21 aprile 2007

IL SALVATORE DELLA PATRIA

Novello Cincinnato, Berlusconi, chiamato, risponde. Ma solo per amor di patria perché non vuole creare problemi…anche se, come ha affermato Confalonieri, “è evidente che c’è un interesse”.
Siamo alla farsa, alla circonvenzione d’incapaci (gli italiani ciglioni), al trionfo della furbizia policroma, dall’azzurro al viola e dal rosso al rosa fino al bianco…sporco di nero.
Berlusconi prima considerato il nemico della patria ne diventa il salvatore e la sua modestia, proverbiale, lo porta a dichiarare: “Siamo stati chiamati a difendere l’italianità di Telecom. Ma non vogliamo comandare. Si tratta di generosità patriottica, ma se ci fossero problemi, mollo tutto”.
Non è il solito Berlusconi che parla: tanta umiltà, questo suo essere spinto a entrare, il non voler creare problemi… E i due maggiori partiti della maggioranza governativa nicchiano - o gongolano? - di sicuro si sono defilati fino a far dire a Berlusconi di sentire “un clima politico meno ostile verso di noi”.
Ma quale conflitto d’interessi, è stata una moda e come tutte le mode è passata. Ora occorre rimboccarsi le maniche, lavorare per la continuità e smetterla di fustigare i nostri bravi imprenditori.
Ma bisogna capire! DS e Margherita sono alle prese con i congressi e la nascita del Partito Democratico e “a queste cose sono morti e sotterrati “. E poi, un paese di tifosi di calcio tifa per la propria nazionale, comunque sia andando la partita. Forza Italia! Forza Italia!
Questa vicenda, comunque si concluderà, avvicinerà moltissimi italiani alla politica!

TELECOM E ILVECCHIO CONFLITTO D’INTERESSE

La vicenda telecom, sin dal suo nascere, primo ministro D’Alema, è una miniera inesauribile di ogni forma di degrado dell’economia e della politica italiana.
C’e di tutto: dal gioco elle scatole cinesi allo spionaggio, dalla speculazione economico-finanziaria alla politica, dallo sperpero di una risorsa all’arricchimento sconsiderato di chi l’amministra…
Ora arriva anche il conflitto d’interesse e diventa molto più evidente la commistione tra politica, impresa e banche (vorrei capire, circa la presenza delle banche nelle aziende - non dovrebbero essere a capitale privato? - che cosa è il patto di sindacato e quale potere di indirizzo esercita).
Durante tutta la passata legislatura, l’attuale governo, allora opposizione, fece del conflitto d’interesse e delle conseguenti leggi ad personam la punta di diamante della sua propaganda politica, prima, e della campagna elettorale, dopo.
Ad oggi, né le leggi ad personam sono state rimosse né il problema istituzionale (in quanto non riguarda solo Berlusconi) del conflitto d’interesse è stato risolto (abbiamo ancora la legge Frattini…meno male!). Il popolo di centro sinistra ha di che andare fiero!
Così, dopo il ritiro di At&t, prende consistenza la possibilità, non molto remota, che la cordata Mediaste (Berlusconi) – Immsi (Colaninno) – Edizione Holding (Benetton), con il beneplacito di Mediobanca, possa sostituire Tronchetti Provera, salvando l’italianità dell’azienda (balle!), ma dimenticando il punto fermo di ogni democrazia: evitare la commistione tra affari, informazione e politica. Il già presidente Berlusconi, attuale leader dell’opposizione e presunto (certo per lui) candidato premier, oltre a possedere, direttamente o indirettamente, tre reti TV, quotidiani, settimanali, case editrici, avrà anche Telecom con buona pace… della nostra già sgangherata democrazia.
Se malauguratamente ciò si avverasse, ci sono tutte le premesse (legge elettorale, Legge Gentiloni), i nostri campioni al governo esalterebbero l’italianità ritrovata e l’atteggiamento bipartisan dimostrato dal parlamento (i pochi dissociati saranno additare al pubblico ludibrio, oltre la missione in Afghanistan). Vespa, Mentana, Floris, Ferrara, Fede…avrebbero il loro da fare, faticoso ma gratificante. Finalmente qualcosa di nuovo nella stanca politica italiana, buon viatico per un futuro all’altezza dell’Europa. Molti non condividono, io sono tra questi, e scriveranno, invieranno fax, sottoscriveranno manifesti, forse scenderanno in piazza…ma metteranno solo , ancora una volta, il dito sulla piaga che, come sempre, si rimarginerà subito…anche col nostro concorso.
In fondo, siamo un popolo ottimista.“Allegria allegria” era il motto di un noto presentatore italiano!

L’ITALIETTA DEI POITICI PICCOLI PICCOLI

Non passa giorno che i cittadini italiani non vengono vilipesi e umiliati da omini deliranti capaci solo, nella stragrande maggiorana, di arraffare privilegi che ai loro “datori di lavoro” sono preclusi per quelle buone ragioni che loro stessi declamano a voce alta e sicura nelle trasmissioni televisive o radiofoniche cui partecipano: è il caso della salvaguardia delle loro convivenze o del loro diritto di cumulo tra pensione maturata, stipendio e indennità parlamentare.
Questi omini deliranti sono i parlamentari italiani delle “due opposizioni”, quelli che ci hanno fatto votare col porcellum, espropriandoci del diritto alla sovranità, quelli che svendono il patrimonio pubblico, quelli che continuano a progettare autostrade…per uno sviluppo sostenibile, quelli che riformeranno le pensioni, quelli che hanno inventato il lavoro precario, quelli che non vedono gli scandali e le appropriazioni indebite, quelli che siedono in parlamento anche se condannati in via definitiva o sui quali pendono indagini o processi, quelli i cui reati sono stati trascritti per decorrenza dei termini, quelli che trasformano le aule del parlamento in mercati rionali dove a tutto si assiste purché alla politica…
Ancora una volta, questi politicanti da teatro di quartiere hanno trasformato un episodio di politica estera, quale il decreto che rifinanzia le missioni italiane all’estero, in un assalto alla diligenza, nell’ulteriore spallata che avrebbe dovuto sbriciolare il governo Prodi al grido che “gli italiani lo vogliono”.
Al di là delle evidenti contraddizioni ( FI, Lega e AN sei giorni prima alla Camera avevano votato lo stesso decreto; il governo Berlusconi mandò le truppe sia in Iraq in soccorso all’amico Bush che in Afghanistan sotto patrocinio NATO; ha sempre votato a favore delle missioni anche quando avrebbe potuto votare contro, vedi Kosovo), quello che rimane della CdL ha mostrato un atteggiamento strumentale e irresponsabile, del tutto privo di senso dello stato.
Se l’obiettivo dei tre della Casa (Berrlusconi, Bossi, Fini) è far cadere Prodi, allora devono avere una proposta alternativa di politica estera che sicuramente non è il mancato finanziamento delle missioni comunque camuffato.
Fare affidamento sui numeri in occasioni come queste in cui è in ballo la credibilità internazionale dell’Italia è sciacallaggio politico che, nel caso fosse riuscito, avrebbe portato il paese nel caos, trascinando per effetto domino anche i loro partiti.
Purtroppo, è un film che vedremo spesso al Senato: i soliti attori-comparse, il solito copione (maggioranza politica, voti dei senatori a vita, malattie, pianisti…). La solita Italietta!

COLOGNO: IL BILANCIO

Sfogliando, da cittadino non addetto ai lavori, il bilancio elaborato dalla Giunta, ho notato come l’aliquota ICI per la prima casa sia stata abbassata - dal 4,5 al 4 per mille – mentre l’addizionale IRPEF è stata aumentata – dallo 0,50 allo 0,65 per mille.
Ciò per le casse comunali comporta un’entrata di 790.000 euro, in quanto a un minor ricavo dovuto all’ICI pari a 210.000 euro, si riscontrano maggiore entrate per 1.000.000 di euro.
Come dire: “con una mano ti tolgo con gli interessi quello che ti do con l’altra”.
Fa più scena la diminuzione dell’ICI perché il contribuente al momento del pagamento del bollettino la vede, piuttosto che l’IRPEF che viene tolta direttamente dalla busta paga ed è, quindi, più…subdola.
Inoltre, se si escludono gli scaglioni di reddito esenti, tutti gli altri redditi vengono colpiti.
Sembra l’applicazione di un equo criterio di tassazione se le categorie esenti non comprendessero gli “evasori”, parziali o totali, ma ormai divenuti “categoria protetta”.
E’ un paradosso, ma tale provvedimento è sostanzialmente rivolto a spremere chi è già abbondantemente spremuto. Grazie!
Certo che il provvedimento è necessario perché le maggiori entrate andranno a potenziare i servizi al cittadino (non solo il bisognoso, ma sarà gratificato anche l’evasore per quella regola non scritta che fa dell’evasore un nullatenente). Andremo a vedere.
Constato che quest’anno le casse sono meglio fornite, tanto che si può preventivare una spesa d’investimento pari a 5.400.000 euro.
Sfogliando il voluminoso libro, capito nel capitolo dei lavori pubblici e divento euforico per i lavori da fare e per i relativi costi. Si può spendere!
Al di là dei parchi e dei vari rifacimenti risaltano le seguenti voci:
Sistemazione esterna di Villa Casati
Euro 282.000
Riqualificazione di P.zza Castello - Via Cavallotti nel tratto compreso tra Via Indipendenza e Via 1° Maggio
Euro 800.000
Riqualificazione di P.zza Castello – Via Cavallotti nel tratto tra Via 1° Maggio e V.le Marche
Euro 800.000
Intervento di riqualificazione ambientale Largo Gramsci e Via Oberdan
Euro 750.000
Tratto compreso tra Via Liguria e Via Cavallotti
Euro 550.000

La spesa, solo per queste cinque opere, ammonta a 3.182.000 euro, più dei due terzi dell’intera spesa d’investimento.
Per l’Amministrazione sono tutte opere necessarie e non rinviabili che cambieranno il volto della città, almeno del suo centro.
Come cittadino penso che non tutte le opere su indicate siano tanto necessarie da giustificare la spesa, che potrebbe essere impegnata diversamente, come la riqualificazione delle periferie, la ristrutturazione delle scuole, il potenziamento dell’assistenza.
Il 2008, inoltre, vedrà la spesa di 1.800.000 euro per la riqualificazione di P.zza Castello (ancora!).
Tra aumento dell’IRPEF, le rivalutazioni catastali e la tassa di scopo, ora sfuggita, tutto è possibile.

13 marzo 2007

SULLA LEGGE ELETTORALE

Sembra che tutti, a partire dal presidente della Repubblica, vogliono cambiare l’attuale legge elettorale, il porcellum, il mostro che ha partorito l’ingovernabilità e ha trasformato i partiti in SpA.
Sembra che nessun partito parli con lingua biforcuta, ma di fatto, come era prevedibile, si sono creati due schieramenti, prima ancora che sul principio fondamentale di restituire la sovranità al popolo, sulla questione dello sbarramento.
Nessuno, infatti, tra i tanti partiti compresi tra uno risicato 4% e lo 0,6 presenti in parlamento, pare sia disposto ad accettare uno sbarramento alto che li eliminerebbe dall’agone politico, in altre parole nessuno vuole rinunciare al suo ben coltivato orticello.
D’altro canto un’aggregazione tra simili non è vista con simpatia perché sarebbero troppi i galli, o presunti tali, a dover ruspare nell’unico orticello. Il loro potere contrattuale (di ricatto?) verrebbe a mancare e si troverebbero lontani dalle poltrone. E’ vero che da noi tutti hanno un alto senso civico e facilmente si riciclano…ma non è la stessa cosa di rimanere in proprio.
Senza di loro, oggi, non si fa una vera riforma, perché le loro sparute pattuglie hanno una potenza di fuoco così devastante da condizionare l’esistenza stessa dei governi.
Ma c’è sempre la possibilità di un accordo bipartisan tra i grandi partiti che, sordi al grido di dolore…, votino una legge che elimini l’egemonia dei piccoli.
Ma non è facile arrivarci sia per le forti divisioni tra le coalizioni sia per quelle interne alle coalizioni stesse (anche se l’UDC potrebbe ritornare all’ovile e ricomporre l’unità della CdL), pronti a dispute retoriche su quale sistema adottare , se il tedesco o i, francese, lo spagnolo o quello del Madagascar.
Alla fine verrà prodotto il solito topolino che presto ci si accorgerà essere un altro porcellum.
Non si capisce perché non si possa trovare un sistema all’italiana, invece di ricorrere a sistemi che dove vengono utilizzati funzionano bene mentre da noi verrebbero naturalizzati perché adattati.
Insomma, i popoli non solo hanno un lingua diversa, ma anche cultura economica, scientifica, sociologica e politica da cui scaturisce un sistema elettorale unico che mal si adatta ad altre realtà.
Se i grandi partiti riuscissero ad approvare una legge elettorale con uno sbarramento alto, il governo sarebbe immediatamente sfiduciato. Ciò non sarebbe la fine del mondo in quanto ci sarebbe pronto un governo istituzionale, presieduto dalla seconda carica dello Stato, a traghettare il Paese verso le elezioni anticipate.
“Ma questa è fantapolitica!”, interviene il Mio.
“Fino ad un certo punto. L’Italia, lo sai bene, è il paese del possibile e del virtuale reale”, rispondo.
Alla nuova legge si chiedono pochi punti fermi: venga ridata al popolo la sovranità scippata ripristinando la preferenza e i partiti ritornino alla loro funzione primitiva di raccogliere le istanze dei cittadini cedendo la funzione impropria di nominare i parlamentari attraverso la lista bloccata .
Il resto (l’età minima di voto al senato, il premio di maggioranza, lo sbarramento, quali funzioni delle camere…) è solo una questione tecnica.
Un’ultima riflessione: se optare per il sistema proporzionale e per il maggioritario (o bipolare).
L’Italia, proprio per quanto sopradetto, non ha cultura anglosassone e, quindi, è più portata verso un sistema proporzionale. Ecco, bisogna vedere tecnicamente come organizzarlo.
Il sistema bipolare, checché ne dicano politici travagliati e i media in genere, dopo anni di incubazione (dal 1993) è stato un fallimento.
Non ha portato a nessuna forma di aggregazione, anzi i partitini sono prosperati, infarcendo le due coalizioni e condizionando le scelte di governo (niente sarebbe cambiato con la Vittoria della CdL).
La scelta del nuovo sistema elettorale, quindi, dovrebbe cadere sul proporzionale con uno sbarramento basso, attorno al 2% che preveda soprattutto le preferenze.
I partiti minori alla prima elezione sarebbero dimezzati se non addirittura eliminati e i loro proprietari per continuare a fare politica dovrebbero trovare altre collocazioni.
Ma ciò è troppo semplice e come le cose semplici non sono comprensibili dai nostri “dipendenti” onorevoli e leader di partito.
“I cittadini devono essere tenuti lontani dalla politica…non devono capire”, sentenzia il Mio.
“Spes ultima dea” dicevano i Romani, quelli dell’impero…

06 marzo 2007

LA SOLITA PILOTATA CRISI DI GOVERNO

Il mio amico Michele mi ha chiesto come mai ho taciuto sulla passata crisi di governo.
Non ho avuto voglia: troppo banale nelle cause e prevedibile nelle conclusioni.
Ora, fermo restando che siamo governati da una classe politica mediocre per non dire incapace, provo a fare qualche riflessione.
Di chi la colpa della crisi?
Non certo dei senatori Rossi e Turigliatto (sicuramente non tutta) che altro non sono stati che il capro espiatorio di una crisi latente allora come adesso.
Il governo è caduto sulla politica estera, hanno convenuto giornalisti e commentatori politici ufficiali (o sodali?). Ma a lor signori sono sfuggiti, come mai?, due fatti di politica interna:
- il pellegrinaggio di Prodi e compagni in Vaticano per l’anniversario dei Patti Lateranensi (anche questo è un segnale verso chi, e sono tra questi, vorrebbe un rapporto diverso tra lo Stato e la Chiesa, meno invasivo da parte di quest’ultima e più determinato il primo nel perseguire la sua laicità);
- la strana astensione, che al senato vale voto contrario (un’altra grave anomalia della democrazia italiana), del senatore Andreotti sulla politica estera prima condivisa; l’astensione, guarda caso, si è trasformata in “non partecipazione al voto” sulla fiducia, sottolineando che non accetta la posizione del governo si DICO. Come volevasi dimostrare!
A ciò occorre aggiungere la posizione del vice premier Rutelli, che ancora ieri ha dichiarato che altre sono le priorità e “non certo i DICO”, e quella del ministro Mastella che non perde occasione di minacciare che non voterà mai i DICO come non li avrebbe votati prima (ergo, se si fosse votato sui DICO e non sulla politica estera il governo si sarebbe inabissato).
Allora, meglio che il governo cadesse sulla politica estera e non sui DICO, che così si possono lentamente dimenticare perché in agenda ci saranno problemi più gravi ed urgenti come la riforma delle pensioni o quella della legge elettorale con discussioni infinite (alleluia!).
Pertanto, si deduce che i due voti mancanti della sinistra radicale e la partecipazione alla manifestazione di Vicenza dei segretari dei partiti che la compongono sono stati marginali e non determinanti per la debacle al senato (fiat voluta Dei…).
Con questo non voglio giustificare la sinistra radicale che ha la gravissima colpa di aver dato occasione e giustificazione all’evento e, poi, non si può essere contemporaneamente al governo e all’opposizione. Sono due ruoli distinti e opposti.
Siccome l’Afghanistan e Vicenza non sono stati episodi contingenti ma risaputi, bisognava protestare a tempo debito e tracciare linee chiare e condivise nel traboccante programma dell’Unione.
Ma , insomma, chi ha portato (non eletto) al parlamento i due fedifraghi?
Grazie alla legge elettorale detta“porcellum” sono state le Direzioni dei partiti a inserirli nella posizione giusta per essere sicuri parlamentari. Non ci sono giustificazioni che tengano perché detta legge, orba del voto di preferenza, con qualche lieve protesta retorica e propagandistica, fu accettata da tutti i partiti anche se la responsabilità maggiore cadde sulla CdL. L’opposizione di strumenti per evitarla ne aveva a iosa, ma non li ha utilizzati.
“Faceva comodo a tutti i partiti, ormai vere e proprie SpA”, suggerisce il mio amico.
Quindi, tutto preordinato, tutto guidato, tutto risaputo, tutto rimandato col fumo dei dodici punti di Prodi, che tutto assopisce.
“Tra i dodici punti non ci sono né la legge sul conflitto d’interesse né quella per l’eliminazione delle leggi ad personam, su cui si era incentrata la campagna dell’Unione!” nota il Mio.
Italiani brava gente!

25 febbraio 2007

RAPPORTI STATO ITALIANO CHIESA 1985 (FINANZIAMENTO) n. 2

L’art. 7 del nuovo Concordato fa obbligo allo Stato di finanziare il funzionamento, il personale e le attività della Chiesa.
Nell’anno 2000 la Chiesa possedeva in Italia:

16.500 istituti religiosi
27.000 parrocchie
16.000 enti di varia natura

Le fonti di finanziamento si possono così riassumere (tratto da http://www.homolaicus.com/):

- la devoluzione dell’8 per mille dal gettito IRPEF di ogni anno;
- la deducibilità delle libere offerte destinata alla chiesa fino ad u importo di 2 milioni;
- gli stipendi per i funzionari/operatori alle dipendenze della gerarchia impiegati in settori della pubblica amministrazione (scuola, forze armate, ospedali, carceri);
- esenzione dall’IVA e dalle imposte su terreni e fabbricati e sulle successioni;
- contributi dirette alle scuole confessionali(materne non statali, elementari parificate, ex magistrali parificate) e contributi alle famiglie non abbienti che mandano i loro figli nelle scuole private sotto il nome di diritto alla studio;
- finanziamento pubblico per la costruzione e per la manutenzione di edifici di culto;
- contributi a strutture religiose che dichiarano di svolgere un servizio sociale o che suppliscano all’assenza o inefficienza delle strutture pubbliche;
- le banche vaticane operano in Italia in condizioni di assoluto privilegio.

Con l’art.50 della Legge 222/1985 si ha un ulteriore finanziamento annuo di lire 3 miliardi e mezzo (c.a 1 milione e 800 mila euro) come versamento a favore del fondo degli edifici di culto.

Art. 50: …”Per ciascuno degli anni 1987, 1988 e1989 gli stessi contributi…aumentati del 5 per cento rispetto all’importo dell’anno precedente, cono corrisposti alla Conferenza Episcopale Italiana, ad eccezione della somma dei lire 3.500 milioni annui che verrà corrisposta, a decorrere dall’anno 1987, al Fonfo edifici di culto…” che (art.56 L 222/1985) “ha personalità giuridica ed è amministrato in base alle norme che regolano le gestioni patrimoniali dello Stato con i privilegi, le esenzioni e le agevolazioni fiscali ad esse riconosciute”.

Il finanziamento più consistente la Chiesa lo riceve dall’8 per mille dell’IRPEF, regolato dall’art. 47 della L 222/85, non da tutti i contribuenti conosciuto nei suoi perversi contenuti.

Art. 47: …A decorrere dall’anno finanziario 1990, un a quota pari all’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.
Le destinazioni vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse.

La Chiesa cattolica in base al comma 3 dell’art. 47 riceve la quota che il contribuente destina di sua volontà e una quota proporzionale delle scelte dai contribuenti non espresse che molte pensano vada allo Stato: Quindi, attinge due volte allo stesso beneficio.
Grazie ad un ordine del giorno presentato dai radicali, per una questione di equità, anche le altre confessioni religiosi possono accedere alla distribuzione dell’8 per mille, previa intesa firmata con lo Stato.
Vediamo come è stato distribuito l’8 per mille nell’anno 2004:
87,25 % Chiesa cattolica
10,28 % Stato
1,27 % Valdesi
0,42 % Comunità ebraiche
0,31 % Luterani
0,27 % Avventisti
0,20 % Evangelici dell’Assemblea di Dio
In base alle percentuali su espresse la Chiesa cattolica avrebbe dovuto ricevere 310 milioni di euro. Invece ne ha ricevuto ben 782 milioni.
Non è finita , in quanto i 782 milioni sono diventati 936,5. La differenza è un conguaglio, un cospicuo aggiornamento della congrua che il clero riceveva prima del nuovo concordato, quando era ancora religione di stato.
Il paradosso: lo Stato Italiano, pur non essendo uno stato confessionale, garantisce alla Chiesa un finanziamento abbastanza consistente. Ma la cosa più paradossale è che parte di questo finanziamento si fa passare per libera scelta dei contribuenti.
“A quanto ammonta il finanziamento alla Chiesa cattolica in un anno?”, chiede il mio amico.
“Non so, ma è possibile, con tutti i problemi economici che ci ritroviamo, continuare a finanziare un altro Stato con pretese di ingerenze, peggio di quanto aveva fatto Mussolini?”

RAPPORTI STATO ITALIANO CHIESA (1929 – 1985) n. 1

La Costituente inserì i Patti Lateranensi nell’art.7 della Costituzione,

Art.7: Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei patti, accettate dalle
due parti , non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

riconfermando in sostanza la religione cattolica quale religione di stato, anche se l’art. 8 riconosce la totale libertà di religione e consente intese bilaterali tra lo Stato e le varie confessioni.
Per rendere più chiaro il contenuto dell’ultimo comma dell’art. 7, la Corte Costituzionale (sentenza Febbraio/Marzo 1971) pone i Patti Lateranensi tra le fonti atipiche dell’ordinamento italiano (non hanno la stessa natura delle norme costituzionali).
Nonostante le numerose discussioni riguardanti la revisione, i Patti Lateranensi rimasero in vigore quasi del tutto immutati fino al1984, quando fu rivisto soltanto il Concordato.
Il nuovo Concordato fu sottoscritto dal presidente del consiglio B. Craxi e il cardinale Casaroli il 18/02/1984 e fu ratificato in legge il 25/03/1985.
I più importanti risultati:
- la religione cattolica non è più religione di stato;
- l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche diventa facoltativo;
- vengono introdotte nelle clausole perché il matrimonio religioso possa essere trascritto dall’ufficiale di diritto civile;
- viene abolita la congrua sostituita dal sistema di finanziamento dell’8 per mille (Legge 222 del Maggio 1985), che rappresenta una frazione del gettito totale dell’IRPEF.
Si afferma di certo il principio della laicità dello stato, anche se alla Chiesa vennero fatte molte concessioni che oggi andrebbero riviste.
Tra queste vale la pena ricordare:
- l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche;
- il finanziamento della Chiesa
In conseguenza dell’art. 9 del nuovo Concordato

Art. 9 a) La Repubblica Italiana, in conformità al principio di libertà della scuola e dell’insegnamento e nei termini previsti dalla propria Costituzione, garantisce alla Chiesa cattolica il diritto a istituire liberamente scuole di ogni ordine e grado ed istituti di educazione. A tali scuole che ottengono la parità è assicurata la piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole dello Stato e degli altri enti territoriali…
b) La Repubblica Italiana…continuerà ad assicurare , nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche…di ogni ordine e grado.
E’ vero che l’art.33 della Costituzione prevede il principio della libertà dell’insegnamento ma il terzo comma recita: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

si è determinato quanto segue:
- è stato introdotto l’insegnamento curricolare della religione cattolica nelle scuole materne, prima escluse, per 60 more;
- si sono raddoppiate le ore curricolari nelle scuole elementari;
- si è ottenuto per le scuole confessionali e per i loro alunni un trattamento equipollente senza alcun obbligo verso lo Stato;
- si fa passare il concetto che non ci siano differenze tra l’insegnamento confessionale e l’insegnamento culturale e scientifico (altre discipline curricolari).
L’onere economico (stipendi agli insegnanti) è a carico dello Stato, ma la nomina degli insegnanti è di esclusiva pertinenza della Chiesa, come si evince dal punto 5 (b)del protocollo addizionale.

(b) l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole…è…impartito da insegnanti che siano riconosciuti idonei dall’autorità ecclesiastica, nominati, d’intesa con essa, dall’autorità scolastica.

Può sembrare assurdo, ma, come si può ben vedere, non è così. E’ paradossale: lo Stato paga perché i bambini vengano indottrinati in un’età, tra l’altro, in cui tutto in loro è in formazione (plagio? No, la volontà di Dio, attraverso il diritto naturale!).
“Come le scuole craniche!”, interviene il mio amico.
“Non lo so, rispondo, ma uno Stato che si professa laico, garantisce ma non paga”.
“Potrebbe spendere gli stessi soldi per potenziare il servizio scolastico”.
“Sono d’accordo”.

RAPPORTI STATO ITALIANO CHIESA (1870 – 1929)

I rapporti tra lo Stato Italiano e la Città del Vaticano sono regolati dal Concordato, firmato da Craxi e dal cardinale Casaroli il 18/02/84 e ratificato in legge il 25/03/85, che sostituì il Concordato precedente (Patti Lateranensi) dell’11/02/29, sottoscritti da Mussolini e dal cardinali Gasparri.
Prima ancora era stata la Legge delle guarentigie, approvata unilateralmente dal parlamento italiano (13/05/1871), a regolare tale rapporto dopo la presa di Roma (20 Settembre 1870).

Cosa sono i due Concordati se non un compromesso tra due autorità (Stato e Chiesa), una convenienza reciproca che elimina questioni di principio ritenute, ricordiamo il famoso “non possumus”, irrinunciabili?
Non si può in questo caso parlare di relativismo?
O la Chiesa ha accettato il compromesso perché ritenuto vantaggioso (ragion di stato)?
Dove sta allora l’eticità di comportamento dalle altre autorità preteso?

L’annessione di Roma e dei territori pontifici vennero sanciti dal plebiscito del 02/10/1870.
Così, dopo 1549 anni, dal 321 quando Costantino I dona alla Chiesa il Palazzo del Vaticano, ebbe fine il potere temporale dei pontefici romani.

Il potere temporale dei papi si fa risalire all’anno 324 e si basò su un documento storico attribuito all’imperatore Costantino I, la “Donazione di Costantino (Constitutum donatio Costantini) che l’umanista Lorenzo Valla dimostrò nel 1440 in modo inequivocabile essere un falso (appropriazione indebita diremmo oggi). Il libro del Valle, “De falsio credita et ementita Costantini donatione declamatio”, fu possibile pubblicarlo nel 1517 solo tra i protestanti. La Chiesa difese ancora per secoli l’originalità del documento.
Molti studiosi ritengono che il falso venne confezionato, papa Stefano II, attorno all’anno 752.
Altro che diritto naturale! Altro che comportamento etico!

Con la Legge delle Guarentigie lo Stato Italiano garantiva il libero magistero papale ed ecclesiastico, la protezione giuridica per il Papa simile a quella accordata al re, il diritto di mantenere un corpo di guardia armato, la extraterritorialità per i palazzi del Vaticano e del Laterano e di Castelgandolfo.
Pio IX, con l’enciclica “Ubi nos” (15/05/1871) ribadisce il principio dell’inscindibilità del potere spirituale dal temporale e nel 1874 vieta ai cattolici la partecipazione alla vita politica (non expedit).
Pio X, eletto papa nel 1903, era convinto che i cattolici non potessero rimanere ancora fuori dalla politica e, attraverso una strategia di piccoli passi, permise loro di poter partecipare al voto del 1913 (Pattoi Gentiloni), votando i candidati liberali che avessero promesso di opporsi alle leggi anticlericali in parlamento.
Il suo successore Benedetto XV abrogò nel 1919 il “non expedit” e permise a don Luigi Sturzo di fondare il Partito popolare, un partito chiaramente cattolico.
Con i “Patti Lateranensi”, papa Benedetto XV regnante, lo Stato Italiano e la Santa Sede firmano il primo Concordato (il secondo sarà quello del 1984). Mussolini ottiene il riconoscimento dei cattolici, diciamo una legittimazione del suo potere. In cambio la S.S. ottiene vantaggi e privilegi e il riconoscimento del cattolicesimo quale religione di stato (conferma art. 1 dello “Statuto albertino”, con la consequenziale istituzione nel sistema scolastico pubblico della religione cattolica.
I Patti consistevano in un insieme di due protocolli: il Trattato e il Concordato.
Nella premessa del Trattato lo Stato Italiano ravvisa la necessità di costituire la “Città del Vaticano”, di cui riconosce l’indipendenza e la sovranità, e la S.S. riconosce la sovranità dello Stato Italiano con Roma capitale. Al Trattato è allegata la “Convenzione finanziaria” con la quale venivano liquidate a titolo di indennizzo tutte le pendenze economiche dal 1871.

Dalla Convenzione
“Le due Alte Parti…hanno convenuto:
1. L’Italia si obbliga a versare…alla S.S. la somma di lire …settecentocinquanta milioni ed a consegnare contemporaneamente alla medesima tanto consolidato italiano 5 per cento al portatore del valore nominale di lire italiane…un miliardo”.
I versamenti, se fatti nel 2002, rappresenterebbero:
750 milioni di lire = 1034 miliardi di lire = 534 miliardi di euro
1 miliardo di lire = 1379 miliardi di lire = 712 miliardi di euro

Il Concordato regolava i rapporti civili e religiosi tra lo Stato e la Chiesa. Garantiva alla Chiesa la libertà nell’esercizio del potere spirituale e alcuni privilegi agli ecclesiastici (esonero dalla leva militare, speciale trattamento penale…); conformava le leggi italiane sul matrimonio e sul divorzio a quelle della Chiesa. Unica concessione allo Stato Italiano: i candidati vescovi, prima della nomina, dovevano giurare fedeltà allo Stato (veniva escluso il Vescovo di Roma e il suo vicario) e veniva proibito loro di prendere parte alla vita politica.

E’ indicativo conoscere cosa scriveva A. De Gasperi al suo amico don S. Weber:
“…il pericolo…è nella politica concordataria. Ne verrà una compromissione della Chiesa come in Spagna… Io spero che le esperienze …freneranno certe intrusioni di fronte al fascismo, in modo che il popolo distingua tra cattolicesimo e fascismo…e certo il Duce vede la grande impresa oltre che dal punto di vista … della politica di prestigio anche in un certo nembo romantico che lo cinge della spada di Goffredo e lo corona della tiara di Carlo Magno; e certo…qualcuno crederà di riaprire le porte di secoli in cui s’intrecciarono lo scettro e il pastorale.

18 febbraio 2007

VICENZA: PISANU DELUSO

Gli esponenti dell’opposizione nella loro triste passerella quotidiana di commento alla manifestazione di Vicenza, rilasciano le solite, vecchie, monotone dichiarazioni che, ormai, gli italiani non ascoltano più.
Nella mediocrità ripetitiva, qualcuno si salva! E’ il caso dell’ex ministro Pisanu: “A Vicenza oggi manca qualcuno tra i manifestanti: i quindici arrestati l’altro giorno per terrorismo”.
Una dichiarazione delirante, rilasciata da un ex ministro considerato un moderato.
Non è che il già ministro si aspettava una qualche forma di guerriglia e c’è rimasto male, avendo dovuto cambiare la dichiarazione già preparata?
Ma come, una manifestazione che si conclude senza cassonetti a fuoco, macchine della polizia rovesciate, vetri rotti, fumo di lacrimogeni, nonostante una settimana di moniti, allarmi e prese di posizione? Non è concepibile, vero dr Pisanu?, che una manifestazione così imponente, principalmente voluta dai cittadini vicentini, si sia trasformata in una festa, non è possibile che i cittadini reagiscano con una civile manifestazione a una decisione assurda, contro ogni logica di “interesse nazionale”, in evidente sottomissione all’”impero” del…bene americano.
Berlusconi, nella sua concezione manichea della realtà (più semplicemente: chi non è con me è contro di me) si è dichiarato molto triste perché “migliaia di dimostranti stanno sfilando a Vicenza contro gli Americani”.
E’ lontano dal suo pensiero che manifestare in difesa del loro territorio e contro il raddoppio della base USA, non NATO, è un diritto dei cittadini di Vicenza che più di lui e dei suoi alleati capiscono che nella nuova realtà geopolitica Vicenza rappresenta un avamposto di guerra. E ciò non significa essere antiamericani. Ormai diventa anche patetico per l’ex presidente, ricordare il sacrificio di tanti giovani americani venuti a morire in Italia.
E’ vero, nessuno lo nega. Il popolo italiano deve essere sempre grato a quei valorosi giovani, ma ha anche il diritto di decidere sul destino del suo territorio e sul suo futuro di Nazione libera, con una sua politica estera autonoma e costruttiva.
E non dimentichiamo, mi invita a scrivere il mio amico, i tanti giovani emigranti italiani che sono morti per fare grande l’America.