C’è un quotidiano in Italia, il cui proprietario è il fratello del premier, che può avvalersi di un grande direttore, sempre pronto ad ospitare notizie di rilievo, anche se la Magistratura il caso a suo tempo l’ha risolto. Ergo: o il direttore in questi anni ha dormito o ha tra le mani prove documentate che potrebbero riaprire il caso. Oppure c’è una terza ipotesi, evidentemente tutta da dimostrare. Gli articoli (titolo significativo e allusivo: “Tutte le escort del clan D’Alema”) riesumano un caso del 1999, che ipotizzava ipotetici incontri a luci rosse che avrebbero coinvolto uomini vicini all’allora presidente del Consiglio. Il caso si chiuse, se non ricordo male, col solo coinvolgimento della maitresse.
Il titolo molto provocatorio fa di D’Alema un capo clan, dedito con i soci a festini a luci rosse. Bene ha fatto D’Alema a querelare il quotidiano. In un periodo in cui, poco in Italia ma tantissimo all’estero, si parla di feste e festini, ora a palazzo Grazioli ora a villa Certosa, mancava il topolino di rosso vestito e il segugio Giordano l’ha finalmente trovato, con gaudio dei lettori appassionati e di viciniori: “Mal comune mezzo gaudio”, recita un proverbio.
Lo stesso quotidiano ha coinvolto L’onorevole Cesa, segretario dell’Udc.
Silvio berlusconi si è subito premurato, attraverso un comunicato, di dargli la sua solidarietà, prendendosela con i giornali che pubblicano notizie infamanti, aggiungendo che “non approvo metodi aggressivi di certa stampa”. Bisogna dire che , se non recita, sa stare nella sua parte.
Cesa ha rinviato al mittente l’attestato di solidarietà, piuttosto duramente: “…non accetto solidarietà da nessuno, in particolare dal presidente del Consiglio”. Sicuramente non ha gradito o ha visto, nell’insieme della vicenda, quella terza ipotesi a cui ho sopra accennato?
Quando la corruzione e l’immoralità spazia da destra a sinistra, coinvolgendo i massimi rappresentanti politici, c’è di che rallegrarsi e, quantomeno, si oggettivizza l’assunto, all’estero da tempo assodato, secondo il quale la classe politica italiana oltre ad essere mediocre è anche inaffidabile e dedita al vizio che pratica anche nelle sedi istituzionali.
“Muore Sansone con tutti i Filistei”, sembra il motto dell’articolo e pure la terza ipotesi cui accennavo. È solo un’ipotesi, s’intende, ma allora perché riprendere un caso chiuso ormai da dieci anni? Perché coinvolgere D’Alema , con un titolo diffamatorio (capo clan), vista la conclusione del caso con l’intervento della Magistratura? Perché coinvolgere Cesa? Perché Berlusconi si è precipitato, facendolo sapere a tutti con un comunicato ufficiale, a dare solidarietà ai due parlamentari? Tutti colpevoli, nessuno colpevole, è questo il messaggio?
Il ministro Bondi ha accusato, con una lettera al quotidiano di Paolo Berlusconi, “la Repubblica” di essere un’insidia per la democrazia”, utilizzando in modo sleale gli strumenti a disposizione del giornalismo. Mi auguro che il sacro furore investa questa volta “il Giornale” con una lettera a “la Repubblica”. Non penso che lo farà, a causa dei troppi impegni istituzionali o forse perché sta meditando di lasciare la politica per la poesia. Chissà!
È però giusto far sapere al ministro che il poeta, a differenza del politico che viene cooptato dalla segreteria in quanto gradito al club, deve produrre, non semplici versi, ma contenuti emotivi.
Certamente, sull’informazione e sui giornalisti bisognerebbe aprire un dibattito serio e approfondito. Ma sarà possibile?
27 giugno 2009
23 giugno 2009
IL MITE BONDI
Finalmente il mite Bondi, l’agnello sacrificale del premier, l’amico che ogni amico vorrebbe avere, non ce l’ha fatta più. Ed ha ragione, poveretto! Non ha potuto più sopportare i tanti attacchi al premier la persona più buona che esista, la mano di Dio, la Provvidenza fatta persona. Invece di pregare perché ce lo salvino ancora a lungo, il quotidiano “la Repubblica”, nido di comunisti in doppio petto, rancorosi oltre che irresponsabili del male che spargono, “getta fango da mesi sul premier utilizzando i più sleali mezzi a disposizione del giornalismo”, cioè…l’informazione. Così, armato di penna, la stessa che usa per le sue poesie, ha scritto una lettera di fuoco al “Giornale”, un quotidiano che più indipendente non si può, definendo “la Repubblica” “un’insidia per la democrazia”. È buono Bondi, conosce bene i comunisti per essere stato, prima della conversione sulla strada di Arcore, uno di loro, addirittura un sindaco comunista. Sa di cosa sono capaci. Strumentalizzano l’informazione, ingannano i cittadini, carpendone la buona fede, mangiano i bambini… questo no…forse succedeva ai suoi tempi. Ora, se li vedete, li riconoscete subito, sono magri come un grissino…guardate Fassino e ve ne convincerete.
Un giornale serio, per Diana, non fa gossip. Per questo ci sono i giornali specializzati, “Chi” per esempio. Il caso Noemi, un’innocente presenza ad una festa di compleanno trasformata in un atto d’accusa infamante; le veline in politica, ma che c’è di strano, mostrare il corpo è un lavoro come altri e un bel corpo può nascondere eccezionali qualità politiche, la Carlucci e la Carfagna e ora la Matera ne sono l’esempio, nudi artistici e senso dello Stato non sono incompatibili (detto tra noi, meglio presentarci a Strasburgo con delle belle donne che con politici inetti e assenteisti); i voli di stato utilizzati per portare gli ospiti a Villa Certosa, ma che c’è di male a dare un passaggio a delle belle ragazze o a qualche menestrello che lo aiuta nel suo hobby creativo; le feste a palazzo Grazioli, le escort, le belle donne…ma che cosa fa di male e per di più a casa sua. La verità è che i comunisti sono invidiosi. Loro sono sempre tristi, grigi, non sorridono mai, mai che raccontino una barzelletta, mai delle corna in una foto di rappresentanza, mai un cucù. Ha fatto bene Bondi, quando ci vuole, ci vuole. Certo che la stampa libera rafforza la democrazia, certo che le notizie vanno date, ma bisogna fare una giusta selezione sia delle testate che delle notizie. Non si può buttare nel panico e nello sconcerto una Nazione che adora il suo premier, che riempie le piazze al suo apparire che tutto il mondo c’invidia, dopo Cavour il più grande statista che l’Italia abbia avuto. E il ministro, nonché coordinatore del partito di maggioranza relativa, già portavoce, soffre per le infamità sul premier e perché, data la sua mitica mitezza, non si può lanciare in invettive violente e offensive contro certa stampa che, invece di contribuire a costruire un’immagine positiva all’estero dell’Italia e del suo premier, diventa complice di un complotto infamante. Grazie Bondi, è ora di suonare le trombe e approvare una legge, al più presto, che sanzioni gravemente, fino alla chiusura, parziale o definitiva, della testata che si rendesse colpevole di lesa patria e di lesa maestà. Occorre, insomma, che i comunisti tuttalpiù si trasferiscano in Russia, dall’amico Putin.
Un giornale serio, per Diana, non fa gossip. Per questo ci sono i giornali specializzati, “Chi” per esempio. Il caso Noemi, un’innocente presenza ad una festa di compleanno trasformata in un atto d’accusa infamante; le veline in politica, ma che c’è di strano, mostrare il corpo è un lavoro come altri e un bel corpo può nascondere eccezionali qualità politiche, la Carlucci e la Carfagna e ora la Matera ne sono l’esempio, nudi artistici e senso dello Stato non sono incompatibili (detto tra noi, meglio presentarci a Strasburgo con delle belle donne che con politici inetti e assenteisti); i voli di stato utilizzati per portare gli ospiti a Villa Certosa, ma che c’è di male a dare un passaggio a delle belle ragazze o a qualche menestrello che lo aiuta nel suo hobby creativo; le feste a palazzo Grazioli, le escort, le belle donne…ma che cosa fa di male e per di più a casa sua. La verità è che i comunisti sono invidiosi. Loro sono sempre tristi, grigi, non sorridono mai, mai che raccontino una barzelletta, mai delle corna in una foto di rappresentanza, mai un cucù. Ha fatto bene Bondi, quando ci vuole, ci vuole. Certo che la stampa libera rafforza la democrazia, certo che le notizie vanno date, ma bisogna fare una giusta selezione sia delle testate che delle notizie. Non si può buttare nel panico e nello sconcerto una Nazione che adora il suo premier, che riempie le piazze al suo apparire che tutto il mondo c’invidia, dopo Cavour il più grande statista che l’Italia abbia avuto. E il ministro, nonché coordinatore del partito di maggioranza relativa, già portavoce, soffre per le infamità sul premier e perché, data la sua mitica mitezza, non si può lanciare in invettive violente e offensive contro certa stampa che, invece di contribuire a costruire un’immagine positiva all’estero dell’Italia e del suo premier, diventa complice di un complotto infamante. Grazie Bondi, è ora di suonare le trombe e approvare una legge, al più presto, che sanzioni gravemente, fino alla chiusura, parziale o definitiva, della testata che si rendesse colpevole di lesa patria e di lesa maestà. Occorre, insomma, che i comunisti tuttalpiù si trasferiscano in Russia, dall’amico Putin.
13 giugno 2009
IL BUON GHEDINI
L’onorevole Ghedini, nonché avvocato del premier, ha un posto fisso ad “Anno zero, la trasmissione di Santoro, scambiata per un tribunale, in quanto le trasmissioni giornalistiche d’inchiesta, finché sarà possibile farle, non possono essere lasciate ad incompetenti, male informati e pregni di fumus persecutionis che, se potessero accuserebbero d’immoralità anche la partecipazione alla festa di compleanno del figlio del premier, magari arrivando assieme ad una banda musicale su un aereo di Stato, beninteso, non per sfruttare la situazione, ma sono per fare più in fretta e ritornare altrettanto in fretta alle incombenze di lavoro. Roba da matti! Vai a fidarti!
Santoro e Vauro, sono come il gatto e la volpe di collodiana memoria. Bisogna stare sempre all’erta, sempre sul chi va là e rintuzzare ogni fruscio di penna o di parola.
Che stress, per l’avvocato Ghedini! Sarebbe meglio una seduta parlamentare con…voto di fiducia.
Il mio amico mi fa notare che l’avvocato sarebbe pure una persona gradevole ed educata, se solo non avesse il premier alle spalle e che, buon per lui, gli da anche da lavorare. Non che l’avvocato fosse prima un povero cristo, ma essere stato scelto da cotale personaggio pubblico, sempre sull’occhio delle irriducibili toghe rosse, è stato un onore di non poco …conto.
Non per questo manca di correttezza e di gentil sorriso, sempre pronto, da liberale gentiluomo, a riconoscere il valore dell’avversario, quando un tale avversario sarà presente. Finora se l’è dovuta vedere con la mediocrità fatta cristiano. La piazza, per sua somma sfortuna, oggi non offre altro, così, il povero Ghedini, è obbligato ad un confronto impari e, armato di codici e disegni…di legge, deve continuamente e con somma riluttanza abbassarsi ai piani inferiori dell’avversario.
Si vede che soffre, tanto che deve intervenire spesso, interrompendo gioco forza l’avversario per correggere tutte le inesattezze e falsità anche culturali, con quell’intercalare ormai famoso, “ma va là (accentato, onorevole?), che altro non è che la rabbia repressa di veder offesa la retorica e la verità. Sono molti, in verità, i telespettatori che pensano che l’intercalare sia espressione di supponenza e arroganza, ma si sbagliano. Si sbagliano, perché l’onorevole ha una missione più elevata da compiere: salvaguardare la buona e consolidata fama del premier che, è giusto dirlo, è il premier di tutti gli Italiani e quando s’infanga il premier s’infanga la Nazione tutta. Fa bene, quindi, l’onorevole avvocato, a stare con gli occhi bene aperti come quando ha fatto sequestrare le foto scattate a Villa Certosa, sicuramente dei fotomontaggi. Tanto ci vuol poco, con le tecniche moderne, e la sinistra in questo è maestra (il successo, ormai, lo vede in fotomontaggio), ad incollare teste su corpi nudi o seminudi, raggirando non solo gli ingenui italiani, ma la stampa del mondo intero, ormai sotto l’influenza del dottor Ezio Mauro.
Santoro e Vauro, sono come il gatto e la volpe di collodiana memoria. Bisogna stare sempre all’erta, sempre sul chi va là e rintuzzare ogni fruscio di penna o di parola.
Che stress, per l’avvocato Ghedini! Sarebbe meglio una seduta parlamentare con…voto di fiducia.
Il mio amico mi fa notare che l’avvocato sarebbe pure una persona gradevole ed educata, se solo non avesse il premier alle spalle e che, buon per lui, gli da anche da lavorare. Non che l’avvocato fosse prima un povero cristo, ma essere stato scelto da cotale personaggio pubblico, sempre sull’occhio delle irriducibili toghe rosse, è stato un onore di non poco …conto.
Non per questo manca di correttezza e di gentil sorriso, sempre pronto, da liberale gentiluomo, a riconoscere il valore dell’avversario, quando un tale avversario sarà presente. Finora se l’è dovuta vedere con la mediocrità fatta cristiano. La piazza, per sua somma sfortuna, oggi non offre altro, così, il povero Ghedini, è obbligato ad un confronto impari e, armato di codici e disegni…di legge, deve continuamente e con somma riluttanza abbassarsi ai piani inferiori dell’avversario.
Si vede che soffre, tanto che deve intervenire spesso, interrompendo gioco forza l’avversario per correggere tutte le inesattezze e falsità anche culturali, con quell’intercalare ormai famoso, “ma va là (accentato, onorevole?), che altro non è che la rabbia repressa di veder offesa la retorica e la verità. Sono molti, in verità, i telespettatori che pensano che l’intercalare sia espressione di supponenza e arroganza, ma si sbagliano. Si sbagliano, perché l’onorevole ha una missione più elevata da compiere: salvaguardare la buona e consolidata fama del premier che, è giusto dirlo, è il premier di tutti gli Italiani e quando s’infanga il premier s’infanga la Nazione tutta. Fa bene, quindi, l’onorevole avvocato, a stare con gli occhi bene aperti come quando ha fatto sequestrare le foto scattate a Villa Certosa, sicuramente dei fotomontaggi. Tanto ci vuol poco, con le tecniche moderne, e la sinistra in questo è maestra (il successo, ormai, lo vede in fotomontaggio), ad incollare teste su corpi nudi o seminudi, raggirando non solo gli ingenui italiani, ma la stampa del mondo intero, ormai sotto l’influenza del dottor Ezio Mauro.
11 giugno 2009
FINE DI UN IDILLIO ?
Il Cavaliere, il padrone delle ferriere, l’ottimista forzato perché privo di progettualità (la crisi economica si risolve profondendo ottimismo, quando il companatico manca speriamo che la “provvidenza” ci soccorra), il presunto corruttore di Mills (ahi, ahi, toghe rosse! Lasciatelo in pace, il giudizio su di lui non è di questo mondo!), il più amato leader in circolazione nel globo terraqueo nonostante abbia strapazzato il Pd, ha fatto il primo flop.
Il Pdl rispetto alle politiche (si prendono sempre le ultime elezioni per un confronto serio) ha perso il 2,1%, circa 2,9 milioni di voti, che, in un anno di governo incontrastato non sono pochi.
Ad onor del vero, dobbiamo dire che ha conquistato parecchie province e disputerà dei ballottaggi, ma le funeste previsioni per la democrazia, che sempre asmatica rimane, si sono alquanto diradate.
Anche il suo rapporto personale, d’amore, con gli italiani sembra declinare. Le sue preferenze, infatti, rappresentano appena il 25% ( il 35% nel 2004) rispetto ai voti del partito, solo 2.705.791.
Per la prima volta ha pure sbagliato le previsioni, non raggiungendo il Pdl il risultato più volte gridato nelle piazze e nelle reti Media-Rai: è stato raggiunto il 35,3% rispetto alle attese che andavano dal 40 al 46%. Un buon risultato, certamente, ma lontano dalle altrettanto certe potenzialità del Cavaliere.
Ma a molti italiani oggi va bene così, in attesa di tempi migliori per il nostro Paese.
Ci contentiamo di poco, purché il Pd riparta, dandosi una struttura in grado di penetrare nell’opinione pubblica in modo capillare, facendo proposte serie perché possibili e smascherando con forza, senza mai abbassare la guardia, la politica degli annunci che sta impoverendo le famiglie al di là della crisi mondiale che ci avviluppa; soprattutto, bandendo le guerre interne per la gestione dello stesso, occorre che i “vecchi” dirigenti lascino il passo alle nuove generazioni.
Queste elezioni mettono in evidenza almeno due problemi politici fondamentali per le future dissertazioni sul bipolarismo, su cui Veltroni si è giocata la carriera politica e per il quale ha contribuito all’esclusione della sinistra antagonista dal parlamento.
Il bipartitismo non è cosa compiuta. Esaminando, infatti, i risultati delle Europee è facile vedere come ben tre forze politiche sono in grado di determinare il governo del Paese: la Lega, l’Idv e l’Udc hanno raggiunto buone percentuali di consenso, rispettivamente il 10,2, l’8 il 6,5.
I due più grandi partiti, nati comunque da due fusioni, non sono in grado di governare da soli. Così il Pd, se vuole pensare ad un ritorno al governo, deve lasciare la solitudine in cui l’ha cacciato Veltroni e riprendere i contatti almeno con Sl e trovare punti d’incontro programmatici con la sinistra di Diliberto e Ferrero. Lasciare questi voti, il 6,5, in libertà sarebbe un delitto politico e detonerebbe superficialità e arroganza e lascerebbe insoluto il secondo problema.
Infine, rivestirà grande importanza la questione morale. Il Pd deve dare al cittadino la certezza che governerà l’Italia nel rispetto delle regole costituzionali e degli avversari politici, nella convinzione della precarietà del suo mandato che non sarà mai definitivo.
Deve dire chiaramente che casserà tutte le leggi ad personam, la più odiosa delle quali e il lodo Alfano, tutte le leggi vergogna, che riprenderà la lotta all’evasione, che ogni riforma sarà fatta nel rispetto delle minoranze che hanno uguale diritto di rappresentanza e, soprattutto deve ricordarsi che l’Italia è uno stato laico.
Il Pdl rispetto alle politiche (si prendono sempre le ultime elezioni per un confronto serio) ha perso il 2,1%, circa 2,9 milioni di voti, che, in un anno di governo incontrastato non sono pochi.
Ad onor del vero, dobbiamo dire che ha conquistato parecchie province e disputerà dei ballottaggi, ma le funeste previsioni per la democrazia, che sempre asmatica rimane, si sono alquanto diradate.
Anche il suo rapporto personale, d’amore, con gli italiani sembra declinare. Le sue preferenze, infatti, rappresentano appena il 25% ( il 35% nel 2004) rispetto ai voti del partito, solo 2.705.791.
Per la prima volta ha pure sbagliato le previsioni, non raggiungendo il Pdl il risultato più volte gridato nelle piazze e nelle reti Media-Rai: è stato raggiunto il 35,3% rispetto alle attese che andavano dal 40 al 46%. Un buon risultato, certamente, ma lontano dalle altrettanto certe potenzialità del Cavaliere.
Ma a molti italiani oggi va bene così, in attesa di tempi migliori per il nostro Paese.
Ci contentiamo di poco, purché il Pd riparta, dandosi una struttura in grado di penetrare nell’opinione pubblica in modo capillare, facendo proposte serie perché possibili e smascherando con forza, senza mai abbassare la guardia, la politica degli annunci che sta impoverendo le famiglie al di là della crisi mondiale che ci avviluppa; soprattutto, bandendo le guerre interne per la gestione dello stesso, occorre che i “vecchi” dirigenti lascino il passo alle nuove generazioni.
Queste elezioni mettono in evidenza almeno due problemi politici fondamentali per le future dissertazioni sul bipolarismo, su cui Veltroni si è giocata la carriera politica e per il quale ha contribuito all’esclusione della sinistra antagonista dal parlamento.
Il bipartitismo non è cosa compiuta. Esaminando, infatti, i risultati delle Europee è facile vedere come ben tre forze politiche sono in grado di determinare il governo del Paese: la Lega, l’Idv e l’Udc hanno raggiunto buone percentuali di consenso, rispettivamente il 10,2, l’8 il 6,5.
I due più grandi partiti, nati comunque da due fusioni, non sono in grado di governare da soli. Così il Pd, se vuole pensare ad un ritorno al governo, deve lasciare la solitudine in cui l’ha cacciato Veltroni e riprendere i contatti almeno con Sl e trovare punti d’incontro programmatici con la sinistra di Diliberto e Ferrero. Lasciare questi voti, il 6,5, in libertà sarebbe un delitto politico e detonerebbe superficialità e arroganza e lascerebbe insoluto il secondo problema.
Infine, rivestirà grande importanza la questione morale. Il Pd deve dare al cittadino la certezza che governerà l’Italia nel rispetto delle regole costituzionali e degli avversari politici, nella convinzione della precarietà del suo mandato che non sarà mai definitivo.
Deve dire chiaramente che casserà tutte le leggi ad personam, la più odiosa delle quali e il lodo Alfano, tutte le leggi vergogna, che riprenderà la lotta all’evasione, che ogni riforma sarà fatta nel rispetto delle minoranze che hanno uguale diritto di rappresentanza e, soprattutto deve ricordarsi che l’Italia è uno stato laico.
02 giugno 2009
UNA FOLLA DI CANDIDATI
Secondo i dati del Viminale, sono 238 mila i candidati che concorrono per occupare una poltrona di sindaco, di presidente della provincia o di semplice, si fa per dire, consigliere.
Tra questi, ovviamente, non sono inclusi i candidati alle elezioni europee perché altrimenti si supererebbero le 300 mila candidature che rappresentano per una popolazione di 52,5 milioni, neonati e minorenni compresi, un rapporto di un candidato ogni 175 abitanti.
Un dato così eclatante, divenuto fenomeno sociale, dovrebbe essere oggetto di studio per gli studiosi di sociologia, mentre per i politici, quelli che occupano stabilmente le tv, pubbliche o private non importa, dovrebbe essere un momento di preoccupazione.
C’è, infatti, di che preoccuparsi se a Campobasso si hanno 800 candidati per 50 mila abitanti, un candidato ogni 62,5 cittadini. A Crotone (provincia) 720 candidati per 172 mila abitanti fanno un rapporto di un candidato ogni 238. Firenze, Torino, Caltanissetta, Avellino Monza o Milano le situazioni non cambiano. Pensate che a Napoli (provincia) 1.600 candidati di 35 liste si contendono 45 poltrone: una poltrona ogni 35,5 candidati.
Un affollamento pazzesco che ha anche un costo, non solo per la comunità, ma ciò è normale per una democrazia, ma anche per i candidati o per chi se li è presi a carico. Manifesti, santini, feste, pubblicità sui media, ogni candidato farà la sua parte perché se è in lista, l’ha fatto consapevolmente, in piena coscienza.
Questa spettacolare voglia di partecipazione è poco chiara, se ad elezioni finite i consigli comunali e provinciali saranno frequentati dai soliti addetti ai lavori, se i cittadini non si staccheranno per nessun motivo dai televisori, se sprechi e speculazioni continueranno…come sempre.
Perché, allora, quest’enorme numero di liste e di candidati?
Strategia dei capi politici locali e qualunquismo di molti cittadini che pensano che la politica, anche locale (o soprattutto?), possa risolvere i loro problemi, qualsiasi genere di problemi.
La partecipazione, il voler capire o controllare, il voler eliminare sprechi e abusi non sono nemmeno buone intenzioni.
“Così fan tutti” è il titolo di una commedia di successo…un riferimento nemmeno tanto celato ai 1000 e passa nostri parlamentari.
Viva l’Italia! Viva i municipi! Viva la frammentazione politica che tutti hanno cercato di eliminare (Vero Veltroni?),
Tra questi, ovviamente, non sono inclusi i candidati alle elezioni europee perché altrimenti si supererebbero le 300 mila candidature che rappresentano per una popolazione di 52,5 milioni, neonati e minorenni compresi, un rapporto di un candidato ogni 175 abitanti.
Un dato così eclatante, divenuto fenomeno sociale, dovrebbe essere oggetto di studio per gli studiosi di sociologia, mentre per i politici, quelli che occupano stabilmente le tv, pubbliche o private non importa, dovrebbe essere un momento di preoccupazione.
C’è, infatti, di che preoccuparsi se a Campobasso si hanno 800 candidati per 50 mila abitanti, un candidato ogni 62,5 cittadini. A Crotone (provincia) 720 candidati per 172 mila abitanti fanno un rapporto di un candidato ogni 238. Firenze, Torino, Caltanissetta, Avellino Monza o Milano le situazioni non cambiano. Pensate che a Napoli (provincia) 1.600 candidati di 35 liste si contendono 45 poltrone: una poltrona ogni 35,5 candidati.
Un affollamento pazzesco che ha anche un costo, non solo per la comunità, ma ciò è normale per una democrazia, ma anche per i candidati o per chi se li è presi a carico. Manifesti, santini, feste, pubblicità sui media, ogni candidato farà la sua parte perché se è in lista, l’ha fatto consapevolmente, in piena coscienza.
Questa spettacolare voglia di partecipazione è poco chiara, se ad elezioni finite i consigli comunali e provinciali saranno frequentati dai soliti addetti ai lavori, se i cittadini non si staccheranno per nessun motivo dai televisori, se sprechi e speculazioni continueranno…come sempre.
Perché, allora, quest’enorme numero di liste e di candidati?
Strategia dei capi politici locali e qualunquismo di molti cittadini che pensano che la politica, anche locale (o soprattutto?), possa risolvere i loro problemi, qualsiasi genere di problemi.
La partecipazione, il voler capire o controllare, il voler eliminare sprechi e abusi non sono nemmeno buone intenzioni.
“Così fan tutti” è il titolo di una commedia di successo…un riferimento nemmeno tanto celato ai 1000 e passa nostri parlamentari.
Viva l’Italia! Viva i municipi! Viva la frammentazione politica che tutti hanno cercato di eliminare (Vero Veltroni?),
30 maggio 2009
L’UMORISMO CONTAGIOSO DEL CAPO
Il ministro Brunetta, si sa, è un buontempone, come il suo presidente del consiglio. Gli piace scherzare. Poco importa se i soggetti del suo innato umorismo (il classico e sempre adattabile Pierino, per intenderci, non serve più) sono quei “fannulloni” degli impiegati statali o quei “guerriglieri” degli studenti universitari. Oggi sono quei “panzoni” dei poliziotti che poltriscono dietro le scrivanie in attesa della pensione. Così per evitare di mandarli quali prede dei delinquenti lo Stato li tiene quali “passacarte”.
Il ministro, come il suo capo…gabinetto, visto che non tutti hanno capito la battuta, ha precisato che “non c’era nessuna volontà di offendere nessuno” e che la sua “era solo una considerazione scherzosa”.
Dopo aver chiesto “scusa ai bravi poliziotti con la pancia”, conclude un po’ amareggiato perché, sempre a suo dire, “tutti l’hanno capito tranne gli ipocriti”.
In effetti, anche quest’ultima battuta è stata capita da pochi. Infatti, se “tutti” [gli italiani] hanno capito le sue parole, a chi ha chiesto scusa? Agli ipocriti, afferma. Ma questi ultimi, proprio perché ipocriti, non meritano rispetto né tantomeno le scuse di un ministro. Ergo: le scuse sono pura e semplice ipocrisia.
- Anche il ministro, allora, è un ipocrita, interviene il mio amico sempre pronto a sottilizzare.
- Lo stai dicendo tu. E, poi, c’e ipocrisia ed ipocrisia. Lasciamo perdere, per carità.
Da oggi, visto che gli Italiani da navigatori e poeti si sono trasformati in navigatori e umoristi (anche comici di successo, considerando il ripetersi delle performance), qualsiasi suddito della Repubblica può dare libero sfogo alla propria vena umoristica. Certo non raggiungerà i vertici dei “Nostri” rappresentanti che tra una dormita in pubblico (certamente oberati dai numerosi impegni di rappresentanza, sono costretti a lavorare per noi durante la notte invece di dormire!), un’esternazione e una puntualizzazione, devono aver la battuta sempre pronta per tenere in allegria la platea perché non pensi troppo all’economia o ai problemi della perdita dei posti di lavoro o….
Proviamoci.
Siamo in pieno centro a Roma, a Piazza Navona. Un poliziotto con un fazzoletto in mano umido di sudore, si trascina con evidente fatica. Ad un certo punto, un giovane in jeans e cravatta, direttamente annodata al collo, con un largo sorriso di sfida, lo apostrofa: “Ehi, panzone, vediamo se ce la fai a riprenderti il portafoglio che ti ho appena sfilato …dai che ti aspetto…
Poco più avanti, il ministro Brunetta, ha un diavolo per capello. Mentre tutti gli astanti hanno capito, infatti, ridevano, lui no. Sicuramente sarà stato un malinteso.
Era successo, poco prima, che un gruppetto di studenti, i famosi guerriglieri, lo riconoscesse e, abituati ormai al suo senso dell’umorismo, gli si erano avvicinati senza lesinare pacche sulle spalle, come succede tra vecchi amici burloni: “ Ehi, piccoletto, quando sali sul letto usi la scala o prendi la rincorsa o preferisci dormire nelle assemblee?”. Un po’ tra le nuvole, il ministro aveva reagito maluccio e, così, per calmarlo, hanno dovuto dire che la loro “era solo una constatazione scherzosa”, senza voler offendere nessuno, poiché che fosse piccolo era una verità incontrovertibile e perciò non si sarebbero mai permesso di scherzarci sopra.
Io credo alla buona fede del ministro e ai tanti ipocriti non chiedo scusa.
Cosa c’è di più ottimistico di una bella risata dopo una battuta, umoristica certamente, ma intelligente e profonda nei suoi più reconditi significati e riferimenti?
Il ministro, come il suo capo…gabinetto, visto che non tutti hanno capito la battuta, ha precisato che “non c’era nessuna volontà di offendere nessuno” e che la sua “era solo una considerazione scherzosa”.
Dopo aver chiesto “scusa ai bravi poliziotti con la pancia”, conclude un po’ amareggiato perché, sempre a suo dire, “tutti l’hanno capito tranne gli ipocriti”.
In effetti, anche quest’ultima battuta è stata capita da pochi. Infatti, se “tutti” [gli italiani] hanno capito le sue parole, a chi ha chiesto scusa? Agli ipocriti, afferma. Ma questi ultimi, proprio perché ipocriti, non meritano rispetto né tantomeno le scuse di un ministro. Ergo: le scuse sono pura e semplice ipocrisia.
- Anche il ministro, allora, è un ipocrita, interviene il mio amico sempre pronto a sottilizzare.
- Lo stai dicendo tu. E, poi, c’e ipocrisia ed ipocrisia. Lasciamo perdere, per carità.
Da oggi, visto che gli Italiani da navigatori e poeti si sono trasformati in navigatori e umoristi (anche comici di successo, considerando il ripetersi delle performance), qualsiasi suddito della Repubblica può dare libero sfogo alla propria vena umoristica. Certo non raggiungerà i vertici dei “Nostri” rappresentanti che tra una dormita in pubblico (certamente oberati dai numerosi impegni di rappresentanza, sono costretti a lavorare per noi durante la notte invece di dormire!), un’esternazione e una puntualizzazione, devono aver la battuta sempre pronta per tenere in allegria la platea perché non pensi troppo all’economia o ai problemi della perdita dei posti di lavoro o….
Proviamoci.
Siamo in pieno centro a Roma, a Piazza Navona. Un poliziotto con un fazzoletto in mano umido di sudore, si trascina con evidente fatica. Ad un certo punto, un giovane in jeans e cravatta, direttamente annodata al collo, con un largo sorriso di sfida, lo apostrofa: “Ehi, panzone, vediamo se ce la fai a riprenderti il portafoglio che ti ho appena sfilato …dai che ti aspetto…
Poco più avanti, il ministro Brunetta, ha un diavolo per capello. Mentre tutti gli astanti hanno capito, infatti, ridevano, lui no. Sicuramente sarà stato un malinteso.
Era successo, poco prima, che un gruppetto di studenti, i famosi guerriglieri, lo riconoscesse e, abituati ormai al suo senso dell’umorismo, gli si erano avvicinati senza lesinare pacche sulle spalle, come succede tra vecchi amici burloni: “ Ehi, piccoletto, quando sali sul letto usi la scala o prendi la rincorsa o preferisci dormire nelle assemblee?”. Un po’ tra le nuvole, il ministro aveva reagito maluccio e, così, per calmarlo, hanno dovuto dire che la loro “era solo una constatazione scherzosa”, senza voler offendere nessuno, poiché che fosse piccolo era una verità incontrovertibile e perciò non si sarebbero mai permesso di scherzarci sopra.
Io credo alla buona fede del ministro e ai tanti ipocriti non chiedo scusa.
Cosa c’è di più ottimistico di una bella risata dopo una battuta, umoristica certamente, ma intelligente e profonda nei suoi più reconditi significati e riferimenti?
24 maggio 2009
LA SENTENZA MILLS, L’INFORMAZIONE E LA COSTITUZIONE
La sentenza (di primo grado, badiamo!) Mills, condanna a quattro anni e sei mesi come testimone corrotto dal premier Berlusconi, fa discutere, ma, soprattutto, ci fa assistere alla solita autodifesa del premier, alla difesa ad oltranza dei suoi sodali, ministri, sottosegretari, onorevoli nominati ma non eletti, giornalisti delle reti Media-Rai e della stampa di famiglia e prossima.
Dalla lettura della sentenza viene spontanea una deduzione: se c’è un corrotto, ergo, deve esserci un corruttore.
Il corruttore, stando all’accusa, è il premier Berlusconi che, grazie al “lodo Alfano”, unico nel mondo, non può essere giudicato (La parte del processo che lo riguarda è stata congelata. Sarà ripresa, quando non sarà più primo ministro. Se sarà eletto presidente della Repubblica o del Senato o della Corte Costituzionale, il congelamento sarà dilazionato.), anche se il reato è stato commesso, quando non era primo ministro e lontano dalle relative funzioni.
Un paradosso tutto italiano, una legge vergogna, che fa di quattro cittadini quattro cittadini diversi dal resto degli italiani, di cui si spera che la Corte Costituzionale sancisca l’incostituzionalità.
Penso che per una questione di dignità personale e di lealtà verso i cittadini che, come presidente del Consiglio, rappresenta totalmente, dovrebbe rinunciare alla protezione del lodo Alfano e accettare di farsi processare.
Inoltre, considerata la sua professione d’innocenza, perché non credergli? sicuramente basata su prove tangibili e incontestabili, sarebbe assolto dall’accusa di corruzione liberando così da ogni ombra la sua immagine non solo d’imprenditore (la corruzione è stata effettuata, se c’è stata, nella sua funzione d’imprenditore), ma, soprattutto, di politico.
Potrebbe dire al mondo, ai suoi elettori e non, che aveva ragione, che il giudice Gandus aveva preso una cantonata, che c’era premeditazione e che la trama delle toghe rosse non è mai stata pura fantasia.
Ma Berlusconi non accetta di essere processato (perché, allora, il lodo Alfano?) e, al contrario, lancia accuse infamanti alla Gandus, un giudice della Repubblica, ritenuto idoneo a celebrare il processo nonostante la ricusazione presentata a suo tempo dai suoi avvocati, un rappresentante di uno dei poteri fondanti d’ogni democrazia.
Non è forse compito di un primo ministro preservare le istituzioni da ogni discredito? Non ha giurato di osservare e difendere la Costituzione, o incrociava le dita della mano sinistra, come i bambini discoli che, mentre giurano, già sanno come fare per rendere invalido l’impegno?
La Costituzione, la legge fondamentale dello Stato per cui ogni cittadino è uguale agli altri nel fruire dei diritti come nel rispettare i doveri, ove non si conosca, va studiata con umiltà e rispetto.
I continui attacchi alla Magistratura come le leggi ad personam (gli anni che fanno scattare la prescrizione sono stati portati da dieci a cinque, hanno tolto a Berlusconi il fastidio d’alcuni processi, ma non la cancellazione del reato.), pro domo sua, minano la democrazia e danno al cittadino la sensazione che il potente è più uguale di fronte alla legge.
Si pongono, a questo punto, due domande.
Da che parte stanno i media (informazione), qual è la loro posizione…il loro ruolo?
È normale che il premier possa esternare con tale violenza contro un potere costituente, senza che nessuno intervenga?
L’informazione nostrana non è all’altezza. Esistono molte zone d’ombra. L’informazione non è mai completa, è edulcorata mai approfondita o, quantomeno, esplicativa.
Ovviamente, ci sono delle eccezioni, ma queste servono solo a confermare la regola.
Prendiamo il caso Mills. Si registrano le invettive di Berlusconi senza chiedersi minimamente perché Mills è stato condannato. Il lettore e lo “spettatore” tv non sapranno mai perché Berlusconi è accusato di corruzione. Se il premier non risponde alle domande scomode (chi le fa? Non esageriamo…), il giornalista potrebbe approfondire e spiegare perché Berlusconi è indagato
Se ciò avvenisse non si assisterebbe al vergognoso spettacolo del rifiuto di Berlusconi, in conferenza stampa, di rispondere alla domanda posta dal giornalista di “Repubblica”. Altrove (Pessoa…Pessoa…) tutti i giornalisti presenti avrebbero solidarizzato e sarebbero usciti dalla sala. Altrove, dicevo, non in Italia dove i giornalisti solidarizzano col premier, dove le domande sono concordate e dove vengono accettati solo giornalisti graditi.
L’informazione è in uno stato comatoso e servile come abbiamo potuto constatare in una recente puntata di “porta a porta”, dove abbiamo assistito ad un soliloquio del premier per spiegare il suo rapporto con Noemi e Veronica. Il contraddittorio è servito solo ad indirizzare il comizio sulla strada voluta dal premier.
Nessuno osa ribellarsi più di tanto. L’opposizione cerca si dire qualcosa, si agita, ma, in effetti, dorme. Ci auguriamo che la “nottata” passi presto e senza arrecare danni irreversibili.
Inventandoci una nuova disciplina, la politica comparata, non risulta che in un solo paese al mondo, in tutti i continenti, un capo di governo esprime giudizi diffamatori e calunniosi nei confronti di un giudice e di una parte della magistratura individuata col dispregiativo di “toghe rosse”.
Altrove c’è rispetto dei ruoli svolti e i politici non sono pervasi di mania d’onnipotenza, rispettano la legge come tutti i cittadini, accettano o criticano le sentenze, ma non si permettono né la diffamazione né la calunnia. Da noi tutto è permesso, anzi tutto si prende e si dà.
Io non credo che un politico possa esprimere impunemente, si dice nell’esercizio delle proprie funzioni, giudizi che portano senza dubbio discredito ad un potere dello Stato. Qualcuno deve intervenire per evitare che di atto in atto, di calunnia in calunnia, di discredito in discredito, di fatto la Costituzione sarà continuamente violata fino a ridurla a carta straccia, finché la forza del diritto sarà sostituita dal diritto della forza.
Dalla lettura della sentenza viene spontanea una deduzione: se c’è un corrotto, ergo, deve esserci un corruttore.
Il corruttore, stando all’accusa, è il premier Berlusconi che, grazie al “lodo Alfano”, unico nel mondo, non può essere giudicato (La parte del processo che lo riguarda è stata congelata. Sarà ripresa, quando non sarà più primo ministro. Se sarà eletto presidente della Repubblica o del Senato o della Corte Costituzionale, il congelamento sarà dilazionato.), anche se il reato è stato commesso, quando non era primo ministro e lontano dalle relative funzioni.
Un paradosso tutto italiano, una legge vergogna, che fa di quattro cittadini quattro cittadini diversi dal resto degli italiani, di cui si spera che la Corte Costituzionale sancisca l’incostituzionalità.
Penso che per una questione di dignità personale e di lealtà verso i cittadini che, come presidente del Consiglio, rappresenta totalmente, dovrebbe rinunciare alla protezione del lodo Alfano e accettare di farsi processare.
Inoltre, considerata la sua professione d’innocenza, perché non credergli? sicuramente basata su prove tangibili e incontestabili, sarebbe assolto dall’accusa di corruzione liberando così da ogni ombra la sua immagine non solo d’imprenditore (la corruzione è stata effettuata, se c’è stata, nella sua funzione d’imprenditore), ma, soprattutto, di politico.
Potrebbe dire al mondo, ai suoi elettori e non, che aveva ragione, che il giudice Gandus aveva preso una cantonata, che c’era premeditazione e che la trama delle toghe rosse non è mai stata pura fantasia.
Ma Berlusconi non accetta di essere processato (perché, allora, il lodo Alfano?) e, al contrario, lancia accuse infamanti alla Gandus, un giudice della Repubblica, ritenuto idoneo a celebrare il processo nonostante la ricusazione presentata a suo tempo dai suoi avvocati, un rappresentante di uno dei poteri fondanti d’ogni democrazia.
Non è forse compito di un primo ministro preservare le istituzioni da ogni discredito? Non ha giurato di osservare e difendere la Costituzione, o incrociava le dita della mano sinistra, come i bambini discoli che, mentre giurano, già sanno come fare per rendere invalido l’impegno?
La Costituzione, la legge fondamentale dello Stato per cui ogni cittadino è uguale agli altri nel fruire dei diritti come nel rispettare i doveri, ove non si conosca, va studiata con umiltà e rispetto.
I continui attacchi alla Magistratura come le leggi ad personam (gli anni che fanno scattare la prescrizione sono stati portati da dieci a cinque, hanno tolto a Berlusconi il fastidio d’alcuni processi, ma non la cancellazione del reato.), pro domo sua, minano la democrazia e danno al cittadino la sensazione che il potente è più uguale di fronte alla legge.
Si pongono, a questo punto, due domande.
Da che parte stanno i media (informazione), qual è la loro posizione…il loro ruolo?
È normale che il premier possa esternare con tale violenza contro un potere costituente, senza che nessuno intervenga?
L’informazione nostrana non è all’altezza. Esistono molte zone d’ombra. L’informazione non è mai completa, è edulcorata mai approfondita o, quantomeno, esplicativa.
Ovviamente, ci sono delle eccezioni, ma queste servono solo a confermare la regola.
Prendiamo il caso Mills. Si registrano le invettive di Berlusconi senza chiedersi minimamente perché Mills è stato condannato. Il lettore e lo “spettatore” tv non sapranno mai perché Berlusconi è accusato di corruzione. Se il premier non risponde alle domande scomode (chi le fa? Non esageriamo…), il giornalista potrebbe approfondire e spiegare perché Berlusconi è indagato
Se ciò avvenisse non si assisterebbe al vergognoso spettacolo del rifiuto di Berlusconi, in conferenza stampa, di rispondere alla domanda posta dal giornalista di “Repubblica”. Altrove (Pessoa…Pessoa…) tutti i giornalisti presenti avrebbero solidarizzato e sarebbero usciti dalla sala. Altrove, dicevo, non in Italia dove i giornalisti solidarizzano col premier, dove le domande sono concordate e dove vengono accettati solo giornalisti graditi.
L’informazione è in uno stato comatoso e servile come abbiamo potuto constatare in una recente puntata di “porta a porta”, dove abbiamo assistito ad un soliloquio del premier per spiegare il suo rapporto con Noemi e Veronica. Il contraddittorio è servito solo ad indirizzare il comizio sulla strada voluta dal premier.
Nessuno osa ribellarsi più di tanto. L’opposizione cerca si dire qualcosa, si agita, ma, in effetti, dorme. Ci auguriamo che la “nottata” passi presto e senza arrecare danni irreversibili.
Inventandoci una nuova disciplina, la politica comparata, non risulta che in un solo paese al mondo, in tutti i continenti, un capo di governo esprime giudizi diffamatori e calunniosi nei confronti di un giudice e di una parte della magistratura individuata col dispregiativo di “toghe rosse”.
Altrove c’è rispetto dei ruoli svolti e i politici non sono pervasi di mania d’onnipotenza, rispettano la legge come tutti i cittadini, accettano o criticano le sentenze, ma non si permettono né la diffamazione né la calunnia. Da noi tutto è permesso, anzi tutto si prende e si dà.
Io non credo che un politico possa esprimere impunemente, si dice nell’esercizio delle proprie funzioni, giudizi che portano senza dubbio discredito ad un potere dello Stato. Qualcuno deve intervenire per evitare che di atto in atto, di calunnia in calunnia, di discredito in discredito, di fatto la Costituzione sarà continuamente violata fino a ridurla a carta straccia, finché la forza del diritto sarà sostituita dal diritto della forza.
07 maggio 2009
SPLENDIDA “PORTA A PORTA” – Viva l’informazione libera
L’altra sera ho assistito incredulo (non pensavo che si potesse arrivare a tanta cialtroneria) alla trasmissione di Vespa. Ospite unico, con diritto di dire quanto voleva su tutto e tutti, il premier Silvio Berlusconi, che doveva, urbi et orbi, fare le sue dichiarazioni sulle prese di posizione della moglie Veronica Lario.
Non mi soffermo sul ruolo di usciere di Vespa, ormai abituato a profusi atti di vassallaggio, ma ho provato grande sofferenza per i grandi nomi del giornalismo italiano, ridotti a “spalla” del capocomico: a lui ogni onore, ogni laude e riverenza.
È stato patetico sentire il premier attribuire la colpa del fallimento del suo matrimonio ai giornali di sinistra, a Repubblica in particolar modo, dimenticando che il problema delle veline l’aveva provocato l’associazione “fare futuro” vicina al presidente della camera. Mentre l’affaire Noemi, la diciottenne che lo chiama papy, non è com’è stato fatto credere alla moglie da chi ha organizzato una specie di complotto. Insomma, l’ingenua o poco avveduta moglie, è caduta nella trappola e lui è disposto a fare un passo indietro solo se lei gli chiederà scusa.
Lo vuole la sua carica di presidente del consiglio!
Non si è limitato, però, a parlare solo della sua crisi familiare, ma ha spaziato dal terremoto ad Acerra, toccando vari aspetti della politica.
Un comizio in piena regola e senza contraddittorio che l’ha riempito di soddisfazione, visto quanto ha dichiarato in un’intervista alla tivù France 2 sull’affaire separazione: “L’ho gestita con una certa classe…(tanto che) gli ultimi sondaggi dicono che c’è stato un aumento di popolarità”.
Veniamo a sapere che la frequentazione con Noemi è stata limitata e sempre in compagnia dei genitori: “La ragazza non ha mai avuto modo di frequentarmi da solo. È venuta a trovarmi tre o quattro volte, sempre con i genitori”.
Dopo queste affermazioni, mi sento sollevato. Il mio premier non è un casanova che va con le ragazzine (minorenni, come si dice) che fanno la fila per chiamarlo papi. Finalmente ho capito come qualche giornale della sinistra, il solito (o solita?), non fa altro che denigrare il premier, è diventato lo sport nazionale. Invece di dare le giuste informazioni e dare il giusto plauso al premier, per tutto quello che fa per la nostra povera Italia, gli scaricano addosso fiumi di merda.
È ora di smetterla!
“E’ un fatto privato”, afferma il premier.
Certo, tutto deve restare dentro l’alcova! E, poi, la sua “signora” che non capisce, che non usa la giusta discrezione…ma che pretende? Non ha avuto forse abbastanza dalla vita? Il premier non le ha permesso di fare la signora?
Ma se la questione è un fatto privato perché il premier ha sentito il bisogno di andare nella tivù pubblica per “difendersi”? Non gli bastavano le sue di tivù e i giornali del gruppo?
Un premier dovrebbe andare in Tivù solo in circostanze istituzionali o per motivi altamente politici. Non può, non deve usarla per la sua vita privata. Per di più, mancando di rispetto alla moglie, ha dimenticare la “par condicio”.
Un’arroganza inaudita, mai vista prima! Chissà cosa ci riserva il futuro? Niente che gli italiani non meritino, perché, ogni italiano in cuor suo si sente un Berlusconi!
È stato l’atto più squallido della televisione pubblica, quello di prostrarsi ai piedi dell’uomo della provvidenza, usata come un comune avvocato, come un coro di parrocchiani col capo chino.
E l’informazione? Dov’era l’informazione? Stendiamo un pietoso velo.
E l’informazione del giorno dopo, quella che ha ordito il caso?
Meglio Emilio Fede, che servo si è dichiarato, che i finti giornalisti (?) che qualche volta sbraitano, mentre quasi sempre stanno a cuccia.
Il gioco delle parti fa comodo a entrambi, ognuno ricava il suo vantaggio.
Non mi soffermo sul ruolo di usciere di Vespa, ormai abituato a profusi atti di vassallaggio, ma ho provato grande sofferenza per i grandi nomi del giornalismo italiano, ridotti a “spalla” del capocomico: a lui ogni onore, ogni laude e riverenza.
È stato patetico sentire il premier attribuire la colpa del fallimento del suo matrimonio ai giornali di sinistra, a Repubblica in particolar modo, dimenticando che il problema delle veline l’aveva provocato l’associazione “fare futuro” vicina al presidente della camera. Mentre l’affaire Noemi, la diciottenne che lo chiama papy, non è com’è stato fatto credere alla moglie da chi ha organizzato una specie di complotto. Insomma, l’ingenua o poco avveduta moglie, è caduta nella trappola e lui è disposto a fare un passo indietro solo se lei gli chiederà scusa.
Lo vuole la sua carica di presidente del consiglio!
Non si è limitato, però, a parlare solo della sua crisi familiare, ma ha spaziato dal terremoto ad Acerra, toccando vari aspetti della politica.
Un comizio in piena regola e senza contraddittorio che l’ha riempito di soddisfazione, visto quanto ha dichiarato in un’intervista alla tivù France 2 sull’affaire separazione: “L’ho gestita con una certa classe…(tanto che) gli ultimi sondaggi dicono che c’è stato un aumento di popolarità”.
Veniamo a sapere che la frequentazione con Noemi è stata limitata e sempre in compagnia dei genitori: “La ragazza non ha mai avuto modo di frequentarmi da solo. È venuta a trovarmi tre o quattro volte, sempre con i genitori”.
Dopo queste affermazioni, mi sento sollevato. Il mio premier non è un casanova che va con le ragazzine (minorenni, come si dice) che fanno la fila per chiamarlo papi. Finalmente ho capito come qualche giornale della sinistra, il solito (o solita?), non fa altro che denigrare il premier, è diventato lo sport nazionale. Invece di dare le giuste informazioni e dare il giusto plauso al premier, per tutto quello che fa per la nostra povera Italia, gli scaricano addosso fiumi di merda.
È ora di smetterla!
“E’ un fatto privato”, afferma il premier.
Certo, tutto deve restare dentro l’alcova! E, poi, la sua “signora” che non capisce, che non usa la giusta discrezione…ma che pretende? Non ha avuto forse abbastanza dalla vita? Il premier non le ha permesso di fare la signora?
Ma se la questione è un fatto privato perché il premier ha sentito il bisogno di andare nella tivù pubblica per “difendersi”? Non gli bastavano le sue di tivù e i giornali del gruppo?
Un premier dovrebbe andare in Tivù solo in circostanze istituzionali o per motivi altamente politici. Non può, non deve usarla per la sua vita privata. Per di più, mancando di rispetto alla moglie, ha dimenticare la “par condicio”.
Un’arroganza inaudita, mai vista prima! Chissà cosa ci riserva il futuro? Niente che gli italiani non meritino, perché, ogni italiano in cuor suo si sente un Berlusconi!
È stato l’atto più squallido della televisione pubblica, quello di prostrarsi ai piedi dell’uomo della provvidenza, usata come un comune avvocato, come un coro di parrocchiani col capo chino.
E l’informazione? Dov’era l’informazione? Stendiamo un pietoso velo.
E l’informazione del giorno dopo, quella che ha ordito il caso?
Meglio Emilio Fede, che servo si è dichiarato, che i finti giornalisti (?) che qualche volta sbraitano, mentre quasi sempre stanno a cuccia.
Il gioco delle parti fa comodo a entrambi, ognuno ricava il suo vantaggio.
29 aprile 2009
La moglie del premier attacca dopo l'articolo su "Fare Futuro"
"Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione"
Veronica Lario: "Le veline candidate?
"Ciarpame senza pudore per il potere"
Difende il ruolo delle donne nella politica "da Nilde Jotti alla Prestigiacomo"
"Ma qui emerge la sfrontatezza e la mancanza di pudore"
Veronica Lario con Silvio Berlusconi
• MULTIMEDIA
• LE POSSIBILI CANDIDATE
ROMA - "Ciarpame senza pudore". Il vaso si è colmato di nuovo e Veronica Lario esplode come già fece alla fine di gennaio di due anni fa con la famosa lettera a Repubblica. Questa volta, la moglie del premier attacca sull'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee.
Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande poste dall'Ansa sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".
Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: "Per fortuna da tempo c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile".
"In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".
"Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere".
La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: "Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".
Berlusconi: "Candidature inventate". E proprio poche ore prima, lo stesso premier era intervenuto da Varsavia sul tema sollevato da "Fare Futuro". Berlusconi definisce "deludenti" le polemiche sulle "soubrette" nelle liste del Pdl: "Le candidature che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate. E' veramente assurdo - continua - che se una persona ha una o due lauree e conosce due o tre lingue, per il solo motivo che sia stato in tv o abbia fatto cose nell'informazione o nello spettacolo sia da considerarsi preclusa per quanto riguarda la politica".
Il premier si lamenta delle critiche: "Si dice sempre che si vuole il 50 per cento di donne. Poi quando vai a prendere candidate, che non ho scelto io, e che vengono a fare un corso, per il semplice motivo che hanno un aspetto gradevole si polemizza. È Una delusione totale. Escludo comunque che ci sia qualche candidata che non sia stata attiva in An o in Forza Italia". Berlusconi 'sponsorizza' però uno dei nomi usciti sulla stampa. "Sono supporter di Lara Comi, è bravissima".
Non sapeva ancora che Veronica Lario era pronta a lanciare il suo secondo grande attacco.
(28 aprile 2009) Tutti gli articoli di politica
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ROMA - "Ciarpame senza pudore". Il vaso si è colmato di nuovo e Veronica Lario esplode come già fece alla fine di gennaio di due anni fa con la famosa lettera a Repubblica. Questa volta, la moglie del premier attacca sull'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee.
Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande poste dall'Ansa sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".
Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: "Per fortuna da tempo c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile".
"In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".
"Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere".
La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: "Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".
Berlusconi: "Candidature inventate". E proprio poche ore prima, lo stesso premier era intervenuto da Varsavia sul tema sollevato da "Fare Futuro". Berlusconi definisce "deludenti" le polemiche sulle "soubrette" nelle liste del Pdl: "Le candidature che ho letto sui giornali sono quasi tutte inventate. E' veramente assurdo - continua - che se una persona ha una o due lauree e conosce due o tre lingue, per il solo motivo che sia stato in tv o abbia fatto cose nell'informazione o nello spettacolo sia da considerarsi preclusa per quanto riguarda la politica".
Il premier si lamenta delle critiche: "Si dice sempre che si vuole il 50 per cento di donne. Poi quando vai a prendere candidate, che non ho scelto io, e che vengono a fare un corso, per il semplice motivo che hanno un aspetto gradevole si polemizza. È Una delusione totale. Escludo comunque che ci sia qualche candidata che non sia stata attiva in An o in Forza Italia". Berlusconi 'sponsorizza' però uno dei nomi usciti sulla stampa. "Sono supporter di Lara Comi, è bravissima".
Non sapeva ancora che Veronica Lario era pronta a lanciare il suo secondo grande attacco.
(28 aprile 2009) Tutti gli articoli di politica
21 aprile 2009
IL 25 APRILE
Il 25 Aprile non rappresenta tanto la liberazione dall’esercito tedesco, ma la festa della libertà, della libertà riconquistata, dopo un ventennio di olio di ricino, di tribunali speciali, di esili comminati e di guerre d’ogni genere.
Rappresenta la riappacificazione nazionale, il ritorno al rispetto dell’”altro” come persona e non come criminale, senza fughe in avanti come oggi alcuni revisionisti dell’ultima ora vogliono lasciare intendere. Il pericolo stalinista in Italia, il passaggio da un regime nero a uno rosso, forse per la forte presenza partigiana tra la nuova classe dirigente, non solo quella di maggioranza, non c’è stato.
Oggi, però, esponenti di rango della maggioranza rilasciano dichiarazioni e atteggiano prese di posizioni, sostenuti da certa stampa schierata, che non danno il giusto rilievo storico alla Resistenza, che non fu solo italiana, e cercano di avviare un processo di revisione storico poco consono e strumentale.
Una cosa è accettare di rispettare i combattenti di Salo in quanto credevano in ciò che facevano e un’altra cosa è equipararli ai partigiani. Questi ultimi hanno contribuito alla liberazione dell’Italia dall’esercito tedesco (un tedesco morto valeva dieci italiani…fosse ardeatine…), i repubblichini combattevano per il fascismo (mi sembra rinnegato anche dall’on. Fini, o sbaglio?), contro il cambiamento nella libertà. È una bella differenza!
Si prova una strana sensazione leggere su “Il Giornale” la giusta indignazione per le frasi di Ahmadinejad contro il popolo israeliano, accanto alle dichiarazioni del ministro La Russa e ai dubbi sulla partecipazione espresse dal sindaco Moratti e del presidente Formigoni per i possibili fischi della piazza (ma i fischi non fanno parte della democrazia, non rappresentano un’opinione che va compresa?).
È giusto che tutti esprimano la propria opinione, com’è giusto che si possa dissentire. L’articolista, Sabrina Cottone, non esprime giudizio alcuno, ma vista la linea della direzione piuttosto critica su ciò che in genere non condivide, è possibile pensare che condivida, in parte o in toto, le dichiarazioni e gli atteggiamenti evidenziati da autorevoli personalità istituzionali che di seguito riporto.
La Russa: “Berlusconi deve celebrare il 25 Aprile (nda; dopo 15 anni sarebbe la prima volta!) ma non in mezzo alle bandiere rosse…”. E poi: “Meritano rispetto ma non di essere celebrati i partigiani rossi (nda: considera i repubblichini partigiani per la libertà?) che combattevano perché volevano un’Italia stalinista”. L’articolista continua e scrive che, secondo La Russa “la pacificazione non è parificazione (parificazione di cosa?)”.
Così si conclude l’articolo: - Mentre l’Anpi (nda: Associazione nazionale partigiani d’Italia) mobilita i suoi per il corteo, non dimentica la polemica per il disegno di legge (come potrebbe?) presentato alla Camera da un gruppo di deputati (tra cui il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato) che chiede d’istituire l’Ordine del Tricolore, un’onorificenza che riconosce “la pari dignità” nella partecipazione al conflitto a tutti i combattenti della seconda guerra mondiale, da attribuire a “tutti coloro che, oltre sessant’anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della bontà della loro lotta per la rinascita della Patria (nda: chi portò la Patria alla distruzione tanto da pensare ad una rinascita?)”.
Letizia Moratti, sindaco di Milano: “Non ho ancora deciso, deciderò nei prossimi giorni e certamente mi sentirò anche con il presidente Berlusconi”.
Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia: “Mi consulterò col presidente Berlusconi e valuterò assieme a lui se andare in piazza…”.
Dichiarazioni piuttosto chiare che non hanno bisogno di commento.
Voglio terminare, però con una domanda: Ahmadinejad, il presidente eletto dell’Iran, ha fatto delle dichiarazioni, e non da ora, non condivisibili e indegne, mantenendo il popolo nel terrore. È giusto equiparare il suo esercito di fedelissimi che pure sono convinti della bontà della loro scelta, a quanti li hanno combattuti e tuttora li combattono in nome della libertà?
Rappresenta la riappacificazione nazionale, il ritorno al rispetto dell’”altro” come persona e non come criminale, senza fughe in avanti come oggi alcuni revisionisti dell’ultima ora vogliono lasciare intendere. Il pericolo stalinista in Italia, il passaggio da un regime nero a uno rosso, forse per la forte presenza partigiana tra la nuova classe dirigente, non solo quella di maggioranza, non c’è stato.
Oggi, però, esponenti di rango della maggioranza rilasciano dichiarazioni e atteggiano prese di posizioni, sostenuti da certa stampa schierata, che non danno il giusto rilievo storico alla Resistenza, che non fu solo italiana, e cercano di avviare un processo di revisione storico poco consono e strumentale.
Una cosa è accettare di rispettare i combattenti di Salo in quanto credevano in ciò che facevano e un’altra cosa è equipararli ai partigiani. Questi ultimi hanno contribuito alla liberazione dell’Italia dall’esercito tedesco (un tedesco morto valeva dieci italiani…fosse ardeatine…), i repubblichini combattevano per il fascismo (mi sembra rinnegato anche dall’on. Fini, o sbaglio?), contro il cambiamento nella libertà. È una bella differenza!
Si prova una strana sensazione leggere su “Il Giornale” la giusta indignazione per le frasi di Ahmadinejad contro il popolo israeliano, accanto alle dichiarazioni del ministro La Russa e ai dubbi sulla partecipazione espresse dal sindaco Moratti e del presidente Formigoni per i possibili fischi della piazza (ma i fischi non fanno parte della democrazia, non rappresentano un’opinione che va compresa?).
È giusto che tutti esprimano la propria opinione, com’è giusto che si possa dissentire. L’articolista, Sabrina Cottone, non esprime giudizio alcuno, ma vista la linea della direzione piuttosto critica su ciò che in genere non condivide, è possibile pensare che condivida, in parte o in toto, le dichiarazioni e gli atteggiamenti evidenziati da autorevoli personalità istituzionali che di seguito riporto.
La Russa: “Berlusconi deve celebrare il 25 Aprile (nda; dopo 15 anni sarebbe la prima volta!) ma non in mezzo alle bandiere rosse…”. E poi: “Meritano rispetto ma non di essere celebrati i partigiani rossi (nda: considera i repubblichini partigiani per la libertà?) che combattevano perché volevano un’Italia stalinista”. L’articolista continua e scrive che, secondo La Russa “la pacificazione non è parificazione (parificazione di cosa?)”.
Così si conclude l’articolo: - Mentre l’Anpi (nda: Associazione nazionale partigiani d’Italia) mobilita i suoi per il corteo, non dimentica la polemica per il disegno di legge (come potrebbe?) presentato alla Camera da un gruppo di deputati (tra cui il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato) che chiede d’istituire l’Ordine del Tricolore, un’onorificenza che riconosce “la pari dignità” nella partecipazione al conflitto a tutti i combattenti della seconda guerra mondiale, da attribuire a “tutti coloro che, oltre sessant’anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della bontà della loro lotta per la rinascita della Patria (nda: chi portò la Patria alla distruzione tanto da pensare ad una rinascita?)”.
Letizia Moratti, sindaco di Milano: “Non ho ancora deciso, deciderò nei prossimi giorni e certamente mi sentirò anche con il presidente Berlusconi”.
Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia: “Mi consulterò col presidente Berlusconi e valuterò assieme a lui se andare in piazza…”.
Dichiarazioni piuttosto chiare che non hanno bisogno di commento.
Voglio terminare, però con una domanda: Ahmadinejad, il presidente eletto dell’Iran, ha fatto delle dichiarazioni, e non da ora, non condivisibili e indegne, mantenendo il popolo nel terrore. È giusto equiparare il suo esercito di fedelissimi che pure sono convinti della bontà della loro scelta, a quanti li hanno combattuti e tuttora li combattono in nome della libertà?
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