30 novembre 2009

Una lettera che ci parla del profondo rosso in cui questo Paese sta precipitando.

LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito
"Figlio mio, lascia questo Paese"
di PIER LUIGI CELLI


L'università La Sapienza di Roma
Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)
tratto da Repubblica.it

26 novembre 2009

POVERA ITALIA

Non c'è più limite a niente. Un giornalista che minaccia se stesso, scomodando persino le BR! E' mancato l'autoseguestro e la gambizzazione! Povera Italia!


VOLANTINO BRIGATISTA A 'IL GIORNALE',
L'AUTORE È IL GIORNALISTA MINACCIATO


È stato lo stesso destinatario delle minacce, un giornalista collaboratore della sede genovese del 'Giornalè, a scrivere il falso volantino delle Brigate Rosse recapitato in redazione. Lo hanno accertato gli agenti della Digos di Genova che hanno denunciato l'uomo per simulazione di reato e procurato allarme. La lettera minatoria, scritta a mano e con una stella a cinque punte, era stata rinvenuta la settimana scorsa sotto la porta d'ingresso della redazione genovese del quotidiano. Conteneva minacce nei confronti della redazione, del capo della sede Massimiliano Lussana e del giornalista collaboratore Francesco Guzzardi, «colpevoli» di aver compiuto inchieste giornalistiche sulla Valbisagno. Immediatamente è stata presentata una denuncia in questura e sono state avviate le indagini che questa mattina hanno portato alla clamorosa soluzione. Francesco Guzzardi avrebbe confessato agli agenti di aver agito per far uscire allo scoperto una vicenda di minacce gravi da parte di malavitosi e di nomadi della periferia genovese della quale lo stesso giornalista e la sua famiglia sarebbero stati oggetto nelle scorse settimane. Il capo della redazione genovese del Giornale, Lussana, nel dichiarare il proprio stupore per quanto emerso dall'indagine, ha voluto ringraziare «lettori ed istituzioni per la solidarietà e la vicinanza espresse in questi giorni al Giornale».


tratto da: "Leggo cronaca" online del 25/11/09

30 ottobre 2009

BERLUSCONI PUBBLICHI L’ELENCO DI PROCEDIMENTI, INDAGINI E PROCESSI

La telefonata di Berlusconi a “Ballarò”, l’ennesima durante un Talk-show, mette ancora una volta in risalto l’arroganza e l’invadenza di un premier che si crede onnipotente, in quanto, afferma assieme al suo corifeo, di avere ricevuto l’investitura dalla maggioranza degli italiani. Una falsità che ha forza di ripeterla sta diventando una verità. La verità è che il Pdl ha vinto le elezioni come partito di maggioranza relativa e governa grazie al 10% del consenso leghista. Se facciamo bene i conti dei voti ufficialmente validi, il Pdl ha preso 13 milioni630 mila voti pari al 28%. Quanto è lontano il 68 % che viene sbandierato con molta sicumera!
Non voglio parlare dei comizi in diretta del premier né delle sue bugie, né dei continui attacchi “ai PM comunisti e i giudici comunisti di Milano” (inaudita recidività nell’opera di delegittimazione intrapresa dal premier e dalla maggioranza che non ha precedenti in nessun Paese democratico) quanto fare una proposta.
Il Presidente del Consiglio ha dichiarato di essere stato oggetto di “103 procedimenti e indagini e 36 processi”.
Accettando come veri i numeri scanditi, penso sia doveroso da parte di un premier e leader del Pdl, per sottolineare la persecuzione cui è sottoposto, per dare sostanza ai suoi atti d’accusa e sbugiardare una volta per tutti “i comunisti” della Magistratura, pubblicare l’elenco completo dei procedimenti, indagini e processi, affiancati dalla data d’inizio e di chiusura, aggiungendo le motivazioni d’apertura e di chiusura e indicando se ha usufruito di prescrizioni o meno.
Ecco, un simile tabulato sarebbe gradito ai cittadini italiani, a quelli che lo hanno votato e a quelli che non lo hanno, e metterebbe fine, una volta per tutte, a commenti e litigi in diretta e, soprattutto, sarebbero i cittadini a costatare le tendenze rosse di certa magistratura.
Farebbe finalmente giustizia d’ogni contumelia, assegnando al Presidente del Consiglio, il suo posto tra i benemeriti della Patria.
Cologno30/10/09

24 ottobre 2009

MA CHE STA SUCCEDENDO?

La risposta non è difficile o almeno a me pare tale. Forse è un po’ complessa, ma la destra italiana ormai ci ha abituato ad annunci a sorpresa e a repentini cambi di marcia che nascondono la sua profonda incapacità di fare proposte serie e, quel che più conta, realizzabili.
Propongono tutto e il contrario di tutto, dimentichi di far parte di uno schieramento ideologico ben definito nella sua ideologia, specie alla luce degli avvenimenti di quest’ultimo anno di governo.
Una cosa è certa: al loro interno la confusione ideologica e strategica regna sovrana e a forza di credere agli editti stanno perdendo la tramontana, come recitava una vecchia canzone, credo di Antoine.
Vogliono evitare di parlare dei guai del premier così non trovano di meglio che improvvisare proposte da sempre appannaggio della sinistra che, tuttavia, non potranno essere realizzate per via della crisi economica in cui, nonostante le iniezioni d’ottimismo del Cavaliere e company, versa l’Italia.
Il 23 ottobre Morandini, presidente della “Piccola industria di Confindustria” dichiara che la crisi sta mettendo a rischio oltre un milione di piccole imprese. Chiede tra le altre cose la riduzione dell’Irap. Anche la Cgil conferma le stime e sottolinea il rischio di disoccupazione che corrono almeno 4 milioni di lavoratori (la Confindustria afferma che non saranno più di 700 mila…ma se le imprese a rischio sono più di 1 milione?). Al di là dei numeri, è evidente che una simile ipotesi sarebbe un disastro di proporzioni gigantesche che metterebbe in ginocchio l’Italia nella complessità di fattori sociali ed economici che sarebbero ingovernabili. Alla faccia di Tremonti e del sorriso a tutti denti del Presidente del Consiglio. Intanto il governatore della Banca d’Italia dichiara di stare attenti al dopo crisi perché ci attendono nuovi problemi.
Ecco a questo punto l’uscita estemporanea di Berlusconi che l’Irap sarà eliminata. Dove troverà i soldi? Ci penserà Tremonti e poi si potrà attingere ai proventi dello scudo sociale. Ma non era stato destinato ad altro?
Giorni prima il ministro Tremonti , l’illusionista, affiancato il giorno dopo dal premier, dichiara di preferire il posto fisso e, sentite, la partecipazione degli operai agli utili delle aziende.
C’è da restare allibiti! Non perché un politico non possa ravvedersi e cambiare politica economica, ma perché queste sue affermazioni dovrebbero comportare le immediate dimissioni e il ritiro a vita privata. Ma in questo nostro martoriato Paese è tutto permesso: promesse mai realizzate, ravvedimenti solo enunciati, dimissioni annunciate e mai date, dichiarazioni d’onestà agli avvisi di garanzia…insomma…se la politica è lo specchio del Paese, di cosa stiamo parlando, di cosa ci lamentiamo?
L’altro annuncio, questo del ministro Scajola, ci afferma che “bisognerà cominciare a pensare anche al quoziente familiare…”. Ma non è un punto fondamentale dell’UDC? Certo, ma a Marzo si vota per le regionali e l’Udc è necessaria per eventuali accordi…forse in Veneto?
Come si può costatare, niente di nuovo sotto il sole triste della politica: una gran voglia d’imbrogliare le carte e cercare di attingere voti in ogni direzione.
Certo, rimane il contrasto tra il premier e Tremonti con l’intromissione di Bossi…ma anche questa è una manovra prevista . Ne parleremo per un po’ di giorni come le altre. Talk-show, editoriali ne parleranno a iosa e i veri problemi di chi ha perso il posto di lavoro o di chi lo sta perdendo possono aspettare…il tifo da stadio è lì, ognuno col suo striscione e il suo campanaccio.

P.S.: Il Pdl propone alle forse politiche una bicamerale per discutere sulla riforma della giustizia. È vero, come afferma Franceschini, che ormai conosciamo bene il Pdl, ma io non avrei subito rigettato l’invito ma avrei partecipato con una mia proposta alternativa. Sarebbe stato interessante fare scoprire le carte al Pdl, che ora punterà il dito sull’opposizione che “non accetta di discutere”. L’opposizione deve sempre esserci per mettere a nudo le incongruenze e le mistificazioni della destra, ovviamente se ce ne sono,e proporre la sua di riforma. Così non va bene!

19 ottobre 2009

ECONOMIA Dopo l'annuncio del Governo: per ora si parla solo dello spostamento di un binario
Per il collegamento Calabria-Sicilia manca ancora il progetto esecutivo. I retroscena
La prima pietra del Ponte?
Un'opera prevista dal 2006
di GIUSEPPE BALDESSARRO

Un plastico dell'opera


REGGIO CALABRIA - L'hanno presentata come la prima pietra del Ponte sullo Stretto. Hanno annunciato l'apertura dei cantieri per il 23 dicembre prossimo. Ma il regalo di Natale che Silvio Berlusconi, sta preparando per calabresi e siciliani, col Ponte in quanto tale, non ha quasi nulla da spartire. In realtà si tratta dello spostamento del binario che collega Cannitello a Villa San Giovanni, previsto (anche se non in questa forma), indipendentemente dal Ponte.

La ferrovia, secondo lo stralcio, sarà traslata a monte dell'attuale sede con una curva di un chilometro e 700 metri. Un intervento inserito tra le "opere compensative", concordate nel 2006 con la Giunta comunale di Villa, e accettato dall'ente locale in quanto "autonomo rispetto la realizzazione o meno dell'attraversamento stabile dello Stretto" e comunque "utile a prescindere da essa". Insomma, quei lavori si sarebbero comunque fatti, anche se in origine il progetto era stato approvato anche da Provincia e Regione, in quanto "programma integrale" e non lo "stralcio" di cui si parla da alcune settimane.

Allo stato, dunque, è possibile parlare solo della realizzazione di un intervento, inserito in un complesso di opere di compensazione, rispetto ad un progetto (quello del Ponte) che non esiste ancora nella sua stesura definitiva. Tanto più che, per come pensato, la sua singola realizzazione non sarebbe migliorativa, ma peggiorativa del sistema infrastrutturale locale. Si tratta infatti di sostituire un rettilineo ferroviario con una curva, nella quale i treni sarebbero costretti a frenare prima dell'ingresso in stazione. Senza considerare che -in caso di costruzione della grande opera - andrebbe realizzata un'altra linea ferroviaria "in quota" da innestare al Ponte.

"In ogni caso, la prima pietra annunciata costa 30 milioni di euro, quasi 18 milioni a chilometro" spiega il professor Alberto Ziparo, Università di Firenze, coordinatore dei gruppi che studiano l'impatto ambientale della Grande Opera.

Attualmente, come scrive oggi il Quotidiano della Calabria, il progetto è di Rfi (Rete ferroviaria Italiana), ma in quanto appartenente "al più grande programma Ponte, sia pure come opera collaterale e propedeutica", sarà passato alla Stretto di Messina/Anas, che aprirà i cantieri "propedeutici", in questo momento al nulla.

Nei fatti, l'annuncio del premier Berlusconi e del ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli, sono l'ennesimo annuncio. Infatti sul capitolo Ponte mancano sia i soldi che il progetto esecutivo - come scrive Antonello Caporale - essendo l'iter procedurale nella fase di approvazione del progetto preliminare-definitivo.

In questo momento il progetto Ponte è ancora bloccato. E solo una volta ultimato il percorso burocratico del progetto preliminare-definitivo, si dovrebbe procedere con la progettazione esecutiva. Su quest'ultima però gravano le pesantissime critiche alla costruibilità avanzate dagli stessi tecnici e consulenti della Stretto di Messina (oggi quasi tutti "ex") e del Ministero.

Le contestazioni riguardano ad esempio "il posizionamento di pilastro e contrafforte di parte calabrese". Il professor Remo Calzona, ex consulente della Stretto di Messina, oltre che del Ministero, ha ammesso che per proseguire nella progettazione, si dovette "totalmente ignorare" la circostanza che il pilastro (proprio quello per il cui ingombro si sposta il binario di Cannitello) e il contrafforte di parte calabra sono situati "sulla fase più critica della faglia sismica più attiva esistente nello Stretto, la numero 50".

Le indagini successive hanno confermato che questa circostanza è pregiudizievole per la progettazione esecutiva. Calzona ed altri tecnici sostengono per questo che il Ponte va traslato di almeno 500 metri rispetto al sito attuale.

E non finisce qui. perché il dato, che costituisce un nodo tecnico ineludibile su cui prima o poi ci si dovrà confrontare, è lo scivolamento degli stati superficiali e di media profondità dei terreni del versante calabrese verso lo Stretto. Per ovviare allo slittamento bisognerebbe, secondo i tecnici, "inchiodare" pilone e contrafforti fino ad una profondità di oltre 2000 metri, con strutture che però potrebbero andare in crisi per altri motivi. Alcuni ex consulenti tecnici sostengono poi che il progetto della struttura principale (fune portante - pendini - trave - cassone - reticolare) prevede materiali (peraltro i migliori disponibili oggi in commercio) incompatibili con le prestazioni di portanza e resistenza richieste al manufatto, in presenza delle condizioni ambientali dello Stretto.

Lo stesso Calzona ha dimostrato nel suo saggio "La ricerca non ha fine", che il progetto attuale presenta una "trentina di punti di potenziale crisi a rottura, di cui almeno la metà insormontabili allo stato". Conclusioni contestate dalla Stretto di Messina e dal Ministero.

Resta aperta anche la questione dei finanziamenti. Il Cipe/Infrastrutture del 6 marzo e il Cipe/Anticrisi del 29 luglio scorsi, non hanno poi erogato gli 1,3 miliardi annunciati dal Governo per il Ponte. Ambedue i provvedimenti per le risorse dell'opera si chiudevano con l'espressione: "viste le compatibilità di bilancio". Il Governo dunque non ha ancora messo un euro per il Ponte. E anche i riferimenti del ministro Matteoli agli investitori privati, "project financing", sembrano registrare alcune crepe.

Le due relative istruttorie formali effettuate nel giugno-luglio 2005 e nel gennaio- febbraio 2006 sono ambedue andate a vuoto ("zero investitors"). Così pure l'istruttoria informale dei mesi scorsi. E persino i 100 milioni di euro annunciati da Lombardo, per le "prime opere collaterali siciliane", per adesso non ci sono. Tant'è che il presidente della Regione Siciliana è in difficoltà, viste le reali drammatiche necessità di quel territorio.

tratto da "la Repubblica" del 19 ottobre 2009

16 ottobre 2009

L’INTERRUZIONE COME STRUMENTO

Penso che dopo “Anno zero” di ieri, 15 Ottobre, non vedrò nessun altro talk-.show. Non per colpa dei conduttori, ma per quelli che impropriamente sono chiamati “ospiti”: sono i politici, sono i giornalisti, sono i rappresentanti delle varie categorie sociali…i più agguerriti, ma anche i più maleducati. Trasformano gli studi televisivi in un mercato del pesce, con una differenza di non poco conto: al mercato si vende il pesce, in studio si vende il fumo e per di più non aromatizzato.
L’intervento del primo ospite, ormai è acclarato, è di aspra critica all’introduzione della trasmissione, mentre nel corso della stessa il conduttore viene tacciato di essere di parte.
Ciò, al di la del rispetto verso il conduttore, potrebbe essere accettabile, è pur sempre un’opinione. È quello che succede nel corso della trasmissione che non è più sopportabile. Offese, interruzioni, sorriseti di compatimento, sberleffi, doppi sensi, accuse gratuite, sottintesi…una manifesta maleducazione che dalla scatoletta televisiva (non viceversa, si badi) si trasmette nella società dove l’avversario politico si trasforma in un nemico da zittire a tutti i costi e il confronto in tifo, proprio come vogliono i politici: più alta è la ressa più i problemi si dissolvono.
Un’evidente mortificazione della dignità umana!
In questa trasposizione, diventa, normale offendere e denigrare, come in diretta tivù, gridare e coprire le ragioni del “nemico”.
Tra le “buone maniere”, l’interruzione è lo strumento che si mente in atto sempre e ciò per coprire le ragioni dell’altro o per sviare il discorso verso altri argomenti, in un incedere continuo che trasforma lo studio in uno stadio, nel quale l’importante non è assistere ad una bella partita ma vincere…anche giocando male. Essere fazioso, coprire l’avversario d’insulti e di ridicolo significa acquistare meriti di fronte al “capo” e forse… prebende.
In questo confronto d’inciviltà e di mancanza di rispetto verso il telespettatore, cioè il cittadino, di destra o di sinistra non importa, sono in tanti partecipare, ma a distinguersi di più, ad onor del vero, sono politici e giornalisti di testate vicine al governo.
Potrei fare i nomi, è facilissimo, ma non è questo il punto.
La verità è che siamo insofferenti, non sappiamo (o non vogliamo) ascoltare le opinioni degli altri, nemmeno le più accettabili: è la manifestazione della paura che il cittadino possa capire, possa iniziare a discernere e giudicare sulla base d’informazioni corrette e di atteggiamenti leali.
Talk-show è uno spettacolo, in questo caso, televisivo in cui un conduttore conversa con politici o…. Sarebbe follia chiedere di tornare a discutere invece di abbaiare? Sarebbe follia eliminare la cosiddetta claque che i politici, in rapporto al peso politico, si portano dietro, che applaude alla fine di ogni intervento, insensato o offensivo che sia?
Se tutto è spettacolo, allora ritorniamo a un confronto politico con la presenza di un moderatore munito di cronometro per il recupero del tempo e posto in condizione di chiudere il microfono di chi sovrappone la sua voce a quella dell’avversario.
Dove non arriva la civiltà…cerchiamo di arrivare con norme chiare e subito applicabili.

14 ottobre 2009

Da"il Corriere della sera"

Una nota elenca le ragioni che ostacolano l'inizio della costruzione del ponte
Il Wwf: «Impossibile aprire il cantiere»
Non esiste un progetto esecutivo che consenta di dare il via ai lavori e mancano anche le risorse finanziarie
MILANO - Secondo il Wwf Italia la dichiarazione sull’apertura dei cantieri del ponte sullo Stretto di Messina tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 non è realistica. Per tre ragioni, elencate in una nota dell'associazione ambientalista:

1. Non esiste ad oggi non solo un progetto esecutivo che consenta di aprire i cantieri del ponte, ma nemmeno il progetto definitivo che serve a completare la procedura di valutazione di impatto ambientale.

2. Il Governo non ha risorse per realizzare il ponte: ad oggi ha deciso di immobilizzare, con la Delibera CIPE del 6 marzo scorso, 1,3 miliardi di euro (per un’opera come il ponte che costa 5 volte di più: 6,3 miliardi di euro); fondi che in realtà non sono immediatamente disponibili ma saranno centellinati di anno in anno dal CIPE, come stabilito dall’ultimo decreto anticrisi (decreto legge n. 185/2008).

3. Si devono ancora rivedere e aggiornare i valori dell’offerta del General Contractor (GC) e le convenzioni tra la concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA e il GC capeggiato da Impregilo, come ammesso anche dallo stesso ministro dei trasporti e delle infrastrutture Matteoli nell’Allegato Infrastrutture al DPEF 2009-2013, visto che il GC ha vinto la gara sulle progettazioni definitiva ed esecutiva e la realizzazione del ponte e delle opere connesse, sulla base di un maxiribasso che stimava il costo dell’opera (valutato oggi dal Servizio studi della Camera dei Deputati 6, 3 miliardi di euro, all’aprile 2009) 3,9 miliardi di euro.

«Non vorremmo che pur di aprire un qualche cantiere, si spacciasse la realizzazione della bretellina ferroviaria di Cannitello (1-2 km di linea) in Calabria, opera connessa al ponte, come l’inizio dei lavori – dichiara il Wwf -. Sarebbe una beffa che in qualche modo tende a nascondere il danno già fatto a Calabria e Sicilia dirottando 1,3 miliardi di euro di Fondi FAS destinati al Sud ad un’opera, irrealizzabile per vincoli tecnici, economico-finanziari ed ambientali, invece che destinarli al risanamento del territorio».


14 ottobre 2009

ANCORA FANGO SULLE ISTITUZIONI

Ancora una volta, a chiusura della festa della libertà a Benevento, il cavaliere Berlusconi, ha espresso attraverso un farneticante comizio il massimo dell’ANTIPOLITICA.
Ancora sotto shock per la decisione della Consulta di dichiarare incostituzionale il lodo Alfano, innervosito per la multa di 750 milioni di euro comminata alla sua fininvest (primo grado di una causa civile), il leader del Pdl si sente accerchiato, sente venir meno il carisma e reagisce in maniera scomposta, menando fendenti a destra e a manca senza preoccuparsi minimamente dei danni che causa alla già debole democrazia italiana e per rassicurare i suoi elettori, o meglio per rassicurarsi sciorina sondaggi che lo danno al 68 % di gradimento, dimenticando che nelle ultime elezioni europee, capolista in tutte le circoscrizioni, ha raccolto 2 milioni e mezzo di voti validi, come dire appena il 9 %. D’altro canto, nemmeno i voti raccolti dall’attuale maggioranza hanno raggiunto il 50 %. Da dove arriva il 68?
Un animale che si sente braccato può fare danni irreversibili. E il premier, oggi, si trova in queste condizioni. È compito dei suoi consiglieri indirizzarlo verso un comportamento meno aggressivo, per il bene di quell’Italia che lui sostiene di amare tanto.
Veniamo al comizio, cercando di verificarne le affermazioni, senza mistificazioni e con opportuno equilibrio.
Lodo Alfano.
La Consulta è composta per la maggioranza da giudici di sinistra ed ha avuto un comportamento sleale verso il Parlamento. In queste parole emerge l’esasperata visione dualistica della società: la sinistra che incarna il male assoluto da una parte e Lui, il bene assoluto, dall’altra; lui vittima, gli altri carnefici, Lui democratico, gli altri bolscevichi; Lui solare imprenditore senza macchia e senza peccato, ligio al pagamento delle tasse, gli altri evasori e mediocri imprenditori. È ovvio che in bene o il male non stanno entrambi nella stessa parte, saremmo o tutti diavoli o tutti angeli, è ovvio che l’opposizione e in un Paese democratico non è solo politica, investe l’opinione pubblica, la comunicazione, la cultura lo spettacolo…), come d’alto canto ha fatto lo stesso cavaliere, sta facendo il suo mestiere, anche duro (?), ma sentirsi vittima di un complotto e per di più internazionale, non sembra realistico.
La bocciatura del lodo Alfano è perfettamente legittima perché espressione di un’istituzione pienamente legittima posta dalla Costituzione a garanzia della democrazia e della Repubblica. Ben lo sanno i suoi avvocati…eppure… hanno lanciato l’offensiva di delegittimazione, perché?
La risposta potrebbe essere facile: così vuole il capo del governo e noi, che da lui dipendiamo, dobbiamo allinearci. Troppo semplice. Ce n’è un’altra: il concetto di democrazia liberale fondata sul rispetto della Costituzione non fa parte del pensiero di questa maggioranza di governo, i cui rappresentanti, come quelli dell’opposizione, ricordiamocelo, non sono stati direttamente eletti dal popolo (cui spetta la sovranità, art.1 della Costituzione), ma nominati dai dirigenti con imprimatur del presidente. Oppure, come sostiene, ciò è ancora più grave, il popolo mi ha votato per cui nessuna espressione istituzionale, può fermare il mio agire. Un’altra balla: non siamo in una democrazia presidenziale, né in una democrazia in cui il premier è eletto dal popolo, ma in una democrazia parlamentare in cui è il Parlamento a dare la fiducia al Presidente del Consiglio indicato dal Presidente della Repubblica dopo ampie consultazioni politiche. I simboli indicanti i presidenti del consiglio hanno rappresentato una prepotenza. È stato, infatti, il Presidente della Repubblica a dare l’incarico a Berlusconi, o lo abbiamo dimenticato?
La Consulta non è un organo politico, che nell’esplicare le sue funzioni non da risposte politiche rappresenta un unicum di controllo e di garanzia, al di là di come la pensano i singoli componenti. Pensare che possano decidere in relazioni al loro sentire politico, è non avere il senso delle istituzioni.. Pensare, poi, che possano essere manovrati è mancanza di rispetto menefreghismo politico.
Attacco al Presidente della Repubblica
“Tutti sappiamo da che parte sta il Presidente”. Queste parole pronunciate da Berlusconi indicano il degrado istituzionale in cui siamo caduti. Il Presidente doveva intervenire presso i giudici di nomina presidenziale per indurli ad accettare il lodo Alfano. Questo il patto scaturito da una serie d’incontri tra gli esperti dei due presidenti e poi, afferma, il presidente aveva firmato la legge. Al cavaliere e ai suoi legali sfugge che il supremo organo di garanzia è sempre la Corte Costituzionale che non può delegare a nessuno le sue prerogative. Il Presidente della Repubblica può fermare le leggi, ma è la Suprema Corte a dare l’imprimatur.Il Presidente della Repubblica, proprio per il ruolo di super partes non può “corrompere” nessuno.
Se il governo reputa il lodo Alfano una legge giusta può applicare per l’approvazione l’art. 138 della Costituzione, come la Corte ha indicato, mettendo fine alle polemiche, molte delle quali sembrano strumentali.
Per finire.
Non c’è democrazia nel PD né rinnovamento…i comunisti di sempre.
Anche quest’affermazione è paradossale. Se è vero che nel PD non c’è rinnovamento è anche vero che per eleggere il segretario utilizzano non l’applausometro ma le primarie che coinvolgono anche i simpatizzanti e gli elettori.
C’è da domandarsi quali novità rilevanti ci ha dato il Pdl da quando Berlusconi è sceso in politica: Cicchitto, Bondi, Sacconi, Brunetta, Scaiola, Bonaiuti, Letta, Schifani Fini, Gasparri, La Russa….
Siamo, noi cittadini, in attesa di un vero congresso, con mozioni ed elezioni interne non concordate…se possibile
Informazione, democrazia e libertà
Mentre “il Giornale, “Libero”, “Panorama” e i canali Mediaset possono dire e non dire, gli altri organi di stampa sono tacciati di essere anti- italiani e a capo di un complotto mediatico mondiale, come se la stampa internazionale in Italia non avesse sue sedi e suoi inviati!
Così nell’Assemblea degli industriali, Monza 11/10/09, si rivolge agli industriali affermando che serve una ribellione generale delle colonne della nostra produzione verso un giornale italiano (la Repubblica ?) e certa stampa straniera (forse tutta considerando le prese di posizione) che con un agire anti-italiano getta discredito non solo su di me ma anche sui nostri prodotti, nelle imprese, nel made in Italy. E per concludere. “Assieme a voi porteremo l’Italia fuori dalla crisi attraverso la straordinaria magia del mercato…A democrazia e libertà ”.
Un concetto di libertà e di democrazia molto personale…l’imprenditore che tutto può e sulla buona strada. Meditate gente, meditate.
Concludo, questo lungo post, con quanto espresso dalla Marcegaglia: “Bisogna rispettare Napoletano perché rispettando lui si rispetta l’Italia”. Invita, inoltre, “a non scassare le istituzioni, a non delegittimare.

12 ottobre 2009

FUNERALI DI STATO

I funerali di stato a Messina dopo una tragedia da due anni annunciata, rappresentano il trionfo dell’ipocrisia.
Le istituzioni, le massime autorità politiche e religiose si danno convegno, in un rituale che sa tanto di sciacallaggio.
Tutti presenti: il premier Berlusconi, il presidente del senato Schifani, il ministro Alfano, la ministra Prestigiacomo e il presidente della Regione Sicilia Lombardo.
I funerali di stato per disastri naturali dovuta all’incuria e alla responsabilità del potere politico sono in continuo aumento
A cosa servono e a chi servono?
Non servono a niente. Servono solo a prolungare il dolore dei familiari. Si è perduto anche il raccoglimento in memoria dei chi non c’è più, per una disgrazia annunciata: “L’evento era stato previsto”, ha dichiarato Berlusconi.
La solita omelia del vescovo locale che chiede più rispetto per la “sua” (perché sua?) gente e più responsabilità dei politici nel risolvere i problemi, i soliti visi composti di circostanza dei soliti politici, le solite dichiarazioni (indagheremo, i colpevoli pagheranno...) le solite assicurazioni di ricostruzione rapida come rapida sarà la messa in sicurezza…la solita passerella acchiappatoti, la solita Tivù che fa vedere e sentire gli applausi e taglia le contestazioni e i fischi.
Da tutto ciò emerge un’Italia sfigata e…contenta, dove le promesse diventano realtà e i politici, veri responsabili del degrado, in questo caso di Messina, invece di assumersi le responsabilità (Matteoli è stato per cinque anni il ministro di competenza come lo è oggi la ministra Prestigiacomo…per di più siciliana) continuano, senza rispetto per i morti, a predicare un’Italia che non c’è.
È una disgrazia, una sciagura…sì, quella di avere questa classe politica mediocre per la quale l’apparire è più importante dell’essere.
Se la sovranità, come recita l’articolo uno, appartiene al popolo, il popolo dovrebbe essere messo nella condizione di esercitarla, in primis eleggendo direttamente i propri rappresentanti, buttando a mare le liste bloccate di fascista memoria.
Quando si porrà fine a tale insulsa usanza, rendendo omaggio e riservatezza al dolore dei familiari delle vittime delle disgrazie?

10 ottobre 2009

PRIMUS SUPER PARTES

Una bugia, potete chiamarla anche mistificazione, detta e ridetta dai media senza soluzione di continuità, diventa, per i non informati e i distratti di parte, una verità.
È quello che succede da un pò di anni a questa parte in Media-Rai e nella stampa che fa riferimento al premier Berlusconi.
Così, tutti sanno che è un perseguitato della giustizia, che l’informazione è per l’80 % in mano alla sinistra, che i giudici costituzionali sono per la maggior parte di sinistra, che il capo dello Stato è anch’esso di sinistra, che Noemi e la D’Addario sono invenzioni della sinistra, che il giudice che ha condannato la Fininvest ora Mediaset ad una supermulta ha dato un giudizio politico, che è stato prosciolto nel giudizio sul Lodo Mondadori dall’accusa di corruzione e non prescritto, che il caso Mills è una montatura, che…insomma, dietro tutto questo c’è un complotto per ribaltare quanto il popolo ha determinato legittimamente col voto.
Sgombriamo innanzitutto il campo da ogni equivoco: l’attuale governo, suffragato da un voto popolare di larghe proporzioni, è pienamente legittimo e deve, salvo complicazioni, governare.
È pure vero, però, che la delega data dal popolo non è per sempre ma limitata nel tempo. Saranno altre elezioni a stabilirne la continuità o ad interromperla.
Com’è vero che deve governare nel rispetto delle regole democratiche e della Costituzione. Deve, altresì, ricordare che i partiti della coalizione di governo non hanno raggiunto il 50 % dei suffragi ed è stato in virtù di una legge elettorale che il Pdl di trova a gestire le due camere con una differenza così alta. Ciò rappresenta non un limite al governo, ma un limite alla sua azione di depotenziamento e di continua mortificazione del parlamento, visti i 24 voti di fiducia e i continui decreti.
L’on. Ghedini, nonché avvocato personale del Presidente del Consiglio, nella sua arringa davanti alla Corte Costituzionale ha sostenuto che “la legge è uguale per tutti, ma la sua applicazione no”, mentre l’altro difensore, avv. Pecorella ha sostenuto che Berlusconi non è “primus inter pares” ma “primus super pares”. Non contento d’avere come difensori due principi del foro, ha ingaggiato anche l’Avvocatura dello Stato (poteva, essendo contemporaneamente soggetto del Lodo e oggetto, diciamo impropriamente, dello stesso? Non si è verificato un conflitto d’interessi?) che ha paventato il pericolo che l’eventuale riapertura dei processi a carico del Premier, ne limiterebbe l’azione di governo con grave danno dei cittadini.
Arroganza e mancanza di rispetto verso un organo che, seppure nella sua eterogeneità, rappresenta la più alta garanzia costituzionale! Questa è stata la linea di difesa del Lodo messa in piedi dai legulei del momento. Sembrerebbe che il complotto sia molto più di…casa di quanto il premier possa pensare!
La mia è una battuta. È certo, comunque, che l’incompetenza non può essere nascosta dall’arroganza!
Le dichiarazioni di Berlusconi, a caldo e a freddo, per strada e al telefono, assomigliano a un galeotto braccato prossimo ad essere catturato più che a un Presidente del Consiglio legittimamente eletto e nel pieno delle sue facoltà. In guerra con tutti, tranne che col suo popolo, ormai vede complotti e comunisti dappertutto. Esige rispetto ed eccede nelle offese (gli italiani coglioni, i giornalisti farabutti, Napoletano è di sinistra, niente di male se non la usasse come parola offensiva, più bella che intelligente…).
In questa squallida vicenda si distingue l’attacco al Capo dello Stato che, secondo Berlusconi, sarebbe dovuto intervenire, conoscendo i giudici costituzionali, almeno quelli di nomina presidenziale, in un’opera di persuasine ed evitare così la bocciatura del Lodo Alfano, che, al di là delle varie prese di posizione sull’operato della Corte, rimane incostituzionale per aver violato gli articoli 3 e 138 della carta Costituzionale, che non è una semplice “carta” su cui ognuno può scrivere ciò che più gli aggrada. Sono regole di convivenza che bisogna rispettare, valide per questo governo come lo sono state per i precedenti e come lo saranno per i futuri.
Questa pretesa è tanto grave in quanto non solo perché lede la dignità di ogni singolo giudice costituzionale, ma equiparerebbe il Presidente della Repubblica a un qualsiasi corruttore!
È questo che voleva Berlusconi? Non credo…saranno state la stanchezza e la delusione del momento.
Penso che Berlusconi debba pensare più a governare (nessuno vuole le sue dimissioni, tranne l’Idv…il Pd ha i suoi problemi…) e meno a polemizzare, salvo che ciò non sia una strategia per nascondere le difficoltà sue e del governo ad affrontare i veri problemi del Paese.
I cittadini, comunque, si sono stancati dell’arroganza e degli slogan suoi e dei suoi rappresentanti, vogliono fatti, quelli veri, quelli che i media narcotizzati non dicono.
Voglio esprimere, infine, tutta la mia solidarietà all’onorevole Rosy Bindi per le vergognose e triviali offese in diretta di Berlusconi. Visto lo share, penso che dopo simile exploit del premier, molte donne abbiano capito di “che pasta” è fatto e cambino atteggiamento e, soprattutto, voto.