06 marzo 2008

PANNELLA E LO SCIOPERO DEL POSTO

Pannella fa lo sciopero della fame e della sete perché uno o due dei nove posti sicuri nelle liste del PD sono traballanti.
Io ho pensato, ascoltando la notizia, che lo sciopero riguardasse un forte principio etico-politico, non “la parola data” da Veltroni. Cosa vuole che importi agl’Italiani l’interpretazione di un accordo sui posti da occupare in parlamento.
Dai radicali mi sarei aspettato qualcosa di diverso: la richiesta di una riforma in senso partecipativo della politica, la conferma di una visione laica dello stato, la revisione del rapporto Stato – Chiesa, l’applicazione reale della divisione fondamentale dei poteri fondanti della democrazia…
Da Pannella uno sciopero per la salvaguardia della 194 e non per una richiesta di posti.
Questo è accattonaggio politico di un movimento e di un leader in disarmo.
Altri soggetti politici più gloriosi, come il Partito Socialista, che ha dato ai lavoratori il diritto all’emancipazione, attraverso un riformismo tuttora vincente, non hanno accettato il ricatto dell’allegra brigata veltroniana e correranno da soli col proprio simbolo, con la propria identità e la propria storia antifascista e di libertà.
Come mai i radicali e Pannella, quello delle due tessere, non hanno pensato di affiancare i socialisti o di correre da soli mettendosi in gioco? Come mai, tradendo numerosi militanti, hanno messo su un mercato delle vacche con chi hanno escluso i socialisti con i quali i radicali hanno sostenute numerose battaglie d’avanguardia?
Forse perché comandare è meglio di f….re, o forse perché Bonino e Pannella sono molto più vecchi di quanto dimostrano. La vecchiaia arriva per tutti e stare al calduccio evita l’influenza!

04 marzo 2008

UN NUOVO SOGGETTO POLITICO E’ POSSIBILE

Avrei voluto essere all’Assemblea dei democratici laici, liberali e socialisti di Firenze, ma avevo preso un impegno a Genova. Ho letto, comunque, con interesse i resoconti ricevuti sui quali desidero esprimere alcune considerazioni.
Il messaggio scaturito dall’assemblea (“comunque vada la vicenda elettorale ci saranno già… persone circoli, associazioni ad iniziare una nuova storia”) non è del tutto chiaro, forse perché i riferimenti ideologici di partenza sono diversi, così come i percorsi per arrivare all’obiettivo di ”un soggetto nuovo da costruire tutti insieme”.
Mi trovo, pertanto, d’accordo con Cariglia quando afferma: “vogliamo che laici, liberali e socialisti contribuiscano tutti a costruire una cosa più grande, non interessa essere ospitati nella piccola cosa di questo o di quello”.
Il problema non è “la piccola cosa”, ma i contenuti ideologici e il progetto di società che ne derivano. L’unico collante che permetterà a soggetti diversi di stare assieme è un progetto comune che guardi al futuro con ottimismo; l’utopia, che ha permesso ai nostri padri, mirando alla costruzione di una società ideale, di realizzare passo passo riforme di giustizia sociale e d’emancipazione delle classi più sfortunate. Sarà questo il cammino, arduo e difficile che non ammette ipocrisie, che potrà permetterci di recuperar, innanzi tutto, “la gente che ha creduto in noi nel passato”. Su quest’ipotesi di partenza possiamo costruire “una cosa più grande”.
Manteniamo i comuni valori di libertà, di giustizia, di solidarietà e di laicità dello Stato e buttiamo a mare i vecchi schemi della politica che non ci permettono di intercettare il nuovo.
Sono gli stessi ostacoli di cui parla Baldini che lucidamente afferma che “manchiamo prima di tutto per colpa nostra: per i nostri vizi che ci spingono al settarismo irrazionale”.
Che cosa fare in questa campagna elettorale? Non è semplice e, se accettiamo l’analisi fatta da Baldini, non ci rimane, ma occorrerebbe un confronto serrato su questo tema che è sicuramente legato al futuro, che guardare al Partito Socialista, unica fiammella, ad oggi, che ci tiene legati all’Europa riformista”.
Non so quali siano i retroscena che portano all’affermazione perentoria che “non sarà quello che propone Boselli”, ma senza Boselli e i socialisti che raccoglie, indipendentemente dai tanti errori da lui e dai suoi collaboratori certamente commessi, non si può costruire quel soggetto politico “nuovo” cui tutti tendiamo. Non dimentichiamo che, nonostante tutto, Il Partito Socialista corre da solo e ha bisogno di nuova linfa per iniziare una decisa opera di rinnovamento generazionale.
E’ con esso, compagni e amici, che occorre trovare un’intesa elettorale da subito che andrà perfezionata a partire dal 15 Aprile per dare sostanza alla speranza di tanti italiani.
Caro Cariglia, con i no perentori non si costruisce niente. Qualche volta, per la riuscita di una causa, occorre, se opportuno, fare, non uno, ma più passi indietro. Saremo tanti ad apprezzare.

03 marzo 2008

BREVI dal Partito Socialista

Turci: la Cei smentisce Veltroni
"Walter Veltroni si è preoccupato ieri di fare sapere che 'la Chiesa non ingerisce' ma dà un prezioso contributo al dibattito politico italiano. Oggi la Cei lo smentisce drasticamente pubblicando un vero e proprio ukase in cui afferma che 'il legislatore cristiano non può partecipare alla elaborazione di leggi intrinsecamente negative'. In questo modo vanno a farsi benedire tutte le belle parole i questi giorni sul valore della mediazione e sulla laicità del Pd". Lo afferma Lanfranco Turci, vicepresidente del gruppo dei socialisti alla Camera. "Naturalmente non tutti i parlamentari cattolici si adegueranno - prosegue il parlamentare del Partito socialista - ma è chiaro che i compromessi dentro al Partito democratico sono cuciti con un filo sottilissimo che le componenti cattoliche integraliste si riservano di spezzare in ogni momento. Solo un approccio coerentemente laico e liberale, rispettoso di tutte le fedi e le sensibilità morali, può garan tire lo sviluppo della libertà e dei diritti civili nel nostro paese. Il Partito socialista - conclude Turci - è la sola forza politica a offrire questa garanzia a tutti gli elettori democratici, credenti e non credenti".


Angius: incredibile sentenza del Tar del Lazio. La legge elettorale è incostituzionale
"IL 13 e 14 aprile andremo al voto con una legge anticostituzionale sulla quale c'è il silenzio sia del Pd sia del Pdl, i cui costituzionalisti che avevano promosso il referendum per abrogarla ora tacciono". Lo afferma il Vice Presidente del Senato ed esponente del Partito socialista, Gavino Angius. "E' incredibile - prosegue Angius - la sentenza del Tar del Lazio che, pronunciandosi sul profilo di costituzionalità dell'attuale legge elettorale in merito in particolare al premio di maggioranza previsto sia alla Camera che al Senato, ha demandato alla Giunta per le Elezioni, che sarà eletta dopo il voto del 13 e 14 aprile, di decidere se sottoporre la questione alla Corte Costituzionale. In questo modo coloro che saranno eletti con una legge incostituzionale decideranno su loro stessi. Con questa sentenza - conclude Angius - gli eletti si garantiscono una blindatura anche se la legge elettorale fosse giudicata palesemente incostituzionale."

02 marzo 2008

BOMBE SU GAZA

L’Esercito israeliano attacca con un contingente di 2000 uomini supportato da elicotteri e mezzi corazzati i palestinesi della striscia di Gaza. Non l’attacco di un esercito invasore, ma la rappresaglia di chi ha subito un’aggressione e risponde simbolicamente con attacchi mirati: 60 terroristi morti e più di 150 feriti.
I palestinesi tutti senza distinzione, bambini e civili compresi, per i rappresentanti istituzionali d’Israele sono terroristi crudeli e senza scrupoli che vanno eliminati, carne da macello, nell’indifferenza di Stati e istituzioni internazionali e con la complicità del presidente dei presidenti, di quel Valery Bush, esportatore di bombe e democrazia.
Un Paese civile e democratico, che ha provato sulla pelle dei suoi avi umiliazioni disumane e l’onta della diaspora, non trova niente di meglio che le bombe per dare serenità e pace ai suoi cittadini.
I sette bambini innocenti…futuri terroristi; le donne…future mamme di terroristi.
Io sono indignato. Mi riesce difficile comprendere i motivi di tanto odio che portano il popolo “prediletto” a procurare tante e tali sofferenze ad un popolo fratello. Come mi riesce difficile giustificare l’assedio di Gaza, i bombardamenti alle centrali elettriche e l’innalzamento di mura. Ma ancor più difficile è giustificare l’ipocrisia di Bush e dell’ONU che non sono riusciti (o non vogliono) a risolvere il problema arabo-israeliano dirimente per risolvere il terrorismo internazionale. L’Afganistan e l’Iraq hanno dimostrato che con la guerra non si risolvono i problemi, ma si aggravano. Occorre percorrere tutte le strade possibili per portare la pace in due Paesi martoriati, sempre all’erta e mai sicuri. Volere è potere.

Le rappresaglie chiamano rappresaglie,
i morti chiedono vendetta,
i padri cercano i figli,
i figli chiamano i padri,
coprono le bombe il pianto delle madri. (G.G.)

29 febbraio 2008

NOTIZIE E CONSIDERAZIONI (Liechtenstein, Odifreddi, Riina)

Evasori italiani in Liechtenstein
L’elenco dei 150 evasori, consegnato dal Liechtenstein alle autorità italiane, si trova nelle mani di Visco, che appare piuttosto prudente nel renderlo immediatamente pubblico. Prima, sostiene, saranno fatte le dovute verifiche; dopo “manderemo i fascicoli sugli eventuali illeciti alle procure e a quel punto i nomi saranno di pubblico dominio”. Meglio tardi che mai!
Nel frattempo la campagna elettorale può procedere senza intoppi e turbamenti, sperando di non trovarci un evasore (o più) come parlamentare. Tanto il parlamento, si dice è lo specchio del Paese!
Penso che i cittadini devono sapere prima che le liste vengano depositate, per evitare brutte sorprese. Non per farne un uso politico, ma di pulizia.
E’ un diritto dei cittadini, di tutti i cittadini che pagano regolarmente le tasse conoscere i nomi di tutti gli evasori, non solo degli inclusi della lista. Gli evasori commettono un reato gravissimo nei confronti della comunità che s’impoverisce. Ai cittadini virtuosi si chiedono, quindi, più tasse, mentre gli evasori godono delle agevolazioni previste per i ceti meno abbienti.

Odifreddi lascia il Partito Democratico
Odifreddi, un uomo di cultura onesto e franco che ammiro tantissimo, lascia il PD perché non condivide le affermazioni di Veltroni circa i rapporti tra la Chiesa e lo Stato laico.
A Veltroni rimprovera che “invece di fare una scelta chiara di campo cerca di mettere insieme tutto”, non considerando che prima o poi le contrapposizioni ideologiche delle diverse anime del PD verranno fuori e litigheranno.
La laicità dello Stato è un bene che va difeso per evitare quell’ingerenza della Chiesa che per Veltroni è solo “sollecitazione”, un’ingerenza così invasiva e reazionaria come non si vede in nessun altro stato e che ha portato a cassare i Dico e gli elenchi delle coppie di fatto al comune di Roma.
“Libera Chiesa in libero Stato”, il motto risorgimentale, è oggi molto attuale e andrebbe rispolverato. Bisogna ristabilire il giusto rapporto tra lo Stato laico e la Chiesa a partire dalla revisione, anche unilaterale, del Concordato, un mostro divoratore del diritto, per continuare con l’abolizione dell’ICI e via via con l’abbattimento dei tanti privilegi che spesso rappresentano uno schiaffo nei confronti della povera gente.
A difendere la laicità dello Stato dovrebbero essere i politici e i filosofi, dice Odifreddi, ma i primi sono latitanti e, affermo io, accattoni di sacrestia, i secondi non osano e spesso “si sentono più papisti del papa”.
A difendere i valori della laicità “sono rimasti solo i radicali e i socialisti” entrambi a rischio d’estinzione.

Giuseppe Riina scarcerato
Giuseppe Riina, benché condannato ad otto anni e10 mesi, e stato scarcerato. “Per decorrenza dei tempi”, si dice, ma sono pochi, oltre agli addetti ai lavori, ad entrare nell’arcano.
E’ certo, comunque, la sconfitta dello Stato e della giustizia. Tornano in mente le liti tra Mastella, il ministro alla partita, e Di Pietro sull’importanza dell’indulto, le tante ispezioni degli ispettori disposte dallo stesso ministro, il caso Forleo, e quello De Magistris, le polemiche sullo stato dei tribunali, dei mancati finanziamenti…ma di una riforma vera della giustizia che accorci i processi, potenzi le strutture introducendo le nuove tecnologie informatiche, che dia la certezza della pena eliminando tutti quei marchingegni che ne riducono sia i tempi di detenzione sia l’efficacia, non si è sentito parlare.Ma la cosa che più paradossale è che tutti i partiti s’indignano ed esprimono buoni pretese di cambiamento, ma, si sa, i politici hanno una memoria elasticizzata, lunga nelle promesse, corta nel ricordarle.

28 febbraio 2008

VELTRONI E LA LAICITA’ DELLO STATO

Nel mio post del 13 scorso ho scritto in neretto che “la Chiesa sarà la vera protagonista della campagna elettorale”. Oggi, forte di quanto è successo in settimana, ne sono ancor più convinto. Come sono convinto che i politici nostrani, destra o sinistra non importa, sono, come abbi a scrivere, ”accattoni di sacrestia”.
Primis inter pares, il leader del PD, Veltroni, secondo cui nella politica italiana “non c’è ingerenza della Chiesa” ha partecipato al convegno organizzato dai cattolici del PD, un segnale di attenzione e di monito, per rassicurarli sulle sue buone intenzioni, riguardo al problema della presenza dei radicali, ma non solo. Dichiara, infatti: “Valori come la famiglia, la dignità della persona umana, i limiti che la scienza deve porsi interpellano tutti. Solo una visione superficiale può considerare queste sollecitazioni come interferenze o ingerenze”. Passa, quindi, dalle parole ai fatti, annunciando la candidatura del giornalista Sarubbi e del filosofo Cerruti, quasi a voler bilanciare quelle dei radicali.
Veltroni sembra vivere in un Paese che non è l’Italia, dove non passa giorno in cui la Chiesa direttamente, attraverso il Papa e le alte gerarchie, o indirettamente, attraverso i suoi organi di stampa, tra l’altro dallo Stato Italiano finanziati, non interviene su ogni aspetto sociale e politico e su i cosiddetti temi eticamente sensibili, con vere e proprie interferenze e ingerenze non con sollecitazioni.
Nella seconda fase, quella decisiva, le “sollecitazioni” sono fatte propri dai parlamentari teodem o altro che, con il consueto ostruzionismo ricattatorio, condizionano le scelte del governo, (l’abbiamo visto col dramma dei Dico e lo vediamo con i continui pronunciamenti sulla 194), che, non solo allontanano l’Italia dall’Europa più moderna, ma mortificano i diritti delle minoranze che pure la costituzione difende.
E’ vero che il PD è un partito che racchiude laici e cattolici che devono convivere nel rispetto reciproco, ma nei grandi temi i teodem non possono assumere posizioni oltranziste che bloccano leggi alle quali molti cittadini guardano da anni.
I parlamentari devono emancipare i cittadini italiani attraverso la realizzazione dei principi espressi nella costituzione e, in quanto rappresentanti di uno stato laico, le loro scelte legislative, tenendo conto dei principi etici da tutti accettati, devono tenere conto delle esigenze di tutti i cittadini, anche di chi non accetta la loro fede ma che permette loro di esercitarla.
Questo è il principio di laicità dello stato che deve essere rispettato e di questo Veltroni deve farsi garante, senza tentennamenti e senza concessioni che somiglino a cadute.

25 febbraio 2008

LA CAMPAGNA ELETTORALE SI TRASFORMA IN DERBY

Veltroni ha presentato i dodici punti del programma del PD che nei prossimi giorni cercheremo di commentare. Quello che voglio sottolineare è la scomposta reazione del PDL: critiche a non finire, accuse di plagio e la certezza che molti punti sono stati realizzati dal precedente governo di centro destra (Fini).
Certamente, ogni partito affronterà la campagna elettorale come meglio crederà, ma il vecchio vizio tutto italiano di criticare le proposte degli altri senza parlare delle proprie è duro a morire.
Il Pdl farebbe bene a presentare il programma agli elettori, a dirci come intende governare l’Italia, invece di criticare il partito che questi passi ha già fatti. Farebbe bene a bonificare le sue liste, come chiede il finto ingenuo Fini.
Ho scritto, qualche giorno fa, che sarà una campagna aspra, ai limiti della correttezza, piena di colpi bassi. L’avversario sarà visto come il nemico da ab-battere; e gli avversari saranno tanti per tutti.
La protagonista, ormai allo scoperto, sarà la Chiesa. Infatti, gli interventi scritti (l’Avvenire, Famiglia Cristiana) e le prese di posizioni dal papa ai suoi più stretti collaboratori, si susseguono senza interruzione. La Rai ha dato pieno appoggio al Vaticano senza limite d’apparizione: il papa e la gerarchia interverranno su tutto, su temi eticamente sensibili e su altri più legati al quotidiano come…la 194 o il divorzio.
L’uso indiscriminato dei sondaggi sarà un altro protagonista. Sondaggi di tutti i tipi, ogni mattina sempre nuovi e sempre più favorevoli alle parti saranno sventolati in faccia agli incolpevoli elettori in continuazione, senza ritegno.
Gli elettori saranno trasportati dentro uno stadio, la contesa elettorale diventerà un derby. Si troveranno a tifare senza chiedersi del bel gioco (programmi), ma solo di vincere perché la storia solo questo ricorderà. In questo i politici nostrani sono bravissimi, non hanno rivali: l’economia, la sanità, le morti sul lavoro, le liberalizzazioni, la casta…. Alla fine del derby ci ritroveremo a discutere su un rigore non concesso o su un giocatore non schierato, per esaltare la vittoria o giustificare la sconfitta.
In un Paese normale, è un’espressione che non mi piace, il confronto avviene su progetti di governo, su programmi concreti, su cosa si vuol fare per affrontare l’emergenza socio-istituzionale che attanaglia l’Italia. Ma non siamo, purtroppo, un Paese normale, ma un Paese malato che al capezzale ha dei medici incompetenti ma contenti.
No al canone Rai sui computer
Con lettere di sollecito dai toni quasi minatori la Rai dà la caccia ai cittadini che non pagano il canone Tv. Non solo, da un po' di tempo, la missiva comprende una frase in cui si precisa che il canone andrebbe pagato anche per "personal computer, decoder digitali e altri apparecchi multimediali". Questo perché il decreto del 1938 che istituisce il canone (allora solo per la radio) stabiliva che la tassa andava pagata su ogni "apprecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni". I consumatori e il mondo internet si ribellano all'idea di questa tassa assurda. Anche a noi di Repubblica.it, questi metodi sembrano ingiusti e sbagliati. Per questo promuoviamo una raccolta di firme.

Si vede che in RAI non hanno altro da fare che spalare il passato. O forse l'informazione dà fastidio a qualcuno?

L’INFLAZIONE REALE E LA POLITICA

L’ISAT nel presentare l’indice d’inflazione del mese di Gennaio, ha, per la prima volta, parlato di “beni di alta frequenza d’acquisto”. Abbiamo, così, saputo che dal 2002, dall’introduzione dell’euro, l’inflazione percepita dai consumatori è del 4,8. Anche se il dato non è in linea con quelli elaborati dal Codacons e dell’Adoc, rappresenta pur sempre una presa di coscienza dell’Istituto, purché non rimanga solo un dato indicativo, ma sia il primo passo per la modifica sostanziale del cosiddetto “paniere”, che determina l’inflazione sulla quale si costruiscono le leggi finanziarie e si stipulano i contratti di lavoro. I “beni di alta frequenza d’acquisto” riguardano alimentari, tabacchi, carburanti, giornali, trasporti urbani, spese d’assistenza, spese non durevoli per la casa, spese d’affitto e mutuo. Sono, insomma, spese cui una famiglia tipo (media) non può rinunciare e riguardano la sopravvivenza e la vita partecipativa.
Secondo l’Istat, questo gruppo di beni “ha registrato un aumento superiore al tasso medio”, accettando, quindi, quanto le famiglie vanno affermando da tempo: i dati dell’inflazione sono stati sempre superiori ai dati ufficiali rilevati dall’Istat, basati su un “paniere” di beni non legato al quotidiano. Anche la “percezione” di cui parliamo è un dato non concreto perché i dati reali sono quelli toccati da chi ha l’onere della spesa quotidiana, le mamme e i papà che si recano a fare la spesa, quella che poi portano sui tavoli.
Dati più approfonditi ci dicono ancora che i beni di prima necessità, necessari a bambini e anziani, hanno subito rincari molto alti, spesso non giustificati: il pane +12%, la pasta +10%, il latte +8,7% e la frutta +4,8%.
Secondo una nota congiunta di Adusbef e di Federconsumatori, “la situazione è gravissima e gli interventi per arginarla non sono più rinviabili”.
Carlo Pileri, presidente dell’Adoc, denuncia: “E’ da tempo che denunciamo l’aumento eccessivo dei prodotti a maggiore diffusione d’acquisto, rincari che costituiscono uno dei principali motivi del continuo indebolimento dei redditi e delle possibilità di risparmio delle famiglie, nonché del crescente e preoccupante indebitamento…Solo per comprare lo stesso paniere di beni alimentari, oggi si spendono duemila euro in più dall’introduzione dell’euro”.
Carlo Rienzi, presidente del Codacons, invia un esplicito invito ai politici nostrani d’intervenire: “E’ virgola deve essere attaccata alla parola che la precede. una situazione che è sempre più una crisi nazionale, verso la quale i candidati al prossimo governo dovranno prestare la massima attenzione”.
Come è ben evidente il potere d’acquisto delle famiglie con reddito fisso è sempre più eroso da un aumento dei prezzi.
Perché aumentano i prezzi? Chi deve controllare in uno Stato che, quando gli fa comodo, si dice liberista e afferma che non può far nulla? Allora, a cosa serve l’introduzione di mister prezzi?
Sono domande alle quali i politici devono dare risposte chiare e prendere provvedimenti altrettanto chiari, senza nascondersi dietro la favola pilatesca che nel libero mercato lo Stato non può intervenire, né invitare i cittadini a girare per il mercato prima dell’acquisto, di berlusconiana memoria.
E’ ora che i nostri dipendenti si rimbocchino le maniche e si guadagnino lo stipendio, perché una situazione di precarietà e insicurezza, se non contrastata con provvedimenti d’equilibrio, può avere serie ripercussioni sull’ordine pubblico.

22 febbraio 2008

SARA’ UNA CAMPAGNA ELETTORALE MOLTO ASPRA n° 2

Quello, che per semplificazione chiameremo schieramento di centro sinistra, non sta meglio, anche se, proprio perché stava peggio, può dedicarsi maggiormente ad un’opera di ricostruzione che potrebbe erodere il gap iniziale che lo separava dal centro destra, quella coalizione omogenea che oggi non c’è più. Permangono, tuttavia, tensioni che non bisogna sottovalutare.
Non preoccupa l’atteggiamento di De Mita che, pur non disconoscendogli un’intelligenza vicina alla genialità, non ha gradito l’esclusione dalle liste ed è uscito sbattendo la porta, facendo una pessima figura. Sicuramente a qualcuno faranno gola i voti dell’Irpinia e gli avrà offerto un posto al sole. Penso che l’elettore ha gradito l’esclusione di un abitudinario del potere, era ora!
La decisione di Veltroni di non riproporre la stracotta coalizione della finta maggioranza è non solo coraggiosa, ma politicamente corretta e può essere determinante nella corsa alla vittoria.
I partiti arcobaleno coalizzandosi hanno rinunciato alla falce e martello ma restano tutte le condizioni che hanno determinato le continue liti nell’uscente governo. Anche se Mastella di fatto ha determinato la caduta del governo, l’opera di demolizione è stata iniziata da loro, spesso partiti di governo e di opposizione.
Se Di Pierto è stato imbarcato subito nella lista unica del PD e i radicali dopo sofferta contrattazione, non si capisce l’esclusione dei socialisti, di un partito riformista e laico che stava riorganizzandosi per dare un apporto costruttivo al futuro centro sinistra che pare sbilanciato verso tendenze clericalizzanti.
All’interno del PD, infatti, convivono (fino a quando?) tendenze estreme sul modo di concepire il laicismo e i rapporti con una Chiesa sempre più invasiva, pronta a strumentalizzare ogni situazione (Family day, Sapienza…) per imporre la sua concezione unica dell’etica, scandendo a suo modo il tempo del progresso. La Binetti, seguace dell’Opus Dei, e altri come lei, sono fuori posto. Il loro approdo naturale dovrebbe essere l’Udc o la rosa bianca (perché non bianco fiore?) o il pro life di Ferrara. Ma la strategia dell’imam cardinal Ruini prevede presenze cattoliche sparse per esercitare al meglio il controllo sul governo.