18 novembre 2010

Tratto dal Blog | di Paolo Farinella
18 novembre 2010
L’”ammucchiata” che salverà B.
Scorrendo i giornali sembra ventilarsi una ipotesi che se fosse vera, ma credo che la «grande ammucchiata» l’abbia già deciso, sarebbe la negazione di vent’anni di lotta contro il berlusconismo e la morte definitiva del concetto stesso di «Diritto». Se il Pd sta a questo gioco perverso e a questa soluzione tragica, è meglio che vada a ibernarsi al polo nord.

L’ipotesi è: per convincere Berlusconi a farsi da parte e a rassegnare le dimissioni per permettere alla destra berlusconista e finiana di fare un nuovo governo con un programma di destra, appoggiato dagli stessi berlusconisti (con Berlusocni dietro le quinte), gli si confeziona un salvacondotto definitivo, per cui anche se non è più presidente del Consiglio «si slava dai tribunali» e se ne può andare a spasso come se niente fosse stato. Berlusconi, imputato di reati gravissimi commessi da cittadino senza incarichi politici, è assolto dalla politica, buttando al macero codici di procedura, sentenze della Corte e la stessa carta straccia della Costituzione.

In questo modo, Berlusconi ha raggiunto il suo obiettivo, il solo per cui è entrato in politica: salvarsi dal carcere e salvare le sue aziende, cioè i suoi delittuosi guadagni. Non deve fare nemmeno lo sforzo di una legge apposita, perché «la grande ammucchiata» da sinistra e da destra che sono ben felici di attribuire questa «porcata» alla sinistra gli faranno il regalo di Natale che più desidera: essere impunito per oggi, per domani e per sempre.

Se il Pd e chiunque altro che fino ad oggi si è battuto per la sopravvivenza dello Stato di Diritto, credono di essere furbi, è meglio che recedano e non si lascino nemmeno tentare da una simile ignobile e ributtante ipotesi. Noi non possiamo accettarlo. Noi non possiamo tollerarlo. Noi ci opporremo con la forza della nostra onestà e con lo spessore della nostra dignità con le quali abbiamo combattuto una battaglia impari, mentre deputati e senatori cincischiavano tra loro camarille e interessi e riscuotendo alla fine di ogni santo mese un lauto compenso non inferiore a € 20.000,00 mentre noi pagavamo di tasca nostra ogni iniziativa e ogni trasferta.

Berlusconi deve andarsene perché ha fatto fallire il Paese e perché ha fallito anche il suo programma che partiva dai suoi interessi personali e finiva ai suoi interessi personali. Qualunque salvacondotto non è solo illecito, ma è indegno e immorale e nessuno si azzardi a pensarlo perché si troverà contro un muro di onestà e una diga di indignazione che li travolgerà tutti quanti. Se vogliono sfidare l’ira degli onesti lo facciano, ma sappiano che ne pagheranno le conseguenze amaramente. Berlusconi deve semplicemente essere processato, e se è colpevole, deve essere condannato: nessun salvacondotto di transizione o per qualsiasi altro motivo è lecito e tollerabile. Il principio semplice e trasparente della innocenza/assoluzione e colpevole/condannato deve restare integro e nessuno lo può stravolgere, nemmeno per mandare via Berlusconi «prima del tempo» e nemmeno per paura che egli voglia fare la politica del «muoia Sansone con tutti i Filistei».

Nemmeno in politica il fine giustifica i mezzi. Lo dovrebbero sapere i signori cardinali che hanno tenuto bordone a un individuo ripugnante moralmente, insano politicamente e riprovevole socialmente. Lo sanno anche i figliocci dei cardinali che bevono acqua benedetta dalla mattina alla sera, baciano pile con devozione e poi fanno affari illeciti e immorali: «le loro mani grondano sangue» e nessuna acqua benedetta o rancida li potrà mai lavare. Nessuno si azzardi a salvare Berlusconi per facilitarne l’uscita perché un salvacondotto «per breviorem», potrebbe essere un’arma nelle sue mani per rientrare alla prima occasione che, immorale come è, non esiterà a creare. I suoi manutengoli, infatti, sono a sua immagine e somiglianza: complici in corruzione e manomissione di verità.

Una volta ottenuto il salvacondotto «tombale», chi potrà impedirgli di ritornare in gioco e aspirare alla presidenza della Repubblica? Chi è così stupido da fidarsi degli uomini e donne (queste poi!) di destra? Chi garantisce che non sia una trappola? L’unico che ne beneficia è Berlusconi. Possibile che la bicamerale di D’Alema non abbia insegnato nulla e che questi ultimi sedici anni siano passati invano? Se qualcuno si assume il compito di salvare Berlusconi dai processi a cui deve soggiacere in forza del primo comma dell’articolo 3 della Costituzione, si assume l’onere della vergogna e della gogna e porterà il peso morale e politico di avere minato dalle fondamenta l’architrave della Costituzione suprema di una Repubblica decente: «Tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge». Tolto questo architrave, tutto l’impianto non è che una manciata di macerie: la Pompei del Diritto.

«Quod non fecererunt barbari, fecerunt Barberini» sentenziarono i Romani contro Urbano VIII che, tra gli scempi edilizi e le malefatte indicibili, nel 1625 fece fondere i bronzi antichi del Pantheon per fare i cannoni di Castel Sant’Angelo. Spero e prego che nessun altro «Barberino» voglia fondere la decenza democratica e la sovranità del Diritto e farne un cannone di inciviltà da mettere nelle mani di un delinquente, di un ladro, di un evasore, di un corrotto, di un corruttore, di un immorale come Silvio Berlusconi.

La corruzione del berlusconismo è arrivata così in profondità da inquinare anche le falde profonde della vita democratica: se anche la sinistra simil-pelle arriva a pensare di aggirare la Legge per salvare un delinquente potente, è segno che questo Paese non può più salvarsi, ma avrà bisogno di una batosta epocale che azzeri tutto e faccia ripartire su basi nuove che sono quelle antiche: la Costituzione Italiana e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo dell’Onu. Il Pd e gli illusi illusionisti di turno sono avvertiti. Le prossime elezioni potrebbero essere uno tzunami che, per loro, salvatori di Berlusconi motu proprio, sarà senza ciambella di salvataggio.

13 novembre 2010

UNA POLITICA PICCOLA PICCOLA n° 7

L’ancienne regime e la Rivoluzione
“Una politica piccola piccola” non basta più a identificare questa fase storica in cui la politica ormai non esiste, le regole sono scritte ma non vengono rispettate e i “politici” si comportano come se si stessero movendo dentro una farsa teatrale, dimenticando che il Paese è precipitato nel dramma assoluto.
Il governo col suo Presidente è latitante. Non c’è famiglia che non sia toccata dalla crisi economica e sociale; non c’è istituzione che non sia toccata dalla crisi morale.
Mi chiedo come sia possibile superare una crisi economica gravissima, se questa è sovrastata da una crisi morale devastante, che investe tutti gangli del potere. Dalla prima si può uscire, dalla seconda, considerando gli attori, è molto difficile, quasi – un “quasi” di ottimismo - non c’è speranza.
Mi sembra di essere nella Francia di Luigi XVI e di Maria Antonietta. Il popolo moriva letteralmente di fame e la regina indicava nelle brioss la soluzione; il popolo protestava i propri diritti e veniva aggredito dall’esercito; i cittadini più illuminati raccoglievano le rivendicazioni nei cahier des doleances e a Versailles ci si divertiva in feste sfarzose; l’ancienne regime era alla fine e nei palazzi del potere le giornate passavano tra luci e musica.
Potevano evitare la rivoluzione? Forse sì. Ma il re e la corte ormai vivevano lontani dai problemi, la casta a Versailles non sentiva il dolore, non conosceva i problemi in cui si dibatteva la popolazione, non capiva perché ormai anche quel sottile filo di moralità che portava al rispetto dell’altro era reciso.
Le tasse erano i pochi a pagarle – la Chiesa e la nobiltà erano esenti e non solo –, gli appalti erano gestiti allegramente; la delinquenza dilagava; i ricchi divenivano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, se alla povertà è possibile dare un segno più.
Nei nostri palazzi sembra andare in scena l’ancienne regime. Gli attori con i loro vizi ci sono tutti, appalti gonfiati, furti legalizzati, combriccole, lobby, affaristi, crimine …
Cosa ci manca per sentirci nella Francia della vigilia della Rivoluzione?
Forse niente, forse poco … chissà! Un fatto, però, è certo: da noi la classe politica sta andando verso il suicidio senza accorgersi, ammantata in quella furbizia bizantina che pensano li metta al riparo dalle brutte sorprese. Si credono immortali e sono con la bava alla bocca.
Un’aggravante hanno i nostri politici. Sono cattolici professanti e perciò conoscono la frase pronunciata da Sansone: “Muore Sansone con tutti i Filistei”.
La paura oggi è che i nostri grandi statisti pur di non lasciare il potere commetta una serie di azioni strampalate e poi non riescano a fermarne la deriva, buttando il paese nel caos politico e istituzionale, verso soluzioni violente di regime.
Basta guardare alle due mozioni presentare in Parlamento: una di sfiducie del Pd e IdV alla Camera e l’altra di fiducia del Pdl al Senato. Il tutto per rendere ingovernabile la crisi che già c’è ed è abbastanza grave.
La Rivoluzione Francese ha avuto una sua grandezza …

24 ottobre 2010

UNA POLITICA PICCOLA PICCOLA n° 6

Su quello che ostinatamente i politici e i commentatori continuano a chiamare “lodo Alfano costituzionale”, ma potrebbero chiamare, molto più realisticamente per il cittadino distratto “lodo Berlusconi c.” o “lodo Silvio c.” o “lodo Fini c.” o, perché no, “lodo Casini c.”, ho già scritto, ma voglio fare qualche integrazione.
Innanzitutto, molti l’hanno già detto e scritto, ma voglio ripeterlo, repetita iuvant, il termine lodo è usato molto scorrettamente … in modo approssimativo, come approssimativa è la politica finora espressa dal governo in carica.
Lodo (dal dizionario Garzanti): “Decisione emessa collegialmente e per iscritto da arbitri di una vertenza, che diventa esecutiva per decreto del pretore”.
La definizione è fin troppo chiara.
Degli “arbitri” sono chiamati a dirimere una vertenza.
Quale vertenza e tra chi?
La vertenza la conosciamo abbastanza bene, quindici anni di discussioni e di litigi istituzionali: il presidente del consiglio ha, per essere più uguale del resto dei cittadini italiani, bisogno di uno scudo dalla giustizia (e le leggi ad personam? … lasciamo perdere!), insomma non può essere giudicato nemmeno per i reati commessi ante, cioè prima della sua discesa in politica, e che tuttora sono in attesa di sentenza o … di prescrizione.
Il mio amico mi fa n0tare che sarebbe più semplice per Berlusconi andare in Tribunale e farsi giudicare, visto che si proclama innocente.
- Vuol dire, rispondo, che il “nostro” presidente ama il percorso più lungo e più irto di ostacoli. Risultare vincitore, combattendo e coinvolgendo parlamento e Paese, gli dà più soddisfazione.
Conosciuto l’oggetto della vertenza, ora occorre conoscere “tra chi”. Le parti in causa sono Silvio Berlusconi, ma questo lo sanno anche i bambini, e lo Stato. Si! Proprio lo Stato, anche se lo stesso Berlusconi e i suoi “bravi (Manzoni non c’entra)” legali, affermano che la controparte sono i giudici, meglio le toghe colorate di rosso, che qualche volta sono indicati come sovversivi.
Niente di strano, ognuno può avere le sue ragioni. Basta dimostrarle nelle sedi istituzionali competenti.
Abbiamo individuato l’oggetto della vertenza e le parti in causa, ora tocca solo agli arbitri, perché la decisione ancora non è stata presa … almeno ufficialmente (lodo Alfano 1, quello bocciato dalla Consulta, e l’attuale legittimo impedimento, sono stati il primo bocciato e il secondo è in scadenza), cioè con legge costituzionale.
Gli arbitri scelti dall’equipe difensiva del presidente del Consiglio sono il ministro della giustizia Alfano e il parlamento, ma solo una parte, la maggioranza e l’Udc di Casini.
Ora si entra in confusione e in evidente conflitto d’interesse. Una parte del parlamento diventa controparte del ministro Alfano ed entrambi sono alla ricerca del giusto (?) giudizio. Alfano fa la proposta e il loro parlamento l’approva. E l’opposizione, che ci sta a fare? Meglio l’altra parte del parlamento quale ruolo è chiamata ad assumere?
Penso che il parlamento non sia abilitato a giudicare nessuno, né tantomeno può emettere delle leggi anticostituzionali, né delegittimare la magistratura, né evitare il giudizio della legge a un cittadino italiano, solo per il fatto di essere il presidente del Consiglio.
Il lodo, dunque, lodo non è. È un passapartout che umilia la giustizia e i cittadini rispettosi della Costituzione. Invece di ricorrere a elucubrazioni puerili, la maggioranza farebbe più bella figura se dichiarasse che il “lodo” serve al loro presidente che non deve essere giudicato, assumendosi tutte le responsabilità del caso.

20 ottobre 2010

UNA POLITICA PICCOLA PICCOLA n° 5

Non sono né un giurista né un costituzionalista, ma un cittadino che crede nell’uguaglianza di tutti i cittadini come sancisce l’art. 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. L’emendamento al cosiddetto “Lodo (?) Alfano Costituzionale” approvato alla Commissione affari costituzionali del Senato col voto favorevole di tutta la maggioranza, Fini e Lombardo compresi, non va in questa direzione, ma rende il cittadino Berlusconi più uguale degli altri, mortificando la Costituzione ma, soprattutto, tutti i cittadini che rispettano la legge.
Come il condono, poi scudo fiscale, che dà il diritto di evadere le tasse, permettendo agli evasori di, allo stesso modo il “lodo” dà il diritto a un’unica persona, anche se votato (o indicato, come si compiace lo stesso Berlusconi di dire) dal popolo di essere più uguale egli altri.
L’emendamento afferma che “i processi nei confronti del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio, anche relativi a fatti antecedenti all’assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare”.
Risulta evidente una prima anomalia grande come una casa: il coinvolgimento del presidente della Repubblica, per rendere il “lodo” più credibile e pubblicizzarlo meglio in tutte le sedi Media-rai e nella stampa amica come al di sopra della disputa su Berlusconi. A tal proposito è bene, però, puntualizzare che il presidente della Repubblica non ha bisogno di nessun lodo, poiché l’art. 90 della Costituzione recita: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione”.
Il voler coinvolgere il presidente della Repubblica potrebbe nascondere l’elezione di Berlusconi a tale carica senza dover rispondere ad accuse d’incompatibilità: nessuna condanna peserebbe sulla sua persona. Le condizioni alla scadenza del mandato di Napolitano ci sono tutte. Altri sette anni d’immunità! Poi si vedrà!
L’altra anomalia truffaldina riguarda la retroattività del “lodo”. I reati che riguardano il presidente del Consiglio sono stati commessi da questi prima che ricoprisse questa carica e non nell’esercizio delle sue funzioni. Se sono stati commessi prima, non riguardano l’esercizio delle sue funzioni, ergo: dovrebbe essere giudicato come ogni cittadino in base al principio di uguaglianza e non sfuggire al giudizio. Dare l’esempio e fare emergere l’infondatezza delle accuse, considerando che si proclama innocente e vittima, porterebbe a far ricredere i cittadini nei suoi riguardi e alla valorizzazione della sua immagine.
Dichiara la finiana Bongiorno, paladina della legalità assieme a Fini e alla Fel, che “la finalità (della retroattività) è quella di salvaguardare la serenità nello svolgimento delle funzioni […] che, ovviamente, potrebbe essere compromessa nel caso in cui non fossero sospesi i processi per fatti antecedenti all’assunzione della carica”.
Berlusconi non è stato obbligato, onorevole Bongiorno a scendere in politica né a fare il presidente del Consiglio. Se l’ha fatto, era cosciente delle regole della Repubblica o non conosceva, fatto grave, la Costituzione. Sia coerente col principio di legalità sbandierato ai quattro venti da lei, da Fini e dalla Fel! Ma la ragion di partito, lo sappiamo, è più forte … i cittadini capiranno … Così, non è cambiato – ha dato solo l’impressione – nulla: un altro gruppo di potere, altri dipendenti pubblici che giocano con i cittadini!
Casini, altro paladino della legalità che indica Di Pietro come giustizialista, ha dato la sua disponibilità a votare il lodo e, come facevano i democristiani, che a tanto mai arrivarono, fa precedere il suo assenso da una circonlocuzione che sembra uscire dalla bocca di Crozza (mi scusi il comico): “Anomalia, accettabile soluzione sui generis […] perché nostra intenzione è dare un segnale di stabilità e tentare di rimuovere il macigno (!) dei processi del premier una volta per tutte.”. Questo è parlar chiaro!
Per Bersani “è una vergogna, faremo le barricate”. Penso che questa sia un’occasione unica per l’opposizione di scendere in piazza … in tutte le piazze d’Italia e sottolineare lo scempio che questa maggioranza vuole fare della legalità. Deve scendere tra i cittadini e incazzarsi, civilmente, ma incazzarsi e non permettere il vilipendio delle istituzioni. Troveranno tanta gente dalla loro parte.

15 ottobre 2010

UNA POLITICA PICCOLA PICCOLA n°4

Il direttore generale della Tv Ma … si è sospeso il conduttore Michele Santoro per dieci giorni, tanto quanto basta, sarà stato sicuramente un caso, per non mandare in onda ben due puntate di “Anno zero”, la trasmissione notoriamente invisa al Pdl.
Santoro ha offeso masi che, detto per inciso, ricava il suo ... scarso stipendio (a proposito, a quanto ammonta?) dal canone … ergo, è un nostro dipendente che, con la sua decisione paradossale, “ha offeso” tutti gli abbonati. Quale colpa hanno gli abbonati se non quella di dare a “Anno zero” uno share tanto elevato?
Ma il compito di un dg non è quello di trovare misure atte a fare aumentare l’ascolto e, quindi, con la pubblicità, aumentare gli introiti?
La punizione non è rivolta, quindi a Santoro, che poteva essere punito diversamente, per esempio con una trattenuta sullo stipendio, ma all’azienda e agli utenti.
Chi si avvantaggerà di una tale scellerata decisione, se non la concorrenza che potrà usufruire della pubblicità in libera uscita?
Sospendere “Anno zero” per due puntate, perché di questo si tratta, secondo me è un atto politico e non aziendale, perché, se così non fosse, il dg Masi, nominato dal governo, dovrebbe prendere provvedimenti anche nei confronti del direttore dl tg1 Minzolin, con i suoi editoriali di parte o le informazioni non corrette (ricordo ancora l’assoluzione di Mills). Se non l’ha fatto è perché Masi è travolto da un dubbio atroce: non è che sospendendo Minzolin, non andrà in onda per la durata della sospensione il tg1?
Intanto il tg1 ci pensa da sé (?) ad autopunirsi, perdendo un consistente numero di ascoltatori.
Quando finirà, mi chiedo, questo regime soft, che ormai ha espanso i suoi tentacoli su ogni aspetto della vita pubblica? Quando i cittadini ritroveranno la forza d’indignarsi? Quando i politici che si dicono d’opposizione smetteranno di proporre uno spezzatino di proposte e si uniranno proponendo al Paese un sogno da realizzare?
Speriamo che, allora, n sia troppo tardi!
Distruggere qualcosa, diceva mio nonno, è semplice, si fa presto, ricostruire è faticoso e lungo.

14 ottobre 2010

UNA POLITICA PICCOLA PICCOLA n° 3

L’ex ministro dell’interno del precedente governo Berlusconi, nella sua attuale veste di presidente della Commissione Antimafia ha lanciato un allarme: “Alle ultime amministrative emerge una certa disinvoltura nella formazione delle liste, gremite di persone che non sono certo degne di rappresentare nessuno”.
In numero esatto degli “indegni” non è dato sapere perché ben trenta prefetture, incaricate di mandare le informazioni relative, non hanno risposto o l’hanno fatto in maniera non adeguata.
Pisanu afferma che i prefetti saranno chiamati a dare “una risposta entro una settimana”. In caso contrario saranno i prefetti a presentarsi in commissione.
Le prefetture che non hanno risposto, per amor di verità, sono Agrigento, Bolzano, Catania Mantova e Messina. Questo, tuttavia, non significa che le tutte le altre siano esenti da colpe gravi.
Sarà l’inizio del balletto: ogni soggetto darà ad altri la colpa del ritardo o della mancata di sufficienti dati. I prefetti hanno fatto già pervenire una nota ufficiale nella quale sostengono di aver chiesto chiarimenti al ministro Maroni e di aver tenuto conto di una circolare dello stesso nel rispondere alla Commissione.
La situazione resa nota dalla Commissione è inquietante.
Le elezioni amministrative sono il primo gradino della scala della politica, dove gli amministratori sono conosciuti nella loro attività e moralità e la formazione delle liste dovrebbe essere fondata sulla trasparenza.
Un governo responsabile e ligio al rispetto della legalità dovrebbe avere il compito di fare pulizia, senza infingimenti e con estrema sollecitudine senza tener conto dell’appartenenza politica degli indegni. Saranno poi i cittadini a non votarli.
Che cosa possiamo aspettarci da un governo che ha alcuni ministri indagati, come anche alcuni parlamentari?
L’altro giorno in TV, non ricordo in quale trasmissione, un sottosegretario del Pdl si appellava al garantismo, sostenendo che esiste la presunzione d’innocenza fino a prova contraria. In parole povere, fino al terzo grado di giudizio nessuno è colpevole e, quindi, può partecipare al governo delle istituzioni, siano esse comunali no nazionali.
Certo, nessuno vuole cancellare le garanzie di legge per gli imputati. Ma il presunto innocente, alla fine potrà rivelarsi un colpevole. E a questo “ex presunto” noi abbiamo affidato l’amministrazione della cosa pubblica. Questo non è giustizialismo ma buon senso. Nessuno vuol giudicare colpevole un indagato, ma per eliminare ogni sospetto, i partiti politici dovrebbero dotarsi di un codice etico (sarebbe meglio una legge) che vieti agli indagati un momentaneo, fino alla dimostrazione dell’innocenza, allontanamento dalla vita politica istituzionale.
Il garantismo spesso nasconde l’impunità.
Non ci resta che sperare in un ritrovato senso dello Stato.

13 ottobre 2010

UNA POLITICA PICOLA PICCOLA n°2

Il presidente della Repubblica ha esternato … ancora. Intervenendo al Forum internazionale per lo sviluppo della giustizia elettronica (di certo il forum è tenuto in Italia ma non riguarda l’Italia, visto che da noi mancano perfino i soldi per i toner o per le fotocopie) ha detto che “occorrono scelte coraggiose che semplifichino le procedure […], che diano piena attuazione ai principi del giusto processo e riducano la durata dei procedimenti”. Concetti così semplici da sembrare retorici, ma che mettono il dito sulla piaga, in un Paese che di piaghe aperte ne ha tante.
Che la giustizia nel nostro Paese somigli a un pachiderma vecchio e stanco è evidente, com’è evidente che tutte le volte che i politici vi mettono mano combinano guai peggiori. Il paradosso è che il parlamento è sovente investito da leggi che riguardano la giustizia … non degli italiani ma di “un italiano”, quello che è più eguale di tutti.
Prendiamo il cosiddetto processo breve. Non entro nei particolari tecnici di equità costituzionale perché e materia dei tecnici e del parlamento nella sua totalità e non di una parte, pur maggioritaria, in quanto la giustizia interessa tutti gli italiani e, quindi, deve essere aperto al contributo anche delle opposizioni, attraverso un vero dibattito, senza voti di fiducia o decreti di necessità.
Non c’è nessun italiano che sia contrario ad accorciare i tempi della politica, ma senza che ciò renda, sembra un gioco di parole, giustizia a un innocente, riducendo, invece dei tempi, la prescrizione che riguarda esclusivamente il colpevole. Ma per rendere efficiente la giustizia occorrono investimenti e una riorganizzazione dei Tribunali. Tremonti, il deus dell’economia italiana, fiscalista di successo e ministro dell’economia, troverà i soldi o, come il solito, inventerà un più facile slogan, per dire e non fare?
Il governo dichiara in ogni occasione che il testo della legge del processo breve è fermo in parlamento, riversando la colpa sulle opposizioni e su parte della maggioranza (i finiani). Ma non è così. Il contendere riguarda la norma transitoria, fatta apposta per salvare dai processi il presidente del consiglio, mettendo fine a centinaia di migliaia di processi tuttora in corso dai quali le parti lese attendono “giustizia”.
E se fosse il presidente del consiglio a fare un passo indietro, recandosi in tribunale a dimostrare la sua innocenza e il fumus persecutionis?
Taglieremmo la testa al toro e ci allineeremmo alle vere democrazie occidentali, dove i premier e i ministri non godono di nessun salvacondotto giudiziario.

03 ottobre 2010

UNA POLITICA PICCOLA PICCOLA

Ormai è da più di un mese che non scrivo sul blog. Mi scuso con i miei lettori, augurandomi che ritornino.
La ragione è la mediocrità della politica come conseguenza dell’insufficienza culturale e morale dei politici, dei tuttologi del “fare” che mancano di competenze di base specifiche, che, proprio come certi alunni, prediligono una sola “materia”: l’esercizio del potere incontrollato e non punibile. Per realizzare ciò si esercitano nell’arte della retorica relativistica, cambiando il significato della terminologia.
Il termine “giustizia” è inteso non più come “valore etico-sociale in base al quale si riconoscono e si rispettano i diritti altrui come si vuole che siano riconosciuti e rispettati i propri”, ma come una strada per disporre della propria impunità infinita in barba a leggi già esistenti (ne possono fare di nuove, abbassando i tempi della prescrizione, riducendo, ma di fatto, eliminando le intercettazioni, introducendo il processo breve, nel suo valore assoluto accettabile, ma facendolo precedere da una “nota transitoria” che esaurisce i processi cui è coinvolto il presidente del consiglio, ricorrendo il legittimo impedimento per la “casta“ del Cda dello stato e del suo ad …) e alla legge fondamentale che è la “Costituzione”. Il termine “giustizialismo” è usato dal potere per indicare quanti chiedono il rispetto della “giustizia” e delle regole uguali per tutti, è diventato, quindi, moralismo forcaiolo (!). Il mercato dei parlamentari, non tenendo conto delle dichiarazioni di quanti hanno rifiutato di prostituirsi, una normale e giusta riconsiderazione delle convinzioni ideologiche.
Così, le necessità della casta nel creare quella rete legislativa che la metta al riparo da ogni intervento della giustizia, legittimando abusi e prevaricazioni, distruggendo il rapporto consolidato tra i vari ordini dello Stato, diventa necessità dei cittadini … come, per esempio, fossero sempre intercettati, come in un grande fratello e giustamente chiedessero il rispetto della privacy.
Solo mistificazioni e furberie da ragazzini capricciosi, ma che stanno procurando disastri al vivere assieme con la “furbizia” innalzata a dea nostra.
Speriamo che il popolo italiano si svegli in tempo e ponga fine a questa marcia verso la rovina, perché è facile distruggere una costruzione, mentre è più difficile ricostruirla.
La deriva leghista
Uil sindaco leghista di Adro ha inaugurato una scuola dedicandola all’ideologo Miglio e marchiandola con centinaia di simboli della Lega. Le autorità locali e nazionali hanno tardato non molto a obbligare il sindaco a rimuovere detti simboli.
“Se me lo chiede Bossi, assicura, si farà”.
Mi ricordo che Bossi è il ministro della Repubblica Italiana, quello dal pollice diritto e dalla traduzione dell’acronimo SPQR, un’autorità etica … un padre della patria … padania … un altro acronimo intraducibile ancorché inesistente.
Polemica dopo polemica, talk show dopo talk show, il Consiglio comunale, riunito a porte chiuse delibera che i simboli saranno tolti, quando si sarà appurato chi pagherà la somme occorrente, ben trentamila euro.
La domanda, quindi è la seguente: Chi pagherà la rimozione dei simboli, che nel frattempo continueranno a fare bella mostra di sé?
La risposta è, se non fossimo in Italia, molto semplice: il sindaco e la giunta, in quanto loro è stata la decisione.
Ma siamo in Italia, dove è impossibile individuare responsabilità e colpe dei pubblici amministratori, specie se al governo nazionale siedono i compagni del sindaco.
Il guaio è che ai leghisti e al suo massimo rappresentante in questi ultimi anni è stato permesso di tutto e tutto è stato perdonato come espressione folkloristica, mentre le istituzione venivano vilipese, a partire dalla bandiera, e indebolite.
Bossi è stato costretto, da un sommovimento nazionale (molti ministri e uomini politici e di cultura, hanno fatto finta di non sentire, considerando le dichiarazioni, una gag, come nel caso della ministra per/della gioventù Meloni) e da una mozione di sfiducia presentata dal Pd a chiedere scusa (finalmente qualcuno si è svegliato da un lungo torpore!).

26 agosto 2010

LA TRUFFA DI VILLA CAMPARI

“Il governo va avanti senza l’UDC”. Questo ha stabilito il vertice delle 2B. Gli italiani hanno di che essere soddisfatti. A dicembre non andranno a votare. Potranno aprire i regali sotto l’albero, brindare all’anno nuovo e ringraziare il duo Berlusconi-Bossi.

L’estate 2010 sarà ricordata come la farsa (commedia?) politica all’italiana che nasce con presupposti seri e di principio e si conclude, attraverso un percorso ambiguo, con una risata generale, di liberazione o d’ironica sopportazione, l’ennesima.

Si è partiti da due fatti eclatanti, la nascita del gruppo dei finiani in parlamento e il voto sul sottosegretario Caliendo che ha sancito il disfacimento della maggioranza, e si arrivati alla truffa di Villa Campari. Non che la “truffa” sia un episodio meno eclatante, ma ormai gli italiani si sono abituati alla tattica di due passi avanti e tre indietro, alla politica del dimenticare quello che è stato detto e dire il contrario … tanto hanno la memoria corta e, poi, sono ancora in vacanza … almeno quelli che possono.

Le prime pagine di tutti i quotidiani e le aperture dei telegiornali (meno male che i talk show sono chiusi tuttora per ferie), non hanno fatto che raccontare lo scontro tra i finiani e il Pdl con esibizioni muscolari degni di un incontro di lotta greco-romana: il premier, i suoi portavoce e i sodali a dire che al massimo a dicembre si voterà, anche se bisognerà operare qualche strappo alla Costituzione, che il popolo ha indicato Berlusconi premier e non può esserci altro governo se non l’attuale e che i traditori farebbero bene a rientrare nei ranghi per evitare di non essere più eletti.

Bossi e la Lega avevano coniato lo slogan “al voto subito”.

Berlusconi a un certo punto comincia a frenare sul voto, propone, prima i cinque punti su cui porre la fiducia e poi un possibile abbraccio con Casini, che sostituirebbe Fini, urtando la suscettibilità di Bossi che dichiara che la Lega non condivide e che tutto sarà deciso nel prossimo vertice delle 2B.

Ancora una volta esce il topolino: niente voto subito, il governo va avanti, navigando a vista, mentre il messo di Bossi, onorevole Calderoni, è incaricato di fare opera di convincimento presso i finiani.

Il cambio di strategia è dovuto al fatto che i sondaggi non danno la certezza della vittoria, mentre Casini e alcuni suoi uomini potrebbero correre al momento opportuno in aiuto del governo.

Se non è una truffa, è una presa in giro degli elettori, che sono considerati merce di cui disporre al momento opportuno, senza capacità critica né orgoglio.

Voglio sperare che i cittadini si ricordino di questa estate che ha messo in vetrina le contraddizioni della maggioranza, l’inconsistenza politica del suo leader, più bravo a imporre le leggi ad personam o ad aziendam che a risolvere i reali problemi del Paese, il continuo tentativo di mettere il bavaglio all’informazione e di perseguitare quanti si ribellino all’imperatore, interprete unico della legge e della democrazia.

25 agosto 2010

CUL DE SAC BIPOLARE
Noi italiani, si sa, cavilliamo. Il sofisma furbesco, l’artificio capzioso, l’arabesco intellettuale, sono il nostro vero sport nazionale ed in questo, ammettiamolo, non siamo secondi a nessuno. E’dunque assolutamente naturale trascorrere le nostre ferie d’agosto a disquisire sottilmente sulle ragioni di chi vorrebbe ricostruire una maggioranza di governo senza andare alle urne, e su quelle di chi invece non concepisce altre soluzioni che il ricorso al voto. E mentre si dibatte amabilmente, da fini giureconsulti degni eredi di Azzecagarbugli, sul fatto che tecnicamente hanno ragione coloro che vogliono il ribaltone mentre costituzionalmente hanno ragione coloro che vogliono il voto anticipato – e già questa evidente discrasia tra dettato costituzionale e sistema bipolare dovrebbe farci riflettere, se avessimo ancora una testa salda sulle spalle – si continua a guardare il dito invece che la luna che quello indica.
Perché la domanda è una sola: ma che cosa risolverebbe ora un nuovo turno elettorale?! E d’altro canto: come accidenti si esce da questo folle cul de sac bipolare che ci inchioda alla nostra stessa impotenza politica, civile e sociale?!
Le ragioni di chi vuole il voto sono chiare e niente affatto meritorie: Berlusconi lo considera una mera prova di forza con cui schiacciare definitivamente ogni velleità leaderistica di Fini; la Lega, che stante gli ultimi eclatanti risultati elettorali non ha alcun bisogno di una prova muscolare avendola già ampiamente fornita, vede però il voto come una concreta possibilità di mettere la freccia e di iniziare il sorpasso a destra. Va da sé che né l’uno né l’altra hanno la buona fede di ammettere che con questa legge elettorale illiberale che ha sancito lo strapotere della partitocrazia non ci sarebbe possibilità alcuna di cambiamento offerta agli elettori che dunque andando a votare perderebbero solo – e diciamolo senza ipocrisie, per la miseria – il loro tempo. E questa è la risposta alla prima domanda che ci siamo posti: un nuovo turno elettorale non risolverebbe nulla rispetto alla nostra situazione politica, servirebbe solo ad un regolamento di conti interno al centrodestra che francamente ci sembra del tutto ingiusto far pagare alla spesa pubblica già gravata oltre ogni possibilità. Berlusconi, Fini e Bossi si vedano dietro il Convento delle Carmelitane scalze, come si usava in tempi meno ipocriti di questi, e si sfidino a duello: il risultato sarà chiaro, la spesa del tutto contenuta e coperta peraltro dall’assicurazione sanitaria dei parlamentari.
Intanto, il Pd, che ha più paura del voto che del fantasma di Stalin, si affanna a vociare che con questa legge elettorale “scandalosa” – parole di Rosy Bindi – non si può votare: o bella, eppure questa legge fu voluta anche da loro, con l’entusiastico sostegno di Massimo D’Alema, ci avrà mica preso per bischeri smemorati il partito che non c’è?! In tutta la vicenda dell’attuale crisi della maggioranza abbiamo sentito Bersani ripetere fino allo sfinimento una sola frase: “Bisogna che Berlusconi se ne vada” che è un po’ come il “delenda Carthago est” di Catone il Censore, una via di mezzo fra una fissazione ossessiva-compulsiva e la patente incapacità di riconnettere il neurone ancora in circolo e partorire uno straccio, anche solo un brandello, di idea politica. Sorvoliamo sulla Bella dalle lunghe ciglia, ovvero Casini, che flirta con tutti ma poi non se la prende nessuno, su Bello Quaglione Rutelli che dice poco e mai nulla di minimamente significativo, sugli arrembaggi spericolati alla lingua italiana di Di Pietro, che aspira alle Idi di Marzo nel ruolo di Bruto ma sembra più il Commissario Basettoni alle prese con la Banda Bassotti, ed il quadro è completo. Allora, la risposta alla seconda domanda, ovvero come si esce da questo devastante cul de sac bipolare è: stando così le cose non se ne esce, e di questo dobbiamo ringraziare tutti quei signori sopra citati che hanno costruito un meccanismo chiuso, partitocratico, illiberale di cui oggi viviamo le conseguenze ultime e degenerate, di cui siamo letteralmente prigionieri, privi di ogni e qualsiasi strumento democratico per liberarcene, schiavi di una oligarchia fondata su lobbies economiche e di potere che non recede di un millimetro dalle proprie posizioni, consegnati mani e piedi ad una schiera di ignoranti asserviti che occupano le istituzioni per il solo merito di essere muti e consenzienti. Questa è la vera cancrena italiana che, ci dispiace per Bersani, non è causata da Berlusconi, perché lui e tutti gli altri, a destra come a sinistra, sono invece la conseguenza di un sistema che ha preso il via con Mani Pulite e si è poi insediato sulla partitocrazia assoluta. Sarebbe dunque oltremodo commendevole che i responsabili di tanto disastro facessero pubblica ammenda delle loro colpe, si assumessero la responsabilità del disastro politico, istituzionale ed amministrativo in cui ci hanno piombati e si decidessero ad avviare una riforma seria, completa, profonda e basilare di un intero sistema che non funziona più neanche come cane da guardia della conservazione del potere. Ma poiché non lo faranno, prepariamoci alla stagione della Lega: certo, se un tempo dicevamo di non voler morire democristiani, la prospettiva di morire leghisti ci piace ancora meno – ma se si continua a guardare il dito invece che la luna, prepariamoci ad indossare la camicia verde. Il presunto tiranno cadrà, ma noi ci faremo più male di lui.

Chiara Boriosi 25 Agosto 2010



Commento inviato il 25 Agosto 2010
Non entro in merito all’interpretazione, che possiamo o no condividere, della farsa politica estiva, frutto forse di un deficit “politico-istituzionale” degli interpreti, ma sicuramente chiara dimostrazione del pensiero corrente: il faccio tutto mi del cavaliere di Arcore (volevo scrivere di Cervantes, ma l’abisso è incolmabile), spalleggiato da cortigiani e sodali e il tirare a campare di Bersani per il quale è meglio gestire il poco o tanto che ancora ha il PD che perdere le lezioni, specialmente se le dovessero affrontare con questo spirito e con questi uomini di vecchio apparato., senza uno “straccio” di programma e di proposta alternativa.
Non condivido l’affermazione che “la vera cancrena” non è causata da Berlusconi che, poveretto, si è trovato a gestire una situazione causata da un sistema che “ha preso il via con Mani Pulite” e ha dato vita alla “partitocrazia assoluta”.
Non sono un difensore di quel periodo. Ma sarebbe giusto riconoscere che, pur nella sua azione devastante verso una politica corrotta, ha dato l’illusione ai cittadini che contavano qualcosa (ma siccome al fondo non c’è fine … ergo … l’assolutismo partitocratico stupendamente interpretato da Berlusconi circondato da una classe politica di infimo livello). Sono di quel periodo, se non erro, un provvedimento sull’immunità parlamentare e un referendum sul finanziamento pubblico dei partiti. Cosa è rimasto di questi provvedimenti? O, meglio, come sono stati superati quei provvedimenti?
Se ci troviamo in questa situazione da basso impero, la colpa non può essere, in ciò concordo, solo di Berlusconi … e non solo del PD o di Casini o di Di Pietro, ma di una politica priva del fondamento Etico e di una classe di intellettuali che ha lasciato che la politica la sovrastasse.
“Sarebbe commendevole che i responsabile di tanto disastro (penso siano i politici o no?) facessero pubblica ammenda … “.
Signora Boriosi non è che sta facendo come il cane che cerca di mordersi la coda e gira su se stesso? Ma le pare logico che ha combinato il pasticcio si accusi, quando potrà indicare altri? Le sembra possibile che i segretari di partito oggi cambino una legge porcata che li può riportare al potere ?
Le risposte lei le conosce bene visto che conclude con un rassegnato “prepariamoci ad indossare la camicia verde”.
A lei e ai tanti intellettuali o politici nascosti che conoscono bene il male e la causa di esso, non può bastare mettere il dito nella piaga e poi tirarlo via. Una terapia bisogna indicarla e parteciparla.
Non me ne voglia, ma è arrivato il tempo dell’agire, parlando di economia, d’informazione, di lavoro, di scuola, di giustizia uguale per tutti, di legge uguale per tutti, di conflitti d’interesse, di corruzione …
Ne conviene?
Distintamente
Cologno 25/08/2010