La "colpa" più grave del nostro sistema democratico è che "non c'è colpa", cioè non c'è responsabilità e, quindi, non si trovano (non di vogliono trovare) i responsabili di quqalsivoglia misfatto (reato) perpetrato dalle pubbliche amministrazioni che, in tal modo, usano, anzi sperperano il pubblico denaro in opere spesso inutili o in operazioni finanziarie irresponsabili.
Io non credo nella ingenuità o nella buona fede di coloro che hanno sottoscritto i derivati (per esempio, Albertini è un imprenditore e come tale uso a sottoscrivere prodotti bancari),credo nel dolo e nella loro diretta responsabilità, poiché, pur avendone avuto la possibilità non hanno usato le consulenze, di cui spesso abusano.
Hanno procurato un danno, non a una istituzione astratta ma concreta qual è il Comune che hanno amministrato su delega dei cittadini.
Devono subire un legittimo procedimento penale e pagare direttamente, anche perché, se è vero che la legge non ammette ignoranza per il semplice e spesso sprovveduto cittadino, a maggior raggione questo assioma dovrebbe valere per gli amministratori che dal cittadino sono delegati ad amministrare dei beni che non sono di loro proprietà. La questione non può, anzi non deve, esaurirsi con la non elezione ma con l'azione giudiziaria obbligatoria per colpèa grave.
In Italia, si sa, tranne i poveri "cristi", nessuno paga. Le responsabilità nella pubblica amministrazione non possono essere verificate solo dal cittadino al momento del voto (a livello nazionale nemmeno questo possono fare, poiché i partiti hanno abolito il voto di preferenza), ma anche e soprattutto dalla "giustizia".
La casta, a tutti i livelli di responsabilità, deve rispondere del suo operato e la mancata conoscenza delle leggi o delle conseguenze di un'azione come la sottoscriziomne dei "derivati" non giustiifica il loro operato, perché non hanno usato gli strumenti necessari, le consulenze, per verificarne la bontà.
23 gennaio 2009
22 gennaio 2009
UN MILIONE DI EURO A CARICO DEI CITTADINI
Siamo alle solite!
La casta imperversa e, senza arrossire, continua a fare esclusivamente i propri interessi in barba alle sentenze sia del Consiglio di Stato sia della Corte di Giustizia Europea.
Mi riferisco al caso Europa 7 – Rete 4 che, dopo varie sentenze, è approdata alla sentenza definitiva.
Il Consiglio di Stato ha condannato lo Stato italiano a versare un risarcimento di un milione di euro a Europa 7, in quanto la stessa, pur avendo vinto nel 1999 una gara per l’assegnazione di una concessione nazionale, non ha mai ottenuto la frequenza per un motivo semplice e contro ogni regola di mercato: sulle frequenze assegnatele ha sempre trasmesso e continua a trasmettere, impunita, Rete 4 di Mediaset e ciò indipendentemente dal governo, dal ministro della giustizia e delle comunicazioni in carica.
La vicenda, come accennato sopra, risale al luglio 1999: Europa 7 risultò vincitrice di una concessione per l’assegnazione di una frequenza televisiva nazionale, mentre Rete 4 perse la concessione.
Il governo D’Alema non le assegnò le frequenze perché iniziasse legittimamente l’attività (perché? Forse per la stessa ragione per cui non si preoccupò di risolvere con una legge il conflitto d’interesse? E allora, cosa dovrebbe pensare il cittadino?), mentre da allora Rete quattrom, in barba a qualsiasi sentenza, continua a trasmettere.
Non si preoccupino gli onorevoli della casta perché, anche questa volta, a pagare saranno, pro-quota, i cittadini italiani, come è successo di recente per l’Alitalia, come è successo col caso Meocci che, nonostante l’evidente incompatibilità, venne nominato Direttore Generale della Rai procurando alla stessa una multa di ben 14,3 milioni di euro che, naturalmente hanno pagato i cittadini con l’aumento del canone.
Il cittadino servo, il cittadino di serie C, quello che paga regolarmente le tasse, non protesta, tanto non ne ha più la forza, pagherà anche questa volta. Emilio Fede e Berlusconi si stringeranno la mano e gli italiani saranno sempre più…coglioni (una definizione illuminata e illuminante, signor Berlusconi! Devo convenire che ha ragione!).
- L’opposizione farà fuoco e fiamme, occuperà il parlamento, organizzerà manifestazioni….
- Campa cavallo che l’erba cresce!
La casta imperversa e, senza arrossire, continua a fare esclusivamente i propri interessi in barba alle sentenze sia del Consiglio di Stato sia della Corte di Giustizia Europea.
Mi riferisco al caso Europa 7 – Rete 4 che, dopo varie sentenze, è approdata alla sentenza definitiva.
Il Consiglio di Stato ha condannato lo Stato italiano a versare un risarcimento di un milione di euro a Europa 7, in quanto la stessa, pur avendo vinto nel 1999 una gara per l’assegnazione di una concessione nazionale, non ha mai ottenuto la frequenza per un motivo semplice e contro ogni regola di mercato: sulle frequenze assegnatele ha sempre trasmesso e continua a trasmettere, impunita, Rete 4 di Mediaset e ciò indipendentemente dal governo, dal ministro della giustizia e delle comunicazioni in carica.
La vicenda, come accennato sopra, risale al luglio 1999: Europa 7 risultò vincitrice di una concessione per l’assegnazione di una frequenza televisiva nazionale, mentre Rete 4 perse la concessione.
Il governo D’Alema non le assegnò le frequenze perché iniziasse legittimamente l’attività (perché? Forse per la stessa ragione per cui non si preoccupò di risolvere con una legge il conflitto d’interesse? E allora, cosa dovrebbe pensare il cittadino?), mentre da allora Rete quattrom, in barba a qualsiasi sentenza, continua a trasmettere.
Non si preoccupino gli onorevoli della casta perché, anche questa volta, a pagare saranno, pro-quota, i cittadini italiani, come è successo di recente per l’Alitalia, come è successo col caso Meocci che, nonostante l’evidente incompatibilità, venne nominato Direttore Generale della Rai procurando alla stessa una multa di ben 14,3 milioni di euro che, naturalmente hanno pagato i cittadini con l’aumento del canone.
Il cittadino servo, il cittadino di serie C, quello che paga regolarmente le tasse, non protesta, tanto non ne ha più la forza, pagherà anche questa volta. Emilio Fede e Berlusconi si stringeranno la mano e gli italiani saranno sempre più…coglioni (una definizione illuminata e illuminante, signor Berlusconi! Devo convenire che ha ragione!).
- L’opposizione farà fuoco e fiamme, occuperà il parlamento, organizzerà manifestazioni….
- Campa cavallo che l’erba cresce!
19 gennaio 2009
VOTI DI FIDUCIA A GRAPPOLI
I voti di fiducia, escludendo quello dovuto del 15 maggio 2008 (si votava la fiducia al nuovo governo), chiesti dal IV governo Berlusconi a oggi, a otto mesi esatti della sua operatività, sono ben dieci, uno ogni 24 giorni. Di questo passo, alla fine della legislatura potrebbero essere almeno sessanta. Un bel record! È a un passo dal record, ritenuto inarrivabile, di Prodi.
Certo, il governo Prodi, nei suoi 618 giorni di vita, ha chiesto un voto di fiducia ogni 22 giorni, per un totale di 28, ultimo quello del 24 gennaio 2008, battendo ogni record.
Le condizioni in cui ha operato il governo Prodi sono state del tutto differenti dalle attuali. La composizione della maggioranza a più voci, lo scarto di un solo voto al senato, ponevano il governo nello stato di necessità costante su ogni provvedimento legislativo. Ogni voto di fiducia era considerato l’ultima spiaggia.
Le condizioni in cui opera l’attuale governo Berlusconi sono del tutto diverse. Può, infatti, contare su una grandissima maggioranza sia alla Camera che al Senato. Nessun rischio!
Perché, quindi, il ricorso continuo al voto di fiducia? Nessuna giustificazione addotta è vera!
La spiegazione potrebbe essere la paura di mostrare le contraddizioni interne alla maggioranza, che ci sono, e di blindarla: nessuna divisione deve apparire. I cittadini-utenti devono certificare una maggioranza compatti e determinata. Dietro il sipario il teatrino continua!
Indipendentemente dall’importanza del provvedimento, il voto di fiducia, fermo la sua straordinarietà, non ha giustificazione e rappresenta un’umiliazione del Parlamento e della democrazia. All’opposizione, e non solo, non è permesso di discutere il provvedimento e di apportare, se necessario, e spesso lo è, modifiche.
Non la pensa così il ministro Elio Vito che motiva il voto di fiducia come un “omaggio alla centralità del Parlamento” e “in onore del lavoro della commissione”. Sicuramente un delirio, tanto che persino l’on. Fini, presidente della Camera, ha ritenuto opportuno usare parole piuttosto dure: “è la prima volta che sento dire che viene posta la questione di fiducia in omaggio alla centralità del Parlamento. Il rispetto della sua centralità e della sua funzione nel procedimento legislativo non si limita all’omaggio del lavoro fatto in commissione impedendo ai deputati di pronunciarsi in aula su un testo”.
Sappiamo tutti a quale schieramento politico appartiene Fini e questo rende particolarmente grave la dichiarazione che evidenzia l’uso improprio del voto di fiducia, che nessuna persona di buon senso e profondamente rispettoso delle prerogative del Parlamento può ignorare.
Ecco il quadro (Fonte: ANSA) dei voti di fiducia di questa legislatura, con i relativi risultati.
Camera 25/6/2008 decreto fiscale 326 sì, 260 no, 3 astenuti
Camera 15/7/2008 decreto sicurezza 322 sì, 267 no, 8 astenuti
Camera 21/7/2008 decreto manovra 323 sì, 253 no
Senato 1/8/2008 decreto manovra 170 sì, 129 no, 3 astenuti
Camera 5/8/2008 decreto manovra 312 sì, 239 no
Camera 7/10/2008 decreto scuola 321 sì, 255 no, 2 astenuti
Camera 22/10/2008 decreto Alitalia 309 sì, 250 no, 2 astenuti
Camera 2/12/2008 decreto sanità 307 sì, 241 no
Camera 7/1/2009 decreto università 302 sì, 228 no, 2 astenuti
Camera 14/1/2009 decreto anticrisi 327 sì, 252 no, 2 astenuti.
Certo, il governo Prodi, nei suoi 618 giorni di vita, ha chiesto un voto di fiducia ogni 22 giorni, per un totale di 28, ultimo quello del 24 gennaio 2008, battendo ogni record.
Le condizioni in cui ha operato il governo Prodi sono state del tutto differenti dalle attuali. La composizione della maggioranza a più voci, lo scarto di un solo voto al senato, ponevano il governo nello stato di necessità costante su ogni provvedimento legislativo. Ogni voto di fiducia era considerato l’ultima spiaggia.
Le condizioni in cui opera l’attuale governo Berlusconi sono del tutto diverse. Può, infatti, contare su una grandissima maggioranza sia alla Camera che al Senato. Nessun rischio!
Perché, quindi, il ricorso continuo al voto di fiducia? Nessuna giustificazione addotta è vera!
La spiegazione potrebbe essere la paura di mostrare le contraddizioni interne alla maggioranza, che ci sono, e di blindarla: nessuna divisione deve apparire. I cittadini-utenti devono certificare una maggioranza compatti e determinata. Dietro il sipario il teatrino continua!
Indipendentemente dall’importanza del provvedimento, il voto di fiducia, fermo la sua straordinarietà, non ha giustificazione e rappresenta un’umiliazione del Parlamento e della democrazia. All’opposizione, e non solo, non è permesso di discutere il provvedimento e di apportare, se necessario, e spesso lo è, modifiche.
Non la pensa così il ministro Elio Vito che motiva il voto di fiducia come un “omaggio alla centralità del Parlamento” e “in onore del lavoro della commissione”. Sicuramente un delirio, tanto che persino l’on. Fini, presidente della Camera, ha ritenuto opportuno usare parole piuttosto dure: “è la prima volta che sento dire che viene posta la questione di fiducia in omaggio alla centralità del Parlamento. Il rispetto della sua centralità e della sua funzione nel procedimento legislativo non si limita all’omaggio del lavoro fatto in commissione impedendo ai deputati di pronunciarsi in aula su un testo”.
Sappiamo tutti a quale schieramento politico appartiene Fini e questo rende particolarmente grave la dichiarazione che evidenzia l’uso improprio del voto di fiducia, che nessuna persona di buon senso e profondamente rispettoso delle prerogative del Parlamento può ignorare.
Ecco il quadro (Fonte: ANSA) dei voti di fiducia di questa legislatura, con i relativi risultati.
Camera 25/6/2008 decreto fiscale 326 sì, 260 no, 3 astenuti
Camera 15/7/2008 decreto sicurezza 322 sì, 267 no, 8 astenuti
Camera 21/7/2008 decreto manovra 323 sì, 253 no
Senato 1/8/2008 decreto manovra 170 sì, 129 no, 3 astenuti
Camera 5/8/2008 decreto manovra 312 sì, 239 no
Camera 7/10/2008 decreto scuola 321 sì, 255 no, 2 astenuti
Camera 22/10/2008 decreto Alitalia 309 sì, 250 no, 2 astenuti
Camera 2/12/2008 decreto sanità 307 sì, 241 no
Camera 7/1/2009 decreto università 302 sì, 228 no, 2 astenuti
Camera 14/1/2009 decreto anticrisi 327 sì, 252 no, 2 astenuti.
18 gennaio 2009
15 gennaio 2009
TASSA SUGLI IMMIGRATI
È un balletto. Il governo, la smentita di Berlusconi (1), la prova di forza di Maroni, l’intervento del Vaticano, “il dire e il non dire” dell’opposizione, la latitanza di Berlusconi (2): la confusione regna sovrana. Il governo naviga a vista e le contraddizioni via via emergono e sempre più gravi, mentre l’opposizione è latitante, proprio quando dovrebbe operare per farle emergere. Ma l’onorevole Veltroni non riesce a controllare il suo partito figuriamoci se riesce a far risaltare le gravi carenze del governo degli annunci eclatanti, i cui unici interventi di una certa entità sono stati quelli che hanno causato l’aumento del debito pubblico e delle tasse, vedi la svendita di Alitalia i cui debiti saranno pagati dai cittadini.
È assurdo solo poter pensare di chiedere una tassa a chi rinnova il permesso di soggiorno, un balzello simile al pontiatico e affini di medioevale memoria. Ecco, noi italiani pian piano stiamo ritornando al medioevo, al feudalesimo, quando ogni signorotto era padrone assoluto della stessa esistenza di quelli che chiamava “sudditi”.
La Lega la il paladino della proposta e Berlusconi, il pilatesco complice assieme ai partiti di governo.
La protesta più accesa proviene da monsignor Gnesotto a nome dell’Associazione Migrantes, che definisce “inaccettabile” una simile misura: “Una tassa che è meglio definire balzello verso una categoria già poco tutelata”.
La replica del governo, dura e immediata, è di Maroni che si dice “meravigliato dalla reazione”, aggiungendo che “queste parole non ci toccano minimamente”.
Novello Paperone, già conta i soldi: “Ipotizzando un milione di permessi all’anno tra nuovi e rinnovi e una quota di € 100 a permesso avremo 100 milioni” che cinicamente verranno utilizzati “per finanziare i rimpatri dei clandestini”. Eccezionale…eccezionale veramente.
Invece di favorire l’integrazione degli immigrati, si continua ad ampliare il solco tra loro e “gli italiani”, invece di alleviare le loro sofferenze ed essere riconoscenti per chi svolge tutti quei lavori che gli italiani non fanno più, perché non li vogliono fare, senza dimenticare le tasse che pagano, approfittiamo delo loro statoo di bisogno per spolparli. “Non le mani del tutto nelle tasche degli italiani ma tutte nelle tasche degli immigrati”: è il nuovo slogan di un governo di apprendisti stregoni, lontani anni luce dai l dolore edal bisogno delle “genti”.
Maroni è un ipocrita, e lo sa, poiché sa benissimo che molte aziende della padania on possono fare a meno del loro lavoro e neppure noi.
In quest’ottica razzista e indegna va la proposta, sempre della Lega, dell’obbligo dei medici di denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono a loro per curarsi o per fare nascere i figli.
Non c’è più Dio! O non c’è mai stato!
Questa l’Italia che la sinistra ha regalato alla destra Berlusconiana. Sono colpe che il popolo italiano non dimenticherà facilmente! Pagheremo per la loro dabbenaggine un prezzo abbastanza elevato considerato quanto ancora ci aspetta.
È assurdo solo poter pensare di chiedere una tassa a chi rinnova il permesso di soggiorno, un balzello simile al pontiatico e affini di medioevale memoria. Ecco, noi italiani pian piano stiamo ritornando al medioevo, al feudalesimo, quando ogni signorotto era padrone assoluto della stessa esistenza di quelli che chiamava “sudditi”.
La Lega la il paladino della proposta e Berlusconi, il pilatesco complice assieme ai partiti di governo.
La protesta più accesa proviene da monsignor Gnesotto a nome dell’Associazione Migrantes, che definisce “inaccettabile” una simile misura: “Una tassa che è meglio definire balzello verso una categoria già poco tutelata”.
La replica del governo, dura e immediata, è di Maroni che si dice “meravigliato dalla reazione”, aggiungendo che “queste parole non ci toccano minimamente”.
Novello Paperone, già conta i soldi: “Ipotizzando un milione di permessi all’anno tra nuovi e rinnovi e una quota di € 100 a permesso avremo 100 milioni” che cinicamente verranno utilizzati “per finanziare i rimpatri dei clandestini”. Eccezionale…eccezionale veramente.
Invece di favorire l’integrazione degli immigrati, si continua ad ampliare il solco tra loro e “gli italiani”, invece di alleviare le loro sofferenze ed essere riconoscenti per chi svolge tutti quei lavori che gli italiani non fanno più, perché non li vogliono fare, senza dimenticare le tasse che pagano, approfittiamo delo loro statoo di bisogno per spolparli. “Non le mani del tutto nelle tasche degli italiani ma tutte nelle tasche degli immigrati”: è il nuovo slogan di un governo di apprendisti stregoni, lontani anni luce dai l dolore edal bisogno delle “genti”.
Maroni è un ipocrita, e lo sa, poiché sa benissimo che molte aziende della padania on possono fare a meno del loro lavoro e neppure noi.
In quest’ottica razzista e indegna va la proposta, sempre della Lega, dell’obbligo dei medici di denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono a loro per curarsi o per fare nascere i figli.
Non c’è più Dio! O non c’è mai stato!
Questa l’Italia che la sinistra ha regalato alla destra Berlusconiana. Sono colpe che il popolo italiano non dimenticherà facilmente! Pagheremo per la loro dabbenaggine un prezzo abbastanza elevato considerato quanto ancora ci aspetta.
14 gennaio 2009
PERCHE’ NON HO SCRITTO
Da diversi giorni non scrivo o perché demotivato o perché incazzato. Non so.
Tutte e due le cose, credo. Sono stato pervaso da uno stato d’impotenza verso ciò che accade attorno a noi, nel nostro Paese e ne mondo, soprattutto a Gaza.
Un’amara considerazione, condivisa, purtroppo, con altri mi preme fare: siamo circondati da un’eccessiva ipocrisia che riguarda tutti i settori della società, dalla politica alla religione, dall’informazione all’economia, dove vince il diritto alla sopraffazione. Ho scritto proprio “diritto” perché è un’azione subdola e invasiva, esercitata da una classe dirigente e da istituzioni etiche che, è il caso di dirlo, vendono l’anima al diavolo per vantaggi mediocri e in assoluto inconsistenti, che producono, comunque, un danno molto elevato ai cittadini.
Siamo circondati dalla mediocrità nel suo valore assoluto, travestita da becera sicumera del “tutto so” e del “tutto faccio” disinteressato e da un messianismo invadente che su tutto pretende di pontificare. Nell’un caso e nell’altro i risultati, inversamente proporzionali al travestimento, sono insufficienti.
Esaminiamo alcuni fatti eclatanti di questi ultimi giorni.
LA GUERRA DI GAZA
Io preferisco chiamarla diversamente, una carneficina programmata, uno sterminio di massa, un crimine contro l’Umanità, perpetrato nei confronti di un popolo derubato della patria, a vantaggio del popolo “prediletto”.
Tutti sanno come andrà a finire, non ci vuole la sfera di cristallo, e tutti sanno quando Israele finirà di lanciare missili al fosforo bianco e all’uranio impoverito, per penetrare più a fondo sul terreno. Tutti sanno che la striscia di Gaza è un campo di concentramento dal quale nessuno esce e nel quale niente entra senza il beneplacito di Israele.
Tutti conoscono i danni che continuano a produrre i missili israeliani eppure i media fanno vedere qualche buco dei razzi palestinesi.
Tutti sanno dei numerosi bambini uccisi dalle bombe a Gaza, eppure i media fanno vedere alcuni bambini israeliani spaventati (i bambini, tutti i bambini palestinesi e israeliani, devono essere accuditi e amati, altro è barbarie).
Tutti sanno che Israele con la scusa della sua sopravvivenza minacciata (mi chiedo da chi e con quali armi!) Israele può tutto, anche aver colonizzato territori palestinesi (vedere la prima delle tante risoluzioni dell’ONU) o decidere quali lasciare o quali occupare.
Tutti sanno che i “miliziani” possono essere considerati combattenti per l’indipendenza, ma li considerano terroristi.
Tutti sanno che i terroristi di solito vengono isolati dalla popolazione, ma in questo caso dimenticano che Hamas ha vinto le elezioni e che non è possibile considerare i palestinesi un popolo di terroristi (donne, uomini e bambini).
La coscienza dei grandi della terra si trova in Egitto, dove discutono come fermare il fuoco. Alla fine, quando Israele otterrà, come ha più volte detto, gli obiettivi fissati, ognuno di loro, gonfiando il petto, si vanterà di aver ottenuto il cessate il fuoco e di pensare alla pace.
Nel frattempo a Gaza, i palestinesi uccisi sono 975 e i feriti 4500.
Dopo tutto, in Italia l’intellighenzia politica e culturale di è riunita al “Piccolo Teatro “ di Milano per solidarizzare con Israele, minacciato nell’esistenza, ribadendo il solito stanco motto: “non può esserci pace in Medio Oriente senza sicurezza per Israele” .
Tutte e due le cose, credo. Sono stato pervaso da uno stato d’impotenza verso ciò che accade attorno a noi, nel nostro Paese e ne mondo, soprattutto a Gaza.
Un’amara considerazione, condivisa, purtroppo, con altri mi preme fare: siamo circondati da un’eccessiva ipocrisia che riguarda tutti i settori della società, dalla politica alla religione, dall’informazione all’economia, dove vince il diritto alla sopraffazione. Ho scritto proprio “diritto” perché è un’azione subdola e invasiva, esercitata da una classe dirigente e da istituzioni etiche che, è il caso di dirlo, vendono l’anima al diavolo per vantaggi mediocri e in assoluto inconsistenti, che producono, comunque, un danno molto elevato ai cittadini.
Siamo circondati dalla mediocrità nel suo valore assoluto, travestita da becera sicumera del “tutto so” e del “tutto faccio” disinteressato e da un messianismo invadente che su tutto pretende di pontificare. Nell’un caso e nell’altro i risultati, inversamente proporzionali al travestimento, sono insufficienti.
Esaminiamo alcuni fatti eclatanti di questi ultimi giorni.
LA GUERRA DI GAZA
Io preferisco chiamarla diversamente, una carneficina programmata, uno sterminio di massa, un crimine contro l’Umanità, perpetrato nei confronti di un popolo derubato della patria, a vantaggio del popolo “prediletto”.
Tutti sanno come andrà a finire, non ci vuole la sfera di cristallo, e tutti sanno quando Israele finirà di lanciare missili al fosforo bianco e all’uranio impoverito, per penetrare più a fondo sul terreno. Tutti sanno che la striscia di Gaza è un campo di concentramento dal quale nessuno esce e nel quale niente entra senza il beneplacito di Israele.
Tutti conoscono i danni che continuano a produrre i missili israeliani eppure i media fanno vedere qualche buco dei razzi palestinesi.
Tutti sanno dei numerosi bambini uccisi dalle bombe a Gaza, eppure i media fanno vedere alcuni bambini israeliani spaventati (i bambini, tutti i bambini palestinesi e israeliani, devono essere accuditi e amati, altro è barbarie).
Tutti sanno che Israele con la scusa della sua sopravvivenza minacciata (mi chiedo da chi e con quali armi!) Israele può tutto, anche aver colonizzato territori palestinesi (vedere la prima delle tante risoluzioni dell’ONU) o decidere quali lasciare o quali occupare.
Tutti sanno che i “miliziani” possono essere considerati combattenti per l’indipendenza, ma li considerano terroristi.
Tutti sanno che i terroristi di solito vengono isolati dalla popolazione, ma in questo caso dimenticano che Hamas ha vinto le elezioni e che non è possibile considerare i palestinesi un popolo di terroristi (donne, uomini e bambini).
La coscienza dei grandi della terra si trova in Egitto, dove discutono come fermare il fuoco. Alla fine, quando Israele otterrà, come ha più volte detto, gli obiettivi fissati, ognuno di loro, gonfiando il petto, si vanterà di aver ottenuto il cessate il fuoco e di pensare alla pace.
Nel frattempo a Gaza, i palestinesi uccisi sono 975 e i feriti 4500.
Dopo tutto, in Italia l’intellighenzia politica e culturale di è riunita al “Piccolo Teatro “ di Milano per solidarizzare con Israele, minacciato nell’esistenza, ribadendo il solito stanco motto: “non può esserci pace in Medio Oriente senza sicurezza per Israele” .
Ore 12 - I "signorsì" Brunetta-Sacconi: da Craxi a Berlusconi
pubblicato da Massimo Falcioni – orientamento politico: categorie: Il punto politico
Gli “ex” sono i più “incarogniti”. Non solo nei rapporti affettivi e personali. Anche in politica. Prendete due come Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, oggi ministri così solerti nell’applicare la linea del premier, da sembrare due “pseudonimi” del Cavaliere.
Brunetta e Sacconi si sentono in missione. Oramai una crociata contro i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali, specie la Cgil. Sapete da dove vengono i due “pasdaran” berlusconiani?
Sono stati esponenti del Psi (dalla sinistra lombardiana alla folgorazione di Bettino Craxi e di Gianni de Michelis) e poi della “grande” Cgil. Entrambi si sono distinti prevalentemente nell’incensare il loro capo di turno (prima Lombardi, poi Craxi e De Michelis, l’ingraiano Foa in Cgil, infine l’infatuazione per Berlusconi) e nell’attacco intransigente e virulento contro i “nemici” interni ed esterni (contro Berlinguer e il Pci, contro Lama e la Cgil).
Entrambi, specie Brunetta, hanno sempre visto la pagliuzza nell’occhio altrui e mai la trave nei loro occhi e in quelli dei loro venerati capi. Non risulta abbiano, ad esempio, mai mosso un dito negli anni della degenerazione socialista, sfociata poi nel tintinnio delle manette di tangentopoli.
Sacconi e Brunetta hanno scelto Berlusconi (in compagnia di Fini e Bossi) per realizzare una politica – loro dicono – di sinistra. I fatti però sembrano dimostrare il contrario, con una azione pervicace di stampo populista per bacchettare “fannulloni” e “privilegiati” che si tramuta in azione politica per abbassare le orecchie ai lavoratori e a quella organizzazione, la Cgil, da cui i due ministri provengono.
Ma il troppo stroppia. C’è tanto zelo, che la critica si tramuta in attacco a testa bassa, senza ritegno, da apparire persino “livorosi”. Insomma Sacconi e Brunetta pare approfittino dell’occasione offerta loro da Berlusconi per regolare conti politici e personali.
Entrambi vogliono fare pulizia, partendo dal basso, con la punizione degli ultimi. Cambiare tutto e subito per non cambiare niente. Una richiesta di sacrifici di chi sta peggio per difendere di fatto il sistema che si vuole consolidare: quello berlusconiano.
“E’ il popolo che ci ha eletti e questo vuole il popolo” – dicono. Sì. La democrazia è fondata sulla legittimità del consenso popolare, ma è anche il frutto sofisticato di un equilibrio dei poteri. Chi è al governo ci spiega che l’unzione popolare è l’ “in sé” esclusivo della legittimazione. E dunque …
Qui il rischio è di trovarsi con una “dittatura” della maggioranza più la “dittatura” del premier sulla maggioranza. Un film già visto.
Tratto da polis blog.it
Gli “ex” sono i più “incarogniti”. Non solo nei rapporti affettivi e personali. Anche in politica. Prendete due come Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, oggi ministri così solerti nell’applicare la linea del premier, da sembrare due “pseudonimi” del Cavaliere.
Brunetta e Sacconi si sentono in missione. Oramai una crociata contro i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali, specie la Cgil. Sapete da dove vengono i due “pasdaran” berlusconiani?
Sono stati esponenti del Psi (dalla sinistra lombardiana alla folgorazione di Bettino Craxi e di Gianni de Michelis) e poi della “grande” Cgil. Entrambi si sono distinti prevalentemente nell’incensare il loro capo di turno (prima Lombardi, poi Craxi e De Michelis, l’ingraiano Foa in Cgil, infine l’infatuazione per Berlusconi) e nell’attacco intransigente e virulento contro i “nemici” interni ed esterni (contro Berlinguer e il Pci, contro Lama e la Cgil).
Entrambi, specie Brunetta, hanno sempre visto la pagliuzza nell’occhio altrui e mai la trave nei loro occhi e in quelli dei loro venerati capi. Non risulta abbiano, ad esempio, mai mosso un dito negli anni della degenerazione socialista, sfociata poi nel tintinnio delle manette di tangentopoli.
Sacconi e Brunetta hanno scelto Berlusconi (in compagnia di Fini e Bossi) per realizzare una politica – loro dicono – di sinistra. I fatti però sembrano dimostrare il contrario, con una azione pervicace di stampo populista per bacchettare “fannulloni” e “privilegiati” che si tramuta in azione politica per abbassare le orecchie ai lavoratori e a quella organizzazione, la Cgil, da cui i due ministri provengono.
Ma il troppo stroppia. C’è tanto zelo, che la critica si tramuta in attacco a testa bassa, senza ritegno, da apparire persino “livorosi”. Insomma Sacconi e Brunetta pare approfittino dell’occasione offerta loro da Berlusconi per regolare conti politici e personali.
Entrambi vogliono fare pulizia, partendo dal basso, con la punizione degli ultimi. Cambiare tutto e subito per non cambiare niente. Una richiesta di sacrifici di chi sta peggio per difendere di fatto il sistema che si vuole consolidare: quello berlusconiano.
“E’ il popolo che ci ha eletti e questo vuole il popolo” – dicono. Sì. La democrazia è fondata sulla legittimità del consenso popolare, ma è anche il frutto sofisticato di un equilibrio dei poteri. Chi è al governo ci spiega che l’unzione popolare è l’ “in sé” esclusivo della legittimazione. E dunque …
Qui il rischio è di trovarsi con una “dittatura” della maggioranza più la “dittatura” del premier sulla maggioranza. Un film già visto.
Tratto da polis blog.it
08 gennaio 2009
da: BLOG DI REPUBBLICA
Postato Mercoledì, 7 Gen 2009 alle 16:03 da mcginobbi
OCCHIO NON VEDE: STRANE FERITE: UN MEDICO ALLA MISNA, “USATE ARMI NON CONVENZIONALI”
“Non sono in grado di dire se gli israeliani stanno usando armi al fosforo bianco o all’uranio impoverito, ma stanno sicuramente ’sperimentando’ sulla popolazione di Gaza nuovi ordigni chiamati Dime (Dense inerte metal explosive); si tratta di esplosivi di grande e controllata potenza che causano amputazioni e danni letali per chiunque venga colpito nel raggio di 10 metri”: raggiunto dalla MISNA a Gaza nell’ospedale di Shifa, il principale della città, il professor Mads Gilbert, medico norvegese e membro della organizzazione umanitaria Norwac, parla di persone che vengono portate a pezzi in ospedale, letteralmente tagliate in parti, e di conseguenze di lunga durata sui sopravvissuti. “Su questi strumenti di guerra non ci sono ancora sufficienti ricerche - aggiunge - sappiamo però che chi sopravvive ha molte probabilità di contrarre un tumore ed è comunque destinato ad una vita da disabile”. Le ipotesi di Gilbert, sono formulate sulla base di altre esperienze di guerra, di quella del Libano in particolare dove, nel 2006, gli israeliani vennero accusati di utilizzareproprio esplosivo ‘Dime’ e fosforo bianco come da loro stessi ammesso inseguito. “Non abbiamo un laboratorio dove poter analizzare campioni-aggiunge il medico norvegese - ma parlo a ragion veduta sulla basedei corpi senza vita e dei feriti che continuano ad affollare questoospedale. Ci sono corpi fatti a pezzi le cui ferite non sono statesicuramente causate da armi convenzionali, ci sono altri corpi chearrivano completamente bruciati, con gli organi interni decomposti”.Una tragedia umanitaria, sottolinea Gilbert, che i colpisce indiscriminatamente tutti senza distinzione di sesso, di età, dioccupazione: “Gran parte dei feriti che stiamo trattando ha subitogravi amputazioni; tutto quello che sta avvenendo a Gaza va controogni regola del diritto internazionale. Sento parlare di guerra ad Hamas,ma i miei occhi vedono solo bombardamenti sistematici contro lapopolazione civile anche con armi vietate dalla comunitàinternazionale”.[GB]
OCCHIO NON VEDE: STRANE FERITE: UN MEDICO ALLA MISNA, “USATE ARMI NON CONVENZIONALI”
“Non sono in grado di dire se gli israeliani stanno usando armi al fosforo bianco o all’uranio impoverito, ma stanno sicuramente ’sperimentando’ sulla popolazione di Gaza nuovi ordigni chiamati Dime (Dense inerte metal explosive); si tratta di esplosivi di grande e controllata potenza che causano amputazioni e danni letali per chiunque venga colpito nel raggio di 10 metri”: raggiunto dalla MISNA a Gaza nell’ospedale di Shifa, il principale della città, il professor Mads Gilbert, medico norvegese e membro della organizzazione umanitaria Norwac, parla di persone che vengono portate a pezzi in ospedale, letteralmente tagliate in parti, e di conseguenze di lunga durata sui sopravvissuti. “Su questi strumenti di guerra non ci sono ancora sufficienti ricerche - aggiunge - sappiamo però che chi sopravvive ha molte probabilità di contrarre un tumore ed è comunque destinato ad una vita da disabile”. Le ipotesi di Gilbert, sono formulate sulla base di altre esperienze di guerra, di quella del Libano in particolare dove, nel 2006, gli israeliani vennero accusati di utilizzareproprio esplosivo ‘Dime’ e fosforo bianco come da loro stessi ammesso inseguito. “Non abbiamo un laboratorio dove poter analizzare campioni-aggiunge il medico norvegese - ma parlo a ragion veduta sulla basedei corpi senza vita e dei feriti che continuano ad affollare questoospedale. Ci sono corpi fatti a pezzi le cui ferite non sono statesicuramente causate da armi convenzionali, ci sono altri corpi chearrivano completamente bruciati, con gli organi interni decomposti”.Una tragedia umanitaria, sottolinea Gilbert, che i colpisce indiscriminatamente tutti senza distinzione di sesso, di età, dioccupazione: “Gran parte dei feriti che stiamo trattando ha subitogravi amputazioni; tutto quello che sta avvenendo a Gaza va controogni regola del diritto internazionale. Sento parlare di guerra ad Hamas,ma i miei occhi vedono solo bombardamenti sistematici contro lapopolazione civile anche con armi vietate dalla comunitàinternazionale”.[GB]
07 gennaio 2009
BATTISTA: RETORICA E TANTA IPOCRISIA
In queste ultime ore non si parla d’altro che della tragedia di Gaza, dove, ferma restando la condanna di Hamas per aver interrotto la tregua, si sta perpetrando il più grave atto criminale contro l’umanità.
Questa mattina mi ha colpito l’articolo “Tregua e retorica” di P. Battista, Corriere della sera, col quale mette il dito sulla piaga della retorica che scorre a fiumi in casi come questi.
Ma è lo stesso opinionista, il Corriere ultimamente ne annovera tanti, a fare retorica.
Tutti sanno come stanno le cose e come andranno a finire, ma non sanno indicare le soluzioni da adottare per stabilire la pace in quella zona martoriata, dove i bambini nascono già adulti con l’odio scritto nei loro occhi: hanno imparato nel grembo materno, sin dal concepimento, ha odiare chi ha loro negato il papà o il fratello o la sorella.
Questo lo sa anche il signor Battista che farebbe forse bene a rattristarsi dei morti, dei morti di tutte e due le parti, invece di puntare il dito su Hamas e giustificare la “reazione d’Israele”. Forse, potremo discutere su quanto sia spropositata…ma questi terroristi di Hamas che si fanno scudo della popolazione civile, che sono indirettamente responsabili delle morti di centinaia d’innocenti, compresi quanti si trovavano nella moschea o nella scuola ONU, vanno combattuti, vanno giustiziati senza processo…non lo meritano. Il signor Battista e tanti altri opinionisti di stampa e di tv hanno già dato il loro giudizio di morte, senza appello.
Se il signor Battista sapesse andare a Gaza, non solo durante i bombardamenti e i successivi rastrellamenti, ma anche durante le tregue, penso, si renderebbe conto di quanto valore abbia l’uomo, non il palestinese o l’israeliano, ma l’uomo, il soldato israeliano e il miliziano palestinese.
La retorica dei “civili”, poi di “civili” si parla quando “per sbaglio” si colpisce una scuola. Israele non fa distinzione tra civili e miliziani: sono tutti terroristi.
E Battista? Si limita solo a definire “Hamas partito dedito alla lotta armata terroristica che però è sostenuto dalla maggioranza della popolazione di Gaza” e, quindi, in un gioco del dire e non dire, è come se la popolazione civile avesse scelto, votandolo, di partecipare agli atti terroristici e di condividerne le conseguenze.
Una serie di domande, impregnate di retorica e d’ipocrisia, avalla la tesi della “colpa e della giustificazione”. Non ci si chiede, tra le tante domande non fatte, perché, dalla fine della seconda guerra mondiale e nonostante le numerose risoluzioni dell’Onu, la situazione israelo-palestinese non sia stata risolta, perché Israele ha costruito colonie in terre non sue, perché gli Usa non hanno mai profuso il giusto impegno da grande potenza mondiale assumendo una posizione super partes?
Oggi i Battista di turno parlano di “condizione asimmetrica”, come qualche anno fa parlavano della “guerra giusta” all’Iraq per la presenza di armi di distruzione di massa in quello stato.
Poi ecco la soluzione.
Siccome Hamas non è affidabile, siccome non si può definire “spropositata” una reazione ad un’aggressione con miseri razzi, siccome si reputa non facile definire le sanzioni per chi viola la tregua (Israele può farlo impunemente in quanto le sue azioni sono lotta al terrorismo, anche quando i suoi missili, lanciati per colpire un presunto terrorista, causano la morte di parecchi civili), siccome gli organi internazionali Onu compresa (l’Onu ha osato parlare di aggressione israeliana) sono latitanti, il nostro saggio Battista, chiede ai postulanti della tregua di “indicare in cosa consista esattamente l’alternativa alla guerra e all’intervento militare. Per rendere La parola “tregua” credibile e convincente e salvare Israele e i civili palestinesi”.L’etica primitiva dell’”occhio per occhio” qui non è applicabile perché, se il signor Battista non se ne è accorto, da dietro la scrivania da dove sentenzia, ”i terroristi” morti, bambini compresi, tanto diventeranno terroristi, sono c.a. 600 e i feriti superano i 2000. Se vuole, può recarsi a Gaza, lo so che al calduccio di uno studio si sta meglio, per vedere lo scempio delle strutture, gli ospedali cadenti, i feriti impossibilitati ad essere curati e gli sguardi terrorizzati di chi scappa al suono delle sirene. Solo per la sua penna, per carità
Questa mattina mi ha colpito l’articolo “Tregua e retorica” di P. Battista, Corriere della sera, col quale mette il dito sulla piaga della retorica che scorre a fiumi in casi come questi.
Ma è lo stesso opinionista, il Corriere ultimamente ne annovera tanti, a fare retorica.
Tutti sanno come stanno le cose e come andranno a finire, ma non sanno indicare le soluzioni da adottare per stabilire la pace in quella zona martoriata, dove i bambini nascono già adulti con l’odio scritto nei loro occhi: hanno imparato nel grembo materno, sin dal concepimento, ha odiare chi ha loro negato il papà o il fratello o la sorella.
Questo lo sa anche il signor Battista che farebbe forse bene a rattristarsi dei morti, dei morti di tutte e due le parti, invece di puntare il dito su Hamas e giustificare la “reazione d’Israele”. Forse, potremo discutere su quanto sia spropositata…ma questi terroristi di Hamas che si fanno scudo della popolazione civile, che sono indirettamente responsabili delle morti di centinaia d’innocenti, compresi quanti si trovavano nella moschea o nella scuola ONU, vanno combattuti, vanno giustiziati senza processo…non lo meritano. Il signor Battista e tanti altri opinionisti di stampa e di tv hanno già dato il loro giudizio di morte, senza appello.
Se il signor Battista sapesse andare a Gaza, non solo durante i bombardamenti e i successivi rastrellamenti, ma anche durante le tregue, penso, si renderebbe conto di quanto valore abbia l’uomo, non il palestinese o l’israeliano, ma l’uomo, il soldato israeliano e il miliziano palestinese.
La retorica dei “civili”, poi di “civili” si parla quando “per sbaglio” si colpisce una scuola. Israele non fa distinzione tra civili e miliziani: sono tutti terroristi.
E Battista? Si limita solo a definire “Hamas partito dedito alla lotta armata terroristica che però è sostenuto dalla maggioranza della popolazione di Gaza” e, quindi, in un gioco del dire e non dire, è come se la popolazione civile avesse scelto, votandolo, di partecipare agli atti terroristici e di condividerne le conseguenze.
Una serie di domande, impregnate di retorica e d’ipocrisia, avalla la tesi della “colpa e della giustificazione”. Non ci si chiede, tra le tante domande non fatte, perché, dalla fine della seconda guerra mondiale e nonostante le numerose risoluzioni dell’Onu, la situazione israelo-palestinese non sia stata risolta, perché Israele ha costruito colonie in terre non sue, perché gli Usa non hanno mai profuso il giusto impegno da grande potenza mondiale assumendo una posizione super partes?
Oggi i Battista di turno parlano di “condizione asimmetrica”, come qualche anno fa parlavano della “guerra giusta” all’Iraq per la presenza di armi di distruzione di massa in quello stato.
Poi ecco la soluzione.
Siccome Hamas non è affidabile, siccome non si può definire “spropositata” una reazione ad un’aggressione con miseri razzi, siccome si reputa non facile definire le sanzioni per chi viola la tregua (Israele può farlo impunemente in quanto le sue azioni sono lotta al terrorismo, anche quando i suoi missili, lanciati per colpire un presunto terrorista, causano la morte di parecchi civili), siccome gli organi internazionali Onu compresa (l’Onu ha osato parlare di aggressione israeliana) sono latitanti, il nostro saggio Battista, chiede ai postulanti della tregua di “indicare in cosa consista esattamente l’alternativa alla guerra e all’intervento militare. Per rendere La parola “tregua” credibile e convincente e salvare Israele e i civili palestinesi”.L’etica primitiva dell’”occhio per occhio” qui non è applicabile perché, se il signor Battista non se ne è accorto, da dietro la scrivania da dove sentenzia, ”i terroristi” morti, bambini compresi, tanto diventeranno terroristi, sono c.a. 600 e i feriti superano i 2000. Se vuole, può recarsi a Gaza, lo so che al calduccio di uno studio si sta meglio, per vedere lo scempio delle strutture, gli ospedali cadenti, i feriti impossibilitati ad essere curati e gli sguardi terrorizzati di chi scappa al suono delle sirene. Solo per la sua penna, per carità
06 gennaio 2009
RICORDO DI UN AMICO
Una notizia dolorosa mi ha raggiunto.
Un amico non sarà più con noi.
Mi ha lasciato ricordi ricchi di emozioni.
Momenti intensi di gioia
riempivano un’età pregna di futuro.
Giochi svolti con impegno,
discussioni accese eppur notevoli
formavano le giovani menti
di sei entusiasti ragazzi
padroni del mondo.
Fanno parte di me,
della nostra comune coscienza
di uomini fanciulli
che sanno piangere di gioia
e provano dolore per l’agonia di una farfalla
ancora come allora.
Santino non andrà mai via.
Una parte di sé,
per quanto piccola sia,
è di me parte.
Un amico non sarà più con noi.
Mi ha lasciato ricordi ricchi di emozioni.
Momenti intensi di gioia
riempivano un’età pregna di futuro.
Giochi svolti con impegno,
discussioni accese eppur notevoli
formavano le giovani menti
di sei entusiasti ragazzi
padroni del mondo.
Fanno parte di me,
della nostra comune coscienza
di uomini fanciulli
che sanno piangere di gioia
e provano dolore per l’agonia di una farfalla
ancora come allora.
Santino non andrà mai via.
Una parte di sé,
per quanto piccola sia,
è di me parte.
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