07 luglio 2007

“NON POSSUMUS”, BERTINOTTI COME PIO IX

Il parolaio, come lo chiama, questa volta a ragione, Giampaolo Pansa, nel colloquio con Massimo Giannini (La Repubblica del 06/07/07) dimostra il suo amore per le parole e un buon uso della tecnica espositiva. Ma la sua sintesi politica, derivante da una ideologia che ha espresso tutto quanto poteva nel corso del secolo scorso, presta il fianco a qualche osservazione. Innanzitutto, trovo il suo pensiero piuttosto unidirezionale e incompleto poiché non tiene conto della complessità della società odierna, né dei tempi né dei luoghi (anche questi contano: una cosa è vivere in Europa, un’altra in Africa) in cui si svolgono le vicende.

E’ cosa giusta “garantire i diritti acquisiti”, ma questo assunto deve valere per tutti i lavoratori e in ogni momento della loro vita lavorativa. Non mi sembra che il presidente Bertinotti e il suo partito abbiano protestato o minacciato di abbandonare il governo in occasione della firma del contratto del pubblico impiego (un furto di 13 mesi: dal Febbraio 2008 invece del Gennaio 2006). Ma, questi sono figli di un Dio minore, dei fannulloni che non producono niente di visibile…la vecchia concezione operaistica che ritorna!

Infatti, si chiede il parolaio: “Che vuol dire lavori usuranti? C’è chi dice che è usurante fare la maestra d’asilo. E come dovremmo definire il lavoro di chi fa il turnista in un’azienda meccanica o di chi passa la giornata davanti alla pressa?” Questa distinzione tra categorie sociali, tutte necessarie alla sopravvivenza e al progresso della società pongono Bertinotti in un mondo diviso in due, , lavoratori e nullafacenti utili e parassiti …una visione manichea avulsa dai tempi.

Conclude il pensiero, affermando: “Sono pronto a sostenere il confronto in un’assemblea sindacale, di fronte ai lavoratori del pubblico impiego. Sono pronto a spiegare perché è legittimo chiedere a loro di andare in pensione più tardi”.

Di legittimo, signor presidente, c’e solo la realizzazione del diritto al lavoro come prevede la Costituzione, L’unico “delitto sociale”, per usare sue parole, è quello perpetrato ai danni dei lavoratori sin dal momento della loro entrata nel mondo del lavoro, con politici e sindacalisti imbelli, spesso accondiscendenti, dietro a una faccia truce, col patronato.

“Nella nostra società questi (gli operai) sono gli ultimi. Questi sono i deboli…e io voglio difenderli.”

E’ vero che quando la meta s’avvicina anche un solo metro può avere la pesantezza di un chilometro, ma la difesa dell’operaio non si esercita nel garantire il diritto l’uscita dal lavoro a 57 anni. I diritti dei lavoratori sono il rispetto delle scadenze contrattuali, il rinnovo equo degli stessi, un salario dignitoso che riduca la forbice tra il guadagno dell’azienda e dei suoi dirigenti e quello dei lavoratori, uno stato sociale che accompagni il lavoratore dall’assunzione alla pensione.

E se gli “operai” sono gli ultimi, quale posto occupano i precari, i disoccupati gli indigenti, i pensionati a basso o bassissimo(pensioni sociali) reddito, i malati cronici, gli anziani costretti a stare in famiglia perché la retta di una casa di riposo è altissima….?

Finisco, signor presidente, pregandolo di non fare come tanti politici abituati al ricatto piuttosto che alle proposte praticabili. Ricattare il governo con minacce più o meno velate non è più un’arte, e uno sport e qando i C:T. diventano tanti sono poco credibili. E’, purtroppo in buona compagnia; Mastella, Dini, Di liberto, Pecoraio….la compagnia è buona, il companatico un po’ meno.

Si cali nella realtà, agisca come Giorgio Amendola…ma non vada solo a Mirafiori, vada anche in qualche asilo nido o in qualche scuola materna … La realtà sociale va oltre Mirafiori…per molti politici si ferma addirittura a Montecitorio o a palazzo Madama.


28 giugno 2007

COSTITUENTE SOCIALISTA

PSI – UDE

Via Faliero Vezzani 83

Località Rivarolo

Genova

Oggetto: Cosituente Socialista

Caro Salvatore,

a seguito della telefonata, che ho tanto apprezzato, ti invio quanto segue:

- condivido la necessità di creare una forza socialista coesa e determinante per la politica italiana, che però non può essere la somma del Nuovo PSI, dello SDI e dei Socialisti di Bobo che, viste le passate esperienze conoscono bene come dividere e non come unire;

- la condizione per avviare il processo fondante è che la “Costituente” sia aperta alla partecipazione del più alto numero di movimenti, associazioni e singoli compagni socialisti, che h anno mantenuto nel territorio, anche limitato, in cui operano, alta la nostra bandiera;

- per evitare future scissioni (l’ultima, procurata da Caldoro, risale ad alcuni giorni fa. In un anno il Nuovo PSI, sarà nel suo DNA, ha avuto ben due scissioni…altro che atomo!) occorre determinare sin da principio la scelta, non di campo, ma IDEOLOGICA; stabilire, cioè, se siamo un partito di sinistra riformista e liberale, che guarda all’Europa , o siamo altro dalla nostra storia: non voglio stare, come me sicuramente altri, né con i secessionisti della Lega né con i neofascisti in doppio petto di AN;

- il progetto deve guardare alla creazione di una terza forza, capace di dare equilibrio riformatore alla stanca e statica politica italiana, che deve avere una identità politica e programmatica molto forte e facilmente identificabile e che rappresenti, quindi, un momento di rottura dell’attuale bipolarismo;

- il rilancio del nuovo soggetto politico socialista non prescinda da un rinnovamento della dirigenza che non sia di facciata ma reale; i dirigenti devono incuriosire e devono essere apprezzati per la coerenza e lo spirito di servizio, meglio se giovani e motivati;

- si dice che la “Costituente” sarà convocata entro la metà di Luglio; non siamo d’accordo perché pensiamo che per avere la maggiore partecipazione sia più conveniente aspettare metà Settembre, quando si ritorna dalle vacanze non quando si parte.

Ti prego, se puoi, di dare massima diffusione alla presente e di tenermi informato degli sviluppi dell’iniziativa.

Un fraterno abbraccio Borgetto 25/06/07

Giuseppe Governanti

(Coordinatore di “Italia Socialista”)

FAMILY DAY….ECCO L’UOMO DELLA PROVVIDENZA

La Provvidenza ci riprova, questa volta partecipando dell’evento la prelatura cattolica, e indica in Savino Pezzotta l’uomo nuovo, il suo uomo.

La manifestazione del Family Day è stata l’occasione di mostrarlo all’Ecclesia, la comunità dei veri cattolici.

Dopo essersi dedicato con spirito di sacrificio al sindacato in difesa dei più deboli, eccolo pronto alla più alta missione: dare certezze alla Chiesa di Papa Ratzingher in un momento in cui il relativismo sta annebbiando le coscienze.

E Berlusconi, l’unto? Rimarrà unto, ma la luce brillerà da un’altra…lampada!

Così, poveretto, da un piccolo ruolo di organizzatore portavoce, senza che ne fosse consapevole (si sa, la provvidenza si manifesta quando meno ce lo aspettiamo, nel suo sommo discernere), eccolo assurgere a messia, a salvatore di un’Italia, ormai impazzita, avviata al disastro.

E’ notizia che Pezzotta, pochi giorni addietro, ha promosso una riunione, non la prima, tra “amici” per parlare del rapporto tra i cattolici e la politica in vista della nascita ufficiale di un movimento parapolitico di ispirazione cattolica, benedetto dalla CEI (voce della Provvidenza).

Un’altro partito (ino o one, si vedrà). Ma no, “un movimento parapolitico”. Per chiarezza di linguaggio (il nostro nell’orazione di Piazza San Giovanni così dichiarava: “quello che oggi serve è la chiarezza del linguaggio…ispirarsi al detto evangelico si, si , no, no”) sta nascendo “qualcosa che è un po’ meno di un partito e un po’ più di un’associazione o di una rete di associazioni.” Continua abbinando al linguaggio idee altrettanto chiare e forti: “..serve la presenza dei cattolici in politica? Io credo di si e non bisogna disperderla. In questo momento…vale la pena riflettere e non portare il cervello all’ammasso.” E riguardo al Partito Democratico: “No alla contaminazione, mi fa venire in mente una malattia”.

Non c’è dubbio, abbiamo davanti un grande leader, quello di cui abbiamo bisogno e da tanto tempo invocato: trascinatore di masse popolari, abituato ad un linguaggio chiaro e denso di contenuti, sprezzante quanto basta, aperto al dialogo purché la conclusione sia la sua premessa, ancorato a indiscutibili valori che sono “verità” che fanno dell’uomo un essere superiore.

Scorrendo per sommi capi il suo discorso al Family Day viene fuori l’uomo di stato e di fede e l’uso del pluralis maiestatis lo individua come sovrano assoluto:

- “noi vogliamo bene alla nostra Costituzione vogliamo che nella Repubblica Italiana si rimetta al centro il tema della famiglia dal punto di vista culturale, sociale, economico e politico”. Ho cercato nel discorso qualche spiegazione dei “punti di vista” che però sembrano usati come …dogmi; qualche dubbio per la verità affiora quando usa il condizionale a proposito del bene comune che “dovrebbe essere sempre l’unico e discriminante criterio dell’azione …”

- “La chiarezza (del linguaggio) non è rigidità né tanto meno incapacità di cogliere i problemi, le sofferenze e i dolori di tante persone. Lungi da noi ogni atteggiamento di discriminazione e d’incomprensione…anzi la chiarezza del linguaggio…è una forma della carità, d’amorevolezza: è… avere cura delle persone e creare le basi per un dialogo sereno, chiaro e non ipocrita”. Insomma, discutiamo pure, ma sappiate che il nostro linguaggio è chiaro perché esprime verità che bisogna accettare così come sono.

- “Qui non si strumentalizza la religione ma neppure si vieta alla religione di illuminare le coscienze delle persone, credenti e non. Perché la fede per un credente non è irrilevante nella costruzione della società.” La religione come istituzione che illumina anche i non credenti è teocrazia, lontana da uno stato laico dove convivono individui diversi per formazione religiosa e concezione di vita, spesso minoranze che la Costituzione s’impegna a garantire, che non impone al cattolico di rinunciare alla propria fede nella costruzione della società da tutti accettata.

- “I cattolici sanno bene che cos’è il sacramento del matrimonio e, in nessun modo, lo vogliono imporre a chi non crede. Premiamo perché il parlamento non introduca i DICO”. Molti cattolici sanno bene cosa è il sacramento del matrimonio che ricorrono non solo al divorzio (legge dello Stato) ma alla Sacra Rota, tribunale ecclesiastico preposto al suo annullamento. E se i cattolici sono così ligi ai doveri della fede che paura hanno dell’introduzione dei DICO?

- “Opporsi a un pluralismo di modelli famigliari non è una battaglia confessionale (ecco l’ipocrisia) ma civile e laica…e punta al consolidamento del matrimonio civile”. Un superamento dei DICO si avrebbe con l’abolizione del matrimonio confessionale (celebrato solo per chi lo chiede). Non penso che sia una conquista di civiltà tutelare i conviventi “attraverso il diritto comune”, in quanto tutelare le coppie di fatto significa tutelare i figli che nascono dal loro amore, proprio come nel matrimonio cattolico e della Costituzione e che, comunque la si pensi, formano una famiglia.

25 giugno 2007

LA LETTERA DEI ….QUATTRO MOSCHETTIERI

Una lettera può essere d’amore, di convenienza, di raccomandazione, di dimissioni o di richiesta di dimissioni, ma, comunque, esprime distanza. La distanza che c’è (o che c’è sempre stata?) tra il ministro dell’economia e l’ala estrema, così ormai viene chiamata, della maggioranza che ha trovato nel fuoriuscito Mussi, e quattro, un altro adepto.
Quattro ministri della sinistra radicale (Pecoraio - Verdi, Bianchi - Pdci, Ferrero – Prc e Mussi -Sd) coadiuvati da sottosegretari e vice ministri della stessa area e, come sembra, dopo aver “consultato i big di CGIL, CISL e UIL (La Repubblica 23/06/07), inviano una lettera a Prodi in cui si chiede conto, sostanzialmente, dell’operato del ministro Padoa Schioppa, affettuosamente TPS, reo di aver detto, conti alla mano, che:
- la cifra spendibile del tesoretto non può superare i 2,5 miliardi di € poiché da marzo si è avuto un peggioramento delle spese previste (interessi sul debito, sanità, Comuni, contratto statali);
- dobbiamo stare attenti a non rompere l’equilibrio dei conti previdenziali perché l’Italia è sotto procedura d’infrazione e deve rispettare gli impegni assunti alla data prevista;
- per abolire lo scalone ci vuole prudenza e “dobbiamo trovare le risorse”.
Con questo non voglio prendere le difese del ministro (lo sa fare meglio e con ragioni sufficienti) ma voglio fare alcune considerazioni.
Signor Epifani non crede che se avesse portato con sé (ma c’era?) la calcolatrice si sarebbe accorto che i pubblici dipendenti si sono pagati gli aumenti salariali. Il conto è subito fatto: € 100 medie per ciascun dipendente per mesi 13 più tredicesima (i mesi rubati) = mi scusi, mi aiuti, non ho la calcolatrice!
Penso che la triade sindacale oggi debba porsi l’obiettivo di un Paese con un’economia stabile il cui potere d’acquisto delle famiglie venga salvaguardato anche da altre situazioni ottimali come un salario più adeguato, un lavoro meno precario, una sanità pubblica meno vorace e più sollecita ai bisogni degli ammalati, uno stato sociale più vicino alle famiglie e ai giovani. Ma, in tal caso, …di cosa dovrebbe occuparsi?
Ma signori della triade dov’eravate quando Maroni ha varato la riforma? Quali mezzi avete usato per porre l’alto là ad una riforma che a distanza di qualche hanno è considerata così nefanda?
O forse pensavate già al futuro governo amico del centro sinistra che, ferme le leggi ad personam, avrebbe buttato al mare lo scalone? Le battaglie si fanno al momento opportuno, se si è in grado!
Signori compagni dell’estrema 3 + 1, se lo scalone era così deleterio potevate scendere in piazza assieme alla triade, o trovare strumenti di lotta parlamentare adeguata… o anche voi pensavate al futuro governo. Sia voi che la triade non avete previsto Padoa Schioppa!
Nella lettera si esprime “forte preoccupazione per il modo in cui viene condotta la trattativa”. Ma a trattare mi risulta ci siano pure le parti sociali: siamo sicuri che partecipino in modo costruttivo, tenendo conto di varie problematiche interne ed esterne che investono il nostro Paese?
Dicono di “non condividere la posizione con cui il governo, e segnatamente il ministro dell’economia, affronta la trattativa” e lamentano risorse “troppo limitate”.
Una domanda sorge spontanea: ma di quale governo fanno parte, di quale maggioranza? Non conoscono la situazione finanziaria dello Stato che amministrano, sotto processo da parte dell’Europa?
E, se Padoa Schioppa per loro non va bene abbiano almeno il coraggio di chiederne le dimissioni invece di scrivere lettere che ringalluzziscono l’opposizione e deprimono i pochi sostenitori (ce ne sono ancora?) di questo governo.
“Lo scontro è politico e non di risorse economiche” afferma Giordano, il segretario di Rifondazione: si assuma, quindi, la responsabilità di quanto ha affermato e agisca di conseguenza.
Non basta farsi scudo del programma elettorale. Non perché non e corretto attuarlo, ma una maggioranza che al senato si regge sulla precarietà di qualche voto, non può non tenerne conto, come deve tener conto che se mancano le risorse occorre trovarle senza alchimie ma ricorrendo al buon senso che un qualsiasi padre usa per mandare avanti la sua famiglia. In una situazione così precaria il programma elettorale non rappresenta il vangelo e deve adattarsi al momento contingente, in quanto le condizioni odierne sono diverse da quelle elettorali.
Usiamo il “tesoretto”, non per alleviare un a piccola ferita, ma per dare un futuro migliore e stabile ai nostri figli (i vostri già ce l’hanno).
Dividiamo lo scalone in gradini e portiamo ad un livello dignitoso le pensioni minime, costruiamo asili e strutture per anziani che attenuino i problemi delle famiglie invece di pensare a qualche euro di detrazione, diamo un salario minimo ai giovani in attesa di primo impiego, agli ammalati un sanità pubblica efficiente, una giustizia con la certezza delle pene, una scuola al passo coi tempi…forse ci accorgeremmo che lo scalone non ha così tanta importanza.
Non so quanto durerà questo governo ad altissima litigiosità, i cui partiti che lo sorreggono pensano a coltivare il loro orticello di voti e non a risolvere i problemi che assillano il cittadino, ormai stanco di un tale squallido spettacolo. Ma da destra è lì, sta a guardare, pronta a riprendere il potere per manifesta ignoranza politica di chi ci governa.
Dice il mio amico: ”Se i maggiori partiti dello schieramento si accordassero e votassero, dopo aver fatto cadere il governo attuale e nominatone uno tecnico, una nuova legge elettorale con sbarramento al 5 per cento, portandoci alle elezioni anticipate, non sarebbe un bene per il Paese, che si toglierebbe di torno il sottobosco?”
“E’ un po’ fantastico, rispondo, ma non del tutto irreale.”

12 giugno 2007

SEX CRIMES AND VATICAN E L’INFORMAZIONE MALATA

In un Paese dove l'informazione è sottocontrollo, o sotto...censura, al meglio cloroformizzata, vedere in TV un filmato simile è un evento che non poteva essere perso. Per di più al dibattito ha partecipato il vescovo Fisichella, rettore della pontificia università, per sottolineare che la trasmissione non voleva essere un attacco alla Chiesa, come i numerosi bigotti, forse solo miseri ipocriti tornacontisti, della politica nostrana hanno cercato di far intendere.
Landolfi, Bondi...Fini, che a "Ballarò" aveva dichiarato con grande sicumera che il filmato non sarebbe andato in onda, rappresentano quella che oggi loro stessi chiamano l'antipolitica non accorgendosi che sono antidemocratici, antipluralisti, antilaici, antisociali, anti...anti...
L'alto ascolto della trasmissione e le proteste dei teo-con di ogni provenienza, di convertiti dell'ultimo momento o degli atei-fedeli (o giù di lì, devoti) a cui si sono aggiunte quelle del Vaticano, ci dicono che l'informazione in Italia viene considerata tale solo se di parte e che l'accreditamento presso questa o quella "parrocchia" è lo sport più praticato dai nostri dipendenti onorevoli e dai nostri santoni dell'informazione. Quando ci libereremo di tali mali?
Cologno 03/06/07

02 giugno 2007

REPETITA IUVANT

Partendo dai punti qualificanti dell’accordo governo – sindacati sul pubblico impiego, mi preme fare alcuni semplici considerazioni che sottolineano la distanza che diventa sempre più abissale tra i cittadini e le istituzioni, quali le parti sociali e i politici.
1 – l’accordo prevede un aumento di 101 €;
2 – l’aumento di 101 € sarà corrisposto a partire dal Febbraio 2007;
3 – l’intero aumento (arretrati per 11 mesi e tredicesima del 2007) si percepirà il 1° Gennaio 2008;
4 – si prevede, in via sperimentale, la trasformazione del contratto da biennale in triennale.
I sindacati parlano trionfalmente di successo, come pure il governo che ne ha ben donde.
Veniamo in cosa consiste il grande trionfo, grande per nascondere la sconfitta.
Passi per l’accordo di 101 € in barba all’inflazione programmata, ma non si capisce perché gli aumenti si avranno in busta “a decorrere” da Febbraio 2007. Dal sito della CGIL Scuola si ricava: “…la finanziaria 2007 aveva previsti aumenti economici pari a 93 € da percepire in misura di circa 40 € dal 1° Gennaio 2007 per tutto l’anno e di circa 53 € dal 1° Gennaio 2008… ma senza arretrati. Con gli accordi…abbiamo ottenuto il passaggio da 93 a 101 € e…il riconoscimento degli arretrati”.
Se le cose stanno come scritto non si capisce che cosa ci stanno a fare i sindacati se, escludendo qualche lieve aggiustamento, quanto la controparte propone viene sottoscritto? Non potremmo fare a meno di un baraccone che, tra l’altro, siamo noi a pagare? Ma continuiamo…
Che fine ha fatto il 2006 e Gennaio 2007 (il contratto era scaduto il 31 Dicembre 2005) dato che gli arretrati riguardano quelli che saranno corrisposti solo dal Febbraio 2007?
Dal sito CGIL: “Per il 2006 si percepisce l’Indennità di Vacanza Contrattuale (ecco gli arretrati!) perché il costo contrattuale dei settori pubblici per gli anni 2006 e 2007 non è stato finanziato dalla Legge Finanziaria 2005” che ha previsto solo l’Indennità di Vacanza Contrattuale che è prevista per legge. Quindi, nessuna concessione o conquista sindacale.
E’ una giustificazione ridicola e offende la nostra intelligenza in quanto la Finanziaria successiva, quella del 2006, poteva porre rimedio, solo a volerlo (è come se ai metalmeccanici non corrispondessero gli arretrati perché non sono stati messi a bilancio dalle aziende).
La verità nuda e cruda è che è stato perpetrato un FURTO da parte del governo con la complicità dei Sindacati.
L’intesa per trasformare in triennale il contratto, se andrà in porto come avverrà, rappresenterà un ulteriore impoverimento dei lavoratori del pubblico impiego, ma la giustificazione è pronta: “allineare la contrattazione con gli stanziamenti triennali delle leggi di bilancio”, ma “non c’è nessuna trasformazione automatica così come non ci saranno penalizzazione se non si raggiunge l’accordo”. Visto il precedente attuale, c’è di che stare allegri!!!
Sempre dal sito CGIL: “Raggiunti…due importante intese col governo. Vincenti le nostre richieste sulla quantità degli aumenti contrattuali, le loro decorrenze…e regole della contrattazione”
Se la situazione non fosse così avvilente e umiliante ci sarebbe da ridere.

28 maggio 2007

MONITO DELLA CORTE DEI CONTI

La Corte dei conti, presentando la relazione dei conti sul costo del lavoro pubblico per il periodo 2003 – 2005, invita il governo a frenare sugli stipendi degli statali.
“La spesa dei dipendenti pubblici, scrivono i giudici contabili, è cresciuta a ritmi elevati…e il suo contenimento deve costituire una priorità delle politiche retributive, per gli effetti che si proiettano sulla finanza pubblica e sul sistema economico in cui è inserito il nostro Paese”.
In dettaglio, da spesa per i vari settori ha avuto il seguente incremento:

Dipendenti pubblici
12,8 %
personale dirigenza
17,4 %
Personale carriera diplomatica
21
Professori universitari
21,4 %
Personale magistratura (anche contabile)
26,2
I dipendenti pubblici si distinguono in statali e non statali. Questi ultimi comprendono i dipendenti del SSN, delle Università, Regioni e autonomie locali, che hanno stipendi più alti.
I magistrati sono gli unici dipendenti le cui retribuzioni sono soggette ad adeguamento automatico. Il altre parole, non hanno bisogno della mediazione sindacale.
Fermo restando che il contenimento della spesa pubblica è un dovere prioritario di ogni governo, penso che l’allarme della magistratura contabile non può riguardare solo i dipendenti pubblici statali perché più numerosi, ma deve interessare la dirigenza, i diplomatici, i professori universitari e…i magistrati, specialmente se impegnati a indicare i capitoli di spesa da…ammorbidire.
Spesso mi sono chiesto se l’adeguamento automatico delle retribuzioni dei magistrati è un privilegio. Non conosco i criteri che determinano l’adeguamento ma, sicuramente, non perdono parte del loro stipendio in scioperi, come accade per tutti gli altri mortali.
Ma è la legge, e loro potessero… commenta il mio amico.
Se si critica la scarsa produttività dei dipendenti pubblici, perché i manager, che della produttività si occupano, hanno un incremento così alto?
E cosa dire dei professori universitari, non di tutti, si badi, ma degli assenteisti, dei baroni avvezzi al nepotismo, di quanti non hanno mai prodotto una pubblicazione? Eppure hanno avuto un incremento del 21,4 del loro stipendio.
Ma l’incremento maggiore (26,2 %) riguarda il personale della magistratura, anche di quella contabile. E’, quindi, paradossale che sia il settore che ha avuto l’incremento maggiore a indicare la soluzione: frenare gli stipendi del pubblico impiego.
Hanno ragione perché un incremento del 12,8 moltiplicato per il numero dei dipendenti pollici da una cifra enorme, mentre i pochi giudici, o manager o professori universitari o diplomatici o politici (ma questo è un argomento che riprenderemo poi), incidono ben poco sulla spesa pubblica e, tra l’altro, se non ci fossero saremmo colati a picco da un bel po’.
Nei loro sofà di bambagia , avvolti nelle loro eleganti toghe, vigilano insonni sugli sprechi e per non contaminarsi col vile denaro, accettano gli adeguamenti automatici delle loro retribuzioni.

25 maggio 2007

IL MINISTRO AMATO UNA NE DICE…CENTO NE SBAGLIA

Il ministro dell’interno Amato è stato sempre un uomo di cultura e sa ben confondere i suoi interlocutori. Ma ha dimenticato, andando in confusione, che di stilemi il “suo” mondo politico è pieno e hanno creato e continuano a creare molti conflitti tra il “palazzo” e i cittadini.
Dal dizionario Garzanti, stilemi: …procedimento stilistico caratteristico di un autore, di una scuola, di un periodo storico.

Da un ministro dalla condotta integerrima, che ha attraversato indenne tangentopoli e dintorni, abituato al potere da così tanto tempo da conoscerne pregi e difetti, mi sarei aspettato un comportamento di comprensione e di apprezzamento del coraggio di Francesco Cipriano che nel suo intervento ha parlato non solo dei 25 condannati che siedono in parlamento ma anche del presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, imputato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, mostrando così di conoscere bene le istituzioni locali.
In maniera sprezzante, il già presidente del consiglio e attuale ministro degli interni cui compete anche la Sicilia (è bene ricordarglielo), risponde che “non puoi dire a me e al governo - quando torna a Roma dica che qui c’e la mafia. Noi lo sappiamo bene…ricordalo a quelli di Palermo…anche tu hai qui delle istituzioni.”
Una risposta chiara di un ministro che, non sapendo cosa e come rispondere o non avendo il coraggio di rispondere, redarguisce ex cathedra lo studente. Avvilente!
Poi, lo accusa di “non lasciare spazio per l’interlocutore” come “un capo populista”. Siamo alla farsa, in quanto, caro mio ex compagno di partito, la tua replica è stata assoluta, non ha dato vita a un confronto democratico e sereno, specie da parte tua. Un ministro ha l’obbligo di ascoltare e di replicare con serenità e argomentazioni convincenti, non si può vestire di arroganza e supponenza , accusando l’interlocutore di populismo.
Ma la perla arriva quando afferma , dall’alto della sua esperienza che “ho il coraggio di risponderti che devo distinguere tra condanne e condanne (Totò avrebbe risposto: “Ma mi faccia il piacere!”), ci possono essere reati minori (chi dei 25 ha rubato una mela o qualcosa di simile?) che permettono, una volta scontata la pena, la piena riabilitazione (Signor ministro le risulta che il già ministro Previti abbia scontato la pena? Non l’ha scontata, eppure è ancora in Parlamento)”.
E finisce con un’accusa, stantia e alquanto meschina: “Se non fai questa distinzione, diventi un giustizialista ingiusto”.
Mi sono sforzato, senza riuscirci, di capire il significato della locuzione “giustizialista ingiusto”, ricorrendo anche all’aiuto del dizionario. Ho concluso che anche gli uomini di cultura vanno in tilt…se incalzati. E il ministro Amato ci va spesso. Nel suo rapporto coi cittadini faccia ricorso ad un pizzico di umiltà e di rispetto…non costa nulla
P.S.:
Giustizialismo (dal Garzanti): l’utilizzazione della magistratura come strumento di lotta politica. Ingiusto (dal Garzanti): che non si attiene alla giustizia, che agisce e giudica senza rispettare i principi della giustizia e dell’equità.

24 maggio 2007

IL PIANO PER LA SICUREZZA DEL PREFETTO SERRA

E’ partito il piano per la sicurezza che riguarda le città Roma, Milano e Napoli. Ma non sono le uniche grandi città a lamentare problemi di ordine pubblico. Genova, Palermo, Brescia, Torino, Bari…non sono delle oasi di pace e presentano problemi identici e anche più gravi.
L’invio di forze dell’ordine (a Milano arriveranno 100 poliziotti, 130 carabinieri e 95 finanzieri) rappresenta solo l’”immagine”, un deterrente, ma nulla di più.
Necessitano, infatti, altri interventi meno visibili e propagandistici ma più determinanti che devono risolvere problemi che vanno dalla mancanza di lavoro all’offerta di servizi e aiuti alle famiglie indigenti e degradate, dalla mancanze di case alla efficienza della giustizia.
Il Prefetto di Roma, Achille Serra, punta a risolvere il problema dei 15.000 nomadi presenti in città.
Il piano prevede per 5.000 una sistemazione in 4 “villaggi della solidarietà”, che saranno costruiti da qui a un anno e sorvegliate da una task force del Viminale; mentre i restanti 10.000 dovranno lasciare la città e “fare i nomadi”. Al prefetto non interessa dove andranno…altri risolveranno il problema. Il solito scaricabarile.
D’altro canto, se non ci sono, non li vediamo e il problema è risolto.
Sono rimasto colpito da alcuni dichiarazioni del Prefetto che rappresentano il sintomo e la diagnosi di un malessere, ma che non contengono la terapia per vincere la malattia, che verrà solo tamponata.
Dice : “Visito personalmente i campi nomadi e vedo alla 10 del mattino i bambini sporchi, giocare a pallone. I ragazzini accampati sulle sponde dei fiumi dormono sullo sterco. Le donne non ci sono perché forse sono sulla metro a scippare borsette; gli uomini dormono perché forse hanno lavorato di notte svaligiando appartamenti. Senza generalizzare, s’intende”.
Ma se le autorità conoscono in maniera così chiara le attività dei nomadi come mai ad oggi non hanno trovato la giusta soluzione? E’ paradossale!
Poi arriva la proposta per gli altri 10.000: “Contemporaneamente…partirà la lotta ai campi abusivi. I 150 uomini del ministero pattuglieranno le rive del Tevere e dell’Aniene in modo sistematico, invitando i nomadi (in fondo, se sono nomadi, non possono avere fissa dimora…) ad andarsene. Se poi questi dovessero tornare gli agenti li farebbero allontanare di nuovo e così via fino a quando non capiranno che se ne devono andare altrove.”
Tutto si svolgerà, naturalmente, attraverso un dialogo leale e corretto, improntato al massimo rispetto reciproco e nella certezza che ….altrove avranno più fortuna. Altrove è il nostro vicino che li farà allontanare di nuovo e così faranno gli altri vicini e…il problema è risolto.
Un grazie al Prefetto è d’obbligo.

21 maggio 2007

UN PAESE ALL’INCONTRARIO

Noi italiani siamo estemporanei: grandi artisti, grandi navigatori, grandi calciatori, grandi evasori…piccoli politici; grandi esternatori (parolai)…piccolissimi costruttori.
I casi per dimostrare l’assunto non mancano, l’imbarazzo sta nello stabilire da chi iniziare.
Matella, il ministro della Giustizia, ha al suo attivo la legge bipartisan dell’indulto ma non si accorge della situazione di sfascio in cui versa la giustizia: tribunali fatiscenti e intasati da procedimenti che non si sa quando si concluderanno, impunità estese che dividono i cittadini in categorie, i protetti e i tartassati. Ma come può pensare, il signor Ministro, ad una riforma che finalmente dia al cittadino la certezza che tutti siamo uguali di fronte alla legge e la certezza della sentenza prima dell’arrivo della prescrizione (a proposito, non si pensava di eliminare le leggi ad personam come quella relativa alla diminuzione dei tempi di prescrizione?), se è impegnato a salvaguardare il suo leaderismo…o meglio il suo cespuglio?
E la polemica tra Prodi e Bertinotti sulla lentezza del Parlamento e conclusa dall’intervento risolutivo, si spera, del Presidente Napoletano? Una classe politica litigiosa e inconcludente, arrogante e senza idee innovative, capace solo di rimescolare l’esistente, altro che riforme!
Non si può non accennare al contratto del pubblico impiego. Il premier arroga a sé la conduzione della trattativa sul pubblico impiego affermando che “lo sciopero è un diritto costituzionale (meno male!)” ma “non deve diventare arma di ricatto”.
Siamo al massimo dell’arroganza!
Come se non sapesse come stanno veramente le cose: un contratto scaduto nel dicembre del 2005, lo scippo di un anno di arretrati (il 2006), il tentativo di far diventare triennale un contratto che è biennale, l’inefficienza di una Finanziaria che dimentica che c’è un contratto da rinnovare che coinvolge circa 3.500.000 dipendenti, il tira e molla tra 101 euro e 95.
Ciò nonostante, Prodi parla di ricatto! Sarei curioso di sapere quale termine si possa usare che riassuma tutte le mancanze di un governo, questa volta di centro sinistra, verso i propri dipendenti.
“Scontro sociale” lo chiama Epifani. Ma è il gioco delle parti: parliamo pure di 6 o 7 euro in più e dimentichiamo gli altri elementi, quelli accennati prima, dell’accordo. La sua voce grossa, signor Epifani, non dà dignità ai lavoratori che, ancora una volta, vedranno mortificati i loro diritti.
Concludo con l’onorevole Fassino, il segretario pro tempore dei DS e aspirante leader del neo- PD.
Ospite di Radio anch’io, invita Pezzotta, già segretario della CISL e aspirante leader politico, a trovare assieme quelle modifiche al codice civile per la tutela dei diritti dei conviventi. In pratica sarebbe l’affossamento dei DICO (una grana in meno per il governo, considerando le lungaggini per arrivare a un a conclusione…forse il successivo governo…).
La piazza ha vinto! Il Vaticano è riuscito a bloccare una proposta di legge del governo, come non è riuscito a fare in Messico! Sembra inverosimile ma è così.
Sicuramente il dialogo è importante, ma occorreva trovarlo, se proprio si voleva, al momento dello studio della legge.
Non risulta chiaro, tra l’altro, a che titolo parla: da segretario traghettatore o da semplice parlamentare o da nuovo portavoce di Prodi e del governo?
Dopo l’alzata di scudi non solo delle ministre Bindi e Pollastrini ma di gran parte della coalizione, il leader DS ha sentito il bisogno di spiegare meglio la sua proposta con una lettera a “La Repubblica” nella quale afferma che “continuo a pensare che quel disegno di legge sia equilibrato e rispettoso dei caratteri precipui della famiglia…come definiti dall’articolo 29 della Costituzione”. Aggiunge: “Tuttavia gli esigui e incerti equilibri parlamentari (ecco la ragione della proposta) rischiano di non consentire l’approvazione di quella legge (dov’è stato l’onorevole prima del Family day e ancor prima, quando è stato steso il programma della coalizione?).” Ancora: si “è di fronte a una scelta: semplicemente confermare la soluzione DICO, scontando tuttavia che non venga approvata e rinviando sine die la soluzione…Oppure ricercare con quali altri strumenti realizzare gli stessi diritti (sono i primi passi del PD ovvero della LGA ovvero La Grande Ammucchiata).
A quello che scrive l’on. Fassino bisogna credere perché riguardo ai grande temi come il terrorismo o la guerra nei Balcani e la sicurezza del cittadino afferma di aver avuto ragione. Così “vorrei evitare che anche sui diritti delle coppie di fatto si ripetesse l’ennesimo rito dello scandalo indignato a cui, anni dopo, far seguire una ragionevolezza tardiva.”
Cosa dire? Se l’on. Fassino ha sempre previsto “giusto” perché non ascoltarlo, almeno una volta?
La coerenza, il programma elettorale, la laicità dello stato, per l’onorevole sono opzioni; ciò che conta è governare e, per cortesia, non parlate di trasformismo. Ma, in fondo sono cavoli loro, dei conviventi, se c’è stato il Family day.
Potrebbero inventarsi la giornata della convivenza e scendere in piazza con bambini e familiari al seguito tanto la “piazza”, come San Giovanni insegna, fa breccia sui nostri sensibili uomini politici.
Che squallore, che miseria!