25 settembre 2009

LO SCUDO ovverosia LA DIFESA DEGLI EVASORI
È una vergogna. È un’offesa verso quei cittadini che pagano le tasse e ottemperano così a un dovere costituzionale oltre che morale.
Gli evasori, quindi gli esportatori di capitali all’estero non solo si macchiano di un reato contro lo Stato, ma usufruiscono gratuitamente di quei servizi, asili nido, tasse universitarie, ticket sanitari…, ad altri dovuti. Insomma, commettono un doppio reato, sono dei “mangiapane a tradimento” e come tali dovrebbero essere trattati.
Cosa fa invece lo Stato, oggi impersonato dal ministro delle finanze Tremonti, personaggio politico tra i più complessi e comprensibili?
L’inventore della “Robin tax” inventa, per la verità è una sua creatura sin dal 2001 e ripresentata nel 2003, lo scudo fiscale, come dire la difesa di capitali di dubbia o illecita provenienza (che cosa è lo scudo se non un’arma di difesa?).
Le motivazioni del provvedimento, oggi come ieri, sono sempre le stesse, come l’assicurazione data agli esterrefatti contribuenti, quelli veri, che sarà l’ultimo scudo. È impressionante la faccia tosta di questi signori che ci governano, infidi e bugiardi, come dimostra il reiterarsi del provvedimento. In questi ultimi tempi il ministro della finanza creativa, crea un po’ meno, visto anche l’attendismo circa i provvedimenti relativi alla crisi economica in atto e lungi dall’essere risolta come si vuol far credere. Basta leggere le ultime dichiarazioni del presidente del FMI.
Lo scudo fiscale è una sanatoria riservata a quanti possiedono investimenti o attività finanziarie all’estero che hanno violato la normativa del cosiddetto “monitoraggio fiscale”, che impone l’obbligo di comunicare al fisco il trasferimento di capitali da e per l’estero, condizionata al rientro in Italia di tali capitali, versando il 5% dell’ammontare: una miseria, considerando che per estinguere il reato avrebbero dovuto versare nelle casse dell’erario il 60%.
L’emendamento1.3500, approvato dalla commissione del senato, estende lo scudo ad altri reati tributari come il falso in bilancio e l’eliminazione dell’obbligo da parte dei professionisti (banche e affini) di segnalazione ai fini dell’antiriciclaggio (un grazie immenso da mafiosi e spacciatori).
Per maggior chiarezza lo scudo rende non punibili i seguenti e gravi reati:
- dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;
- dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici;
- dichiarazione infedele;
- omessa dichiarazione;
- occultamento o distruzione di documenti contabili;
- falsità materiale commessa dal privato;
- falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico;
- falsità in registri e notificazioni;
- falsità in scrittura privata;
- uso di atto falso;
- soppressioni, distruzioni e occultamenti di atti veri;
- falsità concernenti documenti informatici;
- falsità concernenti copie autentiche concernenti copie autentiche che tengono luogo degli originali mancanti;
- falsi comunicazioni sociali;
- falso in prospetto.
Il cittadino comune, il lavoratore dipendente che paga le tasse alla fonte, deve essere contento, finalmente il …buon Tremonti avrà più soldi per risolvere i problemi italiani a partire dagli ammortizzatori sociali. Le famiglie non sentiranno più la crisi e un abbraccio di solidarietà stringerà tutti gli italiani, alla faccia della sinistra anti-italiana e menagramo.
- Dov’è la sinistra?
- Fuori dell’aula.
- Allora, è tra la gente a spiegare….
- No! Ho detto fuori dell’aula, non tra la gente della piazza, ma al ristorante interno …c’è il congresso… il segretario da eleggere…l’antiberlusconismo di D’Alema…quello che sa come sconfiggere il premier…come Veltroni…non parlarne…farlo diventare “il barone inesistente…

P.S.: Non sono un costituzionalista, ma ho molti dubi sulla costituzionalità dello “Scudo”. A tal proposito trascrivo l’art. 3 della Costituzione.
Art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, di religione, di opinoni politiche, di condizioni personali e sociali”.

19 settembre 2009

Tratto dal Blog di Beppe Grillo

Paolo Farinella è un prete che vive "sulla breccia dei marciapiedi". Ha scritto una lettera al cardinal Bertone, il primo ministro del Vaticano e forse prossimo Papa. Lo informa che una gran parte dei cattolici non dona più l' 8X1000 alla Chiesa per l'atteggiamento verso Berlusconi. Spiega che molti vescovi disapprovano e che potrebbe nascere un nuovo movimento dei credenti. Forse uno scisma, come ai tempi di Martin Lutero. Lo psiconano ha distrutto tutto quello che ha toccato. Lui è la merda nel ventilatore. Se fossi Bertone accenderei un cero fotovoltaico.

"Signor Cardinale Bertone,
apprendo dalla stampa che il giorno 7 ottobre 2009, memoria liturgica della Madonna del Rosario, lei ha intenzione di inaugurare la mostra dall’emblematico titolo: "Il potere e la grazia" con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che non posso chiamare "onorevole" perché di "onorevole" nella sua vita pubblico-privata, nella sua politica e nel suo sistema di menzogne non vi è nulla. Se la notizia fosse vera, lei agli occhi della stragrande maggioranza della Chiesa italiana e del mondo si renderebbe complice e si assumerebbe la responsabilità di molti abbandoni "dalla" Chiesa da parte di credenti che sono stufi che la politica della diplomazia sovrasti e affossi la testimonianza limpida del Vangelo. Lei sicuramente sa, come lo sa ogni parroco che vive sulla breccia dei marciapiedi, che quest’anno vi è stata una emorragia nei confronti dell’8xmille che moltissimi cattolici, anche praticanti, hanno devoluto ad altre istituzioni pur di toglierlo alla Chiesa cattolica per le sue ingerenze e connivenze con un governo legittimo, ma ad altissimo tasso di illegalità e immoralità. Questo argomento credo che vi interessi non poco sia come Vaticano che come CEI.
Dopo tutto quello che è successo, le testimonianze, le registrazioni, le inchieste, lo spergiuro pubblico in televisione sulla testa dei suoi figli, gli immigrati morti in mare che il governo ha sulla coscienza; dopo la legge infame che dichiara "reato" lo "stato personale", cioè la condizione esistenziale di "immigrato" divenuto "clandestino" in forza della legge Bossi/Fini; dopo tutto questo lei non può far finta di nulla e farsi vedere in pubblico con Berlusconi o qualcuno dei suoi scherani.
Se parlate di morale pubblica e di etica politica, dovete essere coerenti con i vostri stessi principi che spesso esigete dagli altri che non hanno il potere immondo di Silvio Berlusconi, il quale si crede il Messia e "solutus omnibus legibus", visto che concepisce se stesso come sultano e l’Italia il suo sultanato personale. Egli pensa di potere comprare tutto: i tribunali, le sentenze, la compiacenza di prosseneti e lenoni che gli procurano donnine a pagamento per sollazzarlo con orge (e forse anche droga) di cui egli continua a vantarsi pubblicamente fino a dichiarare con spudoratezza che: "il popolo italiano vuole essere come lui". Crede di potere comprare anche il Vaticano, offrendo leggi e favori a richiesta. Valuti lei se le lenticchie fuori stagione valgano una Messa.
Lei deve sapere che serpeggia nella Chiesa uno scisma ormai non tanto sotterraneo che sta emergendo di giorno in giorno e bisogna stare attenti che non diventi movimento o peggio ancora separazione, anche perché molti vescovi stanno zitti, ma in cuor loro meditano e in privato imprecano. Non prenda a cuor leggero quello che le dico. Il mio vescovo, cardinale Angelo Bagnasco, e anche lei che mi ha conosciuto bene, sapete che non dico bugie e non parlo mai per sentito dire e di ogni mia affermazione o gesto mi assumo sempre la responsabilità pubblica.
Per una volta, come Segretario di Stato, sia prete, solo prete, intimamente prete e disdica ogni appuntamento con un trafficante senza morale e senza dignità che la sta usando solo per affermare che i suoi rapporti con il Vaticano e con il Papa "sono eccellenti".
Le accludo la "Lettera di ripudio" che ho inviato a Silvio Berlusconi, e che tante adesioni sta raccogliendo nel mondo credente e non credente. Se lei riabilita Berlusconi, come ha già fatto Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano con l’intervista al Corriere della Sera, nella Chiesa di Dio lei perde il diritto di parlare di Vangelo, etica e moralità.
Se Berlusconi riesce a comprare anche il Vaticano con uno scambio di leggi, favori e denaro, sappia che non potrà mai comprare le nostre coscienze di credenti che ogni giorno pregano Dio per la salvezza della "povera Italia" e per la conversione delle gerarchie ecclesiastiche che spesso sono di scandalo e non di esempio al popolo dei battezzati.
Preoccupato e amareggiato, la saluto sinceramente." Paolo Farinella, prete

Lettera completa di don Farinella al cardinale Bertone

15 settembre 2009

IL SONNO DELLA RAGIONE o del Pd meno elle

Giuseppe D’Avanzo conclude il suo articolo del 15 scorso con un’affermazione allarmante che dovrebbe far riflettere non solo i politici, specie dell’opposizione ma soprattutto i politologi (non mi riferisco ai prezzolati della carta stampata o a quelli sorridenti della rete Media Rai) e gli uomini di cultura, e sono tanti, che, pur non condividendo lo scempio che Berlusconi e i suoi consiglieri stanno compiendo della democrazia, preferiscono non uscire allo scoperto…forse per quieto vivere o forse perché non si vedono supportati da chi invece dovrebbe stare al loro fianco, usando tutti i mezzi che la nostra costituzione mette loro a disposizione.
Non sanno che per loro finirà com’è successo per i politici dell’opposizione: parlano tra loro, non hanno più né uditorio, né interlocutori, né estimatori, abbracciati alla loro ignavia suonano, per non sembrare stonati, lo stesso spartito della maggioranza. Non sono capaci di fare altro. Non sono in grado di “pensare” una proposta decente né di farla circolare tra i cittadini.
Il sonno della ragione produrrà, così, quei mostri di cui D’Avanzo parla.
In un momento di grande tensione dove diversi fattori s’intersecano, dalla crisi economica mal gestita, agli attacchi d inaudita violenza contro chi osa non essere d’accordo che coinvolgono la stampa nazionale ed estera, la gerarchia ecclesiastica, la televisione pubblica per quei giornalisti che ancora non si sono venduti, il principale partito dell’opposizione, Grillo argutamente lo chiama Pd meno elle, non parla, non prende posizione.
Avrebbe le occasioni per incalzare una maggioranza divisa e reazionaria, come il caso Fini ci dice, invece è tutta avvolta in sé stessa preoccupata di trame e sotterfugi correntizie per …vincere il Congresso.
D’Alema, il politico di razza, quello della bicamerale e della visita agli studi di mediaset, Veltroni, il vincitore di tante battaglie mai di una guerra, Fassino, quello per cui il voto di preferenza non è importante, Bersani, quello delle lenzuolate e dei petrolieri, Franceschini, il pro-tempore in cerca d’autore, e altri e altri ancora, molto bravi nel sottosuolo non vengono allo scoperto, non vogliono sbilanciarsi…chissà se…e poi…per le caldarroste ci penserà il venditore…il nostro spazio politico, il 20 o il 24% non importa, l’abbiamo… il premier non può essere eterno…vediamo Fini…se Casini…se Montezemolo…
Intanto, una picconata oggi una domani, una legge oggi una domani, una rete rai oggi una domani, un consiglio d’amministrazione oggi, uno domani, la Repubblica se ne va.
Rimane la triste considerazione di D’Avanzo e l’ancor più triste scenario che ne può derivare: “La scena in cui siamo precipitati è la decadenza di un leader che non accetta e non accetterà il suo fallimento. Trascinerà il Paese nella sua sconfitta, dividendolo con l'odio”.

30 luglio 2009

SICILIA

Mentre la Regione Sicilia ha programmato per il 2009 un debito strutturale di due miliardi di euro che potrebbe aumentare di altre 300 milioni, l’Enel chiede il pagamento di 14 milioni di euro, il 26 Giugno la giunta approva una delibera che istituisce i vice dirigenti. Niente di illegale perché sta realizzandouna legge nazionale, ma la Regione, o come la chiamano in Sicilia “mamma Regione”, conta su 2.300 dirigenti, un dirigente ogni cinque dipendenti (ciò significa che la Regione ha almeno 14 mila dipendenti!), che rappresenta un record nazionale difficilmente battibile e i neo vice avranno un aumento stipendiale del 30% oltre l’indennità di posizione. La giunta non si è limitata ai soli vice, ma ha varato un concorso interno che prevede il passaggio dalla terza alla seconda fascia dirigenziale.
Intanto, l’assessore al bilancio chiede di bloccare il ddl sullo sviluppo, almeno fino alla trimestrale di cassa. Sembra strano che una regione in grave crisi finanziaria, non trovi di meglio che istituire concorsi interni e non pensare allo sviluppo, come sembra enorme il deficit di 2 miliardi di euro, almeno per ora. Penso che si abbia bisogno non di dirigenti a gogò, ma di un risanamentovero che elimini le tante spese superflue, le tante consulenze, le tante assunzioni (politico- clientelari ?) che danno alla Regione Sicilia il record del più alto numero di dipendenti e forse con gli stipendi più alti. Forse il federalismo fiscale può aiutare gli amministratori siciliani ad assumere atteggiamenti di spesa più responsabili. Sarà vero? Ce lo auguriamo perché la Sicilia ha bisogno d’investire in infrastrutture e in sviluppo per il giusto posto che le spetta nel contesto naziopnale e mediterraneo.

24 VOTI DI FIDUCIA
Al 24 Luglio sono 24 i voti di fiducia chiesti dal governo Berlusconi, una media di due al mese. Se il governo Prodi in un cersto senso era costretto per la risicata e litigiosa maggioranza a farne uso, il Cavaliere nonostante conti su una maggioranza bulgara in tutti e due i rami del Parlamento e nonostante i richiami del Presidente della Repubblica anche sulle decretazioni d’urgenza, continua come se nulla fosse, come se tutti gli Italiani abbiano votato per lui. Umilia il Parlamento e una metà del Paese che non si sente da lui rappresentato. Il Parlamento in una democrazia, e la nostra è una dennocrazia poarlamentare, ha un ruolo fondamentale che viene continuamente umiliato ed espropriato delle sue prerogative con buona pace dei padri costituenti. Nè le leggi di bilancio, né le leggi di riforma si discutono in parlamento. Ovviamente, perché i comunisti (?) dell’opposizione non vogliono collaborare. D'altronde la collaboraziuone che intende Berlusconi significa accettazione senza osservazioni. Fa bene l’on. Di Pietro a dare battalia visibile. Considerato che l’opposizione non dà spazio occorre trovarlo anche a gomitate in quanto l’Italia si sta riducendo a una Repubblica dell’immagine dove tutto va bene e dove i Tg esaltano in ogni occasione la figura del capo supremo, dell’uomo che tutto può,anche essere al di sopra della legge, se non la legge.
Meditate gente, meditate…almeno questo lo possiamo fare. Ma. Per carità, non addormentatevi!


IL PIL A -5,2
Berlusconi e Tremonti o viceversa, qualche settimana fa nell’annucciare il nuovo Dpef erano contenti e soddisfatti. Tutto va bene. Tutto è sotto controllo. Tutto come nelle previsioni. Le maggiori istituzioni finanziarie ci danno ragione. E così, di questo passo.
I giornalisti presenti alla confeernza stampa, allineati e coperti, nessuna domanda impertinente. I giornalisti di Rai 1 sono andati oltre: hanno partecipato della soddisfazione del duo.
Io sono un padre di famiglia con tre figli e, quando hanno parlato del Pil , sempre col sorriso sulle labra, mi sono ricordato che le previsioni parlavano del -2 e qualcosa, mentre ora è arrivato a -5,2. Mi sono preoccupato perché se il Pil ( Prodotto Interno Lordo) che rappresenta la ricchezza del Paese, ha avuto un tale crollo, ci saranno delle ripercussioni sull’occupazione, sugli investimenti e sullo stato sociale…una catena. Se il Pil diminuisce, vuol dire che molte aziende licenziano o chiudono, per cui aumenta la disoccupazione; vuol dire che lo Stato non incassa le tasse, che mancheranno le disponibilità per gli investimenti e lo stato sociale. Va bene l’ottimismo, ma il sonno delle istituzioni e dei media è imperdonabile: andiamo verso il disastro con la fanfara.

19 luglio 2009

INDIETRO TUTTA

Nell’ultimo post ho affrontato la cattiva informazione, quella di parte, quella che criminalizza perché “la prima volta non si dimentica”, per questo buttare fango diventa la principale occupazione.
Poi, gli italiani hanno una particolare predisposizione per il gossip, o pettegolezzo che dir si voglia.
Gli Italiani “brava gente”, santi e navigatori, artisti e instancabili lavoratori, ormai sono icone di un passato che sembra lontano secoli e sempre più si allontana, sostuite dal prototipo dell’Italiano furbo, sempre più “appiccicato” al proprio particulare, pronto a tutto per la “famiglia”, intesa come “insieme di persone unite da un vincolo di affinità”, a chiuder gli occhi, a tappare le orecchie, a sigillare la bocca, proprio come le tre scimmiette.
Ormai è questa l’immagine che circola nel contesto internazionale e lo si può notare tutte le volte che si prende una decisione di valore.
A casa nostra va ancora peggio: arroganza, supponenza, aggiramento delle leggi, accuse e vilipendio alla giustizia, lotta tra le istituzioni, leggi ad personam, delegittimazioni, arricchimenti illeciti, evasione fiscale legalizzata, incertezza delle pene, società off-shore, capitalismo di stato foraggiato dai contribuenti, truffe all’Europa, spesa sanitaria fuori controllo, consulenze come sperpero del pubblico denaro, la scuola in disarmo, l’invadenza del Vaticano sulle scelte etiche ed altro ancora.
Il Paese, insomma, di bengodi…ma non per tutti, solo per quelle “caste” legati da un forte senso di solidarietà, un’immensa massoneria alla luce del sole, di cui molti godono e il resto attende di godere.
Un quadro piuttosto negativo, potreste dire, ma, escludendo alcune eccellenze, reale.
Il nostro è un Paese in rovina, che va sempre più giù: una classe politica mediocre, litigiosa e senza idee che, non risolve i problemi se non quelli del premier; una classe imprenditoriale, con alcune eccezioni, che vive sulle spalle degli italiani onesti, cioè di quelli che pagano le tasse, e grazie ai “bonus” statali (il caso più eclatante è la svendita dell’Alitalia); l’informazione, il cosiddetto quarto potere, asservita al politico proprietario o all’imprenditore (Caltagirone docet), che non ha il coraggio né la volontà d’incalzare politici e imprenditori (qualche mosca bianca c’è ma stanno cercando il ddtt adatto); il popolo “sovrano” a metà, che non vota, ma fa il tifo, evasore, furbo ed egoista, partecipe del degrado socio-politico-culturale in cui precipitiamo, senza coscienza civica; una serie di garanzie legali che i potenrti si sono dati mimetizzandoli come garanzie per tutti i cittadini che legano le mani alla giustizia la sola, anche con le sue magagne, che può ancora fermare questa deriva; un parlamento nominato dalle segreterie dei partiti, ridotto a mero strumento del padrone, che legifera senza tener conto dell’opposizione, questa merita un discorso a parte in quanto anch’essa responsabile dello sfascio, né degli interessi reali del cittadino e del Paese, ma sotto la spinta d’interessi di parte che causano, quindi, danni all’economia e al vivere civile.
Infine, ma non l’ultimo per importanza, la gerontocrazia invasiva, presenti in tutti i settori della vita pubblica: parrucconi legati alla poltrona, che tengono fermo il Paese nella strada delle innovazioni e del progresso, mentre i giovani sono tenuti in panchina; poi, quando diventeranno come loro ne prenderanno il posto, un museo di cere viventi, solo apparenza, senz’anima, come una famosa canzone anni sessanta.
A proposito di gerontocrazia o di museo delle cere, una notizia dell’ultima ora riferisce che l’Associazioni di ex parlamentari, ne comprende ben 1.550, non condividendo che siano privati, con apposita legina (il Senato l’ha già votata), dei benefit finora goduti, hanno avuto la promessa dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta che saranno utilizzati previo invio dei curricula, come consulenti a titolo gratuito ma con rimborso spese. Lo Stato avrebbe risparmiato, “irrisoria economia” la definiscono gli ex, un milione 726 mila euro, ora…vedremo!
Tra gli ex troviamo: Tiziana Parenti, Giorgio Benvenuto, Enzo Maiorca, Giovanni GalloniMario D’Acquisto, Antonio Rubbi, Franco Coccia.
Lippi, il CT della Nazionale, potrebbe affincarli al trentacinquenne Cannavaro.

27 giugno 2009

UNA TERZA IPOTESI DEL “GIORNALE”

C’è un quotidiano in Italia, il cui proprietario è il fratello del premier, che può avvalersi di un grande direttore, sempre pronto ad ospitare notizie di rilievo, anche se la Magistratura il caso a suo tempo l’ha risolto. Ergo: o il direttore in questi anni ha dormito o ha tra le mani prove documentate che potrebbero riaprire il caso. Oppure c’è una terza ipotesi, evidentemente tutta da dimostrare. Gli articoli (titolo significativo e allusivo: “Tutte le escort del clan D’Alema”) riesumano un caso del 1999, che ipotizzava ipotetici incontri a luci rosse che avrebbero coinvolto uomini vicini all’allora presidente del Consiglio. Il caso si chiuse, se non ricordo male, col solo coinvolgimento della maitresse.
Il titolo molto provocatorio fa di D’Alema un capo clan, dedito con i soci a festini a luci rosse. Bene ha fatto D’Alema a querelare il quotidiano. In un periodo in cui, poco in Italia ma tantissimo all’estero, si parla di feste e festini, ora a palazzo Grazioli ora a villa Certosa, mancava il topolino di rosso vestito e il segugio Giordano l’ha finalmente trovato, con gaudio dei lettori appassionati e di viciniori: “Mal comune mezzo gaudio”, recita un proverbio.
Lo stesso quotidiano ha coinvolto L’onorevole Cesa, segretario dell’Udc.
Silvio berlusconi si è subito premurato, attraverso un comunicato, di dargli la sua solidarietà, prendendosela con i giornali che pubblicano notizie infamanti, aggiungendo che “non approvo metodi aggressivi di certa stampa”. Bisogna dire che , se non recita, sa stare nella sua parte.
Cesa ha rinviato al mittente l’attestato di solidarietà, piuttosto duramente: “…non accetto solidarietà da nessuno, in particolare dal presidente del Consiglio”. Sicuramente non ha gradito o ha visto, nell’insieme della vicenda, quella terza ipotesi a cui ho sopra accennato?
Quando la corruzione e l’immoralità spazia da destra a sinistra, coinvolgendo i massimi rappresentanti politici, c’è di che rallegrarsi e, quantomeno, si oggettivizza l’assunto, all’estero da tempo assodato, secondo il quale la classe politica italiana oltre ad essere mediocre è anche inaffidabile e dedita al vizio che pratica anche nelle sedi istituzionali.
“Muore Sansone con tutti i Filistei”, sembra il motto dell’articolo e pure la terza ipotesi cui accennavo. È solo un’ipotesi, s’intende, ma allora perché riprendere un caso chiuso ormai da dieci anni? Perché coinvolgere D’Alema , con un titolo diffamatorio (capo clan), vista la conclusione del caso con l’intervento della Magistratura? Perché coinvolgere Cesa? Perché Berlusconi si è precipitato, facendolo sapere a tutti con un comunicato ufficiale, a dare solidarietà ai due parlamentari? Tutti colpevoli, nessuno colpevole, è questo il messaggio?
Il ministro Bondi ha accusato, con una lettera al quotidiano di Paolo Berlusconi, “la Repubblica” di essere un’insidia per la democrazia”, utilizzando in modo sleale gli strumenti a disposizione del giornalismo. Mi auguro che il sacro furore investa questa volta “il Giornale” con una lettera a “la Repubblica”. Non penso che lo farà, a causa dei troppi impegni istituzionali o forse perché sta meditando di lasciare la politica per la poesia. Chissà!
È però giusto far sapere al ministro che il poeta, a differenza del politico che viene cooptato dalla segreteria in quanto gradito al club, deve produrre, non semplici versi, ma contenuti emotivi.
Certamente, sull’informazione e sui giornalisti bisognerebbe aprire un dibattito serio e approfondito. Ma sarà possibile?

23 giugno 2009

IL MITE BONDI

Finalmente il mite Bondi, l’agnello sacrificale del premier, l’amico che ogni amico vorrebbe avere, non ce l’ha fatta più. Ed ha ragione, poveretto! Non ha potuto più sopportare i tanti attacchi al premier la persona più buona che esista, la mano di Dio, la Provvidenza fatta persona. Invece di pregare perché ce lo salvino ancora a lungo, il quotidiano “la Repubblica”, nido di comunisti in doppio petto, rancorosi oltre che irresponsabili del male che spargono, “getta fango da mesi sul premier utilizzando i più sleali mezzi a disposizione del giornalismo”, cioè…l’informazione. Così, armato di penna, la stessa che usa per le sue poesie, ha scritto una lettera di fuoco al “Giornale”, un quotidiano che più indipendente non si può, definendo “la Repubblica” “un’insidia per la democrazia”. È buono Bondi, conosce bene i comunisti per essere stato, prima della conversione sulla strada di Arcore, uno di loro, addirittura un sindaco comunista. Sa di cosa sono capaci. Strumentalizzano l’informazione, ingannano i cittadini, carpendone la buona fede, mangiano i bambini… questo no…forse succedeva ai suoi tempi. Ora, se li vedete, li riconoscete subito, sono magri come un grissino…guardate Fassino e ve ne convincerete.
Un giornale serio, per Diana, non fa gossip. Per questo ci sono i giornali specializzati, “Chi” per esempio. Il caso Noemi, un’innocente presenza ad una festa di compleanno trasformata in un atto d’accusa infamante; le veline in politica, ma che c’è di strano, mostrare il corpo è un lavoro come altri e un bel corpo può nascondere eccezionali qualità politiche, la Carlucci e la Carfagna e ora la Matera ne sono l’esempio, nudi artistici e senso dello Stato non sono incompatibili (detto tra noi, meglio presentarci a Strasburgo con delle belle donne che con politici inetti e assenteisti); i voli di stato utilizzati per portare gli ospiti a Villa Certosa, ma che c’è di male a dare un passaggio a delle belle ragazze o a qualche menestrello che lo aiuta nel suo hobby creativo; le feste a palazzo Grazioli, le escort, le belle donne…ma che cosa fa di male e per di più a casa sua. La verità è che i comunisti sono invidiosi. Loro sono sempre tristi, grigi, non sorridono mai, mai che raccontino una barzelletta, mai delle corna in una foto di rappresentanza, mai un cucù. Ha fatto bene Bondi, quando ci vuole, ci vuole. Certo che la stampa libera rafforza la democrazia, certo che le notizie vanno date, ma bisogna fare una giusta selezione sia delle testate che delle notizie. Non si può buttare nel panico e nello sconcerto una Nazione che adora il suo premier, che riempie le piazze al suo apparire che tutto il mondo c’invidia, dopo Cavour il più grande statista che l’Italia abbia avuto. E il ministro, nonché coordinatore del partito di maggioranza relativa, già portavoce, soffre per le infamità sul premier e perché, data la sua mitica mitezza, non si può lanciare in invettive violente e offensive contro certa stampa che, invece di contribuire a costruire un’immagine positiva all’estero dell’Italia e del suo premier, diventa complice di un complotto infamante. Grazie Bondi, è ora di suonare le trombe e approvare una legge, al più presto, che sanzioni gravemente, fino alla chiusura, parziale o definitiva, della testata che si rendesse colpevole di lesa patria e di lesa maestà. Occorre, insomma, che i comunisti tuttalpiù si trasferiscano in Russia, dall’amico Putin.

13 giugno 2009

IL BUON GHEDINI

L’onorevole Ghedini, nonché avvocato del premier, ha un posto fisso ad “Anno zero, la trasmissione di Santoro, scambiata per un tribunale, in quanto le trasmissioni giornalistiche d’inchiesta, finché sarà possibile farle, non possono essere lasciate ad incompetenti, male informati e pregni di fumus persecutionis che, se potessero accuserebbero d’immoralità anche la partecipazione alla festa di compleanno del figlio del premier, magari arrivando assieme ad una banda musicale su un aereo di Stato, beninteso, non per sfruttare la situazione, ma sono per fare più in fretta e ritornare altrettanto in fretta alle incombenze di lavoro. Roba da matti! Vai a fidarti!
Santoro e Vauro, sono come il gatto e la volpe di collodiana memoria. Bisogna stare sempre all’erta, sempre sul chi va là e rintuzzare ogni fruscio di penna o di parola.
Che stress, per l’avvocato Ghedini! Sarebbe meglio una seduta parlamentare con…voto di fiducia.
Il mio amico mi fa notare che l’avvocato sarebbe pure una persona gradevole ed educata, se solo non avesse il premier alle spalle e che, buon per lui, gli da anche da lavorare. Non che l’avvocato fosse prima un povero cristo, ma essere stato scelto da cotale personaggio pubblico, sempre sull’occhio delle irriducibili toghe rosse, è stato un onore di non poco …conto.
Non per questo manca di correttezza e di gentil sorriso, sempre pronto, da liberale gentiluomo, a riconoscere il valore dell’avversario, quando un tale avversario sarà presente. Finora se l’è dovuta vedere con la mediocrità fatta cristiano. La piazza, per sua somma sfortuna, oggi non offre altro, così, il povero Ghedini, è obbligato ad un confronto impari e, armato di codici e disegni…di legge, deve continuamente e con somma riluttanza abbassarsi ai piani inferiori dell’avversario.
Si vede che soffre, tanto che deve intervenire spesso, interrompendo gioco forza l’avversario per correggere tutte le inesattezze e falsità anche culturali, con quell’intercalare ormai famoso, “ma va là (accentato, onorevole?), che altro non è che la rabbia repressa di veder offesa la retorica e la verità. Sono molti, in verità, i telespettatori che pensano che l’intercalare sia espressione di supponenza e arroganza, ma si sbagliano. Si sbagliano, perché l’onorevole ha una missione più elevata da compiere: salvaguardare la buona e consolidata fama del premier che, è giusto dirlo, è il premier di tutti gli Italiani e quando s’infanga il premier s’infanga la Nazione tutta. Fa bene, quindi, l’onorevole avvocato, a stare con gli occhi bene aperti come quando ha fatto sequestrare le foto scattate a Villa Certosa, sicuramente dei fotomontaggi. Tanto ci vuol poco, con le tecniche moderne, e la sinistra in questo è maestra (il successo, ormai, lo vede in fotomontaggio), ad incollare teste su corpi nudi o seminudi, raggirando non solo gli ingenui italiani, ma la stampa del mondo intero, ormai sotto l’influenza del dottor Ezio Mauro.

11 giugno 2009

FINE DI UN IDILLIO ?

Il Cavaliere, il padrone delle ferriere, l’ottimista forzato perché privo di progettualità (la crisi economica si risolve profondendo ottimismo, quando il companatico manca speriamo che la “provvidenza” ci soccorra), il presunto corruttore di Mills (ahi, ahi, toghe rosse! Lasciatelo in pace, il giudizio su di lui non è di questo mondo!), il più amato leader in circolazione nel globo terraqueo nonostante abbia strapazzato il Pd, ha fatto il primo flop.
Il Pdl rispetto alle politiche (si prendono sempre le ultime elezioni per un confronto serio) ha perso il 2,1%, circa 2,9 milioni di voti, che, in un anno di governo incontrastato non sono pochi.
Ad onor del vero, dobbiamo dire che ha conquistato parecchie province e disputerà dei ballottaggi, ma le funeste previsioni per la democrazia, che sempre asmatica rimane, si sono alquanto diradate.
Anche il suo rapporto personale, d’amore, con gli italiani sembra declinare. Le sue preferenze, infatti, rappresentano appena il 25% ( il 35% nel 2004) rispetto ai voti del partito, solo 2.705.791.
Per la prima volta ha pure sbagliato le previsioni, non raggiungendo il Pdl il risultato più volte gridato nelle piazze e nelle reti Media-Rai: è stato raggiunto il 35,3% rispetto alle attese che andavano dal 40 al 46%. Un buon risultato, certamente, ma lontano dalle altrettanto certe potenzialità del Cavaliere.
Ma a molti italiani oggi va bene così, in attesa di tempi migliori per il nostro Paese.
Ci contentiamo di poco, purché il Pd riparta, dandosi una struttura in grado di penetrare nell’opinione pubblica in modo capillare, facendo proposte serie perché possibili e smascherando con forza, senza mai abbassare la guardia, la politica degli annunci che sta impoverendo le famiglie al di là della crisi mondiale che ci avviluppa; soprattutto, bandendo le guerre interne per la gestione dello stesso, occorre che i “vecchi” dirigenti lascino il passo alle nuove generazioni.
Queste elezioni mettono in evidenza almeno due problemi politici fondamentali per le future dissertazioni sul bipolarismo, su cui Veltroni si è giocata la carriera politica e per il quale ha contribuito all’esclusione della sinistra antagonista dal parlamento.
Il bipartitismo non è cosa compiuta. Esaminando, infatti, i risultati delle Europee è facile vedere come ben tre forze politiche sono in grado di determinare il governo del Paese: la Lega, l’Idv e l’Udc hanno raggiunto buone percentuali di consenso, rispettivamente il 10,2, l’8 il 6,5.
I due più grandi partiti, nati comunque da due fusioni, non sono in grado di governare da soli. Così il Pd, se vuole pensare ad un ritorno al governo, deve lasciare la solitudine in cui l’ha cacciato Veltroni e riprendere i contatti almeno con Sl e trovare punti d’incontro programmatici con la sinistra di Diliberto e Ferrero. Lasciare questi voti, il 6,5, in libertà sarebbe un delitto politico e detonerebbe superficialità e arroganza e lascerebbe insoluto il secondo problema.
Infine, rivestirà grande importanza la questione morale. Il Pd deve dare al cittadino la certezza che governerà l’Italia nel rispetto delle regole costituzionali e degli avversari politici, nella convinzione della precarietà del suo mandato che non sarà mai definitivo.
Deve dire chiaramente che casserà tutte le leggi ad personam, la più odiosa delle quali e il lodo Alfano, tutte le leggi vergogna, che riprenderà la lotta all’evasione, che ogni riforma sarà fatta nel rispetto delle minoranze che hanno uguale diritto di rappresentanza e, soprattutto deve ricordarsi che l’Italia è uno stato laico.

02 giugno 2009

UNA FOLLA DI CANDIDATI

Secondo i dati del Viminale, sono 238 mila i candidati che concorrono per occupare una poltrona di sindaco, di presidente della provincia o di semplice, si fa per dire, consigliere.
Tra questi, ovviamente, non sono inclusi i candidati alle elezioni europee perché altrimenti si supererebbero le 300 mila candidature che rappresentano per una popolazione di 52,5 milioni, neonati e minorenni compresi, un rapporto di un candidato ogni 175 abitanti.
Un dato così eclatante, divenuto fenomeno sociale, dovrebbe essere oggetto di studio per gli studiosi di sociologia, mentre per i politici, quelli che occupano stabilmente le tv, pubbliche o private non importa, dovrebbe essere un momento di preoccupazione.
C’è, infatti, di che preoccuparsi se a Campobasso si hanno 800 candidati per 50 mila abitanti, un candidato ogni 62,5 cittadini. A Crotone (provincia) 720 candidati per 172 mila abitanti fanno un rapporto di un candidato ogni 238. Firenze, Torino, Caltanissetta, Avellino Monza o Milano le situazioni non cambiano. Pensate che a Napoli (provincia) 1.600 candidati di 35 liste si contendono 45 poltrone: una poltrona ogni 35,5 candidati.
Un affollamento pazzesco che ha anche un costo, non solo per la comunità, ma ciò è normale per una democrazia, ma anche per i candidati o per chi se li è presi a carico. Manifesti, santini, feste, pubblicità sui media, ogni candidato farà la sua parte perché se è in lista, l’ha fatto consapevolmente, in piena coscienza.
Questa spettacolare voglia di partecipazione è poco chiara, se ad elezioni finite i consigli comunali e provinciali saranno frequentati dai soliti addetti ai lavori, se i cittadini non si staccheranno per nessun motivo dai televisori, se sprechi e speculazioni continueranno…come sempre.
Perché, allora, quest’enorme numero di liste e di candidati?
Strategia dei capi politici locali e qualunquismo di molti cittadini che pensano che la politica, anche locale (o soprattutto?), possa risolvere i loro problemi, qualsiasi genere di problemi.
La partecipazione, il voler capire o controllare, il voler eliminare sprechi e abusi non sono nemmeno buone intenzioni.
“Così fan tutti” è il titolo di una commedia di successo…un riferimento nemmeno tanto celato ai 1000 e passa nostri parlamentari.
Viva l’Italia! Viva i municipi! Viva la frammentazione politica che tutti hanno cercato di eliminare (Vero Veltroni?),