Il Cavaliere, il padrone delle ferriere, l’ottimista forzato perché privo di progettualità (la crisi economica si risolve profondendo ottimismo, quando il companatico manca speriamo che la “provvidenza” ci soccorra), il presunto corruttore di Mills (ahi, ahi, toghe rosse! Lasciatelo in pace, il giudizio su di lui non è di questo mondo!), il più amato leader in circolazione nel globo terraqueo nonostante abbia strapazzato il Pd, ha fatto il primo flop.
Il Pdl rispetto alle politiche (si prendono sempre le ultime elezioni per un confronto serio) ha perso il 2,1%, circa 2,9 milioni di voti, che, in un anno di governo incontrastato non sono pochi.
Ad onor del vero, dobbiamo dire che ha conquistato parecchie province e disputerà dei ballottaggi, ma le funeste previsioni per la democrazia, che sempre asmatica rimane, si sono alquanto diradate.
Anche il suo rapporto personale, d’amore, con gli italiani sembra declinare. Le sue preferenze, infatti, rappresentano appena il 25% ( il 35% nel 2004) rispetto ai voti del partito, solo 2.705.791.
Per la prima volta ha pure sbagliato le previsioni, non raggiungendo il Pdl il risultato più volte gridato nelle piazze e nelle reti Media-Rai: è stato raggiunto il 35,3% rispetto alle attese che andavano dal 40 al 46%. Un buon risultato, certamente, ma lontano dalle altrettanto certe potenzialità del Cavaliere.
Ma a molti italiani oggi va bene così, in attesa di tempi migliori per il nostro Paese.
Ci contentiamo di poco, purché il Pd riparta, dandosi una struttura in grado di penetrare nell’opinione pubblica in modo capillare, facendo proposte serie perché possibili e smascherando con forza, senza mai abbassare la guardia, la politica degli annunci che sta impoverendo le famiglie al di là della crisi mondiale che ci avviluppa; soprattutto, bandendo le guerre interne per la gestione dello stesso, occorre che i “vecchi” dirigenti lascino il passo alle nuove generazioni.
Queste elezioni mettono in evidenza almeno due problemi politici fondamentali per le future dissertazioni sul bipolarismo, su cui Veltroni si è giocata la carriera politica e per il quale ha contribuito all’esclusione della sinistra antagonista dal parlamento.
Il bipartitismo non è cosa compiuta. Esaminando, infatti, i risultati delle Europee è facile vedere come ben tre forze politiche sono in grado di determinare il governo del Paese: la Lega, l’Idv e l’Udc hanno raggiunto buone percentuali di consenso, rispettivamente il 10,2, l’8 il 6,5.
I due più grandi partiti, nati comunque da due fusioni, non sono in grado di governare da soli. Così il Pd, se vuole pensare ad un ritorno al governo, deve lasciare la solitudine in cui l’ha cacciato Veltroni e riprendere i contatti almeno con Sl e trovare punti d’incontro programmatici con la sinistra di Diliberto e Ferrero. Lasciare questi voti, il 6,5, in libertà sarebbe un delitto politico e detonerebbe superficialità e arroganza e lascerebbe insoluto il secondo problema.
Infine, rivestirà grande importanza la questione morale. Il Pd deve dare al cittadino la certezza che governerà l’Italia nel rispetto delle regole costituzionali e degli avversari politici, nella convinzione della precarietà del suo mandato che non sarà mai definitivo.
Deve dire chiaramente che casserà tutte le leggi ad personam, la più odiosa delle quali e il lodo Alfano, tutte le leggi vergogna, che riprenderà la lotta all’evasione, che ogni riforma sarà fatta nel rispetto delle minoranze che hanno uguale diritto di rappresentanza e, soprattutto deve ricordarsi che l’Italia è uno stato laico.
11 giugno 2009
02 giugno 2009
UNA FOLLA DI CANDIDATI
Secondo i dati del Viminale, sono 238 mila i candidati che concorrono per occupare una poltrona di sindaco, di presidente della provincia o di semplice, si fa per dire, consigliere.
Tra questi, ovviamente, non sono inclusi i candidati alle elezioni europee perché altrimenti si supererebbero le 300 mila candidature che rappresentano per una popolazione di 52,5 milioni, neonati e minorenni compresi, un rapporto di un candidato ogni 175 abitanti.
Un dato così eclatante, divenuto fenomeno sociale, dovrebbe essere oggetto di studio per gli studiosi di sociologia, mentre per i politici, quelli che occupano stabilmente le tv, pubbliche o private non importa, dovrebbe essere un momento di preoccupazione.
C’è, infatti, di che preoccuparsi se a Campobasso si hanno 800 candidati per 50 mila abitanti, un candidato ogni 62,5 cittadini. A Crotone (provincia) 720 candidati per 172 mila abitanti fanno un rapporto di un candidato ogni 238. Firenze, Torino, Caltanissetta, Avellino Monza o Milano le situazioni non cambiano. Pensate che a Napoli (provincia) 1.600 candidati di 35 liste si contendono 45 poltrone: una poltrona ogni 35,5 candidati.
Un affollamento pazzesco che ha anche un costo, non solo per la comunità, ma ciò è normale per una democrazia, ma anche per i candidati o per chi se li è presi a carico. Manifesti, santini, feste, pubblicità sui media, ogni candidato farà la sua parte perché se è in lista, l’ha fatto consapevolmente, in piena coscienza.
Questa spettacolare voglia di partecipazione è poco chiara, se ad elezioni finite i consigli comunali e provinciali saranno frequentati dai soliti addetti ai lavori, se i cittadini non si staccheranno per nessun motivo dai televisori, se sprechi e speculazioni continueranno…come sempre.
Perché, allora, quest’enorme numero di liste e di candidati?
Strategia dei capi politici locali e qualunquismo di molti cittadini che pensano che la politica, anche locale (o soprattutto?), possa risolvere i loro problemi, qualsiasi genere di problemi.
La partecipazione, il voler capire o controllare, il voler eliminare sprechi e abusi non sono nemmeno buone intenzioni.
“Così fan tutti” è il titolo di una commedia di successo…un riferimento nemmeno tanto celato ai 1000 e passa nostri parlamentari.
Viva l’Italia! Viva i municipi! Viva la frammentazione politica che tutti hanno cercato di eliminare (Vero Veltroni?),
Tra questi, ovviamente, non sono inclusi i candidati alle elezioni europee perché altrimenti si supererebbero le 300 mila candidature che rappresentano per una popolazione di 52,5 milioni, neonati e minorenni compresi, un rapporto di un candidato ogni 175 abitanti.
Un dato così eclatante, divenuto fenomeno sociale, dovrebbe essere oggetto di studio per gli studiosi di sociologia, mentre per i politici, quelli che occupano stabilmente le tv, pubbliche o private non importa, dovrebbe essere un momento di preoccupazione.
C’è, infatti, di che preoccuparsi se a Campobasso si hanno 800 candidati per 50 mila abitanti, un candidato ogni 62,5 cittadini. A Crotone (provincia) 720 candidati per 172 mila abitanti fanno un rapporto di un candidato ogni 238. Firenze, Torino, Caltanissetta, Avellino Monza o Milano le situazioni non cambiano. Pensate che a Napoli (provincia) 1.600 candidati di 35 liste si contendono 45 poltrone: una poltrona ogni 35,5 candidati.
Un affollamento pazzesco che ha anche un costo, non solo per la comunità, ma ciò è normale per una democrazia, ma anche per i candidati o per chi se li è presi a carico. Manifesti, santini, feste, pubblicità sui media, ogni candidato farà la sua parte perché se è in lista, l’ha fatto consapevolmente, in piena coscienza.
Questa spettacolare voglia di partecipazione è poco chiara, se ad elezioni finite i consigli comunali e provinciali saranno frequentati dai soliti addetti ai lavori, se i cittadini non si staccheranno per nessun motivo dai televisori, se sprechi e speculazioni continueranno…come sempre.
Perché, allora, quest’enorme numero di liste e di candidati?
Strategia dei capi politici locali e qualunquismo di molti cittadini che pensano che la politica, anche locale (o soprattutto?), possa risolvere i loro problemi, qualsiasi genere di problemi.
La partecipazione, il voler capire o controllare, il voler eliminare sprechi e abusi non sono nemmeno buone intenzioni.
“Così fan tutti” è il titolo di una commedia di successo…un riferimento nemmeno tanto celato ai 1000 e passa nostri parlamentari.
Viva l’Italia! Viva i municipi! Viva la frammentazione politica che tutti hanno cercato di eliminare (Vero Veltroni?),
30 maggio 2009
L’UMORISMO CONTAGIOSO DEL CAPO
Il ministro Brunetta, si sa, è un buontempone, come il suo presidente del consiglio. Gli piace scherzare. Poco importa se i soggetti del suo innato umorismo (il classico e sempre adattabile Pierino, per intenderci, non serve più) sono quei “fannulloni” degli impiegati statali o quei “guerriglieri” degli studenti universitari. Oggi sono quei “panzoni” dei poliziotti che poltriscono dietro le scrivanie in attesa della pensione. Così per evitare di mandarli quali prede dei delinquenti lo Stato li tiene quali “passacarte”.
Il ministro, come il suo capo…gabinetto, visto che non tutti hanno capito la battuta, ha precisato che “non c’era nessuna volontà di offendere nessuno” e che la sua “era solo una considerazione scherzosa”.
Dopo aver chiesto “scusa ai bravi poliziotti con la pancia”, conclude un po’ amareggiato perché, sempre a suo dire, “tutti l’hanno capito tranne gli ipocriti”.
In effetti, anche quest’ultima battuta è stata capita da pochi. Infatti, se “tutti” [gli italiani] hanno capito le sue parole, a chi ha chiesto scusa? Agli ipocriti, afferma. Ma questi ultimi, proprio perché ipocriti, non meritano rispetto né tantomeno le scuse di un ministro. Ergo: le scuse sono pura e semplice ipocrisia.
- Anche il ministro, allora, è un ipocrita, interviene il mio amico sempre pronto a sottilizzare.
- Lo stai dicendo tu. E, poi, c’e ipocrisia ed ipocrisia. Lasciamo perdere, per carità.
Da oggi, visto che gli Italiani da navigatori e poeti si sono trasformati in navigatori e umoristi (anche comici di successo, considerando il ripetersi delle performance), qualsiasi suddito della Repubblica può dare libero sfogo alla propria vena umoristica. Certo non raggiungerà i vertici dei “Nostri” rappresentanti che tra una dormita in pubblico (certamente oberati dai numerosi impegni di rappresentanza, sono costretti a lavorare per noi durante la notte invece di dormire!), un’esternazione e una puntualizzazione, devono aver la battuta sempre pronta per tenere in allegria la platea perché non pensi troppo all’economia o ai problemi della perdita dei posti di lavoro o….
Proviamoci.
Siamo in pieno centro a Roma, a Piazza Navona. Un poliziotto con un fazzoletto in mano umido di sudore, si trascina con evidente fatica. Ad un certo punto, un giovane in jeans e cravatta, direttamente annodata al collo, con un largo sorriso di sfida, lo apostrofa: “Ehi, panzone, vediamo se ce la fai a riprenderti il portafoglio che ti ho appena sfilato …dai che ti aspetto…
Poco più avanti, il ministro Brunetta, ha un diavolo per capello. Mentre tutti gli astanti hanno capito, infatti, ridevano, lui no. Sicuramente sarà stato un malinteso.
Era successo, poco prima, che un gruppetto di studenti, i famosi guerriglieri, lo riconoscesse e, abituati ormai al suo senso dell’umorismo, gli si erano avvicinati senza lesinare pacche sulle spalle, come succede tra vecchi amici burloni: “ Ehi, piccoletto, quando sali sul letto usi la scala o prendi la rincorsa o preferisci dormire nelle assemblee?”. Un po’ tra le nuvole, il ministro aveva reagito maluccio e, così, per calmarlo, hanno dovuto dire che la loro “era solo una constatazione scherzosa”, senza voler offendere nessuno, poiché che fosse piccolo era una verità incontrovertibile e perciò non si sarebbero mai permesso di scherzarci sopra.
Io credo alla buona fede del ministro e ai tanti ipocriti non chiedo scusa.
Cosa c’è di più ottimistico di una bella risata dopo una battuta, umoristica certamente, ma intelligente e profonda nei suoi più reconditi significati e riferimenti?
Il ministro, come il suo capo…gabinetto, visto che non tutti hanno capito la battuta, ha precisato che “non c’era nessuna volontà di offendere nessuno” e che la sua “era solo una considerazione scherzosa”.
Dopo aver chiesto “scusa ai bravi poliziotti con la pancia”, conclude un po’ amareggiato perché, sempre a suo dire, “tutti l’hanno capito tranne gli ipocriti”.
In effetti, anche quest’ultima battuta è stata capita da pochi. Infatti, se “tutti” [gli italiani] hanno capito le sue parole, a chi ha chiesto scusa? Agli ipocriti, afferma. Ma questi ultimi, proprio perché ipocriti, non meritano rispetto né tantomeno le scuse di un ministro. Ergo: le scuse sono pura e semplice ipocrisia.
- Anche il ministro, allora, è un ipocrita, interviene il mio amico sempre pronto a sottilizzare.
- Lo stai dicendo tu. E, poi, c’e ipocrisia ed ipocrisia. Lasciamo perdere, per carità.
Da oggi, visto che gli Italiani da navigatori e poeti si sono trasformati in navigatori e umoristi (anche comici di successo, considerando il ripetersi delle performance), qualsiasi suddito della Repubblica può dare libero sfogo alla propria vena umoristica. Certo non raggiungerà i vertici dei “Nostri” rappresentanti che tra una dormita in pubblico (certamente oberati dai numerosi impegni di rappresentanza, sono costretti a lavorare per noi durante la notte invece di dormire!), un’esternazione e una puntualizzazione, devono aver la battuta sempre pronta per tenere in allegria la platea perché non pensi troppo all’economia o ai problemi della perdita dei posti di lavoro o….
Proviamoci.
Siamo in pieno centro a Roma, a Piazza Navona. Un poliziotto con un fazzoletto in mano umido di sudore, si trascina con evidente fatica. Ad un certo punto, un giovane in jeans e cravatta, direttamente annodata al collo, con un largo sorriso di sfida, lo apostrofa: “Ehi, panzone, vediamo se ce la fai a riprenderti il portafoglio che ti ho appena sfilato …dai che ti aspetto…
Poco più avanti, il ministro Brunetta, ha un diavolo per capello. Mentre tutti gli astanti hanno capito, infatti, ridevano, lui no. Sicuramente sarà stato un malinteso.
Era successo, poco prima, che un gruppetto di studenti, i famosi guerriglieri, lo riconoscesse e, abituati ormai al suo senso dell’umorismo, gli si erano avvicinati senza lesinare pacche sulle spalle, come succede tra vecchi amici burloni: “ Ehi, piccoletto, quando sali sul letto usi la scala o prendi la rincorsa o preferisci dormire nelle assemblee?”. Un po’ tra le nuvole, il ministro aveva reagito maluccio e, così, per calmarlo, hanno dovuto dire che la loro “era solo una constatazione scherzosa”, senza voler offendere nessuno, poiché che fosse piccolo era una verità incontrovertibile e perciò non si sarebbero mai permesso di scherzarci sopra.
Io credo alla buona fede del ministro e ai tanti ipocriti non chiedo scusa.
Cosa c’è di più ottimistico di una bella risata dopo una battuta, umoristica certamente, ma intelligente e profonda nei suoi più reconditi significati e riferimenti?
24 maggio 2009
LA SENTENZA MILLS, L’INFORMAZIONE E LA COSTITUZIONE
La sentenza (di primo grado, badiamo!) Mills, condanna a quattro anni e sei mesi come testimone corrotto dal premier Berlusconi, fa discutere, ma, soprattutto, ci fa assistere alla solita autodifesa del premier, alla difesa ad oltranza dei suoi sodali, ministri, sottosegretari, onorevoli nominati ma non eletti, giornalisti delle reti Media-Rai e della stampa di famiglia e prossima.
Dalla lettura della sentenza viene spontanea una deduzione: se c’è un corrotto, ergo, deve esserci un corruttore.
Il corruttore, stando all’accusa, è il premier Berlusconi che, grazie al “lodo Alfano”, unico nel mondo, non può essere giudicato (La parte del processo che lo riguarda è stata congelata. Sarà ripresa, quando non sarà più primo ministro. Se sarà eletto presidente della Repubblica o del Senato o della Corte Costituzionale, il congelamento sarà dilazionato.), anche se il reato è stato commesso, quando non era primo ministro e lontano dalle relative funzioni.
Un paradosso tutto italiano, una legge vergogna, che fa di quattro cittadini quattro cittadini diversi dal resto degli italiani, di cui si spera che la Corte Costituzionale sancisca l’incostituzionalità.
Penso che per una questione di dignità personale e di lealtà verso i cittadini che, come presidente del Consiglio, rappresenta totalmente, dovrebbe rinunciare alla protezione del lodo Alfano e accettare di farsi processare.
Inoltre, considerata la sua professione d’innocenza, perché non credergli? sicuramente basata su prove tangibili e incontestabili, sarebbe assolto dall’accusa di corruzione liberando così da ogni ombra la sua immagine non solo d’imprenditore (la corruzione è stata effettuata, se c’è stata, nella sua funzione d’imprenditore), ma, soprattutto, di politico.
Potrebbe dire al mondo, ai suoi elettori e non, che aveva ragione, che il giudice Gandus aveva preso una cantonata, che c’era premeditazione e che la trama delle toghe rosse non è mai stata pura fantasia.
Ma Berlusconi non accetta di essere processato (perché, allora, il lodo Alfano?) e, al contrario, lancia accuse infamanti alla Gandus, un giudice della Repubblica, ritenuto idoneo a celebrare il processo nonostante la ricusazione presentata a suo tempo dai suoi avvocati, un rappresentante di uno dei poteri fondanti d’ogni democrazia.
Non è forse compito di un primo ministro preservare le istituzioni da ogni discredito? Non ha giurato di osservare e difendere la Costituzione, o incrociava le dita della mano sinistra, come i bambini discoli che, mentre giurano, già sanno come fare per rendere invalido l’impegno?
La Costituzione, la legge fondamentale dello Stato per cui ogni cittadino è uguale agli altri nel fruire dei diritti come nel rispettare i doveri, ove non si conosca, va studiata con umiltà e rispetto.
I continui attacchi alla Magistratura come le leggi ad personam (gli anni che fanno scattare la prescrizione sono stati portati da dieci a cinque, hanno tolto a Berlusconi il fastidio d’alcuni processi, ma non la cancellazione del reato.), pro domo sua, minano la democrazia e danno al cittadino la sensazione che il potente è più uguale di fronte alla legge.
Si pongono, a questo punto, due domande.
Da che parte stanno i media (informazione), qual è la loro posizione…il loro ruolo?
È normale che il premier possa esternare con tale violenza contro un potere costituente, senza che nessuno intervenga?
L’informazione nostrana non è all’altezza. Esistono molte zone d’ombra. L’informazione non è mai completa, è edulcorata mai approfondita o, quantomeno, esplicativa.
Ovviamente, ci sono delle eccezioni, ma queste servono solo a confermare la regola.
Prendiamo il caso Mills. Si registrano le invettive di Berlusconi senza chiedersi minimamente perché Mills è stato condannato. Il lettore e lo “spettatore” tv non sapranno mai perché Berlusconi è accusato di corruzione. Se il premier non risponde alle domande scomode (chi le fa? Non esageriamo…), il giornalista potrebbe approfondire e spiegare perché Berlusconi è indagato
Se ciò avvenisse non si assisterebbe al vergognoso spettacolo del rifiuto di Berlusconi, in conferenza stampa, di rispondere alla domanda posta dal giornalista di “Repubblica”. Altrove (Pessoa…Pessoa…) tutti i giornalisti presenti avrebbero solidarizzato e sarebbero usciti dalla sala. Altrove, dicevo, non in Italia dove i giornalisti solidarizzano col premier, dove le domande sono concordate e dove vengono accettati solo giornalisti graditi.
L’informazione è in uno stato comatoso e servile come abbiamo potuto constatare in una recente puntata di “porta a porta”, dove abbiamo assistito ad un soliloquio del premier per spiegare il suo rapporto con Noemi e Veronica. Il contraddittorio è servito solo ad indirizzare il comizio sulla strada voluta dal premier.
Nessuno osa ribellarsi più di tanto. L’opposizione cerca si dire qualcosa, si agita, ma, in effetti, dorme. Ci auguriamo che la “nottata” passi presto e senza arrecare danni irreversibili.
Inventandoci una nuova disciplina, la politica comparata, non risulta che in un solo paese al mondo, in tutti i continenti, un capo di governo esprime giudizi diffamatori e calunniosi nei confronti di un giudice e di una parte della magistratura individuata col dispregiativo di “toghe rosse”.
Altrove c’è rispetto dei ruoli svolti e i politici non sono pervasi di mania d’onnipotenza, rispettano la legge come tutti i cittadini, accettano o criticano le sentenze, ma non si permettono né la diffamazione né la calunnia. Da noi tutto è permesso, anzi tutto si prende e si dà.
Io non credo che un politico possa esprimere impunemente, si dice nell’esercizio delle proprie funzioni, giudizi che portano senza dubbio discredito ad un potere dello Stato. Qualcuno deve intervenire per evitare che di atto in atto, di calunnia in calunnia, di discredito in discredito, di fatto la Costituzione sarà continuamente violata fino a ridurla a carta straccia, finché la forza del diritto sarà sostituita dal diritto della forza.
Dalla lettura della sentenza viene spontanea una deduzione: se c’è un corrotto, ergo, deve esserci un corruttore.
Il corruttore, stando all’accusa, è il premier Berlusconi che, grazie al “lodo Alfano”, unico nel mondo, non può essere giudicato (La parte del processo che lo riguarda è stata congelata. Sarà ripresa, quando non sarà più primo ministro. Se sarà eletto presidente della Repubblica o del Senato o della Corte Costituzionale, il congelamento sarà dilazionato.), anche se il reato è stato commesso, quando non era primo ministro e lontano dalle relative funzioni.
Un paradosso tutto italiano, una legge vergogna, che fa di quattro cittadini quattro cittadini diversi dal resto degli italiani, di cui si spera che la Corte Costituzionale sancisca l’incostituzionalità.
Penso che per una questione di dignità personale e di lealtà verso i cittadini che, come presidente del Consiglio, rappresenta totalmente, dovrebbe rinunciare alla protezione del lodo Alfano e accettare di farsi processare.
Inoltre, considerata la sua professione d’innocenza, perché non credergli? sicuramente basata su prove tangibili e incontestabili, sarebbe assolto dall’accusa di corruzione liberando così da ogni ombra la sua immagine non solo d’imprenditore (la corruzione è stata effettuata, se c’è stata, nella sua funzione d’imprenditore), ma, soprattutto, di politico.
Potrebbe dire al mondo, ai suoi elettori e non, che aveva ragione, che il giudice Gandus aveva preso una cantonata, che c’era premeditazione e che la trama delle toghe rosse non è mai stata pura fantasia.
Ma Berlusconi non accetta di essere processato (perché, allora, il lodo Alfano?) e, al contrario, lancia accuse infamanti alla Gandus, un giudice della Repubblica, ritenuto idoneo a celebrare il processo nonostante la ricusazione presentata a suo tempo dai suoi avvocati, un rappresentante di uno dei poteri fondanti d’ogni democrazia.
Non è forse compito di un primo ministro preservare le istituzioni da ogni discredito? Non ha giurato di osservare e difendere la Costituzione, o incrociava le dita della mano sinistra, come i bambini discoli che, mentre giurano, già sanno come fare per rendere invalido l’impegno?
La Costituzione, la legge fondamentale dello Stato per cui ogni cittadino è uguale agli altri nel fruire dei diritti come nel rispettare i doveri, ove non si conosca, va studiata con umiltà e rispetto.
I continui attacchi alla Magistratura come le leggi ad personam (gli anni che fanno scattare la prescrizione sono stati portati da dieci a cinque, hanno tolto a Berlusconi il fastidio d’alcuni processi, ma non la cancellazione del reato.), pro domo sua, minano la democrazia e danno al cittadino la sensazione che il potente è più uguale di fronte alla legge.
Si pongono, a questo punto, due domande.
Da che parte stanno i media (informazione), qual è la loro posizione…il loro ruolo?
È normale che il premier possa esternare con tale violenza contro un potere costituente, senza che nessuno intervenga?
L’informazione nostrana non è all’altezza. Esistono molte zone d’ombra. L’informazione non è mai completa, è edulcorata mai approfondita o, quantomeno, esplicativa.
Ovviamente, ci sono delle eccezioni, ma queste servono solo a confermare la regola.
Prendiamo il caso Mills. Si registrano le invettive di Berlusconi senza chiedersi minimamente perché Mills è stato condannato. Il lettore e lo “spettatore” tv non sapranno mai perché Berlusconi è accusato di corruzione. Se il premier non risponde alle domande scomode (chi le fa? Non esageriamo…), il giornalista potrebbe approfondire e spiegare perché Berlusconi è indagato
Se ciò avvenisse non si assisterebbe al vergognoso spettacolo del rifiuto di Berlusconi, in conferenza stampa, di rispondere alla domanda posta dal giornalista di “Repubblica”. Altrove (Pessoa…Pessoa…) tutti i giornalisti presenti avrebbero solidarizzato e sarebbero usciti dalla sala. Altrove, dicevo, non in Italia dove i giornalisti solidarizzano col premier, dove le domande sono concordate e dove vengono accettati solo giornalisti graditi.
L’informazione è in uno stato comatoso e servile come abbiamo potuto constatare in una recente puntata di “porta a porta”, dove abbiamo assistito ad un soliloquio del premier per spiegare il suo rapporto con Noemi e Veronica. Il contraddittorio è servito solo ad indirizzare il comizio sulla strada voluta dal premier.
Nessuno osa ribellarsi più di tanto. L’opposizione cerca si dire qualcosa, si agita, ma, in effetti, dorme. Ci auguriamo che la “nottata” passi presto e senza arrecare danni irreversibili.
Inventandoci una nuova disciplina, la politica comparata, non risulta che in un solo paese al mondo, in tutti i continenti, un capo di governo esprime giudizi diffamatori e calunniosi nei confronti di un giudice e di una parte della magistratura individuata col dispregiativo di “toghe rosse”.
Altrove c’è rispetto dei ruoli svolti e i politici non sono pervasi di mania d’onnipotenza, rispettano la legge come tutti i cittadini, accettano o criticano le sentenze, ma non si permettono né la diffamazione né la calunnia. Da noi tutto è permesso, anzi tutto si prende e si dà.
Io non credo che un politico possa esprimere impunemente, si dice nell’esercizio delle proprie funzioni, giudizi che portano senza dubbio discredito ad un potere dello Stato. Qualcuno deve intervenire per evitare che di atto in atto, di calunnia in calunnia, di discredito in discredito, di fatto la Costituzione sarà continuamente violata fino a ridurla a carta straccia, finché la forza del diritto sarà sostituita dal diritto della forza.
07 maggio 2009
SPLENDIDA “PORTA A PORTA” – Viva l’informazione libera
L’altra sera ho assistito incredulo (non pensavo che si potesse arrivare a tanta cialtroneria) alla trasmissione di Vespa. Ospite unico, con diritto di dire quanto voleva su tutto e tutti, il premier Silvio Berlusconi, che doveva, urbi et orbi, fare le sue dichiarazioni sulle prese di posizione della moglie Veronica Lario.
Non mi soffermo sul ruolo di usciere di Vespa, ormai abituato a profusi atti di vassallaggio, ma ho provato grande sofferenza per i grandi nomi del giornalismo italiano, ridotti a “spalla” del capocomico: a lui ogni onore, ogni laude e riverenza.
È stato patetico sentire il premier attribuire la colpa del fallimento del suo matrimonio ai giornali di sinistra, a Repubblica in particolar modo, dimenticando che il problema delle veline l’aveva provocato l’associazione “fare futuro” vicina al presidente della camera. Mentre l’affaire Noemi, la diciottenne che lo chiama papy, non è com’è stato fatto credere alla moglie da chi ha organizzato una specie di complotto. Insomma, l’ingenua o poco avveduta moglie, è caduta nella trappola e lui è disposto a fare un passo indietro solo se lei gli chiederà scusa.
Lo vuole la sua carica di presidente del consiglio!
Non si è limitato, però, a parlare solo della sua crisi familiare, ma ha spaziato dal terremoto ad Acerra, toccando vari aspetti della politica.
Un comizio in piena regola e senza contraddittorio che l’ha riempito di soddisfazione, visto quanto ha dichiarato in un’intervista alla tivù France 2 sull’affaire separazione: “L’ho gestita con una certa classe…(tanto che) gli ultimi sondaggi dicono che c’è stato un aumento di popolarità”.
Veniamo a sapere che la frequentazione con Noemi è stata limitata e sempre in compagnia dei genitori: “La ragazza non ha mai avuto modo di frequentarmi da solo. È venuta a trovarmi tre o quattro volte, sempre con i genitori”.
Dopo queste affermazioni, mi sento sollevato. Il mio premier non è un casanova che va con le ragazzine (minorenni, come si dice) che fanno la fila per chiamarlo papi. Finalmente ho capito come qualche giornale della sinistra, il solito (o solita?), non fa altro che denigrare il premier, è diventato lo sport nazionale. Invece di dare le giuste informazioni e dare il giusto plauso al premier, per tutto quello che fa per la nostra povera Italia, gli scaricano addosso fiumi di merda.
È ora di smetterla!
“E’ un fatto privato”, afferma il premier.
Certo, tutto deve restare dentro l’alcova! E, poi, la sua “signora” che non capisce, che non usa la giusta discrezione…ma che pretende? Non ha avuto forse abbastanza dalla vita? Il premier non le ha permesso di fare la signora?
Ma se la questione è un fatto privato perché il premier ha sentito il bisogno di andare nella tivù pubblica per “difendersi”? Non gli bastavano le sue di tivù e i giornali del gruppo?
Un premier dovrebbe andare in Tivù solo in circostanze istituzionali o per motivi altamente politici. Non può, non deve usarla per la sua vita privata. Per di più, mancando di rispetto alla moglie, ha dimenticare la “par condicio”.
Un’arroganza inaudita, mai vista prima! Chissà cosa ci riserva il futuro? Niente che gli italiani non meritino, perché, ogni italiano in cuor suo si sente un Berlusconi!
È stato l’atto più squallido della televisione pubblica, quello di prostrarsi ai piedi dell’uomo della provvidenza, usata come un comune avvocato, come un coro di parrocchiani col capo chino.
E l’informazione? Dov’era l’informazione? Stendiamo un pietoso velo.
E l’informazione del giorno dopo, quella che ha ordito il caso?
Meglio Emilio Fede, che servo si è dichiarato, che i finti giornalisti (?) che qualche volta sbraitano, mentre quasi sempre stanno a cuccia.
Il gioco delle parti fa comodo a entrambi, ognuno ricava il suo vantaggio.
Non mi soffermo sul ruolo di usciere di Vespa, ormai abituato a profusi atti di vassallaggio, ma ho provato grande sofferenza per i grandi nomi del giornalismo italiano, ridotti a “spalla” del capocomico: a lui ogni onore, ogni laude e riverenza.
È stato patetico sentire il premier attribuire la colpa del fallimento del suo matrimonio ai giornali di sinistra, a Repubblica in particolar modo, dimenticando che il problema delle veline l’aveva provocato l’associazione “fare futuro” vicina al presidente della camera. Mentre l’affaire Noemi, la diciottenne che lo chiama papy, non è com’è stato fatto credere alla moglie da chi ha organizzato una specie di complotto. Insomma, l’ingenua o poco avveduta moglie, è caduta nella trappola e lui è disposto a fare un passo indietro solo se lei gli chiederà scusa.
Lo vuole la sua carica di presidente del consiglio!
Non si è limitato, però, a parlare solo della sua crisi familiare, ma ha spaziato dal terremoto ad Acerra, toccando vari aspetti della politica.
Un comizio in piena regola e senza contraddittorio che l’ha riempito di soddisfazione, visto quanto ha dichiarato in un’intervista alla tivù France 2 sull’affaire separazione: “L’ho gestita con una certa classe…(tanto che) gli ultimi sondaggi dicono che c’è stato un aumento di popolarità”.
Veniamo a sapere che la frequentazione con Noemi è stata limitata e sempre in compagnia dei genitori: “La ragazza non ha mai avuto modo di frequentarmi da solo. È venuta a trovarmi tre o quattro volte, sempre con i genitori”.
Dopo queste affermazioni, mi sento sollevato. Il mio premier non è un casanova che va con le ragazzine (minorenni, come si dice) che fanno la fila per chiamarlo papi. Finalmente ho capito come qualche giornale della sinistra, il solito (o solita?), non fa altro che denigrare il premier, è diventato lo sport nazionale. Invece di dare le giuste informazioni e dare il giusto plauso al premier, per tutto quello che fa per la nostra povera Italia, gli scaricano addosso fiumi di merda.
È ora di smetterla!
“E’ un fatto privato”, afferma il premier.
Certo, tutto deve restare dentro l’alcova! E, poi, la sua “signora” che non capisce, che non usa la giusta discrezione…ma che pretende? Non ha avuto forse abbastanza dalla vita? Il premier non le ha permesso di fare la signora?
Ma se la questione è un fatto privato perché il premier ha sentito il bisogno di andare nella tivù pubblica per “difendersi”? Non gli bastavano le sue di tivù e i giornali del gruppo?
Un premier dovrebbe andare in Tivù solo in circostanze istituzionali o per motivi altamente politici. Non può, non deve usarla per la sua vita privata. Per di più, mancando di rispetto alla moglie, ha dimenticare la “par condicio”.
Un’arroganza inaudita, mai vista prima! Chissà cosa ci riserva il futuro? Niente che gli italiani non meritino, perché, ogni italiano in cuor suo si sente un Berlusconi!
È stato l’atto più squallido della televisione pubblica, quello di prostrarsi ai piedi dell’uomo della provvidenza, usata come un comune avvocato, come un coro di parrocchiani col capo chino.
E l’informazione? Dov’era l’informazione? Stendiamo un pietoso velo.
E l’informazione del giorno dopo, quella che ha ordito il caso?
Meglio Emilio Fede, che servo si è dichiarato, che i finti giornalisti (?) che qualche volta sbraitano, mentre quasi sempre stanno a cuccia.
Il gioco delle parti fa comodo a entrambi, ognuno ricava il suo vantaggio.
29 aprile 2009
La moglie del premier attacca dopo l'articolo su "Fare Futuro"
"Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione"
Veronica Lario: "Le veline candidate?
"Ciarpame senza pudore per il potere"
Difende il ruolo delle donne nella politica "da Nilde Jotti alla Prestigiacomo"
"Ma qui emerge la sfrontatezza e la mancanza di pudore"
Veronica Lario con Silvio Berlusconi
• MULTIMEDIA
• LE POSSIBILI CANDIDATE
ROMA - "Ciarpame senza pudore". Il vaso si è colmato di nuovo e Veronica Lario esplode come già fece alla fine di gennaio di due anni fa con la famosa lettera a Repubblica. Questa volta, la moglie del premier attacca sull'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee.
Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande poste dall'Ansa sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".
Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: "Per fortuna da tempo c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile".
"In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".
"Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere".
La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: "Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".
Berlusconi: "Candidature inventate". E proprio poche ore prima, lo stesso premier era intervenuto da Varsavia sul tema sollevato da "Fare Futuro". Berlusconi definisce "deludenti" le polemiche sulle "soubrette" nelle liste del Pdl: "Le candidature che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate. E' veramente assurdo - continua - che se una persona ha una o due lauree e conosce due o tre lingue, per il solo motivo che sia stato in tv o abbia fatto cose nell'informazione o nello spettacolo sia da considerarsi preclusa per quanto riguarda la politica".
Il premier si lamenta delle critiche: "Si dice sempre che si vuole il 50 per cento di donne. Poi quando vai a prendere candidate, che non ho scelto io, e che vengono a fare un corso, per il semplice motivo che hanno un aspetto gradevole si polemizza. È Una delusione totale. Escludo comunque che ci sia qualche candidata che non sia stata attiva in An o in Forza Italia". Berlusconi 'sponsorizza' però uno dei nomi usciti sulla stampa. "Sono supporter di Lara Comi, è bravissima".
Non sapeva ancora che Veronica Lario era pronta a lanciare il suo secondo grande attacco.
(28 aprile 2009) Tutti gli articoli di politica
"Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione"
Veronica Lario: "Le veline candidate?
"Ciarpame senza pudore per il potere"
Difende il ruolo delle donne nella politica "da Nilde Jotti alla Prestigiacomo"
"Ma qui emerge la sfrontatezza e la mancanza di pudore"
Veronica Lario con Silvio Berlusconi
• MULTIMEDIA
• LE POSSIBILI CANDIDATE
ROMA - "Ciarpame senza pudore". Il vaso si è colmato di nuovo e Veronica Lario esplode come già fece alla fine di gennaio di due anni fa con la famosa lettera a Repubblica. Questa volta, la moglie del premier attacca sull'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee.
Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande poste dall'Ansa sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".
Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: "Per fortuna da tempo c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile".
"In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".
"Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere".
La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: "Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".
Berlusconi: "Candidature inventate". E proprio poche ore prima, lo stesso premier era intervenuto da Varsavia sul tema sollevato da "Fare Futuro". Berlusconi definisce "deludenti" le polemiche sulle "soubrette" nelle liste del Pdl: "Le candidature che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate. E' veramente assurdo - continua - che se una persona ha una o due lauree e conosce due o tre lingue, per il solo motivo che sia stato in tv o abbia fatto cose nell'informazione o nello spettacolo sia da considerarsi preclusa per quanto riguarda la politica".
Il premier si lamenta delle critiche: "Si dice sempre che si vuole il 50 per cento di donne. Poi quando vai a prendere candidate, che non ho scelto io, e che vengono a fare un corso, per il semplice motivo che hanno un aspetto gradevole si polemizza. È Una delusione totale. Escludo comunque che ci sia qualche candidata che non sia stata attiva in An o in Forza Italia". Berlusconi 'sponsorizza' però uno dei nomi usciti sulla stampa. "Sono supporter di Lara Comi, è bravissima".
Non sapeva ancora che Veronica Lario era pronta a lanciare il suo secondo grande attacco.
(28 aprile 2009) Tutti gli articoli di politica
21 aprile 2009
IL 25 APRILE
Il 25 Aprile non rappresenta tanto la liberazione dall’esercito tedesco, ma la festa della libertà, della libertà riconquistata, dopo un ventennio di olio di ricino, di tribunali speciali, di esili comminati e di guerre d’ogni genere.
Rappresenta la riappacificazione nazionale, il ritorno al rispetto dell’”altro” come persona e non come criminale, senza fughe in avanti come oggi alcuni revisionisti dell’ultima ora vogliono lasciare intendere. Il pericolo stalinista in Italia, il passaggio da un regime nero a uno rosso, forse per la forte presenza partigiana tra la nuova classe dirigente, non solo quella di maggioranza, non c’è stato.
Oggi, però, esponenti di rango della maggioranza rilasciano dichiarazioni e atteggiano prese di posizioni, sostenuti da certa stampa schierata, che non danno il giusto rilievo storico alla Resistenza, che non fu solo italiana, e cercano di avviare un processo di revisione storico poco consono e strumentale.
Una cosa è accettare di rispettare i combattenti di Salo in quanto credevano in ciò che facevano e un’altra cosa è equipararli ai partigiani. Questi ultimi hanno contribuito alla liberazione dell’Italia dall’esercito tedesco (un tedesco morto valeva dieci italiani…fosse ardeatine…), i repubblichini combattevano per il fascismo (mi sembra rinnegato anche dall’on. Fini, o sbaglio?), contro il cambiamento nella libertà. È una bella differenza!
Si prova una strana sensazione leggere su “Il Giornale” la giusta indignazione per le frasi di Ahmadinejad contro il popolo israeliano, accanto alle dichiarazioni del ministro La Russa e ai dubbi sulla partecipazione espresse dal sindaco Moratti e del presidente Formigoni per i possibili fischi della piazza (ma i fischi non fanno parte della democrazia, non rappresentano un’opinione che va compresa?).
È giusto che tutti esprimano la propria opinione, com’è giusto che si possa dissentire. L’articolista, Sabrina Cottone, non esprime giudizio alcuno, ma vista la linea della direzione piuttosto critica su ciò che in genere non condivide, è possibile pensare che condivida, in parte o in toto, le dichiarazioni e gli atteggiamenti evidenziati da autorevoli personalità istituzionali che di seguito riporto.
La Russa: “Berlusconi deve celebrare il 25 Aprile (nda; dopo 15 anni sarebbe la prima volta!) ma non in mezzo alle bandiere rosse…”. E poi: “Meritano rispetto ma non di essere celebrati i partigiani rossi (nda: considera i repubblichini partigiani per la libertà?) che combattevano perché volevano un’Italia stalinista”. L’articolista continua e scrive che, secondo La Russa “la pacificazione non è parificazione (parificazione di cosa?)”.
Così si conclude l’articolo: - Mentre l’Anpi (nda: Associazione nazionale partigiani d’Italia) mobilita i suoi per il corteo, non dimentica la polemica per il disegno di legge (come potrebbe?) presentato alla Camera da un gruppo di deputati (tra cui il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato) che chiede d’istituire l’Ordine del Tricolore, un’onorificenza che riconosce “la pari dignità” nella partecipazione al conflitto a tutti i combattenti della seconda guerra mondiale, da attribuire a “tutti coloro che, oltre sessant’anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della bontà della loro lotta per la rinascita della Patria (nda: chi portò la Patria alla distruzione tanto da pensare ad una rinascita?)”.
Letizia Moratti, sindaco di Milano: “Non ho ancora deciso, deciderò nei prossimi giorni e certamente mi sentirò anche con il presidente Berlusconi”.
Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia: “Mi consulterò col presidente Berlusconi e valuterò assieme a lui se andare in piazza…”.
Dichiarazioni piuttosto chiare che non hanno bisogno di commento.
Voglio terminare, però con una domanda: Ahmadinejad, il presidente eletto dell’Iran, ha fatto delle dichiarazioni, e non da ora, non condivisibili e indegne, mantenendo il popolo nel terrore. È giusto equiparare il suo esercito di fedelissimi che pure sono convinti della bontà della loro scelta, a quanti li hanno combattuti e tuttora li combattono in nome della libertà?
Rappresenta la riappacificazione nazionale, il ritorno al rispetto dell’”altro” come persona e non come criminale, senza fughe in avanti come oggi alcuni revisionisti dell’ultima ora vogliono lasciare intendere. Il pericolo stalinista in Italia, il passaggio da un regime nero a uno rosso, forse per la forte presenza partigiana tra la nuova classe dirigente, non solo quella di maggioranza, non c’è stato.
Oggi, però, esponenti di rango della maggioranza rilasciano dichiarazioni e atteggiano prese di posizioni, sostenuti da certa stampa schierata, che non danno il giusto rilievo storico alla Resistenza, che non fu solo italiana, e cercano di avviare un processo di revisione storico poco consono e strumentale.
Una cosa è accettare di rispettare i combattenti di Salo in quanto credevano in ciò che facevano e un’altra cosa è equipararli ai partigiani. Questi ultimi hanno contribuito alla liberazione dell’Italia dall’esercito tedesco (un tedesco morto valeva dieci italiani…fosse ardeatine…), i repubblichini combattevano per il fascismo (mi sembra rinnegato anche dall’on. Fini, o sbaglio?), contro il cambiamento nella libertà. È una bella differenza!
Si prova una strana sensazione leggere su “Il Giornale” la giusta indignazione per le frasi di Ahmadinejad contro il popolo israeliano, accanto alle dichiarazioni del ministro La Russa e ai dubbi sulla partecipazione espresse dal sindaco Moratti e del presidente Formigoni per i possibili fischi della piazza (ma i fischi non fanno parte della democrazia, non rappresentano un’opinione che va compresa?).
È giusto che tutti esprimano la propria opinione, com’è giusto che si possa dissentire. L’articolista, Sabrina Cottone, non esprime giudizio alcuno, ma vista la linea della direzione piuttosto critica su ciò che in genere non condivide, è possibile pensare che condivida, in parte o in toto, le dichiarazioni e gli atteggiamenti evidenziati da autorevoli personalità istituzionali che di seguito riporto.
La Russa: “Berlusconi deve celebrare il 25 Aprile (nda; dopo 15 anni sarebbe la prima volta!) ma non in mezzo alle bandiere rosse…”. E poi: “Meritano rispetto ma non di essere celebrati i partigiani rossi (nda: considera i repubblichini partigiani per la libertà?) che combattevano perché volevano un’Italia stalinista”. L’articolista continua e scrive che, secondo La Russa “la pacificazione non è parificazione (parificazione di cosa?)”.
Così si conclude l’articolo: - Mentre l’Anpi (nda: Associazione nazionale partigiani d’Italia) mobilita i suoi per il corteo, non dimentica la polemica per il disegno di legge (come potrebbe?) presentato alla Camera da un gruppo di deputati (tra cui il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato) che chiede d’istituire l’Ordine del Tricolore, un’onorificenza che riconosce “la pari dignità” nella partecipazione al conflitto a tutti i combattenti della seconda guerra mondiale, da attribuire a “tutti coloro che, oltre sessant’anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della bontà della loro lotta per la rinascita della Patria (nda: chi portò la Patria alla distruzione tanto da pensare ad una rinascita?)”.
Letizia Moratti, sindaco di Milano: “Non ho ancora deciso, deciderò nei prossimi giorni e certamente mi sentirò anche con il presidente Berlusconi”.
Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia: “Mi consulterò col presidente Berlusconi e valuterò assieme a lui se andare in piazza…”.
Dichiarazioni piuttosto chiare che non hanno bisogno di commento.
Voglio terminare, però con una domanda: Ahmadinejad, il presidente eletto dell’Iran, ha fatto delle dichiarazioni, e non da ora, non condivisibili e indegne, mantenendo il popolo nel terrore. È giusto equiparare il suo esercito di fedelissimi che pure sono convinti della bontà della loro scelta, a quanti li hanno combattuti e tuttora li combattono in nome della libertà?
20 aprile 2009
I SOCIALISTI A COLOGNO: LA DIASPORA CONTINUA
Non c’è pace per i vecchi socialisti di Cologno Monzese. L’aggettivo “vecchi” sta a sottolineare come nella sua entità storica il socialismo a Cologno si sia fermato anagraficamente a tangentopoli. I giovani, pertanto, sono merce rara se non inesistente…qualche figlio, cugino o nipote di autorevoli personalità locali, nei cui cuori, non si può fare l’esame del sangue, permane l’ideale socialista, specialmente tra quelli che hanno trovato ristoro nelle file del Pdl. Colucciani doc, craxiani polifunzionali, riformisti senza casa permanente, insaporano col loro acume politico e col loro esempio diverse minestre (partiti) politiche.
La diaspora non si ricompone o, come sembra, non si cercano le condizioni per farlo, nonostante qualche tentativo strumentale e contingente.
A oggi, si vedono due manifesti, uno è del Nuovo (si fa per dire) Psi, l’altro dei Socialisti riformisti, una sigla nuov…issima, che risulta essere una lista civica, formata dalla vecchia lista Cantalupo rinforzata dal new entry Volpe, proveniente dal Nuovo Psi, poi “I socialisti” (o il contrario?) e prima ancora dallo Sdi. Ma lasciamo stare. L’importante è appartenere a un’area, non importa se così confusa e piena di enclave.
Se, poi, i vecchi socialisti di Cologno, cioè il Nuovo Psi e i Riformisti della lista civica, si collocano in coalizioni opposte, i primi con il Pdl e i secondi col Pd, la colpa, dicono, va ricercata nella politica locale, nel governo del territorio (area Torriani o Brico in costruzione o cementificazione verso l’alto, badiamo bene). Noi cittadini, magari socialisti, aspettiamo di conoscere ambedue le proposte per dare un giudizio di merito.
Una cosa è certa: i socialisti di Cologno hanno lasciato passare l’ultimo treno per presentarsi tutti assieme, uniti da un unico simbolo, quello del Partito socialista nato dalla Costituente, soggetto unitario della diaspora.
Sarebbe stata una scommessa motivata, che a Cologno avrebbe potuto essere vincente. Allora, come mai la diaspora continua? Perché non si è voluto presentare il simbolo con una lista di “autorevoli” compagni che troveranno, invece, sistemazione altrove?
Sicuramente, la ragione non è ideologica se guardiamo al fluido passato…e allora?
Non sta a me rispondere. Io, come tanti altri socialisti, resto in attesa di risposte esaurienti, anche se sono convinto che il simbolo del Partito socialista nato dalla Costituente si potesse e si dovesse presentare, dopo avere avviato tutti i procedimenti democratici previsti nella vita interna di qualsiasi vero partito che portano a una scelta, non tanto condivisa, quanto discussa e accettata.
La diaspora non si ricompone o, come sembra, non si cercano le condizioni per farlo, nonostante qualche tentativo strumentale e contingente.
A oggi, si vedono due manifesti, uno è del Nuovo (si fa per dire) Psi, l’altro dei Socialisti riformisti, una sigla nuov…issima, che risulta essere una lista civica, formata dalla vecchia lista Cantalupo rinforzata dal new entry Volpe, proveniente dal Nuovo Psi, poi “I socialisti” (o il contrario?) e prima ancora dallo Sdi. Ma lasciamo stare. L’importante è appartenere a un’area, non importa se così confusa e piena di enclave.
Se, poi, i vecchi socialisti di Cologno, cioè il Nuovo Psi e i Riformisti della lista civica, si collocano in coalizioni opposte, i primi con il Pdl e i secondi col Pd, la colpa, dicono, va ricercata nella politica locale, nel governo del territorio (area Torriani o Brico in costruzione o cementificazione verso l’alto, badiamo bene). Noi cittadini, magari socialisti, aspettiamo di conoscere ambedue le proposte per dare un giudizio di merito.
Una cosa è certa: i socialisti di Cologno hanno lasciato passare l’ultimo treno per presentarsi tutti assieme, uniti da un unico simbolo, quello del Partito socialista nato dalla Costituente, soggetto unitario della diaspora.
Sarebbe stata una scommessa motivata, che a Cologno avrebbe potuto essere vincente. Allora, come mai la diaspora continua? Perché non si è voluto presentare il simbolo con una lista di “autorevoli” compagni che troveranno, invece, sistemazione altrove?
Sicuramente, la ragione non è ideologica se guardiamo al fluido passato…e allora?
Non sta a me rispondere. Io, come tanti altri socialisti, resto in attesa di risposte esaurienti, anche se sono convinto che il simbolo del Partito socialista nato dalla Costituente si potesse e si dovesse presentare, dopo avere avviato tutti i procedimenti democratici previsti nella vita interna di qualsiasi vero partito che portano a una scelta, non tanto condivisa, quanto discussa e accettata.
17 aprile 2009
IPOCRISIA “PERFETTA”
Il nostro è un Paese ricco di emergenze varie vestite da un’ipocrisia “perfetta”.
È vero, in momenti di gravi disastri, come il recente terremoto in Abruzzo, riusciamo a essere generosi e ci commoviamo pure, anche fino alle lacrime. Ma molte sono lacrime di coccodrillo (esso non piange per pentimento ma per i dolori della digestione) che presto si asciugheranno al vento degli affari, dei soliti affari, della solita indignazione, delle solite grida di manzoniana memoria urlate dai soliti araldi mediatici, della solita falsa ricerca delle responsabilità da punire esemplarmente, del solito rimbalzo di colpe, dei soliti appalti al ribasso che poi costeranno dieci venti trenta… volte di più di quanto preventivati, la solita lenta e impotente giustizia, la nuova Irpinia, uno sciacallaggio politico da sopportare almeno fino alle elezioni europee…poi si vedrà.
Tutti i ministri si sono recati in Abruzzo, macerie tra le macerie. Il presidente Napolitano, il presidente Berlusconi, i vari ministri…il primo di maggio vedremo anche Ratzinger con l’elmetto in testa a parlare dell’imperscrutabile disegno divino mentre le mamme e i padri piangono i loro figli, a chiedere di ricostruire le chiese, come luoghi di preghiera e di consolazione dove un Dio misericordioso e buono accarezzerà i volti lacrimati di uomini e donne messi alla prova…si griderà al miracolo per i sopravvissuti senza dire il perché di quei morti, di quelle case distrutte, di quelle famiglie spezzate… chiederà di liberarci della corruzione e di punire i colpevoli…
A Roma, intanto, fuori dalle passerelle mediatiche, si fa “politica” con la “p” più piccola della minuscola, quasi a vergognarsi, la “p”.
Il Consiglio dei ministri, i leader della maggioranza, i sempre video-presenti, cercano i soldi della ricostruzione, con lena e fantasia: una tantum, accise sulla benzina (un classico), il 5 per mille, l’8 per mille...in attesa del re della finanza creativa che ancora non si è espresso.
L’election day, l’accorpamento del referendum con le elezioni europee, il rinvio della costruzione del ponte sullo stretto, per esempio, si possono realizzare con un risparmio nell’immediato di più di un miliardo di euro…per non parlare delle spese di gestione dei vari ministeri, del G8 o dei giochi del Mediterraneo.
In un Paese che non è il nostro, anche in conseguenza della crisi economica globale, i nostri dipendenti avrebbero avuto il dovere morale di rinunciare a una parte del loro lauto “stipendio” e dei loro ricchi benefit. Non avrebbero risolto il problema, ma avrebbero dato un’immagine di sé più umile e più altruista.
Ma siamo in Italia e l’ipocrisia è il vestito usuale!
Non voglio fare retorica ma un esempio concreto del ricavato mensile della riduzione di tre mila euro dello stipendio dei mille parlamentari:
1000 (parlamentari) x 3000 (riduzione stipendio mensile) = 3.000.000 (tre milioni) €.
3.000.000 x 12 (mesi) = 36.000.000 € non è poca cosa.
Meditate gente, meditate.
È vero, in momenti di gravi disastri, come il recente terremoto in Abruzzo, riusciamo a essere generosi e ci commoviamo pure, anche fino alle lacrime. Ma molte sono lacrime di coccodrillo (esso non piange per pentimento ma per i dolori della digestione) che presto si asciugheranno al vento degli affari, dei soliti affari, della solita indignazione, delle solite grida di manzoniana memoria urlate dai soliti araldi mediatici, della solita falsa ricerca delle responsabilità da punire esemplarmente, del solito rimbalzo di colpe, dei soliti appalti al ribasso che poi costeranno dieci venti trenta… volte di più di quanto preventivati, la solita lenta e impotente giustizia, la nuova Irpinia, uno sciacallaggio politico da sopportare almeno fino alle elezioni europee…poi si vedrà.
Tutti i ministri si sono recati in Abruzzo, macerie tra le macerie. Il presidente Napolitano, il presidente Berlusconi, i vari ministri…il primo di maggio vedremo anche Ratzinger con l’elmetto in testa a parlare dell’imperscrutabile disegno divino mentre le mamme e i padri piangono i loro figli, a chiedere di ricostruire le chiese, come luoghi di preghiera e di consolazione dove un Dio misericordioso e buono accarezzerà i volti lacrimati di uomini e donne messi alla prova…si griderà al miracolo per i sopravvissuti senza dire il perché di quei morti, di quelle case distrutte, di quelle famiglie spezzate… chiederà di liberarci della corruzione e di punire i colpevoli…
A Roma, intanto, fuori dalle passerelle mediatiche, si fa “politica” con la “p” più piccola della minuscola, quasi a vergognarsi, la “p”.
Il Consiglio dei ministri, i leader della maggioranza, i sempre video-presenti, cercano i soldi della ricostruzione, con lena e fantasia: una tantum, accise sulla benzina (un classico), il 5 per mille, l’8 per mille...in attesa del re della finanza creativa che ancora non si è espresso.
L’election day, l’accorpamento del referendum con le elezioni europee, il rinvio della costruzione del ponte sullo stretto, per esempio, si possono realizzare con un risparmio nell’immediato di più di un miliardo di euro…per non parlare delle spese di gestione dei vari ministeri, del G8 o dei giochi del Mediterraneo.
In un Paese che non è il nostro, anche in conseguenza della crisi economica globale, i nostri dipendenti avrebbero avuto il dovere morale di rinunciare a una parte del loro lauto “stipendio” e dei loro ricchi benefit. Non avrebbero risolto il problema, ma avrebbero dato un’immagine di sé più umile e più altruista.
Ma siamo in Italia e l’ipocrisia è il vestito usuale!
Non voglio fare retorica ma un esempio concreto del ricavato mensile della riduzione di tre mila euro dello stipendio dei mille parlamentari:
1000 (parlamentari) x 3000 (riduzione stipendio mensile) = 3.000.000 (tre milioni) €.
3.000.000 x 12 (mesi) = 36.000.000 € non è poca cosa.
Meditate gente, meditate.
06 aprile 2009
“QUI COLOGNO” E LA CAMPAGNA ELETTORALE
In questi ultimi mesi a Cologno fioriscono le testate d’informazione politica che raggiungono la maturità e la morte per asfissia (mancanza di alimentazione) nel breve svolgersi della campagna elettorale.
Tutto legittimo, tutto nella norma!
I cittadini hanno il diritto di organizzarsi in gruppi per proporsi alla guida della città e utilizzare gli strumenti di propaganda che ritengono più idonei.
Anche gli amministratori uscenti godono dello stesso diritto e così il cittadino, abituato a pensar male da anni di uso sconsiderato delle risorse pubbliche, crede che “Qui Cologno” di marzo, il periodico dell’Amministrazione Comunale, sia un tale strumento.
Ovviamente, sbaglia!
Trovo giusto che il cittadino venga informato dell’attività svolta dal Sindaco e dalla Giunta e dei progetti in cantiere per “rendere più bella e vivibile la città”, senza declamazioni o facili esaltazioni individuali, ma solo scrivendo in grassetto il nome degli artefici, sindaco e assessori di competenza, delle opere realizzate, perché il cittadino sappia.
D’altronde, i partiti dell’opposizione, ma anche quelli di maggioranza, possono esprimere le loro opinioni nell’ultima parte del periodico comunale: ventidue pagine del periodico sono riservate al sindaco e agli assessori, cinque ai partiti compresi quelli di maggioranza, ZERO ai cittadini che pure lo finanziano.
Mi sono sempre chiesto come mai il cittadino non trovi nel suo periodico uno spazio, seppur piccolo, per esprimere il suo parere su opere e progetti. Ciò potrebbe risultare uno stimolo positivo per gli “addetti ai lavori” e le risorse potrebbero trovare un utilizzo più “partecipato” o, se preferite, condiviso.
Non mi pare che una simile iniziativa sia prevista tra le cose da fare. Dare voce ai cittadini genera sempre confusione e imprevedibilità e, poi, chi deciderà quali articoli pubblicare, quali cittadini privilegiare…?
Quello che ho trovato eccezionale è l’allegato “Il tuo domani adesso”…
Ma lo fanno tutti, il presidente del consiglio, il presidente della regione, il presidente della provincia!
È vero! Se per loro non è uno strumento di campagna elettorale, perché lo deve essere per il Sindaco e la Giunta?
I cittadini, in fondo, leggendo l’allegato potranno anche non essere d’accordo o trovare delle discordanze con la realtà.
Ho sfogliato diverse volte l’allegato, di sicuro mi sarà sfuggito, ma non ho trovato notizia di un altro fiore all’occhiello della giunta uscente, la sistemazione dell’area dell’ex Torriani. Come mai?
Alla prossima puntata.
Giuseppe Governanti
Tutto legittimo, tutto nella norma!
I cittadini hanno il diritto di organizzarsi in gruppi per proporsi alla guida della città e utilizzare gli strumenti di propaganda che ritengono più idonei.
Anche gli amministratori uscenti godono dello stesso diritto e così il cittadino, abituato a pensar male da anni di uso sconsiderato delle risorse pubbliche, crede che “Qui Cologno” di marzo, il periodico dell’Amministrazione Comunale, sia un tale strumento.
Ovviamente, sbaglia!
Trovo giusto che il cittadino venga informato dell’attività svolta dal Sindaco e dalla Giunta e dei progetti in cantiere per “rendere più bella e vivibile la città”, senza declamazioni o facili esaltazioni individuali, ma solo scrivendo in grassetto il nome degli artefici, sindaco e assessori di competenza, delle opere realizzate, perché il cittadino sappia.
D’altronde, i partiti dell’opposizione, ma anche quelli di maggioranza, possono esprimere le loro opinioni nell’ultima parte del periodico comunale: ventidue pagine del periodico sono riservate al sindaco e agli assessori, cinque ai partiti compresi quelli di maggioranza, ZERO ai cittadini che pure lo finanziano.
Mi sono sempre chiesto come mai il cittadino non trovi nel suo periodico uno spazio, seppur piccolo, per esprimere il suo parere su opere e progetti. Ciò potrebbe risultare uno stimolo positivo per gli “addetti ai lavori” e le risorse potrebbero trovare un utilizzo più “partecipato” o, se preferite, condiviso.
Non mi pare che una simile iniziativa sia prevista tra le cose da fare. Dare voce ai cittadini genera sempre confusione e imprevedibilità e, poi, chi deciderà quali articoli pubblicare, quali cittadini privilegiare…?
Quello che ho trovato eccezionale è l’allegato “Il tuo domani adesso”…
Ma lo fanno tutti, il presidente del consiglio, il presidente della regione, il presidente della provincia!
È vero! Se per loro non è uno strumento di campagna elettorale, perché lo deve essere per il Sindaco e la Giunta?
I cittadini, in fondo, leggendo l’allegato potranno anche non essere d’accordo o trovare delle discordanze con la realtà.
Ho sfogliato diverse volte l’allegato, di sicuro mi sarà sfuggito, ma non ho trovato notizia di un altro fiore all’occhiello della giunta uscente, la sistemazione dell’area dell’ex Torriani. Come mai?
Alla prossima puntata.
Giuseppe Governanti
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