20 dicembre 2007

QUOUSQUE TANDEM CATILINA ABUTERIS?

La Legge finanziaria, approvata alla Camera con ben tre voti di fiducia, ha tagliato i tagli che il Senato, con un altro voto di fiducia, aveva approvato.
I tagli in questione riguardano il tetto dei manager pubblici che, stando all'ingaggio (proprio come i migliori calciatori) e alle liquidazioni percepite, sarebbero i migliori d'Europa. Sarebbero, ma non sono perché basta guardare il bilancio del loro operato per chiederci ancora una volta, quali sono i criteri che guidano (e hanno giudato) le loro nomine e determinano i loro ingaggi.
Così, noi, per non farli scappare via (magari! affermano gli economisti più onesti) i nostri bravi parlamentari aumentano, anzi liberalizzano i tetti d'ingaggio...tanto su di loro non piove mai. E se piove...piovono soldi!
I manager delle aziende private, forse hanno un tetto d'ingaggio più alto, ma a fine contratto devono dimostrare di avere operato, procurando un vantaggio all'azienda. In caso contrario il contratto viene scisso, la liquidazione subisce le penali previste e i manager si rimettono sul mercato, cercando un nuovo ingaggio, se trovano aqualche azienda disposta ad assumerli, visti i risultati.
Tutto ciò non vale per le aziende di stato, dove manager strapagati e meglio liquidati, a fine incarico vengono trasferiti...con tutte le competenze acquisite, ad altra azienda pubblica con un ingaggio più alto e una liquidazione più sostanziosa.
E i risultati? A quanto pare nessuno chiede loro conto e ragione del loro passato fallimentare...tanto paga il cittadino, quello della busta paga.
Ma ciò che più mortifica il cittadino è l'arroganza, non tanto dei manager che sono quel che sono, ma dei soliti politici che prima sbandierano ai quattro venti i tagli, intesi come l'inizio di un rinnovamento etico della politica, e poi nel chiuso dei palazzi del potere, ritornano al solito deja vu.
Non so se ciò finirà e quando finirà, ma sarà sempre tardi. E oggi non rimane nemmeno la speranza, l'ultima dea dei Romani.
L'implosione...ma quale implosione! Nuove elezioni e nuovo governo....ma quali elezioni, ma quale nuovo governo!
Nessuno ha più niente da proporre, ormai; il cittadino, impotente, non reagisce più...tanto...
L'Italia è come una bellissima auto alla quale in discesa si sono rotti i freni e l'autista continua ad accelerare...tanto poi la discesa finirà, mentre il baratro è lì, oltre la curva.

LA LEGGE ELETTORALE CHE VERRA’: UNA FURBATA

Vassallum o bozza Bianco…o referendum: interviste, dichiarazioni, esternazioni riempiono pagine di giornali e talk show. La politica sembra riappropriarsi del suo spazio.
Ma è il solito specchietto per le allodole, un’ulteriore disunione per noi cittadini. I politici e i politologi (schiere di cortigiani con qualche eccezione) discutono non per dare all’Italia una legge adeguata ad una grande democrazia moderna rispettosa della Costituzione, ma per se stessi, per mantenere spazi e prebende.
Tutti i piccoli partiti fanno la voce…grossa; nessuno vuole essere tagliato fuori, ognuno reclama il proprio orticello: meglio generale di un drappello che soldato tra soldati.
E nel reclamare il proprio spazio usano il ricatto, la sola arma, per la verità molto potente, di cui attualmente dispongono e qualcuno, mi sembra Mastella, minaccia addirittura di non votare la finanziaria o di allocarsi altrove.
Legittime e nobili pretese, come si vede, di partiti familiari o locali che dimenticano, come i grandi, che la sovranità (comma 2, articolo 1 della Costituzione) appartiene al popolo e non ai capipartito.
La nuova legge elettorale si rende necessaria per la governabilità. Bene, giusto. Ma allora perché non spiegano ai cittadini come mai sia il vassallum, sia la bozza Bianco, sia il referendum non prevedono il voto di preferenza ma le liste bloccate?
In democrazia è fondamentale che l’elettore scelga il candidato di sua fiducia non quello (collegi uninominali) o quelli (liste bloccate) che il partito gli impone in ordine di eleggibilità.
Ma ad oggi nessun partito, sottolineo nessuno, si espresso sulla reintroduzione del voto di preferenza, in quanto le liste bloccate rappresentano il paradiso dei familiari o degli impresentabili o dei trasformisti o, comunque, dei privi di preferenza e rimarcano l’invadenza dei partiti.
Io voglio che mi sia ridato il voto di preferenza di cui sono stato espropriato.
Desidero, altresì, la scomparsa di tutti i cespugli che inselvatichiscono la politica, immiserendola e rendendola vittima di ogni ricatto.

08 dicembre 2007

L’OMOSESSUALITA’ : A RISCHIO IL GOVERNO

Mercoledì scorso in Iran è stato giustiziato per impiccagione Makwan, un ragazzo di vent’anni accusato di essere gay. Il presidente Ahmadinejad afferma che i gay in Iran non esistono, piuttosto è la sodomia è il reato che porta alla morte (la sharia condanna l’omosessualità…). Meglio negarne l’esistenza e girarci attorno che giustificare un crimine commesso dall’istituzione.
Giovedì scorso la senatrice Binetti non vota la fiducia al governo per un emendamento a tutela delle diverse tendenze sessuali. La teodem del PD, già Margherita, quella del cilicio, pensava forse di essere in Iran in compagnia di ligi seguaci di San Paolo quali Andreotti, Buttiglione, Mastella (minaccia di non votare…), Mantovani …
L’emendamento incriminato rialza le pene (abbassate dal governo precedente) previste in applicazione dell’articolo 13 del Trattato di Amsterdam, che così recita: il Consiglio “può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, l’età o le tendenze sessuali”. Anche da noi è meglio negare l’evidenza della discriminazione: si evitano rompicapi e anatemi… dalle alte sfere.
Buttiglione chiede se la sinistra “vuole mandare in galera San Paolo” per quanto affermò sull’omosessualità.
Certo da un europarlamentare, già ministro e filosofo in carica, ci si aspetta qualcosa di meglio e un’argomentazione più consistente.
Ricordo che Gesù nei vangeli non parla mai di omosessualità. E San Paolo, il fondatore della dottrina cella Chiesa, afferma: “Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni verso gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che si addiceva al loro traviamento (Rm 1, 26-27) ”.
Mentre Joseph Ratzinger, in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede scrive (Homosexualitatis Problema, 1986): “Occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo da punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa deve essere considerata come oggettivamente disordinata”.
Non meritano commento le dichiarazioni dell’on. Mantovani (“…prevedere pene fino a tre anni per i cattolici che diffondono il pensiero del Papa”.), e della Lega che col solito colorito linguaggio vede nel provvedimento “una pistola puntata e un ricatto contro la Chiesa”.
Sono strumentali, distolgono dal vero significato dell’emendamento e lasciano intendere che il Papa la pensa come la Binetti. Fare quadrato contro un atto di civiltà non è certamente meritorio.

28 novembre 2007

IL FAR WEST DEL PARLAMENTO ITALIANO

E’ ormai cosa risaputa che nel nostro parlamento i gruppi politici sono decine ma quelli più potenti ancorché piccoli con un enorme potere di ricatto, stanno al senato, dove anche un solo senatore può determinare la caduta di un governo.
Il servizio peggiore al Paese, comunque, è dato dai gruppi che si formano nel corso della legislatura, quando abbandonano il partito dove sono stati eletti, mettendo in difficoltà la maggioranza, o per una questione di principi da rispettare o per una questione morale di coerenza.
L’ultimo partito (viene da ridere) è il Partito liberal-democratico fondato da Dini (già presidente del Consiglio) e Bordon (già…già tante cose….in tanti partiti) cui hanno aderito una o due unità (senatori) che come proposta politica predicano la liberazione del parlamento dalla riottosa e ingorda sinistra radicale. Ma ad oggi si sono solo distinti per i continui ricatti a Prodi, per le richieste più o meno ravvicinate di verifiche e per lugubri presagi di morte del governo.
Ora a me i due ricordano tanto due famosi personaggi creati da Bonelli, leggendari eroi giustizieri di un Far West in preda all’anarchia dove l’unica arma era la colt.
Per l’amor di Dio, non è il caso dei due, ma a me Bordon, forse per il nome che porta, ricorda Tex Willer e Dini, forse perché più vecchio, Kit Karson, alle prese con l’infido Mephisto (Prodi?).
Quanto ad essere definiti giustizieri ce ne manca. Però entrambi sono impavidi combattenti per il trionfo della giustizia e del buon comportamento, della crescita economica e della salvaguardia dei diritti…di chi quei diritti già ha, insomma del buon governo.
Queste sono le profonde convinzioni che hanno fatto nascere il Partito liberal-democratico, non l’egoismo personale, non la ricerca di un posto sicuro in un futuro incerto, non “il tanto meglio tanto peggio”, ma una leale aderenza ai cittadini che li hanno votati.
“Né votati né eletti”, mi fa notare il mio amico, sempre vigile e attento alle minuzie.
“Cosa vuoi che cambi se sono stati indicati, pardon, inseriti al posto giusto nella lista degli eletti da un partito cui avevano aderito?”
“Si sono chiesti, questi galantuomini, se sarebbero stati eletti sa avessero corso da soli?”, incalza.
“ I tuoi sono discorsi demagogici atti a gettare discredito sui politici e sulle istituzioni”, ribatto.
“Questi sono dei ricattatori che aspettano il migliore offerente e a prova di ciò, ecco quanto dichiara il già banchiere Dini: “Il governo è appeso a un filo, quindi non so quando possa cadere”. “E’ un governo tassa e spendi…con questa politica crescerà meno degli altri…”. “Noi abbiamo detto che bisogna lavorare per superare il quadro politico attuale, cioè oggi al senato il governo non ha una maggioranza politica”. “Prodi andrà avanti fino a quando non ci sarà il voto contrario…e può accadere in qualsiasi momento”.
“Hai ragione. Mi sembra di sentire Bonaiuti o Cesa o La Russa. Le stesse parole, gli stessi tempi, lo stesso disinteresse, lo stesso protagonismo. Tutto a vantaggio dei cittadini…s’intende! Restiamo, quindi, in attesa della tempistica di Dini e che il filo resista!”

20 novembre 2007

L’UNTO E IL CAMBIO DI STRATEGIA

O patria mia, vedo le mura e gli archi/ e le colonne e i simulacri e l’ermi/ torri degli avi vostri/ma la gloria non vedo,/… Or fatta inerme,/ nuda la fronte e nudo il petto mostri./ Oimé quante ferite,/ che lividor, che sangue!…/chi la ridusse tale? E questo è peggio,/che di catene ha carche ambe le braccia;/…siede in terra negletta e sconsolata,/ nascondendo la faccia tra le ginocchia, e piange (Giacomo Leopardi).
E’ stata pubblicata nel 1818, ma potrebbe essere stata pubblicata ieri o stamattina. Oppure è una profezia, ciclicamente determinata e facile da determinare anche ad un poeta!
Il teatruccio (nuovo conio, come le rutelliane alleanze) della politica nei scorsi giorni si è sbizzarrito, dando il meglio di sé. Relativamente a “teatruccio”, s’intende!
Maggioranza e opposizione hanno fatto di tutto per confondere i cittadini che ancora credono nella politica: tentativi di acquisto, passaggi gratuiti da una coalizione all’altra, nascita di nuovi partiti, dichiarazioni per gli addetti ai lavori, minacce più o meno esplicite, richieste di nuovi assetti, porte chiuse che lasciano uno spiraglio o spiragli che lasciano le porte chiuse, proclami, posizionamenti….spallate che lasciano le spalle lussate, e coalizioni inossidabili vicini al collasso.
Ma, come sempre, chi ha rubato la scena è sempre lui, l’unto, l’uomo della provvidenza (per Fini sicuramente) che, con sorrisi a tutta guancia, passa da una dichiarazione all’altra, la seconda opposta alla prima e così …dicendo.
Ma come, si chiede lo stordito (inebetito, per il grande comunicatore) elettore forzista, il “Proclama di Montecatini (11/11/07)” non aveva sancito una netta chiusura alla proposta si dialogo su una nuova legge elettorale? “Non ci sono i tempi per una nuova legge elettorale” e poi la legge elettorale, aveva previsto sarà la tomba di Prodi (“Alcuni senatori del centro sinistra continuano a dirmi in privato che non voteranno la legge finanziaria”…ergo…): uno statista senza tempo e, per di più, credulone, che fonda la sua strategia su confessioni di avversari politici e su possibili misfatti diniani ( ma una volta non era rimasto bruciato?)!
Eppure, il “suo” popolo e non solo domenica lo ha gratificato con un plebiscito (mi vien da ridere!): via questo governo, nuove elezioni subito!
Così il leader unicum, interpretando la volontà…recondita del “suo” popolo ha annunciato la fine di Forza Italia, nascita di un muovo partito (partito del popolo delle libertà?) e …il cambio di strategia: “Se la maggioranza avanzerà proposte o dirà sì alle nostre, saremo (pluralis maiestatis, come le antiche Maestà) lieti…”.
“Ma non è coerente, interviene il mio amico, io lo abbandonerei a sé stesso…cambiare del tutto…”
Ma che cosa è la coerenza, se non un modo di condurre la propria vita senza contraddizioni e conformemente al proprio pensiero?
E quali contraddizioni vede nei suoi comportamenti un personaggio abituato alle contraddizioni, alle smentite ?
Si può affermare, quindi, che la sua coerenza è determinata proprio dalle sue contraddizioni: non sarebbe più l’unicus.

14 novembre 2007

UNO STATISTA SUI GENERIS

Mentre tutti aspettano con ansia l’esito del voto sulla Finanziaria, Berlusconi è certo che alla fine il governo Prodi cadrà. Non per la sua mediocrità, certamente il livello è più alto del precedente di centro destra, ma per implosione, cioè a causa dei litigi all’interno della coalizione.
Un ritornello che accompagna l’attuale governo sin dal giorno del suo insediamento. Così, Berlusconi con tutte le spallate che ha dato avrà la clavicola ormai slogata e la mente ottenebrata, dato che non ha prodotto ad oggi una proposta politica alternativa ad una qualsiasi proposta governativa.
A Montecatini, come si apprende dalle cronache giornalistiche, il Cavaliere ha pronunciato un no secco a qualsiasi richiesta di dialogo sulla riforma elettorale, mostrando una mancanza di senso dello stato assoluta nonché un’assenza del concetto di democrazia parlamentare fondata sulla legittimazione dell’avversario politico e sul confronto costruttivo.
Per di più la legge elettorale deve rappresentare la sintesi condivisa di una o più proposte che tutti alla fine faranno propria e che, salvo lievi correttivi che si renderanno necessari, non deve essere modificata al cambio d’ogni governo, ma deve accompagnare il susseguirsi di più legislature, senza creare sconcerto e confusione tra gli elettori.
Affermando che la proposta Veltroni cancellerebbe la “conquista del bipolarismo”, Berlusconi. sembra disconoscere che il bipolarismo all’italiana ha portato all’attuale ingovernabilità e alla creazione di piccoli partiti, per lo più familiari o personali, che per necessità hanno formato due aggregazioni, Casa e Unione, disomogenee e litigiose.
Ma forse la ragione del rifiuto e un’altra: “andare al voto con la legge vigente, senza rinunciare al premio di maggioranza”. Un parlamento militarizzato, agli ordini del leader, è il sogno di Berlusconi che non riesce a vedere vie di mezzo: o con me o contro di me.
Il dialogo sarà possibile solo se “le urne non daranno a una parte politica la maggioranza”. Fare, cioè, di necessità virtù.
E se la campagna acquisti gli darebbe ragione, allora la spallata avrebbe successo.
Non c’è che dire, la sfera di cristallo prima o dopo, anche se molto dopo, risponderebbe alle speranze. E sarebbe un triste giorno!

04 novembre 2007

SCIACALLAGIO POLITICO

La coalizione di centro destra, questa volta capitanata dall’on. Fini (in eterna attesa di ascendere alla presidenza del consiglio), si è buttata a razzo, come uno sciacallo impazzito, sul barbaro assassinio della signora Giovanna Reggiani, strumentalizzando l’onda emotiva e la rabbia dell’opinione pubblica che si crede sempre più insicura.
Così, grazie (?) all’assordante fracasso della stampa e dei notiziari TV, si sta creando un clima di caccia alle streghe, come se l’unico problema, il vero problema, da cui tuti gli altri dipendono, sia dato dalla presenza dei rom: risolto il quale, come per incanto, si risolveranno i problemi della giustizia, della sanità, dei trasporti, dei salari, delle pensioni e… della mediocrità politica.
E’ ovvio che tale stato di degrado e di insicurezza, per l’on. Fini e i suoi alleati, è opera del centro sinistra che da quando governa non ha saputo legiferare provvedimenti adeguati per la sicurezza pubblica.
Non capisco perché Fini oggi grida allo scandalo e inveisce contro il governo per i mancati provvedimenti, quando dimentica che ieri (cioè fino al maggio 2006), nel governo presieduto da Berlusconi, non solo era ministro degli esteri ma anche vice ministro e il suo partitto rappresentava la seconda forza della coalizione.
Almeno questo sgangherato governo pochi giorni prima del delitto aveva presentato il pacchetto sicurezza, mentre il “suo” si era distinto per proclami e “fuochi d’artificio”.
Così, ecco il “nostro” sfidare la pioggia e visitare il luogo del fattaccio e portare conorto al marito della vittima, strumenti, la prima innocente, il secondo inconsapevole di una grave strumentalizzazione politica: il dolore violentato al servizio della politica.
Questi politici cercano il consenso sfruttando ogni disgazia ma, inbelli e presidenzialisti, sono incapaci di proposta e di confronto, chiusi nella loro presunzione e ipocrisia.
Il fatto è che pur di parlare, pur di esserci, non capiscono, e in ciò sono in compagnia dei media (quotidiani e notiziari TV e altro), fino a quando possono tirare la corda senza che l’intolleranza si trasformi in violenza, in squadrismo (mentre scrivo si ha notizia di raid punitivi…come volevasi dimostrare).
Uno statista, quale Fini l’incompiuto, alla luce dei risultati del suo intervento, farebbe meglio a interessarsi di più dei molto destabilizzanti delitti di mafia, l’ultimo mercoledì scorso a Borgetto (PA).
O crede anche lui che la mafia “non esiste” o pensa che il governo che sosteneva l’abbia sgominata…o forse è meglio mostrare i denti ai deboli e il sorriso ai potenti?

24 ottobre 2007

SE QUESTO E’…UN MINISTRO

Rappresentazione teatrale
Titolo: Se questo è un ministro
Genere: tragedia…ma anche farsa (dipende dai punti di vista)
Protagonisti in ordine d’occupazione della scena:
- Mastella, ministro di grazia e giustizia, iscritto sul registro degli indagati
- Di Pietro, ministro delle infrastrutture
- De Magistris, giudice dell’inchiesta Why-not
- Favi, procuratore generale facente funzioni; firma il decreto di avocazione
- Prodi, presidente del consiglio
- CSM (consiglio superiore della magistratura)
- Tifosi: vari ministri, numerosi parlamentari, giornalisti
Co-protagonisti: ispettori del ministero, talpe, procuratori
Luoghi del mis-fatto (sceneggiata): i più vari (Tribunale di Catanzaro, Ministero della giustizia, Palazzo dei marescialli, Consiglio dei ministri, vari studi televisivi…)

Basterebbe questa locandina per uno spettacolo, forse tragi-comico, di grande successo, specie se dato a Broadway, ma, purtroppo, siamo in Italia e l’irreale, il fantastico della fiction diventa cruda realtà.
I palazzi delle istituzioni e gli studi televisivi diventano palcoscenici dove attori consumati (come i cerini, s’intende!) si esibiscono incuranti del male che fanno a loro stessi e alla politica, in ciò aiutati da numerosi fans, rinomate firme dell’informazione, esponenti di spicco (spiccassero davvero il volo verso altri lidi!) di partiti e movimenti.
Una regia sapiente che fa sì che si decada dal serio (i fatti veri) al comico; i protagonisti diventano clown mentre la platea applaude alle “battute” dell’uno e dell’altro.
Il dramma arriva quando si ripone il giornale o si spegne il televisore: la “platea”, prima inebriata dalla bravura (vis comica) degli attori, ritorna alla realtà e gli attori, tolta la maschera (come nelle tragedie greche), ritornano i miseri protagonisti della locandina.
Allora, ai cittadini vengono in mente tutti i sotterfugi, tutte le manchevolezze, tutte le miserie dei nostrani politici, molto autoreferenti e poco disposti al confronto democratico, che mimetizzano i loro privilegi e le loro mancanze dietro il cosiddetto garantismo, fatto di leggi e regolamenti ad hoc che non valgono per i comuni cittadini e che li mettono al sicuro da ogni ”curiosità”.
La separazione dei tre poteri sui quali si fonda ogni stato democratico spesso viene misconosciuta, in buonafede o per ignoranza…s’intende.
Se, prima del giuramento, ai neo-onorevoli si chiedesse la conoscenza dei principi fondanti della democrazia e della nostra Costituzione in particolare?“Ma sarebbe una perdita di tempo, interviene il mio amico, a quell’età….”.

20 ottobre 2007

I COSTI DELLA POLITICA: LE FORBICI “AZZANNATE” (senza filo)

Leggo (la Repubblica del 17/10/07) con stupore e disappunto che il tanto strombazzato provvedimento allegato alla Finanziaria riguardante il taglio al numero dei consiglieri (da 12.800 a 6.866) e delle cosiddette Comunità montane (da 355 a 250) ha subito un arresto che ne cambia i termini iniziali, riducendone gli effetti. Insomma, l’antipolitica è sempre nel “palazzo”. Cambiamo (o almeno diamo questa impressione) tutto per non cambiare niente.
Il numero dei consiglieri rimarrà invariato ma, è questo il topolino partorito, le indennità forfetarie saranno sostituite dal gettone di presenza. In tal modo avremo, escludendo le feste e le vacanze estive, un consiglio comunale permanente, come esercizio democratico, s’intende!
Saranno solo 80 e non 250 le Comunità montane cancellate. Non serviranno più criteri altimetrici per la costituzione di nuove Unioni, così si chiameranno, saranno necessari almeno sette comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti, come dire che molti comuni usciranno dalla porta per rientrare dalla finestra. Clientele politiche, appannaggi, prebende….a ciascuno il suo…ora e sempre.
Dulcis in fundo, l’ICI. Non ci sarà più il tetto di 50.000 € annui per usufruire delle detrazioni sulla prima casa. In compenso non godranno del beneficio le case di lusso (cat. A1) e le ville.
Un sospiro di sollievo per i poveri evasori e quei poveri paperoni che, loro malgrado, abitano la casa di categoria A2. Niente timori, ben presto si metterà mano al catasto. I ricchi ritorneranno ricchi e gli altri saranno ricchi…sulla carta.
Per i Comuni che vedranno scomparire gran parte delle loro entrate, niente paura. Potranno ricorrere, come stabilito dalla finanziaria precedente, alla tassa di scopo.
Non è un complemento ma…una tassa allo scopo di…
Quindi, continua il mio amico,…complemento di fine…
Si! Fine della politica, fine della speranza e, forse, fine di una classe politica imbelle, piena di boria, litigiosa e incapace di andare al di là del proprio naso.

16 ottobre 2007

ALLARME MUTUI: IL GOVERNO STA A GUARDARE

E’ormai acclarato che, grazie (!) all’atteggiamento tenuto dal sistema bancario italiano, stiamo assistendo, nell’immobilismo totale delle autorità competenti, a una miriade di pignoramenti e di esecuzioni immobiliari (fonte Adusbef) e al crollo delle richieste di mutui per l’acquisto della casa.
Stando alle stime dell’Adusbef, le esecuzioni immobiliari e i pignoramenti dovrebbero aumentare del 19%, in quanto le famiglie italiane (1,9 milioni) fanno fatica o non riescono a pagare le rate di mutuo,.
Le cause di un tale evento, che non è certamente fisiologico, possiamo farle risalire al mondo della finanza in genere e al sistema bancario italiano, il peggiore in Europa nel rapporto di fiducia con l’utente, in particolare.
L’estrema ingordigia della finanza ha dato credito, negli USA, ma non solo, ai mutui subprime (concessioni di denaro a soggetti privi chiaramente di risorse per mantenere gli impegni assunti) che hanno arricchito gli agenti promotori e le banche interessate, formando quella bolla che poi, a forza di essere gonfiata, è esplosa, coinvolgendo anche gli utenti virtuosi che stanno ripianando, con l’aumento delle rate, le perdite annunciate.
La BCE ha nell’ultimo anno e mezzo aumentato i tassi (euribor), per cui molte famiglie, la maggior parte composte da giovani, non sono più nelle condizioni di pagare le rate di mutuo.
Ciò diventa un dramma per una famiglia appena costituita, creando instabilità e mancanza di serenità, che quasi sempre arriva a coinvolgere le famiglie dei due coniugi spesso alle prese con problemi di altra natura.
Sicuramente il problema non è solo italiano, è la linea di difesa delle nostre banche.
Ma, mentre in Europa, proprio grazie alle banche che hanno offerto ai loro utenti una buona consulenza, il 50% dei mutui è a tasso fisso, in Italia il tasso fisso riguarda solo il 9% dei mutui.
Ogni commento sulle “nostre” banche è superfluo, come è superfluo aspettarsi dal governo una presa di posizione perentoria nei loro confronti per recuperare le situazione di disagio in cui versano 1,9 milioni di famiglie e il conseguente malcontento sociale che sbocca sicuramente in quei fenomeni che politici e giornalisti compiacenti chiamano antipolitica.
Al cittadino comune, a quello che vive di salario, sempre più spesso lavoratore precario, non interessa la disputa sul PD o sui lavavetri, interessa poter portare avanti la famiglia che ha formato e vedere crescere i figli in un contesto lavorativo e abitativo stabile.
Le banche sono le uniche aziende in attivo dell’azienda Italia…ci sarà pure un motivo!
Il governo non può più ignorare il grave problema, deve intervenire e dare certezze ai cittadini che, precari o salariati, sono quelli che, in un Paese di evasori, sicuramente pagano le tasse.