglio.
In uno show senza freni, davanti ai partiti cofondatori del Pdl ("sono qui a rappresentare la tradizione cristiana"), il Cavaliere è tornato ad attaccare la Consulta, definita "organo politico", e a prefigurare modifiche alla Costituzione. Ha inoltre ripetuto che la maggioranza tra due settimane raggiungerà quota 330, "e così finalmente potremo attuare le riforme". Ha aggiunto che per i giudici - "che non pagano mai" - lui è peggio di Al Capone. "Mi azzannano da tutte le parti". Quindi ha giurato la sua innocenza sulla testa dei nipoti, riferendosi ai quattro processi per i quali è momentaneamente imputato. Nel pomeriggio a Lampedusa si è spinto a dire che è "dissennato chiamare il presidente del Consiglio in tribunale: soprattutto avendo una magistratura che lavora non per il Paese ma contro il Paese". Così il processo Ruby "getta fango sull'Italia".
A proposito del carattere ad personam della prescrizione breve il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto ammette esplicitamente che questa norma è fatta per salvare il premier, "vittima di un attacco politico". Mercoledì la prescrizione breve sarà approvata in prima lettura alla Camera. Il piano del centrodestra è di arrivare all'approvazione definitiva in Senato entro fine maggio, ovvero subito dopo le elezioni amministrative. A quel punto rischiano di andare al macero processi come la strage di Viareggio, i 40 operai morti per amianto nei Cantieri navali morti a Palermo, e alcuni capitoli di Calciopoli.

14 marzo 2011

INGROIA, HA FATTO BENE, ANZI … BENISSIMO

Partecipare alla manifestazione per la Costituzione ed esprimere le proprie opinioni è un momento di alta democrazia. È un’alta manifestazione (prova?) di regime chiederne le dimissioni, specialmente quando a farlo sono un giornale di famiglia o un capo gruppo di lungo corso ex lombardiano (povero Lombardi!) e di passaggio iscritto alla P2 di Licio Gelli o addirittura un trasformista a 3000 euro al giorno –qualche centesimo proviene dal mio canone - come Giuliano Ferrara con tanti “ex” appuntati sulla giacca come tante patacche al valore prostrante.
“Se i magistrati fanno i comizi, i politici potrebbero fare anche le sentenze”, sentenzia (o minaccia?) il “più intelligente” dei giornalisti cui sfugge – è grave per un direttore … anche se del Foglio- che ciò i politici lo stanno facendo da quando l’attuale legislatura ha avuto inizio. Il tribunale dei ministri ha negato più volte le richieste di procedimento avanzati dalla magistratura per vari componenti del governo di oggi (Fitto, Cosentino, Matteoli … altri?) e di ieri (Lunardi) e per di più onorevoli e senatori, ministri e capigruppo hanno espresso in tutti i luoghi l’innocenza del loro leader, giurando (attraverso il voto in parlamento) di credere persino nella parentela di Ruby e nello scampato pericolo di un conflitto, sebbene diplomatico, con l’Egitto. È stato fatto con le numerose leggi ad personam e con i vari tentativi di imporre i vari “lodi- salva- premier”. E la stampa compiacente quante condanne ha emesso a partire dal caso Boffo?
L’intervento del capogruppo Cicchitto, anch’egli medagliato con tanti “ex” - forse anche per questo premiato con un ruolo di alta responsabilità? – è sintomatico dell’idea che il Pdl ha della democrazia e dell’Ordine della Magistratura. La democrazia finisce nel momento in cui viene introdotta la scheda elettorale nell’urna. Tra cinque anni, se lo vorremo, ve ne daremo ancora facoltà. Sia chiaro, è permesso esprimere le proprie opinioni, anche critiche contro il governo, ma il nostro fuoco di sbarramento sarà pesantissimo … colpiremo nel gruppo, “non faremo prigionieri”, come diceva Previti. Le manifestazioni pubbliche e li scioperi saranno, se non permessi, sopportate, ma, attenti, la polizia anti sommossa potrebbe colpire duramente e poi … chi se ne frega dei motivi degli scioperi e delle manifestazioni, chi mai li ascolterà … ormai il nostro cammino è tracciato.
L’ordine della Magistratura non può scendere in piazza, non può andare in trasmissioni televisive, non può difendere la Costituzione dallo stravolgimento … ma non si rendono conto dei privilegi accumulati, della vita tranquilla che possono condurre e quale potrebbe essere la loro carriera se solo la smettessero di “inculcare” (mi vien da ridere!) strane ed eversive idee nella mente dei cittadini più deboli, sui giovani intellettuali, sui giovani disoccupati, sui cassaintegrati, sui licenziati, sui pensionati, sulle donne … che la mettessero di parlare di diritto e di diritti … tanto chi meglio di “NOI” ha la cultura del diritto di governare, di ”inculcare” (mi viene ancora da ridere!) nei cittadini, a cominciare da quelli che non ci hanno votato (comunisti e sinistroidi), le idee del buon governo che vede e provvede ai loro bisogni – per esempio, se aumentiamo di un euro il biglietto del cinema, lo facciamo perché vogliamo un cinema di qualità non un cinema di massa. E ciò vale per la scuola (poche scuole con aule di 35 alunni - ma avete dimenticato le esperienze del dopoguerra? – pochi bidelli, pochi applicati, pochi fondi … ma tante “i” d’inefficienza, d’inganno e d’impreparazione … degli altri, s’intende. Non voglio essere frainteso, ma le scuole paritarie o confessionali perché non provate a visitarle: efficienza assicurata! Indottrinamento, inquadramento … che volete di più?), per l’università (troppi laureati … meglio pochi ma buoni e poi troppi studenti … ma perché non vanno a lavorare? – già, perché?-, per la sanità (pochi centri polivalenti, uno per ogni capoluogo di regione, ma di eccellenza).
Mi sono dilungato troppo. Ma come si fa a non vedere a non giudicare a non apprezzare il lavoro che fanno per noi. Prendete le opere pubbliche: poche ma buone, care ma solide – si, qualche viadotto cede, qualche tetto cade, qualche scuola o caserma “si rende” inagibile … ma capita, è nell’ordine dell’umana “coscienza”, e poi bisogna pur tenere in considerazione il tenore di vita cui siamo abituali.
Sono andato ancora oltre. Ma come si fa a fermarsi. Riuscite a farlo davanti a una cesta di rosse ciliegie?
Il mio sogno: che la magistratura scenda in piazza e reagisca con argomentazioni ben motivate e immediatamente comprensibili agli insulti che riceve giornalmente da una classe politica povera di cultura istituzionale; che il Presidente della Repubblica nella sua qualità di presidente del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) s’indigni per le parole di delegittimazione che giorno dopo giorno sono versate contro la Magistratura, che sottolinei il rischio deriva democratica che corriamo a causa di un diffuso conflitto istituzionale. E lo dica a voce alta.

22 febbraio 2011

Colleghi, fuori da via Arenula

Il segretario di Magistratura democratica Piergiorgio Morosini
«La misura è colma». I magistrati non ne possono più. Il segretario di Magistratura democratica Piergiorgio Morosini chiede ai colleghi di fare sciopero. Non usa proprio questa parola, parla di «forte mobilitazione», di «forme di astensione dall’attività». Ma la sostanza è quella.
Nella settimana in cui, a palazzo Chigi, parte il treno della riforma costituzionale della giustizia, lui, di mestiere gip a Palermo, ai vertici della sua corrente da pochi mesi, rivolge un invito shock ai colleghi che lavorano in via Arenula, accanto al Guardasigilli Angelino Alfano. Perché «le proposte politiche sul tappeto non debbono trovare in alcun modo l’appoggio e il contributo di magistrati che hanno giurato fedeltà alla Costituzione». Chiede loro di andarsene, di voltare le spalle al ministro e tornare a casa.
Cosa voglia cambiare Berlusconi è noto. Vuole separare le carriere dei giudici da quelle dei pm, in modo da indebolire i secondi, spingendoli verso l’esecutivo. Vuole dividere in due il Csm, indebolendo anche questo. Vuole spogliare lo stesso Csm della sezione disciplinare, che “processa” i magistrati che sbagliano, per trasformarla in un’Alta corte di nomina politica. Vuole fissare nella Costituzione il principio che il magistrato che sbaglia paga di tasca sua, in modo che un pm prima di avviare l’azione penale ci penserà otto volte. Vuole distorcere gli equilibri della Consulta, stabilendo che per le decisioni di tipo costituzionale, come per i lodi Schifani e Alfano e per il legittimo impedimento (cancellati o ridimensionati dalla Corte di stretta misura), ci vuole la maggioranza dei due terzi. Vuole togliere ai pm il controllo della polizia giudiziaria, che a quel punto risponderà solo al ministero dell’Interno, cioè al governo, cioè a lui. Vuole ampliare il potere delle difese nei processi, costringendo i giudici ad accettare supinamente le loro richieste. A cominciare dai suoi. Per far felici Gjhedini e Longo. E vuole pure il processo breve per chiudere i suoi processi. E approvare la legge sulle intercettazioni di modo che voi tutti cittadini non conosciate più nulla delle inchieste giudiziarie, soprattutto quelle che riguardano lui.
Dunque il segretario di Md Morosini ritiene che nessun magistrato, di fronte a riforme come queste, possa ancora star seduto accanto ad Alfano. Come se nulla fosse. E chiede una mobilitazione.
Se non ora, quando?

da Repubblica.it

16 febbraio 2011

BERLUSCONI A PROCESSO. IL PDL FA QUADRATO.

Quando il premier - con tale termine s’indica il capo dell’esecutivo eletto direttamente dal popolo; da noi il termine corretto è quello di Presidente del Consiglio e la sua nomina è sancita da un voto di fiducia in Parlamento – chiama ministri, consiglieri e consigliori, anche di grosso calibro si precipitano.
È il caso di un uomo d’immensa cultura, raffinato e carismatico direttore del quotidiano “Il foglio” che, nell’appassionata e drammatica ricerca di una collocazione di verità è approdato al sole di Arcore. Non so se, come san Paolo si fermerà – certo chi può dire tra noi miseri mortali di essere arrivato alla fine di un percorso, del proprio percorso, esistenziale? Come si può affermare che questa e non altra sia la verità assoluta? A volte, basta una semplice ricaduta per trovarsi in sintonia … ma non è il caso … Molto spesso la crisi esistenziale, sempre se c’è, porta a quella mistica che, visto che il nostro si definisce ateo devoto, potrebbe essere dietro l’angolo. Pensate quale grande conquista per la Chiesa, quale grande opera di proselitismo … quanti “Dal Verme” sostituendo le mutande qualcosa di più appariscente e meno volgare come una tonaca!
Non sono un filosofo, non leggo Kant perché la notte preferisco dormire e non ho nessuna vis polemica affamata d’applausi.
Sto parlando di Giuliano Ferrara che da sempre apprezzo … da quanto, se la memoria non m’inganna, militava nel Partito Comunista Italiano. Vecchia storia. Il suo percorso è stato ricco di movimento. L’incarico di sottosegretario di un governo Berlusconi, il caso Englaro con la raccolta delle bottiglie d’acqua minerale, la sua candidatura a leader del partito antiabortista del 2008, la sua genuflessione davanti a Benedetto XVI e ora la sua presa di posizione contro i moralisti e l’invito a Berlusconi di partecipare ai confronti televisivi con i leader dell’opposizione, ne fanno un difensore appassionato di quelle cause che gli conquistano il cuore.
Prima di concludere e augurargli tanta fortuna, mi preme ricordargli che due sole volte ha accettato di confrontarsi in Tivù con l’opposizione ed entrambe le volte ha perso le elezioni.
Il presidente del consiglio sarà giudicato con rito abbreviato con la grave accusa di concussione e di prostituzione minorile. In un altro Paese avrebbe dato le dimissioni, ma ci sarebbe stato un altro capo del governo.
È una sfida infinita alla magistratura, uno scontro tra istituzioni fondanti dello Stato che incideranno e non poco sulla nostra vita quotidiana. Una difesa a qualsiasi costo del potere come un fatto privato allargato strumentalmente agli elettori che, continua a dire, con estrema monotonia e protervia, che l’hanno votato. Il che, comunque, non significa né delega in bianco né delega eterna. E poi, in democrazia bisogna sentire il polso del Paese, essere rispettoso delle regole istituzionali e avere una condotta di vita integerrima, perché il limite tra il privato e il pubblico, se c’è, è molto sottile.
Ieri i personaggi più in vista del Pdl, i soliti volti noti, hanno dato ancora una volta dimostrazione, attraverso varie dichiarazioni, di non avere rispetto per gli italiani, considerati ignoranti e trattati come i tifosi di una squadra di calcio: vinca la squadra per cui tifo … anche se han truccato la partita o comprato l’arbitro.
Vediamo questa carrellata di dichiarazioni che ne mettono in evidenza la cattiva fede o … l’ignoranza. Qualche volta è ignoranza ma spesso è furbizia da servilismo.

Alfano (ministro della giustizia): “La Procura non ha tenuto conto di quanto votato dal parlamento” e questo è “un tema che attiene l’autonomia, la sovranità e l’indipendenza del parlamento. Berlusconi ha un forte mandato conferitogli dagli Italiani”.
La Magistratura non può dipendere nell’esercizio delle sue funzioni dal parlamento, ma deve agire attraverso il rispetto dei codici. La Magistratura è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato democratico ed è soggetto soltanto alla legge. Tra l’altro, non spetta al parlamento indicare il giudice naturale di un indagato. La magistratura ha rispettato la sovranità e l’indipendenza del parlamento, accettando quanto da questo deliberato in merito alla richiesta di perquisizione dell’ufficio di Spinelli. Il forte mandato conferitogli dagli Italiani non lo rende né al di sopra della legge né più uguale degli altri cittadini.

Gelmini (ministro dell’istruzione): “E’ un vero e proprio attacco alla sovranità popolare … un potere dello Stato che tenta di stravolgere l’equilibrio tra il potere giudiziario, legislativo ed esecutivo. L’anomalia italiana è rappresentata da una parte della magistratura che agisce con finalità politiche”.
Ma dov’è l’attacco alla sovranità popolare? L’art. 1, comma 2, recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Se il popolo è sovrano, non lo è il presidente del consiglio, nessun presidente del consiglio. La volontà del popolo non ne ha altre sopra di sé, ciò ne determina la sovranità. L’equazione, il popolo mi ha votato, quindi, io governo. Certamente, ma governare non significa dedicarsi a risolvere i problemi giudiziari del presidente del consiglio, attraverso leggi a personam o lodi incostituzionali. L’anomalia, quindi, sta nei comportamenti di delegittimazioni messi in atto dal presidente del consiglio e dai suoi ministri.

Brambilla (ministro del turismo): “Berlusconi vittima perché colpevole di poter contare su un grande consenso tra i cittadini e di voler usare questa forza per riformare il Paese”.
Il grande consenso, il più grande che un governo della Repubblica abbia mai avuto, implicherebbe il mantenimento delle promesse elettorali che questo presidente e il suo governo hanno disatteso e che non ha niente da vedere con l’azione della giustizia.

Prestigiacomo (ministro dell’ambiente): “Contro Berlusconi processo farsa che conferma che la via giudiziaria in Italia è la continuazione della politica con altri mezzi”.

L’imprenditrice Prestigiacomo giudica il processo – che ancora non è iniziato – una farsa. Come fa a dirlo? Quali elementi ha a sua disposizione? Ci partecipi, signora ministro, ci parli degli elementi probatori in suo possesso. Si butta il sasso e poi si ritira la mano, parlando di una via giudiziaria che non esiste se non nella loro fantasia? Ha mai contato quanti avvocati sono stati nominati nel Pdl, compresi gli avvocati difensori del presidente del consiglio?

Meloni (ministro della gioventù): “Il 6 Aprile non va a processo il premier o il suo governo, ma la nostra democrazia”.
Il processo del 6 Aprile ha un imputato: Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio. Il processo del 6 Aprile sarà il trionfo della democrazia e della Costituzione su cui si fonda, secondo la quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.

Formigoni (governatore della Lombardia): “Non esiste alcuna ipotesi accusatoria contro Berlusconi … una grande costruzione mediatica con poca sostanza”.
Formigoni ha già emesso il giudizio: nessuna ipotesi accusatoria … l’imputato è innocente … o è un imputato fantasma. Il presidente, oltre ad essere il proprietario di Mediaset e di numerosi organi di stampa, ha una fortissima influenza sulla Rai per cui sembra l’unico capace di una grande costruzione mediatica.

Cicchitto (capogruppo alla camera): “Si può parlare di giustizia ad orologeria che per Berlusconi è velocissima …”.
Ma la maggioranza non ha in discussione una legge sul processo breve? L’unica differenza, è che il disegno di legge prevede la retroattività e, quindi, l’annullamento dei processi di Berlusconi ancora in corso e di altri migliaia di processi come Parmalat e altri.

Lupi (vice presidente della camera): “C’è una procura italiana che, attraverso un’indagine risibile, sta cercando di ribaltare l’ordine democratico. L’offensiva lanciata dai magistrati nei confronti del premier non ha precedenti in Italia e nel mondo”.
Senza dubbio è un intervento eversivo. L’onorevole usa un linguaggio violento – indagine risibile, ribaltare l’ordine democratico, offensiva dei magistrati - verso un potere dello Stato. In altre parti del mondo, per esempio in Israele o in Inghilterra o negli Usa, per molto meno dei premier si sono dimessi non appena hanno avuto solo sentore di un procedimento giudiziario nei loro confronti. Come fa Lupi a giudicare risibile l’indagine e, quindi, l’apertura del processo al premier? Ha prove evidenti da esibire? Ha prove di un complotto? Se le ha perché non le rene pubbliche?

15 febbraio 2011

OVVIETA’, IGNORANZA (vera o presunta), SUPPONENZA E INGANNO

È un’ovvietà l’affermazione di Berlusconi a commento sulla manifestazione delle donne. “La manifestazione, ha affermato Berlusconi, è stata di parte ed è stata strumentale e strumentalizzata”.
È fuor di dubbio che le manifestazioni si fanno contro qualcuno e per qualcosa … sono come gli scioperi. Le donne - è vero ci sono stati numerosi uomini … forse come espiazioni dei peccati di altri – domenica si sono impossessate delle piazze d’Italia al di là di ogni più rosea aspettativa, senza il traino dell’informazione tradizionale e delle organizzazioni riconosciute. È stata una festa – io ci sono stato assieme a mia moglie e ne sono orgoglioso -, vedere donne di ogni età, con cartelloni di dissenso e ironici ma nella più serena correttezza, esprimere dissenso e indignazione verso i comportamenti del presidente del consiglio che tra barzellette, ironia sulla bellezza e atti di maschilismo, ha ridotto la donna, tutte le donne – basta ricordare l’ordine impartito a Iva Zanicchi di lasciare la trasmissione l’”Infedele”, definita un postribolo – a un oggetto. È stata strumentale … ma certo. Cosa pretendeva? Uno strumento per fare esaltare la loro indignazione e far vedere all’Italia che ancora c’è chi s’indigna, che vuole cambiare, pulire l’Italia per noi e i nostri figli. Nessun partito di opposizione o di sinistra, come Berlusconi afferma, è salito sul palco, nessuna bandiera, a dimostrazione che nessuna dimostrazione c’è stata.

È ignoranza - più presunta che vera in questa occasione – sostenere che Berlusconi deve essere giudicato dal tribunale dei ministri, il suo giudice naturale. M a questo vale solo quando il presidente del consiglio agisce nell’esercizio delle sue funzioni: la telefonata alla questura non rientra, come sa bene l’avvocato onorevole Ghedini, in nessuna delle sue funzioni. D’altro canto Ruby non era la nipote di Mubarak. È possibile che solo il presidente non lo sapesse?
Non esiste il reato di concussione perché non esiste il concusso, afferma assieme ai suoi difensori. Ma scherziamo? E la questura? Tra l’altro il reato di concussione esiste, anche se nessuno di è dichiarato concusso.
E allora, perché la maggioranza al completo ha rimandato ai Pm la richiesta di potere perquisire l’ufficio di Spinelli e a una voce, in coro, hanno ripetuto fino alla noia che solo il tribunale dei ministri è competente? In fondo questo sarebbe composto di tre giudici estratti a sorte tra i giudici di Milano.
La motivazione è ovvia oltre che ingannevole: la strategia messa in cantiere da Ghedini si pone due obiettivi.
Il primo, il più immediato, tende a far passare, come sempre, Berlusconi come una vittima dei giudici di Milano, che sono definiti eversivi. Poveretto, lui vuol farsi giudicare … sono loro che illegalmente non vogliono che sia giudicato dal tribunale dei ministri. Non sta, comunque, a loro, cioè alla maggioranza, stabilire quale sia il giudice naturale di Berlusconi. Abbiamo visto che non è vero che ha agito nell’esercizio delle sue funzioni e, pertanto, manca la ragione del contendere.
Il secondo obiettivo, nascosto per i comuni cittadini ma assai evidente per chi conosce il funzionamento del parlamento, ha come obiettivo l’insabbiamento, cioè l’annullamento, del procedimento contro Berlusconi. Infatti, sarà il parlamento a decidere a maggioranza se il processo deve o no essere fatto. Siccome il governo ha la maggioranza, il parlamento voterà contro il procedimento, ergo il processo a Berlusconi non si farà.
Da ciò emerge una semplice domanda: se Berlusconi è innocente perché non si lascia giudicare, invece di fare ostruzionismo e di ingannare assieme alla sua maggioranza i cittadini, compresi i suoi elettori, considerati come pecore di un immenso gregge ubbidiente e prono

14 febbraio 2011

BERLUSCONI E' MINORANZA NEL PAESE

In questi ultimi anni la politica e il giornalismo italiano sono ruotati tutti intorno a una grande bugia: la falsa convinzione che Silvio Berlusconi e il berlusconismo fossero maggioranza nel Paese. I numeri, per la verità, hanno sempre detto il contrario. Anche quando Berlusconi era all’apice della sua forza (le elezioni del 2008) mai ha saputo raccogliere il 51 per cento dei consensi. Il Cavaliere si è invece fermato al 37 per cento dei votanti (cosa diversa rispetto agli aventi diritto al voto), per poi perdere seguito ad ogni tornata elettorale. La grande menzogna, però, è stata ripetuta, raccontata, enunciata e analizzata talmente tante volte, da finire per essere presa per vera. Con rassegnazione, e senza necessariamente riferirsi solo al Cavaliere, in molti dicevano che il nostro Paese ha la classe dirigente che si merita. Che una nazione fatta di furbi, di evasori fiscali, di fannulloni, di corrotti e di raccomandati, poteva solo essere rappresentata da Berlusconi e dai suoi vari cloni.

Ebbene, si sbagliavano. L’Italia era (ed è) un’altra cosa. Gli italiani – sia a destra che a sinistra – sono in maggioranza un popolo straordinario. Fatto di donne e di uomini che si ammazzano (quando ce l’hanno) di lavoro. Che s’impegnano in quasi 500.000 organizzazioni di volontariato. Che vanno all’estero (4 milioni) per riuscire a fare quello che in patria è impossibile. Questo non è (solo) il Paese delle mafie più potenti del mondo, della classe politica più corrotta di tutta l’Europa occidentale. Questo è, invece, il Paese di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino, delle associazioni anti-racket, della Confindustria e dei commercianti che in Sicilia dicono di no al pizzo. È il paese di Giorgio Ambrosoli, di Libero Grassi, di Peppino Impastato, dei giornalisti minacciati in Calabria, dei poliziotti che si pagano da soli la benzina per le loro auto, dei dipendenti pubblici che si portano da casa i computer per far funzionare i loro uffici, degli operai che occupano le fabbriche e salgono sui tetti chiedendo solo di poter lavorare.

L’Italia, insomma, è molto meglio di chi al Governo e in Parlamento immeritatamente la rappresenta. E in questa domenica di febbraio, grazie alle donne, cominciamo ad accorgercene. Mai prima d’ora si era assistito a manifestazioni tanto imponenti organizzate non dai partiti, ma dalla gente. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza non per moralismo, ma per dignità. Senza odio, senza violenza, hanno detto che loro alla grande bugia non ci stanno più.

Berlusconi che pure, grazie alla compravendita dei deputati, ha ancora la maggioranza alle Camere, è sempre più minoranza nel Paese. Come dimostrano i vari flop delle manifestazioni organizzate dal Pdl, anche tra chi ha votato il Cavaliere è ormai difficile trovare qualcuno disposto a spendersi per lui. Il Re, non solo metaforicamente, è nudo. Inutile però illudersi. Il presidente del Consiglio non si dimetterà. Non lo farà ora. Per costringerlo a lasciare ci vorranno molti altri 13 febbraio, molte altre piazze, e una finalmente chiara richiesta di elezioni anticipate. Solo così chi in Parlamento milita al fianco di Berlusconi- non per lealtà, ma per interesse – azzarderà due calcoli. E comincerà a capire che reggere il sempre più pesante trono di un vecchio Sultano in agonia non conviene. Perché al momento dell’inevitabile caduta tutta la corte finirà travolta.

tratto da "Il fatto quotidiano" on line del 14/02/2011

13 febbraio 2011

L’ADDIO DI BERLUSCONI

Il “giornale”, quotidiano di famiglia è listato di nero. Il titolo a tutta pagina: “SILVIO ABBANDONA L’ITALIA”; il sottotitolo: “Non lo meritiamo. Dopo Bettino, ora tocca a Silvio. La magistratura e il golpe”.
Nella serata di ieri, recita l’articolo di fondo, nella villa presidenziale di Arcore - nel salone delle feste - si è tenuto un concitato e pietoso consiglio di gestione del Pdl.
I membri – assolutamente in abito blu scuro i maschi, in tailleur celeste le donne – hanno incominciato ad affluire sin dal primo pomeriggio. Nel loro volto traspariva la serietà dei grandi eventi, di quegli eventi che segnano la storia.
Il ministro Bondi fa da apripista. Il viso dolente, guarda con orgoglio il papiro arrotolato che stringe nella mano sinistra, forse un’ode al capo (è stato Ferrara qualche giorno fa a chiamarlo “il capo dell’Italia”) scritta di getto sull’auto di servizio, mentre da Pompei, a sirene spiegate, correva verso Arcore. Il sottosegretario Gianni Letta si è fermato a dormire in villa. Poi arrivano, come una processione, la Santanché – si, proprio la signora dal “medio anchilosato” – che tra le mani ha ancora il cartello mostrato davanti al Palazzo di giustizia di Milano, sul quale si può leggere il motto della casa, “giudici eversivi”. Poi è la volta del ministro La Russa in tuta mimetica ed elmetto portato a mo’ di borsa con la mano sinistra, mentre con la destra porta vicino alla bocca un megafono. “Lasciatemi passare”, urla … ma davanti a sé c’è la scorta del presidente e uno stordito portavoce Capezzone che legge e rilegge il comunicato stampa in attesa che … la stampa si faccia viva. Ferrara, alle prese di un extralarge mutandone a pois e un libro su Kant, dono de Umberto Eco; Cicchitto sembra invecchiato di vent’anni, forse pensa nostalgicamente alla sua esperienza d’iscritto alla Loggia P2; l’avvocato e parlamentare Ghedini – si, il mavalà, mavalà confutativo – che trascina un carrello di fascicoli e di codici, capofila della schiera di avvocati, anch’essi onorevoli, di cui si avvale il presidente; il coordinatore nazionale Verdini, l’ex ministro Scajola, quello cui hanno intestato una casa senza che lui lo sapesse; i ministri Fitto, Romani e Sacconi; il capogruppo Gasparri, sorridente come se stesse rilasciando delle dichiarazioni; ecco, quindi la fila delle ministre, delle sottosegretarie e delle parlamentari europee, laureate e belle, anche l’occhio vuole la sua parte; Fede, l’Emilio, Minetti, l’igienista dentale del presidente, e Mora, l’esperto organizzatore e scopritore di giovani talenti; Minzolin e troupe, in qualità di cronista Rai; infine, trafelate escono da un’auto ACI il ministro Brambrilla e l’europarlamentare Zanicchi, seguiti da Belpietro, Sallustri, Porro e altri che nella calca non siamo riusciti a riconoscere.
“Ci sono tutti”, ha gioiosamente gridato al microfono di Rete Quattro un euforico, passata l’emozione, Capezzone.
La stampa di parte e quella straniera sono state bloccate dal servizio d’ordine azzurro all’ingresso di Arcore per evitare, come ci hanno abituati, provocazioni.
Il parlamentino azzurro si situa disciplinatamente nell’emiciclo costruito per l’occasione, in legno pregiato: è meglio di Montecitorio, mi viene spontaneo pensare.
Il dibattito, preceduto da un commovente intervento dell’onorevole Quagliarello, di svolge correttamente, con toni molto bassi, anche se qualche volta giustamente indignati e provocatori verso chi ingiustamente ha deciso di eliminare per via giudiziaria il più grande statista avuto dall’Italia a partire dalla sua unità, rispettato da tutti i capi di Stato e che gli Italiani rimpiangeranno … ma avranno quello che si meritano …
Lo schieramento dei falchi, capitanato dal duo Ferrara- Santanché, il capo cinto da mutande, penso personali, dai più svariati colori con scritte inneggianti a Silvio, spinge per l’organizzazione in tutte le piazze di tutti i paesi e le città d’Italia – e se servisse anche della Libia o di Santa Lucia - adunate oceaniche per il rispetto del voto degli Italiani perché la Provvidenza arriva una sola volta, mentre il demonio della procura è sempre in agguato.
Letta, che osa dire che il conflitto istituzionale è ormai giunto a un punto oltre il quale c’è l’anarchia, viene rumorosamente fischiato, come poi succede ai moderati presenti.
- È vero, tutti noi, e non solo, dobbiamo la nostra posizione e la nostra notorietà a Silvio, però ciò che abbiamo costruito per le nostre famiglie non possiamo abbandonarlo. Non dobbiamo abbandonare i nostri interessi non torneranno più. Non torneranno più i nostri privilegi e altri si sostituiranno a noi.
A questo intervento, accorato e vero, seguono alcuni istanti di silenzio assoluto, interrotto da un lungo applauso al coro di “Silvio, Silvio”.
E Silvio, un irriconoscibile Silvio, quasi avesse perso la sua verve combattiva, prende la parola:
- Dobbiamo trattare la resa. Non ci rimane altro. Non dobbiamo mettere a rischio i nostri patrimoni … abbiamo famiglia e poi … col nostro patrimonio di voti, la nostra straboccante presenza nell’informazione e la nostra capacità di condizionamento e di attrazione, dopo un breve periodo, trascorso in un limbo dorato, ritorneremo più forti di prima, richiesti a gran voce dal popolo. Il nostro motto sarà “panem et circenses” …
Un’ovazione accompagna Silvio sul trono dorato, dove l’aspetta il fido Bonaiuti, maestro di lealtà e coerenza politica.
- Avete sentito la proposta del nostro amato presidente, grida al microfono il portavoce Bonaiuti. L’assemblea è chiamata a esprimersi, attraverso un applauso.
Nessuno si sottrae all’invito. L’entusiasmo, anche in un momento di cedimento, che si spera momentaneo, è alle stelle. Tutto è salvo! Ritorneremo più forti che prima, più determinati.
Fuori dalla villa tutto è silenzio: né giornalisti né telecamere.
Gli ospiti si fermano per annegare le passate, ormai, preoccupazioni, in una ricca cena offerta dal presidente e allietata dal bravissimo Apicella, perché, come iniziava un’antica trasmissione radiofonica degli anni sessanta, “l’allegria di ogni male è il rimedio universale”.

10 febbraio 2011

IL BUON SENSO NON GOVERNA QUESTO PAESE

È disdicevole quando un potente si avvale dei mezzi che ha a disposizione, anche i più illegali, per sopraffare l’altro, il debole, o per nascondere i propri comportamenti che ne potrebbero offuscare l’immagine pubblica. Ma quale aggettivo si può usare per indicare l’azione che il presidente del consiglio, nel ritenersi perseguitato, ha intrapreso, e non solo in questi giorni, per non rispondere, come è tenuto a fare ogni comune cittadino, alle presunte – infatti, per ora sono solo presunte e lo sanno tutti i suoi parlamentari avvocati – accuse mosse dalla procura milanese di concussione e di favoreggiamento della prostituzione minorile?
Dispregiativa o indecorosa o indecente o sprezzante … ma nessun aggettivo può essere compreso se l’azione non è guidata da un delirio di onnipotenza, ormai, pur esso come l’amor proprio e la dignità, mortificato e consumato.
A me, come presumo alla maggioranza degli italiani, del colore delle sue lenzuola o di chi ci sta sotto non importa niente, anche se fare sesso con una minorenne ovunque avvenga è un reato. Ma, caro presidente, è solo un’accusa e spetta a lei provarne l’infondatezza, perché come ben sa il suo pool di avvocati, l’azione penale per il magistrato è obbligatoria e questa riguarda ogni cittadino che commette reato, in quanto, grazie alla Costituzione, tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Ciò per evitare abusi e condizionamenti che si potrebbero avere, come si hanno in molti Paesi dove la democrazia è solo di facciata e lo stato di diritto sconosciuto. Ma per fortuna, per lei come per noi semplici cittadini, l’Italia è una democrazia fondata sullo stato di diritto, per di più inserita in Europa.
Mi creda per i suoi elettori, per se stesso e per gli stessi elettori degli opposti schieramenti, vada a difendersi davanti al giudice, sicuramente davanti al suo giudice naturale, vada a esporre le sue buone ragioni, si faccia giudicare, non dia l’impressione di voler scappare … di non volersi far giudicare.
Una buona volta per tutte mostri ai cittadini le sue capacità di statista, non si contrapponga, non delegittimi i poteri dello Stato, che non sono poteri concorrenti ma poteri fondanti e cooperanti in una democrazia matura qual è quella italiana.
Io sarei orgoglioso del mio presidente del consiglio, finalmente libero da ogni presunta mania di persecuzione.
È consigliato male? E allora si liberi di coloro che la stampa definisce “falchi”. Nel suo partito ci sono eminenti costituzionalisti e uomini interregimi, chieda loro di starle vicini, lasci perdere i falsi profeti, che sempre hanno generato incomprensioni e conflitti. La nostra Italia non ha bisogno di odio né di … amore, ma di rispetto delle regole, di convivenza civile nel rispetto reciproco.
Se vuole avere l’appoggio dei suoi elettori, rinunci al mandato e misuri la consistenza dl suo carisma, attraverso lo strumento che la Costituzione le mette a disposizione: le elezioni anticipate.
Se le volete veramente potete ottenerle nel rispetto delle regole costituzionali.
Per evitare il conflitto istituzionale degeneri, per evitare che la contesa politica si trasformi in un tifo da stadio con tutto quello che vi è connesso, non basta più abbassare i toni, è necessario ormai che lei si veda per quello che è: un cittadino della Repubblica Italiana i cui diritti e doveri sono chiaramente espressi dalla Costituzione e non “il cittadino” super partes.

10 gennaio 2011

BENEDETTO XVI , IL GRANDE TEOLOGO!

Nel discorso d’inizio anno al Corpo diplomatico, papa Ratzinger è stato molto chiaro sia nelle richieste sia nelle condanne. Una sola mancanza: non concludere con la solita formula “sia anatema”, per chi, naturalmente, non si sottomettesse al volere di chi da venti secoli, a volte con ipocrisia, altre con violenza e mistificazioni di ogni sorta, ha ottenebrato le menti dell’umanità, con la pretesa dell’unica verità e dell’unico Dio e ha commesso ogni genere di misfatto al grido di “Dio lo vuole” … anche contro gli stessi cristiani come accadde con quella che fu definita “La crociata contro gli Albigesi”. La crociata ebbe luogo tra il 1209 e il 1229 e fu indetta dal papa Innocenzo III. Voglio ricordare, a Sua Santità, solo li massacro di Béziers per opera dei cattolici sotto il comando del legato pontificio Amaury. La strage colpì indiscriminatamente tutti i cittadini di Béziers – comportò la morte di circa 20.000 persone come si ricava da una lettera inviata dallo stesso al papa. A sottolineare la crudeltà del legato pontificio, il cronista Cesario di Heisterbach racconta che quando al legato fu chiesto come si potessero individuare gli eretici tra i rifugiati in una chiesa, rispose: “ Uccideteli tutti. Dio riconoscerà i suoi”. La Chiesa Cattolica ha chiesto la tolleranza fino all’Editto di Milano del 313. Dopo mostrò tutta la sua intransigenza distruggendo templi, bruciando libri (biblioteca di Alessandria), imponendo con la coercizione il suo credo e perseguitando fino alla morte i non cristiani che si rifiutarono di abiurare alla propria religione … centinaia di migliaia di morti. Allora, di quale libertà religiosa parla papa Ratzinger?

Quali minacce possono arrecare l’educazione sessuale e quella civile (così la chiama) impartita nelle scuole statali d’Europa? È senz’altro la paura del relativismo che attanaglia il papa e la gerarchia romana. Il relativismo non è una religione o meglio non è un’ideologia, ma è la ricerca individuale della verità, la consapevolezza della propria spiritualità senza verità precostituite, calate dall’alto e costellate da dogmi e tradizioni spesso illogiche e irreali. Il relativismo è il motore del progresso della storia e dell’anima. Non capisco perché lo Stato debba abdicare a un suo dovere di informare e formare i suoi cittadini, dando loro gli strumenti per una ricerca consapevole, nel rispetto di tutti i movimenti religiosi senza la pretesa di indicarne uno come vero e assoluto. E non capisco neppure perché i cittadini debbano rinunciare al diritto all’educazione laica, che non presuppone nessuna guerra di religione, ma determina la consapevolezza del confronto e dell’accettazione del diverso … anche in campo religioso. Rifletta, papa Ratzinger, sull’indebita intrusione nella formazione religiosa dei bambini, costretti a essere cattolici sin dalla scuola materna, dopo aver fatto violenza col battesimo, quando nel Vangelo si parla di un battesimo consapevole dopo l’acquisizione della fede. Perché le scuole coraniche sono da criticare e il catechismo deve essere permesso, anzi … imposto?



Afferma che in certi Paesi (quali? Sarebbe opportuno fare i nomi per capire) occidentali dove “si accorda una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza” e “la religione subisce una crescente emarginazione” e “si tende a considerare la religione come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante e si cerca con diversi mezzi di impedire con diversi mezzi di impedirne ogni influenza nella vita sociale”. Dove sta scritto che l’etica laica è inferiore all’etica predicata dalla Chiesa di Roma? Perché uno Stato democratico deve subire l’influenza delle religioni, anzi la sua ingerenza, come avviene in Italia? Lo Stato, ogni Stato, deve avere come obiettivo la costruzione di una società fondata sulla giustizia e sul benessere dell’uomo, tenendo conto della tolleranza religiosa e della pluralità delle opinioni, senza discriminare le minoranze per le loro diversità. Il diritto di ogni minoranza, in uno stato di diritto com’è lo stato democratico, è il diritto di ogni maggioranza di disporre della propria vita e del proprio modo di vivere. L’obiettore di coscienza, che è pure dipendente dello Stato, deve assicurare al cittadino che lo chiede di potere usufruire dell’applicazione della legge, come nel caso dell’aborto, un’ipocrisia usata per non perdere il sul potere … sul più debole, perché, di fatto, i benestanti, anche e soprattutto cattolici, vanno all’estero, come per l’inseminazione artificiale.
Il Papa è altresì preoccupato che certi Paesi dell’America Latina “rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica, non apprezzando il servizio che le comunità religiose offrono per l’educazione delle giovani generazioni”. Conclude esortando “tutti i governi a promuovere sistemi educativi che il diritto primordiale (?) delle famiglie a decidere circa l’educazione dei figli e che s’ispirino ai principi di sussidiarietà, fondamentale per organizzare una società giusta”.
Se gli Stati non apprezzano, una ragione ci deve essere ed è il fondamentalismo espresso dalla Chiesa di Roma. Non credo che i popoli dell’America Latina abbiano dimenticato le conversioni forzate operate dai sacerdoti che si servivano del braccio armato dei portoghesi e degli Spagnoli, come non hanno dimenticato la distruzione della loro cultura civile e religiosa. Quanti morti hanno causato il colonialismo e la conversione forzata in A. Latina nel segno della croce? Quante ricchezze sono state sottratte, quanto sfruttamento, quanta povertà ha generato? Fanno bene gli Stati a sottrarre l’educazione delle giovani generazione a “questa” Chiesa assetata di potere. Papa Ratzinger dimentica che di Italia nel mondo ce n’è una sola, servizievole e corrotta, pronta a dare ma a prendere molto in un intreccio di concessioni che prima o poi imploderà – si (nobis) di favent.
Il Papa parla come un capo di stato e, in effetti, lo è. Ma nella sua somma superbia pensa di essere al di sopra degli Stati. Se lo è perché non parla della rivolta del pane in Tunisia con la polizia che spara sulla folla affamata causando ben 50 morti? Perché non scomunica i mafiosi che tanto contribuiscono al degrado sociale taglieggiando e impoverendo i cittadini. E dei politici … perché non parla dei politici italiani … dei servizievoli politici italiani che tolgono alle strutture pubbliche per dare a una Chiesa già ricca di suo, alle sue scuole confessionali comprese le università cattoliche? Il principio della sussidiarietà– dove lo Stato non arriva, la Chiesa tende le mani … aperte - è un principio giusto, ma uno Stato serio costruisce strutture pubbliche e prepara personale idoneo. Le famiglie hanno il diritto di scegliere l’educazione dei figli … paghino il servizio a chi lo offre senza ricorrere allo Stato, al contributo di tutti gli altri cittadini, pur sapendo che delle scuole confessionale usufruiscono quelli che in gergo sono definiti i “figli di papa”. È proprio vero, piove sempre sul bagnato!

20 dicembre 2010

ORA GLI ARRESTI PREVENTIVI E DOPO?

Il sottosegretario Mantovani, ex AN, propone di estendere il Daspo (nato per i tifosi di calcio violenti) ai manifestanti – cioè per gli studenti che hanno annunciato una manifestazione in occasione dell’approvazione della riforma Gelmini – come limitazione di presenza. Subito la proposta esalta il ministro Maroni.
Intanto il sindaco di Roma Alemanno si dice sconcertato dall’azione della Magistratura, tanto che Il ministro della giustizia Alfano invia immediatamente i suoi ispettori (a far che, dato che non è un atto intimidatorio?).
Il capogruppo del Pdl al senato Gasparri propone l’arresto preventivo di noti facenti parte dei centri sociali di tutta Italia. Per chi non avesse capito, insiste rivolgendo un appello ai genitori di tenere a casa i figli perche “quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali fascisti”.
Un riferimento al ministro La Russa e il quadro è completo, direste.
Manca, invece, la voce autorevole del Presidente del Consiglio. Approva o non approva?
Chi tace acconsente – dice un vecchio detto - o reputa meglio restare in silenzio e aspettare gli eventi per esprimer tutto il suo rammarico o tutta la sua gioia, pronto a impossessarsi dell’esito della manifestazione se servirà alla sua immagine?
Al di là di ogni supposizione, legittima per capire cosa pensa il capo del governo elle dichiarazioni piuttosto forti, per non dire violente – perché anche le parole possono esprimere violenza – dei suoi ministri, come cittadino, desidererei che il “mio” presidente del consiglio esprimesse una chiara e netta posizione di condanna, ora e subito. E non solo!
Vista, infatti, la certezza della manifestazione, che sicuramente sarà molto numerosa, e considerati i motivi della protesta che si ripete da mesi, il capo del governo, avrebbe dovuto prendere in considerazione la possibilità di fermare l’approvazione della riforma per il tempo necessario ad ascoltare le ragioni degli studenti e degli operatori scolastici in merito alla riforma.
Una soluzione di buon senso e di disponibilità al dialogo, sicuramente apprezzata dai manifestanti, non sarebbe stata una sconfitta del governo ma un passo avanti verso il dialogo e il ritorno della serenità.
Le dichiarazioni sopraesposte vanno nella direzione opposta, come a cercare consapevolmente lo scontro. Cercare lo scontro non conviene a nessuno, né al governo né agli studenti, e un governo responsabile quanto meno non sarebbe entrato a gamba tesa.
L’augurio è che gli studenti non cadano nella trappola che è stata loro tesa. Il minimo accenno alla violenza sarà usato strumentalmente contro di loro. Gasparri e compagnia non aspettano che questo perché sanno che non è facile scoprire né isolare i “violenti di professione”, quelli che prima, in relazione a chi organizzava la manifestazione, erano definiti “infiltrati” – ora non esistono più, ci dicono.
Nei Paesi civili e di forti tradizioni democratiche il dissenso è una ricchezza della democrazia e i governanti, che ciò sanno, non fanno precipitare la protesta, non la criminalizzano ma la controllano, cercando di capirne le motivazioni.
La protesta più civile e pacifica spesso ha una forza tale da far cadere governi, specie se rappezzati e in crisi d’identità.

18 dicembre 2010

LA RUSSA SHOW: annozero può cominciare!

Il povero ministro, circondato da studenti violenti e “vigliacchi” e da ospiti “di sinistra” è caduto in un’imboscata crudele e vergognosa. L’impari confronto ha scatenato nel ministro una forte crisi d’identità, scatenando la sua proverbiale e alta retorica. Ci ha fatto capire, a noi telespettatori, cosa è “l’apologia di reato”, quando stare “zitto”, quanto tempo concedere alla controparte in un confronto, quando si può dare del “vigliacco” a una persona e come affermare l’orgoglio di essere stato fascista e di aver chiamato “rosse” le forze dell’ordine che oggi rappresenta e dalle quali è stato non solo contestato ma anche fischiato, se non erro la stessa mattina del voto di fiducia.
Lavoratori che protestano al mattino e difensori delle istituzioni al pomeriggio, qualunque sia il governo in carica. Questa è una lezione di responsabilità e un grande senso dell’appartenenza alla Repubblica, non a un governo.
La crisi d’identità del ministro deve preoccupare qualunque cittadino italiano, anche se elettore del Pdl. Non è una bella cosa vedere un proprio rappresentante arrivare a eccessi di quel genere, contestare e voler zittire, con una violenza verbale non pensabile in un rappresentante dello Stato, le ragioni degli studenti, invece di ascoltare e instaurare un dialogo civile. Ascoltare le ragioni degli altri, di quella parte che non è rappresentata in un’aula parlamentare, mentre si sta per approvare una riforma dell’Università che sarà determinante per il loro futuro, dovrebbe essere un atto di profonda responsabilità e di alto valore democratico.
Il popolo italiano ha dato a questo governo licenza di governare non licenza di imposizione. Riforme di tale portata vanno discusse a più voce e scritte a più mani.
Il passato che ritorna non sempre è buona cosa, specie se ammantato da nostalgia.

16 dicembre 2010

BONDI E L’ARROGANZA PERPETUA

Bondi scrive una lettera al Pd con la quale chiede che venga ritirata la mozione di sfiducia nei suoi confronti, “considerandola un atto parlamentare così spropositato”.
Uno pensa che un ministro che ha trovato la forza di chiedere al Pd il ritiro della mozione di sfiducia sia mosso da un minimo di umiltà. Basta, però, leggere la lettera per constatare tutto il contrario. Nemmeno in un momento così grave per la sua immagine, riesce, non solo a pensare ma nemmeno a esprimere un approccio di corretta modestia. Infatti, l’atto parlamentare per il ministro è “pretestuoso e dirompente sul piano umano e rappresenterebbe un’onta non per me che lo subisco ma per voi che lo proponete”. Poi accusa di acredine della sinistra nei suoi riguardi perché li ha lasciati per approdare in Forza Italia “per la consapevolezza dell’impossibilità di una evoluzione socialdemocratica del Pci”. Infine con un’ingenuità piena d’ipocrisia non si capacità che si possa chiedere la mozione di sfiducia per “i crolli avvenuti a Pompei” poiché “altri crolli sono avvenuti nel passato, e probabilmente (!) altri avverranno nel futuro, senza (ecco la ciliegina che esprime tutta l’arroganza e la supponenza di un ministro, espressione di un governo proiettato verso il culto della persona) che a nessuno passi per testa di chiedere le dimissioni del ministro …”.
Il ministro dovrebbe spiegare ai cittadini, mentre chiede loro di accettare i tagli come necessari per rafforzare l’economia, alcune sue scelte, come apprendiamo dai quotidiani, piuttosto discutibili, anche come casi umani, che sembrano ai nostri occhi inesperti degli sperperi:
- Vengono stanziati 400.000 euro per consegnare il premio “Action for women” all’attrice bulgara Michelle Bonev (chi?), arrivata con 40 (quaranta) connazionali al seguito. Forse per occupare due file della sala, arricchita dalla presenza della ministra Carfagna e del ministro Galan.
- Un posto al ministero per il figlio della compagna, l’onorevole del Pdl Emanuela Repetti.
- 25.000 euro dei fondi FUS (fondo unico per lo spettacolo) all’ex marito della compagna.
Poi sono stati stanziati per decreto 670.000 euro a Novi, dove il ministro ha trasferito la residenza, per lavori in due chiese; 285.000 euro per la compagnia teatrale di Mariano Anagni. Per carità tutto regolare, ma, visto i tagli alla cultura, il ministro potrebbe illustrarci, almeno come rispetto che si deve ai soci pagatori dello stipendio che percepisce, quali criteri usa nel destinare i residui fondi?
Spero che il Pd non ritiri la mozione di sfiducia, sia per un senso di coerenza e serietà, sia per l’uso negativo che il ministro ha fatto della delega.

Berlusconi ha vinto, Berlusconi ha perso

1867,398 miliardi di euro è il nuovo record del debito pubblico. In ottobre ci siamo divorati 23 miliardi, a settembre il debito era di 1844 miliardi. Nello stesso giorno del record che ci trascina verso l'abisso economico, il 14 dicembre 2010, alla Camera dei deputati Berlusconi ha vinto per 314 a 311.
Si è svolto nella sala di velluti rossi un confronto osceno di compari che sentono l'odore della rivoluzione nelle strade e cercano di salvarsi con un doppio carpiato come Fini, rinnegando 15 anni di inciuci come Bersani e Casini. Nell'aula ridotta a un palcoscenico di mestieranti con battute da avanspettacolo e applausi improvvisi che scacciavano la paura del futuro (come quelli alla bara portata a braccia quando esce dalla chiesa) ci sarebbe voluta la follia di un Lombroso per interpretare volti, smorfie, ghigni, gesti. Per illustrare una nuova antropologia: quella della merda. In un Parlamento di venduti non è possibile parlare di voti comprati, come non è possibile trovare vergini in un lupanare. La recita dei deputati ha avuto ancora una volta la sua rappresentazione. Attori con stipendi stellari, macchine blu, finanziamenti (furti) elettorali da un miliardo di euro bocciati da un referendum, giornalisti al loro servizio pagati con una mancia di 329 milioni mentre il Paese va a picco. Guardateli, non vi fanno schifo?
La Camera dall'alto sembrava questa mattina un ritrovo di vecchi compari, Berlusconi che accarezza il collo di Casini, il Bocchino tradito, il Fini paralizzato da una votazione che lo manda in pensione dopo 40 anni di carriera politica in cui non ha visto nulla, sentito nulla, detto nulla prima di uscire dal sarcofago, la "vajassa" di Fassino. Le labbra della Mussolini e quelle della Carfagna, gli occhiali da sole di Frattini. Le donne incinte, tra cui l'avvocatessa del prescritto per mafia Andreotti in carrozzella. La corte dei miracoli aveva più dignità, un circo ha più serietà, un bordello più dignità.
Nel 2011 la crisi economica spazzerà via questa umanità ridente che si è appropriata dello Stato e dei media. Straccioni sociali che hanno avuto nella politica l'unica via per il successo, per sentirsi importanti, indispensabili, "onorevoli". Io non salvo nessuno e auguro a tutti di ritirarsi per tempo, prima che lo faccia la Storia che è, come si sa, imprevedibile e feroce.

dal blog di Beppe grillo del 16/12/2010

15 dicembre 2010

BERLUSCONI HA VINTO E IL PAESE?

Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia, a ottobre il debito pubblico è aumentato del 5,9% rispetto all’inizio dell’anno, attestandosi a 1.867 miliardi di euro, mentre nello stesso periodo le entrate fiscali sono diminuite dell’1.8%.
Il governo continua a dire che tutto va bene, che l’Europa è soddisfatta dei nostri conti pubblici, che il ministro Tremonti è stato bravo – anche molti cronisti di sinistra sono convinti della competenza e del buon lavoro svolto dal ministro dell’economia che nemmeno ci informano come il nostro eroe è stato declassato nella classifica dei migliori ministri economici, promossa dal “Financial Times”, dal 5° al 14° posto su 19 – che il governo del fare ha agito nel migliore dei modi possibili e se qualcosa non va, la colpa è della sinistra e di Fini, che gli studenti universitari protestano perché non vogliono studiare, che i ricercatori si lamentano per boicottare la riforma Gelmini, che le forze dell’ordine … che a Terzigno … che gli edili … che la cassa integrazione … che la disoccupazione giovanile … che l’informazione … che la benzina … che la giustizia … che gli stipendi … che il Meridione … che le infrastrutture … che la corruzione …
Al cittadino comune, quale io sono, si presentano due ipotesi: la prima è che tutto va bene e che ciò che vede attorno a sé non esiste, è una distorsione della fantasia; la seconda è che con la fantasia non si paga il mutuo né si fa la spesa al supermercato né si arriva alla fine del mese e che la fantasia non può nascondere la realtà che è quella che le famiglie toccano con mano.
Allora il governo mente pur sapendo di mentire. Ciò lo rende ancora più colpevole agli occhi dei cittadini che non hanno fantasia per nascondere il loro stato d’indigenza.
Ieri, a pranzo – è una combinazione, non una battuta – la Camera ha respinto, per soli tre voti la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni. Berlusconi, ancora una volta ha mostrato che gli affari li sa fare molto bene, la politica un po’ meno.
Ma non voglio portare il discorso sul referendum pro o contro Berlusconi, come ormai fa il mondo politico e dell’informazione, farcita da politologi di ogni genere e appartenenza. Sarebbe la cosa più facile e la questione politica si ridurrebbe a una questione di tifo da stadio.
Berlusconi ha vinto! Berlusconi ha perso! Vedrete, ci sarà ancora un secondo tempo in cui Berlusconi si esalterà, annunciava ier sera il direttore “tempo”, Sechi.
Berlusconi ha vinto algebricamente ma non politicamente … ha lanciato un messaggio ai moderati sparsi nel Parlamento … la maggioranza si allargherà a Casini … no, la fiducia gli servirà per andare alle elezioni anticipate … sarà Bossi a staccare la spina quando si accorgerà per il federalismo … la campagna acquisti continuerà ancora più violenta … faremo la riforma elettorale (un senato con premio di maggioranza nazionale) … le opposizioni, Pd in testa, non hanno presentato una controproposta alternativa né il nome del probabile leader ... la tempistica è stata sbagliata … sarebbe stato un ribaltone … eccetera, eccetera, eccetera.
A nessuno dei commentatori è passato per la mente che il Parlamento, considerato come l’insieme di nominati delle segreterie - ecco perché si può parlare di tradimenti - non è stato umiliato da qualcuno, ma ha dimostrato di non essere più un’istituzione né politicamente né moralmente credibile. Non rappresenta il Paese, occupato non a risolvere i problemi reali ma a litigare e a risolvere problemi “altri”. Vive nel “Palazzo”, asserragliato e attaccato con i suoi privilegi alla poltrona, estraneo a ciò che succede alle centinaia di migliaia di famiglie che pagano le tasse e permettono “agli onorevoli parlamentari” di ricevere un lauto stipendio e ancor più lauti benefit, tra cui una pensione dopo tre anni di presenza non necessariamente continua – i mortali lavoratori aspetteranno lo scoccare del sessantacinquesimo anno d’età ... se ce la faranno.
Lo spettacolo parlamentare è stato degradante e umiliante per un Paese civile, ma ancor più degradante è stato lo spettacolo mediatico.
Come si fa a dire che la sfiducia è stata un atto contro Berlusconi, senza una motivazione politica, come si fa ad accusare le opposizioni di mancanza di proposte programmatiche?
Fli ha motivato con delle ragioni politiche, magari non condivisibili, assai evidenti il distacco dal Pdl, sforzandosi di proporre un programma alternativo, come ha fatto l’Udc e come ha fatto il Pd, che l’ha addirittura proposto sabato scorso in una grande manifestazione a Roma.
Non riconoscere ciò è boicottaggio e malafede. È paradossale chiedere alle opposizioni un programma di governo per giustificare la richiesta di sfiducia. Non sarà l’elettore a votare la sfiducia, ma il parlamento con gli schieramenti ben individuati, con qualche incerto in attesa di un’offerta. Tra l’altro le motivazioni della richiesta della sfiducia rappresentano già un’alternativa al programma svolto o no dal governo.
Un governo alternativo, anche solo per cambiare la legge elettorale e rivedere la legge finanziaria, non sarebbe stato un ribaltone, avrebbe solo sancito l’incapacità di questo governo di governare e avrebbe dato all’Italia una nuova legge elettorale, diversa dal porcellum attuale che determina un cospicuo premio di maggioranza alla coalizione anche vincendo per un solo voto, al 30%. Sta proprio qui, nel premio di maggioranza così stabilito, che sta il paradosso di vedere il settanta per cento del Paese all’opposizione. Non regge il consiglio che si dà alle opposizioni di coalizzarsi, perché è risaputo che ci sono tra di esse notevoli differenze ideologiche che rendono difficile se non impossibile una coalizione.
Berlusconi ha vinto e allora governi serenamente, affrontando i problemi dei cittadini e non pensi all’undici Gennaio 2011.

09 dicembre 2010

IL TEATRINO DELLA POLITICA RITORNA

Mi ero ripromesso di non scrivere di politica fino al giorno 15 p.v., ma la mia sopportazione, assistendo a quanto di peggio la politica possa mostrare, non può andare oltre.
È uno spettacolo indegno anche per l’ultimo dei Paesi civili, se mai ce ne fosse uno dietro il nostro. I nostri politici, super-stipendiati e super - garantiti (pensione, buona uscita, benefit d’ogni genere e … sostanza), super- rispettosi e super-presidenzialisti stanno mostrando, se ce ne fosse stato bisogno, il super di sé (il meglio che va molto al di la). Sono dei super strateghi, dei super ipocriti, dei super mangia pani a tradimento (tanto, per restare in tema), dei super commedianti (ironicamente parlando e senza voler offendere i commedianti, quelli che si esibiscono a teatro) della nostra politica perché altrove, nell’ultimo Paese civile dietro di noi, sarebbero solo pessimi cabarettisti di locali malfamati.
Sono indignato, come dovrebbero esserlo gli italiani (tutti, meno i parlamentari – s’intende per parlamentari coloro che parlano non sapendo cosa fare … o forse no? Quelli che alzano il dito quando gli viene ordinato, quelli che non si guardano allo specchio per paura di … insomma quelli che non sono stati votati ma nominati -, i sodali, quelli che con loro s’identificano, quelli che evadono le tasse perché … la legge glielo permette, quelli dei capitali all’estero, quelli delle superbarche intestate alle società, quelli delle società offshore, quelli che vivono di sotterfugi e quelli che sfruttano i diversi ma poi scendono in piazza contro gli immigrati, ecc. …) e durante i tigi mi vergogno per loro.
Uno di loro, credo quello che chiamano cavaliere, quando entrò in politica dichiarò che avrebbe salvato l’Italia dai comunisti (mi viene da ridere quando penso ai comunisti italiani!), avrebbe eliminato la disoccupazione, avrebbe rilanciato l’economia, avrebbe … avrebbe … non mi ricordo, ma avrebbe fatto tante altre cose. Ecco … mi ricordo … non avremmo più assistito al teatrino della politica perché il cavaliere avrebbe “fatto” non “recitato”.
Di cose da allora ne ha fatte tante come per esempio le leggi ad personam, la legge porcellum, i condoni tombali, lo scudo fiscale, poi … poi … e poi … non è che posso ricordarmi tutto! Dimenticavo, ha fatto scomparire la spazzatura di Napoli, ma ha conservato le macerie de L’Aquila a memoria futura.
Il teatrino, che era stato chiuso, proprio come la Camera dei deputati, per restauri, è esploso con tutta la sua potenza attrattiva. I figuranti sono tanti, ma i capocomici, vecchi mestieranti senza talento, sono pochi. Cercano, poverini di far ridere, ma hanno sbagliato rappresentazione: non una farsa ma un dramma. Si sforzano di far ridere, ma fanno solo piangere. Sul palcoscenico si susseguono scene da basso impero, mentre sul palcoscenico della vita, all’esterno del Palazzo, pardon del teatro le scene sono vere: operai che muoiono mentre lavorano nella completa indifferenza dei politic-anti, impiegati e operai che scioperano perché hanno perso il lavoro, studenti e professori e ricercatori che protestano ormai da settimane senza che il Palazzo si accorga di loro, i poliziotti che protestano davanti alla residenza del premier per i tagli alla sicurezza (mancano i soldi per la benzina), gli edili - operai e imprenditori - che scendono in piazza, l’informazione che non informa, la giustizia che non riceve i mezzi per farla funzionare, se società d’intercettazione che non sono pagati dallo stato, la P3, la spazzatura a Napoli che non intende nascondersi, le infrastrutture autostradali e aeroportuali che non ci sono, le classifiche internazionali che vedono l’Italia relegata agli ultimi posti (per le auto blu e per gli stipendi ai parlamentari di ogni grado e ordine siamo al primo posto), i pensionati che tirano a campare, la disoccupazione che si avvicina al 12% e quella giovanile attestata oltre il 20, la fuga dei cervelli, la scuola che funziona perché i genitori si tassano per comprare materiale di consumo e igienico cui lo stato dovrebbe provvedere, Pompei che si sbriciola, il debito pubblico sempre più alto … mi fermo perché sono già in depressione.
Nonostante tutto ciò, una speranza di salvezza ce la stanno dando alcuni onorevoli, per ora solo tre, che, in vista della sfiducia, hanno formato “Il movimento di responsabilità nazionale”.
Onorevoli con le palle che si sono stancati di essere tirati per la giacchetta, come fossero oggetti da comprare e mettere tra l’argenteria di famiglia, che hanno il senso dello stato e faranno di tutto, responsabilmente, per esprimere un voto di fiducia per un governo del fare che potrebbe realizzare ancora di più se il premier si accorgesse di loro nell’assegnazione di ministeri e sottosegretariati, non come forma di riconoscenza, badate, ma solo per la loro competenza e il loro amore per l’Italia.

26 novembre 2010

PIATUSU

Piatusu, dal Vocabolario Siciliano Italiano di A. Traina: che muove pietà, meschino.
Sto parlando di Emilio Fede, il direttore di Rete quattro, un messinese che sicuramente ricorda ancora qualche parola della sua terra, un mio conterraneo, da cui prendo le distanze, che è molto “civile” come uno dei suoi ultimi tg – ad onor del vero io non guardo mai perché qualche volta che l’ho fatto ho provato vergogna … per lui , s’intende - ci ha mostrato, il cui grado di civiltà emerge ogni qual volta apre bocca. Potrei dire che forse sarebbe bene che la bocca in certi casi la tenesse ben serrata, ma sarei accusato di voler limitare la libertà d’espressione e, in un Paese civile come il nostro, le persone “civili” come il signor Fede hanno diritto di esprimersi … come sanno, anche per farsi conoscere meglio, se ce ne fosse bisogno.
Il signor Fede inizia la sua arringa affermando che “la violenza assunta come protesta sta diventando una moda grazie all’effetto mediatico di certe stampa e di certe televisioni”. Per questo giornalista, sempre misurato nelle parole e chiaro nei concetti, ogni forma di protesta ormai è assimilabile alla violenza. Bisogna protestare civilmente, magari inviando qualche lettera: “ Signor ministro Maroni, ho seguito la procedura per avere il permesso di soggiorno ma ancora lo sto aspettando. Che faccio, aspetto ancora o salgo sulla gru ... mi faccia sapere. Nell’attesa di una sua, la saluto molto distintamente.” Oppure: “Esimia ministra M. S. Gelmini, noi insegnanti universitari, ricercatori precari, noi studenti senza futuro, non condividiamo certi aspetti della sua riforma. Prima che sia approvata dal Parlamento, potremmo avere un confronto civile, s’intende, con lei, così potrà spiegarci perché sono stati stanziati soldi per le scuole e le università private, ma solo per rispondere a quei patetici comunisti che non hanno proposte, studenti ripetenti. In attesa di una sua risposta, senza protestare, come la civiltà prevede, seguiteremo a svolgere i nostri rispettivi ruoli. La preghiamo solamente di non farci attendere troppo. Se vuole, ma solo se vuole, potrebbe suggerirci una forma molto civile di protesta, visto che tra noi ci sono troppi facinorosi, organizzati per bande. Un evidente inchino e un augurio di immensa fortuna”. O, ancora: “ Signor Presidente del consiglio, la fabbrica dove lavoravo con mia moglie ha chiuso perché ha de-localizzato. Ho due bambini e un mutuo … potrebbe risolvere il mio caso umano, magari telefonando ad un suo amico imprenditore o assumendomi come uomo di fatica in una delle sue tante ville? Resto in attesa di una sua risposta. Nel frattempo riascolto una delle sue potentissime barzellette … con simpatia e stima”.
Si sono comportati malissimo gli studenti, fomentati e organizzate dall’estremismo rosso, come il direttore afferma. Hanno occupato dei monumenti o dei tetti delle università, ma come si permettono … mica sono di loro proprietà. Hanno “assalito il Senato”, hanno “violato il tempio della Costituzione - il signor Fede a proposito della costituzione fa un po’ di confusione. Quale Costituzione? Quella immaginata o quella che viene calpestata senza ritegno … forse perché non la si conosce -, hanno aggredito le forze dell’ordine, procurando feriti e contusi … una violenza inaudita – quale? Ma che telegiornale ha visto? Ora anche gli studenti hanno i manganelli e si vestono i abiti antisommossa, mentre i piccioni lasciano cadere le uova fuori dal nido - “Cresce, ci informa, la rabbia e l’indignazione tra i cittadini per bene”, cioè, mi chiedo, tra i padri, le mogli, i fratelli, i figli di coloro che stanno protestando per sperare su un futuro migliore?
“È gentaglia” e “un popolo civile come noi siamo, quando si trova in queste situazioni dovrebbe intervenire e menarli perché questi capiscono solo [di essere menati (traduco: quando sono menati. È la conseguenza della premessa)].
Ecco, il paladino della non-violenza, il nuovo Gandhi, ha sentenziato
Qualcuno leggendo le sue considerazioni, potrebbe pensare che il suo è un linguaggio violento, che il suo discorso e un incitamento alla violenza. Ma poi uno si chiede: - Ma vi sembra possibile che un ometto piccolo, così si è definito dopo l’aggressione dell’imprenditore Giuliani, e inoffensivo come lui e di grande cultura, aggiungo, possa solo pensare o incitare alla violenza? Ma non dite stupidate, lui che va in giro con scorta per non fare brutti incontri … ma fatemi il piacere.
Certe volte mi chiedo: - Come mai molti giornalisti di centro destra hanno la scorta e altri no? È un argomento che mi piacerebbe capire.
Concludo, ho già perso troppo tempo, con un detto siciliano:
- “Lu putiaru zoccu havi abbannia”. Traduco letteralmente: “Il bottegaio dà voce a ciò che ha”. Per meglio capire: “Ognuno dà quello che ha”.
P. S.: Vivo sicuramente in un Paese civile i cui semplici cittadini rispettano la Costituzione e le regole. Conosco il significato di poche parole e mi guardo bene dal modificarlo. Desidererei che i miei governanti fossero altrettanto ligi e non pensassero che la democrazia si compia con l’espressione del voto. La democrazia si realizza anche dopo con forme le più diverse di partecipazione I cittadini hanno il diritto di chiedere il confronto con i loro rappresentanti, su quei provvedimenti legislativi determinanti per il vivere civile. Il Parlamento, quindi non è solo il tempio della Costituzione, ma è anche il tempio della democrazia e gli eletti del popolo devono rispondere ad esso in tutti i momenti della legislatura … anche se oggi i parlamentari sono nominati dalle segreterie dei partiti e a queste s’inchinano, purtroppo.

24 novembre 2010

L'osceno normalizzato

di BARBARA SPINELLI Ci fu un tempo, non lontano, in cui era vero scandalo, per un politico, dare a un uomo di mafia il bacio della complicità. Il solo sospetto frenò l'ascesa al Quirinale di Andreotti, riabilitato poi dal ceto politico ma non necessariamente dagli italiani né dalla magistratura, che estinse per prescrizione il reato di concorso in associazione mafiosa ma ne certificò la sussistenza fino al 1980. Quel sospetto brucia, dopo anni, e anche se non è provato ha aperto uno spiraglio sulla verità di un lungo sodalizio con la Cupola. Chi legga oggi le motivazioni della condanna in secondo grado di Dell'Utri avrà una strana impressione: lo scandalo è divenuto normalità, il tremendo s'è fatto banale e scuote poco gli animi.

Nella villa di Arcore e negli uffici di Edilnord che Berlusconi - futuro Premier - aveva a Milano, entravano e uscivano con massima disinvoltura Stefano Bontate, Gaetano Cinà, Mimmo Teresi, Vittorio Mangano, mafiosi di primo piano: per quasi vent'anni, almeno fino al '92. Dell'Utri, suo braccio destro, era non solo il garante di tutti costoro ma il luogotenente-ambasciatore. Fu nell'incontro a Milano della primavera '74 che venne deciso di mandare ad Arcore Mangano: che dovremmo smettere di chiamare stalliere perché fu il custode mafioso e il ricattatore del Cavaliere. Quest'ultimo lo sapeva, se è vero che fu Bontate in persona, nel vertice milanese, a promettergli il distaccamento a Arcore d'un "uomo di garanzia".



La sentenza attesta che Berlusconi era legato a quel mondo parallelo, oscuro: ogni anno versava 50 milioni di lire, fatti pervenire a Bontate (nell'87 Riina chiederà il doppio). A questo pizzo s'aggiunga il "regalo" a Riina (5 milioni) per "aggiustare la situazione delle antenne televisive" in Sicilia. Fu Dell'Utri, ancor oggi senatore di cui nessuno chiede l'allontanamento, a consigliare nel 1993 la discesa in politica. Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, dirà che altrimenti il Cavaliere sarebbe "finito sotto i ponti o in galera per mafia" (la Repubblica, 25-6-2000). Il 10 febbraio 2010 Dell'Utri, in un'intervista a Beatrice Borromeo sul Fatto, spiega: "A me della politica non frega niente, io mi sono candidato per non finire in galera".

C'è dell'osceno in questo mondo parallelo, che non è nuovo ma oggi non è più relegato fuori scena, per prudenza o gusto. Oggi, il bacio lo si dà in Parlamento, come Alessandra Mussolini che bacia Cosentino indagato per camorra. Dacci oggi il nostro osceno quotidiano. Questo il paternoster che regna - nella Mafia le preghiere contano, spiega il teologo Augusto Cavadi - presso il Premier: vittima di ricatti, uomo non libero, incapace di liberarsi di personaggi loschi come Dell'Utri o il coordinatore Pdl in Campania Cosentino. Ai tempi di Andreotti non ci sarebbe stato un autorevole commentatore che afferma, come Giuliano Ferrara nel 2002 su Micromega: "Il punto fondamentale non è che tu devi essere capace di ricattare, è che tu devi essere ricattabile (...) Per fare politica devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a fare fronte, a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti. (...) Il giudice che decide il livello e la soglia di tollerabilità di questi comportamenti è il corpo elettorale".

Il corpo elettorale non ha autonoma dignità, ma è sprezzato nel momento stesso in cui lo si esalta: è usato, umiliato, tramutato in palo di politici infettati dalla mafia. Gli stranieri che si stupiscono degli italiani più che di Berlusconi trascurano spesso l'influenza che tutto ciò ha avuto sui cervelli: quanto pensiero prigioniero, ma anche quanta insicurezza e vergogna di fondo possa nascere da questo sprezzo metodico, esibito.
Ai tempi di Andreotti non conoscemmo la perversione odierna: vali se ti pagano. La mazzetta ti dà valore, potere, prestigio. Non sei nessuno se non ti ricattano. L'1 agosto 1998, Montanelli scrisse sul Corriere una lettera a Franco Modigliani, premio Nobel dell'economia: "Dopo tanti secoli che la pratichiamo, sotto il magistero di nostra Santa Madre Chiesa, ineguagliabile maestra d'indulgenze, perdoni e condoni, noi italiani siamo riusciti a corrompere anche la corruzione e a stabilire con essa il rapporto di pacifica convivenza che alcuni popoli africani hanno stabilito con la sifilide, ormai diventata nel loro sangue un'afflizioncella di ordine genetico senza più gravi controindicazioni".

In realtà le controindicazioni ci sono: gli italiani intuiscono i danni non solo etici dell'illegalità. Da settimane Berlusconi agita lo spettro di una guerra civile se lo spodestano: guerra che nella crisi attuale - fa capire - potrebbe degenerare in collasso greco. È l'atomica che il Cavaliere brandisce contro Napolitano, Fini, Casini, il Pd, i media. I mercati diventano arma: "Se non vi adeguate ve li scateno contro". Sono lo spauracchio che ieri fu il terrorismo: un dispositivo della politica della paura. Poco importa se l'ordigno infine non funzionerà: l'atomica dissuade intimidendo, non agendo. Il mistero è la condiscendenza degli italiani, i consensi ancora dati a Berlusconi. Ma è anche un mistero la loro ansia di cambiare, di esser diversi. Il loro giudizio è netto: affondano il Pdl come il Pd. Premiano i piccoli ribelli: Italia dei Valori, Futuro e Libertà. Se interrogati, applaudirebbero probabilmente le due donne - Veronica Lario, Mara Carfagna - che hanno denunciato il "ciarpame senza pudore" del Cavaliere, e le "guerre per bande" orchestrate da Cosentino. Se interrogati, immagino approverebbero Saviano, indifferenti all'astio che suscita per il solo fatto che impersona un'Italia che ama molto le persone oneste, l'antimafia di Don Ciotti, il parlar vero.

Questa normalizzazione dell'osceno è la vita che viviamo, nella quale politica e occulto sono separati in casa e non è chiaro, quale sia il mondo reale e quale l'apparente. Chi ha visto Essi Vivono, il film di John Carpenter, può immaginare tale condizione anfibia. La doppia vita italiana non nasce con Berlusconi, e uscirne vuol dire ammettere che destra e sinistra hanno più volte accettato patti mafiosi. C'è molto da chiarire, a distanza di anni, su quel che avvenne dopo l'assassinio di Falcone e Borsellino. In particolare, sulla decisione che il ministro della giustizia Conso prese nel novembre '92 - condividendo le opinioni del ministro dell'Interno Mancino e del capo della polizia Parisi - di abolire il carcere duro (41bis) a 140 mafiosi, con la scusa che esisteva nella Mafia una corrente anti-stragi favorevole a trattative. Congetturare è azzardato, ma si può supporre che da allora viviamo all'ombra di un patto.

Il patto non è obbligatoriamente formale. L'universo parallelo ha le sue opache prudenze, ma esiste e contamina la sinistra. In Sicilia, anch'essa sembra costretta a muoversi nel perimetro dell'osceno. Osceno è l'accordo con la giunta Lombardo, presidente della Regione, indagato per "concorso esterno in associazione mafiosa". Osceno e tragico, perché avviene nella ricerca di un voto di sfiducia a Berlusconi.

Non si può non avere un linguaggio inequivocabile, sulla legalità. Non ci si può comportare impunemente come quando gli americani s'intesero con la Mafia per liberare l'Italia. L'accordo, scrive il magistrato Ingroia, fu liberatore ma ebbe l'effetto di rendere "antifascisti i mafiosi, assicurando loro un duraturo potere d'influenza". Non è chiaro quel che occorra fare, ma qualcosa bisogna dire, promettere. Non qualcosa "di sinistra", ma di ben più essenziale: l'era in cui la Mafia infiltrava la politica finirà, la legalità sarà la nuova cultura italiana.
Fino a che non dirà questo il Pd è votato a fallire. Proclamerà di essere riformista, con "vocazione maggioritaria", ma l'essenza la mancherà. Non sarà il parlare onesto che i cittadini in fondo amano. Si tratta di salvare non l'anima, ma l'Italia da un lungo torbido. Sarebbe la sua seconda liberazione, dopo il '45 e la Costituzione. Sennò avrà avuto ragione Herbert Matthew, il giornalista Usa che nel novembre '44, sul mensile Mercurio, scrisse parole indimenticabili sul fascismo: "È un mostro col capo d'idra. Non crediate d'averlo ucciso".
(24 NOVEMBRE 2010 DA WWW.REPUBBLICA IT

18 novembre 2010

Tratto dal Blog | di Paolo Farinella
18 novembre 2010
L’”ammucchiata” che salverà B.
Scorrendo i giornali sembra ventilarsi una ipotesi che se fosse vera, ma credo che la «grande ammucchiata» l’abbia già deciso, sarebbe la negazione di vent’anni di lotta contro il berlusconismo e la morte definitiva del concetto stesso di «Diritto». Se il Pd sta a questo gioco perverso e a questa soluzione tragica, è meglio che vada a ibernarsi al polo nord.

L’ipotesi è: per convincere Berlusconi a farsi da parte e a rassegnare le dimissioni per permettere alla destra berlusconista e finiana di fare un nuovo governo con un programma di destra, appoggiato dagli stessi berlusconisti (con Berlusocni dietro le quinte), gli si confeziona un salvacondotto definitivo, per cui anche se non è più presidente del Consiglio «si slava dai tribunali» e se ne può andare a spasso come se niente fosse stato. Berlusconi, imputato di reati gravissimi commessi da cittadino senza incarichi politici, è assolto dalla politica, buttando al macero codici di procedura, sentenze della Corte e la stessa carta straccia della Costituzione.

In questo modo, Berlusconi ha raggiunto il suo obiettivo, il solo per cui è entrato in politica: salvarsi dal carcere e salvare le sue aziende, cioè i suoi delittuosi guadagni. Non deve fare nemmeno lo sforzo di una legge apposita, perché «la grande ammucchiata» da sinistra e da destra che sono ben felici di attribuire questa «porcata» alla sinistra gli faranno il regalo di Natale che più desidera: essere impunito per oggi, per domani e per sempre.

Se il Pd e chiunque altro che fino ad oggi si è battuto per la sopravvivenza dello Stato di Diritto, credono di essere furbi, è meglio che recedano e non si lascino nemmeno tentare da una simile ignobile e ributtante ipotesi. Noi non possiamo accettarlo. Noi non possiamo tollerarlo. Noi ci opporremo con la forza della nostra onestà e con lo spessore della nostra dignità con le quali abbiamo combattuto una battaglia impari, mentre deputati e senatori cincischiavano tra loro camarille e interessi e riscuotendo alla fine di ogni santo mese un lauto compenso non inferiore a € 20.000,00 mentre noi pagavamo di tasca nostra ogni iniziativa e ogni trasferta.

Berlusconi deve andarsene perché ha fatto fallire il Paese e perché ha fallito anche il suo programma che partiva dai suoi interessi personali e finiva ai suoi interessi personali. Qualunque salvacondotto non è solo illecito, ma è indegno e immorale e nessuno si azzardi a pensarlo perché si troverà contro un muro di onestà e una diga di indignazione che li travolgerà tutti quanti. Se vogliono sfidare l’ira degli onesti lo facciano, ma sappiano che ne pagheranno le conseguenze amaramente. Berlusconi deve semplicemente essere processato, e se è colpevole, deve essere condannato: nessun salvacondotto di transizione o per qualsiasi altro motivo è lecito e tollerabile. Il principio semplice e trasparente della innocenza/assoluzione e colpevole/condannato deve restare integro e nessuno lo può stravolgere, nemmeno per mandare via Berlusconi «prima del tempo» e nemmeno per paura che egli voglia fare la politica del «muoia Sansone con tutti i Filistei».

Nemmeno in politica il fine giustifica i mezzi. Lo dovrebbero sapere i signori cardinali che hanno tenuto bordone a un individuo ripugnante moralmente, insano politicamente e riprovevole socialmente. Lo sanno anche i figliocci dei cardinali che bevono acqua benedetta dalla mattina alla sera, baciano pile con devozione e poi fanno affari illeciti e immorali: «le loro mani grondano sangue» e nessuna acqua benedetta o rancida li potrà mai lavare. Nessuno si azzardi a salvare Berlusconi per facilitarne l’uscita perché un salvacondotto «per breviorem», potrebbe essere un’arma nelle sue mani per rientrare alla prima occasione che, immorale come è, non esiterà a creare. I suoi manutengoli, infatti, sono a sua immagine e somiglianza: complici in corruzione e manomissione di verità.

Una volta ottenuto il salvacondotto «tombale», chi potrà impedirgli di ritornare in gioco e aspirare alla presidenza della Repubblica? Chi è così stupido da fidarsi degli uomini e donne (queste poi!) di destra? Chi garantisce che non sia una trappola? L’unico che ne beneficia è Berlusconi. Possibile che la bicamerale di D’Alema non abbia insegnato nulla e che questi ultimi sedici anni siano passati invano? Se qualcuno si assume il compito di salvare Berlusconi dai processi a cui deve soggiacere in forza del primo comma dell’articolo 3 della Costituzione, si assume l’onere della vergogna e della gogna e porterà il peso morale e politico di avere minato dalle fondamenta l’architrave della Costituzione suprema di una Repubblica decente: «Tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge». Tolto questo architrave, tutto l’impianto non è che una manciata di macerie: la Pompei del Diritto.

«Quod non fecererunt barbari, fecerunt Barberini» sentenziarono i Romani contro Urbano VIII che, tra gli scempi edilizi e le malefatte indicibili, nel 1625 fece fondere i bronzi antichi del Pantheon per fare i cannoni di Castel Sant’Angelo. Spero e prego che nessun altro «Barberino» voglia fondere la decenza democratica e la sovranità del Diritto e farne un cannone di inciviltà da mettere nelle mani di un delinquente, di un ladro, di un evasore, di un corrotto, di un corruttore, di un immorale come Silvio Berlusconi.

La corruzione del berlusconismo è arrivata così in profondità da inquinare anche le falde profonde della vita democratica: se anche la sinistra simil-pelle arriva a pensare di aggirare la Legge per salvare un delinquente potente, è segno che questo Paese non può più salvarsi, ma avrà bisogno di una batosta epocale che azzeri tutto e faccia ripartire su basi nuove che sono quelle antiche: la Costituzione Italiana e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo dell’Onu. Il Pd e gli illusi illusionisti di turno sono avvertiti. Le prossime elezioni potrebbero essere uno tzunami che, per loro, salvatori di Berlusconi motu proprio, sarà senza ciambella di salvataggio.