09 febbraio 2009

IL MEDIOEVO

Il Medioevo è tra di noi. Basta sintonizzarsi in un canale qualsiasi di MediaRai per averne ampia conferma. Un ritorno al passato che annebbia uomini e istituzioni che li rappresentano, mentre il Paese assiste attonito al degrado etico-politico, costretto a parteggiare per l’uno o l’altro soggetto, dando colpe e ragioni con riferimento alle pulsazioni incontrollate della simpatia più che alle ragioni del vivere civile nel rispetto delle persone e degli strumenti che ne regolano i comportamenti per evitare l’imbarbarimento della vita comune.
Le tante colpe, ormai evidenti agli occhi di tutti, sono attribuibili, ognuno in rapporto al ruolo che ricopre, a soggetti sia religiosi sia politico-istituzionali, seguiti a breve distanza dalla cultura e dall’informazione.
La dolorosa vicenda di Eulana viene usata cinicamente da tutti i soggetti suindicati che hanno coinvolto in modo vergognoso il Presidente della Repubblica solo per puramente strumentale, in quanto il vero obiettivo, com’è facile verificare, è l’attacco alla Costituzione ed equilibri istituzionali che da essa derivano.
Andiamo con ordine.
Fino a venerdì il premier non aveva mostrato grande interesse per la vicenda di Eluana, come altri ministri (la signora Prestigiacomo il giovedì aveva rilasciato in Tv una dichiarazione che andava in senso contrario), se escludiamo l’ex socialista Sacconi e alcuni sottosegretari.
Giovedì al senato la maggioranza aveva approvato il disegno di legge del governo (Sacconi ne fa parte) sulla sicurezza che prevede la denuncia da parte dei medici degli irregolari che ricorrono alle cure mediche. Gli irregolari, temendo il rimpatrio, difficilmente ricorreranno alle cure mediche, tranne in situazioni gravi che possono compromettere la loro stessa vita: è, per fare qualche esempio, il caso di una partoriente o di un ammalato di Aids. In questi casi la sacralità della vita non conta, possono rendere l’anima a Dio che, anzi…li accoglierà in paradiso. Come martiri?
Come mai il governo è passato dall’indifferenza alla difesa della vita, in così breve tempo?
Venerdì mattina il Presidente della Repubblica invia una lettera al premier con la quale motiva le ragioni che lo porterebbero a non firmare un decreto d’urgenza che imporrebbe la sospensione del protocollo che porterà Eluana verso la morte e ciò in ragione di una manifesta incostituzionalità dello stesso.
Ecco l’occasione tanto attesa, direi auspicata, dal premier che, nella conferenza stampa serale, annuncia che un ddl (disegno di legge) che sarà approvato dal parlamento in due, tre giorni, in sostituzione del decreto che il presidente non vuole firmare.
Ha voluto provocare, come vedremo senz’altro un conflitto d’interesse e, vista la virulenza della conferenza, dimostrare chi comanda. Infatti, dichiara che “non si può governare senza la decretazione d’urgenza” e minaccia (sic) di “tornare dal popolo per cambiare Costituzione e governo”.
Penso che tornare dal popolo sarebbe una buona soluzione. Finalmente il popolo potrebbe esprimersi alla luce di fatti certi che ne mettono in mostra l’inconcludenza e la vocazione alla dittatura, dandogli una forte delusione. Ma non lo farà perché questa volta rischierebbe e o sa!
Il conflitto con il Presidente è evidente, come la volontà di farla finita con le pastoie, per lui, della separazione dei poteri. Attacca, quindi la Costituzione che secondo lui va cambiata “perché è una legge fatta…sotto l’influsso di una fine della dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla costituzione russa come un modello”. Dichiarazioni farneticanti che, se ce ne fosse ancora prova, mettono in evidenza un uomo privo di scrupoli, pronto a calpestare anche la carta costituzionale per i propri fini.
La cosa più sconcertante, indegna per qualsiasi uomo, anche pensarla, è l’attacco al papà di Eluana, quando afferma che la fretta con cui è stato avviato il protocollo che sospende l’alimentazione e l’idratazione “sembra nascondere nient’altro che la volontà di togliersi una scomodità”. È solamente mostruoso pensare una cosa del genere, quando il calvario di Eluana dura da 17 anni. Nessun rispetto per la dignità e la sofferenza di un padre, vergogna!
Un gioco più sporco, per il ruolo che dice di sostenere, è quello del Vaticano e delle gerarchie che hanno ancora una volta sconfinato nel terreno della politica rilasciando dichiarazioni che mettono in risalto il disprezzo verso quanti non la pensano come loro su temi di cui pensano di avere l’esclusiva secondo un mandato divino mai dimostrato e che, comunque, hanno sempre disatteso nel corso della loro storia.
Subito dopo la conferenza stampa, mons. Fisichella si compiace col premier: “Il governo ha fatto un gesto di grande coraggio, che sarà apprezzato dalla grande maggioranza di tutti i cittadini”. Si può notare che parla come un politico, ha solo sostituito popolo con cittadini ma…imparerà. Non si fa attendere la dichiarazione critica verso il Napolitano del card. Martino che, dimentica che sta parlando di un capo di Stato cui deve rispetto assoluto: “Sono costernato che in tutte queste diatribe politiche si ammazzi una persona e sono profondamente deluso (dalla decisione del presidente di non firmare il decreto)”.
La Chiesa ha mobilitato davanti alla clinica schiere di fanatici con striscioni e ceri accesi che invocavano a voce alta Dio perché Eluana viva. Uno spettacolo deprimente che ci trasporta lontano nel tempo, anche di là dal fatidico anno zero. Mi chiedo perché non chiedano il miracolo della resurrezione, otterrebbero la certezza dell’esistenza di Dio e che nella sua immensa bontà ha ascoltato la preghiera del suo popolo. Forse il miracolo non sarà fatto perché poi se ne chiederebbero altri, magari la fine della guerra in Palestina, la salvezza di tanti bambini, proprio per la sacralità della vita, che giornalmente muoiono di fame o di malattia, Ma questa è un’altra storia…specie se cade di sabato, giornata di riposo.
In questa vicenda il premier, dicono, ha accettato il diktat khomeinista della chiesa di Ratzinger.
Io penso che il premier e la Chiesa, entrambi in difficoltà, si siano sostenuti reciprocamente, ognuno pensando di usare l’altro.
È indubbio che siamo in emergenza democratica e morale e quando le massime istituzioni entrano in crisi e pretendono di rimanere a galla comprimendo le libertà individuali e entrando con violenza nelle coscienze dei cittadini, allora è il medioevo.
Chiudo con due riferimenti storici illuminanti e ognuno faccia la sua riflessione.
Enrico di Borbone, ugonotto, per poter salire al trono di Francia, era il 1593, si convertì al cattolicesimo. All’uopo, gli si attribuisce la famosa frase: “Parigi val bene una messa”.
Il cardinale Carlo Maria Martini, parlando del caso Welby, affermò che nel decidere se un intervento medico è da interrompere “non può essere trascurata la volontà del malato, in quanto a lui compete, anche dal punto di vista giuridico, salvo eccezioni ben definite, di valutare se le cure che gli vengono proposte, in tali casi di eccezionale gravità, sono effettivamente proporzionate”.

06 febbraio 2009

SCHIAFFO A NAPOLITANO

Il presidente Napolitano si sveglia, ma il governo e il suo capo non ci fanno caso. Nonostante la lettera inviata dal Quirinale, non una semplice esternazione verbale, contro ogni forma di rispetto istituzionale e personale, l’uomo della Provvidenza, ora lo possiamo ben dire, incoraggiato e confortato dai suoi discepoli, ha fatto approvare un decreto che ferma la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale fin quando il Parlamento non provvederà ad approvare una legge sul testamento biologico che, naturalmente, affosserà le sentenze emesse e mortificherà violentemente il dramma di Eluana.
Una decisione grave che farà precipitare la Nazione nel caos istituzionale, in quanto ha di fatto aperto un grave disputa tra la Presidenza della Repubblica e la presidenza del Consiglio con la benedizione del Vaticano che esulta perché “ci hanno ascoltato”, in quanto “Eluana è viva, ha il diritto di vivere, e la comunità politica deve sostenere la sua vita con i mezzi che ci sono (Mons Sgreccia)”. Ecco l’imprimatur divino. Non c’è bisogno dell’”alzati e cammina” perché “Eluana è viva”, anche se i genitori in 17 anni non se ne sono accorti. E la divinità, nella sua imperscrutabilità, manda la Provvidenza servendosi del braccio secolare, per mostrare tutto il suo amore per la vita, non importa se in molte parti del pianeta la guerra, le malattie e la fame causano centinaia di migliaia di morti.
Berlusconi, non soddisfatto della prodezza, invia un chiaro messaggio verbale a Napolitano, indecente perché irrispettoso della persona e del ruolo che svolge, e vergognoso perché ricattatorio e minaccioso.
“Se il presidente della Repubblica non firmasse il decreto, dichiara, noi inviteremmo immediatamente il Parlamento a riunirsi ad horas ed approvare in pochissimo tempo , due o tre giorni, una legge che anticipasse quella legge che è già nell’iter legislativo, e cioè quella che contiene questa norma”.
Per dare maggior consistenza al provvedimento, l’unto chiama in causa Onida, il presidente emerito della Corte Costituzionale che si affretta a dichiarare che “…disconosco nella maniera più assoluta qualunque mia partecipazione alla stesura del testo di un decreto legge che non ritengo nemmeno di commentare”.
Caro presidente Napolitano poteva svegliarsi prima sia sul lodo Alfano sia sulle decisioni del CSM di cui è presidente perché, e mi meraviglio di Lei che stimo molto, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il premier è capace di tutto, come questo decreto dimostra. Spaccare l’Italia è una sua prerogativa, non c’e mediazione in lui ma solo contrapposizione, mai parole di pace ma sempre pronto alla polemica.
Il fuoco è acceso, mi auguro che si troverà il modo di spegnerlo. Fino a questo momento, non si vede come ma le vie del Signore sono infinite e in terra tutto è caduco, anche l’albero più robusto può essere abbattuto dal vento.
Mi auguro che il parlamento abbia un momento di orgoglio (non si sa mai) è si ribelli e smetta di procedere verso il baratro.

IL SILENZIO E' D'ORO

Pubblico l’editoriale di Ezio Mauro perché mi sembra il più esaustivo per comprendere una questione ormai divenuta sintomatica del decadimento morale in cui versano le due istituzioni più importanti che condizionano la vita pubblica italiana, la politica e la religiosa.
La prima disposta a tutto, anche a rimuovere le regole costituzionali per non dispiacere alla seconda e quest’ultima a entrare a piedi uniti nella vita dei cittadini, pretendendo di decidere del profondo mistero della vita e della morte (Cristo “ha scelto” in nome del Padre di morire sulla croce, ma poteva salvare l’umanità manifestando in altro modo, senza violenza, il suo amore per essa…ma sono altre considerazioni.), invadendo il campo della politica e del singolo cittadino che ha il diritto di scelta ultima, in quanto la sofferenza, come la felicità, è intima e individuale.
Entrambe le istituzioni, la politica e la morale (sic!) hanno un’unica strada da percorrere, lo dicevo nel post di ieri: un silenzio umile e rispettoso dell’altrui dignità e sofferenza.


L'EDITORIALE - La strada più semplice per l'esecutivo
è la più vile: quella dei provvedimenti amministrativi
La politica
gregaria
di EZIO MAURO

Fermiamoci un momento a ragionare, se possibile, sull'azione del governo nei confronti di Eluana Englaro. La ragazza è dentro una stanza a cui guarda tutta l'Italia, con i dubbi profondi e la trepidazione che questa tragedia provoca in ogni persona non accecata dall'ideologia, e con lei c'è il padre che non chiede affatto silenzio, ma anzi sollecita una discussione pubblica, accompagnata dal rispetto per quella particolare vicissitudine: come quando in ospedale si tira una tenda intorno alle ultime ore di un malato morente. In quella stanza, dopo rifiuti e ricatti, Beppino Englaro chiede allo Stato di poter porre fine ad un'esistenza vegetativa, dopo che per 17 anni si è registrata una situazione irreversibile. Lo fa in nome di una convinzione di sua figlia, di una sentenza della Corte d'Appello di Milano e della Cassazione, e soprattutto lo fa in nome dell'amore e del dolore che lui più di ogni altro prova per Eluana.

Fuori, passando definitivamente dalla testimonianza dei valori cristiani alla militanza, la Chiesa muove fedeli e obiettori, proteste contro l'"omicidio" e l'"assassinio", invocazioni ad Eluana perché si "risvegli", come se questa non fosse purtroppo una superstizione, e come se la scienza che dice il contrario fosse falsa, anzi complice, dunque colpevole.

Questo governo pagano, figlio di una cultura che ha paganizzato l'Italia, è diviso dalla religione dei sondaggi (i quali danno ragione alla scelta del padre di Eluana che vuole infine liberare il corpo di sua figlia da questo simulacro di vita) e il richiamo della Chiesa, che con quel corpo totemico vuole ribadire non solo i suoi valori eterni, ma anche il suo controllo della vita e della morte.

La strada più semplice per l'esecutivo è la più vile, quella dei provvedimenti amministrativi, cioè di un diktat camuffato. Si minacciano ispezioni alla clinica, si chiedono informazioni ufficiali, si cavilla sulla convenzione tra la Regione e la casa di cura, immiserendo la grandezza della tragedia, che impone a tutti il dovere di essere chiamata col suo nome, e di essere affrontata con la responsabilità conseguente, nel discorso pubblico dove la famiglia Englaro l'ha voluta portare: probabilmente per rendere quella morte non inutile agli altri, meno priva di significato.

Quando la pressione aumenta, nella sera di mercoledì, il governo pensa ad un decreto. Uno strumento legislativo di assoluta necessità ed urgenza, che in questo caso sarebbero determinate da un caso specifico, da una singola persona. E soprattutto, contro una sentenza della magistratura passata in giudicato. Tutto ciò si verificherebbe per la prima volta nella storia della Repubblica, con un'anomalia che configurerebbe una vera e propria rottura dell'ordinamento costituzionale. Vediamo perché.

La sentenza della Cassazione non impone la fine della vita di Eluana Englaro: stabilisce che si può procedere con "l'interruzione del trattamento di sostegno vitale artificiale realizzato mediante alimentazione di sondino nasogastrico". Questo atto di interruzione chiesto da un padre-tutore per una figlia in stato vegetativo permanente dal 1992, per la giustizia italiana non rappresenta dunque un omicidio ma l'esecuzione di un diritto previsto dall'articolo 32 della Costituzione, il diritto a rifiutare le cure.

Con questa pronuncia, la Cassazione afferma con chiarezza che l'alimentazione forzata artificiale è un "trattamento sanitario", secondo la formula della Costituzione: mentre il decreto in un unico articolo che il governo ha pensato di varare nega proprio questo principio, e dunque non consente di seguire l'articolo 32, vincolando quindi il malato a quell'alimentazione artificiale per sempre. Per aggirare la Costituzione, si cambia il nome e la natura ad un trattamento praticato nelle cliniche e negli ospedali, lo si riporta dentro l'ambito del cosiddetto "diritto naturale", fuori dalla tutela dei diritti costituzionali.

Ma in questo modo, attraverso il decreto, saremmo davanti ad un aperto conflitto tra due opposte pronunce non solo sulla medesima materia, ma sullo stesso caso: una sentenza della magistratura e un provvedimento d'urgenza del governo con vigore immediato di legge. Solo che nel nostro ordinamento il legislatore può cambiare il diritto finché una sentenza non diventa irrevocabile, cioè non più impugnabile, vale a dire passata in giudicato. Non siamo dunque soltanto davanti ad un conflitto: ma al problema dell'ultima parola in democrazia, al principio dell'intangibilità del giudicato, alla regola stessa della separazione dei poteri. Senza quel principio e questa regola, una qualunque maggioranza parlamentare a cui non piace una sentenza "definitiva" la travolge con una nuova legge, modificando il giudicato, intervenendo come supremo grado di giudizio, improprio, dopo la Cassazione.

Naturalmente il Parlamento è sovrano nel potere di legiferare su qualsiasi materia, cambiando qualsiasi legge, qualunque sia stato il giudizio in merito della magistratura. Ma questo vale per il futuro, non per i casi in corso, anzi per un singolo caso, per un solo cittadino, e proprio per vanificare una sentenza. Si tratterebbe di un decreto contro una sentenza, definitiva: e mentre la si attua. Nemmeno nell'era di Berlusconi, dove si è cambiato nome ai reati, e si è creata un'immunità speciale del Premier, si era giunti fino a questo punto, che rende il legislatore giudice di ultima istanza - quando lo ritiene - e viola l'autonomia della funzione giudiziaria.

Per queste ragioni di patente incostituzionalità è molto probabile che il capo dello Stato abbia frenato ieri sia la necessità che l'urgenza del governo, invitandolo a riflettere. La falsa rappresentazione che vuole la destra capace di parlare della vita e della morte, e gli altri, i laici, prigionieri dei diritti e del diritto, si rovescia in questo cavillare anticostituzionale del berlusconismo gregario, che riprenderà da oggi la strada della viltà amministrativa, usando qualsiasi invenzione strumentale per bloccare la volontà del padre-tutore di Eluana.

Se il decreto salta, si salva il principio dell'autonomia tra i poteri dello Stato. Resta da chiarire, purtroppo, la capacità di autonomia della politica italiana, del suo governo, del Parlamento e di questa destra davanti alle pretese della Chiesa. Che ha tutto il diritto di dispiegare la sua predicazione e di affermare i suoi valori, ma non di affermare una sorta di idea politica della religione cristiana, trasformando il cattolicesimo italiano da religione delle persone a religione civile, con forza di legge.
(6 febbraio 2009)

LA NUOVA FRONTIERA DELLA CIVILTA’

Italia, 5 febbraio 2009, il senato approva con 154 si e 135 no il disegno di legge sulla sicurezza pubblica. Tra qualche giorno potrebbe diventare legge dello Stato, se la Camera l’approverà così com’è stata congedata dal Senato. In caso contrario ritornerà entro pochi giorni al Senato per l’approvazione definitiva.
Solo pochi giorni e finalmente avremo una legge moderna, degna, nonostante la Lega, di un Paese civile e religioso, i cui politici per legiferare al meglio uniscono la loro etica intransigente alla morale cattolica: una simbiosi che darà vita a un nuovo rinascimento, messianico ed egualitario, dove gli ultimi saranno i compagni dei potenti.
Il nuovo parlamento clerical-populista, guidato da un politico cattolico e da un cardinale indirizzati dalla divina sapienza, si riunirà una volta al mese in video conferenza per prendere atto all’unanimità di quanto deliberato nella camera caritatis illuminata dallo spirito (vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare). I cittadini tre volte al giorno saranno distratti dalle loro attività e al suono di angeliche trombe si avvieranno ai sacrati di competenza, dove riceveranno la giusta e caritatevole mercede e, dopo aver ringraziato l’Altissimo, ritorneranno piamente e celermente alle abitudini del quotidiano. La sera, la tivù e le radio si accenderanno automaticamente e il canale unico nazionale, dopo l’abituale benedizione serale, urbi et urbi, trasmetterà programmi di svago e di cultura incentrati su quiz e talk show di condanna di quella società precedente che il relativismo e il pluralismo stava distruggendo…meno male che Silvio c’è e Ratzinger...pure.
È un incubo, ma io ho paura di questo governo e di questo premier, ho paura di questa maggioranza e di questa opposizione emarginata e ininfluente.
Molti commentatori attribuiranno la colpa della deriva verso la quale precipitiamo alla Lega, ma lor signori dimenticano che i 154 si comprendono i voti di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e di qualche altro partitino. Anche loro sono compartecipi e responsabili come e quanto la Lega. Anzi lo sono di più perché se volessero, potrebbero opporsi e riportare il Paese nell’alveo della Costituzione.
L’emendamento più vergognoso e irrazionale votato riguarda la denuncia dei medici degli irregolari che si rivolgono a loro per essere curati. I clandestini per paura di essere denunciati non si rivolgeranno all’istituzione sanitaria o si rivolgeranno a una struttura “clandestina” sicuramente non abilitata o rischieranno la vita. Senza dimenticare il rischio di epidemie per malattie di cui i clandestini sono possibili portatori e che da noi ormai sono debellate.
Un’altra perla riguarda le ronde padane istituzionalizzate dall’articolo 47. Con quest’articolo gli enti locali potranno avvalersi della collaborazione si associazioni tra cittadini per la sicurezza del loro territorio. Non potranno girare armate né svolgere attività di presidio…meno male che l’opposizione c’è.
Tra qualche mese, quindi, potremo vedere, per la sicurezza dei cittadini, ronde di…tutti i colori che, incrociandosi nelle vie cittadine, fraternizzeranno al grido di viva l’Italia.
Finalmente non vedremo più violenza o prostituzione, le nostre strade diventeranno sicurissime e gli stupri saranno un ricordo lontano. Grazie alla simbiosi combinata di forze locali, polizia di stato, carabinieri e ronde, potremo dormire con le porte aperte, come all’epoca della buon’anima.
Avremo anche il registro dei clochard, cioè la schedatura dei “barboni”, di quella povera gente che dorme nelle stazioni avvolta nel cartone. Meglio essere previdenti! Chissà quanti terroristi, rapinatori e stupratori si nascondono tra di loro!
Si passerà poi a schedare gli omosessuali, i divorziati, i sindacalisti non allineati, gli intellettuali impertinenti, i dimostranti o gli operai che reclamano sicurezza sul posto di lavoro.
La barbarie al governo! Benedetta barbarie al governo!
E tutti stanno zitti, intellettuali e giornalisti, politologi di fama e conduttori di talk show rinomati, religiosi e pie donne, cattolici e atei devoti, complici di un degrado culturale e morale mai visto, ma pronti a fare fronte comune in vicende dove il buon senso e la carità cristiana imporrebbero un rispettoso silenzio.
La rovina colpirà pure voi, ma quando vi sveglierete sarà troppo tardi, l’Italia, quella che lavorava e produceva, non ci sarà più, non tanto per vostra disgrazia, quanto per nostra disgrazia!

05 febbraio 2009

IL DONO DEL SILENZIO

Quanto rumore, quanta ipocrisia e quanta strumentalizzazione specie a proposito della sacralità della vita, quando la vita viene offesa giorno dopo giorno con morti violente, in guerre senza senso e in situazioni di povertà che l’Occidente ricco e religioso procura. Per non parlare della morte dovuta all’indifferenza e alle umiliazioni, morte procurata da decisioni dogmatiche, velate dall’amore ma che spesso è puro esercizio di potere del più forte sull’indifeso.
Grida assordanti si levano dalle istituzioni religiose e governative, pronte a decretare provvedimenti d’urgenza che ancor di più andrebbero a martoriare una donna che da diciassette anni in uno stato vegetativo senza ritorno.
Il silenzio, l’umile silenzio dell’amore e del rispetto della dignità di chi soffre per un affetto che se ne va!
Né i vescovi e i cardinali e tutti i loro degni orchestrali né i politici e i loro compari sono in grado di capirne il senso, sopraffatti dal rumore dell’apparire e dal possesso di una presunta verità che di fronte al persistere di simile situazione mostra tutta la sua impotenza e inattualità.
Preghino i religiosi, come hanno detto più volte, senza minacce perché Eluana si allontani da questo mondo con dignità e secondo il suo volere, preghino per una famiglia umiliata prima dalla disgrazia e poi dall’umana presunzione, spesso molto prossima al divino.
Si dedichino i politici a risolvere i problemi della quotidianità che assillano i cittadini italiani, tutti, soprattutto quelli che vivono ai margini della società, gli esclusi, senza dimenticare le numerose vittime del lavoro; decretino per risolvere le disuguaglianze e creare una società solidale e giusta.
Anch’io da questo momento farò silenzio, unendomi al silenzio di dolore e di speranza della famiglia Englaro.

04 febbraio 2009

INDAGATO IL MINISTRO FITTO

Il ministro Fitto è stato rinviato a giudizio. Il 12 maggio inizierà il processo che lo vede imputato in turbativa d’asta e interesse privato.
Il ministro sostiene di essere innocente e, pur dichiarando di essere “felice” della data certa dell’inizio del processo, annuncia “una opportuna iniziativa giudiziaria” poiché reputa di trovarsi “dinanzi al paradosso” di una vicenda costruita “su una presunta parentela …la cui inesistenza è stata verificata e ammessa in sede di udienza preliminare dallo stesso pm Nitti”.
Non spetta a me sostituirmi al pm o emettere una sentenza, come non lo può fare lo tesso “presunto” imputato perché…di parte.
Non conosco la vicenda. So soltanto che la vicenda che registra il presunto coinvolgimento del ministro, allora presidente della Regione Puglia, si riferisce alla vendita per 7 milioni di euro dei supermercati Cedis, a fronte di un valore stimato di 15,5 milioni.
Si tratta, stando alla difesa, di un “rinvio del proscioglimento.
Come al solito l’avvocato difensore, nel caso dei politici, diventa giudice.
Se il pm ha ritenuto necessario il rinvio a giudizio vuol dire che dagli interrogatori degli altri imputati è emerso qualche dubbio sui comportamenti del ministro…oppure no.
Siccome il nostro sistema giudiziario prevede la colpevolezza alla fine di tutti i gradi di giudizio e tutti sono innocenti o presunti colpevoli fino ad allora, comprendendo la premura del ministro nel vedere risolto velocemente il problema, lo stesso dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di lasciare l’incarico istituzionale che ricopre per meglio potersi difendere.
Ad ognuno il suo mestiere.

03 febbraio 2009

IL VATICANO LANCIA FRECCE

Pensavo che il Vaticano cogliesse l’occasione per stare zitto e lasciasse in pace Eluana e la famiglia che ha solo bisogno di solidarietà e di rispetto per un dolore immenso che solo può comprendere chi è padre e chi è madre. La gerarchia vaticana, capitanata da Ratzinger, chiusa nei suoi ricchi palazzi e lontana dalla quotidianità e dai problemi ad essa legati, ad un certo punto, dopo aver tanto imperversato sul dramma della famiglia Englaro, dovrebbe avere il pudore e l’umiltà del silenzio.
Come si può dare dell’assassino a un padre che è stato vicino alla figlia per 17 anni? Con quale diritto e quale carisma?
Le parole a volte sono pietre, diventano macigni quando a scagliarle è un’istituzione che nel corso dei secoli si è macchiata di delitti efferati che hanno coinvolto milioni di persone innocenti e che ha stravolto il vero insegnamento del Gesù, attraverso la mistificazione delle sue stesse parole. La stessa Chiesa che nel suo catechismo ammette ancora la pena di morte, che, circondata da un lusso sfrenato, amministra un patrimonio immenso mentre milioni di bambini di fame!
“Un momento triste per coloro che hanno a cuore la tutela della persona”, sostiene un comunicato della Sir. Quale tutela della vita, se da 17 anni Eluana vegeta grazie a strumenti tecnici. Questo stato è accanimento terapeutico oltremodo lesivo della dignità della persona, specie se nessuno ha compiuto il miracolo di farle superare almeno lo stato vegetativo. Com’è un atto imperdonabile l’accanimento con cui la Chiesa si rivolge alla famiglia e a quanti si stanno prodigando per realizzare le ultime volontà della donna. Una chiesa ormai secolarizzata, più adusa all’esercizio del potere che alla salvezza delle anime, osa dichiarare, per bocca del cardinal Barragan, che “è inconcepibile uccidere una persona in questo modo”, considerando assassini i familiari di ElUana e i medici che l’assisteranno con grande sofferenza in questi ultimi giorni.

IL RIPOSO DI ELUANA

AQuando una persona ci lascia, proviamo dolore e non compiacimento. A nessuno è permesso gioire in casi come quello di Eluana, ammantato di dolore e d’ipocrisia istituzionale, la peggiore.
La Chiesa, le Associazioni a essa legate, la politica, qualche ateo-devoto in cerca di pubblicità, opinionisti della carta e della TV spazzatura, tutti diranno quella che a noi sembra essere la loro opinione. Ma questi sepolcri imbiancati non hanno opinioni, si muovono tra l’ipocrisia e l’arroganza, pontificando quando dovrebbero stare zitti e scomparendo dal pubblico quando, per il loro ruolo, dovrebbero risolvere i problemi per cui occupano posti di responsabilità, spesso nominati invece che eletti. È il caso del ministro Sacconi con le sue improprie circolari dense di minacce che intervengono su quanto, in uno stato di diritto e in mancanza di un’apposita legge, spetta a un ordine diverso dal suo che, se non lo sapesse è solo esecutivo in quanto ministro o legislativo in quanto parlamentare nominato, sicuramente non giudiziario.
Il signor Gulisano, presidente del CAV di Lecco, manifestanti, sicuramente in buona fede, e politici locali hanno cercato di fermare l’ambulanza. “Un’iniziativa assolutamente spontanea”, tanto spontanea che sono stati esposti degli striscioni contro un diritto espresso dalla stessa Eluana che chiamano eutanasia, e “per dare una testimonianza di solidarietà” (se così fosse lascerebbero in pace Eluana e la famiglia, provvisti di quella carità cristiana che manca all’arcivescovo di Udine che continua a definire eutanasia un’espressione di volontà, com’è tata ampiamente dimostrato dalla lunga vicenda processuale).
Se il CAV e il monsignore indirizzassero i loro sforzi a lenire la sofferenza come l’insegnamento cristiano comanda, avrebbero più meriti nei confronti dell’Altissimo!
Anche l’OmceoMi (Ordine dei medici chirurgi e odontoiatri di Milano) prende posizione dichiarando, a proposito della sentenza del Tar di Milano, che la via giudiziaria rappresenta “una via sbagliata per risolvere un caso che attiene al sentire più profondo dell’animo umano”.
Se la via giudiziaria non è quella giusta, sarebbe opportuno e lodevole suggerire un’altra via più consona, come sarebbe sapere a quale animo umano si riferisce la “nota”. Se a quello di Eluana, a quello dei familiari, a quello dei politici, a quello della Chiesa a…potremmo ancora continuare. Quando si esprimono posizioni contro, occorre motivarle e indicare le proprie.
L’OmceoMi ha paura che nasca un “medico per sentenza: l’acritico esecutore di volontà sanitarie altrui”. Siamo al relativismo, lo stesso, ribaltando i riferimenti, di Benedetto XVI.
Chi detiene, in uno stato democratico e laico, fondato sulla costituzione, il diritto di decidere ciò che è giusto e ciò che giusto non è? Non certamente la coscienza individuale se tutti noi, cittadini italiani, accettiamo la Costituzione come la legge fondamentale dello Stato che è anche Stato etico.
I medici ospedalieri, dipendenti dello Stato, da cui percepiscono uno stipendio, possono nel loro intimo dichiararsi obiettori di coscienza, ma nella realtà di ogni giorno non possono essere guidati dal loro credo religioso. Devono garantire che le leggi dello Stato, anche rivolte a una minoranza di cittadini, siano rese esecutive. Paradossalmente, il diritto di obiezione, un compromesso tutto italiano, potrebbe fermare tanti interventi ospedalieri, in quanto nessuno di essi è privo di rischi.
Ma questo è un altro discorso che andrebbe affrontato con serietà, tanta umiltà e rispetto per chi soffre.

24 gennaio 2009

Noi vittime dei preti pedofili

di Paolo Tessadri
Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì


Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell'inserimento al lavoro. L'Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.

Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: "Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi". Un'accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell'Istituto, e che ora scrivono: "Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza".

Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent'anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell'Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a 'L'espresso' le testimonianze - scritte e filmate - della loro esperienza.
Documenti sconvolgenti, che potrebbero aprire uno squarcio su uno dei più gravi casi di pedofilia in Italia: gli episodi riguardano 25 religiosi, le vittime potrebbero essere almeno un centinaio.

La denuncia
Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell'udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell'orrore. Dopo l'esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell'Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell'Istituto. Una delle ultime lettere l'hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: "I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell'Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).

I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all'Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna". E ancora: "Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza". Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.

Le storie
I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivonomezzo secolo di sevizie, perfino sotto l'altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.
Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a 'L'espresso' generalità complete: "Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia". Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il 'bello' della sua classe. E solo ora tira fuori l'incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: "Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli.". Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell'ecclesiastico.
"Era il 1959, avevo 11 anni. Mi ha sodomizzato e preteso altri giochi sessuali. È stata un'esperienza terribile che mi ha procurato da adulto gravi problemi psicologici".

Il dramma
Un altro ex allievo, Guido, dichiara di essere stato molestato da un prete: "Avveniva nella sua stanza all'ultimo piano. E mi costringeva a fare queste cose anche a Villa Cervi durante le colonie estive e al campeggio sul lago di Garda". Carlo è rimasto all'istituto dai 7 ai 18 anni, e chiama in causa un altro sacerdote: "Mi costringeva spesso con punizioni (in ginocchio per ore in un angolo) e percosse (violenti schiaffi e bastonature) ad avere rapporti con lui". Altre volte si sarebbe trattato di bacchettate sulle mani, mentre di notte "nello stanzone dove dormivo con altri sordi spesso mi svegliava per portarmi nei bagni dove mi sodomizzava o si faceva masturbare. Non ho mai dimenticato".
Sono racconti simili. Tragedie vissute da bambini di famiglie povere, colpiti dalla sordità e poi finiti tra le mura dell'istituto; drammi tenuti dentro per decenni. Ricostruisce Ermanno: "La violenza è avvenuta nei bagni e nelle stanze dell'Istituto Provolo e anche nella chiesa adiacente". "Se rifiutavo minacciava di darmi un brutto voto in condotta, questi fatti mi tornano sempre in mente", scrive un altro. Giuseppe qualche volta a Verona incontra il suo violentatore, "ancora oggi quando lo vedo provo molto disagio. Non sono mai riuscito a dimenticare". Stando alle denunce, le vittime erano soprattutto ragazzini. Ma ci sono anche episodi testimoniati da bambine. Lina ora ha cinquant'anni, è rimasta "all'istituto per sordomuti dai sei ai 17 anni. A tredici anni nella chiesa, durante la confessione faccia a faccia (senza grata), il sacerdote mi ha toccata il seno più volte. Ricordo bene il suo nome. Io mi sono spaventata moltissimo e da allora non mi sono più confessata". Giovanna scrive che un altro prete "ha tirato fuori il membro e voleva che lo toccassi". E per molte ragazzine i fatti avvenivano nella chiesa dell'istituto, sotto l'altare. A qualcuna, però, è andata molto peggio.

Gli esposti
Oggi l'Istituto Antonio Provolo ha cambiato completamente struttura e missione. Le iniziative per il sostegno ai sordomuti sono state ridimensionate e vengono finanziate anche dalla Regione Veneto. Adesso l'attività principale è il Centro educativo e di formazione professionale, gestito interamente da laici, che offre corsi d'avanguardia per giovani ed è specializzato nella riqualificazione di disoccupati. Al vertice di tutto ci sono sempre i religiosi della Congregazione della Compagnia di Maria per l'educazione dei sordomuti, che dipendono direttamente dalla Santa Sede. Alla Congregazione si sono rivolti gli ex allievi chiedendo l'allontanamento dei sacerdoti chiamati in causa.Secondo la loro associazione, "c'è già stata più di un'ammissione di colpa". La più importante risale al 2006, quando don Danilo Corradi, superiore generale dell'Istituto Provolo, avrebbe incontrato più di 50 ex allievi. Secondo l'Associazione, il superiore a nome dell'Istituto avrebbe chiesto 12 volte scusa per gli abusi commessi dagli altri religiosi. I testimoni ricostruiscono una riunione dai toni drammatici: don Corradi che stringe il capo fra le mani, suda, chiede perdono, s'inginocchia. Ma i sordomuti avrebbero preteso l'allontanamento dei sacerdoti coinvolti, senza ottenerlo. A 'L'espresso' don Danilo Corradi fornisce una versione diversa: "Ho sentito qualcosa, ma io sono arrivato nel 2003 e di quello che è successo prima non so. Non rispondo alle accuse, non so chi le faccia: risponderemo dopo aver letto l'articolo".

La Curia
Da quasi due anni gli ex allievi si sono appellati anche alla Curia di Verona, informandola nel corso di più incontri. Il presidente della Associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Bernardina, ne elenca tre: a uno hanno preso parte 52 persone. E scrive al vescovo: "Nonostante i nostri incontri in Curia durante i quali abbiamo fatto presente anche e soprattutto gli atti di pedofilia e gli abusi sessuali subiti dai sordomuti durante la permanenza all'istituto, a oggi non ci è stata data alcuna risposta". L'ultima lettera è dell'8 dicembre 2008. Pochi mesi prima, a settembre, avevano fatto l'ennesimo tentativo, inviando una raccomandata al vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Senza risposta, "nonostante le sue rassicurazioni e promesse di intervento". Questa missiva è stata firmata da tre associazioni di sordi: Associazione Sordi Antonio Provolo, Associazione non udenti Provolo, Associazione sordi Basso Veronese-Legnago.
Il vescovo, interpellato da 'L'espresso', replica con una nota scritta: "Il Provolo è una congregazione religiosa. In quanto tale è di diritto pontificio e perciò sotto la giurisdizione del Dicastero dei religiosi. La diocesi di Verona, sul cui territorio è sorta la Congregazione, apprezza l'opera di carattere sociale da essa svolta in favore dei sordomuti". Poi monsignor Giuseppe Zenti entra nel merito: "Per quanto attiene l'accusa di eventuale pedofilia, rivolta a preti e fratelli laici, che risalirebbe ad alcune decine di anni fa, la diocesi di Verona è del tutto all'oscuro. A me fecero cenno del problema alcuni di una Associazione legata al Provolo, ma come ricatto rispetto a due richieste di carattere economico, nell'eventualità che non fossero esaudite. Tuttavia a me non rivolsero alcuna accusa circostanziata riferita a persone concrete, ma unicamente accuse di carattere generico. Non ho altro da aggiungere se non l'impegno a seguire in tutto e per tutto le indicazioni contenute nel codice di diritto canonico e nelle successive prese di posizione della Santa Sede. Nella speranza che presto sia raggiunto l'obiettivo di conoscere la verità dei fatti".

L'Associazione sordi Antonio Provolo risponde al vescovo negando qualunque ricatto o interesse economico: "Gli abbiamo soltanto fatto presente i problemi, noi vogliamo che quei sacerdoti vengano allontanati perché quello che hanno fatto a noi non accada ad altri".
(22 gennaio 2009)
Tratto da “L’Espresso” n° 4 del 29 gennaio 2009

CI RISIAMO
Etica, moralità, aborto, embrioni, diritto alla vita, celibato ecclesiastico, unioni di fatto sono le molteplici intromissioni nella vita pubblica …ma sulla pedofilia il Vaticano si limita ai proclami. La pedofilia è un vizio secolare che investe molti ecclesiastici e che la Chiesa non ha mai risolto, che ha quasi nascosto. La pedofilia, specie in un ambiente in odore di santità deve essere sradicata dalle radice con processi pubblici, senza trasferimenti ad altra parrocchia o diocesi che sembrano una licenza a continuare, una delle pene spesso adottate dal Vaticano, ma con punizioni esemplari come l’espulsione dall’ordine religioso.
La pedofilia è un abuso sessuale verso minori innocenti e indifesi, un reato indefinibile nella sua gravità, i cui traumi non vengono più sanati…una ignominia, un crimine contro l’umanità.
Ciò sarebbe meritorio e apprezzato sia dai credenti che dai tanti laici.
Perché la Chiesa non usa nei confronti dei “suoi” pedofili lo stesso atteggiamento di condanna e di repulsione che usa verso i gay? È un mistero, tra i tanti che si aggirano nei palazzi del potere vaticano.
Io non so se i fatti descritti nell’articolo rispondono a verità, ma, nonostante la prescrizione per il tempo trascorso, non solo la Chiesa, ma anche la Magistratura deve avviare un’inchiesta in quanto le vittime dell’abuso sono cittadini italiani