Evasori italiani in Liechtenstein
L’elenco dei 150 evasori, consegnato dal Liechtenstein alle autorità italiane, si trova nelle mani di Visco, che appare piuttosto prudente nel renderlo immediatamente pubblico. Prima, sostiene, saranno fatte le dovute verifiche; dopo “manderemo i fascicoli sugli eventuali illeciti alle procure e a quel punto i nomi saranno di pubblico dominio”. Meglio tardi che mai!
Nel frattempo la campagna elettorale può procedere senza intoppi e turbamenti, sperando di non trovarci un evasore (o più) come parlamentare. Tanto il parlamento, si dice è lo specchio del Paese!
Penso che i cittadini devono sapere prima che le liste vengano depositate, per evitare brutte sorprese. Non per farne un uso politico, ma di pulizia.
E’ un diritto dei cittadini, di tutti i cittadini che pagano regolarmente le tasse conoscere i nomi di tutti gli evasori, non solo degli inclusi della lista. Gli evasori commettono un reato gravissimo nei confronti della comunità che s’impoverisce. Ai cittadini virtuosi si chiedono, quindi, più tasse, mentre gli evasori godono delle agevolazioni previste per i ceti meno abbienti.
Odifreddi lascia il Partito Democratico
Odifreddi, un uomo di cultura onesto e franco che ammiro tantissimo, lascia il PD perché non condivide le affermazioni di Veltroni circa i rapporti tra la Chiesa e lo Stato laico.
A Veltroni rimprovera che “invece di fare una scelta chiara di campo cerca di mettere insieme tutto”, non considerando che prima o poi le contrapposizioni ideologiche delle diverse anime del PD verranno fuori e litigheranno.
La laicità dello Stato è un bene che va difeso per evitare quell’ingerenza della Chiesa che per Veltroni è solo “sollecitazione”, un’ingerenza così invasiva e reazionaria come non si vede in nessun altro stato e che ha portato a cassare i Dico e gli elenchi delle coppie di fatto al comune di Roma.
“Libera Chiesa in libero Stato”, il motto risorgimentale, è oggi molto attuale e andrebbe rispolverato. Bisogna ristabilire il giusto rapporto tra lo Stato laico e la Chiesa a partire dalla revisione, anche unilaterale, del Concordato, un mostro divoratore del diritto, per continuare con l’abolizione dell’ICI e via via con l’abbattimento dei tanti privilegi che spesso rappresentano uno schiaffo nei confronti della povera gente.
A difendere la laicità dello Stato dovrebbero essere i politici e i filosofi, dice Odifreddi, ma i primi sono latitanti e, affermo io, accattoni di sacrestia, i secondi non osano e spesso “si sentono più papisti del papa”.
A difendere i valori della laicità “sono rimasti solo i radicali e i socialisti” entrambi a rischio d’estinzione.
Giuseppe Riina scarcerato
Giuseppe Riina, benché condannato ad otto anni e10 mesi, e stato scarcerato. “Per decorrenza dei tempi”, si dice, ma sono pochi, oltre agli addetti ai lavori, ad entrare nell’arcano.
E’ certo, comunque, la sconfitta dello Stato e della giustizia. Tornano in mente le liti tra Mastella, il ministro alla partita, e Di Pietro sull’importanza dell’indulto, le tante ispezioni degli ispettori disposte dallo stesso ministro, il caso Forleo, e quello De Magistris, le polemiche sullo stato dei tribunali, dei mancati finanziamenti…ma di una riforma vera della giustizia che accorci i processi, potenzi le strutture introducendo le nuove tecnologie informatiche, che dia la certezza della pena eliminando tutti quei marchingegni che ne riducono sia i tempi di detenzione sia l’efficacia, non si è sentito parlare.Ma la cosa che più paradossale è che tutti i partiti s’indignano ed esprimono buoni pretese di cambiamento, ma, si sa, i politici hanno una memoria elasticizzata, lunga nelle promesse, corta nel ricordarle.
29 febbraio 2008
28 febbraio 2008
VELTRONI E LA LAICITA’ DELLO STATO
Nel mio post del 13 scorso ho scritto in neretto che “la Chiesa sarà la vera protagonista della campagna elettorale”. Oggi, forte di quanto è successo in settimana, ne sono ancor più convinto. Come sono convinto che i politici nostrani, destra o sinistra non importa, sono, come abbi a scrivere, ”accattoni di sacrestia”.
Primis inter pares, il leader del PD, Veltroni, secondo cui nella politica italiana “non c’è ingerenza della Chiesa” ha partecipato al convegno organizzato dai cattolici del PD, un segnale di attenzione e di monito, per rassicurarli sulle sue buone intenzioni, riguardo al problema della presenza dei radicali, ma non solo. Dichiara, infatti: “Valori come la famiglia, la dignità della persona umana, i limiti che la scienza deve porsi interpellano tutti. Solo una visione superficiale può considerare queste sollecitazioni come interferenze o ingerenze”. Passa, quindi, dalle parole ai fatti, annunciando la candidatura del giornalista Sarubbi e del filosofo Cerruti, quasi a voler bilanciare quelle dei radicali.
Veltroni sembra vivere in un Paese che non è l’Italia, dove non passa giorno in cui la Chiesa direttamente, attraverso il Papa e le alte gerarchie, o indirettamente, attraverso i suoi organi di stampa, tra l’altro dallo Stato Italiano finanziati, non interviene su ogni aspetto sociale e politico e su i cosiddetti temi eticamente sensibili, con vere e proprie interferenze e ingerenze non con sollecitazioni.
Nella seconda fase, quella decisiva, le “sollecitazioni” sono fatte propri dai parlamentari teodem o altro che, con il consueto ostruzionismo ricattatorio, condizionano le scelte del governo, (l’abbiamo visto col dramma dei Dico e lo vediamo con i continui pronunciamenti sulla 194), che, non solo allontanano l’Italia dall’Europa più moderna, ma mortificano i diritti delle minoranze che pure la costituzione difende.
E’ vero che il PD è un partito che racchiude laici e cattolici che devono convivere nel rispetto reciproco, ma nei grandi temi i teodem non possono assumere posizioni oltranziste che bloccano leggi alle quali molti cittadini guardano da anni.
I parlamentari devono emancipare i cittadini italiani attraverso la realizzazione dei principi espressi nella costituzione e, in quanto rappresentanti di uno stato laico, le loro scelte legislative, tenendo conto dei principi etici da tutti accettati, devono tenere conto delle esigenze di tutti i cittadini, anche di chi non accetta la loro fede ma che permette loro di esercitarla.
Questo è il principio di laicità dello stato che deve essere rispettato e di questo Veltroni deve farsi garante, senza tentennamenti e senza concessioni che somiglino a cadute.
Primis inter pares, il leader del PD, Veltroni, secondo cui nella politica italiana “non c’è ingerenza della Chiesa” ha partecipato al convegno organizzato dai cattolici del PD, un segnale di attenzione e di monito, per rassicurarli sulle sue buone intenzioni, riguardo al problema della presenza dei radicali, ma non solo. Dichiara, infatti: “Valori come la famiglia, la dignità della persona umana, i limiti che la scienza deve porsi interpellano tutti. Solo una visione superficiale può considerare queste sollecitazioni come interferenze o ingerenze”. Passa, quindi, dalle parole ai fatti, annunciando la candidatura del giornalista Sarubbi e del filosofo Cerruti, quasi a voler bilanciare quelle dei radicali.
Veltroni sembra vivere in un Paese che non è l’Italia, dove non passa giorno in cui la Chiesa direttamente, attraverso il Papa e le alte gerarchie, o indirettamente, attraverso i suoi organi di stampa, tra l’altro dallo Stato Italiano finanziati, non interviene su ogni aspetto sociale e politico e su i cosiddetti temi eticamente sensibili, con vere e proprie interferenze e ingerenze non con sollecitazioni.
Nella seconda fase, quella decisiva, le “sollecitazioni” sono fatte propri dai parlamentari teodem o altro che, con il consueto ostruzionismo ricattatorio, condizionano le scelte del governo, (l’abbiamo visto col dramma dei Dico e lo vediamo con i continui pronunciamenti sulla 194), che, non solo allontanano l’Italia dall’Europa più moderna, ma mortificano i diritti delle minoranze che pure la costituzione difende.
E’ vero che il PD è un partito che racchiude laici e cattolici che devono convivere nel rispetto reciproco, ma nei grandi temi i teodem non possono assumere posizioni oltranziste che bloccano leggi alle quali molti cittadini guardano da anni.
I parlamentari devono emancipare i cittadini italiani attraverso la realizzazione dei principi espressi nella costituzione e, in quanto rappresentanti di uno stato laico, le loro scelte legislative, tenendo conto dei principi etici da tutti accettati, devono tenere conto delle esigenze di tutti i cittadini, anche di chi non accetta la loro fede ma che permette loro di esercitarla.
Questo è il principio di laicità dello stato che deve essere rispettato e di questo Veltroni deve farsi garante, senza tentennamenti e senza concessioni che somiglino a cadute.
25 febbraio 2008
LA CAMPAGNA ELETTORALE SI TRASFORMA IN DERBY
Veltroni ha presentato i dodici punti del programma del PD che nei prossimi giorni cercheremo di commentare. Quello che voglio sottolineare è la scomposta reazione del PDL: critiche a non finire, accuse di plagio e la certezza che molti punti sono stati realizzati dal precedente governo di centro destra (Fini).
Certamente, ogni partito affronterà la campagna elettorale come meglio crederà, ma il vecchio vizio tutto italiano di criticare le proposte degli altri senza parlare delle proprie è duro a morire.
Il Pdl farebbe bene a presentare il programma agli elettori, a dirci come intende governare l’Italia, invece di criticare il partito che questi passi ha già fatti. Farebbe bene a bonificare le sue liste, come chiede il finto ingenuo Fini.
Ho scritto, qualche giorno fa, che sarà una campagna aspra, ai limiti della correttezza, piena di colpi bassi. L’avversario sarà visto come il nemico da ab-battere; e gli avversari saranno tanti per tutti.
La protagonista, ormai allo scoperto, sarà la Chiesa. Infatti, gli interventi scritti (l’Avvenire, Famiglia Cristiana) e le prese di posizioni dal papa ai suoi più stretti collaboratori, si susseguono senza interruzione. La Rai ha dato pieno appoggio al Vaticano senza limite d’apparizione: il papa e la gerarchia interverranno su tutto, su temi eticamente sensibili e su altri più legati al quotidiano come…la 194 o il divorzio.
L’uso indiscriminato dei sondaggi sarà un altro protagonista. Sondaggi di tutti i tipi, ogni mattina sempre nuovi e sempre più favorevoli alle parti saranno sventolati in faccia agli incolpevoli elettori in continuazione, senza ritegno.
Gli elettori saranno trasportati dentro uno stadio, la contesa elettorale diventerà un derby. Si troveranno a tifare senza chiedersi del bel gioco (programmi), ma solo di vincere perché la storia solo questo ricorderà. In questo i politici nostrani sono bravissimi, non hanno rivali: l’economia, la sanità, le morti sul lavoro, le liberalizzazioni, la casta…. Alla fine del derby ci ritroveremo a discutere su un rigore non concesso o su un giocatore non schierato, per esaltare la vittoria o giustificare la sconfitta.
In un Paese normale, è un’espressione che non mi piace, il confronto avviene su progetti di governo, su programmi concreti, su cosa si vuol fare per affrontare l’emergenza socio-istituzionale che attanaglia l’Italia. Ma non siamo, purtroppo, un Paese normale, ma un Paese malato che al capezzale ha dei medici incompetenti ma contenti.
Certamente, ogni partito affronterà la campagna elettorale come meglio crederà, ma il vecchio vizio tutto italiano di criticare le proposte degli altri senza parlare delle proprie è duro a morire.
Il Pdl farebbe bene a presentare il programma agli elettori, a dirci come intende governare l’Italia, invece di criticare il partito che questi passi ha già fatti. Farebbe bene a bonificare le sue liste, come chiede il finto ingenuo Fini.
Ho scritto, qualche giorno fa, che sarà una campagna aspra, ai limiti della correttezza, piena di colpi bassi. L’avversario sarà visto come il nemico da ab-battere; e gli avversari saranno tanti per tutti.
La protagonista, ormai allo scoperto, sarà la Chiesa. Infatti, gli interventi scritti (l’Avvenire, Famiglia Cristiana) e le prese di posizioni dal papa ai suoi più stretti collaboratori, si susseguono senza interruzione. La Rai ha dato pieno appoggio al Vaticano senza limite d’apparizione: il papa e la gerarchia interverranno su tutto, su temi eticamente sensibili e su altri più legati al quotidiano come…la 194 o il divorzio.
L’uso indiscriminato dei sondaggi sarà un altro protagonista. Sondaggi di tutti i tipi, ogni mattina sempre nuovi e sempre più favorevoli alle parti saranno sventolati in faccia agli incolpevoli elettori in continuazione, senza ritegno.
Gli elettori saranno trasportati dentro uno stadio, la contesa elettorale diventerà un derby. Si troveranno a tifare senza chiedersi del bel gioco (programmi), ma solo di vincere perché la storia solo questo ricorderà. In questo i politici nostrani sono bravissimi, non hanno rivali: l’economia, la sanità, le morti sul lavoro, le liberalizzazioni, la casta…. Alla fine del derby ci ritroveremo a discutere su un rigore non concesso o su un giocatore non schierato, per esaltare la vittoria o giustificare la sconfitta.
In un Paese normale, è un’espressione che non mi piace, il confronto avviene su progetti di governo, su programmi concreti, su cosa si vuol fare per affrontare l’emergenza socio-istituzionale che attanaglia l’Italia. Ma non siamo, purtroppo, un Paese normale, ma un Paese malato che al capezzale ha dei medici incompetenti ma contenti.
No al canone Rai sui computer
Con lettere di sollecito dai toni quasi minatori la Rai dà la caccia ai cittadini che non pagano il canone Tv. Non solo, da un po' di tempo, la missiva comprende una frase in cui si precisa che il canone andrebbe pagato anche per "personal computer, decoder digitali e altri apparecchi multimediali". Questo perché il decreto del 1938 che istituisce il canone (allora solo per la radio) stabiliva che la tassa andava pagata su ogni "apprecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni". I consumatori e il mondo internet si ribellano all'idea di questa tassa assurda. Anche a noi di Repubblica.it, questi metodi sembrano ingiusti e sbagliati. Per questo promuoviamo una raccolta di firme.
Si vede che in RAI non hanno altro da fare che spalare il passato. O forse l'informazione dà fastidio a qualcuno?
Con lettere di sollecito dai toni quasi minatori la Rai dà la caccia ai cittadini che non pagano il canone Tv. Non solo, da un po' di tempo, la missiva comprende una frase in cui si precisa che il canone andrebbe pagato anche per "personal computer, decoder digitali e altri apparecchi multimediali". Questo perché il decreto del 1938 che istituisce il canone (allora solo per la radio) stabiliva che la tassa andava pagata su ogni "apprecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni". I consumatori e il mondo internet si ribellano all'idea di questa tassa assurda. Anche a noi di Repubblica.it, questi metodi sembrano ingiusti e sbagliati. Per questo promuoviamo una raccolta di firme.
Si vede che in RAI non hanno altro da fare che spalare il passato. O forse l'informazione dà fastidio a qualcuno?
L’INFLAZIONE REALE E LA POLITICA
L’ISAT nel presentare l’indice d’inflazione del mese di Gennaio, ha, per la prima volta, parlato di “beni di alta frequenza d’acquisto”. Abbiamo, così, saputo che dal 2002, dall’introduzione dell’euro, l’inflazione percepita dai consumatori è del 4,8. Anche se il dato non è in linea con quelli elaborati dal Codacons e dell’Adoc, rappresenta pur sempre una presa di coscienza dell’Istituto, purché non rimanga solo un dato indicativo, ma sia il primo passo per la modifica sostanziale del cosiddetto “paniere”, che determina l’inflazione sulla quale si costruiscono le leggi finanziarie e si stipulano i contratti di lavoro. I “beni di alta frequenza d’acquisto” riguardano alimentari, tabacchi, carburanti, giornali, trasporti urbani, spese d’assistenza, spese non durevoli per la casa, spese d’affitto e mutuo. Sono, insomma, spese cui una famiglia tipo (media) non può rinunciare e riguardano la sopravvivenza e la vita partecipativa.
Secondo l’Istat, questo gruppo di beni “ha registrato un aumento superiore al tasso medio”, accettando, quindi, quanto le famiglie vanno affermando da tempo: i dati dell’inflazione sono stati sempre superiori ai dati ufficiali rilevati dall’Istat, basati su un “paniere” di beni non legato al quotidiano. Anche la “percezione” di cui parliamo è un dato non concreto perché i dati reali sono quelli toccati da chi ha l’onere della spesa quotidiana, le mamme e i papà che si recano a fare la spesa, quella che poi portano sui tavoli.
Dati più approfonditi ci dicono ancora che i beni di prima necessità, necessari a bambini e anziani, hanno subito rincari molto alti, spesso non giustificati: il pane +12%, la pasta +10%, il latte +8,7% e la frutta +4,8%.
Secondo una nota congiunta di Adusbef e di Federconsumatori, “la situazione è gravissima e gli interventi per arginarla non sono più rinviabili”.
Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, denuncia: “E’ da tempo che denunciamo l’aumento eccessivo dei prodotti a maggiore diffusione d’acquisto, rincari che costituiscono uno dei principali motivi del continuo indebolimento dei redditi e delle possibilità di risparmio delle famiglie, nonché del crescente e preoccupante indebitamento…Solo per comprare lo stesso paniere di beni alimentari, oggi si spendono duemila euro in più dall’introduzione dell’euro”.
Carlo Rienzi, presidente del Codacons, invia un esplicito invito ai politici nostrani d’intervenire: “E’ virgola deve essere attaccata alla parola che la precede. una situazione che è sempre più una crisi nazionale, verso la quale i candidati al prossimo governo dovranno prestare la massima attenzione”.
Come è ben evidente il potere d’acquisto delle famiglie con reddito fisso è sempre più eroso da un aumento dei prezzi.
Perché aumentano i prezzi? Chi deve controllare in uno Stato che, quando gli fa comodo, si dice liberista e afferma che non può far nulla? Allora, a cosa serve l’introduzione di mister prezzi?
Sono domande alle quali i politici devono dare risposte chiare e prendere provvedimenti altrettanto chiari, senza nascondersi dietro la favola pilatesca che nel libero mercato lo Stato non può intervenire, né invitare i cittadini a girare per il mercato prima dell’acquisto, di berlusconiana memoria.
E’ ora che i nostri dipendenti si rimbocchino le maniche e si guadagnino lo stipendio, perché una situazione di precarietà e insicurezza, se non contrastata con provvedimenti d’equilibrio, può avere serie ripercussioni sull’ordine pubblico.
Secondo l’Istat, questo gruppo di beni “ha registrato un aumento superiore al tasso medio”, accettando, quindi, quanto le famiglie vanno affermando da tempo: i dati dell’inflazione sono stati sempre superiori ai dati ufficiali rilevati dall’Istat, basati su un “paniere” di beni non legato al quotidiano. Anche la “percezione” di cui parliamo è un dato non concreto perché i dati reali sono quelli toccati da chi ha l’onere della spesa quotidiana, le mamme e i papà che si recano a fare la spesa, quella che poi portano sui tavoli.
Dati più approfonditi ci dicono ancora che i beni di prima necessità, necessari a bambini e anziani, hanno subito rincari molto alti, spesso non giustificati: il pane +12%, la pasta +10%, il latte +8,7% e la frutta +4,8%.
Secondo una nota congiunta di Adusbef e di Federconsumatori, “la situazione è gravissima e gli interventi per arginarla non sono più rinviabili”.
Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, denuncia: “E’ da tempo che denunciamo l’aumento eccessivo dei prodotti a maggiore diffusione d’acquisto, rincari che costituiscono uno dei principali motivi del continuo indebolimento dei redditi e delle possibilità di risparmio delle famiglie, nonché del crescente e preoccupante indebitamento…Solo per comprare lo stesso paniere di beni alimentari, oggi si spendono duemila euro in più dall’introduzione dell’euro”.
Carlo Rienzi, presidente del Codacons, invia un esplicito invito ai politici nostrani d’intervenire: “E’ virgola deve essere attaccata alla parola che la precede. una situazione che è sempre più una crisi nazionale, verso la quale i candidati al prossimo governo dovranno prestare la massima attenzione”.
Come è ben evidente il potere d’acquisto delle famiglie con reddito fisso è sempre più eroso da un aumento dei prezzi.
Perché aumentano i prezzi? Chi deve controllare in uno Stato che, quando gli fa comodo, si dice liberista e afferma che non può far nulla? Allora, a cosa serve l’introduzione di mister prezzi?
Sono domande alle quali i politici devono dare risposte chiare e prendere provvedimenti altrettanto chiari, senza nascondersi dietro la favola pilatesca che nel libero mercato lo Stato non può intervenire, né invitare i cittadini a girare per il mercato prima dell’acquisto, di berlusconiana memoria.
E’ ora che i nostri dipendenti si rimbocchino le maniche e si guadagnino lo stipendio, perché una situazione di precarietà e insicurezza, se non contrastata con provvedimenti d’equilibrio, può avere serie ripercussioni sull’ordine pubblico.
22 febbraio 2008
SARA’ UNA CAMPAGNA ELETTORALE MOLTO ASPRA n° 2
Quello, che per semplificazione chiameremo schieramento di centro sinistra, non sta meglio, anche se, proprio perché stava peggio, può dedicarsi maggiormente ad un’opera di ricostruzione che potrebbe erodere il gap iniziale che lo separava dal centro destra, quella coalizione omogenea che oggi non c’è più. Permangono, tuttavia, tensioni che non bisogna sottovalutare.
Non preoccupa l’atteggiamento di De Mita che, pur non disconoscendogli un’intelligenza vicina alla genialità, non ha gradito l’esclusione dalle liste ed è uscito sbattendo la porta, facendo una pessima figura. Sicuramente a qualcuno faranno gola i voti dell’Irpinia e gli avrà offerto un posto al sole. Penso che l’elettore ha gradito l’esclusione di un abitudinario del potere, era ora!
La decisione di Veltroni di non riproporre la stracotta coalizione della finta maggioranza è non solo coraggiosa, ma politicamente corretta e può essere determinante nella corsa alla vittoria.
I partiti arcobaleno coalizzandosi hanno rinunciato alla falce e martello ma restano tutte le condizioni che hanno determinato le continue liti nell’uscente governo. Anche se Mastella di fatto ha determinato la caduta del governo, l’opera di demolizione è stata iniziata da loro, spesso partiti di governo e di opposizione.
Se Di Pierto è stato imbarcato subito nella lista unica del PD e i radicali dopo sofferta contrattazione, non si capisce l’esclusione dei socialisti, di un partito riformista e laico che stava riorganizzandosi per dare un apporto costruttivo al futuro centro sinistra che pare sbilanciato verso tendenze clericalizzanti.
All’interno del PD, infatti, convivono (fino a quando?) tendenze estreme sul modo di concepire il laicismo e i rapporti con una Chiesa sempre più invasiva, pronta a strumentalizzare ogni situazione (Family day, Sapienza…) per imporre la sua concezione unica dell’etica, scandendo a suo modo il tempo del progresso. La Binetti, seguace dell’Opus Dei, e altri come lei, sono fuori posto. Il loro approdo naturale dovrebbe essere l’Udc o la rosa bianca (perché non bianco fiore?) o il pro life di Ferrara. Ma la strategia dell’imam cardinal Ruini prevede presenze cattoliche sparse per esercitare al meglio il controllo sul governo.
Non preoccupa l’atteggiamento di De Mita che, pur non disconoscendogli un’intelligenza vicina alla genialità, non ha gradito l’esclusione dalle liste ed è uscito sbattendo la porta, facendo una pessima figura. Sicuramente a qualcuno faranno gola i voti dell’Irpinia e gli avrà offerto un posto al sole. Penso che l’elettore ha gradito l’esclusione di un abitudinario del potere, era ora!
La decisione di Veltroni di non riproporre la stracotta coalizione della finta maggioranza è non solo coraggiosa, ma politicamente corretta e può essere determinante nella corsa alla vittoria.
I partiti arcobaleno coalizzandosi hanno rinunciato alla falce e martello ma restano tutte le condizioni che hanno determinato le continue liti nell’uscente governo. Anche se Mastella di fatto ha determinato la caduta del governo, l’opera di demolizione è stata iniziata da loro, spesso partiti di governo e di opposizione.
Se Di Pierto è stato imbarcato subito nella lista unica del PD e i radicali dopo sofferta contrattazione, non si capisce l’esclusione dei socialisti, di un partito riformista e laico che stava riorganizzandosi per dare un apporto costruttivo al futuro centro sinistra che pare sbilanciato verso tendenze clericalizzanti.
All’interno del PD, infatti, convivono (fino a quando?) tendenze estreme sul modo di concepire il laicismo e i rapporti con una Chiesa sempre più invasiva, pronta a strumentalizzare ogni situazione (Family day, Sapienza…) per imporre la sua concezione unica dell’etica, scandendo a suo modo il tempo del progresso. La Binetti, seguace dell’Opus Dei, e altri come lei, sono fuori posto. Il loro approdo naturale dovrebbe essere l’Udc o la rosa bianca (perché non bianco fiore?) o il pro life di Ferrara. Ma la strategia dell’imam cardinal Ruini prevede presenze cattoliche sparse per esercitare al meglio il controllo sul governo.
21 febbraio 2008
LA 194 VISTA DA UNA RAGAZZA CON HANDICAP
Leggo e pubblico volentieri
Ragazza con handicap: "La nostra vita è amara, provi a farmi vivere con lei..."
Giovedí 21.02.2008 14:00
Caro Perrino,io vorrei scrivere a Ferrara ma siccome non so come raggiungerlo e non credo che lui abbia tempo per aprire la mia mail, scrivo a voi di Affaritaliani sperando che dalle vostre pagine video il messaggio arrivi prima, forte e chiaro.
Nella odierna polemica di Ferrara con il ministro Turco, egli afferma che: "Il ministro dovrebbe domandarsi, … perchè la signora che ha deciso di abortire non abbia incontrato sulla sua strada procedure, strutture e persone in grado di spiegarle bene che non era sola, che la comunità si associava a lei per ascoltarla, aiutarla a superare il suo rifiuto di maternità con argomenti solidali di tipo scientifico, assistenziale e psicologico."
Il nascituro era affetto dalla sindrome Klinefelter che ha un quadro clinico complesso ma certamente non tragico come molte malattie genetiche; comunque spesso associata a disturbi caratteriali con livello intellettivo di regola inferiore al normale.
Io sono un'esperta in materia un po' perché, come dice mio padre e tutti quelli che mi conoscono, caratterialmente sono tanto rompicoglioni ma soprattutto perché, a causa di un parto andato male, ho avuto una paralisi cerebrale che risulta in un livello intellettivo al di sotto delle mie aspettative. Non che io sia proprio "tonta" ma insomma non riesco a gestire contemporaneamente molte variabili quando devo articolare un discorso o un ragionamento. Sono una persona semplice che capisce l'essenziale.
Cose Nostre/ Lettera aperta: che ne sai tu di aborto, FerraraGuarda il videocommento di Affari Italiani
Da esperta posso assicurare a Ferrara che persone con handicap, al di là dell'esistenza di strutture assistenziali, sono sole, sono umanamente sole, non hanno con chi compartire la propria esistenza malandata. Noi, handicappati italiani, siamo fortunati perché gli italiani sono brava gente e in molti batte un cuore caldo: siamo il paese più solidale al mondo e sono milioni le persone che fanno volontariato partendo dalle più varie motivazioni.
Ma anche il migliore tra i volontari non riuscirà mai a raggiungere con noi la prossimità dell'amore che quello vero è senza motivo. La nostra vita, per farla breve Ferrara mio caro, è amara. E soli sono i nostri genitori ed amara è la loro vita: il rifiuto della maternità di quella signora è più che comprensibile.
Insomma io credo che Ferrara, anche se ha dei coglioni molto piccoli e delle mammelle molto grosse, non possa veramente aprir bocca sulla scelta della signora di abortire perché non sa di cosa sta parlando. Se volesse imparare per poter parlare con cognizione di causa, potrebbe prendermi in affido temporaneo, farmi vivere con lui, insegnarmi il mestiere di giornalista (a me piace molto scrivere), darmi da mangiare; insomma avermi sul gobbo per un paio d'anni almeno. Alla fine credo che diventerà così competente che senza dubbio potrà riuscire un ottimo ministro della sanità, un carismatico ed intelligente membro della comunità che si associa alle persone che vivono nel dolore e parla anche in loro nome.
Per il momento però stia zitto.
Cordiali salutiOlga Andreoli(scritto con mio papà)
Ragazza con handicap: "La nostra vita è amara, provi a farmi vivere con lei..."
Giovedí 21.02.2008 14:00
Caro Perrino,io vorrei scrivere a Ferrara ma siccome non so come raggiungerlo e non credo che lui abbia tempo per aprire la mia mail, scrivo a voi di Affaritaliani sperando che dalle vostre pagine video il messaggio arrivi prima, forte e chiaro.
Nella odierna polemica di Ferrara con il ministro Turco, egli afferma che: "Il ministro dovrebbe domandarsi, … perchè la signora che ha deciso di abortire non abbia incontrato sulla sua strada procedure, strutture e persone in grado di spiegarle bene che non era sola, che la comunità si associava a lei per ascoltarla, aiutarla a superare il suo rifiuto di maternità con argomenti solidali di tipo scientifico, assistenziale e psicologico."
Il nascituro era affetto dalla sindrome Klinefelter che ha un quadro clinico complesso ma certamente non tragico come molte malattie genetiche; comunque spesso associata a disturbi caratteriali con livello intellettivo di regola inferiore al normale.
Io sono un'esperta in materia un po' perché, come dice mio padre e tutti quelli che mi conoscono, caratterialmente sono tanto rompicoglioni ma soprattutto perché, a causa di un parto andato male, ho avuto una paralisi cerebrale che risulta in un livello intellettivo al di sotto delle mie aspettative. Non che io sia proprio "tonta" ma insomma non riesco a gestire contemporaneamente molte variabili quando devo articolare un discorso o un ragionamento. Sono una persona semplice che capisce l'essenziale.
Cose Nostre/ Lettera aperta: che ne sai tu di aborto, FerraraGuarda il videocommento di Affari Italiani
Da esperta posso assicurare a Ferrara che persone con handicap, al di là dell'esistenza di strutture assistenziali, sono sole, sono umanamente sole, non hanno con chi compartire la propria esistenza malandata. Noi, handicappati italiani, siamo fortunati perché gli italiani sono brava gente e in molti batte un cuore caldo: siamo il paese più solidale al mondo e sono milioni le persone che fanno volontariato partendo dalle più varie motivazioni.
Ma anche il migliore tra i volontari non riuscirà mai a raggiungere con noi la prossimità dell'amore che quello vero è senza motivo. La nostra vita, per farla breve Ferrara mio caro, è amara. E soli sono i nostri genitori ed amara è la loro vita: il rifiuto della maternità di quella signora è più che comprensibile.
Insomma io credo che Ferrara, anche se ha dei coglioni molto piccoli e delle mammelle molto grosse, non possa veramente aprir bocca sulla scelta della signora di abortire perché non sa di cosa sta parlando. Se volesse imparare per poter parlare con cognizione di causa, potrebbe prendermi in affido temporaneo, farmi vivere con lui, insegnarmi il mestiere di giornalista (a me piace molto scrivere), darmi da mangiare; insomma avermi sul gobbo per un paio d'anni almeno. Alla fine credo che diventerà così competente che senza dubbio potrà riuscire un ottimo ministro della sanità, un carismatico ed intelligente membro della comunità che si associa alle persone che vivono nel dolore e parla anche in loro nome.
Per il momento però stia zitto.
Cordiali salutiOlga Andreoli(scritto con mio papà)
SARA’ UNA CAMPAGNA ELETTORALE MOLTO ASPRA
Sarà una campagna elettorale molto difficile, più di quanto molti, specie a destra, pensavano. Vedrete che come entrerà nel vivo, quando la certezza della vittoria si affievolirà, sarà molto aspra e dura, al limite dell’accettabilità. Quella di questi giorni è una calma foriera di tempesta.
Lo stesso Bonaiuti, riferendosi all’atteggiamento di calma assunto da Berlusconi, ricorda che “c’è un proverbio della Tanzania che dice che non bisogna mai fidarsi del leone dormiente”.
Sotto la cenere sono tanti i focolai nascosti, pronti ad esplodere con tutta la loro violenza. Primo fra tutti l’affaire della candidatura a governatore della Sicilia, un problema tutto interno al PDL e che vede protagonisti esterni Micciché e Lombardo, ma alle cui spalle operano Dell’Utri e Cuffaro. E Casini? Nonostante sia il leader acclarato dell’Udc, in questa situazione è solo un comprimario, come d’altronde lo stesso Berlusconi che incontra non poche difficoltà nel gestire la querelle. Tutti pendono dalle labbra di Micciché che resiste al suo leader: “Andrò fino in fondo e sono pronto a candidarmi per la Regione e anche per il senato, direttamente contro Cuffaro”. Lombardo, leader dell’MPA, si dichiara pronto, dietro la realizzazione di alcuni “se”, a ratificare l’accordo “che è a portata di mano”. Poi aggiunge che: “In caso contrario la mia candidatura andrà avanti”.
Ma da un accordo, che sembrava fatto, molto vantaggioso per FI, tra FI, MPA e l’Udc di Cuffaro, quale vantaggio ne trarrà l’Udc di Casini? Sarebbe un’ulteriore sconfitta di Casini che perderebbe molti dei voti siciliani. Cuffaro incasserebbe un set di vantaggio contro Micciché – Dell’Utri. E se Micciché decidesse di correre da solo? Quale vantaggio per FI e per Lombardo?
Ferrara decide di correre da solo(?) sicuro che “la mia lista andrà oltre il 6/7 % in tutte le regioni in cui si presenterà”. Rassicura Berlusconi che i voti li prenderà a sinistra, ma non è così certo.
AN, per bocca di Fini l’incompiuto, pensa alle liste pulite: “Sono convinto che i partiti debbano valutare la possibilità di candidare o meno alcuni personaggi”. Come di solito ha parlato prima di aver consultato il suo leader e senza aver pensato che ora fa parte dello stesso partito di Dell’Utri. Come la mettiamo? La regola con sarà valida “per le vittime dei processi politici”.
La “rosa bianca” di Tabacci & company si è trovata, suo malgrado, spiazzata sia dall’iniziativa di Ferrara sia dalla corsa, almeno fino ad ora, solitaria dell’Udc. Così entrambi per evitare il flop tornano a cercarsi.
E Mastella, quello che, per meriti acquisiti sul campo, avrebbe avuto l’imbarazzo della scelta, ora trova difficoltà di collocazione: nessuno si fida di lui che, intanto continua a perdere pezzi. Era ora!
Storace, che si sente tradito da Berlusconi, cercherà di strappare a Fini parte dell’elettorato di destra.
La vecchia coalizione di centro destra, insomma, non è così monolitica come vuol far vedere e la sicurezza della vittoria facile sembra vacillare.
Ne vedremo di belle! Il fair play di oggi, sarà tra qualche settimana un mero ricordo!
Lo stesso Bonaiuti, riferendosi all’atteggiamento di calma assunto da Berlusconi, ricorda che “c’è un proverbio della Tanzania che dice che non bisogna mai fidarsi del leone dormiente”.
Sotto la cenere sono tanti i focolai nascosti, pronti ad esplodere con tutta la loro violenza. Primo fra tutti l’affaire della candidatura a governatore della Sicilia, un problema tutto interno al PDL e che vede protagonisti esterni Micciché e Lombardo, ma alle cui spalle operano Dell’Utri e Cuffaro. E Casini? Nonostante sia il leader acclarato dell’Udc, in questa situazione è solo un comprimario, come d’altronde lo stesso Berlusconi che incontra non poche difficoltà nel gestire la querelle. Tutti pendono dalle labbra di Micciché che resiste al suo leader: “Andrò fino in fondo e sono pronto a candidarmi per la Regione e anche per il senato, direttamente contro Cuffaro”. Lombardo, leader dell’MPA, si dichiara pronto, dietro la realizzazione di alcuni “se”, a ratificare l’accordo “che è a portata di mano”. Poi aggiunge che: “In caso contrario la mia candidatura andrà avanti”.
Ma da un accordo, che sembrava fatto, molto vantaggioso per FI, tra FI, MPA e l’Udc di Cuffaro, quale vantaggio ne trarrà l’Udc di Casini? Sarebbe un’ulteriore sconfitta di Casini che perderebbe molti dei voti siciliani. Cuffaro incasserebbe un set di vantaggio contro Micciché – Dell’Utri. E se Micciché decidesse di correre da solo? Quale vantaggio per FI e per Lombardo?
Ferrara decide di correre da solo(?) sicuro che “la mia lista andrà oltre il 6/7 % in tutte le regioni in cui si presenterà”. Rassicura Berlusconi che i voti li prenderà a sinistra, ma non è così certo.
AN, per bocca di Fini l’incompiuto, pensa alle liste pulite: “Sono convinto che i partiti debbano valutare la possibilità di candidare o meno alcuni personaggi”. Come di solito ha parlato prima di aver consultato il suo leader e senza aver pensato che ora fa parte dello stesso partito di Dell’Utri. Come la mettiamo? La regola con sarà valida “per le vittime dei processi politici”.
La “rosa bianca” di Tabacci & company si è trovata, suo malgrado, spiazzata sia dall’iniziativa di Ferrara sia dalla corsa, almeno fino ad ora, solitaria dell’Udc. Così entrambi per evitare il flop tornano a cercarsi.
E Mastella, quello che, per meriti acquisiti sul campo, avrebbe avuto l’imbarazzo della scelta, ora trova difficoltà di collocazione: nessuno si fida di lui che, intanto continua a perdere pezzi. Era ora!
Storace, che si sente tradito da Berlusconi, cercherà di strappare a Fini parte dell’elettorato di destra.
La vecchia coalizione di centro destra, insomma, non è così monolitica come vuol far vedere e la sicurezza della vittoria facile sembra vacillare.
Ne vedremo di belle! Il fair play di oggi, sarà tra qualche settimana un mero ricordo!
19 febbraio 2008
IL PARTITO DEGLI IMPRESENTABILI: ORA E SEMPRE
“L’espresso” presenta “il partito degli impresentabili: quelli da non votare”.
Letto l’articolo, mi sono messo nei panni di un elettore di Forza Italia che vuole votare il suo partito ma non Dell’Utri, condannato con sentenza passata in giudicato. Ma l’elettore in questione può essere l’elettore di qualsiasi altro partito o coalizione.
Quali strumenti ha il nostro elettore, quindi, per non trovare tra i parlamentari eletti del suo partito Dell’Utri o Cuffaro o Bassolino e tanti altri? Nessuno.
Eppure la nostra carta fondamentale afferma che la “sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art.1, comma 2) ”.
Il cittadino elettore voterà, come nel 2006, col “porcellum” di Calderoni, una legge elettorale rinnegata in coro dallo stesso suo autore e da tutti i partiti. I buoni propositi di riforma, qualche mese fa tutti ne parlavano come cosa fatta, con la caduta del governo Prodi si sono dissolti come neve al sole. E’ bastato che l’asse Berlusconi – Fini sentisse odore di vittoria perché anche la porcata divenisse digeribile. Basta ricordare che Fini, l’eterno e illuso aspirante alla poltrona di primo ministro, ha sostenuto con forza e consistenza numerica il referendum. Ma in politica la coerenza non è un optional, o l’hai o no, e Fini ne è privo. Spero, a tal proposito, che gli Italiani nella solitudine della cabina elettorale, ricordino gli scambi verbali poco amorevoli tra lui e quello che ora è come sempre il suo leader e, indignati non lo votino.
Dal canto suo la Corte costituzionale, nonostante il parere d’incostituzionalità espresso da molti esperti costituzionalisti, non ha trovato il tempo di definire il suo giudizio (“La Corte Costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi funzione di legge, dello Stato…”- art. 134Cost.).
E’ solamente scandaloso che a più di tre anni dall’approvazione (21/12/2005), attendiamo ancora che i giudici sciolgano il nodo…di Gordio. Sicuramente sono presi da tanti e più urgenti problemi!
Ritornando alla questio, bisogna dire che il cittadino è stato espropriato non di un diritto ma, cosa più grave, della sovranità. Solo i regimi autoritari usano le “liste bloccate” non permettendo, in tal modo ai cittadini di esprimere il loro dissenso e decidere il cambiamento.
Abbiamo solo l’illusione di determinare le scelte, ma, in realtà, sono le segreterie dei partiti, vere e proprie SpA, a portare in parlamento i loro fedelissimi, basta inserirli nelle liste in ordine d’eleggibilità. Viva la democrazia!
Letto l’articolo, mi sono messo nei panni di un elettore di Forza Italia che vuole votare il suo partito ma non Dell’Utri, condannato con sentenza passata in giudicato. Ma l’elettore in questione può essere l’elettore di qualsiasi altro partito o coalizione.
Quali strumenti ha il nostro elettore, quindi, per non trovare tra i parlamentari eletti del suo partito Dell’Utri o Cuffaro o Bassolino e tanti altri? Nessuno.
Eppure la nostra carta fondamentale afferma che la “sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art.1, comma 2) ”.
Il cittadino elettore voterà, come nel 2006, col “porcellum” di Calderoni, una legge elettorale rinnegata in coro dallo stesso suo autore e da tutti i partiti. I buoni propositi di riforma, qualche mese fa tutti ne parlavano come cosa fatta, con la caduta del governo Prodi si sono dissolti come neve al sole. E’ bastato che l’asse Berlusconi – Fini sentisse odore di vittoria perché anche la porcata divenisse digeribile. Basta ricordare che Fini, l’eterno e illuso aspirante alla poltrona di primo ministro, ha sostenuto con forza e consistenza numerica il referendum. Ma in politica la coerenza non è un optional, o l’hai o no, e Fini ne è privo. Spero, a tal proposito, che gli Italiani nella solitudine della cabina elettorale, ricordino gli scambi verbali poco amorevoli tra lui e quello che ora è come sempre il suo leader e, indignati non lo votino.
Dal canto suo la Corte costituzionale, nonostante il parere d’incostituzionalità espresso da molti esperti costituzionalisti, non ha trovato il tempo di definire il suo giudizio (“La Corte Costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi funzione di legge, dello Stato…”- art. 134Cost.).
E’ solamente scandaloso che a più di tre anni dall’approvazione (21/12/2005), attendiamo ancora che i giudici sciolgano il nodo…di Gordio. Sicuramente sono presi da tanti e più urgenti problemi!
Ritornando alla questio, bisogna dire che il cittadino è stato espropriato non di un diritto ma, cosa più grave, della sovranità. Solo i regimi autoritari usano le “liste bloccate” non permettendo, in tal modo ai cittadini di esprimere il loro dissenso e decidere il cambiamento.
Abbiamo solo l’illusione di determinare le scelte, ma, in realtà, sono le segreterie dei partiti, vere e proprie SpA, a portare in parlamento i loro fedelissimi, basta inserirli nelle liste in ordine d’eleggibilità. Viva la democrazia!
15 febbraio 2008
I MEDICI OBIETTORI E LA 194
Ma in che mondo viviamo, se basta il chiassoso sussurar di un trasformista come G. Ferrara per creare apprensione esconcerto nell'opinione pubblica che ormai vive nella precarietà delle leggi.
La sua insana e vergognosa proposta ha provocato nell’opinione pubblica prima stupore e poi indignazione, sfociata in una serie di motivate e giuste manifestazioni, che hanno messo il dito sulla piaga dei medici obiettori che sempre più spesso non permettono la corretta applicazione di una legge dello Stato che, ripetiamo, è uno stato laico. La 194 ha allontanato l’Italia del medioevo dell’aborto clandestino e ha reso la donna alla libertà di poter decidere se portare o no avanti la gravidanza con piena responsabilità. Se gli aborti in Italia sono diminuiti de 45 %, ciò è dovuto alla maturità e consapevolezza che le donne hanno acquistato grazie alla 194.
Leggi come il divorzio o l’aborto sono leggi atipiche: tutti ne possono usufruire nei limiti che la stessa legge pone, ma non obbligano alcuno. Come tali, è il caso della 194, le donne possono decidere in relazione alle loro credenze o convinzioni etiche, ma ciò non deve comportare che sia mortificato il diritto di quante per i motivi previsti dalla legge vogliano ricorrervi.
Ciò rappresenterebbe un atto coercitivo d’inaudita violenza.
Uno Stato laico e di diritto deve non solo vigilare sulla corretta applicazione della legge, ma deve preoccuparsi di fornire gli strumenti.
Non è possibile che moltissimi medici, si dice attorno al 90 %, si dichiarino obiettori, opponendosi, di fatto, all’applicazione della legge e procurando un danno alla salute della donna, che spesso viene sballottolata da un ospedale all’altro. Come dipendenti dello Stato non possono rifiutarsi di operare l’aborto terapeutico. Si dimettano e vadano a prestare la loro opera nelle cliniche private.
Ai tentativi d’ingerenza della Chiesa ormai siamo abituati, ma alle “maligne provocazioni” di un personaggio in cerca d’autore non dobbiamo abituarci perché questi “sansoni” sono capaci di fare crollare con atti inconsulti e irresponsabili grandi conquiste di civiltà.
La sua insana e vergognosa proposta ha provocato nell’opinione pubblica prima stupore e poi indignazione, sfociata in una serie di motivate e giuste manifestazioni, che hanno messo il dito sulla piaga dei medici obiettori che sempre più spesso non permettono la corretta applicazione di una legge dello Stato che, ripetiamo, è uno stato laico. La 194 ha allontanato l’Italia del medioevo dell’aborto clandestino e ha reso la donna alla libertà di poter decidere se portare o no avanti la gravidanza con piena responsabilità. Se gli aborti in Italia sono diminuiti de 45 %, ciò è dovuto alla maturità e consapevolezza che le donne hanno acquistato grazie alla 194.
Leggi come il divorzio o l’aborto sono leggi atipiche: tutti ne possono usufruire nei limiti che la stessa legge pone, ma non obbligano alcuno. Come tali, è il caso della 194, le donne possono decidere in relazione alle loro credenze o convinzioni etiche, ma ciò non deve comportare che sia mortificato il diritto di quante per i motivi previsti dalla legge vogliano ricorrervi.
Ciò rappresenterebbe un atto coercitivo d’inaudita violenza.
Uno Stato laico e di diritto deve non solo vigilare sulla corretta applicazione della legge, ma deve preoccuparsi di fornire gli strumenti.
Non è possibile che moltissimi medici, si dice attorno al 90 %, si dichiarino obiettori, opponendosi, di fatto, all’applicazione della legge e procurando un danno alla salute della donna, che spesso viene sballottolata da un ospedale all’altro. Come dipendenti dello Stato non possono rifiutarsi di operare l’aborto terapeutico. Si dimettano e vadano a prestare la loro opera nelle cliniche private.
Ai tentativi d’ingerenza della Chiesa ormai siamo abituati, ma alle “maligne provocazioni” di un personaggio in cerca d’autore non dobbiamo abituarci perché questi “sansoni” sono capaci di fare crollare con atti inconsulti e irresponsabili grandi conquiste di civiltà.
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