09 ottobre 2007

POVERO MASTELLA: COAGULO DI TUTTI I MALI DELLA POLITICA

Povero Mastella, povero ministro di indulto e giustizia! Ormai è nel pallone e, così, a New York, mentre gli americani celebrano il Columbus Day, fa resuscitare i fantasmi del terrorismo, partendo da lontano, dall’anno di … grazia 1976, affare Lockheed, quando Moro pronunciò la celebre frase: “non ci faremo processare nelle piazze”.
Ma, dico, come si fa a processare un ministro della Repubblica sulle piazze italiane se le uniche piazze che frequenta sono quelle televisive (Porta a porta, Ballarò, Anno zero…)?
E poi, su quali capi d’accusa? L’avere firmato l’indulto, l’avere chiesto il trasferimento del pm De Magistris e del procuratore Lombardo, l’averci messi in guardia dal rischio terrorismo, l’avere notato una spinta anticlericale nel paese o, infine, l’aver chiesto le dimissioni del cda della RAI?
Ma non scherziamo. Come ministro di competenza può chiedere al CSM il trasferimento dei magistrati che nel corso di indagini hanno avuto un comportamento deontologico scorretto; come politico componente del governo in carica avrà avuto buone ragioni, forse in possesso di informazioni segrete, per temere una rinascita del terrorismo e dell’anticlericalismo; come profondo democratico sente il bisogno di un’informazione libera dai partiti e finalmente autonoma.
Dobbiamo, quindi, stare attenti a non assumere atteggiamenti o comportamenti demagogici e qualunquisti che possono portare alla deriva lo stato di diritto e vigilare sulle sorti della democrazia…cristiana (stando alle cosiddette radici cristiane dell’Europa e a maggior ragione dell’Italia), continuamente minata da esternazioni di politici irresponsabili e populisti.
Penso che almeno una volta ognuno di noi abbia mangiato la marmellata o sia scivolato….
- Ma fammi il piacere, interviene il mio amico, c’è gente che di marmellata ne ha mangiato tanta e di scivolate…di più.
In fondo procura più danni al Paese un qualunque ministro dell’economia che un ministro di giustizia che si è solo fatto interprete di un malcontento popolare (carceri sovraffollate, condanne spesso ingiuste, prescrizioni non arrivate in tempo, giudici troppo rigidi e di colore acceso…) e ha redatto la legina sull’indulto, votata con soddisfazione da ampia parte dell’opposizione..Previti compreso.
- Si. Però chiedere il trasferimento del pm De Magistris solo perché oltre al nome di Prodi è emerso il suo…?
Queste sono illazioni. Gli ispettori che Mastella ha mandato hanno potuto verificare delle inadempienze, forse formali e non sempre sostanziali, ma pur sempre inadempienze gravi (avete dimenticato il giudice di cassazione Carnevale), per cui è stato doveroso chiederne il trasferimento. Se non l’avesse fatto i soliti garantisti l’avrebbero messo in croce. FI il partito più garantista di tutti non lo avrebbe perdonato.
- Vogliamo forse dimenticare la spinta anticlericale che monta nel Paese con l’assurda proposta di legge sui Dico, per fortuna accantonata, o con la presa di posizione dell’Europa dell’ICI non pagata sugli immobili non adibiti a culto ( si dice che il patrimonio immobiliare della Chiesa rappresenta il 22% dell’intero patrimonio immobiliare italiano) o con la pretesa che il Papa o un suo stretto collaboratore non appaiano almeno una volta al giorno nei nostri telegiornali per esternare le loro posizioni sui vari aspetti della politica …sociale, come farebbe un qualsiasi governo che avesse in cuore il benessere dei suoi sudditi?
Certo, su questo aspetto hai ragione. Due Concordati non sono bastati per definire con certezza i limiti delle interferenze, viste come limitazione al pensiero assoluto, espressione massima del diritto naturale su cui si fonda la verità…che sia rivelata o no è un’altra cosa.
- Ma è giusto che un’informazione di parte metta alla gogna la classe politica italiana e un ministro in particolare, facendo solo anti-informazione, diffondendo così i semi del terrorismo come se tutti mali dell’Italia siano imputabile a loro che altro non sono, come afferma Prodi, che lo specchio della società?
Il libro inchiesta “La casta”, il fenomeno del grilliamo, le proteste verso presunti privilegi di una classe politica sempre più autoreferente e sempre più chiusa nella sua torre d’avorio, le reazioni incontrollate dei tanti, i conflitti sempre più numerosi tra le istituzione, esprimono sicuramente un malessere cui paradossalmente la stessa classe politica sotto esame deve porre rimedio nel più breve tempo possibile per evitare che il Paese precipiti nell’anarchia, ricordando che la politica, il governare, è servizio, tra l’atro, oggi, ben retribuito.

20 settembre 2007

IL VENDITORE DI COMPLOTTI di Curzio Maltese e IL PIFFERAIO MAGICO

Un nuovo epiteto per Grillo, coniato da Curzio Maltese, un giornalista di “la Repubblica”, da me molto stimato che, nel suo articolo (17/9/07)sembra schierarsi col coro dei denigratori..
Non voglio difendere Grillo, lo sa fare meglio di me, ma voglio fare alcune considerazioni poiché l’articolo suona come un’assoluzione di una classe politica arrogante e inefficiente il cui unico vero impegno consiste nel creare attorno a sé una rete legale di protezioni che assicura loro impunità verso ogni forma d’illecito o comportamento indegno.
Tutto ciò, tra l’altro, emerge chiaramente nel libro di Rizzo e Stella “La casta”.
Anche loro sono venditori di complotti, fautori dell’antipolitica, qualunquisti e populisti?
Afferma Maltese che “la prima proposta, il divieto di candidare alle elezioni condannati in primo grado (ricordo che la proposta riguarda anche i condannati in via definitiva, in secondo grado e quelli in attesa di giudizio), rappresenta una resa avvilente della democrazia”.
Una tale legge sarebbe, infatti, una resa avvilente della democrazia, ma è più avvilente vedere legiferare in parlamento con arroganza e prosopopea dei pregiudicati che, nel caso degli onorevoli Pomicino e Vito, partecipano addirittura alla commissione antimafia.
E’ vero che alcuni reati non possono precludere il parlamento, ma sta al legislatore dare la giusta dimensione alla legge e affrettarsi a legiferare in proposito..
“Dovrebbe bastare la libera volontà del popolo ad impedire che dei criminali siano eletti”. E’ un assioma valido in una democrazia matura e osservante delle regole, ma in Italia, e Maltese lo sa bene, la democrazia, specie ai livelli alti, è un’altra cosa, mortificata da ciò che avviene nei “palazzi del potere”.
Ma come può il popolo esercitare la sua libera volontà se gli vengono propinate, per legge (una maglia delle rete), le liste bloccate (retaggio di regime), impedendogli così di esercitare, attraverso il voto di preferenza, la sovranità come prevede la costituzione (art. 1, comma 2).
E’ demagogico, invece, affermare che “quando c’erano le preferenze…spesso ha vinto Barabba…”
Potremmo paradossalmente affermare, stando alle sue affermazioni, che era la conseguenza della”libera volontà del popolo”.
“Se gli italiani continuano ad eleggere certa gente, la colpa non può essere sempre dei partiti”.
Allora mi chiedo: chi ha approvato in parlamento il “porcellum”? I cittadini o i parlamentari?
Non prendiamoci in giro! Sappiamo tutti che i partiti ormai sono delle SpA che difendono i loro interessi diffusi (basta pensare al rimborso elettorale: scandaloso!) invadendo tutti i gangli dalla società, dal più piccolo al più grande CdA, dalla sanità ai tanti consorzi, dai trasporti ai servizi….
Esempio: se non voglio votare Previti ma sono sostenitore di FI, o la moglie di Fassino e sono sostenitore dei DS…sto a casa o cambio convinzione politica? Mi vien da …piangere.
“O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra”, recita un vecchio adagio.
Ma è ora che il popolo rifiuti di mangiare la minestra e rivendichi la partecipazione più completa alla vita pubblica, pretendendo che i partiti si ritirino da quelli che credono essere i loro campi d’intervento e si limitino a raccogliere le istanze dei cittadini e legiferare a tale scopo.
Conclude Maltese: “Ma l’etica pubblica è un patto fra cittadini che non s’inventa con uno slogan o una trovata”. Ma che cos’è il patto tra cittadini se non la Carta Costituzionale? Perché non viene applicata nella sua interezza? E se non è abbastanza moderna, perché non si apportano le giuste modifiche? E l’informazione perché con il coraggio non si fa portatrice di valori senza aspettare il “venditore di complotti”, prima che arrivi un qualsiasi “pifferaio magico”?

09 settembre 2007

EMILIO MARRESE DEMONIZZA BEPPE GRILLO: GRAZIE!

E. Marrese, noto giornalista del quotidiano “la Repubblica”, nel suo articolo sul supplemento del “Venerdì” del sette scorso ci mette in guardia dalla demagogia profusa a piene mani dal “socio-comico “ e “guru” Beppe Grillo.
Dall’articolo emerge un'immagine non proprio esaltante del “disincantatore” che viene indicato come qualunquista (“le sue invettive sconfinano nel qualunquismo”) a rischio di delirio di onnipotenza che “da quasi comunista (colpa o vergogna?) ” diventa “luogo-comunista”, come quello che vuol prenderne il posto.
Si viene, quindi, a sapere che è stato condannato ad un anno e due mesi per omicidio colposo (incidente stradale), che possiede due ville di cui una con impianto fotovoltaico che gli permette di vendere l’energia residua all’ENEL (chiunque ha un impianto simile deve cedere all’ENEL l’energia residua), che “colui che lancia anatemi contro gli evasori ha approfittato del condono tombale di Tremonti”, che è tirchio e “si dimentica di pagar chi lavora per lui”, che “abitava nello stesso palazzo del serial killer Donato Bilancia e frequentavano la stessa compagnia (?) …, che “qualche ingenuo rimane stupito dei prezzi delle sue esibizioni (ma come predica a pagamento), che aveva Ferrari e yacht.
Grazie dottor Marrese, grazie per averci aperto gli occhi su questo “demagogo”, come lei lo chiama.
Ma che vuole, come potevamo noi miseri mortali, sapere tutto questo! Pensavamo ingenuamente che i demagoghi in Italia fossero altri: molti politici e alcuni giornalisti smaliziati, entrambi le categorie bravi a vendere fumo e a conservare la carne.
Lei sostiene che Grillo ha buon gioco nelle sue invettive perché “gli italiani (al suo posto avrei usato la lettera maiuscola…ma forse la minuscola è stata usata con molta accortezza considerando quanto segue…) non aspettano altro che essere trattati da povere vittime del sistema”.
Onore a Grillo che ha capito l’antifona, ma….mi scusi, non lo dice lei stesso che nonostante “qualche bufala” (quale mortale non ne prende mai almeno una?) lancia sacrosanti messaggi, che ha anticipato mani pulite, il crac parmalat, le inchieste contro telecom o Fazio…?
Penso, deve convenirne, che “il demagogo più divertente d’Italia” per avere un tale seguito e una tale considerazione internazionale qualche verità scomoda la dice e gli Italiani, che poi così scemi non sono, sono più consapevoli di quanti politici e giornalisti credano, vedono in Grillo colui che può riuscire ad intaccare lo smisurato potere accumulato dalla “casta”; combattere le malefatte del potere politico sperando che uniti attorno ad un socio-comico possano creare un movimento di consapevoli che riporti il Paese nei binari giusti di una vera democrazia (è utopia, ma l’utopia ha il potere di muovere la storia).
Ed è molto grave che uomini di cultura che si dicono indipendenti confondono l’antipolitica con la presa di coscienza dei cittadini del proprio stato di sudditti e dei molti privilegi dei politici e di quanti girano loro attorno. Basta leggere il libro dei suoi colleghi del “Corriere della sera”.
E mi creda, l’antipolitica non la fa chi denuncia la crisi del sistema politico italiano ma quei politici che vivono lontano dalla gente e che hanno costruito attorno a loro una rete di protezione che si avvale di tutte le garanzie che offre il sistema democratico.
Ma quale scandalo sarebbe la nascita di un partito con Grillo, Travaglio, Fo e Beha?
Non mi sembra che qualcuno abbia mosso contestazione al movimento parapolitico di Pezzotta!
Forse siamo abituati alla solita politica da teatro e la novità, qualunque essa sia e da qualsiasi parte venga ci fa paura, perché mette in discussione le nostre sicurezze. E così ci contentiamo di vivere nella precarietà e senza una prospettiva di futuro dignitoso per i nostri figli.
Grazie, dottor Marrese, di tutte le mini e complete biografie dei principali politici italiani che settimanalmente ci offrirà. Ma, soprattutto, la ringrazio perché mi ha fatto capire cosa significa la vera libertà nell’informazione. Non è che le salta in mente di fondare l’F.I. (Forza informazione)?

08 agosto 2007

NON FIRMARE PER IL REFERENDUM

Il seguente post è stato scritto precedentemente alla scadenza della raccolta delle firme.

Mi auguro ardentemente che i presentatori del referendum non riescano a raccogliere le firme necessarie. In tal modo i mistificatori, i soliti mistificatori vestiti di buon senso istituzionale, ritornerebbero ad attività meno dannose per la democrazia. E’ vero che il referendum, qualora vincesse il si, annullerebbe il “porcellum”, ma il guaio è che non ridarebbe al cittadino la “sovranità” come recita l’art.1 della Costituzione (“…La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.), in quanto il voto di preferenza non sarebbe ripristinato.
Con la vittoria del referendum, le segreterie dei partiti, trasformati ormai in SpA, continuerebbero ad esercitare un potere assoluto nella scelta dei parlamentari, imbarcando personaggi dalla condotta poco chiara o ripristinando (già fatto. Per la verità) l’italico nepotismo.
Ma la cosa più squallida viene dalla solidarietà dimostrata senza arrossire da leader di partiti che parlano di democrazia o cercano di imparare ad usarla mentre stanno sempre in mezzo al guado.
E la sinistra nel suo complesso , onorevole Fassino, dovrebbe sentire il dovere di difendere la democrazia, rinnegando a voce alta un referendum di tal genere e chiedendo allo stesso modo che sia il Parlamento a votare una nuova legge elettorale che ripristini la sovranità popolare (il cittadino deve avere la possibilità di scegliere tra più candidati e non trovarsi davanti una lista bloccata.) e, quindi, riporti la democrazia nel suo alveo della partecipazione.
All’onorevole Fassino che dichiara che voterà si, forse interessano di più le quote di partecipazione del Partito Democratico che il ripristino delle regole democratiche che dovrebbe ben conoscere almeno dal momento del suo ingresso e quello di sua moglie in Parlamento.

07 luglio 2007

“NON POSSUMUS”, BERTINOTTI COME PIO IX

Il parolaio, come lo chiama, questa volta a ragione, Giampaolo Pansa, nel colloquio con Massimo Giannini (La Repubblica del 06/07/07) dimostra il suo amore per le parole e un buon uso della tecnica espositiva. Ma la sua sintesi politica, derivante da una ideologia che ha espresso tutto quanto poteva nel corso del secolo scorso, presta il fianco a qualche osservazione. Innanzitutto, trovo il suo pensiero piuttosto unidirezionale e incompleto poiché non tiene conto della complessità della società odierna, né dei tempi né dei luoghi (anche questi contano: una cosa è vivere in Europa, un’altra in Africa) in cui si svolgono le vicende.

E’ cosa giusta “garantire i diritti acquisiti”, ma questo assunto deve valere per tutti i lavoratori e in ogni momento della loro vita lavorativa. Non mi sembra che il presidente Bertinotti e il suo partito abbiano protestato o minacciato di abbandonare il governo in occasione della firma del contratto del pubblico impiego (un furto di 13 mesi: dal Febbraio 2008 invece del Gennaio 2006). Ma, questi sono figli di un Dio minore, dei fannulloni che non producono niente di visibile…la vecchia concezione operaistica che ritorna!

Infatti, si chiede il parolaio: “Che vuol dire lavori usuranti? C’è chi dice che è usurante fare la maestra d’asilo. E come dovremmo definire il lavoro di chi fa il turnista in un’azienda meccanica o di chi passa la giornata davanti alla pressa?” Questa distinzione tra categorie sociali, tutte necessarie alla sopravvivenza e al progresso della società pongono Bertinotti in un mondo diviso in due, , lavoratori e nullafacenti utili e parassiti …una visione manichea avulsa dai tempi.

Conclude il pensiero, affermando: “Sono pronto a sostenere il confronto in un’assemblea sindacale, di fronte ai lavoratori del pubblico impiego. Sono pronto a spiegare perché è legittimo chiedere a loro di andare in pensione più tardi”.

Di legittimo, signor presidente, c’e solo la realizzazione del diritto al lavoro come prevede la Costituzione, L’unico “delitto sociale”, per usare sue parole, è quello perpetrato ai danni dei lavoratori sin dal momento della loro entrata nel mondo del lavoro, con politici e sindacalisti imbelli, spesso accondiscendenti, dietro a una faccia truce, col patronato.

“Nella nostra società questi (gli operai) sono gli ultimi. Questi sono i deboli…e io voglio difenderli.”

E’ vero che quando la meta s’avvicina anche un solo metro può avere la pesantezza di un chilometro, ma la difesa dell’operaio non si esercita nel garantire il diritto l’uscita dal lavoro a 57 anni. I diritti dei lavoratori sono il rispetto delle scadenze contrattuali, il rinnovo equo degli stessi, un salario dignitoso che riduca la forbice tra il guadagno dell’azienda e dei suoi dirigenti e quello dei lavoratori, uno stato sociale che accompagni il lavoratore dall’assunzione alla pensione.

E se gli “operai” sono gli ultimi, quale posto occupano i precari, i disoccupati gli indigenti, i pensionati a basso o bassissimo(pensioni sociali) reddito, i malati cronici, gli anziani costretti a stare in famiglia perché la retta di una casa di riposo è altissima….?

Finisco, signor presidente, pregandolo di non fare come tanti politici abituati al ricatto piuttosto che alle proposte praticabili. Ricattare il governo con minacce più o meno velate non è più un’arte, e uno sport e qando i C:T. diventano tanti sono poco credibili. E’, purtroppo in buona compagnia; Mastella, Dini, Di liberto, Pecoraio….la compagnia è buona, il companatico un po’ meno.

Si cali nella realtà, agisca come Giorgio Amendola…ma non vada solo a Mirafiori, vada anche in qualche asilo nido o in qualche scuola materna … La realtà sociale va oltre Mirafiori…per molti politici si ferma addirittura a Montecitorio o a palazzo Madama.


28 giugno 2007

COSTITUENTE SOCIALISTA

PSI – UDE

Via Faliero Vezzani 83

Località Rivarolo

Genova

Oggetto: Cosituente Socialista

Caro Salvatore,

a seguito della telefonata, che ho tanto apprezzato, ti invio quanto segue:

- condivido la necessità di creare una forza socialista coesa e determinante per la politica italiana, che però non può essere la somma del Nuovo PSI, dello SDI e dei Socialisti di Bobo che, viste le passate esperienze conoscono bene come dividere e non come unire;

- la condizione per avviare il processo fondante è che la “Costituente” sia aperta alla partecipazione del più alto numero di movimenti, associazioni e singoli compagni socialisti, che h anno mantenuto nel territorio, anche limitato, in cui operano, alta la nostra bandiera;

- per evitare future scissioni (l’ultima, procurata da Caldoro, risale ad alcuni giorni fa. In un anno il Nuovo PSI, sarà nel suo DNA, ha avuto ben due scissioni…altro che atomo!) occorre determinare sin da principio la scelta, non di campo, ma IDEOLOGICA; stabilire, cioè, se siamo un partito di sinistra riformista e liberale, che guarda all’Europa , o siamo altro dalla nostra storia: non voglio stare, come me sicuramente altri, né con i secessionisti della Lega né con i neofascisti in doppio petto di AN;

- il progetto deve guardare alla creazione di una terza forza, capace di dare equilibrio riformatore alla stanca e statica politica italiana, che deve avere una identità politica e programmatica molto forte e facilmente identificabile e che rappresenti, quindi, un momento di rottura dell’attuale bipolarismo;

- il rilancio del nuovo soggetto politico socialista non prescinda da un rinnovamento della dirigenza che non sia di facciata ma reale; i dirigenti devono incuriosire e devono essere apprezzati per la coerenza e lo spirito di servizio, meglio se giovani e motivati;

- si dice che la “Costituente” sarà convocata entro la metà di Luglio; non siamo d’accordo perché pensiamo che per avere la maggiore partecipazione sia più conveniente aspettare metà Settembre, quando si ritorna dalle vacanze non quando si parte.

Ti prego, se puoi, di dare massima diffusione alla presente e di tenermi informato degli sviluppi dell’iniziativa.

Un fraterno abbraccio Borgetto 25/06/07

Giuseppe Governanti

(Coordinatore di “Italia Socialista”)

FAMILY DAY….ECCO L’UOMO DELLA PROVVIDENZA

La Provvidenza ci riprova, questa volta partecipando dell’evento la prelatura cattolica, e indica in Savino Pezzotta l’uomo nuovo, il suo uomo.

La manifestazione del Family Day è stata l’occasione di mostrarlo all’Ecclesia, la comunità dei veri cattolici.

Dopo essersi dedicato con spirito di sacrificio al sindacato in difesa dei più deboli, eccolo pronto alla più alta missione: dare certezze alla Chiesa di Papa Ratzingher in un momento in cui il relativismo sta annebbiando le coscienze.

E Berlusconi, l’unto? Rimarrà unto, ma la luce brillerà da un’altra…lampada!

Così, poveretto, da un piccolo ruolo di organizzatore portavoce, senza che ne fosse consapevole (si sa, la provvidenza si manifesta quando meno ce lo aspettiamo, nel suo sommo discernere), eccolo assurgere a messia, a salvatore di un’Italia, ormai impazzita, avviata al disastro.

E’ notizia che Pezzotta, pochi giorni addietro, ha promosso una riunione, non la prima, tra “amici” per parlare del rapporto tra i cattolici e la politica in vista della nascita ufficiale di un movimento parapolitico di ispirazione cattolica, benedetto dalla CEI (voce della Provvidenza).

Un’altro partito (ino o one, si vedrà). Ma no, “un movimento parapolitico”. Per chiarezza di linguaggio (il nostro nell’orazione di Piazza San Giovanni così dichiarava: “quello che oggi serve è la chiarezza del linguaggio…ispirarsi al detto evangelico si, si , no, no”) sta nascendo “qualcosa che è un po’ meno di un partito e un po’ più di un’associazione o di una rete di associazioni.” Continua abbinando al linguaggio idee altrettanto chiare e forti: “..serve la presenza dei cattolici in politica? Io credo di si e non bisogna disperderla. In questo momento…vale la pena riflettere e non portare il cervello all’ammasso.” E riguardo al Partito Democratico: “No alla contaminazione, mi fa venire in mente una malattia”.

Non c’è dubbio, abbiamo davanti un grande leader, quello di cui abbiamo bisogno e da tanto tempo invocato: trascinatore di masse popolari, abituato ad un linguaggio chiaro e denso di contenuti, sprezzante quanto basta, aperto al dialogo purché la conclusione sia la sua premessa, ancorato a indiscutibili valori che sono “verità” che fanno dell’uomo un essere superiore.

Scorrendo per sommi capi il suo discorso al Family Day viene fuori l’uomo di stato e di fede e l’uso del pluralis maiestatis lo individua come sovrano assoluto:

- “noi vogliamo bene alla nostra Costituzione vogliamo che nella Repubblica Italiana si rimetta al centro il tema della famiglia dal punto di vista culturale, sociale, economico e politico”. Ho cercato nel discorso qualche spiegazione dei “punti di vista” che però sembrano usati come …dogmi; qualche dubbio per la verità affiora quando usa il condizionale a proposito del bene comune che “dovrebbe essere sempre l’unico e discriminante criterio dell’azione …”

- “La chiarezza (del linguaggio) non è rigidità né tanto meno incapacità di cogliere i problemi, le sofferenze e i dolori di tante persone. Lungi da noi ogni atteggiamento di discriminazione e d’incomprensione…anzi la chiarezza del linguaggio…è una forma della carità, d’amorevolezza: è… avere cura delle persone e creare le basi per un dialogo sereno, chiaro e non ipocrita”. Insomma, discutiamo pure, ma sappiate che il nostro linguaggio è chiaro perché esprime verità che bisogna accettare così come sono.

- “Qui non si strumentalizza la religione ma neppure si vieta alla religione di illuminare le coscienze delle persone, credenti e non. Perché la fede per un credente non è irrilevante nella costruzione della società.” La religione come istituzione che illumina anche i non credenti è teocrazia, lontana da uno stato laico dove convivono individui diversi per formazione religiosa e concezione di vita, spesso minoranze che la Costituzione s’impegna a garantire, che non impone al cattolico di rinunciare alla propria fede nella costruzione della società da tutti accettata.

- “I cattolici sanno bene che cos’è il sacramento del matrimonio e, in nessun modo, lo vogliono imporre a chi non crede. Premiamo perché il parlamento non introduca i DICO”. Molti cattolici sanno bene cosa è il sacramento del matrimonio che ricorrono non solo al divorzio (legge dello Stato) ma alla Sacra Rota, tribunale ecclesiastico preposto al suo annullamento. E se i cattolici sono così ligi ai doveri della fede che paura hanno dell’introduzione dei DICO?

- “Opporsi a un pluralismo di modelli famigliari non è una battaglia confessionale (ecco l’ipocrisia) ma civile e laica…e punta al consolidamento del matrimonio civile”. Un superamento dei DICO si avrebbe con l’abolizione del matrimonio confessionale (celebrato solo per chi lo chiede). Non penso che sia una conquista di civiltà tutelare i conviventi “attraverso il diritto comune”, in quanto tutelare le coppie di fatto significa tutelare i figli che nascono dal loro amore, proprio come nel matrimonio cattolico e della Costituzione e che, comunque la si pensi, formano una famiglia.

25 giugno 2007

LA LETTERA DEI ….QUATTRO MOSCHETTIERI

Una lettera può essere d’amore, di convenienza, di raccomandazione, di dimissioni o di richiesta di dimissioni, ma, comunque, esprime distanza. La distanza che c’è (o che c’è sempre stata?) tra il ministro dell’economia e l’ala estrema, così ormai viene chiamata, della maggioranza che ha trovato nel fuoriuscito Mussi, e quattro, un altro adepto.
Quattro ministri della sinistra radicale (Pecoraio - Verdi, Bianchi - Pdci, Ferrero – Prc e Mussi -Sd) coadiuvati da sottosegretari e vice ministri della stessa area e, come sembra, dopo aver “consultato i big di CGIL, CISL e UIL (La Repubblica 23/06/07), inviano una lettera a Prodi in cui si chiede conto, sostanzialmente, dell’operato del ministro Padoa Schioppa, affettuosamente TPS, reo di aver detto, conti alla mano, che:
- la cifra spendibile del tesoretto non può superare i 2,5 miliardi di € poiché da marzo si è avuto un peggioramento delle spese previste (interessi sul debito, sanità, Comuni, contratto statali);
- dobbiamo stare attenti a non rompere l’equilibrio dei conti previdenziali perché l’Italia è sotto procedura d’infrazione e deve rispettare gli impegni assunti alla data prevista;
- per abolire lo scalone ci vuole prudenza e “dobbiamo trovare le risorse”.
Con questo non voglio prendere le difese del ministro (lo sa fare meglio e con ragioni sufficienti) ma voglio fare alcune considerazioni.
Signor Epifani non crede che se avesse portato con sé (ma c’era?) la calcolatrice si sarebbe accorto che i pubblici dipendenti si sono pagati gli aumenti salariali. Il conto è subito fatto: € 100 medie per ciascun dipendente per mesi 13 più tredicesima (i mesi rubati) = mi scusi, mi aiuti, non ho la calcolatrice!
Penso che la triade sindacale oggi debba porsi l’obiettivo di un Paese con un’economia stabile il cui potere d’acquisto delle famiglie venga salvaguardato anche da altre situazioni ottimali come un salario più adeguato, un lavoro meno precario, una sanità pubblica meno vorace e più sollecita ai bisogni degli ammalati, uno stato sociale più vicino alle famiglie e ai giovani. Ma, in tal caso, …di cosa dovrebbe occuparsi?
Ma signori della triade dov’eravate quando Maroni ha varato la riforma? Quali mezzi avete usato per porre l’alto là ad una riforma che a distanza di qualche hanno è considerata così nefanda?
O forse pensavate già al futuro governo amico del centro sinistra che, ferme le leggi ad personam, avrebbe buttato al mare lo scalone? Le battaglie si fanno al momento opportuno, se si è in grado!
Signori compagni dell’estrema 3 + 1, se lo scalone era così deleterio potevate scendere in piazza assieme alla triade, o trovare strumenti di lotta parlamentare adeguata… o anche voi pensavate al futuro governo. Sia voi che la triade non avete previsto Padoa Schioppa!
Nella lettera si esprime “forte preoccupazione per il modo in cui viene condotta la trattativa”. Ma a trattare mi risulta ci siano pure le parti sociali: siamo sicuri che partecipino in modo costruttivo, tenendo conto di varie problematiche interne ed esterne che investono il nostro Paese?
Dicono di “non condividere la posizione con cui il governo, e segnatamente il ministro dell’economia, affronta la trattativa” e lamentano risorse “troppo limitate”.
Una domanda sorge spontanea: ma di quale governo fanno parte, di quale maggioranza? Non conoscono la situazione finanziaria dello Stato che amministrano, sotto processo da parte dell’Europa?
E, se Padoa Schioppa per loro non va bene abbiano almeno il coraggio di chiederne le dimissioni invece di scrivere lettere che ringalluzziscono l’opposizione e deprimono i pochi sostenitori (ce ne sono ancora?) di questo governo.
“Lo scontro è politico e non di risorse economiche” afferma Giordano, il segretario di Rifondazione: si assuma, quindi, la responsabilità di quanto ha affermato e agisca di conseguenza.
Non basta farsi scudo del programma elettorale. Non perché non e corretto attuarlo, ma una maggioranza che al senato si regge sulla precarietà di qualche voto, non può non tenerne conto, come deve tener conto che se mancano le risorse occorre trovarle senza alchimie ma ricorrendo al buon senso che un qualsiasi padre usa per mandare avanti la sua famiglia. In una situazione così precaria il programma elettorale non rappresenta il vangelo e deve adattarsi al momento contingente, in quanto le condizioni odierne sono diverse da quelle elettorali.
Usiamo il “tesoretto”, non per alleviare un a piccola ferita, ma per dare un futuro migliore e stabile ai nostri figli (i vostri già ce l’hanno).
Dividiamo lo scalone in gradini e portiamo ad un livello dignitoso le pensioni minime, costruiamo asili e strutture per anziani che attenuino i problemi delle famiglie invece di pensare a qualche euro di detrazione, diamo un salario minimo ai giovani in attesa di primo impiego, agli ammalati un sanità pubblica efficiente, una giustizia con la certezza delle pene, una scuola al passo coi tempi…forse ci accorgeremmo che lo scalone non ha così tanta importanza.
Non so quanto durerà questo governo ad altissima litigiosità, i cui partiti che lo sorreggono pensano a coltivare il loro orticello di voti e non a risolvere i problemi che assillano il cittadino, ormai stanco di un tale squallido spettacolo. Ma da destra è lì, sta a guardare, pronta a riprendere il potere per manifesta ignoranza politica di chi ci governa.
Dice il mio amico: ”Se i maggiori partiti dello schieramento si accordassero e votassero, dopo aver fatto cadere il governo attuale e nominatone uno tecnico, una nuova legge elettorale con sbarramento al 5 per cento, portandoci alle elezioni anticipate, non sarebbe un bene per il Paese, che si toglierebbe di torno il sottobosco?”
“E’ un po’ fantastico, rispondo, ma non del tutto irreale.”

12 giugno 2007

SEX CRIMES AND VATICAN E L’INFORMAZIONE MALATA

In un Paese dove l'informazione è sottocontrollo, o sotto...censura, al meglio cloroformizzata, vedere in TV un filmato simile è un evento che non poteva essere perso. Per di più al dibattito ha partecipato il vescovo Fisichella, rettore della pontificia università, per sottolineare che la trasmissione non voleva essere un attacco alla Chiesa, come i numerosi bigotti, forse solo miseri ipocriti tornacontisti, della politica nostrana hanno cercato di far intendere.
Landolfi, Bondi...Fini, che a "Ballarò" aveva dichiarato con grande sicumera che il filmato non sarebbe andato in onda, rappresentano quella che oggi loro stessi chiamano l'antipolitica non accorgendosi che sono antidemocratici, antipluralisti, antilaici, antisociali, anti...anti...
L'alto ascolto della trasmissione e le proteste dei teo-con di ogni provenienza, di convertiti dell'ultimo momento o degli atei-fedeli (o giù di lì, devoti) a cui si sono aggiunte quelle del Vaticano, ci dicono che l'informazione in Italia viene considerata tale solo se di parte e che l'accreditamento presso questa o quella "parrocchia" è lo sport più praticato dai nostri dipendenti onorevoli e dai nostri santoni dell'informazione. Quando ci libereremo di tali mali?
Cologno 03/06/07

02 giugno 2007

REPETITA IUVANT

Partendo dai punti qualificanti dell’accordo governo – sindacati sul pubblico impiego, mi preme fare alcuni semplici considerazioni che sottolineano la distanza che diventa sempre più abissale tra i cittadini e le istituzioni, quali le parti sociali e i politici.
1 – l’accordo prevede un aumento di 101 €;
2 – l’aumento di 101 € sarà corrisposto a partire dal Febbraio 2007;
3 – l’intero aumento (arretrati per 11 mesi e tredicesima del 2007) si percepirà il 1° Gennaio 2008;
4 – si prevede, in via sperimentale, la trasformazione del contratto da biennale in triennale.
I sindacati parlano trionfalmente di successo, come pure il governo che ne ha ben donde.
Veniamo in cosa consiste il grande trionfo, grande per nascondere la sconfitta.
Passi per l’accordo di 101 € in barba all’inflazione programmata, ma non si capisce perché gli aumenti si avranno in busta “a decorrere” da Febbraio 2007. Dal sito della CGIL Scuola si ricava: “…la finanziaria 2007 aveva previsti aumenti economici pari a 93 € da percepire in misura di circa 40 € dal 1° Gennaio 2007 per tutto l’anno e di circa 53 € dal 1° Gennaio 2008… ma senza arretrati. Con gli accordi…abbiamo ottenuto il passaggio da 93 a 101 € e…il riconoscimento degli arretrati”.
Se le cose stanno come scritto non si capisce che cosa ci stanno a fare i sindacati se, escludendo qualche lieve aggiustamento, quanto la controparte propone viene sottoscritto? Non potremmo fare a meno di un baraccone che, tra l’altro, siamo noi a pagare? Ma continuiamo…
Che fine ha fatto il 2006 e Gennaio 2007 (il contratto era scaduto il 31 Dicembre 2005) dato che gli arretrati riguardano quelli che saranno corrisposti solo dal Febbraio 2007?
Dal sito CGIL: “Per il 2006 si percepisce l’Indennità di Vacanza Contrattuale (ecco gli arretrati!) perché il costo contrattuale dei settori pubblici per gli anni 2006 e 2007 non è stato finanziato dalla Legge Finanziaria 2005” che ha previsto solo l’Indennità di Vacanza Contrattuale che è prevista per legge. Quindi, nessuna concessione o conquista sindacale.
E’ una giustificazione ridicola e offende la nostra intelligenza in quanto la Finanziaria successiva, quella del 2006, poteva porre rimedio, solo a volerlo (è come se ai metalmeccanici non corrispondessero gli arretrati perché non sono stati messi a bilancio dalle aziende).
La verità nuda e cruda è che è stato perpetrato un FURTO da parte del governo con la complicità dei Sindacati.
L’intesa per trasformare in triennale il contratto, se andrà in porto come avverrà, rappresenterà un ulteriore impoverimento dei lavoratori del pubblico impiego, ma la giustificazione è pronta: “allineare la contrattazione con gli stanziamenti triennali delle leggi di bilancio”, ma “non c’è nessuna trasformazione automatica così come non ci saranno penalizzazione se non si raggiunge l’accordo”. Visto il precedente attuale, c’è di che stare allegri!!!
Sempre dal sito CGIL: “Raggiunti…due importante intese col governo. Vincenti le nostre richieste sulla quantità degli aumenti contrattuali, le loro decorrenze…e regole della contrattazione”
Se la situazione non fosse così avvilente e umiliante ci sarebbe da ridere.