Un intero partito, l’Udeur, è stato inquisito: non solo il ministro Mastella e la moglie, presidente del Consiglio della Regione Campania, ma anche il capogruppo, due assessori e il sindaco di Benevento, ventitre in totale, la maggior parte dei quali agli arresti..
La signora Mastella è agli arresti domiciliari, mentre al marito vengono contestate ben sette reati.
Il Ministro, al termine di un accorato e violento, nonché applaudito, intervento, ha dato le dimissioni che il premier Prodi si è premurato di respingere. Sapremo in breve, se “tra l’amore per la famiglia e il potere” sceglierà il primo. Intanto la signora Sandra ha dichiarato che non si dimetterà. Bene, vuol dire che dirigerà in video conferenza il Consiglio regionale!
Se è istintivo stare vicino all’uomo Mastella, è difficile esprimere solidarietà al politico Mastella che ha espresso giudizi inaccettabili, almeno in un Paese che non è il nostro, nei confronti di un’istituzione e di un suo rappresentante in particolare.
Le sue affermazioni, oltre a buttare fango e a delegittimare un’istituzione paritetica, la Costituzione è chiara a tal proposito, rappresentano, assieme agli applausi della “casta” il buio della Repubblica.
Sono dichiarazioni inaccettabili: “…devo prendere atto che …sono stato percepito da frange estremiste come un avversario da contrastare, se non un nemico da abbattere”; vede un “…tiro al bersaglio nei miei confronti, quasi una caccia all’uomo, un’autentica persecuzione”; “un’ingiustizia enorme è la fonte inquinata di un provvedimento perseguito con ostinazione da un procuratore che l’ordinamento giudiziario manda a casa per limiti di mandato e di questo mi addebita la colpa”. E’, inoltre, inqualificabile affermare che lo stesso procuratore “non ravvisa (colpa) nell’esercizio domestico delle sue funzioni per altre vicende che lambiscono i suoi stretti parenti e (quasi una minaccia) delle quali è bene che il CSM e altri (?) si occupino”.
Infine dichiara di dimettersi per riaprire “la questione delle intercettazioni a volte manipolate, a volte estrapolate ad arte…”. Aspettiamoci, quindi, nell’immediato una “moratoria” delle intercettazioni, almeno di quelle che sono invise al potere, a quella casta d’intoccabili che ha steso attorno a se una rete di garanzie legali che spesso ne determina l’impunità.
Ma la cosa più vergognosa è la solidarietà, con alcuni distinguo, bipartisan della casta, l’applauso complice, senza che alcuno di loro conoscesse le motivazioni dei provvedimenti. E’ bastato scagliarsi contro la magistratura.
Vale la pena elencare alcune dichiarazioni a caldo dei nostri intrepidi leaders politici:
- Berlusconi: “E’ successa una cosa di una gravità assoluta”.
- Schifani: “Film che conosciamo già.Con una tempistica più che sospetta la magistratura scende in campo per influenzare l’attività politica e legislativa”.
- Casini: “Siamo all’emergenza democratica: Questa giustizia ad orologeria è frutto non di una causalità ma di una concertazione”.
- Fini: “Una parte della magistratura agisce per ragioni esclusivamente politiche e personali”.
- Fabris: “ Siamo sconcertati e colpiti dalla tempistica”.
- Dini: “A volte la magistratura se la prende con le mogli e io ne so qualcosa…”.
- Mancino (vice presidente del CSM): “Esprimo umana solidarietà a Clemente Mastella e alla moglie e spero che la vicenda giudiziaria si possa chiarire al più presto.
Il ministro Di Pietro si allontana dal coro affermando che “Mastella ha fatto un discorso eversivo. Non può più fare il Guardasigilli se non ritratta quelle dichiarazioni”.
Altri esponenti del centro sinistra hanno espresso perplessità cercando di separare il discorso umano dal politico. Casson parla di “toni da abbassare”; il ministro Chiti butta acqua sul fuoco
perché “Mastella ha parlato di frange di giudici”; Finocchiaro invita a “scacciare il fantasma dello scontro tra politica e magistratura”. Di Lello è più duro in quanto afferma che “L’attacco generalizzato della magistratura ci riporta indietro di molti anni..Mastella si è lasciato andare, è difficile che possa tornare a fare il Guardasigilli”.
Questa squallida vicenda, che presumo essere solo all’inizio, rappresenta lo stato di decadimento delle istituzioni, in primis della politica, i cui esponenti si sentono al di sopra di tutti e di tutto pretendendo di controllare uno dei tre poteri fondanti di ogni democrazia che è la magistratura. Forse per ignoranza, forse per puro calcolo di potere la Repubblica sta vivendo uno dei periodi più oscurantisti della sua breve storia, che potrebbe condurre al disastro.
E’ infine deprimente l’affermazione della signora Mastella secondo cui “ci fanno pagare la nostra battaglia per vedere affermati i principi di moderazione e di tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo. Basta guardare alla vicenda del Papa per capire cosa avviene a noi cattolici”.
Il sasso è lanciato, qualcuno di sicuro lo raccoglierà!
17 gennaio 2008
13 gennaio 2008
LA MORATORIA PER L’ABORTO
Intervistato da Gianni Riotta, Ferrara a TV7 (11/01/08) ha dichiarato che a causa dell’aborto “mancano” 200.000 bambine ovvero, stando al suo appello, sono stati uccise “in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della donna”.
Il direttore del Foglio dimentica di dirci quante donne mancano (e quante sono state rovinate per tutta la vita in cantine fatiscenti da “mammane” improvvisate) e quante bambine sono state uccise dalla fame e dalle malattie nei primi mesi di vita.
In verità dovrebbe, prima di pontificare che “con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere”, spiegare a noi tutti, e alla donne in particolare, proprio per capire, da cosa derivano queste ermetiche e offensive affermazioni.
Ma, sprofondato nella sua poltrona, questo grande e borioso giornalista è abituato ad affermazioni paraboliche giustificate solo da convinzioni personali e come tali spesso soggettive: basta ricordare la campagna mediatica a favore della guerra in Iraq (con sicumera affermava che Saddam era in possesso di armi di sterminio di massa) e della giustezza di esportazione della democrazia o dell’Israele day…
La 194 è stata una legge di civiltà, che ha dato alla donna la dignità di essere umano consapevole, togliendola dal medioevo in cui secoli di violenze fisiche e morali (il direttore legga la letteratura relativa ai divieti della Chiesa Cattolica sul sesso) l’avevano relegata. E’ arrivata, quindi, la consapevolezza dell’essere donna e la maternità voluta e spesso cercata, tanto che, dall’entrata in vigore della 194, il numero degli aborti è drasticamente calato, contraddicendo l’assioma che l’avrebbe voluti in aumento. Ma, si sa, non sempre le speranze diventano realtà!
Il 6 scorso, a commento di un’indagine sul tema della moratoria, Mannheimer scriveva quanto segue sul “Corriere”: Sul piano dei principi v’è nel nostro Paese, in tutte le componenti sociali, politiche, religiose, un atteggiamento maggioritario favorevole all’aborto” e “il 57% degli italiani reputa opportuno lasciare la legge sull’aborto com’è ora”. E riguardo ai cattolici praticanti “la maggioranza relativa, il 45%, opta per mantenere lo status quo”.
Gli Italiani, molto spesso dimostrano di essere più avanti di molti uomini di cultura che, animati da spirito di onnipotenza, dimenticano di scendere tra i “miseri” cittadini che, nel bene e nel male, vivono la quotidianità con umiltà.
Il direttore del Foglio dimentica di dirci quante donne mancano (e quante sono state rovinate per tutta la vita in cantine fatiscenti da “mammane” improvvisate) e quante bambine sono state uccise dalla fame e dalle malattie nei primi mesi di vita.
In verità dovrebbe, prima di pontificare che “con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere”, spiegare a noi tutti, e alla donne in particolare, proprio per capire, da cosa derivano queste ermetiche e offensive affermazioni.
Ma, sprofondato nella sua poltrona, questo grande e borioso giornalista è abituato ad affermazioni paraboliche giustificate solo da convinzioni personali e come tali spesso soggettive: basta ricordare la campagna mediatica a favore della guerra in Iraq (con sicumera affermava che Saddam era in possesso di armi di sterminio di massa) e della giustezza di esportazione della democrazia o dell’Israele day…
La 194 è stata una legge di civiltà, che ha dato alla donna la dignità di essere umano consapevole, togliendola dal medioevo in cui secoli di violenze fisiche e morali (il direttore legga la letteratura relativa ai divieti della Chiesa Cattolica sul sesso) l’avevano relegata. E’ arrivata, quindi, la consapevolezza dell’essere donna e la maternità voluta e spesso cercata, tanto che, dall’entrata in vigore della 194, il numero degli aborti è drasticamente calato, contraddicendo l’assioma che l’avrebbe voluti in aumento. Ma, si sa, non sempre le speranze diventano realtà!
Il 6 scorso, a commento di un’indagine sul tema della moratoria, Mannheimer scriveva quanto segue sul “Corriere”: Sul piano dei principi v’è nel nostro Paese, in tutte le componenti sociali, politiche, religiose, un atteggiamento maggioritario favorevole all’aborto” e “il 57% degli italiani reputa opportuno lasciare la legge sull’aborto com’è ora”. E riguardo ai cattolici praticanti “la maggioranza relativa, il 45%, opta per mantenere lo status quo”.
Gli Italiani, molto spesso dimostrano di essere più avanti di molti uomini di cultura che, animati da spirito di onnipotenza, dimenticano di scendere tra i “miseri” cittadini che, nel bene e nel male, vivono la quotidianità con umiltà.
10 gennaio 2008
DE GENNARO FARA’ QUELLO CHE I POITICI DOVEVANO
Finalmente sappiamo i nomi dei colpevoli del dramma campano. Semplice, anzi semplicissimo: sono i cittadini. Quelli che si sono ammalati di tumore, quelli che respirano diossina, quelli che mangiano prodotti diossinati (!), sono i bambini di Pianura e di Campagna, di Napoli e di Acerra, di Caserta e di Montecorvino che stanno in casa perché le scuole sono chiuse, sono gli anziani con problemi respiratori… Sono i campani insensibili che, nonostante l’emergenza, continuano a produrre rifiuti, sono i campani che da anni vedono alternarsi commissari straordinari coadiuvati da molti sub-commissari inefficienti e cialtroni, sono i campani che hanno rieletto Jervolino sindaco di Napoli e Bassolino presidente della regione, sono i campani che non si fidano più delle promesse, sono i campani che non vogliono più sul loro martoriato territorio spazzatura nociva, che vogliono discariche che non inquinano le falde e i terreni circostanti, sono i campani che non vogliono trovare diossina nei prodotti alimentari.
Sono i campani che vogliono conoscere i…correi…quelli che hanno ridotto il territorio una discarica ininterrotta, quelli che si sono arricchiti sulla loro salute.
Ma, statene certi, il dr De Gennaro già comandante della polizia (si dice inquisito per i fatti di Genova del 2001) e capo gabinetto del ministero degli interni saprà sicuramente ripristinare l’ordine pubblico, far sparire la spazzatura e, data la sua capacità investigativa e d’azione, eliminare la camorra o diminuirne i condizionamenti. Ridare, insomma, serenità e infondere fiducia nei cittadini!
Mentre il territorio campano veniva sempre più violentato che cosa facevano nei loro palazzi il sindaco di Napoli e suoi colleghi della regione, cosa faceva il presidente della Regione Bassolino? Non sentivano la puzza? O si erano già abituati? Cosa facevano i commissari del governo e i sub- commissari sicuramente in quota partiti?
E il governo perché ha aspettato così tanto prima d’intervenire. Se mai si troveranno i colpevoli (ma quando mai!) avremo la certezza della pena?
A queste domande i cittadini, non solo campani, vogliono che si risponda in maniera esaustiva.
Sono i campani che vogliono conoscere i…correi…quelli che hanno ridotto il territorio una discarica ininterrotta, quelli che si sono arricchiti sulla loro salute.
Ma, statene certi, il dr De Gennaro già comandante della polizia (si dice inquisito per i fatti di Genova del 2001) e capo gabinetto del ministero degli interni saprà sicuramente ripristinare l’ordine pubblico, far sparire la spazzatura e, data la sua capacità investigativa e d’azione, eliminare la camorra o diminuirne i condizionamenti. Ridare, insomma, serenità e infondere fiducia nei cittadini!
Mentre il territorio campano veniva sempre più violentato che cosa facevano nei loro palazzi il sindaco di Napoli e suoi colleghi della regione, cosa faceva il presidente della Regione Bassolino? Non sentivano la puzza? O si erano già abituati? Cosa facevano i commissari del governo e i sub- commissari sicuramente in quota partiti?
E il governo perché ha aspettato così tanto prima d’intervenire. Se mai si troveranno i colpevoli (ma quando mai!) avremo la certezza della pena?
A queste domande i cittadini, non solo campani, vogliono che si risponda in maniera esaustiva.
07 gennaio 2008
IL CAROPETROLIO E L’ITALIA
Dovremmo essere molto soddisfatti poiché un altro record è stato superato: il barile è oltre i cento dollari e, come afferma Chakib Khelil, presidente dell’OPEC, il prezzo del greggio rimarrà alto per i prossimi tre mesi.
I petrolieri nostrani gongolano, il governo si sfrega le mani, i commercianti ringraziano…i comuni mortali, cittadini a stipendio fisso e pensionati, si apprestano a fare un altro buco alla cintura, ovviamente per stringerla ancora.
Il nostro Presidente del Consiglio afferma che “dobbiamo capire che dobbiamo alleviare il peso per il consumatore”; ma subito dopo aggiunge che “non è con una politica fiscale sul singolo prodotto che lo si può fare, perché dobbiamo avere una politica di serio risparmio dell’energia”; e, infine, coinvolge l’Europa affermando che “dobbiamo avere finalmente una politica europea in questo campo”.
Si capisce, quindi, che le accise non diminuiranno, i petrolieri continueranno ad aumentare i prezzi e i profitti, seguiti a ruota dai “padroncini”, dai gestori della catena alimentare, dai commercianti. Insomma da tutte le categorie produttive e commerciali, sempre pronte ad approfittare anche di un leggero piovasco, figuriamoci quando c’è di mezzo il petrolio. Anche Prodi n’approfitta per incamerare un altro…tesoretto.
Non si capisce perché non si può alleviare” il peso per il consumatore” intervenendo su un singolo prodotto, quando sono stati tanti i singoli prodotti il cui incremento di prezzo è stato giustificato con l’allineamento all’Europa. E’ un mistero
Mistero è anche “la politica di serio risparmio energetico” che bisogna avere. Giusto, da applauso. Ma dov’è? Oltre ai gassificatori, a Putin piacendo, c’è solo il buio.
Anche l’Europa brancola nel buio ed è giusto un suo coinvolgimento. Ma oggi il richiamo ad una politica energetica europea suona più come un calcio al nostro problema che una chiara volontà di affrontarlo.
Nel 2004, non un decennio fa, il barile costava 50 dollari. Da allora, cause spesso momentanee, una possibile guerra, una rivolta destabilizzante o un guasto ad un pozzo, portavano ad un aumento, poi definitivo non tanto e non sempre del barile, quanto del prodotto finito.
I consumatori su questo fenomeno non hanno mai avuto una risposta chiara: i governi di centro destra o di centro sinistra non hanno mai avuto il coraggio d’intervenire. Solo grida manzoniane.
Quest’ultimo rincaro del barile viene spiegato con le tensioni politiche in Pakistan, la violenza in Nigeria, le intoccabili riserve USA, la forte domanda di India e di Cina e perfino la chiusura dei porti messicani per il cattivo tempo. E Prodi, quando parla di speculazioni ha verosimilmente ragione.
Ma le colpe dell’Europa e dell’Italia in particolare sono molto gravi in quanto non hanno approfondito lo sfruttamento di altre fonti di energia, specie nel campo dei trasporti, considerando l’alto numero di auto in circolazione e che gli scambi commerciali avvengono in massima parte su gomma.
E’ vero, altresì, che le compagnie più potenti al mondo, quelle con bilanci tali che possono determinare la politica di tanti stati, compresi gli USA, sono americane e non hanno mai gradito nessuno sviluppo positivo nel campo dell’energia. Monopolio assoluto e…guai ai vinti!
Per non parlare poi, ma è solo l’opinione di uno a digiuno di politica economica, della convenienza per gli USA, vista la differenza del cambio dollaro euro, che il prezzo del barile salga sempre di più..
Il momento dell’attesa è ormai finito, bisogna dare soluzione al problema, non dimenticarlo e farsi ritrovare ancora una volta impreparati. Se ciò accadesse, se i politici….sarebbe un miracolo!
I petrolieri nostrani gongolano, il governo si sfrega le mani, i commercianti ringraziano…i comuni mortali, cittadini a stipendio fisso e pensionati, si apprestano a fare un altro buco alla cintura, ovviamente per stringerla ancora.
Il nostro Presidente del Consiglio afferma che “dobbiamo capire che dobbiamo alleviare il peso per il consumatore”; ma subito dopo aggiunge che “non è con una politica fiscale sul singolo prodotto che lo si può fare, perché dobbiamo avere una politica di serio risparmio dell’energia”; e, infine, coinvolge l’Europa affermando che “dobbiamo avere finalmente una politica europea in questo campo”.
Si capisce, quindi, che le accise non diminuiranno, i petrolieri continueranno ad aumentare i prezzi e i profitti, seguiti a ruota dai “padroncini”, dai gestori della catena alimentare, dai commercianti. Insomma da tutte le categorie produttive e commerciali, sempre pronte ad approfittare anche di un leggero piovasco, figuriamoci quando c’è di mezzo il petrolio. Anche Prodi n’approfitta per incamerare un altro…tesoretto.
Non si capisce perché non si può alleviare” il peso per il consumatore” intervenendo su un singolo prodotto, quando sono stati tanti i singoli prodotti il cui incremento di prezzo è stato giustificato con l’allineamento all’Europa. E’ un mistero
Mistero è anche “la politica di serio risparmio energetico” che bisogna avere. Giusto, da applauso. Ma dov’è? Oltre ai gassificatori, a Putin piacendo, c’è solo il buio.
Anche l’Europa brancola nel buio ed è giusto un suo coinvolgimento. Ma oggi il richiamo ad una politica energetica europea suona più come un calcio al nostro problema che una chiara volontà di affrontarlo.
Nel 2004, non un decennio fa, il barile costava 50 dollari. Da allora, cause spesso momentanee, una possibile guerra, una rivolta destabilizzante o un guasto ad un pozzo, portavano ad un aumento, poi definitivo non tanto e non sempre del barile, quanto del prodotto finito.
I consumatori su questo fenomeno non hanno mai avuto una risposta chiara: i governi di centro destra o di centro sinistra non hanno mai avuto il coraggio d’intervenire. Solo grida manzoniane.
Quest’ultimo rincaro del barile viene spiegato con le tensioni politiche in Pakistan, la violenza in Nigeria, le intoccabili riserve USA, la forte domanda di India e di Cina e perfino la chiusura dei porti messicani per il cattivo tempo. E Prodi, quando parla di speculazioni ha verosimilmente ragione.
Ma le colpe dell’Europa e dell’Italia in particolare sono molto gravi in quanto non hanno approfondito lo sfruttamento di altre fonti di energia, specie nel campo dei trasporti, considerando l’alto numero di auto in circolazione e che gli scambi commerciali avvengono in massima parte su gomma.
E’ vero, altresì, che le compagnie più potenti al mondo, quelle con bilanci tali che possono determinare la politica di tanti stati, compresi gli USA, sono americane e non hanno mai gradito nessuno sviluppo positivo nel campo dell’energia. Monopolio assoluto e…guai ai vinti!
Per non parlare poi, ma è solo l’opinione di uno a digiuno di politica economica, della convenienza per gli USA, vista la differenza del cambio dollaro euro, che il prezzo del barile salga sempre di più..
Il momento dell’attesa è ormai finito, bisogna dare soluzione al problema, non dimenticarlo e farsi ritrovare ancora una volta impreparati. Se ciò accadesse, se i politici….sarebbe un miracolo!
04 gennaio 2008
LA “MONNEZZA”…e le stelle stanno a guardare
Il titolo del celebre romanzo di Cronin mal si adatta al dramma ecologico della Regione Campania. Non si può parlare di stelle, men che meno splendenti, ma almeno il numero dei protagonisti, quelli che oggi si distinguono per la loquacità eccessiva, è identico: tre protagonisti tre, il sindaco di Napoli (dal 2001, al secondo mandato) Rosa Russo Jervolino, il presidente della Regione Campania (dal 2000 e al secondo mandato, già sindaco di Napoli dal 1993 al 2000, già commissario straordinario dal 2000 al 2004) Antonio Bassolino e il Prefetto di Napoli Alessandro Pansa il quale dal 7 Luglio al 31 Dicembre 2007 ha svolto la funzione di commissario per l’emergenza rifiuti.
Ognuno esprime alla stampa le proprie certezze lasciando ad altri (a chi?) le responsabilità. Loro che hanno ricoperto e ricoprono i più alti incarichi istituzionali locali. Mostrano per intero la loro incapacità ad agire e a governare poiché ancora non hanno capito che è giunto il tempo di decidere, è improcrastinabile: la Campania è come un malato terminale che spera nel miracolo della scienza ma bisogna fare in fretta.
Le dichiarazioni dimostrano che la malattia sarà lunga e i medici saranno sempre gli stessi.
Alessandro Pansa: “Abbiamo riaperto Pianura senza incidenti anche se alcuni avrebbero voluto o scontro (…) C’è mancanza di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, a causa di anni d’inganni, soprusi e insoddisfazioni. Quando non funziona la mediazione politica, le difficoltà aumentano”.
Rosa Russo Jervolino: “Sono preoccupata. Non è giusto che continuino a pagare i più deboli. Hanno avuto la discarica lì per 40 anni (…). Sono stati spesi due miliardi, ma chi li ha visti? La responsabilità degli sprechi è dei vari commissari che si sono succeduti in questi anni. Pansa ha avuto da noi, tutti gli aiuti possibili (…). Ma ora si torna ad infierire su una zona che ha già sofferto. Resto contraria a questa scelta. Ma il Consiglio comunale è un pezzo di Stato e io non organizzo la rivoluzione. Però ho sentito da Pansa dichiarazioni incomprensibili sul fatto che qualcuno si sarebbe augurato degli scontri a Pianura. Come si permette di dirlo? (…) Sono dichiarazioni da fine del mondo per un prefetto della Repubblica… La discarica è aperta? Bene, voglio sapere come la si utilizza, per quanto tempo, con quali garanzie per la popolazione”.
Antonio Bassolino: “ La nuova fase di crisi, scriveva qualche giorno addietro, è il risultato del perdurare dei particolarismi. (…) come Regione lavoriamo al fianco del commissariato”, e giudichiamo la riapertura della discarica di Pianura, “un passo fondamentale, anche se doloroso”.
Ognuno tragga le conclusioni che ritiene opportune. Ma il decadimento culturale e politico è chiaro.
Sembrava che le tre scimmiotte fossero prerogative siciliane, ma tutto il mondo è paese e i nostri politici fanno presto a adeguarsi.
E’ facile chiedere le dimissioni, è più difficile chiedere conto e ragione del crimine ambientale.
Ognuno esprime alla stampa le proprie certezze lasciando ad altri (a chi?) le responsabilità. Loro che hanno ricoperto e ricoprono i più alti incarichi istituzionali locali. Mostrano per intero la loro incapacità ad agire e a governare poiché ancora non hanno capito che è giunto il tempo di decidere, è improcrastinabile: la Campania è come un malato terminale che spera nel miracolo della scienza ma bisogna fare in fretta.
Le dichiarazioni dimostrano che la malattia sarà lunga e i medici saranno sempre gli stessi.
Alessandro Pansa: “Abbiamo riaperto Pianura senza incidenti anche se alcuni avrebbero voluto o scontro (…) C’è mancanza di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, a causa di anni d’inganni, soprusi e insoddisfazioni. Quando non funziona la mediazione politica, le difficoltà aumentano”.
Rosa Russo Jervolino: “Sono preoccupata. Non è giusto che continuino a pagare i più deboli. Hanno avuto la discarica lì per 40 anni (…). Sono stati spesi due miliardi, ma chi li ha visti? La responsabilità degli sprechi è dei vari commissari che si sono succeduti in questi anni. Pansa ha avuto da noi, tutti gli aiuti possibili (…). Ma ora si torna ad infierire su una zona che ha già sofferto. Resto contraria a questa scelta. Ma il Consiglio comunale è un pezzo di Stato e io non organizzo la rivoluzione. Però ho sentito da Pansa dichiarazioni incomprensibili sul fatto che qualcuno si sarebbe augurato degli scontri a Pianura. Come si permette di dirlo? (…) Sono dichiarazioni da fine del mondo per un prefetto della Repubblica… La discarica è aperta? Bene, voglio sapere come la si utilizza, per quanto tempo, con quali garanzie per la popolazione”.
Antonio Bassolino: “ La nuova fase di crisi, scriveva qualche giorno addietro, è il risultato del perdurare dei particolarismi. (…) come Regione lavoriamo al fianco del commissariato”, e giudichiamo la riapertura della discarica di Pianura, “un passo fondamentale, anche se doloroso”.
Ognuno tragga le conclusioni che ritiene opportune. Ma il decadimento culturale e politico è chiaro.
Sembrava che le tre scimmiotte fossero prerogative siciliane, ma tutto il mondo è paese e i nostri politici fanno presto a adeguarsi.
E’ facile chiedere le dimissioni, è più difficile chiedere conto e ragione del crimine ambientale.
03 gennaio 2008
LA “MONNEZZA”IN CAMPANIA, UNA EMERGENZA INFINITA
I rifiuti in Campania ormai fanno parte del paesaggio, anzi sono il paesaggio, altro che Vesuvio.
L’inizio della storia si perde nel sonno della Repubblica. E’ stato il Presidente del Consiglio Ciampi a nominare il prefetto di Napoli (ordinanza dell’11 Febbraio 1994), primo commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania. Da allora niente sembra sia cambiato, nonostante siano stati sprecati, come ci dice Sergio Rizzo, ben 2 miliardi di euro. L’emergenza è diventata fisiologica e i rischi per la salute sono elevatissimi dato l’odierno disastro ambientale (la diossina è ormai entrata nella catena alimentare). Di termovalorizzatori o d’impianti di smaltimento moderni e innocui per l’ambiente nemmeno l’ombra.
Ma di chi è la colpa di tale disastro? Come al solito è difficile provare
Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli dal 2001, dopo aver considerata chiusa l’emergenza a Napoli (20 Maggio 2007), inaugura così l’anno: “Sull’emergenza il Comuine di Napoli non ha alcuna responsabilità e nessuna competenza. Spetta al commissario di governo trovare le soluzioni”.
Antonio Bassolino (presidente della Regione Campania dal 2000, sindaco di Napoli dal 1993 al 2000, commissario straordinario emergenza rifiuti dal 2000 al 2004) nel 2005 dichiara: “Quando sono arrivato in Regione il piano rifiuti c’era già. A decidere non sono stato io (ma, allora, perché era stato nominato commissario, meglio, perché ha accettato l’incarico?). Tutte le scelte più importanti erano state già fatte”. Oggi, è stato rinviato a giudizio perché, afferma il procuratore Giovandomenico Lepore, “se fosse intervenuto quando doveva farlo, l’emergenza rifiuti non sarebbe arrivata al punto in cui è ora”. Sono indagati anche i dirigenti della Impresilo, Piergiorgio e Paolo Romiti, il vicecommissario Raffaele Vanoli e il subcommissario Giulio Facchi.
In Italia nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, ma la giustizia è così lenta che i processi verso i presunti colpevoli difficilmente si concludono o si protraggono fino alle calende greche.
Ah, se il signor Ministro della Giustizia, abbreviasse i tempi di giudizio con un’adeguata riforma!
La cosa strana e per qualche verso paradossale (l’attuale prefetto di Napoli è stato commissario straordinario) è che è iniziato il solito gioco a nascondino: ognuno nasconde le proprie responsabilità e le passa ad altri. Hanno giocato con la salute dei cittadini, compromettendo l’ambiente e macchiandosi del delitto più efferato perché colpisce in maniera indiscriminata tutti e in maniera subdola.
Camorra, politica, finanza…il solito triangolo o cerchio che sia.
E’ possibile che non si riesce a conoscere i colpevoli? Ma se nessuno è colpevole, come sono stati utilizzati i due miliardi? Se i commissari che si sono avvicendati hanno agito secondo legge e secondo coscienza, la colpa, allora, è dei campani che li hanno boicottati…che provano piacere a farsi del male…che godono a stare in mezzo alla “mondezza”…
Se ogni effetto dipende da una causa, e il disastro ambientale (effetto) è davanti agli occhi di noi tutti, la causa dovrebbe essere chiara anch’essa, o no?
A queste domande il cittadino vorrebbe risposte certe e immediate…cari politici.
L’inizio della storia si perde nel sonno della Repubblica. E’ stato il Presidente del Consiglio Ciampi a nominare il prefetto di Napoli (ordinanza dell’11 Febbraio 1994), primo commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania. Da allora niente sembra sia cambiato, nonostante siano stati sprecati, come ci dice Sergio Rizzo, ben 2 miliardi di euro. L’emergenza è diventata fisiologica e i rischi per la salute sono elevatissimi dato l’odierno disastro ambientale (la diossina è ormai entrata nella catena alimentare). Di termovalorizzatori o d’impianti di smaltimento moderni e innocui per l’ambiente nemmeno l’ombra.
Ma di chi è la colpa di tale disastro? Come al solito è difficile provare
Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli dal 2001, dopo aver considerata chiusa l’emergenza a Napoli (20 Maggio 2007), inaugura così l’anno: “Sull’emergenza il Comuine di Napoli non ha alcuna responsabilità e nessuna competenza. Spetta al commissario di governo trovare le soluzioni”.
Antonio Bassolino (presidente della Regione Campania dal 2000, sindaco di Napoli dal 1993 al 2000, commissario straordinario emergenza rifiuti dal 2000 al 2004) nel 2005 dichiara: “Quando sono arrivato in Regione il piano rifiuti c’era già. A decidere non sono stato io (ma, allora, perché era stato nominato commissario, meglio, perché ha accettato l’incarico?). Tutte le scelte più importanti erano state già fatte”. Oggi, è stato rinviato a giudizio perché, afferma il procuratore Giovandomenico Lepore, “se fosse intervenuto quando doveva farlo, l’emergenza rifiuti non sarebbe arrivata al punto in cui è ora”. Sono indagati anche i dirigenti della Impresilo, Piergiorgio e Paolo Romiti, il vicecommissario Raffaele Vanoli e il subcommissario Giulio Facchi.
In Italia nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, ma la giustizia è così lenta che i processi verso i presunti colpevoli difficilmente si concludono o si protraggono fino alle calende greche.
Ah, se il signor Ministro della Giustizia, abbreviasse i tempi di giudizio con un’adeguata riforma!
La cosa strana e per qualche verso paradossale (l’attuale prefetto di Napoli è stato commissario straordinario) è che è iniziato il solito gioco a nascondino: ognuno nasconde le proprie responsabilità e le passa ad altri. Hanno giocato con la salute dei cittadini, compromettendo l’ambiente e macchiandosi del delitto più efferato perché colpisce in maniera indiscriminata tutti e in maniera subdola.
Camorra, politica, finanza…il solito triangolo o cerchio che sia.
E’ possibile che non si riesce a conoscere i colpevoli? Ma se nessuno è colpevole, come sono stati utilizzati i due miliardi? Se i commissari che si sono avvicendati hanno agito secondo legge e secondo coscienza, la colpa, allora, è dei campani che li hanno boicottati…che provano piacere a farsi del male…che godono a stare in mezzo alla “mondezza”…
Se ogni effetto dipende da una causa, e il disastro ambientale (effetto) è davanti agli occhi di noi tutti, la causa dovrebbe essere chiara anch’essa, o no?
A queste domande il cittadino vorrebbe risposte certe e immediate…cari politici.
26 dicembre 2007
SI HA NOTIZIA CHE…
Si ha notizia che i manager pubblici devolveranno in beneficenza la parte del loro compenso eccedente il tetto, previsto nella legge finanziaria prima che fosse tagliata dalla Camera.
Si costruiranno scuole nei Paesi poveri dell’Africa.
Le aziende con fondi neri nei paradisi fiscali, poiché a Natale siamo tutti più buoni e consapevoli, creeranno con gli stessi un Fondo Monetario Internazionale, in alternativa a quello esistente, e presteranno capitali a interessi zero ai Paesi del Terzo mondo.
La Chiesa, per l’amore e la solidarietà insite nella sua predicazione, il suo farsi prossimo, a partire da subito, rinuncerà all’otto per mille investendo in ospedali e in ricerca nei paesi più poveri della Terra, mandando preti e vescovi, poveri tra i poveri, ad alleviare sofferenze e disagi.
I politici, oltre ai numerosi privilegi, taglieranno le spese clientelari e andranno in giro senza scorta, restituendo al loro ruolo originario il personale, e rinunceranno definitivamente al 50% dei loro emolumenti che saranno utilizzati per la riduzione del debito pubblico che hanno contribuito a determianre sfatando così il mito della “casta”.
“Non ci posso credere”, pensavo tra me. Eppure il TG ne sta illustrando i dettagli.
Non posso credere alle mie orecchie…alle pareole si sovrappone una musica lontana sempre più invadente e vicina…
La radiosveglia mi porta alla realtà di ogni giorno…ma il sogno è stato bellissimo…grazie.
Si costruiranno scuole nei Paesi poveri dell’Africa.
Le aziende con fondi neri nei paradisi fiscali, poiché a Natale siamo tutti più buoni e consapevoli, creeranno con gli stessi un Fondo Monetario Internazionale, in alternativa a quello esistente, e presteranno capitali a interessi zero ai Paesi del Terzo mondo.
La Chiesa, per l’amore e la solidarietà insite nella sua predicazione, il suo farsi prossimo, a partire da subito, rinuncerà all’otto per mille investendo in ospedali e in ricerca nei paesi più poveri della Terra, mandando preti e vescovi, poveri tra i poveri, ad alleviare sofferenze e disagi.
I politici, oltre ai numerosi privilegi, taglieranno le spese clientelari e andranno in giro senza scorta, restituendo al loro ruolo originario il personale, e rinunceranno definitivamente al 50% dei loro emolumenti che saranno utilizzati per la riduzione del debito pubblico che hanno contribuito a determianre sfatando così il mito della “casta”.
“Non ci posso credere”, pensavo tra me. Eppure il TG ne sta illustrando i dettagli.
Non posso credere alle mie orecchie…alle pareole si sovrappone una musica lontana sempre più invadente e vicina…
La radiosveglia mi porta alla realtà di ogni giorno…ma il sogno è stato bellissimo…grazie.
25 dicembre 2007
PAROLE AL VENTO DI UN PAROLAIO
Il parolaio rosso, come lo chiama Pansa, nella conferenza di fine anno, sputa sentenze e proposte pregne di qualunquismo e di demagogia e lancia un duro monito sulle intercettazioni.
Non vanno rese pubbliche perché “è una violazione dei diritti (perfetta sintonia col Cavaliere che li definisce un crimine) individuali del cittadino e della persona (appassionata difesa della “casta” e commovente solidarietà). Sono tutte cattive (se tutti siamo corruttori, nessuno va in galera). Ciò che emerge …non deve essere usato per colpire qualcuno (giusto! Specialmente se cittadini di comprovata moralità, assolti per decorrenza dei termini…), e guai al loro uso politico che va bandito (la ciliegina sulla torta! I politici, nell’esercizio delle proprie funzioni, sempre più allargate e improprie, devono essere intoccabili…non censurabili)”.
Quando il politico, di qualunque colore, finisce sui giornali che rendono note le sue malefatte attraverso pubblicazioni integrali delle sue telefonate, tutti fanno quadrato (domani potrebbe toccare a loro…Dio salvi il re!) e Bertinotti, la terza carica dello Stato, con le mirate esternazioni rappresenta uno dei lati forti.
E’, comunque, paradossale parlare dei diritti individuali del cittadino, quando gli stessi parlamentari continuamente li calpestano, dimostrando che contano solo i loro diritti, consolidati da apposite leggi che loro stessi votano. Ma parlare e ancora parlare, fa chic!
E ammette che dalla vicenda BER – RAI , emergono (bontà sua!) “forti elementi di degrado del costume (affermazione assai generica, considerando che esistono nomi e cognomi…un colpo alla botte e una al cerchio!)”. Siamo fatti proprio così perché “il trasformismo è parte della storia italiana (come dire:siamo figli dei nostri cattivi padri, non abbiamo colpa alcuna)… interrotto dalla nascita dei partiti di massa (se l’equazione fosse vera la nascitra di F.I. avrebbe dovuto portare una maggiore etica nella politica italiansa, ma così non è stato. Inoltre, siccome Rifondazione non è un grande partito di massa, Bertinotti dovrebbe agire di conseguenza).
Sinceramente, dal presidente Bertinotti mi aspettavo di più e meglio, ma si vede che il suo più grande pregio è quello di saper usare la bocca, salvo quando attacca, nonostante il ruolo super partes fortemente voluto, il governo di cui il suo partito è parte integrante.
Forse non riesce a dividere il ruolo istituzionale dal malcelato leaderismo di uomo di parte. Forse non si rende conto che se tutti tirano la corda questa prima o dopo si spezza e le parole poi serviranno a poco. Forse, nonostante la sua cultura profonda e salottiera e il suo passato di sindacalista, non è in grado di capire dove sta andando il Paese.
L’onorevole Bertinotti deve scegliere tra lo stare al governo e avere le mani legate perché parte di una coalizione o lasciare il governo e avere le mani libere e lavorare per l’orticello di Rifondazione. Ma prima deve verificare ciò che è bene oggi per il Paese che, per quanto afferma, mostra di conoscere: “non si può negare che c’è una crisi paralizante che riguarda l’intero sistema politico istituzionale” e “se non si fanno le riforme rischiamo una deriva drammatica in cui non si salva nessuno”e, cosa grave, “ senza riforme si limita la maggioranza e si penalizza l’opposizione”.
Tutto vero. E allora? Interrompa il flert con le parole e faccia parlare i fatti con proposte vere, semplici e incisive. Non la luna, ma la semplicità del contadino che della sua terra conosce tutto.
Non vanno rese pubbliche perché “è una violazione dei diritti (perfetta sintonia col Cavaliere che li definisce un crimine) individuali del cittadino e della persona (appassionata difesa della “casta” e commovente solidarietà). Sono tutte cattive (se tutti siamo corruttori, nessuno va in galera). Ciò che emerge …non deve essere usato per colpire qualcuno (giusto! Specialmente se cittadini di comprovata moralità, assolti per decorrenza dei termini…), e guai al loro uso politico che va bandito (la ciliegina sulla torta! I politici, nell’esercizio delle proprie funzioni, sempre più allargate e improprie, devono essere intoccabili…non censurabili)”.
Quando il politico, di qualunque colore, finisce sui giornali che rendono note le sue malefatte attraverso pubblicazioni integrali delle sue telefonate, tutti fanno quadrato (domani potrebbe toccare a loro…Dio salvi il re!) e Bertinotti, la terza carica dello Stato, con le mirate esternazioni rappresenta uno dei lati forti.
E’, comunque, paradossale parlare dei diritti individuali del cittadino, quando gli stessi parlamentari continuamente li calpestano, dimostrando che contano solo i loro diritti, consolidati da apposite leggi che loro stessi votano. Ma parlare e ancora parlare, fa chic!
E ammette che dalla vicenda BER – RAI , emergono (bontà sua!) “forti elementi di degrado del costume (affermazione assai generica, considerando che esistono nomi e cognomi…un colpo alla botte e una al cerchio!)”. Siamo fatti proprio così perché “il trasformismo è parte della storia italiana (come dire:siamo figli dei nostri cattivi padri, non abbiamo colpa alcuna)… interrotto dalla nascita dei partiti di massa (se l’equazione fosse vera la nascitra di F.I. avrebbe dovuto portare una maggiore etica nella politica italiansa, ma così non è stato. Inoltre, siccome Rifondazione non è un grande partito di massa, Bertinotti dovrebbe agire di conseguenza).
Sinceramente, dal presidente Bertinotti mi aspettavo di più e meglio, ma si vede che il suo più grande pregio è quello di saper usare la bocca, salvo quando attacca, nonostante il ruolo super partes fortemente voluto, il governo di cui il suo partito è parte integrante.
Forse non riesce a dividere il ruolo istituzionale dal malcelato leaderismo di uomo di parte. Forse non si rende conto che se tutti tirano la corda questa prima o dopo si spezza e le parole poi serviranno a poco. Forse, nonostante la sua cultura profonda e salottiera e il suo passato di sindacalista, non è in grado di capire dove sta andando il Paese.
L’onorevole Bertinotti deve scegliere tra lo stare al governo e avere le mani legate perché parte di una coalizione o lasciare il governo e avere le mani libere e lavorare per l’orticello di Rifondazione. Ma prima deve verificare ciò che è bene oggi per il Paese che, per quanto afferma, mostra di conoscere: “non si può negare che c’è una crisi paralizante che riguarda l’intero sistema politico istituzionale” e “se non si fanno le riforme rischiamo una deriva drammatica in cui non si salva nessuno”e, cosa grave, “ senza riforme si limita la maggioranza e si penalizza l’opposizione”.
Tutto vero. E allora? Interrompa il flert con le parole e faccia parlare i fatti con proposte vere, semplici e incisive. Non la luna, ma la semplicità del contadino che della sua terra conosce tutto.
22 dicembre 2007
INTERCCETTAZIONI E PRIVACY: UN IMBROGLIO
Non si parla d’altro che delle intercettazioni Saccà – Berlusconi. Come da copione, in un’Italia da farsa, i politici, l’informazione si schierano, ognuno a fianco della propria parte, si tifa e la confusione, appositamente voluta, regna sovrana.
La parola d’ordine di padroni e servi è una sola, usata e abusata, privacy (dal dizionario Garzanti: nella vita di una persona, la dimensione più privata, che essa ha diritto di salvaguardare…intimità).
A me viene difficile, nonostante la definizione, vedere un minimo di privacy da salvaguardare nella conversazione telefonica tra il capo e il suo cortigiano.
Quello che emerge è l’arrogante uso privatistico delle istituzioni in barba a qualsiasi norma di convivenza civile e democratica. Nella fattispecie ricordiamo le raccomandazioni e la caduta del governo a queste legata: poca cosa per un leader che ha dato sempre l’impressione di considerare l’”azienda Italia”, come la chiamava, la sua azienda, il conflitto d’interesse inesistente, inventato dall’invidia della sinistra e il parlamento un supermercato dove fare acquisti.
La reazione dell’onorevole è stata violenta, incontrollata (“quello che sta succedendo ha mille risvolti che fanno a pugni con la libertà, la democrazia e il buon gusto” – senti chi parla!) e astiosa (“Se vogliomo incomincio a tira fuori gli elenchi”)
Non mi soffermo sulle espressioni colorite (“…in Rai si lavora soltanto se ti prostituisci oppure se sei di sinistra”, “non c’è nessuno che non sia raccomandato…”) su un mondo che egli stesso ha contribuito a creare, che si è diffuso nelle istituzioni con le famose leggi “vergogna” .
Ma l’espressione più singolare e patetica assieme riguarda l’appello al popolo : “Mi rivolgo ai cittadini italiani. Se… non ne potete più… di certo sostegno che la magistratura dà a questo governo, entrando con violenza nella vita dei cittadini…votare tutti per chi difende la libertà da sempre”.
Nella richiesta d’aiuto ai cittadini, ancora una volta come perseguitato, emerge la sua concezione populista della politica, che non si fa problema di delegittimare un’istituzione fondamentale dello stato democratico che è la magistratura, tanto da affermare che la sua prima legge s’interesserà delle intercettazioni “con la possibilità per questi signori della pubblica accusa di intervenire soltanto per quei reati gravi, con una pena che parta dai 15 anni in su”.
Bene, una istigazione a delinguere bella e buona, che nessun parlamentare e nessun organo di stampa ha stigmatizzato, forse per paura che il dialogo aperto sulla legge elettorale si possa interrompere, o forse è proprio vero che le intercettazioni danno fastidio a molti e bisogna intervenire presto, anche con un Decreto Legge, in nome della salvaguardia della privacy.
I politici non sono semplici cittadini, sono i rappresentanti delle istituzioni, votati dai cittadini e, come tali, non devono nascondere i loro comportamenti né sfuggire alle proprie responsabilità. Hanno, come personaggi pubblici, dei doveri verso gli elettori e sono doveri di lealtà, di onestà e di trasparenza. D’altro canto possono dimettersi dal mandato quando vogliono e se lo vogliono, se si sentono limitati e controllati.
La privacy non deve essere usata come un alibi o giustificazione impedendo ai cittadini, a quelli che ancora credono nelle istituzioni e nell’onestà di chi li rappresenta (indipendentemente dal voto espresso), di poterne prendere le distanze, insomma, di non votarli più.
Ma, in fin dei conti, è giusto invocare la privacy, per comportamenti scorretti verso la comunità?
E’ giusto che la pricacy diventi uno strumento a garanzia della “casta”?
La omogeneità di vedute sulla necessità di una legge che metta freno alle intercettazioni, ci dà facili risposte e rende vana la speranza che i politici possano cambire l’attuale etica politica.
La parola d’ordine di padroni e servi è una sola, usata e abusata, privacy (dal dizionario Garzanti: nella vita di una persona, la dimensione più privata, che essa ha diritto di salvaguardare…intimità).
A me viene difficile, nonostante la definizione, vedere un minimo di privacy da salvaguardare nella conversazione telefonica tra il capo e il suo cortigiano.
Quello che emerge è l’arrogante uso privatistico delle istituzioni in barba a qualsiasi norma di convivenza civile e democratica. Nella fattispecie ricordiamo le raccomandazioni e la caduta del governo a queste legata: poca cosa per un leader che ha dato sempre l’impressione di considerare l’”azienda Italia”, come la chiamava, la sua azienda, il conflitto d’interesse inesistente, inventato dall’invidia della sinistra e il parlamento un supermercato dove fare acquisti.
La reazione dell’onorevole è stata violenta, incontrollata (“quello che sta succedendo ha mille risvolti che fanno a pugni con la libertà, la democrazia e il buon gusto” – senti chi parla!) e astiosa (“Se vogliomo incomincio a tira fuori gli elenchi”)
Non mi soffermo sulle espressioni colorite (“…in Rai si lavora soltanto se ti prostituisci oppure se sei di sinistra”, “non c’è nessuno che non sia raccomandato…”) su un mondo che egli stesso ha contribuito a creare, che si è diffuso nelle istituzioni con le famose leggi “vergogna” .
Ma l’espressione più singolare e patetica assieme riguarda l’appello al popolo : “Mi rivolgo ai cittadini italiani. Se… non ne potete più… di certo sostegno che la magistratura dà a questo governo, entrando con violenza nella vita dei cittadini…votare tutti per chi difende la libertà da sempre”.
Nella richiesta d’aiuto ai cittadini, ancora una volta come perseguitato, emerge la sua concezione populista della politica, che non si fa problema di delegittimare un’istituzione fondamentale dello stato democratico che è la magistratura, tanto da affermare che la sua prima legge s’interesserà delle intercettazioni “con la possibilità per questi signori della pubblica accusa di intervenire soltanto per quei reati gravi, con una pena che parta dai 15 anni in su”.
Bene, una istigazione a delinguere bella e buona, che nessun parlamentare e nessun organo di stampa ha stigmatizzato, forse per paura che il dialogo aperto sulla legge elettorale si possa interrompere, o forse è proprio vero che le intercettazioni danno fastidio a molti e bisogna intervenire presto, anche con un Decreto Legge, in nome della salvaguardia della privacy.
I politici non sono semplici cittadini, sono i rappresentanti delle istituzioni, votati dai cittadini e, come tali, non devono nascondere i loro comportamenti né sfuggire alle proprie responsabilità. Hanno, come personaggi pubblici, dei doveri verso gli elettori e sono doveri di lealtà, di onestà e di trasparenza. D’altro canto possono dimettersi dal mandato quando vogliono e se lo vogliono, se si sentono limitati e controllati.
La privacy non deve essere usata come un alibi o giustificazione impedendo ai cittadini, a quelli che ancora credono nelle istituzioni e nell’onestà di chi li rappresenta (indipendentemente dal voto espresso), di poterne prendere le distanze, insomma, di non votarli più.
Ma, in fin dei conti, è giusto invocare la privacy, per comportamenti scorretti verso la comunità?
E’ giusto che la pricacy diventi uno strumento a garanzia della “casta”?
La omogeneità di vedute sulla necessità di una legge che metta freno alle intercettazioni, ci dà facili risposte e rende vana la speranza che i politici possano cambire l’attuale etica politica.
21 dicembre 2007
IL CATECHISMO E LA PENA DI MORTE
Cesare Beccaria , a proposito della pena di morte, nel pamphlet "Dei delitti e delle pene" nel 1764 scriveva: "Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscano l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordini un pubblico assassinio".
Il Granducato di Toscana nel 1786 fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte.
Su iniziativa dell'Italia, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 18 Dicembre2007, ha approvato la risoluzione per la moratoria universale contro la pena di morte nel mondo.
Ma il punto 2267 de "Il nuovo catechismo della Chiesa cattolica" (1992, rivisto nel 1999) così recita: "L'insegnamento tradizinale della Chiesa non esclude (...) il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani. (...).
Oggi (...) i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti (quest'ultimo paragrafo, aggiunto successivamente, proviene dall'enciclica di Giovanni Paolo II "Evangelium vitae" del 1995)".
Ecco l'assurdo! La Chiesa nella sua dottrina fondamentale, il catechismmo, mantiene ancora la pena di morte anche se edulcorata dall'aggiunta di un paragrafetto dell'enciclica sopradetta. Le lancette del tempo sembrano essersi fermate, meno male che la ...Santa Inquisizione è lontana!
Eppure nel Nuovo testamento Gesù invoca il perdono nell'episodio della lapidazione della donna adultera: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei (Giovanni 1 cap 8, 7)".
E Giovanni Paolo II dichiara durante la visita negli USA che la Chiesa è "incondizionatamente a favore della vita" e che, essendo la nostra società "in possesso dei mezzi per proteggersi (...) la pena si morte è crudele e non necessaria".
Insomma sembra l'applicazione completa del V comandamento: non uccidere. Ma non è così. Infatti, quando si afferma che sono rari i casi "di assoluta necessità di soppressione del reo", si ammette che in qualche caso la pena di morte è ammessa.
Qualcuno scrive che questo vale per la legittima difesa (punto 2266). Ma quanti innocenti, nel Far West del mondo civilizzato, furono uccisi in nome della legittima difesa? Quando, allora, si può parlare di legittima difesa, ovvero quale tipo di reato autorizza alla pena capitale?
E se "la pena di morte è crudele e non necessaria" perché viene ancora mantenuto nel catechismo il punto 2267, che rappresenta un affronto all'etica del perdono e della misericordia e lascia l'impressione che si possa, in qualche caso, utilizzarlo?
I cittadini italiani, fedeli e non, considerando la presenza invasiva della Chiesa nella vita pubblica e privata e l'affermazione di Giovanni Paolo II, secondo cui il diritto alla vita è il fondamento di ogni altro diritto, vogliono che Essa intervenga anche in maniera formale cancellando dal catechismo il punto 2267, sgombrando così il campo da ogni malcelato dubbio di opportunismo.
Il Granducato di Toscana nel 1786 fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena di morte.
Su iniziativa dell'Italia, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 18 Dicembre2007, ha approvato la risoluzione per la moratoria universale contro la pena di morte nel mondo.
Ma il punto 2267 de "Il nuovo catechismo della Chiesa cattolica" (1992, rivisto nel 1999) così recita: "L'insegnamento tradizinale della Chiesa non esclude (...) il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani. (...).
Oggi (...) i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti (quest'ultimo paragrafo, aggiunto successivamente, proviene dall'enciclica di Giovanni Paolo II "Evangelium vitae" del 1995)".
Ecco l'assurdo! La Chiesa nella sua dottrina fondamentale, il catechismmo, mantiene ancora la pena di morte anche se edulcorata dall'aggiunta di un paragrafetto dell'enciclica sopradetta. Le lancette del tempo sembrano essersi fermate, meno male che la ...Santa Inquisizione è lontana!
Eppure nel Nuovo testamento Gesù invoca il perdono nell'episodio della lapidazione della donna adultera: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei (Giovanni 1 cap 8, 7)".
E Giovanni Paolo II dichiara durante la visita negli USA che la Chiesa è "incondizionatamente a favore della vita" e che, essendo la nostra società "in possesso dei mezzi per proteggersi (...) la pena si morte è crudele e non necessaria".
Insomma sembra l'applicazione completa del V comandamento: non uccidere. Ma non è così. Infatti, quando si afferma che sono rari i casi "di assoluta necessità di soppressione del reo", si ammette che in qualche caso la pena di morte è ammessa.
Qualcuno scrive che questo vale per la legittima difesa (punto 2266). Ma quanti innocenti, nel Far West del mondo civilizzato, furono uccisi in nome della legittima difesa? Quando, allora, si può parlare di legittima difesa, ovvero quale tipo di reato autorizza alla pena capitale?
E se "la pena di morte è crudele e non necessaria" perché viene ancora mantenuto nel catechismo il punto 2267, che rappresenta un affronto all'etica del perdono e della misericordia e lascia l'impressione che si possa, in qualche caso, utilizzarlo?
I cittadini italiani, fedeli e non, considerando la presenza invasiva della Chiesa nella vita pubblica e privata e l'affermazione di Giovanni Paolo II, secondo cui il diritto alla vita è il fondamento di ogni altro diritto, vogliono che Essa intervenga anche in maniera formale cancellando dal catechismo il punto 2267, sgombrando così il campo da ogni malcelato dubbio di opportunismo.
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