28 novembre 2007
IL FAR WEST DEL PARLAMENTO ITALIANO
Il servizio peggiore al Paese, comunque, è dato dai gruppi che si formano nel corso della legislatura, quando abbandonano il partito dove sono stati eletti, mettendo in difficoltà la maggioranza, o per una questione di principi da rispettare o per una questione morale di coerenza.
L’ultimo partito (viene da ridere) è il Partito liberal-democratico fondato da Dini (già presidente del Consiglio) e Bordon (già…già tante cose….in tanti partiti) cui hanno aderito una o due unità (senatori) che come proposta politica predicano la liberazione del parlamento dalla riottosa e ingorda sinistra radicale. Ma ad oggi si sono solo distinti per i continui ricatti a Prodi, per le richieste più o meno ravvicinate di verifiche e per lugubri presagi di morte del governo.
Ora a me i due ricordano tanto due famosi personaggi creati da Bonelli, leggendari eroi giustizieri di un Far West in preda all’anarchia dove l’unica arma era la colt.
Per l’amor di Dio, non è il caso dei due, ma a me Bordon, forse per il nome che porta, ricorda Tex Willer e Dini, forse perché più vecchio, Kit Karson, alle prese con l’infido Mephisto (Prodi?).
Quanto ad essere definiti giustizieri ce ne manca. Però entrambi sono impavidi combattenti per il trionfo della giustizia e del buon comportamento, della crescita economica e della salvaguardia dei diritti…di chi quei diritti già ha, insomma del buon governo.
Queste sono le profonde convinzioni che hanno fatto nascere il Partito liberal-democratico, non l’egoismo personale, non la ricerca di un posto sicuro in un futuro incerto, non “il tanto meglio tanto peggio”, ma una leale aderenza ai cittadini che li hanno votati.
“Né votati né eletti”, mi fa notare il mio amico, sempre vigile e attento alle minuzie.
“Cosa vuoi che cambi se sono stati indicati, pardon, inseriti al posto giusto nella lista degli eletti da un partito cui avevano aderito?”
“Si sono chiesti, questi galantuomini, se sarebbero stati eletti sa avessero corso da soli?”, incalza.
“ I tuoi sono discorsi demagogici atti a gettare discredito sui politici e sulle istituzioni”, ribatto.
“Questi sono dei ricattatori che aspettano il migliore offerente e a prova di ciò, ecco quanto dichiara il già banchiere Dini: “Il governo è appeso a un filo, quindi non so quando possa cadere”. “E’ un governo tassa e spendi…con questa politica crescerà meno degli altri…”. “Noi abbiamo detto che bisogna lavorare per superare il quadro politico attuale, cioè oggi al senato il governo non ha una maggioranza politica”. “Prodi andrà avanti fino a quando non ci sarà il voto contrario…e può accadere in qualsiasi momento”.
“Hai ragione. Mi sembra di sentire Bonaiuti o Cesa o La Russa. Le stesse parole, gli stessi tempi, lo stesso disinteresse, lo stesso protagonismo. Tutto a vantaggio dei cittadini…s’intende! Restiamo, quindi, in attesa della tempistica di Dini e che il filo resista!”
20 novembre 2007
L’UNTO E IL CAMBIO DI STRATEGIA
E’ stata pubblicata nel 1818, ma potrebbe essere stata pubblicata ieri o stamattina. Oppure è una profezia, ciclicamente determinata e facile da determinare anche ad un poeta!
Il teatruccio (nuovo conio, come le rutelliane alleanze) della politica nei scorsi giorni si è sbizzarrito, dando il meglio di sé. Relativamente a “teatruccio”, s’intende!
Maggioranza e opposizione hanno fatto di tutto per confondere i cittadini che ancora credono nella politica: tentativi di acquisto, passaggi gratuiti da una coalizione all’altra, nascita di nuovi partiti, dichiarazioni per gli addetti ai lavori, minacce più o meno esplicite, richieste di nuovi assetti, porte chiuse che lasciano uno spiraglio o spiragli che lasciano le porte chiuse, proclami, posizionamenti….spallate che lasciano le spalle lussate, e coalizioni inossidabili vicini al collasso.
Ma, come sempre, chi ha rubato la scena è sempre lui, l’unto, l’uomo della provvidenza (per Fini sicuramente) che, con sorrisi a tutta guancia, passa da una dichiarazione all’altra, la seconda opposta alla prima e così …dicendo.
Ma come, si chiede lo stordito (inebetito, per il grande comunicatore) elettore forzista, il “Proclama di Montecatini (11/11/07)” non aveva sancito una netta chiusura alla proposta si dialogo su una nuova legge elettorale? “Non ci sono i tempi per una nuova legge elettorale” e poi la legge elettorale, aveva previsto sarà la tomba di Prodi (“Alcuni senatori del centro sinistra continuano a dirmi in privato che non voteranno la legge finanziaria”…ergo…): uno statista senza tempo e, per di più, credulone, che fonda la sua strategia su confessioni di avversari politici e su possibili misfatti diniani ( ma una volta non era rimasto bruciato?)!
Eppure, il “suo” popolo e non solo domenica lo ha gratificato con un plebiscito (mi vien da ridere!): via questo governo, nuove elezioni subito!
Così il leader unicum, interpretando la volontà…recondita del “suo” popolo ha annunciato la fine di Forza Italia, nascita di un muovo partito (partito del popolo delle libertà?) e …il cambio di strategia: “Se la maggioranza avanzerà proposte o dirà sì alle nostre, saremo (pluralis maiestatis, come le antiche Maestà) lieti…”.
“Ma non è coerente, interviene il mio amico, io lo abbandonerei a sé stesso…cambiare del tutto…”
Ma che cosa è la coerenza, se non un modo di condurre la propria vita senza contraddizioni e conformemente al proprio pensiero?
E quali contraddizioni vede nei suoi comportamenti un personaggio abituato alle contraddizioni, alle smentite ?
Si può affermare, quindi, che la sua coerenza è determinata proprio dalle sue contraddizioni: non sarebbe più l’unicus.
14 novembre 2007
UNO STATISTA SUI GENERIS
Un ritornello che accompagna l’attuale governo sin dal giorno del suo insediamento. Così, Berlusconi con tutte le spallate che ha dato avrà la clavicola ormai slogata e la mente ottenebrata, dato che non ha prodotto ad oggi una proposta politica alternativa ad una qualsiasi proposta governativa.
A Montecatini, come si apprende dalle cronache giornalistiche, il Cavaliere ha pronunciato un no secco a qualsiasi richiesta di dialogo sulla riforma elettorale, mostrando una mancanza di senso dello stato assoluta nonché un’assenza del concetto di democrazia parlamentare fondata sulla legittimazione dell’avversario politico e sul confronto costruttivo.
Per di più la legge elettorale deve rappresentare la sintesi condivisa di una o più proposte che tutti alla fine faranno propria e che, salvo lievi correttivi che si renderanno necessari, non deve essere modificata al cambio d’ogni governo, ma deve accompagnare il susseguirsi di più legislature, senza creare sconcerto e confusione tra gli elettori.
Affermando che la proposta Veltroni cancellerebbe la “conquista del bipolarismo”, Berlusconi. sembra disconoscere che il bipolarismo all’italiana ha portato all’attuale ingovernabilità e alla creazione di piccoli partiti, per lo più familiari o personali, che per necessità hanno formato due aggregazioni, Casa e Unione, disomogenee e litigiose.
Ma forse la ragione del rifiuto e un’altra: “andare al voto con la legge vigente, senza rinunciare al premio di maggioranza”. Un parlamento militarizzato, agli ordini del leader, è il sogno di Berlusconi che non riesce a vedere vie di mezzo: o con me o contro di me.
Il dialogo sarà possibile solo se “le urne non daranno a una parte politica la maggioranza”. Fare, cioè, di necessità virtù.
E se la campagna acquisti gli darebbe ragione, allora la spallata avrebbe successo.
Non c’è che dire, la sfera di cristallo prima o dopo, anche se molto dopo, risponderebbe alle speranze. E sarebbe un triste giorno!
04 novembre 2007
SCIACALLAGIO POLITICO
Così, grazie (?) all’assordante fracasso della stampa e dei notiziari TV, si sta creando un clima di caccia alle streghe, come se l’unico problema, il vero problema, da cui tuti gli altri dipendono, sia dato dalla presenza dei rom: risolto il quale, come per incanto, si risolveranno i problemi della giustizia, della sanità, dei trasporti, dei salari, delle pensioni e… della mediocrità politica.
E’ ovvio che tale stato di degrado e di insicurezza, per l’on. Fini e i suoi alleati, è opera del centro sinistra che da quando governa non ha saputo legiferare provvedimenti adeguati per la sicurezza pubblica.
Non capisco perché Fini oggi grida allo scandalo e inveisce contro il governo per i mancati provvedimenti, quando dimentica che ieri (cioè fino al maggio 2006), nel governo presieduto da Berlusconi, non solo era ministro degli esteri ma anche vice ministro e il suo partitto rappresentava la seconda forza della coalizione.
Almeno questo sgangherato governo pochi giorni prima del delitto aveva presentato il pacchetto sicurezza, mentre il “suo” si era distinto per proclami e “fuochi d’artificio”.
Così, ecco il “nostro” sfidare la pioggia e visitare il luogo del fattaccio e portare conorto al marito della vittima, strumenti, la prima innocente, il secondo inconsapevole di una grave strumentalizzazione politica: il dolore violentato al servizio della politica.
Questi politici cercano il consenso sfruttando ogni disgazia ma, inbelli e presidenzialisti, sono incapaci di proposta e di confronto, chiusi nella loro presunzione e ipocrisia.
Il fatto è che pur di parlare, pur di esserci, non capiscono, e in ciò sono in compagnia dei media (quotidiani e notiziari TV e altro), fino a quando possono tirare la corda senza che l’intolleranza si trasformi in violenza, in squadrismo (mentre scrivo si ha notizia di raid punitivi…come volevasi dimostrare).
Uno statista, quale Fini l’incompiuto, alla luce dei risultati del suo intervento, farebbe meglio a interessarsi di più dei molto destabilizzanti delitti di mafia, l’ultimo mercoledì scorso a Borgetto (PA).
O crede anche lui che la mafia “non esiste” o pensa che il governo che sosteneva l’abbia sgominata…o forse è meglio mostrare i denti ai deboli e il sorriso ai potenti?
24 ottobre 2007
SE QUESTO E’…UN MINISTRO
Titolo: Se questo è un ministro
Genere: tragedia…ma anche farsa (dipende dai punti di vista)
Protagonisti in ordine d’occupazione della scena:
- Mastella, ministro di grazia e giustizia, iscritto sul registro degli indagati
- Di Pietro, ministro delle infrastrutture
- De Magistris, giudice dell’inchiesta Why-not
- Favi, procuratore generale facente funzioni; firma il decreto di avocazione
- Prodi, presidente del consiglio
- CSM (consiglio superiore della magistratura)
- Tifosi: vari ministri, numerosi parlamentari, giornalisti
Co-protagonisti: ispettori del ministero, talpe, procuratori
Luoghi del mis-fatto (sceneggiata): i più vari (Tribunale di Catanzaro, Ministero della giustizia, Palazzo dei marescialli, Consiglio dei ministri, vari studi televisivi…)
Basterebbe questa locandina per uno spettacolo, forse tragi-comico, di grande successo, specie se dato a Broadway, ma, purtroppo, siamo in Italia e l’irreale, il fantastico della fiction diventa cruda realtà.
I palazzi delle istituzioni e gli studi televisivi diventano palcoscenici dove attori consumati (come i cerini, s’intende!) si esibiscono incuranti del male che fanno a loro stessi e alla politica, in ciò aiutati da numerosi fans, rinomate firme dell’informazione, esponenti di spicco (spiccassero davvero il volo verso altri lidi!) di partiti e movimenti.
Una regia sapiente che fa sì che si decada dal serio (i fatti veri) al comico; i protagonisti diventano clown mentre la platea applaude alle “battute” dell’uno e dell’altro.
Il dramma arriva quando si ripone il giornale o si spegne il televisore: la “platea”, prima inebriata dalla bravura (vis comica) degli attori, ritorna alla realtà e gli attori, tolta la maschera (come nelle tragedie greche), ritornano i miseri protagonisti della locandina.
Allora, ai cittadini vengono in mente tutti i sotterfugi, tutte le manchevolezze, tutte le miserie dei nostrani politici, molto autoreferenti e poco disposti al confronto democratico, che mimetizzano i loro privilegi e le loro mancanze dietro il cosiddetto garantismo, fatto di leggi e regolamenti ad hoc che non valgono per i comuni cittadini e che li mettono al sicuro da ogni ”curiosità”.
La separazione dei tre poteri sui quali si fonda ogni stato democratico spesso viene misconosciuta, in buonafede o per ignoranza…s’intende.
Se, prima del giuramento, ai neo-onorevoli si chiedesse la conoscenza dei principi fondanti della democrazia e della nostra Costituzione in particolare?“Ma sarebbe una perdita di tempo, interviene il mio amico, a quell’età….”.
20 ottobre 2007
I COSTI DELLA POLITICA: LE FORBICI “AZZANNATE” (senza filo)
Il numero dei consiglieri rimarrà invariato ma, è questo il topolino partorito, le indennità forfetarie saranno sostituite dal gettone di presenza. In tal modo avremo, escludendo le feste e le vacanze estive, un consiglio comunale permanente, come esercizio democratico, s’intende!
Saranno solo 80 e non 250 le Comunità montane cancellate. Non serviranno più criteri altimetrici per la costituzione di nuove Unioni, così si chiameranno, saranno necessari almeno sette comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti, come dire che molti comuni usciranno dalla porta per rientrare dalla finestra. Clientele politiche, appannaggi, prebende….a ciascuno il suo…ora e sempre.
Dulcis in fundo, l’ICI. Non ci sarà più il tetto di 50.000 € annui per usufruire delle detrazioni sulla prima casa. In compenso non godranno del beneficio le case di lusso (cat. A1) e le ville.
Un sospiro di sollievo per i poveri evasori e quei poveri paperoni che, loro malgrado, abitano la casa di categoria A2. Niente timori, ben presto si metterà mano al catasto. I ricchi ritorneranno ricchi e gli altri saranno ricchi…sulla carta.
Per i Comuni che vedranno scomparire gran parte delle loro entrate, niente paura. Potranno ricorrere, come stabilito dalla finanziaria precedente, alla tassa di scopo.
Non è un complemento ma…una tassa allo scopo di…
Quindi, continua il mio amico,…complemento di fine…
Si! Fine della politica, fine della speranza e, forse, fine di una classe politica imbelle, piena di boria, litigiosa e incapace di andare al di là del proprio naso.
16 ottobre 2007
ALLARME MUTUI: IL GOVERNO STA A GUARDARE
Stando alle stime dell’Adusbef, le esecuzioni immobiliari e i pignoramenti dovrebbero aumentare del 19%, in quanto le famiglie italiane (1,9 milioni) fanno fatica o non riescono a pagare le rate di mutuo,.
Le cause di un tale evento, che non è certamente fisiologico, possiamo farle risalire al mondo della finanza in genere e al sistema bancario italiano, il peggiore in Europa nel rapporto di fiducia con l’utente, in particolare.
L’estrema ingordigia della finanza ha dato credito, negli USA, ma non solo, ai mutui subprime (concessioni di denaro a soggetti privi chiaramente di risorse per mantenere gli impegni assunti) che hanno arricchito gli agenti promotori e le banche interessate, formando quella bolla che poi, a forza di essere gonfiata, è esplosa, coinvolgendo anche gli utenti virtuosi che stanno ripianando, con l’aumento delle rate, le perdite annunciate.
La BCE ha nell’ultimo anno e mezzo aumentato i tassi (euribor), per cui molte famiglie, la maggior parte composte da giovani, non sono più nelle condizioni di pagare le rate di mutuo.
Ciò diventa un dramma per una famiglia appena costituita, creando instabilità e mancanza di serenità, che quasi sempre arriva a coinvolgere le famiglie dei due coniugi spesso alle prese con problemi di altra natura.
Sicuramente il problema non è solo italiano, è la linea di difesa delle nostre banche.
Ma, mentre in Europa, proprio grazie alle banche che hanno offerto ai loro utenti una buona consulenza, il 50% dei mutui è a tasso fisso, in Italia il tasso fisso riguarda solo il 9% dei mutui.
Ogni commento sulle “nostre” banche è superfluo, come è superfluo aspettarsi dal governo una presa di posizione perentoria nei loro confronti per recuperare le situazione di disagio in cui versano 1,9 milioni di famiglie e il conseguente malcontento sociale che sbocca sicuramente in quei fenomeni che politici e giornalisti compiacenti chiamano antipolitica.
Al cittadino comune, a quello che vive di salario, sempre più spesso lavoratore precario, non interessa la disputa sul PD o sui lavavetri, interessa poter portare avanti la famiglia che ha formato e vedere crescere i figli in un contesto lavorativo e abitativo stabile.
Le banche sono le uniche aziende in attivo dell’azienda Italia…ci sarà pure un motivo!
Il governo non può più ignorare il grave problema, deve intervenire e dare certezze ai cittadini che, precari o salariati, sono quelli che, in un Paese di evasori, sicuramente pagano le tasse.
09 ottobre 2007
POVERO MASTELLA: COAGULO DI TUTTI I MALI DELLA POLITICA
Ma, dico, come si fa a processare un ministro della Repubblica sulle piazze italiane se le uniche piazze che frequenta sono quelle televisive (Porta a porta, Ballarò, Anno zero…)?
E poi, su quali capi d’accusa? L’avere firmato l’indulto, l’avere chiesto il trasferimento del pm De Magistris e del procuratore Lombardo, l’averci messi in guardia dal rischio terrorismo, l’avere notato una spinta anticlericale nel paese o, infine, l’aver chiesto le dimissioni del cda della RAI?
Ma non scherziamo. Come ministro di competenza può chiedere al CSM il trasferimento dei magistrati che nel corso di indagini hanno avuto un comportamento deontologico scorretto; come politico componente del governo in carica avrà avuto buone ragioni, forse in possesso di informazioni segrete, per temere una rinascita del terrorismo e dell’anticlericalismo; come profondo democratico sente il bisogno di un’informazione libera dai partiti e finalmente autonoma.
Dobbiamo, quindi, stare attenti a non assumere atteggiamenti o comportamenti demagogici e qualunquisti che possono portare alla deriva lo stato di diritto e vigilare sulle sorti della democrazia…cristiana (stando alle cosiddette radici cristiane dell’Europa e a maggior ragione dell’Italia), continuamente minata da esternazioni di politici irresponsabili e populisti.
Penso che almeno una volta ognuno di noi abbia mangiato la marmellata o sia scivolato….
- Ma fammi il piacere, interviene il mio amico, c’è gente che di marmellata ne ha mangiato tanta e di scivolate…di più.
In fondo procura più danni al Paese un qualunque ministro dell’economia che un ministro di giustizia che si è solo fatto interprete di un malcontento popolare (carceri sovraffollate, condanne spesso ingiuste, prescrizioni non arrivate in tempo, giudici troppo rigidi e di colore acceso…) e ha redatto la legina sull’indulto, votata con soddisfazione da ampia parte dell’opposizione..Previti compreso.
- Si. Però chiedere il trasferimento del pm De Magistris solo perché oltre al nome di Prodi è emerso il suo…?
Queste sono illazioni. Gli ispettori che Mastella ha mandato hanno potuto verificare delle inadempienze, forse formali e non sempre sostanziali, ma pur sempre inadempienze gravi (avete dimenticato il giudice di cassazione Carnevale), per cui è stato doveroso chiederne il trasferimento. Se non l’avesse fatto i soliti garantisti l’avrebbero messo in croce. FI il partito più garantista di tutti non lo avrebbe perdonato.
- Vogliamo forse dimenticare la spinta anticlericale che monta nel Paese con l’assurda proposta di legge sui Dico, per fortuna accantonata, o con la presa di posizione dell’Europa dell’ICI non pagata sugli immobili non adibiti a culto ( si dice che il patrimonio immobiliare della Chiesa rappresenta il 22% dell’intero patrimonio immobiliare italiano) o con la pretesa che il Papa o un suo stretto collaboratore non appaiano almeno una volta al giorno nei nostri telegiornali per esternare le loro posizioni sui vari aspetti della politica …sociale, come farebbe un qualsiasi governo che avesse in cuore il benessere dei suoi sudditi?
Certo, su questo aspetto hai ragione. Due Concordati non sono bastati per definire con certezza i limiti delle interferenze, viste come limitazione al pensiero assoluto, espressione massima del diritto naturale su cui si fonda la verità…che sia rivelata o no è un’altra cosa.
- Ma è giusto che un’informazione di parte metta alla gogna la classe politica italiana e un ministro in particolare, facendo solo anti-informazione, diffondendo così i semi del terrorismo come se tutti mali dell’Italia siano imputabile a loro che altro non sono, come afferma Prodi, che lo specchio della società?
Il libro inchiesta “La casta”, il fenomeno del grilliamo, le proteste verso presunti privilegi di una classe politica sempre più autoreferente e sempre più chiusa nella sua torre d’avorio, le reazioni incontrollate dei tanti, i conflitti sempre più numerosi tra le istituzione, esprimono sicuramente un malessere cui paradossalmente la stessa classe politica sotto esame deve porre rimedio nel più breve tempo possibile per evitare che il Paese precipiti nell’anarchia, ricordando che la politica, il governare, è servizio, tra l’atro, oggi, ben retribuito.
20 settembre 2007
IL VENDITORE DI COMPLOTTI di Curzio Maltese e IL PIFFERAIO MAGICO
Non voglio difendere Grillo, lo sa fare meglio di me, ma voglio fare alcune considerazioni poiché l’articolo suona come un’assoluzione di una classe politica arrogante e inefficiente il cui unico vero impegno consiste nel creare attorno a sé una rete legale di protezioni che assicura loro impunità verso ogni forma d’illecito o comportamento indegno.
Tutto ciò, tra l’altro, emerge chiaramente nel libro di Rizzo e Stella “La casta”.
Anche loro sono venditori di complotti, fautori dell’antipolitica, qualunquisti e populisti?
Afferma Maltese che “la prima proposta, il divieto di candidare alle elezioni condannati in primo grado (ricordo che la proposta riguarda anche i condannati in via definitiva, in secondo grado e quelli in attesa di giudizio), rappresenta una resa avvilente della democrazia”.
Una tale legge sarebbe, infatti, una resa avvilente della democrazia, ma è più avvilente vedere legiferare in parlamento con arroganza e prosopopea dei pregiudicati che, nel caso degli onorevoli Pomicino e Vito, partecipano addirittura alla commissione antimafia.
E’ vero che alcuni reati non possono precludere il parlamento, ma sta al legislatore dare la giusta dimensione alla legge e affrettarsi a legiferare in proposito..
“Dovrebbe bastare la libera volontà del popolo ad impedire che dei criminali siano eletti”. E’ un assioma valido in una democrazia matura e osservante delle regole, ma in Italia, e Maltese lo sa bene, la democrazia, specie ai livelli alti, è un’altra cosa, mortificata da ciò che avviene nei “palazzi del potere”.
Ma come può il popolo esercitare la sua libera volontà se gli vengono propinate, per legge (una maglia delle rete), le liste bloccate (retaggio di regime), impedendogli così di esercitare, attraverso il voto di preferenza, la sovranità come prevede la costituzione (art. 1, comma 2).
E’ demagogico, invece, affermare che “quando c’erano le preferenze…spesso ha vinto Barabba…”
Potremmo paradossalmente affermare, stando alle sue affermazioni, che era la conseguenza della”libera volontà del popolo”.
“Se gli italiani continuano ad eleggere certa gente, la colpa non può essere sempre dei partiti”.
Allora mi chiedo: chi ha approvato in parlamento il “porcellum”? I cittadini o i parlamentari?
Non prendiamoci in giro! Sappiamo tutti che i partiti ormai sono delle SpA che difendono i loro interessi diffusi (basta pensare al rimborso elettorale: scandaloso!) invadendo tutti i gangli dalla società, dal più piccolo al più grande CdA, dalla sanità ai tanti consorzi, dai trasporti ai servizi….
Esempio: se non voglio votare Previti ma sono sostenitore di FI, o la moglie di Fassino e sono sostenitore dei DS…sto a casa o cambio convinzione politica? Mi vien da …piangere.
“O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”, recita un vecchio adagio.
Ma è ora che il popolo rifiuti di mangiare la minestra e rivendichi la partecipazione più completa alla vita pubblica, pretendendo che i partiti si ritirino da quelli che credono essere i loro campi d’intervento e si limitino a raccogliere le istanze dei cittadini e legiferare a tale scopo.
Conclude Maltese: “Ma l’etica pubblica è un patto fra cittadini che non s’inventa con uno slogan o una trovata”. Ma che cos’è il patto tra cittadini se non la Carta Costituzionale? Perché non viene applicata nella sua interezza? E se non è abbastanza moderna, perché non si apportano le giuste modifiche? E l’informazione perché con il coraggio non si fa portatrice di valori senza aspettare il “venditore di complotti”, prima che arrivi un qualsiasi “pifferaio magico”?
09 settembre 2007
EMILIO MARRESE DEMONIZZA BEPPE GRILLO: GRAZIE!
E. Marrese, noto giornalista del quotidiano “la Repubblica”, nel suo articolo sul supplemento del “Venerdì” del sette scorso ci mette in guardia dalla demagogia profusa a piene mani dal “socio-comico “ e “guru” Beppe Grillo.
Dall’articolo emerge un'immagine non proprio esaltante del “disincantatore” che viene indicato come qualunquista (“le sue invettive sconfinano nel qualunquismo”) a rischio di delirio di onnipotenza che “da quasi comunista (colpa o vergogna?) ” diventa “luogo-comunista”, come quello che vuol prenderne il posto.
Si viene, quindi, a sapere che è stato condannato ad un anno e due mesi per omicidio colposo (incidente stradale), che possiede due ville di cui una con impianto fotovoltaico che gli permette di vendere l’energia residua all’ENEL (chiunque ha un impianto simile deve cedere all’ENEL l’energia residua), che “colui che lancia anatemi contro gli evasori ha approfittato del condono tombale di Tremonti”, che è tirchio e “si dimentica di pagar chi lavora per lui”, che “abitava nello stesso palazzo del serial killer Donato Bilancia e frequentavano la stessa compagnia (?) …, che “qualche ingenuo rimane stupito dei prezzi delle sue esibizioni (ma come predica a pagamento), che aveva Ferrari e yacht.
Grazie dottor Marrese, grazie per averci aperto gli occhi su questo “demagogo”, come lei lo chiama.
Ma che vuole, come potevamo noi miseri mortali, sapere tutto questo! Pensavamo ingenuamente che i demagoghi in Italia fossero altri: molti politici e alcuni giornalisti smaliziati, entrambi le categorie bravi a vendere fumo e a conservare la carne.
Lei sostiene che Grillo ha buon gioco nelle sue invettive perché “gli italiani (al suo posto avrei usato la lettera maiuscola…ma forse la minuscola è stata usata con molta accortezza considerando quanto segue…) non aspettano altro che essere trattati da povere vittime del sistema”.
Onore a Grillo che ha capito l’antifona, ma….mi scusi, non lo dice lei stesso che nonostante “qualche bufala” (quale mortale non ne prende mai almeno una?) lancia sacrosanti messaggi, che ha anticipato mani pulite, il crac parmalat, le inchieste contro telecom o Fazio…?
Penso, deve convenirne, che “il demagogo più divertente d’Italia” per avere un tale seguito e una tale considerazione internazionale qualche verità scomoda la dice e gli Italiani, che poi così scemi non sono, sono più consapevoli di quanti politici e giornalisti credano, vedono in Grillo colui che può riuscire ad intaccare lo smisurato potere accumulato dalla “casta”; combattere le malefatte del potere politico sperando che uniti attorno ad un socio-comico possano creare un movimento di consapevoli che riporti il Paese nei binari giusti di una vera democrazia (è utopia, ma l’utopia ha il potere di muovere la storia).
Ed è molto grave che uomini di cultura che si dicono indipendenti confondono l’antipolitica con la presa di coscienza dei cittadini del proprio stato di sudditti e dei molti privilegi dei politici e di quanti girano loro attorno. Basta leggere il libro dei suoi colleghi del “Corriere della sera”.
E mi creda, l’antipolitica non la fa chi denuncia la crisi del sistema politico italiano ma quei politici che vivono lontano dalla gente e che hanno costruito attorno a loro una rete di protezione che si avvale di tutte le garanzie che offre il sistema democratico.
Ma quale scandalo sarebbe la nascita di un partito con Grillo, Travaglio, Fo e Beha?
Non mi sembra che qualcuno abbia mosso contestazione al movimento parapolitico di Pezzotta!
Forse siamo abituati alla solita politica da teatro e la novità, qualunque essa sia e da qualsiasi parte venga ci fa paura, perché mette in discussione le nostre sicurezze. E così ci contentiamo di vivere nella precarietà e senza una prospettiva di futuro dignitoso per i nostri figli.
Grazie, dottor Marrese, di tutte le mini e complete biografie dei principali politici italiani che settimanalmente ci offrirà. Ma, soprattutto, la ringrazio perché mi ha fatto capire cosa significa la vera libertà nell’informazione. Non è che le salta in mente di fondare l’F.I. (Forza informazione)?