22 febbraio 2011

Colleghi, fuori da via Arenula

Il segretario di Magistratura democratica Piergiorgio Morosini
«La misura è colma». I magistrati non ne possono più. Il segretario di Magistratura democratica Piergiorgio Morosini chiede ai colleghi di fare sciopero. Non usa proprio questa parola, parla di «forte mobilitazione», di «forme di astensione dall’attività». Ma la sostanza è quella.
Nella settimana in cui, a palazzo Chigi, parte il treno della riforma costituzionale della giustizia, lui, di mestiere gip a Palermo, ai vertici della sua corrente da pochi mesi, rivolge un invito shock ai colleghi che lavorano in via Arenula, accanto al Guardasigilli Angelino Alfano. Perché «le proposte politiche sul tappeto non debbono trovare in alcun modo l’appoggio e il contributo di magistrati che hanno giurato fedeltà alla Costituzione». Chiede loro di andarsene, di voltare le spalle al ministro e tornare a casa.
Cosa voglia cambiare Berlusconi è noto. Vuole separare le carriere dei giudici da quelle dei pm, in modo da indebolire i secondi, spingendoli verso l’esecutivo. Vuole dividere in due il Csm, indebolendo anche questo. Vuole spogliare lo stesso Csm della sezione disciplinare, che “processa” i magistrati che sbagliano, per trasformarla in un’Alta corte di nomina politica. Vuole fissare nella Costituzione il principio che il magistrato che sbaglia paga di tasca sua, in modo che un pm prima di avviare l’azione penale ci penserà otto volte. Vuole distorcere gli equilibri della Consulta, stabilendo che per le decisioni di tipo costituzionale, come per i lodi Schifani e Alfano e per il legittimo impedimento (cancellati o ridimensionati dalla Corte di stretta misura), ci vuole la maggioranza dei due terzi. Vuole togliere ai pm il controllo della polizia giudiziaria, che a quel punto risponderà solo al ministero dell’Interno, cioè al governo, cioè a lui. Vuole ampliare il potere delle difese nei processi, costringendo i giudici ad accettare supinamente le loro richieste. A cominciare dai suoi. Per far felici Gjhedini e Longo. E vuole pure il processo breve per chiudere i suoi processi. E approvare la legge sulle intercettazioni di modo che voi tutti cittadini non conosciate più nulla delle inchieste giudiziarie, soprattutto quelle che riguardano lui.
Dunque il segretario di Md Morosini ritiene che nessun magistrato, di fronte a riforme come queste, possa ancora star seduto accanto ad Alfano. Come se nulla fosse. E chiede una mobilitazione.
Se non ora, quando?

da Repubblica.it

16 febbraio 2011

BERLUSCONI A PROCESSO. IL PDL FA QUADRATO.

Quando il premier - con tale termine s’indica il capo dell’esecutivo eletto direttamente dal popolo; da noi il termine corretto è quello di Presidente del Consiglio e la sua nomina è sancita da un voto di fiducia in Parlamento – chiama ministri, consiglieri e consigliori, anche di grosso calibro si precipitano.
È il caso di un uomo d’immensa cultura, raffinato e carismatico direttore del quotidiano “Il foglio” che, nell’appassionata e drammatica ricerca di una collocazione di verità è approdato al sole di Arcore. Non so se, come san Paolo si fermerà – certo chi può dire tra noi miseri mortali di essere arrivato alla fine di un percorso, del proprio percorso, esistenziale? Come si può affermare che questa e non altra sia la verità assoluta? A volte, basta una semplice ricaduta per trovarsi in sintonia … ma non è il caso … Molto spesso la crisi esistenziale, sempre se c’è, porta a quella mistica che, visto che il nostro si definisce ateo devoto, potrebbe essere dietro l’angolo. Pensate quale grande conquista per la Chiesa, quale grande opera di proselitismo … quanti “Dal Verme” sostituendo le mutande qualcosa di più appariscente e meno volgare come una tonaca!
Non sono un filosofo, non leggo Kant perché la notte preferisco dormire e non ho nessuna vis polemica affamata d’applausi.
Sto parlando di Giuliano Ferrara che da sempre apprezzo … da quanto, se la memoria non m’inganna, militava nel Partito Comunista Italiano. Vecchia storia. Il suo percorso è stato ricco di movimento. L’incarico di sottosegretario di un governo Berlusconi, il caso Englaro con la raccolta delle bottiglie d’acqua minerale, la sua candidatura a leader del partito antiabortista del 2008, la sua genuflessione davanti a Benedetto XVI e ora la sua presa di posizione contro i moralisti e l’invito a Berlusconi di partecipare ai confronti televisivi con i leader dell’opposizione, ne fanno un difensore appassionato di quelle cause che gli conquistano il cuore.
Prima di concludere e augurargli tanta fortuna, mi preme ricordargli che due sole volte ha accettato di confrontarsi in Tivù con l’opposizione ed entrambe le volte ha perso le elezioni.
Il presidente del consiglio sarà giudicato con rito abbreviato con la grave accusa di concussione e di prostituzione minorile. In un altro Paese avrebbe dato le dimissioni, ma ci sarebbe stato un altro capo del governo.
È una sfida infinita alla magistratura, uno scontro tra istituzioni fondanti dello Stato che incideranno e non poco sulla nostra vita quotidiana. Una difesa a qualsiasi costo del potere come un fatto privato allargato strumentalmente agli elettori che, continua a dire, con estrema monotonia e protervia, che l’hanno votato. Il che, comunque, non significa né delega in bianco né delega eterna. E poi, in democrazia bisogna sentire il polso del Paese, essere rispettoso delle regole istituzionali e avere una condotta di vita integerrima, perché il limite tra il privato e il pubblico, se c’è, è molto sottile.
Ieri i personaggi più in vista del Pdl, i soliti volti noti, hanno dato ancora una volta dimostrazione, attraverso varie dichiarazioni, di non avere rispetto per gli italiani, considerati ignoranti e trattati come i tifosi di una squadra di calcio: vinca la squadra per cui tifo … anche se han truccato la partita o comprato l’arbitro.
Vediamo questa carrellata di dichiarazioni che ne mettono in evidenza la cattiva fede o … l’ignoranza. Qualche volta è ignoranza ma spesso è furbizia da servilismo.

Alfano (ministro della giustizia): “La Procura non ha tenuto conto di quanto votato dal parlamento” e questo è “un tema che attiene l’autonomia, la sovranità e l’indipendenza del parlamento. Berlusconi ha un forte mandato conferitogli dagli Italiani”.
La Magistratura non può dipendere nell’esercizio delle sue funzioni dal parlamento, ma deve agire attraverso il rispetto dei codici. La Magistratura è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato democratico ed è soggetto soltanto alla legge. Tra l’altro, non spetta al parlamento indicare il giudice naturale di un indagato. La magistratura ha rispettato la sovranità e l’indipendenza del parlamento, accettando quanto da questo deliberato in merito alla richiesta di perquisizione dell’ufficio di Spinelli. Il forte mandato conferitogli dagli Italiani non lo rende né al di sopra della legge né più uguale degli altri cittadini.

Gelmini (ministro dell’istruzione): “E’ un vero e proprio attacco alla sovranità popolare … un potere dello Stato che tenta di stravolgere l’equilibrio tra il potere giudiziario, legislativo ed esecutivo. L’anomalia italiana è rappresentata da una parte della magistratura che agisce con finalità politiche”.
Ma dov’è l’attacco alla sovranità popolare? L’art. 1, comma 2, recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Se il popolo è sovrano, non lo è il presidente del consiglio, nessun presidente del consiglio. La volontà del popolo non ne ha altre sopra di sé, ciò ne determina la sovranità. L’equazione, il popolo mi ha votato, quindi, io governo. Certamente, ma governare non significa dedicarsi a risolvere i problemi giudiziari del presidente del consiglio, attraverso leggi a personam o lodi incostituzionali. L’anomalia, quindi, sta nei comportamenti di delegittimazioni messi in atto dal presidente del consiglio e dai suoi ministri.

Brambilla (ministro del turismo): “Berlusconi vittima perché colpevole di poter contare su un grande consenso tra i cittadini e di voler usare questa forza per riformare il Paese”.
Il grande consenso, il più grande che un governo della Repubblica abbia mai avuto, implicherebbe il mantenimento delle promesse elettorali che questo presidente e il suo governo hanno disatteso e che non ha niente da vedere con l’azione della giustizia.

Prestigiacomo (ministro dell’ambiente): “Contro Berlusconi processo farsa che conferma che la via giudiziaria in Italia è la continuazione della politica con altri mezzi”.

L’imprenditrice Prestigiacomo giudica il processo – che ancora non è iniziato – una farsa. Come fa a dirlo? Quali elementi ha a sua disposizione? Ci partecipi, signora ministro, ci parli degli elementi probatori in suo possesso. Si butta il sasso e poi si ritira la mano, parlando di una via giudiziaria che non esiste se non nella loro fantasia? Ha mai contato quanti avvocati sono stati nominati nel Pdl, compresi gli avvocati difensori del presidente del consiglio?

Meloni (ministro della gioventù): “Il 6 Aprile non va a processo il premier o il suo governo, ma la nostra democrazia”.
Il processo del 6 Aprile ha un imputato: Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio. Il processo del 6 Aprile sarà il trionfo della democrazia e della Costituzione su cui si fonda, secondo la quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.

Formigoni (governatore della Lombardia): “Non esiste alcuna ipotesi accusatoria contro Berlusconi … una grande costruzione mediatica con poca sostanza”.
Formigoni ha già emesso il giudizio: nessuna ipotesi accusatoria … l’imputato è innocente … o è un imputato fantasma. Il presidente, oltre ad essere il proprietario di Mediaset e di numerosi organi di stampa, ha una fortissima influenza sulla Rai per cui sembra l’unico capace di una grande costruzione mediatica.

Cicchitto (capogruppo alla camera): “Si può parlare di giustizia ad orologeria che per Berlusconi è velocissima …”.
Ma la maggioranza non ha in discussione una legge sul processo breve? L’unica differenza, è che il disegno di legge prevede la retroattività e, quindi, l’annullamento dei processi di Berlusconi ancora in corso e di altri migliaia di processi come Parmalat e altri.

Lupi (vice presidente della camera): “C’è una procura italiana che, attraverso un’indagine risibile, sta cercando di ribaltare l’ordine democratico. L’offensiva lanciata dai magistrati nei confronti del premier non ha precedenti in Italia e nel mondo”.
Senza dubbio è un intervento eversivo. L’onorevole usa un linguaggio violento – indagine risibile, ribaltare l’ordine democratico, offensiva dei magistrati - verso un potere dello Stato. In altre parti del mondo, per esempio in Israele o in Inghilterra o negli Usa, per molto meno dei premier si sono dimessi non appena hanno avuto solo sentore di un procedimento giudiziario nei loro confronti. Come fa Lupi a giudicare risibile l’indagine e, quindi, l’apertura del processo al premier? Ha prove evidenti da esibire? Ha prove di un complotto? Se le ha perché non le rene pubbliche?

15 febbraio 2011

OVVIETA’, IGNORANZA (vera o presunta), SUPPONENZA E INGANNO

È un’ovvietà l’affermazione di Berlusconi a commento sulla manifestazione delle donne. “La manifestazione, ha affermato Berlusconi, è stata di parte ed è stata strumentale e strumentalizzata”.
È fuor di dubbio che le manifestazioni si fanno contro qualcuno e per qualcosa … sono come gli scioperi. Le donne - è vero ci sono stati numerosi uomini … forse come espiazioni dei peccati di altri – domenica si sono impossessate delle piazze d’Italia al di là di ogni più rosea aspettativa, senza il traino dell’informazione tradizionale e delle organizzazioni riconosciute. È stata una festa – io ci sono stato assieme a mia moglie e ne sono orgoglioso -, vedere donne di ogni età, con cartelloni di dissenso e ironici ma nella più serena correttezza, esprimere dissenso e indignazione verso i comportamenti del presidente del consiglio che tra barzellette, ironia sulla bellezza e atti di maschilismo, ha ridotto la donna, tutte le donne – basta ricordare l’ordine impartito a Iva Zanicchi di lasciare la trasmissione l’”Infedele”, definita un postribolo – a un oggetto. È stata strumentale … ma certo. Cosa pretendeva? Uno strumento per fare esaltare la loro indignazione e far vedere all’Italia che ancora c’è chi s’indigna, che vuole cambiare, pulire l’Italia per noi e i nostri figli. Nessun partito di opposizione o di sinistra, come Berlusconi afferma, è salito sul palco, nessuna bandiera, a dimostrazione che nessuna dimostrazione c’è stata.

È ignoranza - più presunta che vera in questa occasione – sostenere che Berlusconi deve essere giudicato dal tribunale dei ministri, il suo giudice naturale. M a questo vale solo quando il presidente del consiglio agisce nell’esercizio delle sue funzioni: la telefonata alla questura non rientra, come sa bene l’avvocato onorevole Ghedini, in nessuna delle sue funzioni. D’altro canto Ruby non era la nipote di Mubarak. È possibile che solo il presidente non lo sapesse?
Non esiste il reato di concussione perché non esiste il concusso, afferma assieme ai suoi difensori. Ma scherziamo? E la questura? Tra l’altro il reato di concussione esiste, anche se nessuno di è dichiarato concusso.
E allora, perché la maggioranza al completo ha rimandato ai Pm la richiesta di potere perquisire l’ufficio di Spinelli e a una voce, in coro, hanno ripetuto fino alla noia che solo il tribunale dei ministri è competente? In fondo questo sarebbe composto di tre giudici estratti a sorte tra i giudici di Milano.
La motivazione è ovvia oltre che ingannevole: la strategia messa in cantiere da Ghedini si pone due obiettivi.
Il primo, il più immediato, tende a far passare, come sempre, Berlusconi come una vittima dei giudici di Milano, che sono definiti eversivi. Poveretto, lui vuol farsi giudicare … sono loro che illegalmente non vogliono che sia giudicato dal tribunale dei ministri. Non sta, comunque, a loro, cioè alla maggioranza, stabilire quale sia il giudice naturale di Berlusconi. Abbiamo visto che non è vero che ha agito nell’esercizio delle sue funzioni e, pertanto, manca la ragione del contendere.
Il secondo obiettivo, nascosto per i comuni cittadini ma assai evidente per chi conosce il funzionamento del parlamento, ha come obiettivo l’insabbiamento, cioè l’annullamento, del procedimento contro Berlusconi. Infatti, sarà il parlamento a decidere a maggioranza se il processo deve o no essere fatto. Siccome il governo ha la maggioranza, il parlamento voterà contro il procedimento, ergo il processo a Berlusconi non si farà.
Da ciò emerge una semplice domanda: se Berlusconi è innocente perché non si lascia giudicare, invece di fare ostruzionismo e di ingannare assieme alla sua maggioranza i cittadini, compresi i suoi elettori, considerati come pecore di un immenso gregge ubbidiente e prono

14 febbraio 2011

BERLUSCONI E' MINORANZA NEL PAESE

In questi ultimi anni la politica e il giornalismo italiano sono ruotati tutti intorno a una grande bugia: la falsa convinzione che Silvio Berlusconi e il berlusconismo fossero maggioranza nel Paese. I numeri, per la verità, hanno sempre detto il contrario. Anche quando Berlusconi era all’apice della sua forza (le elezioni del 2008) mai ha saputo raccogliere il 51 per cento dei consensi. Il Cavaliere si è invece fermato al 37 per cento dei votanti (cosa diversa rispetto agli aventi diritto al voto), per poi perdere seguito ad ogni tornata elettorale. La grande menzogna, però, è stata ripetuta, raccontata, enunciata e analizzata talmente tante volte, da finire per essere presa per vera. Con rassegnazione, e senza necessariamente riferirsi solo al Cavaliere, in molti dicevano che il nostro Paese ha la classe dirigente che si merita. Che una nazione fatta di furbi, di evasori fiscali, di fannulloni, di corrotti e di raccomandati, poteva solo essere rappresentata da Berlusconi e dai suoi vari cloni.

Ebbene, si sbagliavano. L’Italia era (ed è) un’altra cosa. Gli italiani – sia a destra che a sinistra – sono in maggioranza un popolo straordinario. Fatto di donne e di uomini che si ammazzano (quando ce l’hanno) di lavoro. Che s’impegnano in quasi 500.000 organizzazioni di volontariato. Che vanno all’estero (4 milioni) per riuscire a fare quello che in patria è impossibile. Questo non è (solo) il Paese delle mafie più potenti del mondo, della classe politica più corrotta di tutta l’Europa occidentale. Questo è, invece, il Paese di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino, delle associazioni anti-racket, della Confindustria e dei commercianti che in Sicilia dicono di no al pizzo. È il paese di Giorgio Ambrosoli, di Libero Grassi, di Peppino Impastato, dei giornalisti minacciati in Calabria, dei poliziotti che si pagano da soli la benzina per le loro auto, dei dipendenti pubblici che si portano da casa i computer per far funzionare i loro uffici, degli operai che occupano le fabbriche e salgono sui tetti chiedendo solo di poter lavorare.

L’Italia, insomma, è molto meglio di chi al Governo e in Parlamento immeritatamente la rappresenta. E in questa domenica di febbraio, grazie alle donne, cominciamo ad accorgercene. Mai prima d’ora si era assistito a manifestazioni tanto imponenti organizzate non dai partiti, ma dalla gente. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza non per moralismo, ma per dignità. Senza odio, senza violenza, hanno detto che loro alla grande bugia non ci stanno più.

Berlusconi che pure, grazie alla compravendita dei deputati, ha ancora la maggioranza alle Camere, è sempre più minoranza nel Paese. Come dimostrano i vari flop delle manifestazioni organizzate dal Pdl, anche tra chi ha votato il Cavaliere è ormai difficile trovare qualcuno disposto a spendersi per lui. Il Re, non solo metaforicamente, è nudo. Inutile però illudersi. Il presidente del Consiglio non si dimetterà. Non lo farà ora. Per costringerlo a lasciare ci vorranno molti altri 13 febbraio, molte altre piazze, e una finalmente chiara richiesta di elezioni anticipate. Solo così chi in Parlamento milita al fianco di Berlusconi- non per lealtà, ma per interesse – azzarderà due calcoli. E comincerà a capire che reggere il sempre più pesante trono di un vecchio Sultano in agonia non conviene. Perché al momento dell’inevitabile caduta tutta la corte finirà travolta.

tratto da "Il fatto quotidiano" on line del 14/02/2011

13 febbraio 2011

L’ADDIO DI BERLUSCONI

Il “giornale”, quotidiano di famiglia è listato di nero. Il titolo a tutta pagina: “SILVIO ABBANDONA L’ITALIA”; il sottotitolo: “Non lo meritiamo. Dopo Bettino, ora tocca a Silvio. La magistratura e il golpe”.
Nella serata di ieri, recita l’articolo di fondo, nella villa presidenziale di Arcore - nel salone delle feste - si è tenuto un concitato e pietoso consiglio di gestione del Pdl.
I membri – assolutamente in abito blu scuro i maschi, in tailleur celeste le donne – hanno incominciato ad affluire sin dal primo pomeriggio. Nel loro volto traspariva la serietà dei grandi eventi, di quegli eventi che segnano la storia.
Il ministro Bondi fa da apripista. Il viso dolente, guarda con orgoglio il papiro arrotolato che stringe nella mano sinistra, forse un’ode al capo (è stato Ferrara qualche giorno fa a chiamarlo “il capo dell’Italia”) scritta di getto sull’auto di servizio, mentre da Pompei, a sirene spiegate, correva verso Arcore. Il sottosegretario Gianni Letta si è fermato a dormire in villa. Poi arrivano, come una processione, la Santanché – si, proprio la signora dal “medio anchilosato” – che tra le mani ha ancora il cartello mostrato davanti al Palazzo di giustizia di Milano, sul quale si può leggere il motto della casa, “giudici eversivi”. Poi è la volta del ministro La Russa in tuta mimetica ed elmetto portato a mo’ di borsa con la mano sinistra, mentre con la destra porta vicino alla bocca un megafono. “Lasciatemi passare”, urla … ma davanti a sé c’è la scorta del presidente e uno stordito portavoce Capezzone che legge e rilegge il comunicato stampa in attesa che … la stampa si faccia viva. Ferrara, alle prese di un extralarge mutandone a pois e un libro su Kant, dono de Umberto Eco; Cicchitto sembra invecchiato di vent’anni, forse pensa nostalgicamente alla sua esperienza d’iscritto alla Loggia P2; l’avvocato e parlamentare Ghedini – si, il mavalà, mavalà confutativo – che trascina un carrello di fascicoli e di codici, capofila della schiera di avvocati, anch’essi onorevoli, di cui si avvale il presidente; il coordinatore nazionale Verdini, l’ex ministro Scajola, quello cui hanno intestato una casa senza che lui lo sapesse; i ministri Fitto, Romani e Sacconi; il capogruppo Gasparri, sorridente come se stesse rilasciando delle dichiarazioni; ecco, quindi la fila delle ministre, delle sottosegretarie e delle parlamentari europee, laureate e belle, anche l’occhio vuole la sua parte; Fede, l’Emilio, Minetti, l’igienista dentale del presidente, e Mora, l’esperto organizzatore e scopritore di giovani talenti; Minzolin e troupe, in qualità di cronista Rai; infine, trafelate escono da un’auto ACI il ministro Brambrilla e l’europarlamentare Zanicchi, seguiti da Belpietro, Sallustri, Porro e altri che nella calca non siamo riusciti a riconoscere.
“Ci sono tutti”, ha gioiosamente gridato al microfono di Rete Quattro un euforico, passata l’emozione, Capezzone.
La stampa di parte e quella straniera sono state bloccate dal servizio d’ordine azzurro all’ingresso di Arcore per evitare, come ci hanno abituati, provocazioni.
Il parlamentino azzurro si situa disciplinatamente nell’emiciclo costruito per l’occasione, in legno pregiato: è meglio di Montecitorio, mi viene spontaneo pensare.
Il dibattito, preceduto da un commovente intervento dell’onorevole Quagliarello, di svolge correttamente, con toni molto bassi, anche se qualche volta giustamente indignati e provocatori verso chi ingiustamente ha deciso di eliminare per via giudiziaria il più grande statista avuto dall’Italia a partire dalla sua unità, rispettato da tutti i capi di Stato e che gli Italiani rimpiangeranno … ma avranno quello che si meritano …
Lo schieramento dei falchi, capitanato dal duo Ferrara- Santanché, il capo cinto da mutande, penso personali, dai più svariati colori con scritte inneggianti a Silvio, spinge per l’organizzazione in tutte le piazze di tutti i paesi e le città d’Italia – e se servisse anche della Libia o di Santa Lucia - adunate oceaniche per il rispetto del voto degli Italiani perché la Provvidenza arriva una sola volta, mentre il demonio della procura è sempre in agguato.
Letta, che osa dire che il conflitto istituzionale è ormai giunto a un punto oltre il quale c’è l’anarchia, viene rumorosamente fischiato, come poi succede ai moderati presenti.
- È vero, tutti noi, e non solo, dobbiamo la nostra posizione e la nostra notorietà a Silvio, però ciò che abbiamo costruito per le nostre famiglie non possiamo abbandonarlo. Non dobbiamo abbandonare i nostri interessi non torneranno più. Non torneranno più i nostri privilegi e altri si sostituiranno a noi.
A questo intervento, accorato e vero, seguono alcuni istanti di silenzio assoluto, interrotto da un lungo applauso al coro di “Silvio, Silvio”.
E Silvio, un irriconoscibile Silvio, quasi avesse perso la sua verve combattiva, prende la parola:
- Dobbiamo trattare la resa. Non ci rimane altro. Non dobbiamo mettere a rischio i nostri patrimoni … abbiamo famiglia e poi … col nostro patrimonio di voti, la nostra straboccante presenza nell’informazione e la nostra capacità di condizionamento e di attrazione, dopo un breve periodo, trascorso in un limbo dorato, ritorneremo più forti di prima, richiesti a gran voce dal popolo. Il nostro motto sarà “panem et circenses” …
Un’ovazione accompagna Silvio sul trono dorato, dove l’aspetta il fido Bonaiuti, maestro di lealtà e coerenza politica.
- Avete sentito la proposta del nostro amato presidente, grida al microfono il portavoce Bonaiuti. L’assemblea è chiamata a esprimersi, attraverso un applauso.
Nessuno si sottrae all’invito. L’entusiasmo, anche in un momento di cedimento, che si spera momentaneo, è alle stelle. Tutto è salvo! Ritorneremo più forti che prima, più determinati.
Fuori dalla villa tutto è silenzio: né giornalisti né telecamere.
Gli ospiti si fermano per annegare le passate, ormai, preoccupazioni, in una ricca cena offerta dal presidente e allietata dal bravissimo Apicella, perché, come iniziava un’antica trasmissione radiofonica degli anni sessanta, “l’allegria di ogni male è il rimedio universale”.

10 febbraio 2011

IL BUON SENSO NON GOVERNA QUESTO PAESE

È disdicevole quando un potente si avvale dei mezzi che ha a disposizione, anche i più illegali, per sopraffare l’altro, il debole, o per nascondere i propri comportamenti che ne potrebbero offuscare l’immagine pubblica. Ma quale aggettivo si può usare per indicare l’azione che il presidente del consiglio, nel ritenersi perseguitato, ha intrapreso, e non solo in questi giorni, per non rispondere, come è tenuto a fare ogni comune cittadino, alle presunte – infatti, per ora sono solo presunte e lo sanno tutti i suoi parlamentari avvocati – accuse mosse dalla procura milanese di concussione e di favoreggiamento della prostituzione minorile?
Dispregiativa o indecorosa o indecente o sprezzante … ma nessun aggettivo può essere compreso se l’azione non è guidata da un delirio di onnipotenza, ormai, pur esso come l’amor proprio e la dignità, mortificato e consumato.
A me, come presumo alla maggioranza degli italiani, del colore delle sue lenzuola o di chi ci sta sotto non importa niente, anche se fare sesso con una minorenne ovunque avvenga è un reato. Ma, caro presidente, è solo un’accusa e spetta a lei provarne l’infondatezza, perché come ben sa il suo pool di avvocati, l’azione penale per il magistrato è obbligatoria e questa riguarda ogni cittadino che commette reato, in quanto, grazie alla Costituzione, tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Ciò per evitare abusi e condizionamenti che si potrebbero avere, come si hanno in molti Paesi dove la democrazia è solo di facciata e lo stato di diritto sconosciuto. Ma per fortuna, per lei come per noi semplici cittadini, l’Italia è una democrazia fondata sullo stato di diritto, per di più inserita in Europa.
Mi creda per i suoi elettori, per se stesso e per gli stessi elettori degli opposti schieramenti, vada a difendersi davanti al giudice, sicuramente davanti al suo giudice naturale, vada a esporre le sue buone ragioni, si faccia giudicare, non dia l’impressione di voler scappare … di non volersi far giudicare.
Una buona volta per tutte mostri ai cittadini le sue capacità di statista, non si contrapponga, non delegittimi i poteri dello Stato, che non sono poteri concorrenti ma poteri fondanti e cooperanti in una democrazia matura qual è quella italiana.
Io sarei orgoglioso del mio presidente del consiglio, finalmente libero da ogni presunta mania di persecuzione.
È consigliato male? E allora si liberi di coloro che la stampa definisce “falchi”. Nel suo partito ci sono eminenti costituzionalisti e uomini interregimi, chieda loro di starle vicini, lasci perdere i falsi profeti, che sempre hanno generato incomprensioni e conflitti. La nostra Italia non ha bisogno di odio né di … amore, ma di rispetto delle regole, di convivenza civile nel rispetto reciproco.
Se vuole avere l’appoggio dei suoi elettori, rinunci al mandato e misuri la consistenza dl suo carisma, attraverso lo strumento che la Costituzione le mette a disposizione: le elezioni anticipate.
Se le volete veramente potete ottenerle nel rispetto delle regole costituzionali.
Per evitare il conflitto istituzionale degeneri, per evitare che la contesa politica si trasformi in un tifo da stadio con tutto quello che vi è connesso, non basta più abbassare i toni, è necessario ormai che lei si veda per quello che è: un cittadino della Repubblica Italiana i cui diritti e doveri sono chiaramente espressi dalla Costituzione e non “il cittadino” super partes.

10 gennaio 2011

BENEDETTO XVI , IL GRANDE TEOLOGO!

Nel discorso d’inizio anno al Corpo diplomatico, papa Ratzinger è stato molto chiaro sia nelle richieste sia nelle condanne. Una sola mancanza: non concludere con la solita formula “sia anatema”, per chi, naturalmente, non si sottomettesse al volere di chi da venti secoli, a volte con ipocrisia, altre con violenza e mistificazioni di ogni sorta, ha ottenebrato le menti dell’umanità, con la pretesa dell’unica verità e dell’unico Dio e ha commesso ogni genere di misfatto al grido di “Dio lo vuole” … anche contro gli stessi cristiani come accadde con quella che fu definita “La crociata contro gli Albigesi”. La crociata ebbe luogo tra il 1209 e il 1229 e fu indetta dal papa Innocenzo III. Voglio ricordare, a Sua Santità, solo li massacro di Béziers per opera dei cattolici sotto il comando del legato pontificio Amaury. La strage colpì indiscriminatamente tutti i cittadini di Béziers – comportò la morte di circa 20.000 persone come si ricava da una lettera inviata dallo stesso al papa. A sottolineare la crudeltà del legato pontificio, il cronista Cesario di Heisterbach racconta che quando al legato fu chiesto come si potessero individuare gli eretici tra i rifugiati in una chiesa, rispose: “ Uccideteli tutti. Dio riconoscerà i suoi”. La Chiesa Cattolica ha chiesto la tolleranza fino all’Editto di Milano del 313. Dopo mostrò tutta la sua intransigenza distruggendo templi, bruciando libri (biblioteca di Alessandria), imponendo con la coercizione il suo credo e perseguitando fino alla morte i non cristiani che si rifiutarono di abiurare alla propria religione … centinaia di migliaia di morti. Allora, di quale libertà religiosa parla papa Ratzinger?

Quali minacce possono arrecare l’educazione sessuale e quella civile (così la chiama) impartita nelle scuole statali d’Europa? È senz’altro la paura del relativismo che attanaglia il papa e la gerarchia romana. Il relativismo non è una religione o meglio non è un’ideologia, ma è la ricerca individuale della verità, la consapevolezza della propria spiritualità senza verità precostituite, calate dall’alto e costellate da dogmi e tradizioni spesso illogiche e irreali. Il relativismo è il motore del progresso della storia e dell’anima. Non capisco perché lo Stato debba abdicare a un suo dovere di informare e formare i suoi cittadini, dando loro gli strumenti per una ricerca consapevole, nel rispetto di tutti i movimenti religiosi senza la pretesa di indicarne uno come vero e assoluto. E non capisco neppure perché i cittadini debbano rinunciare al diritto all’educazione laica, che non presuppone nessuna guerra di religione, ma determina la consapevolezza del confronto e dell’accettazione del diverso … anche in campo religioso. Rifletta, papa Ratzinger, sull’indebita intrusione nella formazione religiosa dei bambini, costretti a essere cattolici sin dalla scuola materna, dopo aver fatto violenza col battesimo, quando nel Vangelo si parla di un battesimo consapevole dopo l’acquisizione della fede. Perché le scuole coraniche sono da criticare e il catechismo deve essere permesso, anzi … imposto?



Afferma che in certi Paesi (quali? Sarebbe opportuno fare i nomi per capire) occidentali dove “si accorda una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza” e “la religione subisce una crescente emarginazione” e “si tende a considerare la religione come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante e si cerca con diversi mezzi di impedire con diversi mezzi di impedirne ogni influenza nella vita sociale”. Dove sta scritto che l’etica laica è inferiore all’etica predicata dalla Chiesa di Roma? Perché uno Stato democratico deve subire l’influenza delle religioni, anzi la sua ingerenza, come avviene in Italia? Lo Stato, ogni Stato, deve avere come obiettivo la costruzione di una società fondata sulla giustizia e sul benessere dell’uomo, tenendo conto della tolleranza religiosa e della pluralità delle opinioni, senza discriminare le minoranze per le loro diversità. Il diritto di ogni minoranza, in uno stato di diritto com’è lo stato democratico, è il diritto di ogni maggioranza di disporre della propria vita e del proprio modo di vivere. L’obiettore di coscienza, che è pure dipendente dello Stato, deve assicurare al cittadino che lo chiede di potere usufruire dell’applicazione della legge, come nel caso dell’aborto, un’ipocrisia usata per non perdere il sul potere … sul più debole, perché, di fatto, i benestanti, anche e soprattutto cattolici, vanno all’estero, come per l’inseminazione artificiale.
Il Papa è altresì preoccupato che certi Paesi dell’America Latina “rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica, non apprezzando il servizio che le comunità religiose offrono per l’educazione delle giovani generazioni”. Conclude esortando “tutti i governi a promuovere sistemi educativi che il diritto primordiale (?) delle famiglie a decidere circa l’educazione dei figli e che s’ispirino ai principi di sussidiarietà, fondamentale per organizzare una società giusta”.
Se gli Stati non apprezzano, una ragione ci deve essere ed è il fondamentalismo espresso dalla Chiesa di Roma. Non credo che i popoli dell’America Latina abbiano dimenticato le conversioni forzate operate dai sacerdoti che si servivano del braccio armato dei portoghesi e degli Spagnoli, come non hanno dimenticato la distruzione della loro cultura civile e religiosa. Quanti morti hanno causato il colonialismo e la conversione forzata in A. Latina nel segno della croce? Quante ricchezze sono state sottratte, quanto sfruttamento, quanta povertà ha generato? Fanno bene gli Stati a sottrarre l’educazione delle giovani generazione a “questa” Chiesa assetata di potere. Papa Ratzinger dimentica che di Italia nel mondo ce n’è una sola, servizievole e corrotta, pronta a dare ma a prendere molto in un intreccio di concessioni che prima o poi imploderà – si (nobis) di favent.
Il Papa parla come un capo di stato e, in effetti, lo è. Ma nella sua somma superbia pensa di essere al di sopra degli Stati. Se lo è perché non parla della rivolta del pane in Tunisia con la polizia che spara sulla folla affamata causando ben 50 morti? Perché non scomunica i mafiosi che tanto contribuiscono al degrado sociale taglieggiando e impoverendo i cittadini. E dei politici … perché non parla dei politici italiani … dei servizievoli politici italiani che tolgono alle strutture pubbliche per dare a una Chiesa già ricca di suo, alle sue scuole confessionali comprese le università cattoliche? Il principio della sussidiarietà– dove lo Stato non arriva, la Chiesa tende le mani … aperte - è un principio giusto, ma uno Stato serio costruisce strutture pubbliche e prepara personale idoneo. Le famiglie hanno il diritto di scegliere l’educazione dei figli … paghino il servizio a chi lo offre senza ricorrere allo Stato, al contributo di tutti gli altri cittadini, pur sapendo che delle scuole confessionale usufruiscono quelli che in gergo sono definiti i “figli di papa”. È proprio vero, piove sempre sul bagnato!

20 dicembre 2010

ORA GLI ARRESTI PREVENTIVI E DOPO?

Il sottosegretario Mantovani, ex AN, propone di estendere il Daspo (nato per i tifosi di calcio violenti) ai manifestanti – cioè per gli studenti che hanno annunciato una manifestazione in occasione dell’approvazione della riforma Gelmini – come limitazione di presenza. Subito la proposta esalta il ministro Maroni.
Intanto il sindaco di Roma Alemanno si dice sconcertato dall’azione della Magistratura, tanto che Il ministro della giustizia Alfano invia immediatamente i suoi ispettori (a far che, dato che non è un atto intimidatorio?).
Il capogruppo del Pdl al senato Gasparri propone l’arresto preventivo di noti facenti parte dei centri sociali di tutta Italia. Per chi non avesse capito, insiste rivolgendo un appello ai genitori di tenere a casa i figli perche “quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali fascisti”.
Un riferimento al ministro La Russa e il quadro è completo, direste.
Manca, invece, la voce autorevole del Presidente del Consiglio. Approva o non approva?
Chi tace acconsente – dice un vecchio detto - o reputa meglio restare in silenzio e aspettare gli eventi per esprimer tutto il suo rammarico o tutta la sua gioia, pronto a impossessarsi dell’esito della manifestazione se servirà alla sua immagine?
Al di là di ogni supposizione, legittima per capire cosa pensa il capo del governo elle dichiarazioni piuttosto forti, per non dire violente – perché anche le parole possono esprimere violenza – dei suoi ministri, come cittadino, desidererei che il “mio” presidente del consiglio esprimesse una chiara e netta posizione di condanna, ora e subito. E non solo!
Vista, infatti, la certezza della manifestazione, che sicuramente sarà molto numerosa, e considerati i motivi della protesta che si ripete da mesi, il capo del governo, avrebbe dovuto prendere in considerazione la possibilità di fermare l’approvazione della riforma per il tempo necessario ad ascoltare le ragioni degli studenti e degli operatori scolastici in merito alla riforma.
Una soluzione di buon senso e di disponibilità al dialogo, sicuramente apprezzata dai manifestanti, non sarebbe stata una sconfitta del governo ma un passo avanti verso il dialogo e il ritorno della serenità.
Le dichiarazioni sopraesposte vanno nella direzione opposta, come a cercare consapevolmente lo scontro. Cercare lo scontro non conviene a nessuno, né al governo né agli studenti, e un governo responsabile quanto meno non sarebbe entrato a gamba tesa.
L’augurio è che gli studenti non cadano nella trappola che è stata loro tesa. Il minimo accenno alla violenza sarà usato strumentalmente contro di loro. Gasparri e compagnia non aspettano che questo perché sanno che non è facile scoprire né isolare i “violenti di professione”, quelli che prima, in relazione a chi organizzava la manifestazione, erano definiti “infiltrati” – ora non esistono più, ci dicono.
Nei Paesi civili e di forti tradizioni democratiche il dissenso è una ricchezza della democrazia e i governanti, che ciò sanno, non fanno precipitare la protesta, non la criminalizzano ma la controllano, cercando di capirne le motivazioni.
La protesta più civile e pacifica spesso ha una forza tale da far cadere governi, specie se rappezzati e in crisi d’identità.

18 dicembre 2010

LA RUSSA SHOW: annozero può cominciare!

Il povero ministro, circondato da studenti violenti e “vigliacchi” e da ospiti “di sinistra” è caduto in un’imboscata crudele e vergognosa. L’impari confronto ha scatenato nel ministro una forte crisi d’identità, scatenando la sua proverbiale e alta retorica. Ci ha fatto capire, a noi telespettatori, cosa è “l’apologia di reato”, quando stare “zitto”, quanto tempo concedere alla controparte in un confronto, quando si può dare del “vigliacco” a una persona e come affermare l’orgoglio di essere stato fascista e di aver chiamato “rosse” le forze dell’ordine che oggi rappresenta e dalle quali è stato non solo contestato ma anche fischiato, se non erro la stessa mattina del voto di fiducia.
Lavoratori che protestano al mattino e difensori delle istituzioni al pomeriggio, qualunque sia il governo in carica. Questa è una lezione di responsabilità e un grande senso dell’appartenenza alla Repubblica, non a un governo.
La crisi d’identità del ministro deve preoccupare qualunque cittadino italiano, anche se elettore del Pdl. Non è una bella cosa vedere un proprio rappresentante arrivare a eccessi di quel genere, contestare e voler zittire, con una violenza verbale non pensabile in un rappresentante dello Stato, le ragioni degli studenti, invece di ascoltare e instaurare un dialogo civile. Ascoltare le ragioni degli altri, di quella parte che non è rappresentata in un’aula parlamentare, mentre si sta per approvare una riforma dell’Università che sarà determinante per il loro futuro, dovrebbe essere un atto di profonda responsabilità e di alto valore democratico.
Il popolo italiano ha dato a questo governo licenza di governare non licenza di imposizione. Riforme di tale portata vanno discusse a più voce e scritte a più mani.
Il passato che ritorna non sempre è buona cosa, specie se ammantato da nostalgia.

16 dicembre 2010

BONDI E L’ARROGANZA PERPETUA

Bondi scrive una lettera al Pd con la quale chiede che venga ritirata la mozione di sfiducia nei suoi confronti, “considerandola un atto parlamentare così spropositato”.
Uno pensa che un ministro che ha trovato la forza di chiedere al Pd il ritiro della mozione di sfiducia sia mosso da un minimo di umiltà. Basta, però, leggere la lettera per constatare tutto il contrario. Nemmeno in un momento così grave per la sua immagine, riesce, non solo a pensare ma nemmeno a esprimere un approccio di corretta modestia. Infatti, l’atto parlamentare per il ministro è “pretestuoso e dirompente sul piano umano e rappresenterebbe un’onta non per me che lo subisco ma per voi che lo proponete”. Poi accusa di acredine della sinistra nei suoi riguardi perché li ha lasciati per approdare in Forza Italia “per la consapevolezza dell’impossibilità di una evoluzione socialdemocratica del Pci”. Infine con un’ingenuità piena d’ipocrisia non si capacità che si possa chiedere la mozione di sfiducia per “i crolli avvenuti a Pompei” poiché “altri crolli sono avvenuti nel passato, e probabilmente (!) altri avverranno nel futuro, senza (ecco la ciliegina che esprime tutta l’arroganza e la supponenza di un ministro, espressione di un governo proiettato verso il culto della persona) che a nessuno passi per testa di chiedere le dimissioni del ministro …”.
Il ministro dovrebbe spiegare ai cittadini, mentre chiede loro di accettare i tagli come necessari per rafforzare l’economia, alcune sue scelte, come apprendiamo dai quotidiani, piuttosto discutibili, anche come casi umani, che sembrano ai nostri occhi inesperti degli sperperi:
- Vengono stanziati 400.000 euro per consegnare il premio “Action for women” all’attrice bulgara Michelle Bonev (chi?), arrivata con 40 (quaranta) connazionali al seguito. Forse per occupare due file della sala, arricchita dalla presenza della ministra Carfagna e del ministro Galan.
- Un posto al ministero per il figlio della compagna, l’onorevole del Pdl Emanuela Repetti.
- 25.000 euro dei fondi FUS (fondo unico per lo spettacolo) all’ex marito della compagna.
Poi sono stati stanziati per decreto 670.000 euro a Novi, dove il ministro ha trasferito la residenza, per lavori in due chiese; 285.000 euro per la compagnia teatrale di Mariano Anagni. Per carità tutto regolare, ma, visto i tagli alla cultura, il ministro potrebbe illustrarci, almeno come rispetto che si deve ai soci pagatori dello stipendio che percepisce, quali criteri usa nel destinare i residui fondi?
Spero che il Pd non ritiri la mozione di sfiducia, sia per un senso di coerenza e serietà, sia per l’uso negativo che il ministro ha fatto della delega.