10 ottobre 2008
08 ottobre 2008
LA DERIVA DELLA DEMOCRAZIA
Mi vien da ridere.
Se la situazione non fosse così tragica per la sorte della democrazia, occorrerebbe sottolineare l’aspetto comino della faccenda per divertirci e fare buon sangue.
Ma le condizioni della nostra democrazia, checché ne dicano i vari commentatori delle varie testate giornalistiche da noi foraggiate (cioè tutte) con sostanziali aiuti dello Stato e, quindi con l’obbligo morale di informarci almeno in maniera asettica, sono arrivate al punto topico, punto in cui non si rispettano più nemmeno le regole formali.
Il potere legislativo è condiviso dal governo e dalla sua maggioranza che, nascondendosi dietro motivazioni tecniche fragili e ancor più fragili giustificazioni d’urgenza, continua a porre il voto di fiducia, il sesto in pochi mesi, mortificando il ruolo del parlamento e la democrazia.
L’altra parte del parlamento, pur votata dal popolo, è ridotta alla protesta fine a se stessa e al silenzio mediatico, vista la potenza di fuoco delle reti Media-Rai.
I parlamentari del Pdl e i loro fiancheggiatori si premurano di dichiarare che è assurdo parlare di svolta autoritaria e che l’opposizione farebbe meglio a dialogare e confrontarsi. Quest’aspetto tragico della questione, produce il primo forzato sorriso. Sono affermazioni da far arrossire il più sfrontato dei mentitori, ormai abituati a ciò da un eccelso maestro. Tra decreti e voti di fiducia, siamo ormai alla paralisi della democrazia, non si discute più, il parlamento è oramai ridotto ad un parcheggio di lusso, mentre i presidenti Fini e Schifani, furbamente, si arrampicano sugli specchi con dichiarazioni ambigue e fuorvianti.
Ma il massimo della goduria si ha nell’intreccio di dichiarazioni tra Napolitano e Berlusconi, ormai abituali: mentre il primo esterna, l’altro ha già realizzato. Vediamo.
Scrive Napolitano, nella lettera al quotidiano “La Stampa”: “Continuerò ad esercitare con rigore e trasparenza le prerogative attribuitemi dalla Costituzione. In Italia si governa come in tutte le democrazie parlamentari, con l3ggi discusse e approvate dalle Camere…solo in casi di straordinaria necessità e urgenza con decreti ”.
Il voto di fiducia non è un decreto, quindi, si può…fare (per transitività?).
Berlusconi nel pomeriggio di ieri sale al Quirinale e all’uscita dichiara: “Con il presidente Napoletano abbiamo parlato a 360 gradi di tutto. E’ stato un colloquio cordialissimo, come sempre”.
A sera, rivolgendosi ai deputati della maggioranza li esorta a non preoccuparsi perché “il consenso degli italiani è sufficiente. Non perdete tempo a replicare loro in aula. Lasciateli dire e votate”.
Così è stato!
Quanto valgono le esternazione del Presidente? Cosa si sono detti…a 360 gradi?
- Ehi Giorgio, esterna, esterna…è giusto…questo deve fare il capo dello stato! A me, solo a me tocca governare, ogni tanto, mi piace verificare il numero dei sottomessi, non per offendere il mio parlamento, ma…per mettere a buona vista la distanza…Ora ti saluto, la discoteca e il seguito mi aspettano.
- Certo…certo…c.i..a…o.
Se la situazione non fosse così tragica per la sorte della democrazia, occorrerebbe sottolineare l’aspetto comino della faccenda per divertirci e fare buon sangue.
Ma le condizioni della nostra democrazia, checché ne dicano i vari commentatori delle varie testate giornalistiche da noi foraggiate (cioè tutte) con sostanziali aiuti dello Stato e, quindi con l’obbligo morale di informarci almeno in maniera asettica, sono arrivate al punto topico, punto in cui non si rispettano più nemmeno le regole formali.
Il potere legislativo è condiviso dal governo e dalla sua maggioranza che, nascondendosi dietro motivazioni tecniche fragili e ancor più fragili giustificazioni d’urgenza, continua a porre il voto di fiducia, il sesto in pochi mesi, mortificando il ruolo del parlamento e la democrazia.
L’altra parte del parlamento, pur votata dal popolo, è ridotta alla protesta fine a se stessa e al silenzio mediatico, vista la potenza di fuoco delle reti Media-Rai.
I parlamentari del Pdl e i loro fiancheggiatori si premurano di dichiarare che è assurdo parlare di svolta autoritaria e che l’opposizione farebbe meglio a dialogare e confrontarsi. Quest’aspetto tragico della questione, produce il primo forzato sorriso. Sono affermazioni da far arrossire il più sfrontato dei mentitori, ormai abituati a ciò da un eccelso maestro. Tra decreti e voti di fiducia, siamo ormai alla paralisi della democrazia, non si discute più, il parlamento è oramai ridotto ad un parcheggio di lusso, mentre i presidenti Fini e Schifani, furbamente, si arrampicano sugli specchi con dichiarazioni ambigue e fuorvianti.
Ma il massimo della goduria si ha nell’intreccio di dichiarazioni tra Napolitano e Berlusconi, ormai abituali: mentre il primo esterna, l’altro ha già realizzato. Vediamo.
Scrive Napolitano, nella lettera al quotidiano “La Stampa”: “Continuerò ad esercitare con rigore e trasparenza le prerogative attribuitemi dalla Costituzione. In Italia si governa come in tutte le democrazie parlamentari, con l3ggi discusse e approvate dalle Camere…solo in casi di straordinaria necessità e urgenza con decreti ”.
Il voto di fiducia non è un decreto, quindi, si può…fare (per transitività?).
Berlusconi nel pomeriggio di ieri sale al Quirinale e all’uscita dichiara: “Con il presidente Napoletano abbiamo parlato a 360 gradi di tutto. E’ stato un colloquio cordialissimo, come sempre”.
A sera, rivolgendosi ai deputati della maggioranza li esorta a non preoccuparsi perché “il consenso degli italiani è sufficiente. Non perdete tempo a replicare loro in aula. Lasciateli dire e votate”.
Così è stato!
Quanto valgono le esternazione del Presidente? Cosa si sono detti…a 360 gradi?
- Ehi Giorgio, esterna, esterna…è giusto…questo deve fare il capo dello stato! A me, solo a me tocca governare, ogni tanto, mi piace verificare il numero dei sottomessi, non per offendere il mio parlamento, ma…per mettere a buona vista la distanza…Ora ti saluto, la discoteca e il seguito mi aspettano.
- Certo…certo…c.i..a…o.
07 ottobre 2008
VOTO DI FIDUCIA SULLASCUOLA
Alle ore 18,00 la Camera voterà la fiducia al governo per l’approvazione del Decreto Gelmini sulla riforma della scuola.
Ciò avviene in un momento in cui l’opposizione, le parti sociali e i genitori scendono in piazza chiedendo ad alta voce di poter discutere un provvedimento legislativo così importante per i nostri figli e per le sorti dell’istruzione pubblica.
Mentre si accende il dibattito sull’opportunità di usare in modo indiscriminato, cioè di abusarne, la decretazione legislativa e il voto di fiducia, la maggioranza, non quella risicata di Prodi, ma quella “extralarge” del Pdl, la riforma è blindata dal voto di fiducia.
Berlusconi, il prepotente, si fa beffe del Parlamento, non permesse che discuta una riforma che coinvolge tutte le famiglie italiane, che condizionerà il futuro dell’intera nazione e il suo ruolo nella comunità internazionale.
E’ un atto d’arroganza, un insulto al Parlamento, alla democrazia, al Paese. Il Parlamento viene esautorato da un diritto costituzionale primario: approvare le leggi dopo ampia e costruttiva discussione, anche per migliorarne possibilmente i contenuti.
Ma non è possibile. L’Illuminato ha così deciso e i cortigiani si nascondono dietro il celebre “ipse dixit” (riferito all’Eccelso), come cieca garanzia di verità.
I ministri e i portavoce della maggioranza, intanto si sgolano a chiedere dialogo e confronto all’opposizione che, nel contempo accusano di sfascismo (Un esercizio dialettico eccezionale, per i poveri cittadini, prima considerati buoni elettori e ora buoni ignoranti…buoni da circonvenire).
Il tutto avviene, s’intende, in tutti i canali Media- Rai e a nessun giornalista viene in mente, non dico di denunciare l’umiliazione del Parlamento, ma nemmeno di informare i cittadini, che pur pagano le tasse, che il democratico capo del Pdl ha posto la fiducia…meglio non sbilanciarsi…il regime fa capolino?
Nel dibattito sull’uso dei decreti e del voto di fiducia, intervengono le quattro più alte cariche dello Stato (le stesse del lodo Alfano, ma questa è un’altra storia).
L’on. Fini, imperterrito e giocondo, non solo furbo, come vedremo, dopo aver affermato che “il Parlamento ha la funzione essenziale di assicurare l’esercizio della sovranità nel presupposto di un effettivo equilibrio tra poteri e garanzie” e “il ruolo del Parlamento risulta centrale non solo perché concorre all’assunzione delle decisioni di governo con l’Esecutivo, ma anche in quanto deve verificare il corretto funzionamento democratico del sistema dei poteri”, esprime il suo vero pensiero quando afferma che “ in una forma di governo parlamentare come la nostra, un parlamento forte può esistere a condizione che coesista con un governo che, legittimato nella sua leadership dal risultato elettorale, sia dotato d’effettivi poteri di decisione”.
Come sempre, la consueta formula del dire e del non dire, nascondersi e dell’apparire, quello che in fondo si è.
“Consalu comu voi, ma sempri cocuzza è”, diceva mio nonno E’ simile nel contenuto all’italiano: “chi nasce rotondo non può morire quadrato”.
Ciò avviene in un momento in cui l’opposizione, le parti sociali e i genitori scendono in piazza chiedendo ad alta voce di poter discutere un provvedimento legislativo così importante per i nostri figli e per le sorti dell’istruzione pubblica.
Mentre si accende il dibattito sull’opportunità di usare in modo indiscriminato, cioè di abusarne, la decretazione legislativa e il voto di fiducia, la maggioranza, non quella risicata di Prodi, ma quella “extralarge” del Pdl, la riforma è blindata dal voto di fiducia.
Berlusconi, il prepotente, si fa beffe del Parlamento, non permesse che discuta una riforma che coinvolge tutte le famiglie italiane, che condizionerà il futuro dell’intera nazione e il suo ruolo nella comunità internazionale.
E’ un atto d’arroganza, un insulto al Parlamento, alla democrazia, al Paese. Il Parlamento viene esautorato da un diritto costituzionale primario: approvare le leggi dopo ampia e costruttiva discussione, anche per migliorarne possibilmente i contenuti.
Ma non è possibile. L’Illuminato ha così deciso e i cortigiani si nascondono dietro il celebre “ipse dixit” (riferito all’Eccelso), come cieca garanzia di verità.
I ministri e i portavoce della maggioranza, intanto si sgolano a chiedere dialogo e confronto all’opposizione che, nel contempo accusano di sfascismo (Un esercizio dialettico eccezionale, per i poveri cittadini, prima considerati buoni elettori e ora buoni ignoranti…buoni da circonvenire).
Il tutto avviene, s’intende, in tutti i canali Media- Rai e a nessun giornalista viene in mente, non dico di denunciare l’umiliazione del Parlamento, ma nemmeno di informare i cittadini, che pur pagano le tasse, che il democratico capo del Pdl ha posto la fiducia…meglio non sbilanciarsi…il regime fa capolino?
Nel dibattito sull’uso dei decreti e del voto di fiducia, intervengono le quattro più alte cariche dello Stato (le stesse del lodo Alfano, ma questa è un’altra storia).
L’on. Fini, imperterrito e giocondo, non solo furbo, come vedremo, dopo aver affermato che “il Parlamento ha la funzione essenziale di assicurare l’esercizio della sovranità nel presupposto di un effettivo equilibrio tra poteri e garanzie” e “il ruolo del Parlamento risulta centrale non solo perché concorre all’assunzione delle decisioni di governo con l’Esecutivo, ma anche in quanto deve verificare il corretto funzionamento democratico del sistema dei poteri”, esprime il suo vero pensiero quando afferma che “ in una forma di governo parlamentare come la nostra, un parlamento forte può esistere a condizione che coesista con un governo che, legittimato nella sua leadership dal risultato elettorale, sia dotato d’effettivi poteri di decisione”.
Come sempre, la consueta formula del dire e del non dire, nascondersi e dell’apparire, quello che in fondo si è.
“Consalu comu voi, ma sempri cocuzza è”, diceva mio nonno E’ simile nel contenuto all’italiano: “chi nasce rotondo non può morire quadrato”.
05 ottobre 2008
CACCIA AL DIVERSO
In queste ultime settimane sembra che nel nostro Paese si stia imponendo uno sport violento e crudele: la caccia al diverso, che è, purtroppo, anche il più indifeso.
Aggressioni fisiche e verbali, attuati da adulti e da adolescenti, da comuni cittadini e, come risulta da alcune denunce, da coloro che dovrebbero vigilare al fine che questi atti d’inciviltà non accadano.
D’improvviso gli italiani “brava gente” si sono trasformati in aggressivi razzisti.
La “tolleranza zero” (repressione) è il motto ricorrente di una parte di politici e di prestatori d’opera mediatici, che fanno credere, attraverso argomentazioni forti come la sicurezza, la mancanza di lavoro per gl’italiani, la diffusione della prostituzione, lo spaccio della droga, la delinquenza in genere, che gli extracomunitari (un infelice termine per distinguerli dai comunitari – ma anche qui ci sono dei distinguo: i rumeni) rappresentano il male e solo il loro allontanamento (regolazione di flussi, clandestinità) risolverebbe tutti i mali dell’Italia: non più droga, né prostituzione, né disoccupazione, né evasione fiscale, né delinquenza, né truffe di stato, né corruzione…. Ci sarebbe, insomma, un ritorno all’età dell’oro!
Dimenticano i nostri bravi politici (ma sono, poi, così bravi, se siamo ridotti in uno stato comatoso), nazionali e locali, che molti imprenditori del Nord come del Sud utilizzano proprio gli sporchi extracomunitari nelle loro imprese, pagandoli in nero e facendoli lavorare in situazioni d’insicurezza? Dove troverebbero una manodopera a così basso prezzo, così disperata da rischiare la vita? I nostri magnanimi imprenditori come farebbero ad incamerare un surplus di guadagno che altrimenti dovrebbero dare all’operaio italiano? Siamo sicuri, infine, che i nostri disoccupati, accetterebbero i lavori faticosi e sporchi che oggi sono svolti dagli immigrati (regolari o clandestini)?
In Italia oggi c’è tanto bisogno d’onestà intellettuale. I molti che gridano contro e agitano la bandiera della legalità, dell’accoglienza decente, dell’integrazione, dei valori condivisi per giustificare la loro xenofobia, conoscono bene l’altra realtà, spesso sono i primi attori e le prese di posizione servono solo a rinfocolare l’odio razziale e all’esercizio del ricatto verso i cittadini stranieri loro dipendenti.
Il presidente della Camera, onorevole Fini, nel suo intervento alla Festa della libertà di Milano ha dichiarato che “sarebbe sbagliato negare che esiste un pericolo razzismo e xenofobia”, ha auspicato la necessità di una politica d’integrazione e invitato a “tenere alta la guardia”.
Tutto sacrosanto e condivisibile. Si vede che sotto i ponti di Roma dall’Ottobre 2007 è passata tanta acqua e, oggi, vestito dell’abito istituzionale, ha maturato una diversa opinione, da quando assieme al suo partito strumentalizzò l’assassinio della signora Reggiani.
Scrivevo allora che i politici in compagnia dei media “non capiscono fino a quando possono tirare la corda senza che l’intolleranza si trasformi in violenza, in squadrismo” (post del 4 Novembre 2007). Ma allora l’onorevole era all’opposizione…
Afferma, parlando della politica dell’integrazione, che “la vera integrazione esiste quando si fanno propri i valori di fondo della società in cui si vive” e respinge l’idea che la cultura di destra è razzista perché “i tratti fondamentali della cultura occidentale, sono quelli del rispetto della persona umana perché senza quello non si può parlare di cultura”.
Certo, emerge un po’ di confusione e qualche contraddizione ma, dal 2007 i passi fatti verso la tolleranza sono stati tanti, anche se si è spinto troppo avanti nell’equiparare la cultura di destra con la cultura occidentale, ma la porta è stata aperta e la meta, nonostante il cammino sia accidentato, può essere raggiunta.
E’ ora di cambiare registro, di usare meno demagogia e un linguaggio più veritiero e meno violento.
Aggressioni fisiche e verbali, attuati da adulti e da adolescenti, da comuni cittadini e, come risulta da alcune denunce, da coloro che dovrebbero vigilare al fine che questi atti d’inciviltà non accadano.
D’improvviso gli italiani “brava gente” si sono trasformati in aggressivi razzisti.
La “tolleranza zero” (repressione) è il motto ricorrente di una parte di politici e di prestatori d’opera mediatici, che fanno credere, attraverso argomentazioni forti come la sicurezza, la mancanza di lavoro per gl’italiani, la diffusione della prostituzione, lo spaccio della droga, la delinquenza in genere, che gli extracomunitari (un infelice termine per distinguerli dai comunitari – ma anche qui ci sono dei distinguo: i rumeni) rappresentano il male e solo il loro allontanamento (regolazione di flussi, clandestinità) risolverebbe tutti i mali dell’Italia: non più droga, né prostituzione, né disoccupazione, né evasione fiscale, né delinquenza, né truffe di stato, né corruzione…. Ci sarebbe, insomma, un ritorno all’età dell’oro!
Dimenticano i nostri bravi politici (ma sono, poi, così bravi, se siamo ridotti in uno stato comatoso), nazionali e locali, che molti imprenditori del Nord come del Sud utilizzano proprio gli sporchi extracomunitari nelle loro imprese, pagandoli in nero e facendoli lavorare in situazioni d’insicurezza? Dove troverebbero una manodopera a così basso prezzo, così disperata da rischiare la vita? I nostri magnanimi imprenditori come farebbero ad incamerare un surplus di guadagno che altrimenti dovrebbero dare all’operaio italiano? Siamo sicuri, infine, che i nostri disoccupati, accetterebbero i lavori faticosi e sporchi che oggi sono svolti dagli immigrati (regolari o clandestini)?
In Italia oggi c’è tanto bisogno d’onestà intellettuale. I molti che gridano contro e agitano la bandiera della legalità, dell’accoglienza decente, dell’integrazione, dei valori condivisi per giustificare la loro xenofobia, conoscono bene l’altra realtà, spesso sono i primi attori e le prese di posizione servono solo a rinfocolare l’odio razziale e all’esercizio del ricatto verso i cittadini stranieri loro dipendenti.
Il presidente della Camera, onorevole Fini, nel suo intervento alla Festa della libertà di Milano ha dichiarato che “sarebbe sbagliato negare che esiste un pericolo razzismo e xenofobia”, ha auspicato la necessità di una politica d’integrazione e invitato a “tenere alta la guardia”.
Tutto sacrosanto e condivisibile. Si vede che sotto i ponti di Roma dall’Ottobre 2007 è passata tanta acqua e, oggi, vestito dell’abito istituzionale, ha maturato una diversa opinione, da quando assieme al suo partito strumentalizzò l’assassinio della signora Reggiani.
Scrivevo allora che i politici in compagnia dei media “non capiscono fino a quando possono tirare la corda senza che l’intolleranza si trasformi in violenza, in squadrismo” (post del 4 Novembre 2007). Ma allora l’onorevole era all’opposizione…
Afferma, parlando della politica dell’integrazione, che “la vera integrazione esiste quando si fanno propri i valori di fondo della società in cui si vive” e respinge l’idea che la cultura di destra è razzista perché “i tratti fondamentali della cultura occidentale, sono quelli del rispetto della persona umana perché senza quello non si può parlare di cultura”.
Certo, emerge un po’ di confusione e qualche contraddizione ma, dal 2007 i passi fatti verso la tolleranza sono stati tanti, anche se si è spinto troppo avanti nell’equiparare la cultura di destra con la cultura occidentale, ma la porta è stata aperta e la meta, nonostante il cammino sia accidentato, può essere raggiunta.
E’ ora di cambiare registro, di usare meno demagogia e un linguaggio più veritiero e meno violento.
04 ottobre 2008
DECRETI E VOTI DI FIFUCIA
Il “decreto” è un intervento urgente usato per risolvere nell’immediato un problema immanente e d’estrema importanza e necessità. A lui, quindi, si ricorre o si dovrebbe ricorrere, quando incombe l’urgenza e l’improcrastinabilità.
I governi italiani, di destra o di sinistra, negli ultimi anni hanno fatto ricorso spesso…e volentieri a quest’estremo strumento che, quando diventa abuso, sminuisce il ruolo del Parlamento.
Il guaio è che i nostri governanti, finite le elezioni, dimenticano che l’Italia è una Repubblica parlamentare. La qual cosa significa che il vero motore dello Stato è il Parlamento che, nella sua totalità, rappresenta il popolo. Così, non si può far finta che l’opposizione, parte integrante del Parlamento, non esista, né che, essendo minoranza, non abbia ruolo attivo.
A tal proposito, l’attuale governo pensa che il voto abbia cambiato la costituzione e che l’Italia sia diventata una monarchia, col suo re illuminato e i suoi cortigiani, ministri e parlamentari, sempre pronti alla prostrazione.
Berlusconi, allora, constatata la…lentezza del parlamento nell’approvazione delle leggi, dichiara che “cercherò di usare al massimo questi strumenti per interventi decisivi e immediati”.
Sarebbe opportuno che il consigliere Gianni Letta spiegasse al deus che la lentezza è dovuta soprattutto all’esame e discussione approfondita delle proposte di legge presentare, insomma, al confronto tra le parti, necessario per avere una buona legge.
Bene ha fatto Fini a difendere il ruolo del Parlamento e a dire che “un eventuale abuso della decretazione d’urgenza” porterà il parlamento a “far sentire la sua voce”.
La democrazia parlamentare difesa da Fini…impensabile alcuni anni fa…paradossale, ma vero.
Un altro strumento cui il governo ha fatto ricorso, nonostante la maggioranza bulgara che lo sostiene, è stato e, come si evince dalle parole del capo, il voto di fiducia, ”un atto di coraggio e responsabilità, perché se il governo non la ottiene se ne va a casa”.
Non venga a dirci che teme che qualcuno dei suoi potrebbe sfuggire al suo controllo e votare o pensare diversamente. Non posso crederci. Il Cavaliere che non si fida somiglia ad un capo che si va indebolendo ed ha bisogno di una verifica continua dei sottoposti.
Il voto di fiducia è chiesto all’atto dell’insediamento del governo e poi quando viene a mancare il rapporto di fiducia tra il premier e la sua maggioranza. Spesso è usato in maniera impropria per far passare senza discussioni le proposte governative…viva la democrazia!
In uno scatto di sincerità, l’offeso per eccellenza, indica nel Parlamento “un popolo di persone depresse”. L’unto, l’uomo della Provvidenza, per ricorrere ad un tale linguaggio, vuol dire che non ne può più e sente il bisogno di sfogarsi, di esprimere tutto il suo disappunto verso le lungaggini e gli ostacoli che la democrazia frappone al suo governo illuminato (non parliamo di Catania, lasciata al buio dai comunisti* dell’ENEL).
- L’Italia non è un’azienda, il Parlamento non è un Consiglio d’Amministrazione e il "divino”, come tu lo chiami, non svolge la stessa funzione dell’Amministratore delegato o del socio di maggioranza”, mi fa notare il mio amico che credevo ormai avesse perso la voglia di protestare.
- Forse per te e per gli idealisti come te, rispondo piccato.
Però, l’Altissimo, consapevole, nonostante quello che noi possiamo pensare, che la sopportazione ha un limite, ha avuto pietà degli italiani, soprattutto di quelli che non lo hanno votato e ha decretato che “mai più esponenti della maggioranza andranno in TV per farsi insultare…nel caso di trasmissioni condotte in maniera faziosa”.
Così continua: “Così la maggioranza potrà riacquistare dignità”.
E’ interessante notare l’uso del verbo “riacquistare”. Ci permette di pensare che forse un po’ di dignità l’hanno pur persa.
- Ma non capisci, incalza il mio amico, che il capo del governo e i suoi subiscono, persone decenti, di continuo gli attacchi indecenti di stampa e conduttori di talk show e direttori di TG e che è giusto, quindi, ritirarsi sull’Aventino.
Non oso ribattere. Penso a Ferrara, Mentana, Feltri, Rosella…Fede e alla …Media-Rai e mi viene la nausea.
Al di là dell’ironia, non si è mai visto nella storia della Repubblica una tale arroganza e protervia e un tale disprezzo per il Parlamento, almeno per quella parte dell’opposizione, vista come ostacolo, non come necessaria per un confronto migliorativo, poiché le leggi approvate non valgono solo per una parte, ma per tutti i cittadini, anche per quelli che non sono omologati al pensiero dominante.
*Col termine “comunisti” vengono indicati non i veri o ex comunisti, ma tutti coloro che si oppongono al modo di fare politica del “divino”.
I governi italiani, di destra o di sinistra, negli ultimi anni hanno fatto ricorso spesso…e volentieri a quest’estremo strumento che, quando diventa abuso, sminuisce il ruolo del Parlamento.
Il guaio è che i nostri governanti, finite le elezioni, dimenticano che l’Italia è una Repubblica parlamentare. La qual cosa significa che il vero motore dello Stato è il Parlamento che, nella sua totalità, rappresenta il popolo. Così, non si può far finta che l’opposizione, parte integrante del Parlamento, non esista, né che, essendo minoranza, non abbia ruolo attivo.
A tal proposito, l’attuale governo pensa che il voto abbia cambiato la costituzione e che l’Italia sia diventata una monarchia, col suo re illuminato e i suoi cortigiani, ministri e parlamentari, sempre pronti alla prostrazione.
Berlusconi, allora, constatata la…lentezza del parlamento nell’approvazione delle leggi, dichiara che “cercherò di usare al massimo questi strumenti per interventi decisivi e immediati”.
Sarebbe opportuno che il consigliere Gianni Letta spiegasse al deus che la lentezza è dovuta soprattutto all’esame e discussione approfondita delle proposte di legge presentare, insomma, al confronto tra le parti, necessario per avere una buona legge.
Bene ha fatto Fini a difendere il ruolo del Parlamento e a dire che “un eventuale abuso della decretazione d’urgenza” porterà il parlamento a “far sentire la sua voce”.
La democrazia parlamentare difesa da Fini…impensabile alcuni anni fa…paradossale, ma vero.
Un altro strumento cui il governo ha fatto ricorso, nonostante la maggioranza bulgara che lo sostiene, è stato e, come si evince dalle parole del capo, il voto di fiducia, ”un atto di coraggio e responsabilità, perché se il governo non la ottiene se ne va a casa”.
Non venga a dirci che teme che qualcuno dei suoi potrebbe sfuggire al suo controllo e votare o pensare diversamente. Non posso crederci. Il Cavaliere che non si fida somiglia ad un capo che si va indebolendo ed ha bisogno di una verifica continua dei sottoposti.
Il voto di fiducia è chiesto all’atto dell’insediamento del governo e poi quando viene a mancare il rapporto di fiducia tra il premier e la sua maggioranza. Spesso è usato in maniera impropria per far passare senza discussioni le proposte governative…viva la democrazia!
In uno scatto di sincerità, l’offeso per eccellenza, indica nel Parlamento “un popolo di persone depresse”. L’unto, l’uomo della Provvidenza, per ricorrere ad un tale linguaggio, vuol dire che non ne può più e sente il bisogno di sfogarsi, di esprimere tutto il suo disappunto verso le lungaggini e gli ostacoli che la democrazia frappone al suo governo illuminato (non parliamo di Catania, lasciata al buio dai comunisti* dell’ENEL).
- L’Italia non è un’azienda, il Parlamento non è un Consiglio d’Amministrazione e il "divino”, come tu lo chiami, non svolge la stessa funzione dell’Amministratore delegato o del socio di maggioranza”, mi fa notare il mio amico che credevo ormai avesse perso la voglia di protestare.
- Forse per te e per gli idealisti come te, rispondo piccato.
Però, l’Altissimo, consapevole, nonostante quello che noi possiamo pensare, che la sopportazione ha un limite, ha avuto pietà degli italiani, soprattutto di quelli che non lo hanno votato e ha decretato che “mai più esponenti della maggioranza andranno in TV per farsi insultare…nel caso di trasmissioni condotte in maniera faziosa”.
Così continua: “Così la maggioranza potrà riacquistare dignità”.
E’ interessante notare l’uso del verbo “riacquistare”. Ci permette di pensare che forse un po’ di dignità l’hanno pur persa.
- Ma non capisci, incalza il mio amico, che il capo del governo e i suoi subiscono, persone decenti, di continuo gli attacchi indecenti di stampa e conduttori di talk show e direttori di TG e che è giusto, quindi, ritirarsi sull’Aventino.
Non oso ribattere. Penso a Ferrara, Mentana, Feltri, Rosella…Fede e alla …Media-Rai e mi viene la nausea.
Al di là dell’ironia, non si è mai visto nella storia della Repubblica una tale arroganza e protervia e un tale disprezzo per il Parlamento, almeno per quella parte dell’opposizione, vista come ostacolo, non come necessaria per un confronto migliorativo, poiché le leggi approvate non valgono solo per una parte, ma per tutti i cittadini, anche per quelli che non sono omologati al pensiero dominante.
*Col termine “comunisti” vengono indicati non i veri o ex comunisti, ma tutti coloro che si oppongono al modo di fare politica del “divino”.
01 ottobre 2008
L'EMERGENZA RIFIUTI E' VERAMENTE FINITA?
La TV Media-Rai ci ha detto che l’emergenza spazzatura a Napoli e in Campania è finita grazie all’impegno personale e alle visite, siamo gia alla nona, del premier Berlusconi.
I giornali si sono distinti per non avere affrontato il problema.
Bassolino e Iervolino, rispettivamente presidente della Campania e sindaca di Napoli, sono scomparsi dalle cronache, si sono, insomma, eclissati, per l’indubbio vantaggio che ne traggono.
Oggi, Berlusconi sarà, a Napoli e i telegiornali della rete Media-Rai ci faranno vedere una città pulita e plaudente e un sorriso a tutto-denti e oltre, mentre l’oracolo Vespa convocherà la ministra Prestigiacomo, letteralmente scomparsa dal circolo mediatico, e il vice ministro Bertolaso che tesseranno le lodi del premier, l’instancabile risolutore di tutti i mali d’Italia.
Ma le cose stanno proprio così, la spazzatura di Napoli e della Campania è scomparsa per davvero?
A Chiaiano lo scorso sabato i cittadini sono scesi in piazza a protestare e c’è stata la carica della polizia, mentre lunedì hanno improvvisato dei blocchi stradali perché le autorità hanno vietato ad una delegazioni nella quale erano presenti dei tecnici di visitare il sito.Le proteste sono continuate anche ieri, mentre i sindaci irpini si sono incatenati davanti a Palazzo Chigi.
A Formicoso i sindaci dei comuni dell’alta Irpinia con i rispettivi Consigli comunali si sono schierati davanti all’area della prevista discarica, poco prima occupata dai militari dell’esercito, e minacciano di piombare a Napoli per dare il benvenuto al premier.
Ad Acerra è andato a fuoco, ieri sera, un deposito di 700 ecoballe a pochi passi del termovalorizzatore, alias forno d’incenerimento: ancora i vigili del fuoco sono al lavoro.
Giovedì la Provincia e i Comuni hanno indetto uno sciopero generale.
Intanto Bertolaso, finalmente assuefattosi al nuovo modo di procedere, per niente intimorito, ha dichiarato con una certezza assoluta che “a protestare…sono gli stessi che mi hanno impedito di lavorare durante il governo Prodi (n.d.a.: senza esercito, se non ricordo male) e che oggi devono trovare il modo di far vedere che esistono ancora, visto che sono stati mandati a casa dagli italiani alle ultime elezioni”.
Bertolaso, un dipendente di tutti gli italiani, non solo di quelli che hanno vinto, un servitore dello stato ben pagato, ha ragione: ha salvato parecchie volte l’Italia che si lasci lavorare in pace e in serenità. È’ competente e sa quello che il governo desidera e come arrivarci.
Non vorrei che delle manifestazioni spontanee, non previsti creassero dei problemi al Capo del Consiglio dei ministri, che quattro biechi e ciechi comunisti, non contenti della batosta elettorale, continuassero a fare demagogia oscurando le immagini di una festa di popolo, ormai liberato dai topi, dando, ancora una volta, al mondo una falsa immagine dell’Italia.
Dio ce ne liberi! Non possiamo più permettere agli ultimi rossi o verdi, di danneggiarci ancora…meno male che LaRussa è sempre disponibile a prestare i soldati per ogni tipo di emergenza, purché di emergenza si tratti…chissà se assieme alla spazzatura non scompaiano anche i colori…tanto il rosso il verde, con un po’ di creatività, si possono sostituire con qualche combinazione di azzurro e nero.
Ma cosa bisogna fare per toglierci dai piedi simile zavorra, che non ci permette di correre spediti verso il progresso? Solo pochi pochi forni d’incerimento, pardon, termovalorizzatori…tanto il risultato è lo stesso. Diossina e ancora diossina.
I giornali si sono distinti per non avere affrontato il problema.
Bassolino e Iervolino, rispettivamente presidente della Campania e sindaca di Napoli, sono scomparsi dalle cronache, si sono, insomma, eclissati, per l’indubbio vantaggio che ne traggono.
Oggi, Berlusconi sarà, a Napoli e i telegiornali della rete Media-Rai ci faranno vedere una città pulita e plaudente e un sorriso a tutto-denti e oltre, mentre l’oracolo Vespa convocherà la ministra Prestigiacomo, letteralmente scomparsa dal circolo mediatico, e il vice ministro Bertolaso che tesseranno le lodi del premier, l’instancabile risolutore di tutti i mali d’Italia.
Ma le cose stanno proprio così, la spazzatura di Napoli e della Campania è scomparsa per davvero?
A Chiaiano lo scorso sabato i cittadini sono scesi in piazza a protestare e c’è stata la carica della polizia, mentre lunedì hanno improvvisato dei blocchi stradali perché le autorità hanno vietato ad una delegazioni nella quale erano presenti dei tecnici di visitare il sito.Le proteste sono continuate anche ieri, mentre i sindaci irpini si sono incatenati davanti a Palazzo Chigi.
A Formicoso i sindaci dei comuni dell’alta Irpinia con i rispettivi Consigli comunali si sono schierati davanti all’area della prevista discarica, poco prima occupata dai militari dell’esercito, e minacciano di piombare a Napoli per dare il benvenuto al premier.
Ad Acerra è andato a fuoco, ieri sera, un deposito di 700 ecoballe a pochi passi del termovalorizzatore, alias forno d’incenerimento: ancora i vigili del fuoco sono al lavoro.
Giovedì la Provincia e i Comuni hanno indetto uno sciopero generale.
Intanto Bertolaso, finalmente assuefattosi al nuovo modo di procedere, per niente intimorito, ha dichiarato con una certezza assoluta che “a protestare…sono gli stessi che mi hanno impedito di lavorare durante il governo Prodi (n.d.a.: senza esercito, se non ricordo male) e che oggi devono trovare il modo di far vedere che esistono ancora, visto che sono stati mandati a casa dagli italiani alle ultime elezioni”.
Bertolaso, un dipendente di tutti gli italiani, non solo di quelli che hanno vinto, un servitore dello stato ben pagato, ha ragione: ha salvato parecchie volte l’Italia che si lasci lavorare in pace e in serenità. È’ competente e sa quello che il governo desidera e come arrivarci.
Non vorrei che delle manifestazioni spontanee, non previsti creassero dei problemi al Capo del Consiglio dei ministri, che quattro biechi e ciechi comunisti, non contenti della batosta elettorale, continuassero a fare demagogia oscurando le immagini di una festa di popolo, ormai liberato dai topi, dando, ancora una volta, al mondo una falsa immagine dell’Italia.
Dio ce ne liberi! Non possiamo più permettere agli ultimi rossi o verdi, di danneggiarci ancora…meno male che LaRussa è sempre disponibile a prestare i soldati per ogni tipo di emergenza, purché di emergenza si tratti…chissà se assieme alla spazzatura non scompaiano anche i colori…tanto il rosso il verde, con un po’ di creatività, si possono sostituire con qualche combinazione di azzurro e nero.
Ma cosa bisogna fare per toglierci dai piedi simile zavorra, che non ci permette di correre spediti verso il progresso? Solo pochi pochi forni d’incerimento, pardon, termovalorizzatori…tanto il risultato è lo stesso. Diossina e ancora diossina.
29 settembre 2008
A CHI IL MERITO? A CHI LA VITTORIA?
Dopo mesi, durante i quali ogni componente ha dato il meglio di sé (o il peggio?), dopo centinaia di ore di contrattazione, dopo accuse reciproche (non sempre false), dopo minacce e ricatti, finalmente l’affare (proprio un affare per l’italianissima cordata, almeno nei nomi e nei…fatti!) si è concluso, con la soddisfazione di tutti.
Sfogliando i giornali, ma, soprattutto, ascoltando la TV, tutti cantano vittoria, sminuendo il contributo (?) dato dal resto della cordata…pardon… dei medici (pochi) e degli infermieri (tanti) che si sono aggirati e agitati al capezzale di Alitalia.
Ma quel che conta per i nostri aspiranti stregoni, o già lo sono?, è che Alitalia, la parte sana (che ne sarà dell’altra, quella coi debiti che il ministro Tremonti, il principale azionista della “vecchia” Alitalia ha conservato, chi ripianerà i suoi debiti, che ne sarà dei suoi dipendenti? La solita vecchia soluzione: i cittadini italiani se ne accolleranno i debiti, i sindacati scenderanno in piazza, contratteranno, i politici parleranno di soluzione ottimale e gonfieranno il petto in segno di orgogliosa vittoria) è salva, che è rimasta italiana, almeno per i prossimi cinque anni, che questa e non un’altra cordata ha prelevato l’azienda.
Se questo è stato l’intendimento di Berlusconi e del suo governo, allora hanno vinto.
Se questo è stato l’intendimento dell’opposizione, allora ha vinto.
Se questo è stato l’intendimento dei sindacati, allora hanno vinto.
Se questo è stato l’intendimento delle banche (sarebbe meglio parlare di banca), allora hanno vinto.
Se questo è stato l’intendimento della “cordata”, allora ha vinto.
Se questo è stato l’intendimento dei cittadini, allora hanno vinto.
Tutti contenti e vittoriosi!
Ma allora, chi ha perso?
E’ una buona domanda, che non va rivolta agli attori della vicenda, parti interessate, ma ai cittadini, agli spettatori, preda d’imbonitori e di personaggi squallidi, seppur di lungo e vantaggioso potere politico e mediatico, ai cittadini consapevoli e non schierati a priori, pochi e male informati, come del resto lo sono “gli schierati”.
Ecco, la vera sconfitta è stata, come al solito, l’informazione.
Secondo il mio modesto parere, se vittoria c’è stata, non è stata una grande vittoria, ma un compartecipato banchetto sulle spoglie di un’azienda che poteva essere salvata senza un costo così elevato per le tasche dei cittadini contribuenti. Per gli altri cittadini, quelli che le tasse non le pagano o le pagano all’estero, quelli che portano la bandierina dell’italianità, è stato come andare al teatro e assistere alla solita farsa del soliti autori da quattro soldi e al solito finale: i quattro soldi miracolosamente trasformati in milioni…
Avendo assodato chi veramente ha perso, vediamo come si pongono gli altri elementi che inneggiano alla vittoria.
Berlusconi e i ministri responsabili (solo della trattativa, per carità!) sicuramente hanno ottenuto quanto si erano prefissati, anche se non tutto e come volevano, per colpa dei soliti comunisti della Cgil e del Pd (ma dove sono? Bisogna avere un microscopio atomico per trovarli! E poi, magari ce ne fosse …uno.). Sono tre i ministri responsabili: Tremonti, Sacconi e Matteoli.
Tremonti, principale socio di Alitalia, ha evitato di comparire in Tv, ma ha partorito, infaticabile creatore, l’idea di dividere in due l’azienda, trattenendo per sé, pardon, per noi, la parte che servirà a esercitare la sua creatività, quella dei ministri competenti (è solo un vocabolo per dire “della partita”) e dei sindacati, non quelli di Bonanni e Angetetti, che alla creatività, troppo logorante, preferiscono firmare come atto di sottomissione. Che dico, oggi do i numeri. Volevo, infatti, dire “di stima “ verso il massimo creatore.
Sacconi ha fatto di tutto e anche di più (il famoso algebrico n + 1). Sempre al tavolo delle trattative e in Tv ha spiegare che oltre alla CAI c’era il baratro, a dirci che il giorno dopo sarebbe mancata la benzina, che avrebbero ritirato la licenza di volo, che lui al posto di Colaninno avrebbe firmato lo stesso, che la Cgil era la causa di tutti i mali, che …o la CAI o la morte: con la nuova (o vecchia?) scolastica valutazione numerica avrebbe meritato un 1+ d’incoraggiamento. Alla fine, comunque, con l’aiuto i Matteoli, più signorile e meno ingombrante, ma sempre ripetitivo sulla necessità e insostituibilità della Cai, è riuscito a portare a casa l’accordo. Ma che fatica! Ma dietro a tutti, l’infaticabile, il mai domo, l’imprenditore degli italiani, il deus ex machina, Silvio Berlusconi, il suggeritore di ogni azione del sottosegretario Gianni Letta (che Dio glielo conservi!).
Il comportamento di Epifani e della Cgil, non sempre scevro da errori, ha quanto meno costretto Fantozzi, il commissario governativo, non il personaggio interpretato con successo da Paolo Villaggio, ad aprire, anche se fuori tempo massimo, un bando che porterà le grandi compagnie estere a partecipare con una consistente quota di minoranza allo storico salvataggio e alle considerazioni finali: il governo ha bloccato la trattativa sull’unico concorrente fortemente voluto, coinvolgendo il commissario Fantozzi a subire (o fare?) il suo gioco; visto il tardivo bando, vuol dire che si poteva fare prima e così, aprendo al mercato, si sarebbe creata più competitività migliorando, con ciò, le condizioni di vendita. Dov’è la vittoria?
E l’opposizione? Stando alle dichiarazioni di Veltroni e soci, è grazie all’opera di mediazione da loro effettuata tra Colaninno ed Epifani che la situazione si è sbloccata. Sarà forse vero, ma non hanno mai inciso sull’opinione pubblica né sulle parti in campo, distinguendosi per l’inedia mostrata e la mancanza di proposta. Per non urtare la suscettibilità del ministro ombra Colaninno, il figlio del presidente della Cai?
Solo supposizioni, s’intende, perché alla fine sono scesi in campo per dire che “accusano il governo d’incapacità e di dilettantismo nella trattativa, ma, tuttavia, vista l’unica proposta, è opportuno che i sindacati firmino l’accordo”. Eccezionale! Dov’è la vittoria?
Sicuramente le banche, come succede sempre in Italia, hanno vinto. Banca Intesa ritroverà i soli prestati e potrà contare sulla riconoscenza del Presidente del Consiglio.
Ma il ruolo delle banche non dovrebbe essere quello di prestare soldi e ricavare così l’utile per loro e i risparmiatori? Diventano, invece, azionisti delle principali aziende italiane condizionandone l’azione. L’impresa sono loro…i soldi sono loro...l’Italia sono loro! Hanno vinto, senza dubbio.
E la cordata tricolore? Ha vinto con assoluta certezza.
Hanno comprato un’azienda senza debiti a condizioni vantaggiose, con rischi minimali. Qualche volta, secondo copione, Colaninno e compagni (!) hanno fatto il viso duro, ma sapevano che prima o poi tutto si sarebbe concluso come concordato col governo.
Il sistema Italia, quello di sempre, quello di “pantalone” ha retto. Per quanto tempo ancora?
Sfogliando i giornali, ma, soprattutto, ascoltando la TV, tutti cantano vittoria, sminuendo il contributo (?) dato dal resto della cordata…pardon… dei medici (pochi) e degli infermieri (tanti) che si sono aggirati e agitati al capezzale di Alitalia.
Ma quel che conta per i nostri aspiranti stregoni, o già lo sono?, è che Alitalia, la parte sana (che ne sarà dell’altra, quella coi debiti che il ministro Tremonti, il principale azionista della “vecchia” Alitalia ha conservato, chi ripianerà i suoi debiti, che ne sarà dei suoi dipendenti? La solita vecchia soluzione: i cittadini italiani se ne accolleranno i debiti, i sindacati scenderanno in piazza, contratteranno, i politici parleranno di soluzione ottimale e gonfieranno il petto in segno di orgogliosa vittoria) è salva, che è rimasta italiana, almeno per i prossimi cinque anni, che questa e non un’altra cordata ha prelevato l’azienda.
Se questo è stato l’intendimento di Berlusconi e del suo governo, allora hanno vinto.
Se questo è stato l’intendimento dell’opposizione, allora ha vinto.
Se questo è stato l’intendimento dei sindacati, allora hanno vinto.
Se questo è stato l’intendimento delle banche (sarebbe meglio parlare di banca), allora hanno vinto.
Se questo è stato l’intendimento della “cordata”, allora ha vinto.
Se questo è stato l’intendimento dei cittadini, allora hanno vinto.
Tutti contenti e vittoriosi!
Ma allora, chi ha perso?
E’ una buona domanda, che non va rivolta agli attori della vicenda, parti interessate, ma ai cittadini, agli spettatori, preda d’imbonitori e di personaggi squallidi, seppur di lungo e vantaggioso potere politico e mediatico, ai cittadini consapevoli e non schierati a priori, pochi e male informati, come del resto lo sono “gli schierati”.
Ecco, la vera sconfitta è stata, come al solito, l’informazione.
Secondo il mio modesto parere, se vittoria c’è stata, non è stata una grande vittoria, ma un compartecipato banchetto sulle spoglie di un’azienda che poteva essere salvata senza un costo così elevato per le tasche dei cittadini contribuenti. Per gli altri cittadini, quelli che le tasse non le pagano o le pagano all’estero, quelli che portano la bandierina dell’italianità, è stato come andare al teatro e assistere alla solita farsa del soliti autori da quattro soldi e al solito finale: i quattro soldi miracolosamente trasformati in milioni…
Avendo assodato chi veramente ha perso, vediamo come si pongono gli altri elementi che inneggiano alla vittoria.
Berlusconi e i ministri responsabili (solo della trattativa, per carità!) sicuramente hanno ottenuto quanto si erano prefissati, anche se non tutto e come volevano, per colpa dei soliti comunisti della Cgil e del Pd (ma dove sono? Bisogna avere un microscopio atomico per trovarli! E poi, magari ce ne fosse …uno.). Sono tre i ministri responsabili: Tremonti, Sacconi e Matteoli.
Tremonti, principale socio di Alitalia, ha evitato di comparire in Tv, ma ha partorito, infaticabile creatore, l’idea di dividere in due l’azienda, trattenendo per sé, pardon, per noi, la parte che servirà a esercitare la sua creatività, quella dei ministri competenti (è solo un vocabolo per dire “della partita”) e dei sindacati, non quelli di Bonanni e Angetetti, che alla creatività, troppo logorante, preferiscono firmare come atto di sottomissione. Che dico, oggi do i numeri. Volevo, infatti, dire “di stima “ verso il massimo creatore.
Sacconi ha fatto di tutto e anche di più (il famoso algebrico n + 1). Sempre al tavolo delle trattative e in Tv ha spiegare che oltre alla CAI c’era il baratro, a dirci che il giorno dopo sarebbe mancata la benzina, che avrebbero ritirato la licenza di volo, che lui al posto di Colaninno avrebbe firmato lo stesso, che la Cgil era la causa di tutti i mali, che …o la CAI o la morte: con la nuova (o vecchia?) scolastica valutazione numerica avrebbe meritato un 1+ d’incoraggiamento. Alla fine, comunque, con l’aiuto i Matteoli, più signorile e meno ingombrante, ma sempre ripetitivo sulla necessità e insostituibilità della Cai, è riuscito a portare a casa l’accordo. Ma che fatica! Ma dietro a tutti, l’infaticabile, il mai domo, l’imprenditore degli italiani, il deus ex machina, Silvio Berlusconi, il suggeritore di ogni azione del sottosegretario Gianni Letta (che Dio glielo conservi!).
Il comportamento di Epifani e della Cgil, non sempre scevro da errori, ha quanto meno costretto Fantozzi, il commissario governativo, non il personaggio interpretato con successo da Paolo Villaggio, ad aprire, anche se fuori tempo massimo, un bando che porterà le grandi compagnie estere a partecipare con una consistente quota di minoranza allo storico salvataggio e alle considerazioni finali: il governo ha bloccato la trattativa sull’unico concorrente fortemente voluto, coinvolgendo il commissario Fantozzi a subire (o fare?) il suo gioco; visto il tardivo bando, vuol dire che si poteva fare prima e così, aprendo al mercato, si sarebbe creata più competitività migliorando, con ciò, le condizioni di vendita. Dov’è la vittoria?
E l’opposizione? Stando alle dichiarazioni di Veltroni e soci, è grazie all’opera di mediazione da loro effettuata tra Colaninno ed Epifani che la situazione si è sbloccata. Sarà forse vero, ma non hanno mai inciso sull’opinione pubblica né sulle parti in campo, distinguendosi per l’inedia mostrata e la mancanza di proposta. Per non urtare la suscettibilità del ministro ombra Colaninno, il figlio del presidente della Cai?
Solo supposizioni, s’intende, perché alla fine sono scesi in campo per dire che “accusano il governo d’incapacità e di dilettantismo nella trattativa, ma, tuttavia, vista l’unica proposta, è opportuno che i sindacati firmino l’accordo”. Eccezionale! Dov’è la vittoria?
Sicuramente le banche, come succede sempre in Italia, hanno vinto. Banca Intesa ritroverà i soli prestati e potrà contare sulla riconoscenza del Presidente del Consiglio.
Ma il ruolo delle banche non dovrebbe essere quello di prestare soldi e ricavare così l’utile per loro e i risparmiatori? Diventano, invece, azionisti delle principali aziende italiane condizionandone l’azione. L’impresa sono loro…i soldi sono loro...l’Italia sono loro! Hanno vinto, senza dubbio.
E la cordata tricolore? Ha vinto con assoluta certezza.
Hanno comprato un’azienda senza debiti a condizioni vantaggiose, con rischi minimali. Qualche volta, secondo copione, Colaninno e compagni (!) hanno fatto il viso duro, ma sapevano che prima o poi tutto si sarebbe concluso come concordato col governo.
Il sistema Italia, quello di sempre, quello di “pantalone” ha retto. Per quanto tempo ancora?
20 settembre 2008
LA CORDATA, I SINDACATI, I POLITICI, I DIPENDENTI, i cittadini
La cordata si ritira, i sindacati si spaccano (era prevedibile), i dipendenti esultano, i politici litigano addossando e addossandosi reciprocamente le responsabilità, i cittadini assistono sbigottiti al dramma che, se tale non fosse, somiglierebbe a una farsa e neppure di buona fattura.
La cordata, Berlusconi e i suoi ministri interessati, l’ex socialista Sacconi e l’ex aennino Matteoli, accusano d’irresponsabilità la Cgil e i sindacati autonomi che, di fronte all’unico piatto offerto, pendere o lasciare, non hanno accettato, assumendosi le loro responsabilità. Il premier-demiurgo va oltre e coinvolge nel fallimento, cioè nel suo fallimento, il Pd che, in verità, si è distinto per la sua inerzia. Da quando si trova all’opposizione, infatti, più che parlare, balbetta.
Ma Lui non può fallire! Farà di tutto per risolvere il problema e sia i sindacati, sia l’opposizione, Udc e Pdl, lo aiuteranno.
E’ stato, infatti, mortificante, come cittadino, assistere ieri sera in TV (TV7, condotta da Riotta) al duetto Sacconi – Letta, il ministro ombra del Pd: entrambi d’accordo nell’affermare che bisognava, come bisogna, trovare l’accordo con la cordata. Unico colpevole: Epifani e la Cgil. Sacconi non la pensava così quando, or sono cinque mesi fa, i sindacati, compresi Uil, Cisl e Ugl, avevano detto, in quel caso sicuramente in maniera irresponsabile, no all’Air France. Non la pensava così nemmeno il suo capo Berlusconi che, anzi, ne fece un cavallo di Troia durante la campagna elettorale: avrebbe risolto tutto lui che mai ha mancato un colpo. Non la pensava così il Pd e i suoi ministri-ombra.
Le domande sono tante e le risposte che i cittadini attendono pure:
- perché tutti i sindacati rifiutarono, governo Prodi ancora in carica, l’offerta di Air France?
- perché Berlusconi non ha rimproverato i sindacati come fa oggi, invece di farsi, allora, loro paladino?
- perché il Demiurgo ha puntato solo sulla cordata italiana piena di conflitti d’interesse?
- perché ha diviso l’Alitalia in sue società, una senza debiti, da dare alla “cordata” e l’altra con tutti i debiti, anche quelli di Air One, a carico dello Stato, cioè dei cittadini?
- perché ha compreso nell’operazione anche Air One, piena di debiti, unendo, così due debolezze?
- perché non ha cercato sul mercato, strumento al quale crede, altri acquirenti, sicuramente più qualificati, ponendo loro le stesse condizioni poste alla cordata?
- perché i suoi ministri della partita hanno condotto una trattativa piena di contraddizioni, di minacce e ricatti continui?
- perché Sacconi ha sempre parlato in termini ultimativi, come ha fatto ieri sera, dando sempre per certo che la cordata avrebbe mollato se i sindacati non avessero accettato le loro proposte? era, forse l’alter ego di Colaninno e soci, il loro portavoce?
- perché, sempre lui, da per certo che la trattativa non si riaprirà? Non è che sta tirando la corda perché sa che prima o poi per evitare i disastri del fallimento i sindacati rientreranno o sa che i coraggiosi imprenditori della cordata non sono poi tanto sicuri dei vantaggi che ne ricaveranno?
Io, comunque, sono convinto che la trattativa riprenderà con buone possibilità di riuscita: i tanti (compresi gl’incolpevoli cittadini), inghiottiranno il rospo, i pochi, la cordata e i politici, si siederanno ad una lauta mensa, pagata, come al solito, dai cittadini inconsapevoli e incolpevoli.
Al di là di come andrà a finire, mi auguro bene, Angeletti e Bonanni, quelli che accusano Epifani di essere il becchino dell’Alitalia, gli stessi che hanno usato il prelavaggio e il lavaggio della lavatrice governo-imprenditori per togliersi lo sporco di dosso, devono spiegare a tutti gli Italiani perché Air France no e la “cordata” si! Perché in poco più di quattro mesi la loro coscienza, di colpo, dopo una notte di riflessione, si è risvegliata e si sono accorti dei lavoratori che avrebbero perso il posto di lavoro? Non potevano svegliarsi prima, questi campioni del trasformismo?
Con questo non intendo dire che la Cgil è scevra da colpe, al contrario ne ha, e tante.
Il caso Alitalia e la punta di un Iceberg che nasconde la crisi profonda del movimento sindacale italiano, non più in grado di rappresentare al meglio i lavoratori, legato a privilegi non più difendibili e lontano dai reali bisogni di quanti (i lavoratori) giorno dopo giorno vengono calpestati nella loro dignità di uomini, sopraffatti dagli interessi del profitto, sempre più distanti dalla ricchezza, appannaggio ormai di una classe imprenditoriale cieca e famelica.
La cordata, Berlusconi e i suoi ministri interessati, l’ex socialista Sacconi e l’ex aennino Matteoli, accusano d’irresponsabilità la Cgil e i sindacati autonomi che, di fronte all’unico piatto offerto, pendere o lasciare, non hanno accettato, assumendosi le loro responsabilità. Il premier-demiurgo va oltre e coinvolge nel fallimento, cioè nel suo fallimento, il Pd che, in verità, si è distinto per la sua inerzia. Da quando si trova all’opposizione, infatti, più che parlare, balbetta.
Ma Lui non può fallire! Farà di tutto per risolvere il problema e sia i sindacati, sia l’opposizione, Udc e Pdl, lo aiuteranno.
E’ stato, infatti, mortificante, come cittadino, assistere ieri sera in TV (TV7, condotta da Riotta) al duetto Sacconi – Letta, il ministro ombra del Pd: entrambi d’accordo nell’affermare che bisognava, come bisogna, trovare l’accordo con la cordata. Unico colpevole: Epifani e la Cgil. Sacconi non la pensava così quando, or sono cinque mesi fa, i sindacati, compresi Uil, Cisl e Ugl, avevano detto, in quel caso sicuramente in maniera irresponsabile, no all’Air France. Non la pensava così nemmeno il suo capo Berlusconi che, anzi, ne fece un cavallo di Troia durante la campagna elettorale: avrebbe risolto tutto lui che mai ha mancato un colpo. Non la pensava così il Pd e i suoi ministri-ombra.
Le domande sono tante e le risposte che i cittadini attendono pure:
- perché tutti i sindacati rifiutarono, governo Prodi ancora in carica, l’offerta di Air France?
- perché Berlusconi non ha rimproverato i sindacati come fa oggi, invece di farsi, allora, loro paladino?
- perché il Demiurgo ha puntato solo sulla cordata italiana piena di conflitti d’interesse?
- perché ha diviso l’Alitalia in sue società, una senza debiti, da dare alla “cordata” e l’altra con tutti i debiti, anche quelli di Air One, a carico dello Stato, cioè dei cittadini?
- perché ha compreso nell’operazione anche Air One, piena di debiti, unendo, così due debolezze?
- perché non ha cercato sul mercato, strumento al quale crede, altri acquirenti, sicuramente più qualificati, ponendo loro le stesse condizioni poste alla cordata?
- perché i suoi ministri della partita hanno condotto una trattativa piena di contraddizioni, di minacce e ricatti continui?
- perché Sacconi ha sempre parlato in termini ultimativi, come ha fatto ieri sera, dando sempre per certo che la cordata avrebbe mollato se i sindacati non avessero accettato le loro proposte? era, forse l’alter ego di Colaninno e soci, il loro portavoce?
- perché, sempre lui, da per certo che la trattativa non si riaprirà? Non è che sta tirando la corda perché sa che prima o poi per evitare i disastri del fallimento i sindacati rientreranno o sa che i coraggiosi imprenditori della cordata non sono poi tanto sicuri dei vantaggi che ne ricaveranno?
Io, comunque, sono convinto che la trattativa riprenderà con buone possibilità di riuscita: i tanti (compresi gl’incolpevoli cittadini), inghiottiranno il rospo, i pochi, la cordata e i politici, si siederanno ad una lauta mensa, pagata, come al solito, dai cittadini inconsapevoli e incolpevoli.
Al di là di come andrà a finire, mi auguro bene, Angeletti e Bonanni, quelli che accusano Epifani di essere il becchino dell’Alitalia, gli stessi che hanno usato il prelavaggio e il lavaggio della lavatrice governo-imprenditori per togliersi lo sporco di dosso, devono spiegare a tutti gli Italiani perché Air France no e la “cordata” si! Perché in poco più di quattro mesi la loro coscienza, di colpo, dopo una notte di riflessione, si è risvegliata e si sono accorti dei lavoratori che avrebbero perso il posto di lavoro? Non potevano svegliarsi prima, questi campioni del trasformismo?
Con questo non intendo dire che la Cgil è scevra da colpe, al contrario ne ha, e tante.
Il caso Alitalia e la punta di un Iceberg che nasconde la crisi profonda del movimento sindacale italiano, non più in grado di rappresentare al meglio i lavoratori, legato a privilegi non più difendibili e lontano dai reali bisogni di quanti (i lavoratori) giorno dopo giorno vengono calpestati nella loro dignità di uomini, sopraffatti dagli interessi del profitto, sempre più distanti dalla ricchezza, appannaggio ormai di una classe imprenditoriale cieca e famelica.
14 settembre 2008
VOLA O NON VOLA?
DUE AFFERMAZIONI
Prima di entrare nel merito di una qualsiasi discussione, mi preme fare due affermazioni, forse banali, ma rivelatrici di una situazione di grave crisi politico-istituzionale, dovuta, non tanto alla schiacciante vittoria del PdL, ma ad una cultura del potere distante dalla tradizione parlamentare e vicina a quello che è sempre stato il pensiero guida del gruppo Berlusconi: “Il popolo ci ha votato e noi governiamo (sottinteso: come vogliamo)”, relegando l’opposizione, qualsiasi tipo di opposizione, in un oscurato angolo del parlamento.
D’altro canto, pare che l’opposizione, forse con la sola esclusione dell’Idv, abbia fino ad oggi accettato di buon grado la situazione, limitandosi ad alzare il dito per chiedere educatamente di parlare, scambiando il parlamento per un’aula scolastica, o producendo inconsistenti vocalizzi che i loro elettori più non capiscono: un’armata brancaleone allo sbando, più dedita ad assegnare incarichi – ombra che a scendere in piazza e parlare ai cittadini.
Le affermazioni:
1 – questo governo non discute, impone.
2 – questa opposizione non propone
VOLA O NON VOLA?
Ora che Berlusconi ha preso la situazione in mano, convocando le parti, l’affare (per la cordata è sicuramente un affare) Alitalia andrà a conclusione. I sindacati, causa prima dell’attuale sfascio (sono stati loro a chiudere la porta in faccia ad Air France, e ad aprirla a Berlusconi e alla cordata), diranno che dopo ore e ore di confronto hanno firmato un accordo in cui la quasi totalità delle loro richieste sono state accettate e di più non era possibile fare, pena il fallimento dell’azienda (azienda fallita già al ritiro di Air France, non dobbiamo mai dimenticarlo); Sacconi e Matteoli, ci diranno che sono riusciti a non far chiudere Alitalia, salvandone l’italianità (ben poca cosa visto che sarà ridotta ad una piccola azienda che non avrà più neppure la preminenza in Italia); Colaninno e Sabelli del CAI dichiareranno che pur di salvare Alitalia e la sua italianità hanno fatto concessioni dolorose ai sindacati e perciò meriterebbero una medaglia al coraggio e al sacrificio (dimenticheranno di dire che hanno comprato la parte dell’azienda sena debiti perché l’altra, quella indebitata, l’avranno sul groppone gli Italiani, anche i nascituri); Fantozzi, l’attuale commissario governativo, dirà che ha traghettato, come nelle intenzioni (di chi?) Alitalia alla CAI degli assistiti di stato, dimenticando il ricatto del carburante o della presa d’atto del fallimento; Passera sarà orgoglioso del suo “progetto fenice”, dimenticando i tagli al personale, l’accorpamento dei debiti di Air One (perché?) e la divisione in due della vecchia Alitalia, quella senza debiti da vendere alla cordata e quella coi debiti da lasciare allo stato. Infine, Belusconi, comparendo in TV, questa volta a reti unificate Rai-Mediaset, potrà dire a tutto denti che il suo intervento è stato ancora una volta decisivo per risolvere un problema che la sinistra aveva incancrenito, come la mondezza di Napoli. Viva Berlusconi, viva!
E l’opposizione?
Vi rimando alle due affermazioni che hanno introdotto la riflessione.
Prima di entrare nel merito di una qualsiasi discussione, mi preme fare due affermazioni, forse banali, ma rivelatrici di una situazione di grave crisi politico-istituzionale, dovuta, non tanto alla schiacciante vittoria del PdL, ma ad una cultura del potere distante dalla tradizione parlamentare e vicina a quello che è sempre stato il pensiero guida del gruppo Berlusconi: “Il popolo ci ha votato e noi governiamo (sottinteso: come vogliamo)”, relegando l’opposizione, qualsiasi tipo di opposizione, in un oscurato angolo del parlamento.
D’altro canto, pare che l’opposizione, forse con la sola esclusione dell’Idv, abbia fino ad oggi accettato di buon grado la situazione, limitandosi ad alzare il dito per chiedere educatamente di parlare, scambiando il parlamento per un’aula scolastica, o producendo inconsistenti vocalizzi che i loro elettori più non capiscono: un’armata brancaleone allo sbando, più dedita ad assegnare incarichi – ombra che a scendere in piazza e parlare ai cittadini.
Le affermazioni:
1 – questo governo non discute, impone.
2 – questa opposizione non propone
VOLA O NON VOLA?
Ora che Berlusconi ha preso la situazione in mano, convocando le parti, l’affare (per la cordata è sicuramente un affare) Alitalia andrà a conclusione. I sindacati, causa prima dell’attuale sfascio (sono stati loro a chiudere la porta in faccia ad Air France, e ad aprirla a Berlusconi e alla cordata), diranno che dopo ore e ore di confronto hanno firmato un accordo in cui la quasi totalità delle loro richieste sono state accettate e di più non era possibile fare, pena il fallimento dell’azienda (azienda fallita già al ritiro di Air France, non dobbiamo mai dimenticarlo); Sacconi e Matteoli, ci diranno che sono riusciti a non far chiudere Alitalia, salvandone l’italianità (ben poca cosa visto che sarà ridotta ad una piccola azienda che non avrà più neppure la preminenza in Italia); Colaninno e Sabelli del CAI dichiareranno che pur di salvare Alitalia e la sua italianità hanno fatto concessioni dolorose ai sindacati e perciò meriterebbero una medaglia al coraggio e al sacrificio (dimenticheranno di dire che hanno comprato la parte dell’azienda sena debiti perché l’altra, quella indebitata, l’avranno sul groppone gli Italiani, anche i nascituri); Fantozzi, l’attuale commissario governativo, dirà che ha traghettato, come nelle intenzioni (di chi?) Alitalia alla CAI degli assistiti di stato, dimenticando il ricatto del carburante o della presa d’atto del fallimento; Passera sarà orgoglioso del suo “progetto fenice”, dimenticando i tagli al personale, l’accorpamento dei debiti di Air One (perché?) e la divisione in due della vecchia Alitalia, quella senza debiti da vendere alla cordata e quella coi debiti da lasciare allo stato. Infine, Belusconi, comparendo in TV, questa volta a reti unificate Rai-Mediaset, potrà dire a tutto denti che il suo intervento è stato ancora una volta decisivo per risolvere un problema che la sinistra aveva incancrenito, come la mondezza di Napoli. Viva Berlusconi, viva!
E l’opposizione?
Vi rimando alle due affermazioni che hanno introdotto la riflessione.
13 settembre 2008
LA LIBERTA’ DI STAMPA
Come libero cittadino esprimo solidarietà alla redazione de “L’Espresso” e ai giornalisti Di Feo e Fittipaldi per le perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza in relazione all’inchiesta “Così ho avvelenato Napoli” pubblicata da “L’Espresso” e nella quale l’”imprenditore” Gaetano Vassallo dà testimonianza del criminale smaltimento dei rifiuti nocivi in Campania e chiama a correi funzionari e politici, e tra questi un sottosegretario del governo in carica.
Accuse, evidentemente tutte da provare, ma resta il fatto che, ancora una volta, l’informazione, quando si avvicina al potere, viene presa di mira, il diritto di cronaca viene mortificato…come se la si volesse imbavagliare.
In un paese libero e democratico il cittadino deve essere informato, è un suo diritto che non può essere oscurato.
Nello specifico, in tanti hanno parlato nei media di commistioni varie (verba volant), ma quando dal parlato si passa allo scritto d’inchiesta (scripta manent)…beh, meglio indagare sul come e sul perché.
Accuse, evidentemente tutte da provare, ma resta il fatto che, ancora una volta, l’informazione, quando si avvicina al potere, viene presa di mira, il diritto di cronaca viene mortificato…come se la si volesse imbavagliare.
In un paese libero e democratico il cittadino deve essere informato, è un suo diritto che non può essere oscurato.
Nello specifico, in tanti hanno parlato nei media di commistioni varie (verba volant), ma quando dal parlato si passa allo scritto d’inchiesta (scripta manent)…beh, meglio indagare sul come e sul perché.
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