11 luglio 2006

LO SCIOPERO DEGLI AVVOCATI

Gli avvocati protestano contro il Decreto Bersani sulle liberalizzazioni e si asterranno dal lavoro, ovvero sciopereranno, per 12 giorni a partire dal 10 Luglio (non ci dicono se sono conteggiati i sabati e le domeniche).
L’astensione dal lavoro è prevista dalla Costituzione e a questa forma di lotta ricorrono i lavoratori, avverso al loro datore di lavoro, per difendere diritti lesi o chiedere il rispetto del contratto o il congruo rinnovo dello stesso già scaduto.
Ma la protesta degli avvocati, pur legittima , contro chi è diretta? Quale ne è l’oggetto?
Il governo, verso cui, mi sembra, protestino, non è il loro datore di lavoro che, se non erro, è dato dall’insieme composito di cittadini che hanno da risolvere un contenzioso. Sono loro che subiscono un danno, innanzitutto morale, in quanto vedranno ritardare l’iter del procedimento processuale e aumentare le spese. Insomma, è sempre il povero diavolo a pagare vedendo, per di più, umiliati i propri diritti proprio da chi paga perché li difenda.
Allora, bisogna chiamare la “protesta” col giusto nome, una “pressione” che l’”Ordine” intende esercitare sul governo per indurlo a ritirare la parte del Decreto che li riguarda.
Potrebbero praticare la pressione in modo diverso, continuando ad esercitare la funzioni per cui vengono pagati da una parte che, non dimentichiamolo, è “terza”: autosospendendosi da pagamento delle tasse per i giorni di protesta (in questo caso 12 su 365), non fumando e non acquistando benzina e alcolici (danneggiando così l’erario), recandosi in Tribunale con la barba e i capelli incolti o…difendendo gratuitamente i poveri…
Ma lasciando in pace i cittadini- clienti, compiendo il proprio dovere di professionisti!
Ma perché gli avvocati protestano avverso al decreto Bersani? Perché si abbarbicano tanto alla tariffa minima (ma minima quanto?)? Perché non vogliono creare all’interno delle professioni una vera e libera concorrenza che farebbe piazza pulita di colleghi ciarlatani, impreparati e deontologicamente non corretti?
La risposta immediata è una sola: non vogliono perdere privilegi, si badi bene in una società liberale e liberista, che lucrano sui loro colleghi più giovani (usati nel praticantato) e sulle disgrazie dei comuni mortali.
Certo 12 giorni continui di astensione dal lavoro nessun lavoratore., dal metalmeccanico al dirigente, può permetterselo, ma non gli avvocati… loro recupereranno. Guadagneranno così bene (tanto?) che possono permettersi, oltre alle ferie, un diritto in quanto lavoratori, 12 e più giorni di sciopero. Non bisogna pensar male, ma, permettetemi, gatta ci cova!
Borsetto 11,07,06

10 luglio 2006

SIAMO TUTI TASSISTI per Ilvo Diamanti

Ho letto con interesse, apprezzandolo, l’articolo di Ilvo Diamanti “Siamo tutti tassisti”.
Condivido molte considerazioni che, a mio giudizio, meriterebbero un approfondimento almeno da parte dei politici di centro sinistra invece di misurare ogni evento sociale o economico col metro della loro ideologia, misura di tutte le cose, “summa” di verità ritenute incontestabili.
Esaminando i contenuti (7 punti) dell’indagine della Demos commissionata dalla Confindustria, Diamanti sottolinea le contraddizione degli Italiani in merito al decreto sulle liberalizzazioni: istintivamente sono d’accordo, ma, dopo, riflettendoci, affiorano i dubbi
Vizio che “affonda le radici nei caratteri della nostra storia”. Concordo e aggiungo che non è vero che siamo un Paese diviso in due in politica (magari!), come vogliono farci credere giornalisti e politologi (in Italia abbondano e sono ben pagati), ma siamo un Paese senza identità (solo il calcio, quando vinciamo, ci unisce), ovvero con più identità, come se l’attuale fosse ancora l’epoca dei “Comuni” quando, faccio notare, le corporazioni nacquero.
E così tutti ci sentiamo iscritti ad un “ordine” o siamo solidali con parenti o amici che ne fanno parte, salvo lamentarci all’occorrenza. Penso che a rafforzare questi caratteri unici del popolo italiano contribuiscano i nostri politici (vedo la barba non i filosofi, diceva un adagio dell’antica Roma), di destra o di sinistra e in ogni ordine di esercizio del loro mandato.
Se i comuni cittadini sono dei cerchiobottisti, che cosa dovremmo dire dei politici?
Si nascondono consapevolmente dietro sigle di comodo che generano confusione, forse per giustificare provvedimenti privi di coerenza e di chiarezza.
Due schieramenti si affrontano: il centro destra e il centro sinistra, ovvero destra-centro-sinistra (ricordate la disputa del “trattino”?), ovvero la palude della politica italiana.
Sono i politici che per primi danno l’esempio e il cittadino si adegua, ad esso si ispira.
Non bisogna rassegnarsi, ma reagire, afferma Diamanti, senza illudersi che il problema si risolva per decreto perché “rischia di produrre l’effetto opposto”.
Diamanti, dopo un’attenta analisi, cade, purtroppo, nell’errore di non dare soluzioni.
Inoltre, se bisogna rifuggire “al destino ineluttabile”, perché parlare parlare di radici che affondano nei caratteri della nostra storia?
La considero una contraddizione dalla quale si esce partendo dalle ragioni “istintive” ma vere di quel 65% di italiani che pensano che la concorrenza, frutto delle liberalizzazioni, sia una virtù, che le tariffe dovrebbero essere stabilite dal mercato e, perché no, anche da quell’80% secondo cui è naturale per svolgere una professione essere iscritti a un albo.
Borgetto 10,07,06

05 luglio 2006

LA LOBBY DEI CITTADINI PLAUDE PRODI

Il primo atto concreto del governo Prodi, decreto sulle liberalizzazioni, è volto a favorire la…lobby dei cittadini. Cittadini sono anche tutti coloro che, toccati dal decreto nei privilegi, già protestano e quanti per pura convenienza politico-elettorale soffiano sul fuoco della polemica con argomenti estremi e non giustificabili.
Esaminando il provvedimento dalla parte del cittadino- utente, non si può che affermarne la validità.
Finalmente , a sessant’anni dalla caduta del regime fascista, un governo repubblicano (pieno zeppo di comunisti,anche estremi…) fa sul serio in merito alle liberalizzazioni dichiarando guerra a monopoli, oligopoli pubblici o privati, e alle tanti lobby che impongono ai cittadini tariffe e prezzi senza giustificazioni di una certa validità e che ostacolano con regole vessatorie il libero esercizio di arti e mestieri.
Il decreto Bersani rappresenta un ariete contro le rendite corporative e un forte incentivo alla valorizzazione del mercato attraverso una vera e libera concorrenza.
Che protestino le categorie interessate ( tassisti, farmacisti, notai, avvocati, assicuratori, bancari, commercianti) è normale e accettabile, ma non si possono accettare le proteste di gran parte dell’opposizione politica né sui metodi né sui contenuti.
Florilegi di alcuni esponenti di spicco della CdL:
- l’on. Sacconi, già sottosegretario all’economia, afferma che si tratta di un provvedimento “segnato da odio sociale”;
- l’on. Fini, già ministro degli esteri e vice presidente del Consiglio, dichiara che “L’Italia ha bisogno di una politica di liberalizzazione ma è significativo che Prodi abbia iniziato dall’anello più debole della catena. E’ troppo semplice prendersela con tassisti e farmacisti…invece di prendersela con i grandi monopoli….”. Se l’on. Fini conviene sulla necessità di una politica di liberalizzazioni, allora dovrebbe dire ai suoi elettori e agli italiani perché non abbia posto il problema nella sua qualità di vice premier del governo Berlusconi. E’ troppo semplicistico, on. Fini, accusare Prodi di iniziare, come lei dice, dall’anello più debole, prendendosela con tassisti e farmacisti. Non so se i tassisti e i farmacisti rappresentino davvero l’anello più debole ma se ha individuato gli anelli più forti (energia, municipalizzate, poste, ENEL, ENI…) perché il governo, di cui è stato un alto rappresentante, non ha provveduto o almeno perché non ha tentato di iniziare a intervenire? Forse la discussione si è arenata sulla definizione di categorie deboli e categorie forti in merito alle eccezioni presentate dai numerosi principi del foro presenti nella CdL? O forse è stata la mancanza di quel “coraggio politico” che rimprovera a Prodi e che l’on. Fini non ha avuto? Una cosa è certa: la CdL non ha affrontato il problema!
- l’on. Biondi, presidente del Consiglio Nazionale di FI, afferma che non si può “mercificare la libera professione forense né snaturare, svilendola, la funzione di una professione fondata sul rapporto fiduciario tra professionista e cliente (colui che paga ma non mercifica.).”,
- l’on Bruno avvocato forzista, è convinto che “eliminando le tariffe minime qualche problema si può porre, a discapito della qualità.”;
- l’on. La Russa, avvocato aennino, pur ammettendo un certo(?) ritardo della CdL, vede nel provvedimento “una vendetta contro certe categorie accusate di aver votato per la destra.”;
- L’on. Bonaiuti, già portavoce del presidente del Consiglio, parla di “provvedimento solo all’apparenza scintillante, ma con scarsi effetti”
- L’on. Castelli, già ministro della giustizia, considera il decreto “una piccola vendetta”
- L’on:Storace, già ministro della sanità, parla di tassisti e farmacisti umiliati.
Non capisco (a tal proposito sarebbe opportuno che “lor signori” usassero un linguaggio più comprensibile per comunicare a noi illetterati le loro certezze) perché il provvedimento in questione svilerebbe la professione e men che mai capisco perché verrebbe a mancare il rapporto di fiducia tra professionista e cliente: io penso che il rapporto si rafforzerebbe in quanto la parcella verrebbe stabilita da un concorso delle parti in relazioni a parametri diverse dalle puree e semplice tariffe minime. Inoltre, non temo, come l’on. Bruno, che l’eliminazione delle tariffe minime vada a discapito della qualità. Sarebbe avvilente e…svlente: ho sempre pensato che la qualità fosse in relazione alla deontologia professionale (deontologia, dizionario Garzanti: complesso di norme etico-sociali che disciplinano l’esercizio di una data professione.).
Le considerazioni di Sacconi (odio sociale), di La Russa (vendetta…) e di Castelli (piccola vendetta) servono a infuocare il clima, a portare il problema non sul lato della giustezza e dell’opportunità (liberare i cittadini da lacci e pastoie) ma sul lato dello scontro frontale come la CdL ha sempre fatto.
Molti esponenti della CdL parlano di mancanza di concertazione. Ma quando il governo Berlusconi ha concertato? C’era un solo direttore d’orchestra e una sola orchestra!
I tassisti non vogliono l’aumento del numero delle licenze e contro il decreto hanno indetto l’11 Luglio uno sciopero nazionale e nel frattempo faranno ostruzionismo. Licenze bloccate, tariffe elevate, mediamente tra le più alte delle principali città europee, un regime di monopolio (prendere o andate a piedi…), guadagni soddisfacenti….Né le attese al telefono o le code all’aeroporto né l’incremento dell’occupazione (oggi ci sono pochi taxi in rapporto alla popolazione; altrove non è così) sembra intere4ssino loro. L’investimento sull’auto e la sua manutenzione altro non sono che le normali spese che ogni azienda (meccanico, falegname…) sostiene per stare sul mercato. Sicuramente fa paura la concorrenza.
Il presidente dell’Associazione panificatori A. Marinoni: “La riforma Prodi semina zizzania e raccoglie tempesta (stesso linguaggio minaccioso di troppi politici).” I panettieri sostengono che “aumenteranno a dismisura i panifici, si venderà meno pane e, per sopravvivere e garantire un prodotto di qualità saranno costretti ad aumentare i prezzi.” La qualità del pane e dei prodotti da forno non è legata al numero degli esercizi, ma alla loro onestà ed ai controlli delle autorità. E, diciamocelo francamente, non è possibile a Milano e provincia vendere il pane comune (la michetta) a circa 4 euro il chilo, è un sopruso, specie per pensionati e indigenti, per i quali spesso rappresenta l’unico alimento. Anche loro, quindi, hanno paura della concorrenza!
I farmacisti, infine, avversano il decreto con giustificazioni strumentali. Da anni in USA o in Gran Bretagna i centri commerciali vendono i farmaci da banco (si acquistano senza ricetta medica senza responsabilità alcuna del farmacista). Si afferma l’importanza della figura del farmacista come unico professionista autorizzato per legge (su questo non c’è niente da ridire) a dispensare il farmaco (mi risulta solamente i farmaci non-da-banco). Tutte le volte che mi sono recato in farmacia per acquistare una scatola di aspirina o di aulin, mai il farmacista mi ha chiesto perché stessi usando quel farmaco o per curare cosa. Qualche volta interviene per dirmi che il farmaco alternativo deve ordinarlo e non sa quando arriverà.
Il governo deve ora procedere lungo la strada tracciata, senza cedere elle lobby e ai difensori, dentro e fuori del Parlamento, accettando solo suggerimenti che ne migliorino l’efficacia.
La lobby del cittadino non è molto potente, come si conviene a qualsivoglia lobby, ma è molto numerosa e…vota. Sta con chi ne salvaguarda i diritti. Le corporazioni, retaggio di un oscuro medioevo, devono lasciare il passo alla libera iniziativa e alla vera concorrenza.Borsetto 05,07,

22 giugno 2006

IL CAIMANO E LA MALEDUCAZIONE

Ancora una volta, ma non sarà l’ultima, il Caimano mostra tutto il suo disprezzo per chi non la pensa come lui, signore e padrone.
Il populista-maleducato usa una terminologia degna del peggiore dei ragazzi di strada che un’attenuante almeno ce l’hanno ed è la loro precarietà sociale, economica e culturale.
Ma un ex presidente del consiglio, lasciamo perdere tutto il precedente dell’imprenditore capace o studente alla Sorbona (così ha dichiarato), non può cadere così in basso e, considerando i precedenti (kapò, coglioni…), sembra proprio che questo sia il suo linguaggio abituale. O rappresenta il suo modo di mostrarsi forte e determinato e il linguaggio, si sa, fa immediatamente colpo tra la gente (così si fa…cantagliele pure a questi…).
Sono in tanti, frustrati di ogni tipo, umiliati dalla vita e tartassati da ogni forma d’ingiustizia, a vedere nel Caimano il loro portabandiera, colui che, novello Zorro, li salverà dallo strapotere delle istituzioni “occupate militarmente” dalla sinistra.
Mi chiedo come sia possibile assistere a un simile degrado del linguaggio divenuto specchio della decadenza dei rapporti umani che non sono altra cosa dei comportamenti politici.
E’ possibile che non si riesca a mettere un freno agli sproloqui di un personaggio che nessuno al mondo sicuramente c’invidia?
Un personaggio, che nella sua strana coerenza è sempre pronto a ritrattare con la stessa facilità, non faciloneria, quanto ha dichiarato un attimo prima, quale messaggio di fiducia può darci?
Ma forse la colpa è dei cittadini italiani (o di quella metà cui si rivolge la CdL) che non hanno capito, non si sono calati nel momento contingente, né hanno recepito i toni e, cosa grave, non si sono calati nell’animo del personaggio, altruista come può essere un padre.
E poi, ma dove sta scritto che le parole hanno un senso, intendo un solo senso…
E’ giusto che ognuno dia l’interpretazione autentica delle parole proferite.
P.S.
Dichiara l’on. Berlusconi: “Nessuno italiano può sentirsi degno di essere tale se non sarà andato a dare il proprio sì alla riforma che darà a questo paese più democrazie e libertà.”
Interpretazione autentica: intendeva riferirsi solo a chi non andrà alle urne.
Interpretazione del presidente emerito Cossiga: “ E così, oltre che immorale, sono indegno di essere italiano!...”
Cologno 22,06,06

18 giugno 2006

BOSSI, IL REFERENDUM, LA DEMOCRAZIA

“Il lupo perde il pelo ma non il vizio.”, un antico saggio popolaresche risulta sempre applicabile ai politici nostrani.
Chi aveva dato per certo l’abbandono da parte di Bossi della politica di “Roma ladrona” è bello e servito. Pur di non perdere il consenso del “suo popolo” (re, stregone o re-stregone?), come alcuni, e sono tanti, incautamente scrivono, il capopopolo ha ripreso l’antico e provocatorio linguaggio.
Non che in cinque anni di governo l’avesse dimenticato. Ma veniva artatamente nascosto per riesumarlo all’occorrenza (Borghezio al Parlamento europeo, Calderoni in TV). Parodiando Enrico IV di Francia, il suo dire così suonerebbe: “Il potere val bene un viaggio a Roma.”
Finché ha potuto sfruttare bene l’asse Berlusconi – Tremonti, la Lega si è inserita nelle istituzione democratiche del Paese, governandolo con propri ministri e dando corpo e spesso nome alle riforma più infelici della trascorsa legislatura (chi non ricorda la “porcata” della riforma elettorale?),ma ora che occorre fare esprimere i cittadini in modo diretto emerge la vera natura, il lupo, della Lega: servirsi delle istituzioni finché possibile, poi torneremo all’antico.
“Se vincono i NO….Bisogna trovare altre vie, perché democraticamente non sarà più possibile cambiare niente….”. E ancora:”Dobbiamo vincere alla grande in Lombardia e in Veneto per dimostrare che abbiamo una grande forza e che i nostri popoli, con un referendum legale, hanno chiesto la libertà….Così guadagneremo un passaporto per andare all’ONU…”.
Le due dichiarazione dimostrano grande confusione ideologica e culturale, ma rappresentano un mix di farneticazioni eversive molto pericolose.
Vediamo di esaminare i concetti che emergono da alcune parole chiave:
- “i nostri popoli (Lombardo e Veneto)”. L’on. Bossi dimentica che la nostra Costituzione parla di Popolo Italiano, in nome del quale ha governato assieme ai ministri della Lega, prendendo in tal modo in giro non solo gli Italiani ma, soprattutto quei “popoli” cui fa appello. Ricordo, inoltre, che l’Italia di oggi è il risultato di quel movimento storico che è stato il Risorgimento e che l’Unità è stata voluta fortemente da illustri figli della Lombardia e del Veneto. Nei muri di Milano dominata dall’Austria si leggeva “Viva Verdi”, che voleva significare “Viva Vittorio Emanuele re d’Italia”.
- “guadagneremo il passaporto per l’ONU”. L’Italia da grandissimo tempo fa parte dell’ONU e non sembra che un semplice referendum confermativo di una modifica costituzionale, che dite non avrà conseguenze sul piano dell’integrità nazionale, possa dare il diritto alle regioni in cui si afferma il SI o il NO di proclamarsi Nazioni. Se così fosse, avremmo 20 Nazioni con 19 enclave al loro interno.
- “con un referendum legale”. Se il referendum viene riconosciuto come una grande espressione di democrazia, allora bisogna accettarne il risultato complessivo, senza lasciare intendere che “bisogna trovare altre vie.” Non pensa l’on. Bossi che ci sia in questa sua affermazione una grave contraddizione: usare due linguaggi diversi a seconda delle convenienze? Il suo elettorato, formato da cittadini comuni, intende, giudica e dà il responso: le ultime consultazioni, quelle di Aprile, non penso siano stati, nonostante i cinque anni di governo, per la Lega molto entusiasmanti.
Cologno, 16,06,06

16 giugno 2006

I PRIVILEGI N. 3: I POLITICI ARRAFFONI (L. n. 43 dell’1/2/2006)

La legge n. 43 dell’1/02/06 sulle “professioni sanitarie”, varata dal governo Berlusconi ma votata pure dall’opposizione (i punti di convergenza tra governo e opposizione si trovano…basta cercarli), così modifica il comma dell’art. 3 bis del DL 30/12/92:
“…Gli aspiranti devono essere in possesso dei seguenti requisiti: …….b) esperienze…..ovvero espletamento del mandato parlamentare di senatore o di deputato della Repubblica nonché di consigliere regionale.”
Dell’invadenza della politica tutti ne parlano, anche i nostri “dipendenti – parlamentari”, specie se sono inquadrati dalle telecamere. Eliminare, eliminare, eliminare…. Ma non fa niente nessuno per eliminarla in quanto, diciamocelo francamente, i parlamentari (certo non si può fare di tutta l’erba un fascio….ma , allora, perché tutti hanno votato la Legge n. 43?), cercano di raccogliere (arraffare non suona meglio?) quanto più possono. In questo caso per meglio gestire il bene comune. (Ma che cos’è il bene comune? Esiste una pur minima etica del bene comune? E poi, comune a chi? ….che domande del c….!).
Trovo singolare, oltre che ingiusto, che i politici (trombati dai cittadini o, vista la legge elettorale, dai loro stessi partiti nell’atto della compilazione delle liste elettorali bloccate), possano accedere a quelle professioni manageriali riservate, prima, a personale qualificato (laurea ed esperienza dirigenziale di almeno 5 anni) e, quindi competente.
Nessuno mette in discussione che i dipendenti – parlamentari abbiano durante il loro mandato accumulato esperienze e capacità decisionali (chi li certifica, i rispettivi presidenti di camera, senato e regione o i partiti che li hanno portati in parlamento?) ma, sicuramente , non competenze specifiche. Ma , si sa, i nostri dipendenti – parlamentari hanno competenze universali!
E così, ancora una volta, il cittadino qualunque, quello che era ( è ) convinto nella sua ingenuità di realizzare il lavoro dei suoi sogni per cui ha sacrificato parte della sua vita, si vedrà scavalcato (inesistente essere, ectoplasma…) da un politico, magari da uno di quelli, tanti, che non sa che la Rivoluzione Francese è antecedente all’Unità d’Italia (antecedente… cosa?).
Ieri c’era il raccomandato da cui difendersi, oggi c’è il suo ex protettore!
I partiti, le nuove SpA della politica, stanno occupando ogni settore della vita pubblica: è, per rimanere in tema, una metastasi ormai incontrollabile.
Noi cittadini-elettori , in quanto dotati di ragione, non dovremmo fare, ma lo facciamo, come gli struzzi, che nascondono la testa nella sabbia perché noi….rischieremmo di morire asfissiati.
Mi chiedo: cosa occorre fare per avere una politica pulita, una classe politica meno famelica e, come afferma, al servizio del cittadino suo datore di lavoro?
L’unica arma democratica che ci rimaneva era il voto di preferenza, ma la trasformazione dei partiti in SpA l’ha resa inservibile.Cologno 15,06,06

I PRIVILEGI n. 2: I VANTAGGI ECONOMICI DEI SENATORI. E I DEPUTATI?

GLI STIPENDI DEI PALAZZI, VOCE PER VOCE (fonte: il Venerdì di Repubblica)

DEPUTATI

SENATORI
STIPENDIO EURO/MESE

STIPENDIO EURO/MESE
Indennità permanente 5.419

Indennità permanente 5.419
Diaria a titolo di rimborso
spese per soggiorno a Roma 4.003

Diaria a titolo rimborso
spese per soggiorno a Roma 4.003
Rimborso forfettario per il
rapporto tra eletto e elettori 4.190

Rimborso per lo svolgimento
del mandato 4.679
TOTALE 13.612

TOTALE 14.101
BENEFIT

BENEFIT
Tessere libera circolazione
autostradale, ferroviaria,
aerea, marittima sul territorio
nazionale GRATIS

Tessere per la libera circolazione
Sul territorio nazionale

GRATIS
Raggiungimento dell’aeroporto
di provenienza e di partenza
(ogni tre mesi) 3.995

Trasferimento dal luogo di
residenza a Roma (l’anno) 3.100
Spese telefoniche (l’anno) 3.098

Spese telefoniche (l’anno) 4.150

Dalla lettura delle tabelle stipendiali mensili dei nostri parlamentari (o “nostri dipendenti” come li chiama più correttamente Beppe Grillo) risalta una differenza di 489 euro tra un deputato e un senatore. Ma se guardiamo con attenzione i benefit, notiamo altre, inspiegabili differenze che portano la precedente differenza a ben 3.452 euro.
Ma come è possibile, mi sono chiesto da “datore di lavoro”, che i senatori godano di un trattamento economico migliore? Che cos’è questa discriminazione? Forse al differente trattamento economico corrisponde un lavoro più gravoso e più ricco di responsabilità? O i senatori hanno formato una lobby così potente da umiliare i deputati?
In verità io, misero mortale, non sono nelle condizioni di dare delle risposte; posso limitarmi soltanto a fare alcune semplici considerazioni per favorire delle riflessioni:
1 – Non si capisce come mai il rimborso per lo svolgimento del mandato (o rapporto tra eletto e elettore) è più alto per i senatori. Penso sia legato all’ampiezza delle circoscrizioni di pertinenza. Se sommiamo le spese per la benzina, per la posta, per il telefono, per qualche manifestazione…ecco che il rimborso è bello e finito. Per raccogliere le istanze dei propri elettori, 4.190 o 4.679 euro sono una inezia e , sicuramente, i parlamentari, specie i deputati, ci rimettono.
2 – Il trasferimento a Roma dal luogo di residenza per esercitare il mandato popolare, diciamocelo francamente, è insufficiente per i senatori, che spendono solo 13.293 euro comprensivi di taxi. Una vergogna per le istituzioni: i nostri legislatori costretti a centellinare i viaggi o a viaggiare, per risparmiare, in classe economica!
3 – Le spese telefoniche, poi, sono prossime a quelle sostenute da una famiglia media italiana. Vi rendete conto? Un parlamentare oggi può disporre di meno contatti di quanti se ne imputano a Moggi. Ma come è possibile? Selezionare le chiamate per restare nelle spese. Che figura per le istituzioni!
4 – I deputati, almeno loro, ricevono 15.980 euro l’anno per raggiungere l’aeroporto di provenienza e di partenza: e se sono costretti a spostarsi con più frequenza, per dare soluzione ai nostri problemi, chi li rimborsa?
5 – Sono previsti “viaggi (non viaggio) internazionali per l’aggiornamento” e solo per i senatori. Perchè non dare le stesse opportunità ai deputati? E poi, un viaggio in Giappone o negli USA comprese le spese di vitto e alloggio e qualche svago limitato a 3.100 euro! Ma quale agenzia pratica tariffe così basse, in quale bettola andranno ad alloggiare e cosa mangeranno?
Allora, è davvero una favola metropolitana quella che vuole i nostri dipendenti – parlamentari i meglio pagati d’Europa. Se non fosse per i viaggi gratis in tutto il territorio nazionale, come farebbero ad arrivare in parlamento e…con decoro? E con il carovita sempre in crescita come sfamano la famiglia con le poche migliaia di euro rimasti?
Privilegi, privilegi….ma quali privilegi!?!? Favole, solo favole metropolitane!
Penso che occorra, innanzitutto, rendere giustizia ai deputati: i loro stipendi vanno equiparati, con decorrenza retroattiva (sin dalla nascita della Repubblica) a quelli dei senatori.
Poi, l’altra finanziaria, quella del 2007, dovrà occuparsi di verificare lo stato d’indigenza dei nostri dipendenti – parlamentari….per una questione di dignità!
Cologno 14,06,06

01 giugno 2006

IL GOVERNO DEI RECORD

Stavo seguendo con interesse una vera commedia in TV (cosa rara ai giorni nostri!) quando la solita musica annuncia un TG straordinario a reti unificate.
Mi sono preoccupato ed ho pensato ad un altro 11 Settembre.... Cosa sarà successo di tanto grave.....
Nemmeno il tempo di abbozzare un’ipotesi ed ecco l’abituale icona, molto gaudiosa, di Silvio Berlusconi, alla cui destra si ergono don Baget Bozzo (la Provvidenza), Bonaiuti e Bondi, appena lucidato; a sinistra l’on. Fini in gessato nero, l’on. Casini con un foglio (la notifica dell’avvenuto divorzio o la lista aggiornata degli inquisiti UDC?) e l’on. Bossi con lo stendardo padanio.
La breve dichiarazione del presidente Berlusconi: “ Cari telespettatori, mio pane quotidiano, ho ricevuto appena adesso la notizia certa, per me non ci sono stati mai dubbi, che l’imbroglio dei voti, perpetrato dalla sinistra, è stato risolto. Giustizia è fatta! Abbiamo vinto! Abbiamo scongiurato l’istituzione di un regime veterocomunista! Possiamo, oramai, riprendere il cammino politico-religioso delle riforme e dei condoni! Dio è con noi! Sua Santità pregherà per noi!”
Esce, quindi, avvolto dall’abbraccio dei corifei. Solo Bonaiuti rimane: “Per evitare l’ingorgo istituzionale, domani saranno eletti di prima mattina i presidenti delle camere per applauso, come previto dal D.L.già emesso. Dopodomani si passerà all’elezione del Presidente della Repubblica, secondo le regole previste dal D.L. prima citato, che conferirà immediatamente l’incarico di formare il governo alla personalità indicata dalla coalizione vincente. La fiducia, in verità non necessaria, in quanto il popolo sovrano ci ha votato, sarà elargita da un solo ramo del Parlamento quello più favorevole (la Camera, poichè al senato la maggioranza può contare su un solo voto di differenza).D’altro canto, molti titoli sportivi non si assegnano considerando le prestazioni migliori? E, in fondo, che cos’è la politica se non uno sport di resistenza?
Vi segnalo, infine, un’edizione straordinaria di “Porta a porta” condotta da Bruno Vespa, noto per la sua indipendenza , che approfondirà la situazione alla luce delle notizie che via via arriveranno in studio.”
Attonito, prendo il telefono...ma anche questa volta la TV è più veloce...”Signore e signori, è Bruno Vespa che approfondirà.....Gli ospiti in studio sono, nel rispetto della par condicio, l’on. Tremonti per F.I., l’on. Giovanardi per l’UDC, l’on. Storace per AN, l’on. Calderoli per la Lega, sig. Rossi per i DS, sig. Grigio per la Margherita, sig. Bianchi per il gruppo unito dei comunisti e sig. Giallo per altri del centro sinistra.....Faccio zapping...Vespa, Vespa, Vespa....spengo e vado a letto.
Mi sveglio come un cane bastonato. Accendo immediartamente la TV per schiacciare l’incubo.
“...proclamo presidente del Senato l’on. Gianni Letta.... ci giunge notizia che la Camera ha appena riconfermato Pier Ferdinando Casini. Mi dicono che, considerando la velocità con cui le camere si sono espresse, tra un’ora si procederà all’elezione del Presidente della Repubblica. Nel frattempo l’on. Pivetti vi intratterrà...”
Spengo...la doccia...la colazione...il televideo...: “Grazie alla simultaneità del voto-spoglio e l’attenta, quasi poliziesca, vigilanza dell’on. Ronchi, colui a cui nulla sfugge, non potendo il candidato della sinistra, Massimo D’Amato, raggiungere i voti necessari, l’on. Casini proclama Berlusconi nuovo Presidente della Repubblica. Dopo il superato rito del giuramento, il Presidente conferirà l’incarico per formare il nuovo governo.”
Cerco di sintonizzarmi su qualche telegiornale della rete pubblica....niente...All’improvviso, come per magia, Emilio Fede: “Apprendiamo in questo momento che il Presidente onorevole dottore cavaliere e padrone Silvio Berlusconi, dopo avere sobriamente prestato giuraramento e mandato un videosaluto all’altare della Patria, ha consultato l’on. Tremonti, promosso presidente di F.I., e ha, quindi, conferito l’incarico di governo all’on. Fini (caduta definitiva del fattore F) che è salito al Quirinale, portando con se la lista e i ministri per il rituale giuramento. Renderemo noti i nomi dei ministri e dei sottosegretari quando riceveremo le “veline”. Mai visto una cosa simile: battuto ogni record....poche ore e, voila, il governo è fatto, pronto a lavorare con la solita abnegazione e competenza, per tutti... anche per i coglioni che non ci hanno votato.”
Incredulo, esco e, attraverso una foresta di bandiere governative, tra spintoni e gomitare, arrivo all’edicola sotto casa.
- La Repubblica, per favore.
- Non è arrivata.
- Il Corriere della sera.
- Non è arrivato.
- L’Unità , l’Europa, il Manifesto.....
- Non sono arrivati.
- Quale quotidiano può darmi?
- Il Giornale o Libero.
- Buona giornata.
E’ un sogno.. ma poteva accadere.
Cologno 16, 05, 06

IL DIRITTO DI GOVERNARE

Ho sfogliato con attenzione la Costituzione.
Non c’è un articolo che impedisce ai senatori a vita di votare: è un loro diritto in quanto facenti parte di un organo istituzionale deputato ad esprimersi attraverso il voto (v. di fiducia, v. legislativo, v. per eleggere il presidente, v. per eleggere il Presidente della Repubblica).
Ancora una voltala CdL, tanto per non smentirsi (ricordi atavici?), usa il dileggio e l’offesa, scambiando le aule parlamentari per uno stadio (o per lo spogliatoio?) e considerando gli avversari politici dei nemici.
Guai a chi non è in sintonia col loro sentire e con il loro capo (vero on. Schifani?): sono diversi e devono essere additati al pubblico disprezzo.
Poco importa se il sen. Andreotti sia stato il loro candidato alla presidenza del senato e il presidente emerito Ciampi indicato per essere riconfermato, data la sua equidistanza e imparzialità.
Nella politica italiana l’ipocrisia regna sovrana, ma nella CdL è un vizio diventato pregio.
E’ evidente, quindi, che sia Andreotti che Ciampi sono stati usati come strumento per scardinare l’unità del centro sinistra , con la consapevolezza che né l’uno né l’altro ce l’avrebbe fatta. E ciò ne ha reso ancora più grave il comportamento, scorretto sia verso la persona in quanto tale sia verso chi ha ricoperto le più alte cariche dello stato.
Una cosa è certa: la politica non si fa con gli insulti. Se ciò accade vuol dire che la CdL è alla frutta: l’unico progetto, così stando le cose, è la rissa.
Avevo definito sovversive le affermazioni di Berlusconi, ancora Presidente del Consiglio, quando minacciava di non pagare tasse. Reputo altrettanto sovversiva la dichiarazione a Napoli a proposito del voto di fiducia al Senato: “I senatori a vita hanno fatto qualcosa che è profondamente immorale…” Trovo, inoltre, profondamente indecoroso per il capo di una coalizione e per un ex presidente del consiglio assumere simili atteggiamenti verso chi non la pensa come lui. Il Cavaliere dovrebbe, comunque, ricordare che nel 1994 il suo governo ottenne la fiducia grazie ai voti determinanti di tre senatori a vita.
Mi piacerebbe capire se ciò è….morale.
Ma Berlusconi è in buona compagnia:
- Casini: “Io non l’avrei fischiato, ma Ciampi mi ha un po’ deluso: Ma avrei preferito non partecipasse al voto.” Ma quale concetto di democrazia alberga nel già presidente della Camera? La democrazia delle regole fai da te, come è successo per cinque lunghi anni?
- Castelli: “Voi senatori a vita non siete stati eletti dal popolo…Dovete astenervi.” Ma non sa il già ministro che l’astensione al senato è considerato voto contrario?
- Buttiglione, il professore filosofo: “I senatori a vita non hanno legittimazione democratica.” Ai senatori a vita e ai presidenti emeriti, illustre filosofo, la legittimazione viene direttamente dalla Costituzione (l’art.59 così recita: “E’ senatore di diritto e a vita, salvo rinuncia, chi è stato Presidente della Repubblica. Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti...”)
Se proprio vogliamo parlare di legittimazione, certamente non sfugge all’on. filosofo Buttiglione (ma anche all’on. Castelli) che è stato imposto dal Partito agli elettori ed è stato eletto in base al posto che occupava nella lista. Non mi sembra che gli elettori, anche se dell’UDC, abbiano potuto esprimere un giudizio di merito.
In una democrazia matura la campagna elettorale si chiude alla mezzanotte del giorno precedente il voto.
Il dopo voto serve, nel rispetto della volontà del popolo, a dare legittimazione alla maggioranza che governerà e alla minoranza che farà opposizione: due momenti fondamentali della democrazia.
Cologno 20,05,05.

LA POLITICA INVASIVA

Non so voi, ma io ne ho piene le tasche di questa politica nostrana, mediocre e provinciale che spera di fare il salto di qualità invadendo le TV, pubbliche o private, grandi o piccole non importa, purché ci sia una telecamera e un conduttore.
I nostri politici, di destra o di sinistra, di centro o di …altrove, per lo sproporzionato culto di sé non disdegnano di apparire anzi protestano e gridano allo scandalo se non vengono invitati.
E così si moltiplicano i programmi della politica o pseudo-tali, con lo scopo dichiarato dell’approfondimento, ma che in realtà sono dei veri e propri talk show di intrattenimento, dove si vede di tutto, dal dramma alle risate. Alcune volte sembrano veri e propri riunioni istituzionali di capigruppo, trasferitisi per l’occorrenza da Montecitorio allo studio televisivo.
Ma i politici non devono stare in Parlamento? Non sono stati scelti dai cittadini ( o dai Partiti? Ma questa è un’altra questione che il centro sinistra dovrà risolvere se si dice diverso….) per legiferare e governare un Paese che, come affermano le principali agenzie di rating e la stessa ISTAT, sull’orlo del baratro economico? Oppure, non dovrebbero stare tra i cittadini, nelle piazze, nei teatri, nelle sezioni, a spiegare come realmente stanno le cose o a raccogliere le loro istante oltre a quelle della confindustria o della confcommercio o della conf….?
Siamo giunti all’overdose della telepolitica e dell’ipocrisia politica come conseguenza, in quanto i messaggi che ci arrivano sono messaggi falsi, da campagna elettorale senza fine.
Mi sembra opportuno, senza entrare nel merito della loro autonomia e indipendenza (ci addentreremmo in una foresta di contraddizioni) elencare alcuni di questi programmi, solo RAI e Mediaset: 1/2 H (Annunziata), Studio aperto, Porta a porta (Vespa), Primo piano, Matrix (Mentana), L’Antipatico (Belpietro), Otto e mezzo (Ferrara), Ballarò (Floris), L’infedele (Lerner), Liberi tutti (Pivetti), L’incudine (Martelli).
Mancano, per amor di patria, tutti i veri programmi di intrattenimento, sportivi o scientifici usati dai politici come passerella….esistenziale.
Non è che lo fanno per arrotondare le…. scarse prebende che percepiscono?
Ma, allora, non sarebbe meglio per loro e per noi, soprattutto per noi, che cambiassero mestiere? Tanto, i casi eccellenti non mancano (Pivetti, già presidente della Camera; Martelli, già ministro della giustizia) e, spesso, dalla mediocrità si può passare al successo: basta indovinare il giusto settore di lavoro. La gente ricorderà meglio un buon attore o buon comico che un mediocre politico.
Cologno 27,05,06